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Buccinasco, sindaco e assessore arrestati. Tangenti da 10 mila euro

Fonte: http://www.milano.corriere.it

In manette anche un consigliere comunale e tre imprenditori. Corrotti con orologi e auto di lusso

MILANO – I militari della Guardia di finanza di Corsico martedì mattina hanno arrestato il sindaco di Buccinasco (Milano), Loris Cereda, 49 anni, l’assessore ai lavori pubblici Marco Cattaneo (entrambi Pdl), un consigliere comunale, Antonio Trimboli e altre tre persone per presunte tangenti legate agli appalti per alcuni lavori pubblici. Le accuse a vario titolo sono corruzione e falso in atto pubblico. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state firmate dal gip Gaetano Brusa su richiesta dei pm Maurizio Romanelli, Paola Pirotta e Sergio Spadaro. Le Fiamme Gialle hanno effettuato perquisizioni e sequestro di documenti. Le altre persone arrestate nell’ambito dell’operazione condotta dalla Gdf di Corsico sono Umberto Pastori, dirigente di una società che opera nel settore degli ipermercati; Cesare Lanati, amministratore di una società edile e figlio dell’ex sindaco Antonio, anche lui indagato, e Ettore Colella, commercialista di Buccinasco.

LE TANGENTI – Gli episodi di corruzione contestati riguardano gare d’appalto nel settore dell’edilizia pubblica e contratti di forniture di servizi e in particolare la concessione di terreni al fine di realizzare ipermercati. Al momento sono state individuate tangenti per 10 mila euro mentre per altre presunte mazzette sono in corso accertamenti tra cui indagini bancarie. Nell’operazione, la Guarda di Finanza di Corsico ha sequestro a Loris Cereda 11 mila euro in contanti e una decina di orologi di lusso, tra cui Rolex e Eberhard, custoditi nella sua abitazione.

MAZZETTE PER L’IPERMERCATO – Al centro del presunto episodio di corruzione che ha portato in carcere il sindaco di Buccinasco (Milano), Loris Cereda, c’è, stando all’ordinanza firmata dal gip Gaetano Brusa, anche la realizzazione di un nuovo centro commerciale nel piccolo comune e in particolare la trasformazione di un’area verde in un parcheggio accanto al «punto vendita Auchan». Il sindaco Cereda sarebbe stato corrotto con una tangente da diecimila euro, divisa con l«’intermediario» Umberto Pastori, per l’approvazione «della convenzione tra il Comune di Buccinasco e la Sodibelco Srl per la concessione d’uso di un’area verde di proprietà del Comune da destinare a parcheggio, per favorire il buon esito di una operazione commerciale in corso» tra la stessa società edile, di cui l’amministratore è Cesare Lanati (altro arrestato), e la «Auchan Spa in relazione all’apertura di un nuovo punto vendita Auchan». La mazzetta sarebbe stata versata da Cesare Lanati e si riferiva alla «realizzazione del futuro “drive Auchan”», che sarebbe stato utilizzato «non come parcheggio pubblico». Dunque c’era bisogno di una «modifica di destinazione d’uso». L’episodio di corruzione si sarebbe verificato nel maggio 2010. Inoltre, al sindaco, per il «rinnovo del contratto per i servizi di igiene urbana» a favore di una società, sarebbero state messe a disposizione o promesse tre auto di lusso. In particolare, una Ferrari F-141 di colore nero «avuta a disposizione per almeno una settimana alla fine di maggio 2010». E poi una Bentley «promessa in sostituzione della Ferrari» e una Ferrari 599 di colore rosso «avuta a disposizione per circa 90 giorni da metà luglio a fine agosto 2010». Nell’inchiesta risulta indagato anche il vicesindaco e assessore all’ecologia del Comune di Buccinasco, Antonio Luciani, che ha cercato di corrompere un imprenditore, però non riuscendoci, nel giugno del 2008.

L’INCHIESTA – Il gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare a carico del sindaco Cereda parla di un «atteggiamento tra talune delle forze politiche insediate nel comune di Buccinasco» per fare «privato mercimonio» della funzione pubblica, asservendola «agli esclusivi interessi privati», con la compiacenza di «privati imprenditori». «Si tratta di evenienze che valutate insieme alle intercettazioni, prezioso elemento investigativo che ha fatto emergere un contesto illecito di indubbia gravità, comprovano come la carica pubblica ricoperta da Loris Cereda sia stata il mezzo per la reiterazione di condotte criminose», scrive ancora il gip. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Milano è stata avviata circa un anno fa ed è nata in seguito ad una denuncia alle Fiamme Gialle proveniente dall’interno dall’interno dello stesso comune di Buccinasco. Gli inquirenti per ora escludono collegamenti con le recenti inchieste sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nei comuni dell’hinterland milanese.

Redazione online
22 marzo 2011(ultima modifica: 23 marzo 2011)

La direzione antimafia: “Lombardia colonizzata dalla ‘ndrangheta”

Fonte: http://www.varesenews.it

Ora lo dice anche la relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia: la Lombardia, dopo la Calabria, è la regione più infiltrata dalla ‘ndrangheta che, anche qui, è riuscita ad imporre il suo modello di colonizzazione (nella foto a sinistra la riunione dei vari capi lombardi in un circolo di Paderno Dugnano intitolato a Falcone e Borsellino). Nelle 1100 pagine di relazione la regione più popolosa e ricca d’Italia ha ottenuto un ampio spazio da parte della procura nazionale grazie alla maxioperazione lombardo-calabrese che ha portato all’arresto di oltre 300 persone delle quali la metà residenti (o domiciliate) in Lombardia. L’hinterland milanese (Rho, Desio, Bollate, Legnano) e la città di Brescia sono al top della speciale classifica dei centri infiltrati dalle cosche calabresi ma anche la provincia di Varese con Lonate Pozzolo e Ferno,due paesi infiltrati da esponenti della locale di Legnano, non può essere esclusa dalla nuova relazione. Proprio in provincia di Varese, infatti, è partita la prima inchiesta (denominata Bad Boysgiunta ormai alle condanne) che ha fatto da apripista alla più grande operazione Infinito del luglio 2010.

Qui più che altrove la ‘ndrangheta ha trovato terreno fertile per imbastire relazioni con l’humus imprenditoriale locale, relazioni perverse che sono poi sfociate nell’estorsione e nell’usura, nell’imposizione dei propri camion e dei propri mezzi per il movimento terra, una delle attività più fiorenti tra le varie locali di ‘ndrangheta fiorite a partire dagli anni ’90 in tutto il territorio lombardo. L’operazione Bad Boys, del marzo 2009, aveva sgominato quella di Legnano-Lonate Pozzolo con 39 arresti effettuati nelle prime ore di una tiepida mattina di primavera. Quell’inchiesta ha svelato come, in un piccolo centro del Varesotto, sotto l’apparente tranquillità della vita quotidiana di provincia si nascondesse un verminaio di estorsioni, usura, prevaricazioni e coperture di personaggi che non si nascondevano nemmeno più di tanto. Personaggi come Nicodemo Filippelli ed Emanuele De Castro, coadiuvati da collaboratori spregiudicati che facevano il lavoro sporco, imponevano le loro logiche tra le tante imprese edili (e non solo) della zona fino ad arrivare al condizionamento delle elezioni amministrative grazie alla forte componente di cittadini provenienti da Cirò Marina.

Lo stesso modello di infiltrazione, giunta fino ai limiti del potere politico, era stato ripetuto a Bollate, Desio (dove è caduta una giunta intera), Rho, Pavia, Cormano, Milano, Corsico, Bresso, Limbiate, Solaro, Mariano Comense, Pioltello, Erba e Canzo, Seregno. In ognuno di questi comuni e nel loro circondario c’erano uomini pronti a tutto per arricchire la cosiddetta “bacinella”, ovvero la cassa comune nella quale andavano tutti i proventi delle varie locali lombarde. Dei denari a disposizione di questa cassa comune tutto sapevano in Calabria, il centro nevralgico dell’impero economico delle ‘ndrine. Chiunque si fosse messe di traverso, magari pensando di emulare le gesta di Bossi e della Lega Nord nelle loro terre con un federalismo della malavita, sarebbe stato ucciso. Il corpo di Carmelo Novella, crivellato di colpi in un bar di San Vittore Olona, ne è stata la dimostrazione lampante.

 

 

‘ndrangheta, arrestati i rampolli dei clan “Sono le nuove leve dei Barbaro-Pangallo”

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Le 16 ordinanze di custodia cautelare hanno colpito in gra parte ventenni dai cognomi pesanti che operavano a sud di Milano: da Buccinasco a Corsico, da Cesano Boscone a Casorate Primo

Per dare inizio alla loro carriera criminale di rampolli delle famiglie della ‘ndrangheta, ormai insediate stabilmente nel Milanese, avevano organizzato un traffico di cocaina, scegliendo dunque il business più fruttuoso per la mafia calabrese, ormai leader mondiale del narcotraffico. Questi giovani, in gran parte ventenni e dai cognomi che pesano nel ghota mafioso, sono finiti in carcere nell’ambito di un’operazione condotta dalla squadra mobile di Milano e coordinata dalla Dda, che ha stroncato un traffico di droga.

La base erano i comuni a sud del capoluogo lombardo, da Buccinasco a Corsico, da Cesano Boscone a Casorate Primo, luoghi dove sono insediate ormai da anni le cosche, che si sono infiltrate soprattutto nei settori dell’edilizia e del movimento terra. A Corsico, per esempio, come ha documentato la maxioperazione ‘Infinito’ del luglio scorso che ha portato a 180 arresti in Lombardia, era stato costituito un locale di ‘ndrangheta con a capo quel Pasquale Zappia che, prima di finire in manette, era stato da poco messo al vertice della cupola lombarda.

I 16 arresti, firmati dal gip milanese Gaetano Brusa su richiesta del pm Alessandra Dolci, hanno invece colpito in particolare le famiglie Barbaro e Pangallo, originarie di Platì (Reggio Calabria). La prima era già rimasta coinvolta, dal luglio del 2008 in poi, in due operazioni della Dda di Milano, la ‘Cerberus’ e la ‘Parco Sud’, citate anche nell’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia come esempio di infiltrazione mafiosa nell’ambito imprenditoriale ed economico milanese. Alcuni esponenti dei Pangallo, invece, erano stati arrestati nel maggio 2009 per una grande truffa legata all’accensione di falsi mutui.

Proprio da alcuni accertamenti connessi a quest’ultima indagine è scaturita l’inchiesta sul traffico di cocaina che ha portato in carcere, fra gli altri, Francesco Barbaro, 24 anni, nipote del boss Pasquale Barbaro. Gli investigatori hanno trovato nella sua camera 30mila euro in contanti nascosti dentro un cuscino. Francesco Barbaro sarebbe stato, secondo gli inquirenti, il capo del gruppo che aveva messo in piedi il traffico, fra il 2005 e il 2007, con un meccanismo a catena: la cocaina veniva comprata in grossi quantitativi da 1 o 2,5 chilogrammi da alcuni fornitori, che la importavano dall’estero, e poi rivenduta ad altre persone che la spacciavano al dettaglio ai consumatori.

Destinatari dell’ordinanza, fra gli altri, anche Antonio Pangallo, 24 anni; Rocco Santo Perre, 25 anni, braccio destro di Francesco Barbaro; Giuseppe Pangallo, 27 anni, e Domenico Barbaro, 37. Per tutti l’accusa è di detenzione e spaccio di droga.

Platì, dopo 10 mesi preso Antonio Perre, Totò ‘u cainu. Ancora in fuga Domenico Papalia

Fonte: http://www.milanomafia.com

Il giovane ricercato per l’inchiesta Parco Sud della Dda di Milano è accusato di associazione mafiosa, porto e detenzione di armi da guerra e riciclaggio. S’è costituito ieri ai carabinieri di Platì in provincia di Reggio Calabria

Domenico Papalia e Antonio Perre sono coinvolti nell’indagine Parco sud. A carico dei due c’è un mandato di cattura per associazione mafiosa
Assieme al clan Barbaro avrebbero gestito,  in regime di monopolio, gli affari del movimento terra nel Milanese
Dalla carte dell’inchiesta, coordinata dal pm Alessandra Dolci,  Domenico Papalia emerge come capo indiscusso dell’organizzazione. Lui, pur giovanissimo, sarebbe il refernte della ‘ndrangheta per il nord Italia

Milano, 14 settembre 2010 – E’ finita dopo dieci mesi la fuga di Toto ‘u cainu. Antonio Perre, s’è costituito ieri – nel giorno del suo compleanno – ai carabinieri della stazione di Platì in provincia di Reggio Calabria. Era latitante dal 3 novembre 2009, giorno dell’esecuzione degli arresti dell’inchiesta Parco Sud della Dda di Milano. Perre era riuscito a rendersi irreperibile la notte degli arresti insieme a Domenico Papalia, figlio del boss in carcere Antonio. Da mesi i carabinieri di Reggio Calabria gli davano la caccia. In particolare da quando s’era diffusa la voce che il giovane affiliato alla ‘ndrina Barbaro-Papalia si nascondeva proprio nella zona di Platì. Così ieri, dopo una serie di perquisizioni domiciliari ai familiari di Perre, il giovane ha deciso di costituirsi consegnandosi ai carabinieri della stazione di Platì. Lui, residente a Motta Visconti in provincia di Milano, da anni gravitava sulla zona di Corsico e Buccinasco.

Conosciuto con il nomignolo di Totò ‘u cainu, è accausato di associazione mafiosa, porto e detenzione illegale di armi da guerra e riciclaggio. Secondo le accuse riportante nell’inchiesta Parco Sud proprio Perre rappresentava una sorta di “braccio armato” della cosca e veniva utilizzato per intimidire i testimoni e alcuni imprenditori coinvolti nel processo Cerberus. Ora la caccia, in particolare dei carabinieri di Corsico e degli uomini della Direzione investigativa antimafia, si concentra tutta su Domenico Papalia. Il giovane Papalia è stato definito dagli investigatori come il referente della cosca a Nord. (cg)

La faccia di Milano

I soliti turisti popolano piazza del Duomo la mattina. Una fila di studenti che si dirige verso l’università ed altra gente sparsa che cammina frettolosamente per raggiungere chi il posto di lavoro, chi la banca, chi la metro. E’ benestante Milano: corso Vittorio Emanuele è uno sfarzo unico con i suoi tavolini davanti ai quali sei passato mille volte e non ti sei mai fermato per la paura di chiedere anche solo un caffè in questi posti di lusso. E’ viva Milano: c’è sempre gente, ovunque. All’aperitivo le colonne di San Lorenzo sono piene di ragazzi che si incontrano per cacciare via i pensieri di una giornata intera fatta di preoccupazioni e troppe responsabilità. La sera i navigli uniscono e raccolgono la bella gente che vuole solo divertirsi e ridere in compagnia. E’ proprio bella Milano: questa Milano!

Ma Milano è troppo per fermarsi solo a questo, e allora ecco che è capace anche di superare sé stessa e senza mostrarsi vivere un’altra esistenza. La gente è sempre tanta, però fa le code in pieno giorno a Quarto Oggiaro per comprarsi la dose quotidiana di cocaina. La ‘Ndrangheta ha il monopolio assoluto e nel vecchio e malfamato quartiere del capoluogo ha soltanto le radici di un albero che si fa sempre più potente e maestoso e con i propri rami impone la propria ombra su tutta la provincia, ed oltre.
La neve non è solo un problema meteorologico, è un problema sociale. Con oltre 20mila cocainomani Milano rifornisce le casse della mafia fruttando milioni. Milioni che poi reinveste aggiudicandosi i migliori appalti e controllando completamente il mercato dell’edilizia. Barbaro-Papalia la cosca che controlla interi paesi come Corsico, Assago e Buccinasco. Ti sposti più a nord e la famiglia Condello si spartisce il territorio insieme ai Novella nel gestire le zone che vedranno ospite l’Expo2015. Non bastasse, i Coco-Trovato hanno consolidato la loro egemonia in nella nuova provincia di Monza e Brianza.

Stupefacenti, prostituzione e racket portano soldi, a volte anche troppi. Ed ecco che la mafia è costretta a ripulire il denaro sporco. Le intimidazioni e le estorsioni ai danni di imprenditori sembrano quasi storia antica. Oggi, a Milano, sono gli imprenditori a sfruttare la mafia per fare ancora più soldi. Rimane solo da trovare qualche perito di Tribunale compiacente, un amministratore comunale che chiude un occhio, qualche addetto al rilascio pratiche edilizie ed ecco che il piano è servito: riciclaggio, arricchimento e controllo del territorio assicurati.

Almeno una cosa è certa: a Milano non ci si ammazza, si va d’accordo. Il business prima di tutto è la parola d’ordine fra i boss. E allora si organizzano grandi cene dove Cosa Nostra, Camorra ed ‘Ndrangheta stringono sempre più alleanze per non pestarsi i piedi a vicenda. Poi magari capita che nello stesso periodo ci siano le elezioni, ed allora a cena perché non invitare qualche politico? Magari capita che ad organizzarla sia Salvatore Morabito, e che questa sia in onore di Alessandro Colucci, e che lo stesso Colucci divenga Consigliere Regionale; oppure che Giovanni Cinque, esponente degli Arena, si trovi in qualche modo a contatto Vincenzo Giudice, che casualmente è sia Consigliere Comunale che Presidente di una società partecipata dal capoluogo lombardo.
Ma a Milano, appunto, almeno non si ammazza. Non si ammazza finchè non riesci a ricollegare proprio quel corpo a quell’esatto avvenimento, risalendo a quella data causa per cui Giovanni Di Muro, ucciso in pieno centro in zona San Siro, muore ed era casualmente legato al boss Pepè Onorato.

Tutto questo, purtroppo, non è frutto di una doppia faccia. Milano di faccia ne ha una sola: quella buona che nasconde quella cattiva.

Massimo Brugnone

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