• Archivi

  • Foto Ammazzatecitutti Lombardia

Nel processo alla ‘ndrangheta lombarda spunta un segreto di Stato

Fonte: http://www.lucarinaldi.blogspot.com

La relazione della Commissione d’inchiesta sull’Asl di Pavia partita lo scorso settembre è stata secretata, nonostante lo stesso prefetto di Pavia avesse definito le conclusioni “oltremodo rassicuranti”, escludendo condizionamenti da parte della criminalità organizzata. La difesa dell’ex direttore dell’Asl di Pavia Carlo Antonio Chiriaco aveva fatto richiesta per ottenere la relazione, ma di mezzo c’è il segreto di Stato

Si è aperto oggi il dibattimento del processo scaturito dall’operazione “Infinito”che nel luglio scorso ha portato all’arresto di 300 presunti appartenenti alla ‘ndrangheta tra la Calabria e la Lombardia.

Si è conclusa dunque la serie delle udienze tecniche con cui sono definite le ammissioni delle parti civili. Sono state respinte le eccezioni delle difese degli imputati con cui si richiedeva principalmente la competenza territoriale del processo al tribunale di Reggio Calabria. Sono state respinte inoltre le varie eccezioni sollevate riguardo le costituzione di parte civile.

Rimane dunque competente per il processo il tribunale di Milano e il dibattimento si può aprire con il deposito delle prove. La prima a parlare è il Pubblico Ministero, Alessandra Dolci, che chiede di poter esaminare gli imputati, i testi e di depositare le intercettazioni contenute nelle ordinanze di custodia cautelare. Dolci ha chiesto poi di depositare come prove tra le altre i verbali di perquisizione e sequestro, notizie e corpi di reato, i 114 compact disc che contengono i filmati fatti nel corso delle indagini, videocassette derivanti dal processo per il sequestro Sgarella e le sentenze dei recenti processi Parco Sud e Bad Boys.

Le parti civili si sono sostanzialmente associate alle richieste dei pm chiedendo di ammettere le liste dei testi e il loro esame in aula. Alla conclusione delle richieste di Pubblico Ministero e parti civili è partito un breve parapiglia in aula che ha visto l’avvocata Della Valle scontrarsi a muso duro con la presidente del collegio giudicante Balzarotti riguardo i tempi per l’esame delle prove depositate dal pm.

Ma anche questa volta è stata poi la difesa dell’ex presidente dell’Asl di Pavia, Carlo Chiriaco, a salire in cattedra tirando in ballo, dopo il sindaco, un’altro rappresentante delle istituzioni pavesi, il prefetto Ferdinando Buffoni. Oggetto del peccato la relazione della Commissione d’inchiesta proprio sull’Asl pavese, che, secondo la difesa scagionerebbe in parte Chiriaco, ma che agli atti non c’è in quanto è stata secretata sulla base della legge 124 del 2007. Ovvero su quella relazione ci sarebbe addirittura il segreto di Stato, così il prefetto di Pavia Ferdinando Buffoni risponde picche alla difesa di Chiriaco non fornendo le conclusioni della Commissione istituita lo scorso settembre e il parere del Ministero dell’Interno.

Come risulta da alcune dichiarazioni del prefetto infatti il lavoro della commissione avrebbe sancito la completa tranquillità da parte dell’Asl pavese. “La Commissione d’indagine all’Asl di Pavia – dice ora il prefetto Buffoni – era stata nominata al fine di accertare l’eventuale esistenza di collegamenti con la criminalità organizzata degli amministratori ovvero forme di condizionamento o di irregolarità dei servizi. Proprio in questi giorni la Commissione mi ha consegnato una corposa relazione, che sottoporrò ora all’esame del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e poi invierò al ministro dell’Interno con le mie valutazioni” per poi anticipare conclusioni “oltremodo rassicuranti”. Tuttavia le conclusioni di quella commissione sarebbero state secretate. Prova ne è, dice l’avvocato Mazza impegnato nella difesa di Carlo Chiriaco, che, nonostante la pubblicazione in gazzetta ufficiale del dispositivo che rimanda alla consultazione on-line sul sito del Ministero dell’Interno, in realtà sullo stesso sito le conclusioni della Commissione interna dell’Asl pavese e le decisioni dello stesso Ministero dell’Interno non ci sarebbero. Il prefetto di Pavia aveva rilasciato le dichiarazioni il 30 marzo scorso.

Circolata la notizia della secrezione dell’atto aveva detto la sua, pochi giorni dopo anche il deputato del Pdl Giancarlo Abelli (proprio colui per il quale Chiriaco in una intercettazione dice che avrebbe fatto “campagna elettorale con la pistola in mano”): Non vedo perché secretare una relazione che non ha evidenziato nessuna anomalia o peggio infiltrazioni di stampo mafioso nella gestione di un ente così importante. Anche il prefetto ha detto pubblicamente che i risultati a cui si è arrivati sono “rassicuranti”. Se ci sono dati sensibili all’interno delle carte raccolte dalla commissione, si rendano pubbliche almeno le conclusioni di quell’inchiesta. Mi attiverò personalmente a livello del Ministero perché questo possa avvenire. Ma a quanto pare o Abelli non si è attivato o qualcuno ha risposto picche.

La difesa di Chiriaco, guidata dall’avvocato Mazza, ha quindi chiesto di avere tutta la documentazione in merito, compresi gli atti istruttori della commissione, le conclusioni del ministero e i pareri delle 6.000 (seimila) persone che, assicura il prefetto di Pavia, sarebbero state sentite dalla commissione di inchiesta.

“E’ fatto gravissimo che lo Stato Italiano – conclude Mazza – accusi Carlo Chiriaco dagli uffici del Pubblico Ministero e poi nasconde le prove tramite l’ufficio del prefetto e del Ministero dell’Interno apponendo addirittura il segreto di stato, che, tra l’altro – ricorda Mazza – è vietato per quei documenti che dovrebbero rientrare in un procedimento per 416bis (associazione mafiosa) come questo”.

Così la difesa di Chiriaco ha chiesto un rinvio in attesa che il tribunale si pronunci sulla richiesta al Ministero dell’Interno di desecretare tutti gli atti riguardanti la Commissione di inchiesta sull’Asl di Pavia

La prossima udienza è prevista per martedì 19 luglio nell’aula bunker 2 di via Uccelli di Nemi in zona Ponte Lambro. Ma le fasi cruciali del dibattimento sembrano destinate a settembre quando il processo entrerà nel vivo con le deposizioni dei testi e degli imputati.

L.

Milano, le mani sulla città

Fonte: http://www.espresso.repubblica.it

di Paolo Biondani e Mario Portanova

Da Santa Giulia all’Expo, le cosche calabresi hanno messo piede in quasi tutti i cantieri. E mirano a condizionare la politica. Un assalto silenzioso, con fiumi di soldi e minacce

Santa Giulia dei veleni. Veleni di mafia. La città satellite celebrata dai politici, finanziata dai banchieri e venduta dai big del mattone come simbolo della Milano del futuro, ha le fondamenta inquinate da fiumi di scorie cancerogene: “bombe ecologiche e sanitarie”, come le definiscono i periti della Procura, sepolte per anni accanto agli uffici e alle case del super quartiere da un miliardo e 600 milioni di euro che avrebbe dovuto ridisegnare l’area sud-est della metropoli. Sotto i piedi della nuova città c’è un sistema di discariche abusive che contaminano le acque della prime due falde: tra meno sette e meno venticinque metri, la terra è morta. Uccisa da montagne di rifiuti tossici che le nuove indagini collegano ai clan più sanguinari della ‘ndrangheta. Nomi che scottano e che gli inquirenti rivelano a “L’espresso”: i Nirta-Strangio. Sì, proprio quelli della strage di Duisburg, la mattanza nel cuore della Germania.

Edilizia, superstrade, ferrovie, aeroporto, centri commerciali, ortofrutta, rifiuti, ospedali, bar, negozi di lusso, banche, prestiti a usura e, naturalmente, droga: la mafia calabrese ha conquistato l’economia del Nord. A partire dall’ex capitale morale. Le indagini dei pm di Milano e Reggio, culminate nello storico blitz di luglio (304 arresti, per metà in Lombardia), hanno smascherato 15 strutture mafiose, in gergo “locali”, attive in mezza regione: nella metropoli trafficano “da quarant’anni”. Uno dei boss, intercettato, svela al compare che gli affiliati sono molti di più: “Cecè, qua in Lombardia siamo in cinquecento”. Clan emigrati dalla Calabria, certo. Come i Cosco, trafficanti di droga arrivati a rapire nel pieno centro di Milano e a sciogliere nell’acido la pentita Lea Garofalo. Ma ci sono anche imprenditori padani al cento per cento, piegati con la violenza o sedotti col denaro. Soldi sporchi che comprano politici, professionisti, funzionari, manager, industriali, medici, avvocati, direttori di banca, perfino uomini in divisa. A Milano come nella Locride.

LA CITTA’ DEI VELENI
A Santa Giulia, in mezzo a due file di nuovi palazzi abitati da migliaia di cittadini onesti, c’è un geometrico pratone abbandonato: Parco Trapezio, l’avevano chiamato gli architetti-star dell’immobiliarista Luigi Zunino. In fondo c’è un asilo coloratissimo, con le giostre in cortile e i banchi di legno immacolati, pronto per un’inaugurazione mai avvenuta. Il recinto è costellato di cartelli: “sequestro giudiziario”. Loretta e Rosa, giovani mamme di Ettore, 6 mesi, ed Emma, 4, spingono le carrozzine nello stradone centrale: “Viale del Futurismo”. “Qui non c’è inquinamento, è solo un problema di detriti edilizi”, rispondono spensierate. Ma il Comune non vi ha detto niente? “No. Abbiamo sentito qualcosa solo su Sky tv. La nostra cooperativa ha nominato un perito. Speriamo che dissequestrino almeno il parco e l’asilo”.

Mariagrazia, 31 anni, segretaria d’azienda, sa ancora meno: “Ho comprato casa dieci giorni fa. Nessuno mi ha avvisato dell’inchiesta. Sono molto preoccupata”. Finora sui giornali si è parlato solo di mancata bonifica. Riassunto: nel marzo 2005 il Comune di Milano autorizza il gruppo Zunino a costruire su oltre un milione di metri quadrati di aree contaminate dell’ex acciaieria Radaelli e dell’ex Montedison. Un tecnico ciellino, Vittorio Tedesi, ora indagato, si accontenta di un “piano scavi”: ripulire tutto è inutile, basta e avanza cambiare terra solo nelle zone da ricostruire. Quindi Zunino appalta il disinquinameno a Giuseppe Grossi, il re degli inceneritori privati, che subappalta a due imprese collegate: Lucchini-Artoni ed Edilbianchi. Poi arrivano i magistrati: Grossi ha usato fatture offshore per rubare 23 milioni di fondi neri, nascosti all’estero grazie a riciclatori come Rosanna Gariboldi, moglie dell’onorevole Giancarlo Abelli, il ras della sanità lombarda oggi al ministero della Cultura. Arrestati tra le proteste dei big del Pdl, Grossi e Gariboldi risarciscono e patteggiano. Intanto un sindacalista della Cgil manda ai pm una mappa di Santa Giulia piena di zone nere: i veleni sono ancora lì, i misuratori di inquinanti “sono stati distrutti”, il “percolato” tossico delle discariche ha invaso le falde. Ddt, pesticidi e scorie che i tecnici classificano così: “Sostanze cancerogene, che mettono a rischio la fertilità e possono danneggiare i bambini non ancora nati”.

Continua a leggere

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: