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Pecora bacchetta Unfer

Fonte: La Prealpina – 19 maggio 2012

Il leader di Ammazzateci Tutti non digerisce le accuse a Brugnone

«Il problema mafia va riconosciuto e non certo affrontato in silenzio». Aldo Pecora, responsabile nazionale dell’associazione Ammazzateci Tutti, usa volutamente parole simili a quelle pronunciate anni fa da Paolo Borsellino per spiegare l’utilità di quella consulta anti-mafia che a Busto sembra faticare a trovar spazio.
Ma il suo intervento vuole essere soprattutto una dura reprimenda nei confronti di Adriano Unfer, il leghista presidente della commissione sicurezza che non solo ha bocciato l’ipotesi, ma ha pure definito il referente territoriale del gruppo anti-mafia Massimo Brugnone «un non esperto della materia, al punto dal rischiare di intralciare le indagini, seppur in buona fede». E allora Pecora si è messo a fare ricerche sul consigliere leghista e parte: «Mi risulta che Unfer sia una di quelli che facevano le ronde abusive, invece ci sono poliziotti  – attuali o ex come lui – che vengono alle nostre manifestazione spontaneamente, comprendendone il valore. Comunque sono certo che non rappresenti tutta la Lega, anzi è l’emblema di una minima parte, da quel che so neanche particolarmente apprezzata dagli elettori. A proposito di leghisti, io sono sempre stato il primo a dire che Roberto Maroni è stato il miglior ministro dell’Interno negli  ultimi vent’anni, ma purtroppo nel Carroccio ci sono anche quelli come Unfer, inadatti a ricoprire ruoli strategici».

E allora il leader nazionale di Ammazzateci Tutti incalza: «A questo punto rivolgo un appello al sindaco Gigi Farioli – che ci conosce e di cui mi fido – affinché porti la questione della consulta direttamente al voto del consiglio, sicuri che a quel punto certi assurdi ostruzionismi cadranno». Rispetto poi agli attacchi subiti, aggiunge: «Non vogliamo essere maestrini ma utili alla causa. Qualche conoscenza sull’argomento in più di Unfer, la possediamo senz’altro. Brugnone si sta laureando e non ha la terza media. Mentre da anni guida un movimento monotematico molto attivo, presenziando ai processi, parlando con chi segue la materia, producendosi in azioni di approfondimento e sensibilizzazione, nel rispetto del proprio compito.

Ma perché invece di sparare parole a caso, non si vanno a sentire dirigenti, capitani, questori, prefetti e magistrati ? Loro sanno che cosa facciamo e sanno che non cerchiamo né vetrine né candidature».
Pecora è un fiume in piena: «E’ ora di finirla con gli attacchi gratuiti, altrimenti ci tuteleremo nelle opportune sedi. E a Unfer dico anche di non temere i giovani che manifestano, perché in quei momenti non stanno parlando male della loro terra ma stanno solo dicendo la verità. Nel caso di Busto, stanno dicendo che deve essere capofila di una sfida coraggiosa».

Marco Linari

Antimafia, Unfer sbotta. «Specialisti improvvisati»

Fonte: La Prealpina – 17 Maggio 2012

Arrabbiato? «Di più, imbufalito». Adriano Unfer, consigliere comunale della Lega e presidente della commissione sicurezza, perde la pazienda dopo aver letto alcune recenti dichiarazioni. E se finora il dibattito sulla nascita della consulta antimafia lo ha appassionato – pur avendo espresso la propria contrarietà a più riprese – adesso le uscite di Massimo Brugnone (coordinatore regionale di Ammazzateci Tutti) gli hanno perdere la pazienza.

Quindi attacca: «Basta, mi sono stufato di vedere individui che pontificano e si inventano esperti di un argomento di cui al massimo hanno letto qualcosa sui libri. Io ho fatto il poliziotto, so cosa significa operare in quel settore e quanto sia pericoloso, quindi chiedo a chi non ha titolo per parlare di astenersi dal farlo».

Unfer sa di andare incontro a una dura battaglia, ma non si ferma: «Processi e condanne per mafia ci sono già a Busto, quindi le forze dell’ordine stanno lavorando bene, non c’è bisogno di chi s’improvvisa portavoce di non si sa che cosa. Adesso qualcuno mi spieghi perché questo ragazzo, di cui apprezzo sicuramente lo spirito, sarebbe uno specialista di malavita e di contrasto ad essa. Siamo tutti capaci di intestarci un’associazione e poi spiegare sulla carta cosa bisogna fare».

Da lui, allora, un no secco alla consulta, ancora più forte di prima: «Non servono maestrini che arrivano con la penna rossa a dare le direttive, magari mettendo per inesperienza in pericolo chi lavora sulla questione ogni giorno e chi decide di denunciare. La polizia sa già che cosa fare, gli altri se vogliono creino iniziative di sensibilizzazione senza esagerare e non mettano le mani in una materia così delicata. Chi vuol essere utile, faccia silenzio. Poi è chiaro che in assemblea il mio voto varrà uno, ma almeno che si sappia come la penso».

Marco Linari

“Dieci motivi per i quali serve una consulta antimafia”

Fonte: www.varesenews.it

Il coordinatore lombardo di Ammazzateci Tutti risponde con un decalogo alle parole del presidente della commissione sicurezza del consiglio comunale di Busto Arsizio Unfer che l’ha definita “un intralcio inutile”

Massimo Brugnone, coordinatore lombardo dell’associazione Ammazzateci Tutti, ci ha inviato un elenco di dieci motivi per i quali una consulta antimafia potrebbe essere utile nella città di Busto Arsizio. La lista qui riportata è la replica che Brugnone ha voluto fare alle parole del presidente della commissione sicurezza del consiglio comunale bustocco Adriano Unfer della Lega Nord, il quale aveva dichiarato, nella seduta di commissione di venerdì, che quest’organo sarebbe inutile a Busto e potrebbe essere un intralcio al lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine.

Dieci motivi perché servirebbe una Consulta antimafia a Busto Arsizio:

Segnale importante
Di per sé, dovesse anche avere pochi poteri e funzioni, il semplice fatto che il Comune di Busto Arsizio crei un organo che porti il nome “antimafia” è un segnale importante, per tutta la cittadinanza, di una presa di coscienza e soprattutto di posizione nei confronti di un problema che non si può ignorare essere esistente in città.

Supporto alla politica
E’ evidente che non si devono svilire le funzioni dei rappresentanti eletti dai cittadini, ma è altrettanto evidente che in temi così specifici come la mafia e la lotta alla mafia sarebbe meglio potersi dotare di un organo che non si sostituisca, ma supporti, con il proprio lavoro, quei rappresentanti a cui poi sono ovviamente delegate le decisioni politiche.

Personalità di garanzia
Mafia è criminalità organizzata che sfrutta non solo l’intimidazione, ma anche la corruzione come mezzo per perseguire i propri obiettivi. Una Consulta antimafia deve e può essere composta da personalità di garanzia, che racchiudano in sé i valori dell’onestà, dell’intransigenza, della non ricattabilità e dell’incorruttibilità.

Fiducia nei cittadini
Un organo che sia intermedio tra politica, forze dell’ordine, magistratura e Istituzioni in genere, formato inoltre da rappresentanti della società civile, può per sua stessa costituzione ispirare più fiducia nei confronti di quei cittadini che non hanno, ad oggi, il coraggio anche solo di riferire fatti riguardanti la mafia da essi non direttamente vissuti, ma comunque conosciuti.

Aiuto ai cittadini
E’ una piccola percentuale, ma le carte giudiziarie dimostrano come alcuni imprenditori bustocchi sono stati vittime di richieste estorsive e minacce reiterate nel tempo. Un organo come una Consulta antimafia può e deve proporsi come strumento che possa anche fare ulteriori proposte nell’aiutare quei cittadini vessati dalla mafia.

Informazione
Un punto di raccolta di tutte le informazioni riguardanti il tema permetterebbe di evitare quel pericolo di cui tanto si è parlato di allarme sociale. Un oggettivo riscontro dei fatti, supportato da dati statistici su quali siano i reati realmente legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso può essere di maggior aiuto sia per conoscere, e quindi riconoscere, il fenomeno mafioso, sia per confermare il fatto che ancora ad oggi, a Busto Arsizio, si può e si deve intervenire per prevenire e non solo per reprimere.

Attività di controllo
Le indagini sono attività preminente di magistratura e forze dell’ordine, ma da sempre gli stessi corpi investigativi hanno sottolineato quanto sia importante la collaborazione della società civile. Ed allora una Consulta che possa tenere maggiormente sotto controllo l’alta attività imprenditoriale presente a Busto Arsizio, soprattutto nel campo dell’edilizia, può essere espressione di quel supporto e quella collaborazione dovuta.

Educazione alla legalità
Promozione della cultura della legalità è sicuramente una delle attività a cui nello specifico la Consulta può dare spazio collaborando con quelle realtà presenti sul territorio che già se ne occupano. Ricordiamo che il giudice Borsellino diceva che “per combattere la mafia ci vuole un esercito di insegnanti”.

Punto di raccordo per le associazioni
Un organismo comunale ed ufficiale che si occupi non solo di mafia, ma soprattutto di antimafia può essere centro non solo promozionale, ma anche di riferimento per tutte quelle associazioni che in città si stanno occupando di questi temi, per poter rafforzare il loro stesso lavoro e creare così una rete ufficiale di collaborazione.

Esempi positivi
La “Commissione antimafia Smuraglia” di Milano (http://www.milanomafia.com/home/relazione) già nel 1992 riuscì positivamente a portare a termine una collaborazione con la magistratura, le forze dell’ordine e il Consiglio comunale.
Il Comune di Milano ha replicato nella sua attuale amministrazione una Commissione antimafia ed un Comitato scientifico di supporto che sta in questi giorni portando avanti il proprio lavoro.
Il Consiglio comunale di Lonate Pozzolo (VA) ha creato il Gruppo di lavoro della legalità che ha già organizzato diverse attività che vanno dall’informazione ai cittadini all’educazione nelle scuole.

“La politica aiuti le vittime della mafia”

fonte: www.informazioneonline.it del 11 maggio 2012

LONATE POZZOLO – La nuova casa della legalità, inaugurata recentemente in quel di Lonate Pozzolo (via XXIV Maggio) da Ammazzateci Tutti Lombardia, apre tutti i sabato pomeriggio dalle ore 15 alle 18.

“Una volta instaurato un presidio di legalità in un territorio come quello di Lonate, vogliamo fare in modo che tutti i cittadini abbiano la possibilità di prendere attivamente parte alle iniziative promosse da Ammazzateci Tutti – si legge in una nota ufficiale del Coordinamento lombardo dell’Associazione – L’obiettivo è che questa sede diventi un luogo di scambio culturale e di aperto confronto rivolto alla diffusione della legalità e della lotta contro tutte le mafie, oltre che un punto di riferimento per tutti quei cittadini che si trovano ancora oggi oppressi dai diversi fenomeni illegali”.

All’interno della sede di Ammazzateci Tutti sarà data inoltre la possibilità di consultare materiale riguardante la criminalità organizzata. Si potrà attingere informazioni direttamente da fonti raccolte in questi anni dagli attivisti del movimento antimafia quali documenti giudiziari, articoli di giornale e libri concernenti il tema della criminalità organizzata semplice e di stampo mafioso.

Perché avete preso questa decisione? Lo abbiamo chiesto a Massimo Brugnone, coordinatore regionale di Ammazzateci Tutti Lombardia.

“Per avere contatto sul territorio. Di Lonate abbiamo solo una ragazza. Siamo per la maggior parte di altri paesi. Vogliamo incominciare a parlare ai lonatesi e non solo nelle scuole come già facciamo. Vogliamo far capire che se vogliono venire qui noi ci siamo. Sia per chi passa e vuole dire quello che sa. Lonate sembra proprio un’altra realtà. Non è vero che non si possa vivere ma è comunque un posto diverso dal solito. Si entra nel mercato e si sente parlare solo calabrese. Oppure vedi gli anziani seduti a presenziare fuori dalle case, come al sud. E sappiamo che parecchia gente, non soltanto meridionale, è stata vittima della mafia. Quindi siamo aperti per chi vuole raccontarci qualsiasi cosa. E poi speriamo che possa diventare un centro per i giovani che vogliano ritrovarsi, discutere, creare idee o proporre iniziative. Siamo aperti a tutto”.

Come si combatte la mafia?

“La cosa migliore è l’educazione alla legalità, dai minimi dettagli. Si tratta di combatterel’illegalità che è l’humus della mafia. Altro fatto importante è informarsi. Prima non sapevamo nemmeno leggere la presenza della mafia, ora che conosciamo il fenomeno potremmo farlo. È fondamentale anche il lavoro di informazione, facendo conoscere i luoghi da non frequentare, bisogna boicottare i locali dove non si ha la certezza che siano puliti al cento per cento. È uno dei messaggi che mando ai ragazzi, solitamente. A Palermo fanno così, creano gli esercizi commerciali con l’adesivo pizzo free.

Inoltre, bisogna occuparsi della cosa pubblica, che significa anche interessarsi di se stessi. E si può cominciare a farlo già dagli organigrammi delle scuole superiori che rispecchiano perfettamente il sistema politico nazionale e la società. Ultimo punto, la denuncia, e lì si passa attraverso la possibilità di riuscire ad instaurare un rapporto di fiducia con le forse dell’ordine. Bisogna capire che i poliziotti rischiano la vita e lavorano per noi. Nessuna denuncia cade mai nel vuoto”.

Però la gente ha paura…

“Sì, questa paura c’è.  Addirittura, dopo aver letto le dichiarazioni di un pentito che raccontava di aver chiesto il pizzo agli imprenditori, uno di loro si ostinava ad affermare di non essere mai stato coinvolto in nessun modo, dicendo che faceva donazioni volontarie. Il pentito era in carcere e lui aveva addirittura paura di confermare gli eventi. Per questo c’è bisogno che la politica aiutiquesti imprenditori”.

Nel frattempo, proprio in queste ore, a Busto si è discusso della possibilità di istituire una consulta antimafia.

Perché è così importante farla?

“Un organo di questo tipo, composto da rappresentanti della società civile in grado di comprendere determinati fenomeni, sarebbe molto utile. Io stesso, sebbene mi interessi da anni di criminalità organizzata, non mi sentirei in grado di farne parte, perché occorrono esperti, ad esempio sindacalisti, che sappiano, tra l’altro, esaminare documenti tecnici e capire appieno il funzionamento dei subappalti. Questa istituzione costituirebbe un segnale importante e permetterebbe a queste persone di indagare. Potrebbe inoltre dare più coraggio ai cittadini di denunciare le situazioni di cui sono vittime”.

Valentina Colombo

Brugnone: “La consulta? Determinanti poteri e persone”

Fonte: l’Inform@zione

IL PARERE DEL COORDINATORE DI “AMMAZZATECI TUTTI”

BUSTO ARSIZIO –  “Una consulta antimafia a Busto? Ben venga”. La proposta delle forze di centrosinistra (leggi qui) viene accolta positivamente da Massimo Brugnone, coordinatore per la Lombardia del movimento antimafia “Ammazzateci Tutti”. L’importante, però, è che non si tratti di un’istituzione fine a se stessa.

Qual è la sua opinione su un’iniziativa di questo tipo?
“Tutto dipende dalle funzioni che il Consiglio comunale darà alla consulta. Già il fatto di istituirla sarebbe positivo, però occorre ragionare sui poteri e su chi ne farà parte. Servono persone in grado di leggere e interpretare certi fenomeni, di cercare gli atti necessari, sindacalisti esperti. La consulta in sé non basta. Io stesso non mi sentirei sufficiente per un’istituzione del genere”.

Qualcuno le ha già proposto di farne parte, qualora il progetto partisse?
“C’è stato un confronto con i promotori, nel quale ci siamo trovati d’accordo sul fatto che quello della consulta sembra essere lo strumento migliore (mentre all’inizio si parlava di una commissione), perché il Consiglio comunale può stabilire come utilizzarla senza ristrettezze. Poi è partita la raccolta firme, a cui noi di “Ammazzateci Tutti” abbiamo preferito rimanere estranei perché ci faceva piacere che se ne occupasse la politica. Se in futuro dovessero chiederci un contributo, noi saremo disponibili”.

A Busto la politica fa abbastanza a proposito di lotta alla mafia?
“Finalmente si sta facendo qualcosa. In questi giorni abbiamo definito con l’Assessore Crespi un importante progetto educativo che coinvolgerà gli istituti superiori della città. Però il Comune è ancora indietro: le carte giudiziarie parlano chiaro e l’educazione alla legalità non basta”.

Altre città del territorio hanno attivato consulte o organi analoghi?
“A Milano ci sono due commissioni, mentre a Lonate Pozzolo esiste il ‘Gruppo consigliare della Legalità’, composto da due persone per ogni gruppo presente in Consiglio comunale. Organizzano, anche insieme a noi, iniziative di vario tipo. A Lonate sono intervenuti Nando Dalla Chiesa e Giulio Cavalli e lì avremo una nostra sede”.

L’istanza per la creazione della consulta ha ricevuto solo 350 firme. I promotori parlano di disinformazione e timori legati alla mafia. Lei cosa ne pensa?
“Non conosco le modalità esatte con cui sono state raccolte le firme. Certo è che a Busto, ma il discorso vale per tutto il nord, c’è ancora una certa ignoranza. Va però detto che noi di Ammazzateci Tutti lavoriamo molto con i giovani, che si dimostrano particolarmente attenti a questi temi, mentre da parte degli adulti riscontro una maggiore reticenza e ignoranza. Ma non importa se le adesioni raccolte non sono tante; ciò che conta è fare le cose. Noi vogliamo fare crescere consapevolmente le nuove generazioni, che fra dieci anni o più saranno la classe dirigente del Paese. Se quella attuale non dimostra lo stesso interesse, peccato, ma questo non ci deve fermare”.

Riccardo Canetta
pubblicato il: 25/02/2012

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