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Torna la polemica sui “professionisti dell’antimafia”. Contro i gruppi antiracket

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

di Mario Portanova

Al processo “Infinito” contro la ‘ndrangheta, in corso a Milano, l’avvocato di un presunto boss attacca le associazioni che combattono il pizzo, “che si costituiscono parte civile anche quando i loro iscritti non sono parte lesa”

Torna la polemica sui professionisti dell’antimafia. Non a Palermo, ma – specchio dei tempi – a Milano. La celebre invettiva di Leonardo Sciascia contro Paolo Borsellino, ospitata in prima pagina dal Corriere della Sera il 10 gennaio 1987 è risuonata oggi nell’aula bunker del carcere di San Vittore a Milano, nella terza udienza del “maxiprocesso” alla ‘ndrangheta lombarda scaturito dall’operazione Infinito del 13 luglio scorso.

A riesumarla ci ha pensato Roberto Rallo, il legale di Giuseppe “Pino” Neri, il consulente tributario accusato di essere un uomo di vertice della criminalità calabrese trapiantata al Nord. I nuovi “professionisti dell’antimafia”, secondo l’avvocato Rallo, sono le associazioni antiracket che si costituiscono parte civile “di processo in processo”, da Reggio Calabria a Milano, “anche se nessuno dei loro iscritti è stato materialmente danneggiato dagli imputati”. E così facendo “realizzano soltanto l’autoreferenzialità delle loro associazioni, spendendo tra l’altro soldi pubblici”, visto che in genere ricevono finanziamenti.

Sono due le sigle attive contro il “pizzo” che si sono costituite al processo milanese: Sos Impresa di Confesercenti e la Federazione della associazioni antiracket e antiusura italiane, di cui è presidente onorario Tano Grasso (che qui spiegava a Ilfattoquotidiano.it le ragioni della scelta).

“A parte che la Fai non prende contributi pubblici, ormai da vent’anni le associazioni si costituiscono ai processi”, chiarisce Grasso a Ilfattoquotidiano.it. “Noi tuteliamo un interesse diffuso, quello della libertà d’impresa. All’avvocato di Neri direi questo: è importante che noi ci siamo proprio perché anche al Nord le vittime dirette non denunciano e non vanno in tribunale, salvo rari casi. E questo dimostra la forza del vincolo omertoso che vogliamo spezzare”.

L’avvocato Rallo non è nuovo a interventi vigorosi. Nell’udienza precedente si era opposto alle riprese televisive del suo cliente in aula, e fin qui niente di diverso da quasi tutti gli altri imputati. A far la differenza sono le motivazioni: “Le trasmissioni propongono solo stralci, in modo da sposare le tesi del gruppo editoriale che produce l’evento mediatico”.

Oggi in aula è tornato sull’argomento lo stesso Neri, che segue ogni udienza al fianco del suo legale perché non è detenuto, ma agli arresti domiciliari per motivi di salute. Esile, con i capelli e i baffetti bianchi, in un gessato un po’ abbondante, il presunto referente della ‘ndrangheta lombarda ha preso la parola lamentando di essersi visto in un servizio televisivo, e ha chiesto al presidente Maria Luisa Balzarotti di “prendere provvedimenti”.

Anche gli altri protagonisti dell’operazione Infinito partecipano assiduamente, ma da dentro le gabbie, a partire dai due imputati simbolo: Ivano Perego, il giovane presidente della Perego Strade “scalata” dai calabresi, sempre elegante e curato, con i capelli corti e il pizzetto impeccabile; Carlo Antonio Chiriaco, il direttore della Asl di Pavia, smagrito e dimesso, sempre in tuta da ginnastica, con una folta barba bianca, le stampelle e un vistoso collare ortopedico.

Proprio il legale di Chiriaco, Oliviero Mazza, si è fatto notare per un intervento destinato a innescare polemiche. Obiettivo, il Comune di Pavia, anche lui aspirante parte civile. Per gli inquirenti, ha spiegato Mazza, nel 2009 Chiriaco avrebbe convogliato i voti della ‘ndrangheta su Alessandro Cattaneo (Pdl), cioè l’attuale sindaco. “Noi siamo convinti della completa innocenza di Chiriaco”, ha precisato l’avvocato, “ma come può Cattaneo costituirsi parte civile contro chi, secondo l’accusa, lo ha fatto eleggere?”.

Sarà il tribunale ad accogliere o meno le richieste di costituzione, dopo aver ascoltato le repliche della pm dell’antimafia Alessandra Dolci. Luglio dovrebbe andare via nell’esame delle eccezioni preliminari. Oggi, per esempio, diversi legali hanno sollevato la questione della competenza territoriale, chiedendo per i propri assistiti lo spostamento del processo a Reggio Calabria (la “sede principale” dell’associazione a delinquere) o nei tribunali competenti per ogni singolo “locale” individuato in Lombardia. Ma da settembre, il maxiprocesso contro la ‘ndrangheta lombarda degli anni Duemila dovrebbe entrare nel vivo.

Operazione «Infinito», al via il maxi processo contro la ‘ndrangheta

Fonte: http://www.milano.corriere.it

Una trentina gli imputati nelle gabbie. Il boss Pino Neri assente: «Ho la dialisi». Assente la Regione Lombardia

MILANO – E’ cominciato mercoledì mattina a Milano il processo alle cosche della ‘ndrangheta colpite nel luglio scorso alla maxi operazione «Infinito», che ha portato a oltre 170 arresti nella sola Lombardia. Tra i 39 imputati che hanno scelto il rito ordinario (altri 119 verranno giudicati con il rito abbreviato a partire dal prossimo 9 giugno), c’è anche l’ex direttore della Asl di Pavia, Carlo Chiriaco: secondo l’accusa, sarebbe stato un elemento di raccordo tra i boss della ‘ndrangheta e alcuni esponenti politici. Prima dell’inizio del processo le telecamere della Rai sono state allontanate: nessun operatore ha potuto riprendere quanto accaduto in aula. In tribunale sono arrivati, per assistere al processo, anche i giovani dell’associazione «Ammazzateci tutti». Assieme ai giovani esponenti dell’associazione, presieduta in Lombardia da Massimo Brugnone, in aula anche i ragazzi del liceo artistico milanese di Brera. I giovani hanno indossato le caratteristiche magliette con su scritto «E adesso ammazzateci tutti». Presenti anche i rappresentanti di alcune associazioni antimafia lombarde, come «Qui Lecco Libera».

IL BOSS MALATO – «Non posso sopportare lo stress del viaggio e dell’udienza, prima della seduta di dialisi a cui mi devo sottoporre», ha scritto il boss Pino Neri in una comunicazione ai giudici, giustificando così l’assenza alla prima udienza. In aula, dei 39 imputati, ce n’erano più di una trentina presenti nelle gabbie, tra cui l’ex direttore della Asl di Pavia Carlo Chiriaco, l’ex carabiniere Michele Berlingieri, Ivano Perego imprenditore milanese della Perego Strade e Vincenzo Novella, figlio del boss Carmelo Novella, ucciso nel 2008. Il legale di Pino Neri ha chiesto ai giudici di poter «regolare» il calendario delle udienze con la necessità del presunto boss, ora ai domiciliari per motivi di salute, di sottoporsi a sedute di dialisi e perciò ha anche chiesto che l’imputato possa fare la dialisi a Pavia e non a Voghera. I giudici hanno spiegato che decideranno dopo aver valutato le richieste di accusa e difesa sul punto. Il processo è stato aggiornato al prossimo 14 giugno nell’aula bunker di via Ucelli di Nemi. I giudici hanno fissato anche altre udienze per il 23 e il 30 giugno e per il 7, 12 e 19 luglio. Il presidente Balzarotti ha spiegato che deciderà nelle prossime udienze sulle «numerose richieste delle televisioni per le riprese del dibattimento».

REGIONE LOMBARDIA NO PARTE CIVILE – La Regione Calabria ha intenzione di costituirsi parte civile nel processo, come ha dichiarato l’avvocato della Calabria, Luigi Gullo, che si è stupito con i cronisti per l’assenza della Regione Lombardia nel dibattimento: «Ma come, la Lombardia non si costituisce? In Calabria è assolutamente routine nei processi di ’ndrangheta, è prassi da sempre e negli anni la Regione ha ricavato anche milioni di euro come risarcimento per i danni subiti». Si sono presentati come «persone offese» che intendono costituirsi parti civili gli avvocati di due soli Comuni lombardi, quello di Bollate, nel Milanese, e quello di Pavia. Tra le «persone offese» dai reati il procuratore aggiunto Ilda Bocassini e il pm Alessandra Dolci, che erano presenti in aula, hanno indicato anche la Banca d’Italia, ma la notifica del decreto che ha disposto il processo è arrivata all’Avvocatura dello Stato invece che all’ufficio legale di Banca d’Italia. Dunque, la notifica verrà effettuata nuovamente e nella prossima udienza i legali di Banca d’Italia potranno decidere di presentarsi per chiedere di essere parte civile nel processo.

‘Ndrangheta, maxiprocesso per 174 “Le vittime del racket non denunciano”

Annunciata per domani la richiesta di giudizio immediato. Il pm Boccassini: “Gli imprenditori non dicono di essere vittime di episodi di estorsione e usura. Adesso dobbiamo capire perché”

Sono 174 le richieste di giudizio immediato che la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano inoltrerà domani nei confronti di altrettante persone arrestate lo scorso luglio nel corso della maxi operazione che ha decapitato i vertici della ‘ndrangheta in Lombardia. Lo ha annunciato il procuratore Ilda Boccassini durante un incontro con i giornalisti, al quale hanno partecipato anche i procuratori della Repubblica di Milano e Reggio Calabria, Edmondo Bruti Liberati e Giuseppe Pignatone, i procuratori aggiunti reggini Michele Prestipino e Nicola Gratteri e due esponenti della Direzione nazionale antimafia.

L’elezione del capo al Nord L’incontro nella struttura della Regione Lombardia La Moratti ad Annozero: la mafia a Milano non esiste

“Nonostante l’operazione di luglio contro la ‘ndrangheta – ha dichiarato la Boccassini – che ha dimostrato la presenza nel Nord della criminalità mafiosa, gli imprenditori non denunciano estorsioni e usura. A noi continua a non arrivare nulla”. Neppure le associazioni di categoria sembrano essere di aiuto alla magistratura sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Diversamente da quanto avvenuto a Palermo, dove Confindustria ha fornito un apporto decisivo per far emergere il fenomeno del racket, “né a Milano né a Reggio Calabria – ha detto il pm – ci sono esperienze simili”. Boccassini ha rimarcato che “in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, è molto più facile per la criminalità agganciare chi è in difficoltà”. Dalla notifica del decreto che viene disposto dal giudice per le indagini preliminari, gli imputati hanno 15 giorni di tempo per accedere a riti alternativi.

La richiesta di giudizio immediato, con cui si salta la fase dell’udienza preliminare, riguarda fra gli altri il presunto boss della ‘ndrangheta in Lombardia, Giuseppe ‘Pinò Neri, e Pasquale Zappia, che avrebbero diretto la cupola lombarda dopo la morte del boss Carmelo Novella. Fra gli arrestati per cui è stato chiesto il rito immediato ci sono i numerosi boss delle 15 ‘locali’ sparse tra Milano, la Brianza, il Comasco e Pavia, che sono state individuate dagli inquirenti con l’operazione Infinito-Crimine. Tra gli imputati c’è anche l’ex direttore sanitario della Asl di Pavia, Carlo Chiriaco, ritenuto dagli investigatori una “figura emblematica” della infiltrazione delle cosche nel mondo istituzionale.

Invece, come ha spiegato Boccassini, le posizioni degli indagati per l’omicidio del boss Novella, avvenuto nel 2008, sono state stralciate e per loro si procederà con la chiusura delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio. Come ha spiegato il procuratore della Repubblica Pignatone, invece, la parte dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio verrà probabilmente chiusa a gennaio con il deposito degli atti e la richiesta di rinvio a giudizio. “Il ramo reggino è più indietro – ha spiegato Pignatone – anche per problemi di organizzazione delle risorse”. Gli esponenti delle due procure antimafia hanno voluto rimarcare l’unità del lavoro tra inquirenti e investigatori milanesi e calabresi e la collaborazione che c’è stata e che sta proseguendo.

‘ndrangheta, una Cadillac e una Triumph fra i beni sequestrati all’ex manager Asl

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Operazione della Dia a carico dell’ex direttore generale dell’azienda sanitaria pavese Chiriaco
Nel mirino anche quote societarie, conti correnti, immobili. Giorni fa un nuovo ordine di arresto

Quote societarie, conti correnti, immobili, lotti di terreno edificabili, due prestigiose autovetture (una Cadillac e una Triumph), per un valore complessivo di circa un milione di euro, tutti riconducibili all’ex direttore della Asl pavese Carlo Chiriaco sono stati sequestrati dagli agenti della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Milano. Il provvedimento “preventivo d’urgenza” è stato disposto dalla Procura milanese.

Chiriaco, arrestato nel corso del maxiblitz contro l’ndrangheta del 13 luglio scorso, è stato raggiunto in carcere anche da un nuova ordinanza di custodia cautelare in relazione a un concorso in turbativa d’asta per l’assegnazione in diritto di superficie di un lotto del piano di zona per l’edilizia economica e popolare a Borgarello, che il 21 ottobre scorso aveva portato all’arresto del sindaco del piccolo comune del Pavese, il 41enne palermitano Giovanni Valdes, del vicedirettore generale del Credito cooperativo di Binasco (Milano), il 46enne milanese Alfredo Introini, e dell’imprenditore immobiliare di origini pugliesi Salvatore Paolillo, 55 anni.

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