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Ordinanza Fire Off: Atti PM parte 3 – Le regole di Cosa Nostra

Tale chiave di lettura consente di superare l’apparente contraddizione tra le affermazioni dei due dichiaranti e di comprendere le ragioni di una collaborazione tra elementi appartenenti alla stidda piuttosto che a cosa nostra, organizzazioni criminali tra loro storicamente contrapposte.

Peraltro dall’interrogatorio di SMORTA emerge anche come la consorteria delinquenziale che ha operato a Busto Arsizio avesse carattere del tutto autonomo: egli infatti afferma L’uomo d’onore che si trova fuori da Gela è autonomo nelle sue decisioni. Può cioè scegliere le persone di sua fiducia, senza che siano necessariamente uomini d’onore e può decidere quali attività illecite intraprendere. Deve solo informare il suo punto di riferimento nella famiglia di Gela dell’illecito che lui porta avanti e consegnare gli utili (se si tratta di droga deve dare una percentuale alla famiglia). Per quanto riguarda gli omicidi, l’uomo d’onore che si è stabilito fuori da Gela, se vuole uccidere un altro uomo d’onore, deve prima informare il suo capo ed avere l’assenso. Se l’uomo d’onore che si è stabilito fuori da Gela vuole uccidere un’altra persona può agire, ma deve spiegarne le ragioni al suo punto di riferimento.

SMORTA ha anche riferito che Rosario VIZZINI quale responsabile di una imponente attività estorsiva nei confronti degli imprenditori gelesi operanti a Busto Arsizio, si trovò in difficoltà nei confronti della famiglia EMMANUELLO, nonché di componente della stidda, perché avrebbe destinato le ingenti somme estorte solo ai RINZIVILLO e non anche agli altri due gruppi di riferimento: “A seguito dei soldi estorti agli imprenditori Gelesi, Vizzini ebbe dei problemi all’interno della famiglia. Daniele Emmanuello mi disse infatti che Vizzini aveva destinato i soldi delle estorisioni ai Rinzivillo per una parte, mentre la restante l’aveva trattenuta per se. In poche parole Vizzini non aveva versato niente agli Emmanuello, nonostante si trattasse- quello degli Emmanuello e quello dei Rinzivillo- di un unico gruppo. Come uomo d’onore Vizzini non poteva non sapere che Daniele Emmanuello era il capo della famiglia di Gela e che a lui e non a Rinzivillo dovevano essere dati i soldi dell’estorsione.

Ancora, Smorta chiarisce che quella di sottoporre ad estorsione esclusivamente gli imprenditori gelesi fu una scelta deliberata e motivata dal fatto che tale provenienza geografica dava maggiori garanzie di omertà: “Decidemmo di estorcere soldi solo ai gelesi, in quanto eravamo convinti che i nostri concittadini non ci avrebbero denunciato, in quanto gelesi ed in quanto avrebbero capito da chi provenivano le richieste estorsive. Temevamo invece reazioni, tipo denunce, da parte degli imprenditori locali”.

D’altra parte nella presente indagine è proprio emerso che la contiguità dei presenti indagati con l’ambiente mafioso gelese ha costituito essa stessa strumento di pressione, utilizzato al fine di intimorire le vittime per ridurre le loro resistenze rispetto alle richieste estorsive oltre che per evitare denunce e creare in generale, anche rispetto a terzi, un clima di omertà sul quale il metodo mafioso si fonda e da cui trae alimento.

L’attività investigativa, dunque, nata per far luce sull’episodio in danno del Bellinato ha consentito di disvelare recenti episodi delittuosi, radiografati dalle telefonate captate nel corso del loro svolgersi, e di raccogliere ulteriori denunce di parte di altri imprenditori taglieggiati dal gruppo facente capo a Vizzini Rosario-Nicastro Fabio.

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Ordinanza Fire Off: Atti PM parte 2 – La spartizione delle attività illecite

Seconda parte, che segue la prima, delle osservazioni del giudice in merito all’applicazione dell’ordinanza di custodia cautelare, a partire dai fatti risultanti dagli atti trasmessi dal Pubblico Ministero. 

Con nota trasmessa il 24.2.2011 il PM integrava la richiesta con il verbale dell’interrogatorio reso in data 23.2.2011 dal collaboratore di giustizia Crocifisso SMORTA, relativo a vicende risalenti al 2005. Dalle dichiarazioni di Smorta, già condannato per il reato di cui all’art. 416 bis c.p., emergono ulteriori indizi dell’esistenza, nel territorio di Busto Arsizio, di un gruppo criminale mafioso che fa riferimento a Rosario VIZZINI.

Questi viene indicato quale uomo d’onore direttamente legato alla famiglia RINZIVILLO, mentre Fabio NICASTRO quale semplice appartenente a COSA NOSTRA.

Dichiara il collaborante che nel 2005 le famiglie di cosa nostra EMMANUELLO-RINZIVILLO erano alleate tra loro ed avevano raggiunto accordi per la spartizione dei proventi delle attività illecite anche con i gruppi storicamente contrapposti della STIDDA (“Nel 2002, a fronte dell’esigenza di fare fronte alla STIDDA … OMISSIS … , venne deciso, con il pieno assenso di Antonio RINZIVILLO che Daniele EMMANUELLO, allora libero, sarebbe stato responsabile della famiglia di Gela … … Non venne nominato un capo decina, perché all’epoca non vi erano molti uomini d’onore in libertà. In base all’intesa raggiunta, tutti gli introiti delle attività illecite svolte nel territorio di Gela, sia dagli uomini dei Rinzivillo, sia dagli uomini degli Emmanuello, dovevano essere consegnati a Daniele EMMANUELLO e versati al reggente da lui nominato, per quanto riguarda le estorsioni, … Quando sono stato stato reggente, ero io a ricevere i soldi e li distribuivo sulla base delle indicazioni di Daniele EMMANUELLO. La famiglia di Gela aveva affiliati anche al Nord Italia, parlo di OMISSIS e Busto Arsizio”).

Con particolare riferimento ai rapporti della famiglia con la Stidda e dei proventi delle estorsioni effettuate in territorio bustocco SMORTA ha riferito:

“All’epoca avevamo raggiunto un accordo con la stidda di dividere gli introiti al cinquanta per cento. Ebbi occasione di discutere con OMISSIS della tentata estorsione ai danni di C. e OMISSIS mi chiese conto di tutte le estorsioni su Busto Arsizio, rivendicando il cinquanta per cento degli introiti che spettavano alla stidda. Io feci presente che dalle estorsioni non aveva ricavato nulla in quanto Vizzini aveva preteso ed ottenuto grosse somme dagli imprenditori Gelesi, senza versare la parte agli EMMANUELLO.

Tali dichiarazioni da un lato avvalorano quanto riferito da Angelo BERNASCONE ove afferma che Rosario Vizzini e quelle del suo gruppo (Fabio NICASTRO, Emanuele ITALIANO, Dario NICASTRO, il cognato di Fabio NICASTRO, Rosario SCIBONA) sono tutti collegati ad Antonio RINZIVILLO, nonché a Salvatore e Gino RINZIVILLO, che sono di cosa nostra. Che mi risulti loro non hanno niente a che fare con la stidda;

dall’altro spiegano quanto affermato da Carmelo MENDOLIA quando afferma che “A Gela i NICASTRO sono molto influenti come famiglia. Si tratta comunque di STIDDARI. A Gela cosa nostra non esiste almeno da vent’anni. NICASTRO e VIZZINI hanno ancora rapporti con le famiglie di STIDDARI a Gela. Alcuni esponenti di stiddari gelesi, ad es. della famiglia MADONIA sono in stretto contatto con i NICASTRO e con Rosario VIZZINI e talvolta sono venuti a Busto Arsizio. Hanno comuni interessi a Busto nell’edilizia e nel pagamento del PIZZO … VIZZINI è legato anche ai RINZIVILLO. Anche esponenti dei RINZIVILLO sono venuti a Busto Arsizio. MADONIA e RINZIVILLO hanno rapporti anche per quanto riguarda attività da compiere a Busto Arsizio. Ogni attività dei RINZIVILLO e dei MADONIA a Busto viene svolta chiedendo prima l’appoggio di VIZZINI e con la collaborazione di questi. Sto parlando dei settori di edilizia e delle estorsioni nell’edilizia. Il settore edilizio viene ritenuto più sicuro rispetto alla droga. Busto Arsizio è di Rosario VIZZINI. VIZZINI è lo stiddaro più importante sia a Gela che nella zona di Busto Arsizio. Tutti gli altri gelesi che stanno in Lombardia devono ubbidire a Rosario VIZZINI.

Estorsione al vincitore del Superenalotto due mafiosi condannati a 12 e dieci anni

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

La vicenda nel 1998. Nel mirino un siciliano trasferito a Lodi che aveva vinto quasi sette miliardi di vecchie lire: dopo l’intervento di Cosa nostra fu costretto a versare la somma di 400 milioni

Con intimidazioni e minacce avevano estorto circa 400 milioni di lire a un siciliano, residente a Lodi, che nel 1998 aveva vinto quasi 7 miliardi di vecchie lire al Superenalotto. Per i due, appartenenti a famiglie mafiose di Cosa nostra, sono arrivate le condanne a pene fino a 12 anni di reclusione, emesse dalla terza sezione penale del tribunale di Milano. In particolare Alessandro Emmanuello, fratello del boss Daniele, è stato condannato a 12 anni di carcere dal collegio presieduto dal giudice Piero Gamacchio. L’altro imputato, Francesco Verderame, è stato invece condannato a dieci anni.

Per la stessa vicenda, lo scorso 8 giugno, era stato condannato con rito abbreviato a dieci anni di reclusione Carmelo Massimo Billizzi, mentre un anno e due mesi di carcere erano stati inflitti a Rosario Trubia e a Crocifisso Smorta, due pentiti che hanno collaborato alle indagini. Tutti e tre sono ritenuti vicini ai clan di Cosa nostra e Stidda. La vittima dell’estorsione, Salvatore Spampinato, nel ’98 aveva vinto al Superenalotto 7 miliardi di lire e subito dopo, stando alle indagini del pm della Dda milanese Marcello Musso, aveva subito minacce mafiose da parte di alcuni stiddari, che avevano avuto la soffiata sulla vincita da un suo stesso parente.

La sua abitazione era stata incendiata e aveva ricevuto anche numerose telefonate anonime, nelle quali gli veniva chiesto di pagare il pizzo sulla vincita. Era poi intervenuta anche Cosa nostra, stando al racconto del pentito Trubia, che era riuscita a farsi dare parte della vincita, 400 milioni di lire, spartita poi tra le due organizzazioni mafiose. Spampinato, che si è costituito parte civile, ha ottenuto un risarcimento a titolo di provvisionale.

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