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‘ndrangheta, arrestati i rampolli dei clan “Sono le nuove leve dei Barbaro-Pangallo”

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Le 16 ordinanze di custodia cautelare hanno colpito in gra parte ventenni dai cognomi pesanti che operavano a sud di Milano: da Buccinasco a Corsico, da Cesano Boscone a Casorate Primo

Per dare inizio alla loro carriera criminale di rampolli delle famiglie della ‘ndrangheta, ormai insediate stabilmente nel Milanese, avevano organizzato un traffico di cocaina, scegliendo dunque il business più fruttuoso per la mafia calabrese, ormai leader mondiale del narcotraffico. Questi giovani, in gran parte ventenni e dai cognomi che pesano nel ghota mafioso, sono finiti in carcere nell’ambito di un’operazione condotta dalla squadra mobile di Milano e coordinata dalla Dda, che ha stroncato un traffico di droga.

La base erano i comuni a sud del capoluogo lombardo, da Buccinasco a Corsico, da Cesano Boscone a Casorate Primo, luoghi dove sono insediate ormai da anni le cosche, che si sono infiltrate soprattutto nei settori dell’edilizia e del movimento terra. A Corsico, per esempio, come ha documentato la maxioperazione ‘Infinito’ del luglio scorso che ha portato a 180 arresti in Lombardia, era stato costituito un locale di ‘ndrangheta con a capo quel Pasquale Zappia che, prima di finire in manette, era stato da poco messo al vertice della cupola lombarda.

I 16 arresti, firmati dal gip milanese Gaetano Brusa su richiesta del pm Alessandra Dolci, hanno invece colpito in particolare le famiglie Barbaro e Pangallo, originarie di Platì (Reggio Calabria). La prima era già rimasta coinvolta, dal luglio del 2008 in poi, in due operazioni della Dda di Milano, la ‘Cerberus’ e la ‘Parco Sud’, citate anche nell’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia come esempio di infiltrazione mafiosa nell’ambito imprenditoriale ed economico milanese. Alcuni esponenti dei Pangallo, invece, erano stati arrestati nel maggio 2009 per una grande truffa legata all’accensione di falsi mutui.

Proprio da alcuni accertamenti connessi a quest’ultima indagine è scaturita l’inchiesta sul traffico di cocaina che ha portato in carcere, fra gli altri, Francesco Barbaro, 24 anni, nipote del boss Pasquale Barbaro. Gli investigatori hanno trovato nella sua camera 30mila euro in contanti nascosti dentro un cuscino. Francesco Barbaro sarebbe stato, secondo gli inquirenti, il capo del gruppo che aveva messo in piedi il traffico, fra il 2005 e il 2007, con un meccanismo a catena: la cocaina veniva comprata in grossi quantitativi da 1 o 2,5 chilogrammi da alcuni fornitori, che la importavano dall’estero, e poi rivenduta ad altre persone che la spacciavano al dettaglio ai consumatori.

Destinatari dell’ordinanza, fra gli altri, anche Antonio Pangallo, 24 anni; Rocco Santo Perre, 25 anni, braccio destro di Francesco Barbaro; Giuseppe Pangallo, 27 anni, e Domenico Barbaro, 37. Per tutti l’accusa è di detenzione e spaccio di droga.

Sgominato il caln Valle. Milano come Siderno. Manuale di impossessamento dell’Expo. Ma i lombardi non denunciano come i calabresi

Fonte: http://www.milanomafia.com

Operazione della Dda. In manette don Ciccio Valle e le famiglia di Cisliano. Tentavano di investire nell’Expo

Gli arrestati

In manette sono finiti:

VALLE Francesco nato a Reggio Calabria il 27.09.1937

VALLE Fortunato, nato a Reggio Calabria il 6.7.1962

VALLE Angela, nata a Reggio Calabria il 10.5.1964

VALLE Carmine nato a Reggio Calabria il 16.11.1979

LAMPADA Francesco, nato a Reggio Calabria il 27.03.1977

SPAGNUOLO Antonio Domenico, nato a Carbone (PZ) il 07.07.1957

CUSENZA Riccardo, nato a San Giovanni Rotondo (FG) l’1.04.1969

SARACENO Bruno Antonio, nato a Rho il 06.05.1958

FERRERI Maria Teresa, nata a Troia (FG) il 25.08.1956

PELLICANO’ Santo nato a Vigevano il 14.05.1986

VALLE Maria, nata a Vigevano il 16.01.1986.

RONCON Giuliano, nato a Vigevano il 09.01.1977

SPAGNUOLO Alessandro, Vigevano il 02.07.1977

MANDELLI Adolfo, nato a Vimercate 6.03.1961

TINO Giuseppe nato a Roma il 17.09.1960

Milano, 2 luglio 2010 – Una maxioperazione da 250 uomini e 2 anni di lavoro in stile Siderno, o Locri. Non sono iperboli giornalistiche queste, ma le parole precise del procuratore aggiunto di Milano Ilda Bocassini. “Bisogna mettersi in testa che un’operazione del genere poteva avvenire tranquillamente a San Luca.” Perché? “Abbiamo riscontrato il totale assoggettamento del tessuto sociale, degli imprenditori e dei commercianti coinvolti nelle estorsioni”. La maxioperazione ha infatti visto gli arresti per 15 appartenenti al clan dei Valle, legati a doppio filo alla ‘ndrina dei De Stefano, protagonista della faida degli anni Settanta con la potente famiglia Condello. I capi di imputazione sono associazione mafiosa, usura, estorsione, intestazione fittizia di beni. Una fortuna costruita dunque sull’usura. Centinaia gli imprenditori taglieggiati, per tassi di interesse che arrivavano al 20%, e somme prestate fino ai 250mila euro. Il patriarca, Francesco Valle, di 72 anni e i due figli Angela e Fortunato, di 46 e 47 anni, erano i vertici dell’organizzazione e, stando all’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Gip Gennari su richiesta del pm Boccassini, si occupavano di “erogare i prestiti in denaro alle vittime di usura, di concordare i tassi di interesse, di riscuotere gli interessi usurari attraverso attività di intimidazione, estorsive e violente; di effettuare gli investimenti in attività immobiliari, bar, ristoranti e di individuare i prestanome a cui intestare fittiziamente gli esercizi commerciali e le quote societarie”. Insieme ai tre vertici sono stati arrestati Carmine Valle, Maria Valle, Francesco Lampada, Antonio Domenico Spagnuolo, Alessandro Spagnuolo, Giuseppe Tino, Adolfo Mandelli, Riccardo Cosenza, Bruno Antonio Saraceno, Maria Teresa Ferreri, Santo Pellicano e Giuliano Roncon. E oltre agli arresti sono arrivati i sequestri di 138 immobili, conti correnti e società (i proventi delle estorsioni avevano consentito l’apertura di 15 società), beni per un valore di circa 8 milioni. Gli immobili sequestrati si trovano, oltre che a Milano, a Bareggio, a Cisliano, a Trezzano sul Naviglio, a Rho, a Settimo Milanese, a Como, a Cesano Boscone.

La base operativa era la villa bunker nominata “La Masseria”, dal nome del lussuoso ristorante con tanto di sito web, piscina e palme, situata in via per Cusago al 2, a Cisliano, piccolo paese nelle vicinanze di Milano. Al di sopra del ristorante abitavano 6 membri del clan che sono stati arrestati. Luogo protetto da decine di telecamere, sensori e allarmi, oltre che cani da guardia, e una stanza di controllo monitorata 24 ore su 24 dai luogotenenti del boss Francesco Valle. Era nella “Masseria” che avvenivano i pestaggi agli imprenditori taglieggiati. “Punirne uno per educarne cento”, ha detto il pm Bocassini. Perché infatti gli uomini dei Valle convocavano molti estorti e ne pestavano uno, a dimostrazione. Questi alcuni stralci di intercettazioni contenuti nell’ordinanza, che con piacere pubblichiamo. “Come andiamo?” dice uno degli imprenditori al telefono con un altro. “Andiamo malissimo, Paolo! Come vuoi che andiamo?! Come vuoi che andiamo? C’ho ancora i segni addosso. Anzi, tra un po’ ci saranno altri grossi casini!” E poi prosegue “:Ho lasciato 250mila euro di debiti, pensa un po’ te! 250 mila euro di debiti!” E ancora “Guarda, io non sto esagerando! Perché qualcuno lo sa già quello che sto dicendo. Ma io non so neanche se mi fanno fare natale!! Perché adesso sai quant’è passato? Un anno e tre mesi che io devo i soldi!” […] “Mi prenderanno la casa, tutto!! Già c’hanno il compromesso in mano! Non lo stanno usando, perché sono intelligenti! Però, fino a quando saranno intelligenti? Capito? Tutto regolare, eh! Compromesso già firmato, eccetera, no? Quello lo fanno figurare come anticipo versato, hai capito?”

Altra abitazione bunker, la villa privata del patriarca, a Bareggio in via Aosta, protetta anch’essa da telecamere e cani rotweiler. Ma l’immobile che invece veniva considerato la “cassaforte” del clan, dove venivano versati i proventi di tutte le attività di videopoker in cui anche – oltre alla ristorazione, locali, edilizia – venivano ripuliti i denari derivanti dalle estorsioni e dalle usure, e questo è situato in una zona semicentrale di Milano, in via Carlo Dolci, zona in cui anche avvenivano i taglieggiamenti. Ma la cosa fondamentale la dice ancora il pm Bocassini, quando spiega che la ‘ndrina operava su base familiare, esattamente con le stesse metodologie della Casa madre calabra. “La cosa che deve fare riflettere” dice “è il completo controllo del territorio.” Anche la dottoressa Falcicchia della Squadra Mobile lo sottolinea, quando dice che nel territorio attorno al bunker c’era un vero e proprio appostamento di vedette che in un’occasione si sono spinte a inseguire l’auto del poliziotto in borghese fino al centro di Milano, per poi fermarlo e chiedergli il motivo per cui fosse passato più volte sotto “La Masseria”. Inoltre, in uno dei passaggi dell’ordinanza c’è scritta chiara e tonda la strategia di impossessamento dei lavori che verranno per l’Expo: “La totale condivisione di interessi tra Adolfo Mandelli (imprenditore del campo immobiliare, tra gli arrestati) e i Valle emerge anche in data 23 gennaio 2009, quando Valle ha contattato Mandelli per avvisarlo di aver ottenuto dal Comune di Pero le licenze per aprire un ‘mini casinò’, una discoteca ed anche attività di ristorazione, in quanto in quella zona il Comune, in virtù del prossimo Expo, aveva intenzione di riqualificare l’area. Tutto ciò è avvenuto anche grazie all’amicizia con Davide Valia (assessore comunale a Pero)”. In un’intercettazione Mandelli dice: «Minchia, meglio di Davide che è a Pero… cosa dobbiamo avere?». Dalle intercettazioni, si legge ancora nell’ordinanza, «è emerso inequivocabilmente che la licenza per il mini casinò è stata ottenuta anche grazie all’interessamento del politico, il quale si adopera pure per altri favori». E in un’informativa della Mobile di Milano si afferma che Valia «si prodigò per far ottenere» a Fortunato Valle «le autorizzazioni per l’avvio di esercizi pubblici e a metterlo in contatto con altri amministratori locali di altri Comuni da lui conosciuti per favorirlo nei suoi affari».

“E’ preoccupante” conclude la Boccassini. “O si sta con lo Stato, o contro lo Stato. La procura sarà durissima. Nei casi borderline, dove non si capisce bene il ruolo delle vittime, la magistratura sarà molto rigida. Quando c’è connivenza la linea della Procura sarà durissima. Non si possono avere alibi.” Delle centinaia di imprenditori lombardi esorti, infatti, neppure uno ha denunciato qualcosa. Le indagini sono state quindi ancora più difficili, potendosi basare esclusivamente sulle intercettazioni ambientali e telefoniche. (g.cat.)

Usura e racket, scacco alla ‘ndrangheta Maroni: «Infiltrazioni intorno a Expo»

Fonte: http://milano.corriere.it

MAXI OPERAZIONE COORDINATA DALLA DDA DI MILANO. COINVOLTO ANCHE UN ASSESSORE DI PERO

Arrestati 15 membri del clan Valle. I pestaggi dei debitori nella tenuta-bunker «La Masseria» di Cisliano. Il pm Boccassini: nessuna denuncia, pericolo di connivenze

MILANO – I boss calabresi avevano messo radici molto profonde in Lombardia. Tenevano in pugno centinaia di piccoli imprenditori, strozzati dalla crisi e dai debiti, e negli anni avevano messo in piedi un grosso giro di usura e racket nel campo degli immobili. Con il potere del terrore e della violenza (i pestaggi avvenivano in una loro tenuta di Cisliano), ma anche con quello del denaro e delle amicizie influenti (coinvolto anche un assessore del Comune di Pero). E nessuno li denunciava, tanto che in parecchi casi «borderline» si fa fatica a distinguere tra le vittime e i conniventi con il racket. Un’indagine durata due anni, coordinata dal pm di Ilda Boccassini con il coinvolgimento di 16 questure in tutta Italia, ha portato giovedì mattina a un’operazione della Squadra mobile di Milano con l’arresto di 15 persone che fanno capo alla famiglia Valle, legata alla famigerata ‘ndrina dei De Stefano. Secondo il ministro dell’Interno Roberto Maroni, si tratta della prima operazione mirata contro infiltrazioni nell’ambito dell’Expo. Il pm Boccassini ha sottolineato che, a differenza di quanto accade al Sud, a Milano l’indagine non è stata originata da alcuna denuncia, e ha annunciato linea dura contro le connivenze: «Sono tantissime le vittime, ma nessuno ha denunciato. Nel Sud c’è una speranza, nel Nord non c’è la disponibilità a usare lo strumento della denuncia».

IL CLAN – Il capo dell’organizzazione è stato individuato nel 72enne Francesco Valle che, insieme con i figli Angela (46) e Fortunato (47), si occupava di «erogare i prestiti in denaro alle vittime di usura, di concordare i tassi di interesse, di riscuotere gli interessi usurari attraverso attività di intimidazione, estorsive e violente; di effettuare gli investimenti in attività immobiliari, bar, ristoranti e di individuare i prestanome a cui intestare fittiziamente gli esercizi commerciali e le quote societarie». La famiglia Valle è riconducibile al clan De Stefano, un gruppo criminale che ha fatto la storia della ‘ndrangheta calabrese, attivo a Milano fin dagli anni Settanta. La guerra di mafia contro i Condello e gli Imerti negli anni ’80 ha provocato centinaia di morti. Il clan Valle si è trasferito in Lombardia negli anni Settanta, appunto in seguito alla faida a Reggio Calabria. Fino agli anni Novanta, hanno spiegato gli inquirenti, i Valle si erano radicati nel Pavese, per poi allargare il loro territorio fino all’hinterland Sud-Ovest di Milano. Nella morsa della famiglia calabrese sarebbero cadute, secondo gli investigatori, decine di imprenditori e artigiani anche se al momento sono state cinque le vittime accertate di usura e 17 i casi di prestito abusivo di denaro. Il tasso di interessi con cui venivano prestati i soldi a imprenditori e negozianti in difficoltà economiche era del 20% e le somme prestate variavano dai 20 mila ai 250 mila euro.

PICCHIATI DAVANTI AGLI ALTRI – Le intercettazioni telefoniche sono state fondamentali per incastrare gli appartenenti al clan, visto che nessuno degli imprenditori vittime di usura ha sporto denuncia. Il 22 dicembre 2008, per esempio, un imprenditore parlava al telefono con un amico dicendo: «Ho lasciato 250mila euro di debiti, pensa un po’ te. Domani ho un appuntamento con i peggiori che me li hanno prestati, dei calabresi, e verrà fuori l’ira di Dio». I metodi per gli imprenditori che non riuscivano a saldare il prestito erano durissimi: venivano convocati nella sede operativa del clan, ribattezzata «La Masseria», e minacciati, in alcuni casi anche percossi, davanti ad altri debitori. «Era – spiega Boccassini – il classico metodo per cui si colpisce uno per educare cento».

IL TESORO DEGLI USURAI – Secondo l’autorità giudiziaria la famiglia Valle, oggetto della maxi operazione, «usurava sistematicamente imprenditori» che si trovavano in difficoltà. Oltre ai 15 arresti l’operazione, che ha visto impegnati oltre 250 agenti, ha portato a oltre 70 perquisizioni e sequestri di 138 immobili, più conti correnti e quote di società, per un valore di circa 8 milioni di euro. Secondo le accuse questi beni, spesso intestati a prestanome, erano il provento dell’attività di usura che l’organizzazione criminale ha svolto negli ultimi anni. Le accuse contestate dalla Dda di Milano, che ha operato in collaborazione con il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso all’usura e intestazione fittizia di beni.

IL QUARTIER GENERALE – «La Masseria», chiamata così dal nome di un noto ristorante (con tanto di sito internet) che sorge nel complesso, comprende tra le 20 e le 25 unità abitative ed è situata a Cisliano (piccolo paese a sud-ovest di Milano), in . È considerata la base dell’organizzazione perché lì abitavano 6 esponenti legati al clan. La proprietà, dall’ingannevole aspetto ameno (giardino con piscina e chiosco bar, palme, ristorante con salone per ricevimenti…) era in realtà predisposta come bunker e munita di sofisticate apparecchiature di sicurezza come telecamere, sensori, impianti di allarme, per prevenire ogni intrusione. Undici delle 15 persone arrestate appartenevano alla famiglia del boss Francesco Valle: oltre ai figli Angela e Fortunato, tra gli arrestati figurano Carmine Valle, Maria Valle, Francesco Lampada, Antonio Domenico Spagnuolo, Alessandro Spagnuolo, Giuseppe Tino, Adolfo Mandelli, Riccardo Cosenza, Bruno Antonio Saraceno, Maria Teresa Ferreri, Santo Pellicano e Giuliano Roncon.

LE BASI A BAREGGIO E MILANO – Se «La Masseria» è considerata un vero e proprio bunker dagli inquirenti, altrettanto vale per la dimora di Francesco Valle. Il patriarca abitava a Bareggio in via Aosta, in una casa circondata da telecamere e protetta da rottweiler. La terza sede di importanza vitale per l’organizzazione, detta «la Cassaforte», era un appartamento in via Carlo Dolci a Milano, dove sono stati rinvenuti migliaia di euro in contanti derivati dalla gestione di videopoker. Numerose le città nelle quali sono stati sequestrati gli immobili: oltre a Milano, Bareggio e Cisliano, Rho, Settimo Milanese, Trezzano sul Naviglio, Como, Cesano Boscone, e altre ancora. Inoltre è stato nominato un custode giudiziario per un cantiere a Settimo Milanese con 38 unità abitative, «le famiglie saranno tutelate – ha sottolineato Boccassini – e i lavori andranno in porto con altri amministratori».

L’ASSESSORE DI PERO E IL CASINO’ – In uno dei passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare destinata a 15 persone, firmata dal gip Giuseppe Gennari, si legge: «La totale condivisione di interessi tra Adolfo Mandelli (imprenditore attivo nel campo immobiliare, anche lui arrestato,ndr) e i Valle emerge anche in data 23 gennaio 2009, quando Valle ha contattato Mandelli per avvisarlo di aver ottenuto dal Comune di Pero le licenze per aprire un “mini casinò”, una discoteca ed anche attività di ristorazione, in quanto in quella zona il Comune, in virtù del prossimo Expo, aveva intenzione di riqualificare l’area. Tutto ciò è avvenuto anche grazie all’amicizia con Davide Valia (assessore al Comune di Pero, ndr)». Viene riportata anche un’intercettazione nella quale l’imprenditore Mandelli dice: «Minchia, meglio di Davide che è a Pero… cosa dobbiamo avere?». Dalle intercettazioni, si legge ancora nell’ordinanza, «è emerso inequivocabilmente che la licenza per il mini casinò è stata ottenuta anche grazie all’interessamento del politico, il quale si adopera pure per altri favori». In un’informativa del 25 febbraio scorso della Squadra Mobile di Milano si afferma che Valia «si prodigò per far ottenere» a Fortunato Valle «le autorizzazioni per l’avvio di esercizi pubblici e a metterlo in contatto con altri amministratori locali di altri Comuni da lui conosciuti per favorirlo nei suoi affari».

I TENTATIVI CON LA POLITICA – Un altro degli arrestati, l’imprenditore Riccardo Cusenza, si è presentato nel 2009 alle elezioni amministrative del Comune di Cormano, con il Pdl. In una telefonata intercettata del 20 marzo 2009, Cusenza chiede a Fortunato Valle «un aiuto per essere eletto alle prossime elezioni amministrative. Cusenza, si legge ancora nell’ordinanza, non risponde subito alla domanda su chi sia il suo «padrino politico». Circa un mese dopo, nel corso di un’altra telefonata, Cusenza spiega che «un paio di famiglie calabresi mi danno una mano, vediamo di fare un po’ di numeri che entriamo in un buon giro anche politico». In una conversazione del 27 aprile 2009, Cusenza vanta anche, spiega il gip, «di essere molto vicino all’attuale presidente della Provincia di Milano Podestà». Al telefono Cusenza dice: «Con Podestà, bravo! Siamo culo e camicia, adesso verrà all’aperitivo che organizziamo a Cormano». Una nota della Provincia dichiara che si tratta di «una vanteria, priva di alcun supporto nei fatti»: «A chi come Podestà ricopre da molti anni incarichi politici ed istituzionali di grande importanza per il territorio è impossibile impedire che soggetti terzi, col probabile scopo di accreditarsi, utilizzino in modo improprio il suo nome», precisa la nota. Il clan Valle cercò anche di infiltrarsi in maniera diretta nell’amministrazione del comune di Cologno Monzese, facendo candidare Leonardo Valle alla carica di consigliere comunale. Ma non fu eletto.

MARONI: AZIONE CONTRO INFILTRAZIONI IN EXPO – Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, definisce «un’azione straordinaria» quella effettuata a Milano dalle forze dell’ordine contro la ’ndrangheta. «Oggi è una giornata importante – ha detto il ministro a margine della presentazione dei patti per la sicurezza delle aree del Lago Maggiore e di Lugano – perché si è effettuata stamani una azione straordinaria contro la ’ndrangheta. È la prima azione mirata contro le infiltrazioni attorno all’Expo. Sono stati arrestati 15 membri del clan Valle, sequestrati 100 immobili e 28 società per un valore di diversi milioni di euro».

«COLPA DEL SOGGIORNO OBBLIGATO» – «Questo è proprio il loro metodo – ha continuato il capo del Viminale – cioè quello dell’usura, per poi prendere a poco intere attività e negozi infiltrandosi nel tessuto economico sano. Tutto è nato negli anni Settanta con il famigerato istituto del Soggiorno obbligato che la Lega per prima denunciò. Vedeva il rischio di infiltrazioni che poi ci sono state». Plaude all’operato dei magistrati e delle forze dell’ordine anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano. «È un ulteriore e chiaro segnale per le organizzazioni mafiose, perché sappiano che la squadra-Stato è determinata a portare a termine l’opera di sradicamento delle loro attività illecite che tentano di minare la nostra società e la sana competitività del nostro Paese».

BOCCASSINI: LOTTA ALLE CONNIVENZE – Il pm di Milano Ilda Boccassini ha sottolineato con forza che «nessuno ha mai fatto una denuncia» in tutti questi anni contro l’organizzazione, che gestiva 34 società: «Parte della cittadinanza milanese si comportava con questa organizzazione al pari di quello che succede a Locri, a Trapani o in Sicilia, nel senso che avevano il rispetto totale». «Imprenditori e artigiani – ha tuonato Boccassini – hanno una sola strada: denunciare. O si sta con lo Stato o si sta contro lo Stato. Nei casi borderline, dove non si capisce bene il ruolo delle vittime, la magistratura sarà molto rigida contro chi non intende avvalersi delle leggi di questo Stato». Nessuno sconto, dunque, per nessuno: «Quando c’è connivenza la linea della Procura sarà durissima. Non si possono avere alibi».

ATTENZIONE SU EXPO – Alla domanda se esistessero intercettazioni nelle quali si parla dell’Expo, Boccassini ha sottolineato: «Non ci sono», ma ha poi aggiunto: «È ovvio che dobbiamo avere mille sensori, perché non si può escludere che persone non corrette si avvantaggino (dei finanziamenti per l’Expo). Il pericolo c’è, il business interessa buoni e cattivi». Insomma «bisognerà individuare i buoni, i cattivi, ma soprattutto le zone grigie, che sono le più pericolose».

Redazione online

01 luglio 2010(ultima modifica: 02 luglio 2010)

Preso il boss Marando, aveva case anche a Busto

Fonte: http://www.varesenews.it

Insieme al fratello, già in galera per omicidio, gestiva decine di appartamenti tramite un’agenzia immobiliare e un prestanome. Viveva a Cesano Boscone

Facevano affari nel settore immobiliare anche a Busto Arsizio i boss della ‘ndrangheta appartenenti alla famiglia Marando, dei quali uno è finito in manette ieri dopo un blitz della Direzione Investigativa Antimafia di Torino coordinato dalla procura. Sono due le persone arrestate a Milano nell’ambito dell’operazione che ha portato in carcere per riciclaggio aggravato otto persone ritenute esponenti e fiancheggiatori delle cosche di Platì della ndrangheta dei Marando, Perre e Trimboli. La prima persona raggiunta dal provvedimento di custodia cautelare in carcere è il 35enne Nicola Marando, che secondo gli investigatori della Dia torinese, si contende con il fratello Domenico (attualmente in carcere per omicidio) il ruolo di “capobastone”della cosca.

Marando è stato arrestato nella sua abitazione di Cesano Boscone, comune dell’hinterland sud del capoluogo lombardo dove si registra una forte infiltrazione mafiosa. Il secondo arrestato è invece il geometra Cosimo Salerno, fermato nel suo appartamento di Milano. La Dia lo accusa di essere un prestanome di Domenico Marando e di occuparsi, tramite la società milanese “Piramide Costruzioni Srl”, di cui è amministratore, di gestire una parte dell’ingente patrimonio dell’ndrina dei Marando. Si tratta di una decina di villette a Cadorago (Como) e di altri immobili a Busto Arsizio, a conferma dell’appetibilità indiscussa dell’area bustocca per le famiglie malavitose calabesi, per quanto riguarda la Lombardia, a cui si aggiungono ulteriori proprietà a Siderno e Bianco, nel reggino. I beni posti sotto sequestro hanno un valore indicativo di 20 milioni di euro. Solo qualche giorno fa si era aperto a Busto il processo alla ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo che vede alla sbarra una quindicina di persone legate alla locale di ‘ndrangheta Lonate-Legnano.

11/06/2010

I verbali di Tiziano Butturini e il bingo dei referenti di Iorio. “Maullu e Altitonante si erano inventati un candidato sindaco per Trezzano sul Naviglio”

Fonte: http://www.milanomafia.com

L’ex sindaco, arrestato il 22 febbraio scorso, ha negato di aver preso soldi da Alfreo Iorio. Poi ha allargato il discorso alle trame politiche del duo Maullu-Altitonante. “Il Pdl era interessato ad Amiacque. Il presidente doveva essere l’assistente di Altitonante”

I soldi del clan Papalia-Barbaro

La Kreiamo spa di Alfredo Iorio e Andrea Madaffari, secondo i magistrati, avrebbe inglobato buona parte del denaro della cosca Papalia-Barbaro. La prova starebbe in una serie di passaggi societari. La prima denominazione della Kreiamo, infatti, era Sa.Fran, immobiliare la cui titolare era Serafina Papalia, moglie di Salvatore Barbaro e figlia del boss Rocco Papalia
L’ex sindaco di Trezzano sul Naviglio,
Tiziano Butturini, è accusato di aver preso una mazzetta da 5.000 euro da Alfreo Iorio presidente della Kreiamo spa
Nell’interrogatorio di garanzia Butturini, oltre a negare di aver preso quel denaro, allarga il discorso ai legami tra Iorio e il duo
Maullu-Altitonante, rispettivamente assessore regionale e provinciale

Milano, 26 marzo 2010 – I conti sembra li avessero fatti molto bene. A tal punto da inventarsi dal nulla un proprio candidato da piazzare nella corsa per le prossime comunali di Trezzano sul Naviglio. E non si erano fermati qui. Perché nel progetto c’era anche la presidenza di Amiacque, società pubblica, nata nel 2006 dalla fusione di Aemme acque e Miacqua Spa, già affidatarie del servizio idrico da parte di Ato Provincia di Milano. Protagonisti del piano l’assessore regionale alla Protezione civile Stefano Maullu (candidato alle Regionali del 28 marzo nel listino di Roberto Formigoni) e l’assessore provinciale Pdl Fabio Altitonante.

Il quadro emerge dall’interrogatorio di Tiziano Butturini (foto a sinistra), ex sindaco di centrosinistra arrestato il 22 febbraio scorso con l’accusa di aver preso mazzette dal gruppo Kreiamo di Alfredo Iorio, l’immobiliarista di Cesano Boscone indicato dai magistrati come il braccio finanziario della ‘ndrangheta. L’interrogatorio, condotto dal gip Giuseppe Gennari, si è svolto il 25 febbraio 2010 a San Vittore. A Butturini viene chiesto conto di una presunta tangente di 5.000 euro. Soldi intascati in auto, nella zona di Opera, a pochi passi dalla sede della Tasm, società pubblica che si occupa di raccolta e pulitura di acque di scarico e di cui lo stesso Butturni è presidente. Lui, ovviamente, nega e a proposito dei suoi rapporti con Iorio dice: “Non nego di averlo visto, né che lui mi parlasse, tra le tante cose, anche di progetti urbanistici nel comune di Trezzano, nego, invece, di aver preso i soldi e ancora di avergli fatto pensare che lo avrei potuto aiutare”.

Dopodiché Butturini allarga il discorso. “Alfredo Iorio fa politica indirettamente, lui è il riferimento del Pdl a Cesano Boscone”. E dunque, quando Butturini parla con lui (“Ci diamo del tu, ma non siamo amici”), di fronte non ha “l’imprenditore”, ma “una parte politica” con referenti precisi. Vale a dire: “L’assessore Maullu e Fabio Altitonante, braccio destro di Maullu, allora consigliere a Palazzo Marino, ora anche assessore provinciale al Territorio”. L’amicizia tra i due politici e quelli della Kreiamo viene confermata da un pranzo cui partecipa anche Butturini. “Si tratta di un pranzo – racconta l’ex sindaco di Trezzano sul Naviglio – dove sono andato, invitato da Iorio e Iannuzzi. Lo scopo era parlare con Altitonante e Maullu”. Il summit politico-affaristico si tiene ai tavoli di un elegante ristorante sardo al quartiere Isola. Quindi il discorso va sul futuro di Tasm e Amiacque. In entrambe le società, Butturini risulta presidente. E questo nonostante dalla primavera del 2009 la Provincia, ente interessato in entrambe, sia passato al Pdl.

Io ho tenuto finché ho potuto”, dice Butturini. “Il Pdl era più interessato ad Amiacque”. Di più: “Avevano già indicato chi doveva sostituirmi: si trattava dell’assistente di Altitonante”. Non è finita perché la lunga mano del comitato politico-affaristico si allunga anche sulle comunali di Trezzano, paese strategico anche per gli interessi della cordata mafiosa della Kreiamo di Alfreo Iorio e del socio Andrea Madaffari. A Trezzano così “viene candidato un ex medico di Cesano Boscone, presentato in assemblea pubblica dall’assessore Altitonante”. Conclusione: “I capi politici di questa operazione fanno un bingo formidabile”. Decisamente inquietante il racconto fatto da Butturini sulla genesi del candidato sindaco Gian Gaspere Balestrieri. “L’hanno inventato apposta – racconta – . Perché lì sono divisi, anche se il punto di riferimento resta Maullu”. E allora cosa fa l’assessore regionale. “Voi non vi mettete d’accordo ne invento uno io” . Dopo gli arresti del 22 febbraio, però, succede qualcosa. Liana Scundi, sindaco uscente e moglie di Butturini lascia la candidatura. Stranamente capita la stessa cosa per Balestrieri. Ma non perché dalle informative della Dia emergono i nomi dei suoi padrini politici (Maullu e Altitonante), ma banalmente per “dissidi interni al partito”. (dm)

Trezzano la ‘ndrangheta in Comune, arrestati ex sindaco e assessore: “Tangenti per le aree del piano regolatore”

Fonte: http://www.milanomafia.com

In manette Tiziano Butturini, ex primo cittadino in quota Pd oggi alla guida di Tasm e Amiacque, e l’ex assessore ai lavori pubblici Michele Iannuzzi, oggi consigliere del Pdl. In carcere anche Gino Terenghi, geometra del Comune

L’inchiesta

L’inchiesta Parco Sud ha preso le mosse dalla precedente indagine Cerberus che nel luglio del 2008 aveva portato in cella Mico l’australiano e i figli Rosario e Salvatore Barbaro

Scoperto un arsenale in un box di Assago e arrestato il latitante Paolo Sergi. Nel mirino gli interessi immobiliari del clan e Immobiliare Kreiamo di Cesano Boscone intestata a Madaffari Andrea e Alfredo Iorio, figlio dell’ex consigliere comunale di Forza Italia Achille Iorio

Milano, 22 febbraio 2010 – Le manette arrivano fino nelle stanze delle istituzioni. Dopo gli arresti della banda Iorio-Madaffari, i referenti immobiliari della cosca Barbaro-Papalia di Buccinasco, ora tocca ai legami con il mondo della politica. In manette, su mandato dei pm della Dda Boccassini, Venditti, Storari e Dolci, ora sono finiti l’ex sindaco di Trezzano sul Naviglio e marito di Liana Scundi attuale primo cittadino, Tiziano Butturini (nella foto), l’ex assessore ai lavori pubblici e oggi consigliere del Pdl in Comune, Michele Iannuzzi e un tecnico comunale, il geometra Gino Terenghi. Per loro l’accusa è di corruzione. Un ordine di custodia cautelare in carcere è infatti stato recapitato dagli uomini della Dia di Milano anche alla mente del sistema Barbaro: l’immobiliarista Andrea Madaffari già detenuto a Opera. Già lo scorso 3 novembre gli uomini della Direzione investigativa antimafia avevano perquisito gli uffici di Butturini alla società che si occupa di tutela delle acque Tasm e alla Amiacque. Lo stesso Butturini confermò di aver ricevuto dalla Procura un avviso di garanzia per l’operazione Parco Sud. Oggi, dopo aver analizzato tutta la documentazione contabile sequestrata i nuovi arresti. Secondo le accuse l’ex sindaco e soprattutto l’ex assessore Iannuzzi avrebbero preso mazzette in cambio di varianti al piano regolatore in modo da favorire gli affari immobiliari del duo Iorio-Madaffari. La Dia ha anche sequestrato 256.500 euro dai conti bancari degli arrestati

In particolare per Butturini viene contestata questa accusa: “artt. 110, 81, 319, 319 bis c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare per affidare a due imprese di ingegneria partecipate da Kreiamo S.p.A. incarichi in violazione del principio di imparzialità amministrativa, riceveva da Alfredo Iorio, Michele Iannuzzi, Andrea Madaffari la somma di € 5.000,00 nonché la promessa di somme di denaro, allo stato non quantificate, in percentuale sull’ammontare del conferendo incarico, in tal modo facendo mercimonio della pubblica funzione. Con l’aggravante derivante dal fatto che le corruzioni hanno avuto per oggetto contratti della Tasm S.p.A. di cui Butturini è Presidente del C.d.A. In Opera il 23.12.2008.

Al duo Madaffari-Iannuzzi: “artt. 110, 81, 321 in relazione all’art. 319, 319 bis c.p. perché, in concorso con Iorio e con altre persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, affinché Butturini compiesse atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare perché affidasse a due imprese di ingegneria partecipate da Kreiamo S.p.A. incarichi professionali e per ottenere celermente i pagamenti degli incarichi già espletati, corrispondevano a Tiziano Butturini la somma di € 5.000,00 nonché gli promettevano somme di denaro, allo stato non quantificate, in percentuale sull’ammontare del conferendo incarico. Con l’aggravante derivante dal fatto che le corruzioni hanno avuto per oggetto contratti della Tasm spa di cui Butturini è Presidente del C.d.A. In Opera il 23.12.2008”.

Al solo Iannuzzi le tre imputazioni: “artt. 110, 81, 319 c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare al fine di garantire l’approvazione (intervenuta in data 7.2.2007) di un piano di lottizzazione inerente l’area sita in Trezzano Sul Naviglio via Maroncelli, in palese violazione del disposto dell’art. 18.9 delle N.d.A. del PRG di Trezzano Sul Naviglio riceveva (unitamente a Tiziano Butturini, che però non ricopriva alcuna funzione pubblica nel comune di Trezzano S/N) una somma pari a € 12.000 nonché la promessa di ulteriori € 100.000,00 circa in tal modo facendo mercimonio della pubblica funzione. In Cesano Boscone e Opera in data anteriore e prossima al settembre 2008″.
“Artt. 110, 81, 319 c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare al fine di garantire l’approvazione (intervenuta in data 23.4.2008) di un programma integrato di intervento inerente l’area sita in Trezzano Sul Naviglio via Brunelleschi riceveva (unitamente a Tiziano Butturini, che però non ricopriva alcuna funzione pubblica nel comune di Trezzano S/N) ) una somma pari a € 9.000 nonché la promessa di ulteriori € 200.000,00 circa in tal modo “svendendo” e facendo mercimonio della pubblica funzione. In Cesano Boscone e Opera in data prossima al dicembre 2008”.
“Artt. 110, 81, 319 c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare al fine di garantire l’approvazione (intervenuta in data 23.4.2008) di un programma integrato di intervento inerente l’area sita in Trezzano Sul Naviglio via Treves riceveva (unitamente a Tiziano Butturini, che però non ricopriva alcuna funzione pubblica nel comune di Trezzano S/N) ) la promessa di corrispondere la somma di circa € 200.000,00 in tal modo “svendendo” e facendo mercimonio della pubblica funzione. In Cesano Boscone in data prossima al 10.10.2008”.

Per il geometra Terenghi: “artt. 110, 81, 319, c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, riceveva da Alfredo Iorio una somma pari a € 2.000,00 nonché utilità consistite in lavori di ristrutturazione gratuiti presso la sua abitazione sita in Trezzano Sul Naviglio per un ammontare complessivo pari a € 28.500,00 al fine di compiere e per aver compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare per contribuire e per aver contribuito a rilasciare il permesso di costruire n. 17/07 in assenza di una relazione idrogeologica di cui all’art. 18.9 delle N.d.A. del P.R.G. In Cesano Boscone fino al dicembre 2007”. (cg)

Parco sud, stop a nove aziende legate alla famiglia Barbaro-Papalia. “Hanno dato soldi al clan per mantenere le famiglie dopo gli arresti”

Fonte: http://www.milanomafia.com

Nuova operazione della Dia e del Gico dopo l’inchiesta Parco sud. Congelate le amministrazioni delle imprese legate alla Kreiamo immobiliare di Cesano Boscone. Intanto i padrini Papalia e Perre restano latitanti

L’inchiesta

L’inchiesta Parco Sud ha preso le mosse dalla precedente indagine Cerberus che nel luglio del 2008 aveva portato in cella Mico l’australiano e i figli Rosario e Salvatore Barbaro

Scoperto un arsenale in un box di Assago e arrestato il latitante Paolo Sergi. Nel mirino gli interessi immobiliari del clan e Immobiliare Kreiamo di Cesano Boscone intestata a Madaffari Andrea e Alfredo Iorio, figlio dell’ex consigliere comunale di Forza Italia Achille Iorio

Milano, 22 dicembre 2009 – Un impero che si sgretola. Ma sempre un impero. Sono passati quasi due mesi dall’inchiesta Parco sud che ha portato in carcere i fiancheggiatori della cosca Barbaro-Papalia di Buccinasco. Un’operazione che aveva riguardato in particolare l’aspetto economico (ma anche quello militare) della cosca. E che ancora vede due pericolosi latitanti: Totò ‘u cainu Perre e Domenico Papalia. Oggi la Direzione investigativa antimafia e gli uomini del Gico della guardia di Finanza, sono tornati in azione con l’esecuzione di 9 decreti di sospensione dell’amministrazione a società satellite dell’universo Barbaro. In particolare si tratta delle imprese legate al gruppo Kreiamo immobiliare di Cesano Boscone, di Alfredo Iorio e Andrea Madaffari. Imprese di fatto gestite dal gruppo legato a Salvatore, Rosario e Mico Barbaro. I provvedimenti riguardano 9 aziende e sono stati emessi dalla “sezione autonoma misure di prevenzione” del Tribunale di milano sulla base dell’ex-art 3 quater della legge 575/65, che prevede la sospensione temporanea dall’amministrazione dei beni per un periodo di sei mesi.

Dopo gli arresti, le indagini coordinate dalla Dda di Milano e dai pm Ilda Boccassini, Alessandra Dolci, Mario Venditti e Paolo Storari, hanno evidenziato come le nove aziende “congelate” abbiano dato appoggio alla cosca “consentendo la partecipazione occulta e il perseguimento di interessi economici agli appartenenti del pericoloso sodalizio criminale, aiutato anche grazie a versamenti di somme di denaro ai familiari degli arrestati, per sostenerli dopo gli arresti dei capi clan”. In pratica le aziende hanno “girato” denaro alle famiglie Barbaro e Papalia per sostenerle economicamente dopo gli arresti di Salvatore, Rosario e Mico Barbaro. Si tratta della prima volta che una misura simile viene applicata dal Tribunale di Milano “tale misura di prevenzione patrimoniale tipica nel caso in cui l’autorita’ giudiziaria ritenga che il libero esercizio dell’attivita’ economica sia condizionato da intimidazioni mafiose o miri ad agevolare soggetti nei cui confronti sia stata proposta o applicata una misura di prevenzione personale o che siano indagate, ad esempio, per associazione mafiosa”. (cg)

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