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Malpensa, Busto, Varese: le nuove terre di ndrangheta al Nord

Fonte: www.corriere.it

Affari, sangue, morte e intimidazioni agli imprenditori che non cedono – di Ruben H Oliva

Tra paura e omertà nel cuore industriale della Lombardia. La storia di Pasquale “ Nunzio” Novella, il boss che volle creare la ndrangheta lombarda e fu punito insieme ai suoi uomini di fiducia con la morte, ucciso dai Killer della ndrina calabrese di origine.

16 dicembre 2011 (modifica il 18 dicembre 2011)

Bad Boys: le mani della ‘Ndrangheta al Nord

Fonte: StampoAntimafioso

Di Ester Castano

Due del pomeriggio del 15 luglio 2008, San Vittore Olona in provincia di Milano. Carmelo Novella detto ‘compare Nuzzo’ sta bevendo un caffè fra i tavolini rossi del Circolo degli ex combattenti e reduci, a pochi passi dalla scuola elementare. Entrano due killer a volto coperto e gli sparano tre colpi di pistola in pieno viso, uno al braccio, senza lasciargli scampo. L’uomo, 58enne con un passato di armi, droga e galera, rimane ucciso sul colpo. 27 settembre dello stesso anno, San Giorgio su Legnano: squilla il telefono della caserma dei Carabinieri. Una voce maschile informa che nei pressi del cimitero si trova un corpo apparentemente privo di vita: un foro di pistola gli ha attraversato il volto, dalla bocca è arrivato alla nuca. Si tratta del 34enne Cataldo Aloisio, arrestato nel 2000 perché ritenuto vicino alla ‘ndrina di Cirò Marina. Servivano due omicidi, decisi in Calabria dai boss della ‘ndrangheta ed eseguiti in Padania, per aprire gli occhi ai cittadini delle due più industrializzate città del Nord: la prima, Milano, capoluogo lombardo; la seconda, Varese, ‘verde’ città del carroccio. Mani invisibili all’opinione pubblica, ma ben conosciute da commercianti e imprenditori della zona: usura, intimidazione, truffa, rapina a mano armata, delitti di estorsione, violenze private, lesioni rivolte ad esercizi commerciali pubblici, bar e locali notturni. Mani che dall’anno 2000 si sono appropriate del territorio monopolizzando interi settori produttivi. Motivo per cui, grazie alle indagini effettuate principalmente mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, si è arrivati ai 54 soggetti indagati e 43 capi di imputazione del processo Bad Boys i cui protagonisti spesso si intrecciano con quelli di Infinito. Alcuni nomi sono addirittura gli stessi. Fra i più in evidenza spiccano Vincenzo Rispoli, De Castro Emanuele, Mancuso Luigi, Esposito Antonio, i fratelli Filippelli, Rienzi Pasquale, Laface Giorgio, Ciancio Nicola: calabresi, palermitani e lombardi. “Enzo – Vincenzo Rispoli, ndr – è una potenza qui in Lombardia. Fa così con le dita e si muovono duemila persone. Si girano e corrono”. Lo dice, parlando al telefono non sapendo di essere ascoltato dai magistrati, Fabio Zocchi, anche lui fra i ‘cattivi ragazzi’ indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso denominata ‘Locale di Legnano – Lonate Pozzolo.

Nell’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere (artt. 285 e 292 c.p.p) si legge che “gli affiliati han fatto uso della forza di intimidazione del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e di omertà, realizzate attraverso la ‘fama’ di violenza e di potenzialità sopraffatrice del vertice della cosca alleata e/o collegata dei ‘FARAO-MARINCOLA’, dominante il ‘Locale di Cirò’, nonché attraverso il sistematico ricorso all’uso di violenza e minaccia culminate in gravissimi delitti contro la persona, realizzati con modalità esecutive spettacolari anche nei confronti di appartenenti alla stessa organizzazione, tale da indurre le vittime a non denunciare i fatti alle autorità e a non collaborare con le forze dell’ordine, imponendo tra gli associati regole inderogabili come il pagamento di quote sui ricavi di azioni delittuose e una sorta di sistema di mutuo soccorso diretto ad assicurare il sostentamento dei sodali anche in caso di morte e detenzione”.

La sentenza di Bad Boys, procedimento iniziato il 9 giugno 2010, è stata pronunciata lunedì 4 luglio 2011, poco più di un anno dopo, nelle aule del tribunale di Busto Arsizio (VA). Per quindici imputati la condanna di primo grado del processo con rito ordinario: 12 condanne, 3 assoluzioni. Condanne che vanno da un minimo di due a un massimo di undici, per un totale di 80 anni e la confisca di oltre 200 mila euro in disponibilità degli imputati.

Il crollo del teorema della calabresità

Fonte: http://www.varesenews.it

Durante il processo si è parlato di calabresi ottusi e di cene allegre, di pentiti bugiardi e conversazioni spavalde al telefono ma i giudici non hanno dimenticato i morti lasciati sul terreno e il clima di paura che comincia a sciogliersi

Non erano cene tra amici e parenti ma summit di ‘ndranghetaCarmelo Novella non è stato ucciso perchè ha rifiutato un vasetto di ‘nduja a saldo di una prestazione.  Giuseppe Russo , Alfonso Cataldo Murano non si sono sparati da soli (anche se per nessuno di loro non è stato ancora trovato il colpevole). La linea delle difese, che voleva far passare l’idea che, in fondo, si trattava di spavalderie al telefono, di voci un po’ troppo sopra le righe e di comportamenti tipici dell’arretratezza culturale dei calabresi non ha trovat riscontro nei giudici. Il faldone dell’indagine Bad Boys, le confessioni di Antonino Belnome (l’assassino di Novella condannato a 11 anni), le parole di Augusto Agostino hanno aperto un vaso di Pandora che nessun avvocato poteva ignorare. In aula ne sono passati tanti e alcuni hanno sicuramente portato argomentazioni serie e ben costruite. Forse non tutte le estorsioni e le usure contestate erano tali, magari qualche intercettazione poteva anche essere stata male interpretata e qualche pentito non ha detto tutta la verità ma asserire che a Legnano e Lonate Pozzolo c’era solo un allegra combriccola di frequentatori di ristoranti con il vizio della minaccia telefonica era oggettivamente troppo. 

Lonate Pozzolo era (e in una zona in particolare la situazione non è cambiata molto) una città sotto assedio di personaggi che imponevano un regime di paura e soggezione. Qualcosa sta cambiando, i ragazzi di “Ammazzateci Tutti” hanno incontrato il plauso di molti cittadini lo scorso venerdì quando sono andati a volantinare al mercato per pubblicizzare lo spettacolo di Giulio Cavalli previsto per il 9 luglio in piazza Sant’Ambrogio alle 21. Il consiglio comunale ha creato il gruppo per la legalità che sta organizzando diverse iniziative, tra le quali quella con Cavalli e l’associazione. Qualcosa sta cambiando nella società civile ma, come al solito, la politica (o almeno una parte di essa) non la segue con altrettanta velocità. Forse qualcuno doveva farsi da parte già tempo fa, anche solo per aver collaborato con persone che oggi hanno condanne sulle spalle, ma questo non è avvenuto. Ora non è tempo di voltare pagina a Lonate (come a Legnano dove la politica non ne parla neanche) ma è giunto il momento di denunciare le infiltrazioni e chi le ha permesse.

‘Ndrangheta: omicidio Carmelo Novella, condanna a 11 anni

Fonte: http://www.antimafiaduemila.com

20 giugno 2011

Milano. Nel luglio del 2008 Carmelo Novella, il ‘capo dei capi’ delle cosche dalla ‘ndrangheta in Lombardia, venne ucciso in un bar nel milanese, perchè voleva rendere autonome le ‘locali’ lombarde dalla ‘casa madre’ calabrese. Oggi per quell’omicidio, che sta alla base della maxi-operazione ‘Infinito’ della Dda di Milano del luglio 2010, è stato condannato a 11 anni e 6 mesi di reclusione Antonino Belnome e altre due persone sono state rinviate a giudizio dal gip di Milano Claudio Castelli. Belnome, pentito che ha collaborato con gli inquirenti, era ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio avvenuto il 14 luglio del 2008 a San Vittore Olona, nel milanese. Gli altri due imputati, per cui il processo comincerà il prossimo 28 febbraio davanti alla corte d’Assise di Milano, sono Vincenzo Gallace, accusato di essere il mandante, e Giuseppe Amedeo Tedesco, che avrebbe fatto da basista. Tutti e tre erano stati arrestati nel luglio del 2010 nell’ambito del maxi-blitz Infinito della Dda di Milano, guidata da Ilda Boccassini, che aveva portato in carcere oltre 1790 presunti affiliati alla ‘ndrangheta in Lombardia. Il procedimento per l’omicidio Novella era stato stralciato da quello principale, ancora in corso e per cui 119 persone sono a processo con rito abbreviato e più di una trentina con rito ordinario. Carmelo Novella, 60 anni, venne ucciso quando era seduto al tavolino di un bar con due colpi di pistola al volto. In quel periodo, come hanno ricostruito le indagini della Dda, era il capo della Provincia ‘lombardà, la struttura di vertice della ‘ndrangheta in Lombardia. Secondo l’accusa, l’uomo venne ammazzato perchè aveva in mente un progetto per rendere autonome le cosche lombarde dalla mafia calabrese. Belnome e Tedesco erano accusati anche di associazione mafiosa, ricettazione e porto d’armi, mentre Gallace rispondeva del solo omicidio. Nel procedimento si sono costituiti parti civili, ottenendo un risarcimento, anche i comuni di Seregno e Giussano. Stando alle indagini, infatti, Belnome sarebbe stato il capo della ‘localè di Giussano e poi ha collaborato con gli inquirenti. Una collaborazione che lo scorso aprile ha portato a 19 arresti per quattro omicidi, compreso quello di Novella per cui sono tuttora indagate altre persone, avvenuti in Lombardia tra il 2008 e il 2010.

ANSA

Omicidio Novella, rinviati a giudizio in tre

Fonte: http://www.varesenews.it

Per l’uccisione del boss, freddato nel 2008 in un bar di San Vittore Olona, andranno a processo Vincenzo Gallace, Giuseppe Tedesco e Antonino Belnome

Chiusa la prima parte dell’inchiesta sull’omicidio di Carmelo Novella, ucciso il 14 luglio 2008 a San Vittore Olona perché, come capo della «Provincia» lombarda, l’organismo che riuniva tutte le locali di ‘ndrangheta in Lombardia, voleva la scissione dalle cosche calabresi. La procura ha già chiesto il rinvio a giudizio per tre delle persone ritenute coinvolte nella sua esecuzione. Si tratta di Vincenzo Gallace, ritenuto uno dei mandanti; Antonino Belnome, uno degli esecutori materiali; e Giuseppe Amedeo Tedesco, che avrebbe avuto un ruolo come basista. Erano stati tutti arrestati il 13 luglio scorso nell’ambito della maxi operazione che con 300 arresti ha smantellato la ‘ndrangheta in Lombardia e per loro l’udienza preliminare è fissata per il 20 giugno davanti al giudice per le indagini preliminari Claudio Castelli. Sono accusati di omicidio premeditato con l’aggravante mafiosa. Belnome, nel frattempo diventato collaboratore di giustizia, ha poi snocciolato altri nomi di 19 persone che sono state arrestate lo scorso aprile perché avrebbero avuto un ruolo – come mandanti, come esecutori, come fiancheggiatori, o come basisti – nell’omicidio Novella e in altri tre omicidi commessi nell’ambito delle guerre interne alla ‘ndrangheta per il predominio sul territorio e come ritorsione per i fatti di sangue.

Si tratta dell’omicidio di Rocco Cristello, avvenuto il 27 marzo 2008 a Verano Brianza; di quello di Antonio Tedesco, ucciso il 27 aprile 2009 a Bregano, il cui corpo è stato trovato mummificato sotto due metri di calce e terra in un maneggio (è stato riconosciuto da una catena d’oro e si attende la prova del dna); e di quello di Rocco Stagno, fratello del più potente Antonio Stagno, avvenuto il 29 marzo 2010 in un cascinale a Bernate Ticino, il cui cadavere invece non è ancora stato trovato. Secondo le dichiarazioni del pentito, l’omicidio di Novella sarebbe stato ordinato insieme a Gallace anche da Cosimo Leuzzi e da Andrea Ruga, nel frattempo morto, e vi avrebbero concorso anche Michael Panaija, Antonio Carnovale, Cristian Silvagna e Luigi Tarantino. Per loro l’inchiesta è ancora aperta.

‘Ndrangheta, la difesa chiede l’assoluzione di Rispoli

Fonte: http://www.varesenews.it

Secondo il suo legale non avrebbe fatto parte di nessuna associazione mafiosa e sarebbe colpevole solo di essere imparentato con alcuni esponenti cirotani dell’organizzazione mafiosa. Minimizzate le intercettazioni

«A Vincenzo Rispoli (foto a sin.) possiamo attribuire solo il fatto di essere imparentato con persone che hanno processi per ‘ndrangheta ma lui non ne ha mai fatto parte, potete chiedere a chiunque a Legnano». Nella lunga requisitoria di oggi, martedì, il legale Michele D’Agostino (foto sotto) ha parlato di un processo che lo vede imputato in qualità di capo della locale di ‘ndrangheta Legnano-Lonate Pozzolo solo sulla base di «spunti investigativi privi di qualsiasi approfondimento». Rispoli non sarebbe, dunque, quel capo che «se schiocca le dita fa muovere duemila persone dietro di sè» – come dice in un’intercettazione Fabio Zocchi, altro imputato a processo, ma un semplice commerciante che nulla a che vedere con estorsioni, usura, minacce e violenze e così le parole di Zocchi, secondo D’Agostino, «quelle parole che fecero tanto clamore sui giornali sarebbero più quelle di uno “zanza” che cerca di spaventare e impressionare la persona che ha davanti», piuttosto che una pura e semplice ammissione dell’esistenza di una organizzazione criminale al cui vertice ci sarebbe Rispoli. Secondo il legale lo si dedurrebbe dall’intercettazione successiva nella quale Zocchi, parlando con Nicodemo Filippelli, dice «ho fatto un discorsone con tutto il cappello introduttivo, gli ho raccontato cazzate per avere soldi».

Certamente pilotate secondo la difesa appaiono alcune rivelazioni di pentiti che parlano dell’esistenza del locale di ‘ndrangheta già dal 1985 e dalle quali prendono le mosse le indagini della Dda. Secondo D’Agostino il pentito Angelo Cortese dice di aver fondato il locale di ‘ndrangheta insieme a Carmelo Novella e un giovanissimo Vincenzo Rispoli ma non c’è alcun riscontro del fatto che Cortese fosse tra i fondatori, Antonino Cuzzola parla di Rispoli in una sola occasione risalente al ’93, Ferracane sbaglia tutta una serie di riferimenti riguardo a Rispoli scambiandolo per un’altra persona, Di Diego e Scaglione citano Rispoli e si spalleggiano a vicenda per fini poco chiari.

Riguardo alle estorsioni a Rispoli viene contestata quella ai danni di un agente immobiliare. Secondo D’Agostino si indica Rispoli in qualità di promotore dell’estorsione e non vi è nessun altro riferimento se non una nota redatta da un carabiniere che ha raccolto la storia di questo agente immobiliare senza che questo abbia mai confermato questa versione: «Si dice che Rispoli è il promotore per la proprietà transitiva» – conclude D’Agostino. Stessa linea difensiva su un’altra estorsione. Infine c’è il favoreggiamento della latitanza di Silvio Farao, fratello della moglie di Rispoli, il quale ha partecipato al cosiddetto summit al crossodromo di Cardano al Campo: «Si accusa Rispoli di favoreggiamento della latitanza di Silvio Farao solo perché lo ha salutato in modo familiare in quell’occasione – spiega D’Agostino – tanto è vero che Farao arriva al crossodromo e se ne va a bordo di una vettura guidata da altre persone». Solo un saluto tra parenti, dunque, senza nessun elemento che possa far pensare ad un favoreggiamento: «Già il vincolo parentale dovrebbe togliere il dubbio – conclude D’Agostino – ma non emergono atti che possano far pensare alla volontà del Rispoli di nascondere la sua presenza». Per lui, dunque, D’Agostino ha chiesto la piena assoluzione per non aver commesso il fatto o perchè il fatto non sussiste. Ora la decisione passa nelle mani del collegio giudicante presieduto dal giudice Toni Adet Novik e da Maria Greca Zoncu e Patrizia Nobile. La sentenza è prevista per il 4 luglio.

Operazione «Infinito», al via il maxi processo contro la ‘ndrangheta

Fonte: http://www.milano.corriere.it

Una trentina gli imputati nelle gabbie. Il boss Pino Neri assente: «Ho la dialisi». Assente la Regione Lombardia

MILANO – E’ cominciato mercoledì mattina a Milano il processo alle cosche della ‘ndrangheta colpite nel luglio scorso alla maxi operazione «Infinito», che ha portato a oltre 170 arresti nella sola Lombardia. Tra i 39 imputati che hanno scelto il rito ordinario (altri 119 verranno giudicati con il rito abbreviato a partire dal prossimo 9 giugno), c’è anche l’ex direttore della Asl di Pavia, Carlo Chiriaco: secondo l’accusa, sarebbe stato un elemento di raccordo tra i boss della ‘ndrangheta e alcuni esponenti politici. Prima dell’inizio del processo le telecamere della Rai sono state allontanate: nessun operatore ha potuto riprendere quanto accaduto in aula. In tribunale sono arrivati, per assistere al processo, anche i giovani dell’associazione «Ammazzateci tutti». Assieme ai giovani esponenti dell’associazione, presieduta in Lombardia da Massimo Brugnone, in aula anche i ragazzi del liceo artistico milanese di Brera. I giovani hanno indossato le caratteristiche magliette con su scritto «E adesso ammazzateci tutti». Presenti anche i rappresentanti di alcune associazioni antimafia lombarde, come «Qui Lecco Libera».

IL BOSS MALATO – «Non posso sopportare lo stress del viaggio e dell’udienza, prima della seduta di dialisi a cui mi devo sottoporre», ha scritto il boss Pino Neri in una comunicazione ai giudici, giustificando così l’assenza alla prima udienza. In aula, dei 39 imputati, ce n’erano più di una trentina presenti nelle gabbie, tra cui l’ex direttore della Asl di Pavia Carlo Chiriaco, l’ex carabiniere Michele Berlingieri, Ivano Perego imprenditore milanese della Perego Strade e Vincenzo Novella, figlio del boss Carmelo Novella, ucciso nel 2008. Il legale di Pino Neri ha chiesto ai giudici di poter «regolare» il calendario delle udienze con la necessità del presunto boss, ora ai domiciliari per motivi di salute, di sottoporsi a sedute di dialisi e perciò ha anche chiesto che l’imputato possa fare la dialisi a Pavia e non a Voghera. I giudici hanno spiegato che decideranno dopo aver valutato le richieste di accusa e difesa sul punto. Il processo è stato aggiornato al prossimo 14 giugno nell’aula bunker di via Ucelli di Nemi. I giudici hanno fissato anche altre udienze per il 23 e il 30 giugno e per il 7, 12 e 19 luglio. Il presidente Balzarotti ha spiegato che deciderà nelle prossime udienze sulle «numerose richieste delle televisioni per le riprese del dibattimento».

REGIONE LOMBARDIA NO PARTE CIVILE – La Regione Calabria ha intenzione di costituirsi parte civile nel processo, come ha dichiarato l’avvocato della Calabria, Luigi Gullo, che si è stupito con i cronisti per l’assenza della Regione Lombardia nel dibattimento: «Ma come, la Lombardia non si costituisce? In Calabria è assolutamente routine nei processi di ’ndrangheta, è prassi da sempre e negli anni la Regione ha ricavato anche milioni di euro come risarcimento per i danni subiti». Si sono presentati come «persone offese» che intendono costituirsi parti civili gli avvocati di due soli Comuni lombardi, quello di Bollate, nel Milanese, e quello di Pavia. Tra le «persone offese» dai reati il procuratore aggiunto Ilda Bocassini e il pm Alessandra Dolci, che erano presenti in aula, hanno indicato anche la Banca d’Italia, ma la notifica del decreto che ha disposto il processo è arrivata all’Avvocatura dello Stato invece che all’ufficio legale di Banca d’Italia. Dunque, la notifica verrà effettuata nuovamente e nella prossima udienza i legali di Banca d’Italia potranno decidere di presentarsi per chiedere di essere parte civile nel processo.

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