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San Raffaele, indagato il direttore finanziario

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Mario Valsecchi gestiva appalti e consulenze per conto di Don Verzé. La procura vuole capire se dietro il buco da un miliardo c´è soltanto la malagestione o un giro di tangenti

di WALTER GALBIATI

Mentre Enrico Bondi nella sua nuova veste di “ristrutturatore” dell´Ospedale San Raffaele sfilava in pompa magna dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, in altre aule della procura veniva sentito come indagato Mario Valsecchi, il responsabile dell´area amministrativa e finanziaria della Fondazione che controlla la struttura sanitaria e ormai sull´orlo del crac sotto il peso di debiti per un miliardo di euro. La procura lo ha indagato per falso in bilancio e false scritture contabili.

Fino ad ora non si era saputo di nessuna iscrizione e lo stesso Valsecchi era stato sentito più volte solo come persona informata sui fatti. Da ieri le cose non stanno più così, perché la vicenda sembra essersi complicata dopo che una gola profonda ha iniziato a parlare di strane operazioni societarie con fornitori conniventi. Valsecchi da tempo occupava una posizione di notevole prestigio all´interno del San Raffaele e da tempo si stava battendo perché le operazioni finanziarie dell´ospedale venissero ricondotte a una gestione più oculata.

Il deus ex machina di tutto è sempre stato don Luigi Verzè, padre padrone e fondatore dell´ospedale, mentre Mario Cal, morto suicida a metà luglio, ne era il braccio esecutivo. Valsecchi era una sorta di direttore finanziario. Le deleghe che il consiglio della Fondazione gli aveva assegnato erano comunque ampie: «Negoziare e procedere all´apertura e alla chiusura di conti correnti bancari con banche italiane ed estere o l´amministrazione delle poste e telecomunicazioni determinando importo e condizioni delle eventuali operazioni di fido e modalità di utilizzo dei conti correnti». A lui spettavano gli ordini di pagamento, affidare appalti e consulenze, siglare accordi superiori ai 500mila euro. Ora la procura vuole sapere da lui come si sia potuto arrivare a un buco da quasi un miliardo di euro. E soprattutto sapere se parte dei fondi dell´ospedale siano stati indirizzati a politici o semplicemente dissipati.

L´ultimo interrogatorio è stato condotto dal sostituto procuratore Laura Pedio che con il collega Luigi Orsi indaga sulla vicenda, proprio mentre i vertici della procura, il capo Bruti Liberati e l´aggiunto Francesco Greco, ricevevano una delegazione di avvocati (Francesco Gianni e il professor Alberto Alessandri) guidata da Enrico Bondi. La riunione ha avuto come fine quello di fare il punto sulla situazione dell´ospedale in seguito alla nomina del nuovo consiglio di amministrazione, che ha portato all´ingresso degli uomini del Vaticano, candidatosi a salvatore delle sorti del San Raffaele. Bondi ha il compito di gestire le dismissioni e la ristrutturazione a fianco dell´esperto di sanità, Renato Botti.

I nuovi amministratori hanno chiesto ulteriore tempo alla procura per poter portare a termine un esame approfondito sulla situazione finanziaria. I pm, infatti, erano già pronti a chiederne il fallimento, in quanto i vari tentativi di salvataggio si erano dimostrati inefficaci. Prima era stato proposto un piano delle banche, poi quello delle grandi famiglie milanesi sfociato in una offerta maggioritaria del solo gruppo Rotelli svanito anch´esso di fronte alla discesa in campo del Vaticano.

Eppure di fronte a tante offerte di salvataggio, nessuno finora ha mai messo sul tavolo i soldi necessari per assicurare il pagamento completo dei fornitori esposti per oltre 480 milioni di debiti. Motivo per il quale si stanno cercando ora delle soluzioni alternative, come il concordato fallimentare. Il termine è fissato per il 15 settembre, al termine della pausa feriale, data in cui scade l´ultimatum fissato dalla Procura e dal presidente della Sezione Fallimentare, Filippo Lamanna, per presentare un piano di salvataggio altrimenti verrà chiesto il fallimento.

‘Ndrangheta, maxiprocesso per 174 “Le vittime del racket non denunciano”

Annunciata per domani la richiesta di giudizio immediato. Il pm Boccassini: “Gli imprenditori non dicono di essere vittime di episodi di estorsione e usura. Adesso dobbiamo capire perché”

Sono 174 le richieste di giudizio immediato che la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano inoltrerà domani nei confronti di altrettante persone arrestate lo scorso luglio nel corso della maxi operazione che ha decapitato i vertici della ‘ndrangheta in Lombardia. Lo ha annunciato il procuratore Ilda Boccassini durante un incontro con i giornalisti, al quale hanno partecipato anche i procuratori della Repubblica di Milano e Reggio Calabria, Edmondo Bruti Liberati e Giuseppe Pignatone, i procuratori aggiunti reggini Michele Prestipino e Nicola Gratteri e due esponenti della Direzione nazionale antimafia.

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“Nonostante l’operazione di luglio contro la ‘ndrangheta – ha dichiarato la Boccassini – che ha dimostrato la presenza nel Nord della criminalità mafiosa, gli imprenditori non denunciano estorsioni e usura. A noi continua a non arrivare nulla”. Neppure le associazioni di categoria sembrano essere di aiuto alla magistratura sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Diversamente da quanto avvenuto a Palermo, dove Confindustria ha fornito un apporto decisivo per far emergere il fenomeno del racket, “né a Milano né a Reggio Calabria – ha detto il pm – ci sono esperienze simili”. Boccassini ha rimarcato che “in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, è molto più facile per la criminalità agganciare chi è in difficoltà”. Dalla notifica del decreto che viene disposto dal giudice per le indagini preliminari, gli imputati hanno 15 giorni di tempo per accedere a riti alternativi.

La richiesta di giudizio immediato, con cui si salta la fase dell’udienza preliminare, riguarda fra gli altri il presunto boss della ‘ndrangheta in Lombardia, Giuseppe ‘Pinò Neri, e Pasquale Zappia, che avrebbero diretto la cupola lombarda dopo la morte del boss Carmelo Novella. Fra gli arrestati per cui è stato chiesto il rito immediato ci sono i numerosi boss delle 15 ‘locali’ sparse tra Milano, la Brianza, il Comasco e Pavia, che sono state individuate dagli inquirenti con l’operazione Infinito-Crimine. Tra gli imputati c’è anche l’ex direttore sanitario della Asl di Pavia, Carlo Chiriaco, ritenuto dagli investigatori una “figura emblematica” della infiltrazione delle cosche nel mondo istituzionale.

Invece, come ha spiegato Boccassini, le posizioni degli indagati per l’omicidio del boss Novella, avvenuto nel 2008, sono state stralciate e per loro si procederà con la chiusura delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio. Come ha spiegato il procuratore della Repubblica Pignatone, invece, la parte dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio verrà probabilmente chiusa a gennaio con il deposito degli atti e la richiesta di rinvio a giudizio. “Il ramo reggino è più indietro – ha spiegato Pignatone – anche per problemi di organizzazione delle risorse”. Gli esponenti delle due procure antimafia hanno voluto rimarcare l’unità del lavoro tra inquirenti e investigatori milanesi e calabresi e la collaborazione che c’è stata e che sta proseguendo.

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