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Bad Boys: 12 condanne e 3 assoluzioni per i ‘cattivi ragazzi’

Fonte: StampoAntimafioso

Di Ester Castano e Giulia Rodari

Procedimento iniziato il 9 giugno 2010, la sentenza Bad Boys è stata pronunciata lunedì 4 luglio 2011 nelle aule del tribunale di Busto Arsizio (VA). Per quindici imputati la condanna di primo grado del processo con rito ordinario.

“Sei tu piuttosto che sei ingrassato!” urla una bionda donna robusta in canottiera dall’area destinata al pubblico, alzandosi in piedi e gesticolando vigorosamente con le mani come stesse salutando un caro parente in procinto di imbarcarsi per un lungo viaggio oltremare. Il luogo in cui si svolge la scena, però, non è un porto affacciato sull’oceano, bensì il Tribunale di Busto Arsizio in provincia di Varese. E quel ‘caro parente’, non è lo ‘zio d’America’, ma suo marito Vincenzo Rispoli accusato dal Tribunale di Milano di essere un pilastro portante dell’associazione mafiosa denominata ‘Locale di Legnano-Lonate Pozzolo’.  La sua famiglia è al completo, la famiglia che niente fa sembrare quella di un potente boss della ‘ndrangheta lombarda come invece risulta a fine processo. La figlia neanche ventenne mentre esclama entusiasta “Oh, mamma, si ritirano per deliberare come in televisione, sembra di essere a Forum!” ne dà la prova.

Sono tanti i parenti degli imputati presenti sul fondo dell’aula, in attesa del verdetto finale che dichiarerà la condanna o l’assoluzione dei familiari: espressioni un po’ arroganti, un po’ superiori, un po’ sofferenti. Durante il momento di ritiro della corte si ritrovano al bar che guarda dritto in faccia alle porte del Tribunale, paradossalmente chiamato Alibi. Chiacchierano con la fidanzata, l’amico o l’avvocato, camminano fino alle porte di ingresso e fumano nervosamente per attenuare la tensione che si accumula all’avvicinarsi del momento decisivo.

C’è anche Antonella Leto Russo: trucco pesante e sottile sorriso beffardo, figura slanciata, tacchi a spillo e minigonna nera. La 34enne di Cirò Marina cammina avanti e indietro per il bar, poi esce, si appoggia al cofano di una macchina a fumare, in libera attesa del suo momento decisivo.

All’una l’aula si riempie e si procede alla lettura dei nomi e delle rispettive condanne. All’interno non è presente alcun rappresentante delle parti civili e solo Rita Vizza, seconda donna implicata poi assolta, è assente. Tensione nell’aria. Gli imputati, devoti, si fanno il segno della croce. Fieri, ascoltano la sentenza. Seduti vicino ai parenti degli ‘ndranghetisti i ragazzi di Ammazzateci Tutti guardano fisso davanti a loro senza distogliere lo sguardo dai magistrati.

Queste le condanne di primo grado per i 15 imputati processati con rito ordinario:

–  CIANCIO Nicola, cl. 1967, nato a Senise (PZ), residente a Ferno (VA) e domiciliato a Lonate Pozzolo (VA). Condannato a anni 5 di detenzione.

– DE CASTRO Emanuele, cl. 1968, nato a Palermo e residente a Lonate Pozzolo (VA). Condannato a anni 8 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– ESPOSITO Antonio, cl. 1967, nato a Magenta (MI) e residente a Busto Garolfo (MI). Condannato a anni 8 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– FILIPPELLI Francesco, cl. 1957, nato a Cirò Marina (KR) e residente ad Oleggio (NO). Assolto.

– FILIPPELLI Nicodemo, cl. 1971, nato a Cirò Marina (KR) e residente a Lonate Pozzolo (VA). Condannato a anni 10 di detenzione.

– GIORDANO Stefano, cl. 1967, nato a Busto Arsizio (VA) e qui residente. Condannato a anni 3 e mesi 6 di detenzione.

– LAFACE Giorgio, cl. 1973, nato a Busto Arsizio (VA) e residente a Pogliano Milanese (MI). Condannato a anni 3 e mesi 8 di detenzione.

– LETO RUSSO Antonella, cl. 1977, nata a Cirò Marina (KR) e qui residente. Condannata a anni 2 e mesi 8 di detenzione.

– MANCUSO Luigi, cl. 1977, nato a Cirò Marina (KR) e qui residente, ma domiciliato a Busto Arsizio (VA). Condannato a anni 8 e mesi 4 di detenzione.

– MURANO Vincenzo, cl. 1978, nato a Cirò Marina (KR) e residente a Lonate Pozzolo (VA). Assolto.

– RIENZI Pasquale, cl. 1968, nato a Grenzach (Germania) e residente a Legnano (MI). Condannato a anni 7 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– RISPOLI Vincenzo, cl. 1962, nato a Cirò Marina (KR) e residente a Legnano (MI). Condannato a anni 11 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– ROCCA Ernestino, cl. 1974, nato a Saronno (VA) e residente a Dairago (MI). Condannato a anni 5 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– VIZZA Rita,  cl. 1954, nata a Cirò Marina (KR) e residente a Cirò Marina. Assolta.

– ZOCCHI Fabio, cl. 1962, nato a Genova e residente a Gallarate (VA). Condannato a anni 9 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

 12 condanne, 3 assoluzioni. Condanne che vanno da un minimo di due a un massimo di undici anni, per un totale di 80 anni e la confisca di oltre 200 mila euro in disponibilità degli imputati. La sentenza verrà depositata entro 90 giorni mentre gli avvocati difensori avanzeranno immediatamente appello.

Pochi attimi dopo la lettura dell’ultimo nome, l’aula del tribunale di Busto Arsizio si svuota rapidamente. Il ragazzino 17enne figlio di Emanuele De Castro saluta il padre in cella e non si tira indietro dall’insultare le forze dell’ordine che invitano la parentela a lasciare la sala dell’udienza. “Stammi bene Tonino!”: Vincenzo Rispoli saluta così Antonio Esposito. Quest’ultimo, condannato a 8 anni, si bacia le mani in un spontaneo e vistoso gesto di saluto rivolto al compare. Meno affettuosi sono stati i parenti dei condannati con Massimo Brugnone, coordinatore regionale del movimento antimafia Ammazzateci Tutti: i suoi compaesani – Brugnone stesso è di origini calabresi ma bustocco d’adozione – non ci pensano due volte a riempirlo di insulti con frasi che si avvicinano più alla minaccia che all’offesa.

E fuori dal tribunale… vecchiette passeggiano, ragazzi ridono agli angoli delle strade, bambini mangiano il gelato, macchine restano in coda: fuori, semplicemente il consueto procedere di tutti i giorni.

‘Ndrangheta del varesotto, pioggia di condanne

Fonte: http://www.varesenews.it

Il tribunale di Busto ha riconosciuto l’esistenza dell’associazione mafiosa radicata tra Lonate Pozzolo e Legnano per sette imputati e ha condannato a pene che vanno dai 2 agli 11 anni, tredici persone. Tre sono state assolte

Si è concluso con una pioggia di condanne (in tutto 80 anni di carcere) e tre assoluzioni il processo ai componenti della Locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. Il collegio giudicante presieduto da Toni Adet Novik ha riconosciuto l’esistenza di un’associazione di stampo mafioso che ha operato almeno fino al 2009 nell’area del Basso Varesotto e Alto Milanese. Il tribunale ha stabilito che a farne parte sono Vincenzo Rispoli, Emanuele De Castro, Nicodemo Filippelli, Pasquale Rienzi, Antonio Esposito, Ernestino Rocca e Fabio Zocchi. Per Rispoli la condanna più pesante a 11 anni di reclusione seguito da Nicodemo Filippelli con 10 anni, Fabio Zocchi 9 anni ed Emanuele De Castro e Antonio esposito a 8. Pene più leggere per Pasquale Rienzi, 7 anni, ed Ernestino Rocca 5. Per tutti loro il tribunale ha disposto anche tre anni di libertà vigilata a pena espiata e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Per gli imputati “minori” del processo la corte ha comminato pene di entità uguale o inferiore a 5 anni. In particolare Nicola Ciancio è stato condannato a 5 anni, Carlo Avallone a 4 anni, Giorgio Laface a 3 anni e 8 mesi, Stefano Giordano a 3 anni e 6 mesi, Antonella Leto Russo a 2 anni e 8 mesi, Roberto Lo Muscio a 2 anni e 2 mesi. Assolti il fratello di Vincenzo, Francesco Rispoli, Vincenzo Murano e Rita Vizza. Il tribunale ha anche disposto la confisca di oltre 200 mila euro in totale, nella disponibilità dei vari imputati. Sono state, infine, rigettate le domande delle parti civili. Si conclude, dunque, dopo un anno il processo Bad Boys con la sostanziale conferma di entrambe le ipotesi accusatorie dell’associazione mafiosa e dell’associazione semplice. Al momento della lettura della sentenza, dopo tre ore di camera di consiglio, è calato in aula un silenzio irreale sia nelle gabbie che tra la trentina di parenti e amici degli imputati che hanno partecipato all’udienza. Gli unici sorrisi sono stati quelli dei giovani di Ammazzateci Tutti, presenti con una delegazione colorata con le magliette dell’associazione. Ora i difensori ricorreranno in appello.

In tribunale torna la ‘ndrangheta

Fonte: http://www.varesenews.it

Torna in aula domani, martedì 19 aprile, il processo Bad Boys agli appartenenti alla locale di Legnano-Lonate Pozzolo nel quale parleranno le parti civili. Una vicenda che ha aperto un vaso di Pandora in Lombardia e ha scatenato molte reazioni

Toccherà alle parti civili domani, lunedì 19 aprile,  parlare al processo nei confronti di Carlo Avallone, Emanuele De Castro,Antonio Esposito, Nicodemo Filippelli, Stefano Giordano, Antonella Leto Russo, Luigi Mancuso, Pasquale Rienzi,Vincenzo Rispoli (foto a sin.), Ernestino Rocca, Fabio Zocchi e Rita L., tutti e dodici accusati di aver partecipato all’associazione a delinquere di stampo mafioso chiamato locale di Lonate-Legnanocome affiliati alla ‘ndrangheta. Il lungo percorso iniziato nel 2002 con le prime indagini dei Carabinieri di Varese, proseguito con l’intervento della Direzione distrettuale antimafia e della Dia, che ha portato al loro arresto, e conclusosi con il processo con rito abbreviato giunto, ormai, alle fasi finali con una serie di udienze calendarizzate fino a luglio prima di arrivare alla sentenza prevista per la fine dell’estate.

Il pubblico ministero Mario Venditti ha chiesto pene che vanno dai 4 ai 17 anni per quelli che considera essere gli esponenti di spicco della locale che opera tra i due centri a cavallo tra le province di Varese e Milano. Grazie all’inchiesta “Bad Boys” prima e “Infinito” dopo la procura distrettuale antimafia è riuscita a ricostruire anni di estorsioni, minacce, usura, violenze che si sono susseguite ad un ritmo industriale in tutta la provincia di Varese dal capoluogo in giù. I dodici per i quali è stata richiesta la condanna appaiono nelle carte del pm come una vera e propria macchina organizzata e ben oliata che riusciva ad incutere timore sia nei confronti dei loro compaesani, quasi tutti di Cirò Marina, che nei confronti di molti imprenditori nativi della zona. Decine le imprese assoggettate, chi da qualche mese e chi da anni, al volere di Vincenzo Rispoli, considerato il capo della locale, Nicodemo Filippelli ed Emanuele De Castro (che reggevano la locale nella zona del Basso Varesotto).

Dai fascioli, grazie a strumenti di indagine classica e alle intercettazioni, sono emersi tantissimi episodi quali incendi, colpi di pistola sparati a finestre e serrande, pestaggi per chi non restituiva prestiti con tassi da usuraio, cessioni di aziende. Tutto questo è accaduto in un arco temporale che si presume vada dalla metà degli anni ’90 al 2009, anno in cui sono stati effettuati gli arresti. Le denunce all’autorità giudiziaria si sono potute contare sulle dita di una mano e anche questo ha reso difficile il lavoro degli investigatori che spesso si sono trovati davanti ad un clima omertoso. La ‘ndrangheta di Legnano-Lonate, inoltre, poteva contare anche su contatti indiretti con il mondo della politica (anche se nulla di concreto è emerso fino ad ora anche a causa di una legislazione fallace), con il mondo dei colletti bianchi (direttori di filiale o impiegati) e dell’imprenditoria in special modo edile, molti affidavano alle imprese a loro direttamente collegate il movimento terra. 

Una volta emerso tutto il sottobosco criminale che governava l’economia attorno a Malpensa fino a Legnano le indagini hanno potuto fare un grande balzo in avanti fino a scoperchiare l’intera organizzazione lombarda nel luglio del 2010 che contava su una ventina di locali come quella di Legnano-Lonate. Con l’indagine “Infinito – Il Crimine”, infatti, sono stati eseguiti ben 300 arresti divisi equamente tra la Lombardia e la Calabria, con la prima definita come la provincia dell’impero mafioso calabrese. Da qui è partita anche una grossa riflessione dal punto di vista culturale con i botta e risposta tra Roberto Saviano (che a Vieni via con me aveva puntato il dito sulla Lombardia mafiosa e omertosa) e il ministro dell’Interno Roberto Maroni (che, invece, negava la saldatura del tessuto criminale a quello sociale lombardo). Infine è arrivata la bella manifestazione di Legalitàlia, organizzata dalle scuole di Busto Arsizio e Ammazzateci tutti, con una giornata dedicata alla legalità e che ha visto coinvolti oltre 3000 studenti che hanno voluto manifestare il loro “no” a tutte le mafie.

Il pm affonda l’attacco contro l’ndrangheta

Fonte: http://www.varesnews.it

Almeno undici indagati hanno già fatto richiesta di essere ammessi al rito alternativo, gli altri li seguiranno nella prossima udienza. Il pubblico ministero Venditti ha contestato nuove estorsioni, l’aggravante mafiosa per un tentato omicidio e il favoreggiamento di latitanti

Nuove contestazioni direttamente dall’indagine Infinitoper i 25 imputati del processo in corso a Busto Arsizio con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, arrestati nell’ormai famosa operazione Bad Boys contro la locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. 

Il pubblico ministero Mario Venditti (foto a sin.) ha tolto gli omissis alle parti dell’ordinanza Bad Boys, poi rientrate nell’indagine Infinito di Ilda Bocassini, e così agli imputati verranno ora contestate le riunioni dei boss al crossodromo di Cardano al Campo, nuove estorsioni come la compravendita tra la società Ebe e la Crimisa di De Castro Filippelli (ai danni dell’imprenditore, oggi collaboratore, Augusto Agostino), un incendio autovettura contestato a Ernestino Rocca, il tentato omicidio di Barbara Viadana con l’aggravante del favoreggiamento del sodalizio mafioso e, infine, Venditti ha fatto rientrare anche la copertura data alla latitanza di Silvio Farao e Cataldo Marincolal’usura ai danni di Fabio Lonati (al quale fecero letteralmente mangiare le cambiali). Il pm ha anche depositato gli atti del colloquio registrato tra un maggiore dei Carabinieri di Crotone e Aloisio Cataldoucciso e fatto ritrovare nei campi dietro il cimitero di San Vittore Olona. Quel colloquio avvenne a Malpensa: l’Aloisio diceva di sentirsi in pericolo e faceva nomi e cognomi di chi comandava nella ‘ndrangheta lombarda, poco dopo fu ucciso.

Il quadro accusatorio, a questo punto, si fa granitico nei confronti di molti degli imputati e la conseguente riapertura dei termini, richiesta da Venditti al collegio giudicante con a capo il giudice Toni Adet Novik, permette alle difese di richiedere il rito abbreviato secco o condizionato per la maggior parte di loro. La richiesta di abbreviato è stata fatta dai difensori di Vincenzo Rispoli, Pasquale Rienzi, Antonio Esposito, Emanuele De Castro, Francesco Filippelli, Nicodemo Filippelli, Ernestino Rocca, Stefano Giordano, Antonella Leto Russo, Carlo Avallone, Nicola Ciancio. Per gli altri la richiesta dell’abbreviato verrà, probabilmente, inoltrata nella prossima udienza del 21 dicembre. In quell’occasione, infatti, il collegio dovrà decidere se accogliere le richieste di rito abbreviato per gli 11 che hanno già presentato la richiesta. Si profila per gli imputati, dunque, la possibilità di essere processati due volte, una volta qui a Busto e una seconda a Milano in quello che si configurerà come un maxi-processo alla ‘ndrangheta lombarda.

 

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