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‘ndrangheta, sei anni a un imprenditore condannati anche i boss del clan Barbaro

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Il vicepresidente della immobiliare Kreiamo spa, Madaffari, era imputato nel processo “Parco Sud”
A giugno aveva subito un’altra condanna per aver corrotto un ex sindaco pd e un ex consigliere pdl

L’imprenditore milanese Andrea Madaffari, vicepresidente della immobiliare Kreiamo spa, è stato condannato a sei anni di reclusione per associazione mafiosa nel processo con rito abbreviato, denominato “Parco Sud”, sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel settore edile e del movimento terra nella zona sud-ovest dell’hinterland milanese. Lo ha deciso il gup Donatella Banci Buonamici, che ha condannato anche gli esponenti della cosca Barbaro-Papalia a pene fino a otto anni e otto mesi di carcere.

Le indagini “Parco Sud” nel novembre 2009 avevano portato all’esecuzione di ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 17 persone. Alla cosca erano state sequestrate numerose armi da guerra, tra cui una bomba a mano e fucili, arsenale utilizzato anche per imporsi nel settore immobiliare e nei cantieri. L’imprenditore Madaffari, secondo l’accusa, attraverso la Kreiamo spa controllava la Immobiliare Buccinasco srl, riconducibile ai Barbaro.

Madaffari era già stato condannato lo scorso 22 giugno a tre anni e quattro mesi di reclusione per aver corrotto l’ex sindaco del Pd di Trezzano sul Naviglio (Milano), Tiziano Butturini, e Michele Iannuzzi, ex consigliere comunale del Pdl di Trezzano. Adesso il giudice ha condannato il boss della ‘ndrangheta lombarda Salvatore Barbaro, già condannato a Milano per associazione mafiosa nei mesi scorsi, a otto anni e quattro mesi, mentre suo padre Domenico a otto anni e otto mesi e suo fratello Rosario a otto anni e sei mesi. Un altro componente del clan, Francesco Barbaro, è stato condannato a sei anni e sei mesi.

In totale sono arrivate sette condanne per associazione mafiosa, tra cui quelle a Domenico Papalia, tuttora latitante e nipote dello storico boss Rocco Papalia, e ad Antonio Perre a oltre sei anni. “Li hanno condannati due volte per la medesima associazione”, hanno commentato gli avvocati Gianpaolo Catanzariti e Ambra Giovene, legali di Domenico e Salvatore Barbaro. Stralciato, invece, il procedimento (fissato per il 12 novembre) per Alfredo Iorio, presidente della Kreiamo, che risponde di associazione mafiosa e corruzione.

Quel 2008, anno di grazia per la ‘ndrangheta milanese: elezioni politiche e la vittoria di Expo

Fonte: http://www.milanomafia.com

Nel 2008 i boss più importanti della ‘ndrangheta in Lombardia sono tutti liberi. Un anno decisivo per Milano con la vittoria di Expo 2015 e la scelta di appoggiare il Pdl alle elezioni politiche

Milano, 6 aprile 2010 – L’ultima pagina, la numero 50.000 è stata scritta qualche mese fa. Da lì in poi i magistrati della Dda di Milano hanno iniziato a lavorare. E adesso la loro richiesta è pronta per passare sulla scrivania del gip in attesa che vengano emesse le ordinanze di custodia cautelare. Saranno quasi 250 per quella che sembra essere la più importante operazione antimafia degli ultimi vent’anni in territorio lombardo. Ci saranno i boss, ma ci sarà soprattutto la politica e i suoi legami con la ‘ndrangheta. Un mix esplosivo che segnala il cambiamento di rotta dei clan calabresi in Lombardia. Non più solo famiglie legate a doppio filo con la Calabria, ma ‘ndrine autonome, ricchissime e potenti, in grado di mascherarsi dietro la faccia pulite di imprenditori del Nord e di giocare di sponda con le amministrazioni locali.
Decisioni svincolate dalla casa madre, dunque, ma prese con accordi comuni tra le famiglie che da anni vivono al Nord. Che qui controllano il territorio, trafficano droga, vincono appalti, costruiscono, a volte uccidono. E che quando devono fare scelte decisive per il futuro dell’organizzazione si riuniscono. Ecco allora la novità: oggi in Lombardia esiste una vera commissione della ‘ndrangheta. Una sorta di consiglio di amministrazione mafioso che oltre ai boss tiene dentro politici, imprenditori e personaggi legati alla massoneria. Elementi che danno sostanza all’idea che tra Reggio Calabria e Milano, in vista dei grandi affari lombardi, sia stato creato un vero e proprio secondo livello, i cui prodromi si intuiscono già nel 2005, ma che diventerà operativo soprattutto nella primavera del 2008. Un periodo caldissimo che vede da un lato Milano vincitrice ufficiale di Expo 2015 e dall’altro i suoi politici di punta impegnati nella campagna elettorale per le elezioni politiche di aprile. In mezzo ci sono i boss, veri pezzi da novanta della ‘ndrangheta che in quel periodo sono tutti liberi.

L’omicidio Fortugno e la nuova loggia degli Invisibili

Il là alla grande rivoluzione copernicana viene dato in Calabria, quando la ‘ndrangheta uccide a Locri il vicepresidente del Consiglio regionale Franco Fortugno. I killer gli sparano all’uscita di palazzo Nieddu dove Fortugno si era recato per le primarie dell’Ulivo. E’ il 15 ottobre 2005. Pochi mesi dopo, il 21 marzo 2006, vengono arrestate nove persone. Il 2 febbraio 2009 la sentenza di primo grado condanna all’ergastolo gli imputati ritenuti esecutori materiali: Alessandro e Giuseppe Marcianò, Salvatore Ritorto e Domenico Audino. Nessun cenno ai mandanti dell’omicidio.
Due fatti accaduti tra il 2005 e il 2006, però, spostano l’attenzione su Milano. Il 24 marzo 2006, l’Ansa batte una strana agenzia che non verrà mai ripresa dai giornali. Si legge che agli atti dell’inchiesta “risultano frequenti spostamenti dei presunti componenti del gruppo di fuoco verso Milano”. Viaggi che si sono ripetuti fino al giorno prima dell’omicidio Fortugno. In Lombardia sarebbero arrivati, infatti, Domenico Audino e Domenico Novella, entrambi coinvolti nell’esecuzione di Locri. Ci si chiede “cosa siano andati a fare nel capoluogo lombardo, proprio alla vigilia di un delitto eccellente?” L’ipotesi su cui si sta lavorando, prosegue l’Ansa, “è che siano andati a ricevere l’autorizzazione all’esecuzione del delitto”. Lo scenario risulta avvalorato da una strana intercettazione (anche questa mai pubblicata) fatta la sera prima del delitto. “Se non hai ancora capito domani leggiti i giornali”, dice un anonimo telefonista “milanese” al suo interlocutore che in quel momento si trova a Reggio Calabria.
Poco prima dell’omicidio di Locri i boss di Reggio Calabria stanno dando forma a una struttura segreta che ha tutte le caratteristiche di una loggia massonica. Si tratta della loggia degli invisibili. Questo, però, lo si saprà solo nel 2008, quando i carabinieri chiuderanno l’inchiesta Bellu Lavuru. Il particolare emerge da diverse intercettazioni ambientali di Sebastiano Altomonte, sindacalista scolastico a Bova Marina e soprattutto grande procacciatore di voti. Dice: “Perché c’è la visibile e l’invisibile. E lui è in quella visibile che non conta, noi altri siamo nell’invisibile. Capisci? E questo conta”. Dopodiché spiega: “C’è una che si sa e una che non la sa nessuno, perché se no oggi il mondo finiva; se no tutti cantavano”. E, dunque, rimarcando il concetto. “C’è la visibile e l’invisibile che è nata da un paio di anni e che non la sa nessuno, solo chi è invisibile”. Sono parole pesantissime che spiegano in maniera oggettiva quello che fino ad ora avevano rivelato solamente i pentiti definendo questo secondo livello “la Santa”. Per questo i magistrati annotano: “Questa genuina acquisizione apre uno scenario del tutto nuovo nel panorama criminale delle cosche mafiose di Reggio Calabria”.

L’elezione di Lady Moratti

Uomini della massoneria legati alla ‘ndrangheta nella primavera del 2006 entrano in gioco anche a Milano. Un periodo che non sembra scelto a caso visto che a fine maggio di quello stesso anno si tengono le elezioni per il sindaco. Candidato di punta del Pdl (allora Casa della Libertà) è Letizia Moratti. Suo avversario, sul fronte del centrosinistra, è l’ex prefetto Bruno Ferrante. Lady Moratti vincerà a mani basse. Per il governo della città cambia poco. Il colore azzurro resta dominante. Le settimane che precedono le elezioni del 28 e 29 maggio, sono settimane di grande attività. E’ in questo periodo che entra in azione l’uomo dei clan. Uno strano mister x con un passato da estremista di destra, legato alla massoneria e al boss di Reggio Calabria Paolino De Stefano. Di lui parla il pentito Filippo Barreca a proposito della latitanza del terrorista nero Franco Freda, coinvolto nell’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana: “Un giorno giunse al distributore di benzina in compagnia di altra persona che mi presentò come Franco Freda. Lui veniva a nome di Paolo De Stefano e mi disse di tenere presso di me il latitante per un ventina di giorni, sino al momento in cui non fosse stato possibile trasferirlo all’estero. Durante il periodo in cui Freda fu nella mia abitazione venne a trovarlo l’avvocato Giorgio De Stefano e l’avvocato Paolo Romeo”.
Già latitante, questo mister x, approda a Milano proprio nella primavera del 2006. Al Nord ci è venuto per prendere contatti. Sul suo taccuino sono già segnati i nomi di politici e imprenditori. Lui agisce su mandato dei clan che stanno in Calabria. Molto probabilmente quella sorta di loggia mafiosa messa in piedi a ridosso dell’omicidio Fortugno. L’obiettivo è quello di razionalizzare al meglio tutti gli affari che a Milano, a partire da quel 2006 possono ingrossare le casse della ‘ndrangheta. Mister x, poi, risulta in società con un imprenditore calabrese, da tempo residente al nord, a sua volta legato alle famiglie di Reggio. In realtà la società conta poco, quello che conta sono “le amicizie” politiche che questo signore può vantare. Amicizie che arrivano fin dentro l’allora Casa della libertà e a uomini che da lì a poco verranno rieletti in consiglio comunale.

I boss sono tutti fuori

La ‘ndrangheta lavora sotto traccia. Nel 2006 nessuno ne parla. I grandi boss degli anni Novanta sono in carcere sommersi dagli ergastoli. E chi ha finito di scontare la pena esce senza fare rumore. In carcere ci sono ad esempio i tre fratelli Papalia, Domenico, Antonio e Rocco. Sulle spalle omicidi, sequestri di persona, traffico di eroina. Stanno in gabbia ma continuano a comandare. Soprattutto Rocco e Antonio. Un particolare che però verrà alla luce solo dopo l’estate del 2008, quando molte decisioni saranno già state prese. Tra il 2007 e il 2008, dunque, la ‘ndrangheta in Lombardia può contare su almeno 17 boss di primo livello.
Sono tutti liberi e tutti attivi. Ci sono Salvatore e Domenico Barbaro, padre e figlio, che assieme al giovanissimo Domenico Papalia (figlio di Antonio Papalia), gestiscono il movimento terra a sud di Milano. La zona fa segnare anche la presenza della cosca Muià-Facchineri. A Nord della città, invece, lavorano i fratelli Mandalari, Nunzio e Vincenzo. Specializzati in edilizia, hanno il loro quartier generale nella zona di Bollate. In città vive, invece, Antonio Piromalli, erede dell’omonima cosca di Gioia Tauro. I Piromalli a Milano hanno interessi nell’Ortomercato e contatti diretti con il senatore Pdl Marcello Dell’Utri. A Monza, invece, si danno molto da fare i Moscato, costruttori con legami di parentale con il boss di Melito Porto Salvo, Natale Iamonte. Uno in particolare riceve le attenzioni degli investigatori. Si tratta di Natale Moscato, taycoon dell’edilizia, coinvolto, ma poi prosciolto, in un indagine di ‘ndrangheta di metà anni Novanta. La sua zona d’azione resta quella di Desio. Qui, negli anni Ottanta, Moscato ha fatto l’assessore socialista. Oggi, invece, è un grande elettore del Pdl. E infine nel Varesotto comandano due boss: Carmelo Novella e Vincenzo Rispoli. Entrambi sono uomini potenti, legati a doppio filo alla cosca Barbaro-Papalia di Buccinasco. A questo elenco va aggiunto il nome di Pasquale Barbaro detto u zangrei. Lui fino al novembre 2007 risulta il referente della ‘ndrangheta per la Lombardia. Morirà nel novembre 2007. Seppellito nel piccolo cimitero di Platì, ai funerali parteciperanno molti boss del nord, tra cui lo stesso Vincenzo Rispoli.

Il summit del 2008 e l’appoggio al Pdl


Dopo la morte di Pasquale Barbaro
, il comando viene preso dal giovanissimo Domenico Papalia. Questa almeno è la tesi degli investigatori. In realtà le operazioni passano tutte attraverso Salvatore Barbaro, legato ai Papalia per aver sposato la figlia di Rocco Papalia. E’ lui a guidare i capitali della ‘ndrangheta nella holding Kreiamo con sede in via Montenapoleone. Lui, ovviamente, gioca dietro le quinte, lasciando la palla a due uomini di fiducia: Andrea Madaffari e Alfredo Iorio. Si tratta dell’inchiesta Parco sud che solo poche settimana fa ha svelato, in parte, la trama di un comitato affaristico-mafioso spalleggiato da diversi uomini politici. Nomi noti fino a livello regionale. Agli inizi del gennaio 2008, Salvatore Barbaro ha preso il comando. E’ indagato, ma libero. E come lui, tutti gli altri. Intanto, Milano freme per le battute finali di Expo 20015. A fine marzo, il comitato di Parigi, deciderà dove si svolgerà l’esposizione universale. Giochi fatti nel pomeriggio del 31 marzo. Milano batte Smirne. Si brinda. Brindano anche i capi della ‘ndrangheta. La scommessa del 2006 ha pagato. Lady Moratti ha vinto. Non è finita. Dopo la caduta del governo Prodi, l’Italia torna al voto. Saranno elezioni politiche decisive e sulle quali peserà molto il gioco delle preferenze. Un sistema perfetto per la ‘ndrangheta che in Lombardia è in grado di gestire un enorme bacino di voti. Ecco quindi il messaggio fatto rimbalzare dal centro all’hinterland fino in provincia. Bisogna incontrarsi per decidere. Non è la prima volta. Una riunione del genere si era già verificata pochi anni prima al ristorante Scacciapensieri di Nettuno, zona di pertinenza della cosca Novella. Al tavolo quella domenica c’erano Vincenzo Rispoli, Domenico Barbaro, Carmelo Novella, Giosafatto Molluso, Saverio Minasi, Vincenzo Mandalari, Salvatore Panetta, Vincenzo Lavorata. In quella primavera del 2008 le scelte saranno decisive e poco importa se dal luglio successivo inizieranno a fioccare omicidi e arresti. Chi resta fuori proseguirà. L’incontro avviene. Ci sono tutti: dai Barbaro ai padrini della provincia. Sul tavolo gli appalti di Expo e la scelta di appoggiare senza colpo ferire gli uomini del Popolo della libertà. (cg/dm)

I verbali di Tiziano Butturini e il bingo dei referenti di Iorio. “Maullu e Altitonante si erano inventati un candidato sindaco per Trezzano sul Naviglio”

Fonte: http://www.milanomafia.com

L’ex sindaco, arrestato il 22 febbraio scorso, ha negato di aver preso soldi da Alfreo Iorio. Poi ha allargato il discorso alle trame politiche del duo Maullu-Altitonante. “Il Pdl era interessato ad Amiacque. Il presidente doveva essere l’assistente di Altitonante”

I soldi del clan Papalia-Barbaro

La Kreiamo spa di Alfredo Iorio e Andrea Madaffari, secondo i magistrati, avrebbe inglobato buona parte del denaro della cosca Papalia-Barbaro. La prova starebbe in una serie di passaggi societari. La prima denominazione della Kreiamo, infatti, era Sa.Fran, immobiliare la cui titolare era Serafina Papalia, moglie di Salvatore Barbaro e figlia del boss Rocco Papalia
L’ex sindaco di Trezzano sul Naviglio,
Tiziano Butturini, è accusato di aver preso una mazzetta da 5.000 euro da Alfreo Iorio presidente della Kreiamo spa
Nell’interrogatorio di garanzia Butturini, oltre a negare di aver preso quel denaro, allarga il discorso ai legami tra Iorio e il duo
Maullu-Altitonante, rispettivamente assessore regionale e provinciale

Milano, 26 marzo 2010 – I conti sembra li avessero fatti molto bene. A tal punto da inventarsi dal nulla un proprio candidato da piazzare nella corsa per le prossime comunali di Trezzano sul Naviglio. E non si erano fermati qui. Perché nel progetto c’era anche la presidenza di Amiacque, società pubblica, nata nel 2006 dalla fusione di Aemme acque e Miacqua Spa, già affidatarie del servizio idrico da parte di Ato Provincia di Milano. Protagonisti del piano l’assessore regionale alla Protezione civile Stefano Maullu (candidato alle Regionali del 28 marzo nel listino di Roberto Formigoni) e l’assessore provinciale Pdl Fabio Altitonante.

Il quadro emerge dall’interrogatorio di Tiziano Butturini (foto a sinistra), ex sindaco di centrosinistra arrestato il 22 febbraio scorso con l’accusa di aver preso mazzette dal gruppo Kreiamo di Alfredo Iorio, l’immobiliarista di Cesano Boscone indicato dai magistrati come il braccio finanziario della ‘ndrangheta. L’interrogatorio, condotto dal gip Giuseppe Gennari, si è svolto il 25 febbraio 2010 a San Vittore. A Butturini viene chiesto conto di una presunta tangente di 5.000 euro. Soldi intascati in auto, nella zona di Opera, a pochi passi dalla sede della Tasm, società pubblica che si occupa di raccolta e pulitura di acque di scarico e di cui lo stesso Butturni è presidente. Lui, ovviamente, nega e a proposito dei suoi rapporti con Iorio dice: “Non nego di averlo visto, né che lui mi parlasse, tra le tante cose, anche di progetti urbanistici nel comune di Trezzano, nego, invece, di aver preso i soldi e ancora di avergli fatto pensare che lo avrei potuto aiutare”.

Dopodiché Butturini allarga il discorso. “Alfredo Iorio fa politica indirettamente, lui è il riferimento del Pdl a Cesano Boscone”. E dunque, quando Butturini parla con lui (“Ci diamo del tu, ma non siamo amici”), di fronte non ha “l’imprenditore”, ma “una parte politica” con referenti precisi. Vale a dire: “L’assessore Maullu e Fabio Altitonante, braccio destro di Maullu, allora consigliere a Palazzo Marino, ora anche assessore provinciale al Territorio”. L’amicizia tra i due politici e quelli della Kreiamo viene confermata da un pranzo cui partecipa anche Butturini. “Si tratta di un pranzo – racconta l’ex sindaco di Trezzano sul Naviglio – dove sono andato, invitato da Iorio e Iannuzzi. Lo scopo era parlare con Altitonante e Maullu”. Il summit politico-affaristico si tiene ai tavoli di un elegante ristorante sardo al quartiere Isola. Quindi il discorso va sul futuro di Tasm e Amiacque. In entrambe le società, Butturini risulta presidente. E questo nonostante dalla primavera del 2009 la Provincia, ente interessato in entrambe, sia passato al Pdl.

Io ho tenuto finché ho potuto”, dice Butturini. “Il Pdl era più interessato ad Amiacque”. Di più: “Avevano già indicato chi doveva sostituirmi: si trattava dell’assistente di Altitonante”. Non è finita perché la lunga mano del comitato politico-affaristico si allunga anche sulle comunali di Trezzano, paese strategico anche per gli interessi della cordata mafiosa della Kreiamo di Alfreo Iorio e del socio Andrea Madaffari. A Trezzano così “viene candidato un ex medico di Cesano Boscone, presentato in assemblea pubblica dall’assessore Altitonante”. Conclusione: “I capi politici di questa operazione fanno un bingo formidabile”. Decisamente inquietante il racconto fatto da Butturini sulla genesi del candidato sindaco Gian Gaspere Balestrieri. “L’hanno inventato apposta – racconta – . Perché lì sono divisi, anche se il punto di riferimento resta Maullu”. E allora cosa fa l’assessore regionale. “Voi non vi mettete d’accordo ne invento uno io” . Dopo gli arresti del 22 febbraio, però, succede qualcosa. Liana Scundi, sindaco uscente e moglie di Butturini lascia la candidatura. Stranamente capita la stessa cosa per Balestrieri. Ma non perché dalle informative della Dia emergono i nomi dei suoi padrini politici (Maullu e Altitonante), ma banalmente per “dissidi interni al partito”. (dm)

Trezzano la ‘ndrangheta in Comune, arrestati ex sindaco e assessore: “Tangenti per le aree del piano regolatore”

Fonte: http://www.milanomafia.com

In manette Tiziano Butturini, ex primo cittadino in quota Pd oggi alla guida di Tasm e Amiacque, e l’ex assessore ai lavori pubblici Michele Iannuzzi, oggi consigliere del Pdl. In carcere anche Gino Terenghi, geometra del Comune

L’inchiesta

L’inchiesta Parco Sud ha preso le mosse dalla precedente indagine Cerberus che nel luglio del 2008 aveva portato in cella Mico l’australiano e i figli Rosario e Salvatore Barbaro

Scoperto un arsenale in un box di Assago e arrestato il latitante Paolo Sergi. Nel mirino gli interessi immobiliari del clan e Immobiliare Kreiamo di Cesano Boscone intestata a Madaffari Andrea e Alfredo Iorio, figlio dell’ex consigliere comunale di Forza Italia Achille Iorio

Milano, 22 febbraio 2010 – Le manette arrivano fino nelle stanze delle istituzioni. Dopo gli arresti della banda Iorio-Madaffari, i referenti immobiliari della cosca Barbaro-Papalia di Buccinasco, ora tocca ai legami con il mondo della politica. In manette, su mandato dei pm della Dda Boccassini, Venditti, Storari e Dolci, ora sono finiti l’ex sindaco di Trezzano sul Naviglio e marito di Liana Scundi attuale primo cittadino, Tiziano Butturini (nella foto), l’ex assessore ai lavori pubblici e oggi consigliere del Pdl in Comune, Michele Iannuzzi e un tecnico comunale, il geometra Gino Terenghi. Per loro l’accusa è di corruzione. Un ordine di custodia cautelare in carcere è infatti stato recapitato dagli uomini della Dia di Milano anche alla mente del sistema Barbaro: l’immobiliarista Andrea Madaffari già detenuto a Opera. Già lo scorso 3 novembre gli uomini della Direzione investigativa antimafia avevano perquisito gli uffici di Butturini alla società che si occupa di tutela delle acque Tasm e alla Amiacque. Lo stesso Butturini confermò di aver ricevuto dalla Procura un avviso di garanzia per l’operazione Parco Sud. Oggi, dopo aver analizzato tutta la documentazione contabile sequestrata i nuovi arresti. Secondo le accuse l’ex sindaco e soprattutto l’ex assessore Iannuzzi avrebbero preso mazzette in cambio di varianti al piano regolatore in modo da favorire gli affari immobiliari del duo Iorio-Madaffari. La Dia ha anche sequestrato 256.500 euro dai conti bancari degli arrestati

In particolare per Butturini viene contestata questa accusa: “artt. 110, 81, 319, 319 bis c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare per affidare a due imprese di ingegneria partecipate da Kreiamo S.p.A. incarichi in violazione del principio di imparzialità amministrativa, riceveva da Alfredo Iorio, Michele Iannuzzi, Andrea Madaffari la somma di € 5.000,00 nonché la promessa di somme di denaro, allo stato non quantificate, in percentuale sull’ammontare del conferendo incarico, in tal modo facendo mercimonio della pubblica funzione. Con l’aggravante derivante dal fatto che le corruzioni hanno avuto per oggetto contratti della Tasm S.p.A. di cui Butturini è Presidente del C.d.A. In Opera il 23.12.2008.

Al duo Madaffari-Iannuzzi: “artt. 110, 81, 321 in relazione all’art. 319, 319 bis c.p. perché, in concorso con Iorio e con altre persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, affinché Butturini compiesse atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare perché affidasse a due imprese di ingegneria partecipate da Kreiamo S.p.A. incarichi professionali e per ottenere celermente i pagamenti degli incarichi già espletati, corrispondevano a Tiziano Butturini la somma di € 5.000,00 nonché gli promettevano somme di denaro, allo stato non quantificate, in percentuale sull’ammontare del conferendo incarico. Con l’aggravante derivante dal fatto che le corruzioni hanno avuto per oggetto contratti della Tasm spa di cui Butturini è Presidente del C.d.A. In Opera il 23.12.2008”.

Al solo Iannuzzi le tre imputazioni: “artt. 110, 81, 319 c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare al fine di garantire l’approvazione (intervenuta in data 7.2.2007) di un piano di lottizzazione inerente l’area sita in Trezzano Sul Naviglio via Maroncelli, in palese violazione del disposto dell’art. 18.9 delle N.d.A. del PRG di Trezzano Sul Naviglio riceveva (unitamente a Tiziano Butturini, che però non ricopriva alcuna funzione pubblica nel comune di Trezzano S/N) una somma pari a € 12.000 nonché la promessa di ulteriori € 100.000,00 circa in tal modo facendo mercimonio della pubblica funzione. In Cesano Boscone e Opera in data anteriore e prossima al settembre 2008″.
“Artt. 110, 81, 319 c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare al fine di garantire l’approvazione (intervenuta in data 23.4.2008) di un programma integrato di intervento inerente l’area sita in Trezzano Sul Naviglio via Brunelleschi riceveva (unitamente a Tiziano Butturini, che però non ricopriva alcuna funzione pubblica nel comune di Trezzano S/N) ) una somma pari a € 9.000 nonché la promessa di ulteriori € 200.000,00 circa in tal modo “svendendo” e facendo mercimonio della pubblica funzione. In Cesano Boscone e Opera in data prossima al dicembre 2008”.
“Artt. 110, 81, 319 c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare al fine di garantire l’approvazione (intervenuta in data 23.4.2008) di un programma integrato di intervento inerente l’area sita in Trezzano Sul Naviglio via Treves riceveva (unitamente a Tiziano Butturini, che però non ricopriva alcuna funzione pubblica nel comune di Trezzano S/N) ) la promessa di corrispondere la somma di circa € 200.000,00 in tal modo “svendendo” e facendo mercimonio della pubblica funzione. In Cesano Boscone in data prossima al 10.10.2008”.

Per il geometra Terenghi: “artt. 110, 81, 319, c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, riceveva da Alfredo Iorio una somma pari a € 2.000,00 nonché utilità consistite in lavori di ristrutturazione gratuiti presso la sua abitazione sita in Trezzano Sul Naviglio per un ammontare complessivo pari a € 28.500,00 al fine di compiere e per aver compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare per contribuire e per aver contribuito a rilasciare il permesso di costruire n. 17/07 in assenza di una relazione idrogeologica di cui all’art. 18.9 delle N.d.A. del P.R.G. In Cesano Boscone fino al dicembre 2007”. (cg)

Milano, le mani dei boss su politica e affari
indagati anche un perito e un cancelliere

Fonte: http://milano.repubblica.it

Fra i soggetti arrestati ci sono imprenditori edili e immobiliari che hanno accettato le logiche mafiose e un perito arrestato di corruzione dopo aver accettato una mazzetta per agevolare un operazione economica della cosca. Tra gli indagati anche personale di amministrazioni comunali, addetti al rilascio di pratiche edilizie e un cancelliere del tribunale

I volti puliti degli imprenditori lombardi con un fitto reticolo di società con sede anche in via Montenapoleone e i boss della ‘ndrangheta di Platì, le famiglie Barbaro e Papalia arrivate ormai alla terza generazione di affari criminali e di monopolio nel movimento terra. Con le 17 ordinanze emesse dalla Dia e firmate dal gip Giuseppe Gennari – su richiesta dei pm Ilda Boccassini, Mario Venditti, Alessandra Dolci e Paolo Storari della Dda – viene disarticolato un gruppo criminale ramificato con agganci anche nella pubblica amministrazione: tra gli arrestati, anche un perito del Tribunale al servizio dei boss, mentre sono 58 le persone perquisite, 48 indagate, e oltre 5 milioni di euro il valore dei beni sequestrati dal Gico della Guardia di finanza.

L’organizzazione aveva il monopolio del movimento terra e dello smaltimento rifiuti, anche in cantieri come il raddoppio della Milano-Mortara e la Tav. “Tu sai meglio di me, nell’edilizia bisogna spesso rispettare degli equilibri… a volte devi dare la possibilità di fare delle demolizioni a qualcuno, altre volte la costruzione all’altro… è un discorso di reciproche soddisfazioni… — dice l’imprenditore Andrea Madaffari, in una intercettazione — La comunità calabrese è assolutamente ben radicata e quindi siamo circondati, a parte che siamo noi tutti calabresi.. quelli che fanno gli scavi è gente di Platì”. Madaffari e il socio Alfredo Iorio, quest’ultimo presidente del Cusago calcio, puntavano all’acquisto e alla ristrutturazione del castello di Cusago, dove riciclare milioni di euro.

Ed è così che sulla capitale del Nord torna l’ombra delle infiltrazioni mafiose negli appalti dell’Expo 2015. “Certamente c’è un interesse — dice il procuratore capo Manlio Minale — . L’e sclusione del movimento terra dai contratti rimane una porta aperta per le cosche”. Netto l’appello lanciato da Ilda Boccassini: “Gli imprenditori devono capire che devono stare con lo Stato o contro lo Stato”.

(3 novembre 2009)

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