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Commissione antimafia a Busto Arsizio?

10 ottobre 2012 – ore 21.00

Cartolibreria centrale “Boragno” – Via Milano, 4, Busto Arsizio (VA)

Commissione antimafia a Busto Arsizio?
Una serata per parlarne con:


David GENTILI

Presidente della Commissione antimafia del comune di Milano

Gennaro PORTOGALLO
Assessore, membro del Gruppo consiliare della legalità del comune di Lonate Pozzolo

Massimo BRUGNONE

Coordinatore regionale “Ammazzateci Tutti Lombardia”

Modera:
Orlando MASTRILLO
Giornalista di VareseNews

Da Busto a Reggio per rendere onore al giudice Scopelliti

L’Insubria contro la mafia con Scopelliti e Pecora

fonte: La Provincia di Varese del 3 maggio 2012

 

VARESE Due incontri per riflettere sulla criminalità organizzata. Per capire i motivi dell’espansione di un modello ancora troppo vincente, e quali sono i punti deboli su cui far leva per sconfiggerlo.

È il senso dell’iniziativa che l’associazione “Varese Studenti” ha organizzato insieme al corso di diritto penale progredito: due incontri, venerdì 4 e venerdì 11 maggio, con vittime e protagonisti della lotta alle mafie. Alle 14.30 di venerdì 4, nel Padiglione Seppilli di via Rossi, ci saranno Aldo Pecora, fondatore dell’associazione “Ammazzateci Tutti”, e Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino Scopelliti, assassinato dalla mafia il 9 agosto 1991.
Presenteranno il libro di Pecora, “Primo Sangue”, che prende le mosse dall’omicidio Scopelliti per raccontare la ‘ndrangheta. Venerdì 11 maggio, sempre alle 14.30 in via Rossi, interverranno il procuratore Maurizio Grigo e il dirigente della squadra mobile di Varese Sebastiano Bartolotta. Il loro sarà un focus sulla situazione varesina, sugli sviluppi più recenti delle mafie nascoste ma attive anche da noi.
«Una panoramica necessaria, soprattutto per degli studenti di giurisprudenza – ha detto la professoressa Chiara Perini, tra i promotori dell’iniziativa e docente di diritto penale progredito a Varese – anche per capire quello che il legislatore può ancora fare per combattere il fenomeno mafioso. Lo ha dimostrato il caso Dell’Utri: la strada è ancora lunga».

Da Locri a Lonate Pozzolo, “e adesso Ammazzateci Tutti”.

Fonte: Stampo Antimafioso

di Valerio Berra 

Locri, 19 ottobre 2005.  Nel paese si stanno celebrando i funerali di Francesco Fortugno, vicepresidente della regione Calabria, ucciso all’interno di un seggio elettorale per le primarie dell’Unione da un sicario vicino alla ‘ndrangheta. Davanti al corteo funebre alcuni ragazzi, guidati da Aldo Pecora, svolgono uno striscione con una scritta che sarà destinata a rimbalzare da un telegiornale all’altro per diversi giorni, portando la sua eco fino a noi. A caratteri neri e rossi su un lenzuolo bianco sono state tracciate poche ma chiare parole: “E adesso ammazzateci tutti”. Il riscontro mediatico è enorme, tanto da dare vita a un movimento che nel giro di pochi anni si diffonde in molte regioni italiane, arrivando anche in Lombardia. Dopo poco tempo Ammazzateci Tutti diventa un’associazione che si dà delle regole e degli scopi ben precisi. Un gruppo antimafia costituito da giovani, volto a sensibilizzare l’opinione pubblica alla lotta per la legalità. In Lombardia viene ufficialmente costituito l’8 ottobre 2007 a Busto Arsizio, con la benedizione di Sonia Alfano, Peter Gomez e Elio Veltri; a capo del coordinamento sarà posto Massimo Brugnone, che tutt’ora ricopre l’incarico. I primi passi mossi dalla divisione lombarda seguono il ritmo della protesta. Viene denunciata all’opinione pubblica la presenza mafiosa nel territorio attorno Varese, già segnalata dalle carte della DDA, si organizzano manifestazioni di solidarietà verso le vittime di mafia, come successo nel corso del processo Lea Garofalo. Alla denuncia viene però accompagnata un’altra fase, quella costruttiva dell’educazione alla legalità. Ammazzateci Tutti Lombardia comincia così ad entrare nelle scuole, sfruttando spesso le ore di cittadinanza e costituzione, un lascito positivo della riforma Gelmini. Proprio perché questo movimento è di origine giovanile è molto interessato a educare da subito i ragazzi alla legalità, creando una base culturale solida, dove si possa riconoscere nel rispetto per le istituzioni un valore necessario al bene di tutti. I coordinamenti regionali di Ammazzateci Tutti hanno continuato a lavorare insieme, tanto che il liceo scientifico A. Tosi di Busto Arsizio ha da poco concluso un gemellaggio con il liceo magistrale G. Rechichi di Polistena (RC). I ragazzi calabresi, valicato il Po, hanno così avuto modo di conoscere la realtà del nord, capendo di non essere soli nella lotta per la legalità. Dal 26 marzo Ammazzateci Tutti ha anche una sede fisica nel nostro territorio, a Lonate Pozzolo, paese nel varesotto segnato da fatti di mafia, già campo di battaglia per diverse iniziative dell’associazione. A sette anni dalla sua costituzione Ammazzateci Tutti, a cui va stretta la definizione di associazione, si definisce ancora come movimento. Non vuole infatti perdere la sua matrice dinamica e giovanile, per questo non vuole entrare nella costellazione delle associazioni antimafia, ma piuttosto definirsi come una scuola della legalità. Un’esperienza di passaggio nella vita dei giovani dove acquisire i valori della costituzione, per poi riportarli, una volta adulti, nella società.

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