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La legalità difficile

Commissione antimafia a Milano? Cittadini e politica a confronto

Milano – Vogue Fashion’s Night Out. È stracolma la capitale della moda nella sua serata più In dell’estate, dove le migliori vetrine del famoso quadrilatero si aprono anche la sera. Tardo nell’entrare in quella porticina che in San Babila si lascia alle spalle la musica, i cocktail, i vestiti, per entrare nel mondo della Casa della Cultura, dove si sta svolgendo una conferenza organizzata da Stampo AntimafiosoLe Girandole e Qui Milano Libera. Tema della serata: “Quale commissione antimafia a Milano?”. La sala, colma, fa invidia alle strade della città.

Fare proposte al GIP (Gruppo di idee e progetti antimafia) del PD, sviluppare un’analisi del rischio delle aziende collegate al comune, elaborare un codice di autoregolamentazione per i partiti, audire professionisti che hanno avuto rapporti con la mafia (es. Pietro Pirello). Un elenco delle possibili funzioni della così detta Commissione Antimafia quello che stava stilando David Gentili al mio ingresso. Solo dopo scoprirò che, prima del mio arrivo, il Presidente del coordinamento antimafia amministratori del PD per la provincia di Milano aveva sostenuto l’idea di una Commissione Antimafia composta da soli consiglieri comunali, non aperta a persone esterne.

Commissione Smuraglia. È replicare la passata ed efficace Commissione Antimafia l’idea di Nando Dalla Chiesa che ne fece parte in qualità di sociologo. Non usa mezzi termini il Professore che denuncia il Consiglio comunale intero di mancata sensibilità istituzionale nel decidere modi e tipi di Commissioni possibili. I nodi chiave sono chiari. «La Commissione deve essere competente e compito dei politici è offrire lo strumento migliore possibile». Il concetto espresso è semplice: non si può pretendere che la mafia venga combattuta, anzi meglio, ostacolata, da chi non la capisce. «Le tensioni politiche non devono condizionare l’accertamento della verità». Troppo spesso, anche in Commissione parlamentare antimafia, le delibere di tali organi sono solo scambi politici, mentre la verità non può e non deve essere condizionata dalla paura. «Un Comitato d’indagine e non una commissione d’inchiesta». È pacifico che un comune non può avere gli stessi poteri di una Commissione parlamentare. Quest’organo deve poter indagare ed infine relazionare agli altri organi preposti i propri risultati. E come si può pretendere che una commissione formata da soli consiglieri comunali possa efficacemente contrastare le mafie presenti a Milano quando, ancora oggi, il Consiglio comunale stesso non si è ancora espresso sul problema della corruzione politica che sta investendo proprio il capoluogo lombardo? “Una pagina neranella storia della città di Milano” quella che secondo Nando Dalla Chiesa verrebbe scritta con una commissione chiusa a membri esterni. Ancora più nera perché il Consiglio comunale «non se ne rende nemmeno conto».

Concreto l’intervento di Basilio Rizzo, tanto concreto quanto sconcertante. «Sappiamo che una Commissione Antimafia sul modello Smuraglia non passerebbe, perché alcuni membri della stessa maggioranza non la voterebbero». Il Presidente del Consiglio Comunale propone una via di mezzo, una commissione suddivisa in due livelli: il primo formato da consiglieri comunali, eletti dal consiglio stesso; il secondo un comitato tecnico scientifico dotato di libertà di lavoro e nominato con delibera del consiglio comunale. Uno sbilanciamento sui nomi: «David GentiliPresidente della commissione; Nando Dalla Chiesa e Gherardo Colombo membri. Diversamente sarebbe come ammettere di non volerla».

Gli animi si scaldano quando la parola passa alla platea. Cittadini evidentemente delusi da un’amministrazione di centro-sinistra che non riesce a trovare un accordo concreto su un tema tanto delicato quanto urgente ed importante. Aberrante sentir prender parola una consigliera comunale che si rifiutava di presentarsi, ma tranquillizzava i presenti: «non sono del PD». Anna Scavuzzo, capogruppo di “Milano civica per Pisapia Sindaco”, fa notare che comunque tale commissione non è stata inserita fra le 17 permanenti già deliberate dal Consiglio, quindi è evidente che la maggioranza si sta interrogando sul da farsi, ma ammette di essere una parte di quella maggioranza che rifiuta l’idea di una Commissione Smuraglia.

La Casa della cultura si trasforma in un vero e proprio luogo di incontro/scontro fra la politica e la città. David Gentili rimane della propria posizione, «il Consiglio comunale deve riuscire a combattere la mafia con le persone che sono state elette – ed aggiunge – se c’è bisogno della competenza di esperti è giusto che abbiano un ruolo guida, ma come gruppo di persone competenti che affianchi la giunta. Un consiglio comunale non può dichiararsi incompetente». Una promessa quella di non firmare una delibera che riproponga una Commissione Smuraglia ed un’apertura su un altro tema affrontato durante la serata: «Io al PDL la vicepresidenza la darei».

«Il primo obiettivo è: ma la mafia cosa teme di più?» La conclusione è di Nando Dalla Chiesa che ricorda i tempi in cui Falcone veniva attaccato perché con le sue indagini rovinava l’economia Palermitana: «“in alto” si è detto che se ci sono gli esterni può saltare anche l’Expo».

Molte le parole, pochi ancora i fatti. Il Sindaco Pisapia pochi giorni fa prometteva l’istituzione di una Commissione antimafia nel giro di un mese. Non deve essere una discussione incentrata su un nome per chi debba ricoprire l’incarico di Presidente e nemmeno di una spartizione di poltrone che maggioranza e opposizione possano mettere in atto per ripulirsi la faccia. La questione è seria e la risposta si trova nella competenza, nella trasparenza e nella ricerca della verità. Un’amministrazione, di qualsiasi colore, alla guida di una città come Milano, non può permettersi incertezze: non può essere un regolamento, un cavillo o un principio testardo a bloccare il sacrosanto diritto dei cittadini di essere tutelati e difesi dalle organizzazioni criminali. Sono convinto che il Consiglio comunale debba esser parte di tale organo e debba trovare i propri rappresentanti, ma non possa permettersi di chiudersi totalmente. Non fosse altro per un paragone semplice: anche i giudici togati in Corte d’Assise, per le decisioni più importanti, si fanno affiancare dai c.d. giudici popolari, presenti in maggioranza. La lotta alla mafia è una decisione importante ed i “politici eletti” debbono avere l’umiltà di farsi affiancare dai “politici popolari”. Giudico quindi buona la proposta di Basilio Rizzo: se è vero come è vero che una Commissione Smuraglia non passerebbe, allora bisogna comunque puntare verso l’obiettivo senza fermarsi su sterili polemiche. Ben venga una commissione su due livelli che permetta un lavoro autonomo ad esterni attraverso un comitato tecnico-scientifico, fermo restando che il Presidente della commissione sia interno al Consiglio comunale perché, comunque, la Politica non deve svuotare sè stessa della rappresentanza Istituzionale che i cittadini gli hanno dato.

Un ringraziamento ai ragazzi di Stampo Antimafioso che hanno organizzato la serata e hanno saputo darne il giusto tono e risalto. Un ringraziamento particolare ad Edda Boletti, Presidente de “Le Girandole” che ancora riesce a trasmettere la propria energia. Un ultimo ringraziamento a Qui Milano Libera che (almeno a Milano) sembra aver abbandonato il solo “metodo urlatore”, ma si sta impegnando per costruire le basi, passando dalla protesta alla proposta.

Massimo Brugnone

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