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“La politica aiuti le vittime della mafia”

fonte: www.informazioneonline.it del 11 maggio 2012

LONATE POZZOLO – La nuova casa della legalità, inaugurata recentemente in quel di Lonate Pozzolo (via XXIV Maggio) da Ammazzateci Tutti Lombardia, apre tutti i sabato pomeriggio dalle ore 15 alle 18.

“Una volta instaurato un presidio di legalità in un territorio come quello di Lonate, vogliamo fare in modo che tutti i cittadini abbiano la possibilità di prendere attivamente parte alle iniziative promosse da Ammazzateci Tutti – si legge in una nota ufficiale del Coordinamento lombardo dell’Associazione – L’obiettivo è che questa sede diventi un luogo di scambio culturale e di aperto confronto rivolto alla diffusione della legalità e della lotta contro tutte le mafie, oltre che un punto di riferimento per tutti quei cittadini che si trovano ancora oggi oppressi dai diversi fenomeni illegali”.

All’interno della sede di Ammazzateci Tutti sarà data inoltre la possibilità di consultare materiale riguardante la criminalità organizzata. Si potrà attingere informazioni direttamente da fonti raccolte in questi anni dagli attivisti del movimento antimafia quali documenti giudiziari, articoli di giornale e libri concernenti il tema della criminalità organizzata semplice e di stampo mafioso.

Perché avete preso questa decisione? Lo abbiamo chiesto a Massimo Brugnone, coordinatore regionale di Ammazzateci Tutti Lombardia.

“Per avere contatto sul territorio. Di Lonate abbiamo solo una ragazza. Siamo per la maggior parte di altri paesi. Vogliamo incominciare a parlare ai lonatesi e non solo nelle scuole come già facciamo. Vogliamo far capire che se vogliono venire qui noi ci siamo. Sia per chi passa e vuole dire quello che sa. Lonate sembra proprio un’altra realtà. Non è vero che non si possa vivere ma è comunque un posto diverso dal solito. Si entra nel mercato e si sente parlare solo calabrese. Oppure vedi gli anziani seduti a presenziare fuori dalle case, come al sud. E sappiamo che parecchia gente, non soltanto meridionale, è stata vittima della mafia. Quindi siamo aperti per chi vuole raccontarci qualsiasi cosa. E poi speriamo che possa diventare un centro per i giovani che vogliano ritrovarsi, discutere, creare idee o proporre iniziative. Siamo aperti a tutto”.

Come si combatte la mafia?

“La cosa migliore è l’educazione alla legalità, dai minimi dettagli. Si tratta di combatterel’illegalità che è l’humus della mafia. Altro fatto importante è informarsi. Prima non sapevamo nemmeno leggere la presenza della mafia, ora che conosciamo il fenomeno potremmo farlo. È fondamentale anche il lavoro di informazione, facendo conoscere i luoghi da non frequentare, bisogna boicottare i locali dove non si ha la certezza che siano puliti al cento per cento. È uno dei messaggi che mando ai ragazzi, solitamente. A Palermo fanno così, creano gli esercizi commerciali con l’adesivo pizzo free.

Inoltre, bisogna occuparsi della cosa pubblica, che significa anche interessarsi di se stessi. E si può cominciare a farlo già dagli organigrammi delle scuole superiori che rispecchiano perfettamente il sistema politico nazionale e la società. Ultimo punto, la denuncia, e lì si passa attraverso la possibilità di riuscire ad instaurare un rapporto di fiducia con le forse dell’ordine. Bisogna capire che i poliziotti rischiano la vita e lavorano per noi. Nessuna denuncia cade mai nel vuoto”.

Però la gente ha paura…

“Sì, questa paura c’è.  Addirittura, dopo aver letto le dichiarazioni di un pentito che raccontava di aver chiesto il pizzo agli imprenditori, uno di loro si ostinava ad affermare di non essere mai stato coinvolto in nessun modo, dicendo che faceva donazioni volontarie. Il pentito era in carcere e lui aveva addirittura paura di confermare gli eventi. Per questo c’è bisogno che la politica aiutiquesti imprenditori”.

Nel frattempo, proprio in queste ore, a Busto si è discusso della possibilità di istituire una consulta antimafia.

Perché è così importante farla?

“Un organo di questo tipo, composto da rappresentanti della società civile in grado di comprendere determinati fenomeni, sarebbe molto utile. Io stesso, sebbene mi interessi da anni di criminalità organizzata, non mi sentirei in grado di farne parte, perché occorrono esperti, ad esempio sindacalisti, che sappiano, tra l’altro, esaminare documenti tecnici e capire appieno il funzionamento dei subappalti. Questa istituzione costituirebbe un segnale importante e permetterebbe a queste persone di indagare. Potrebbe inoltre dare più coraggio ai cittadini di denunciare le situazioni di cui sono vittime”.

Valentina Colombo

L’Insubria contro la mafia con Scopelliti e Pecora

fonte: La Provincia di Varese del 3 maggio 2012

 

VARESE Due incontri per riflettere sulla criminalità organizzata. Per capire i motivi dell’espansione di un modello ancora troppo vincente, e quali sono i punti deboli su cui far leva per sconfiggerlo.

È il senso dell’iniziativa che l’associazione “Varese Studenti” ha organizzato insieme al corso di diritto penale progredito: due incontri, venerdì 4 e venerdì 11 maggio, con vittime e protagonisti della lotta alle mafie. Alle 14.30 di venerdì 4, nel Padiglione Seppilli di via Rossi, ci saranno Aldo Pecora, fondatore dell’associazione “Ammazzateci Tutti”, e Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino Scopelliti, assassinato dalla mafia il 9 agosto 1991.
Presenteranno il libro di Pecora, “Primo Sangue”, che prende le mosse dall’omicidio Scopelliti per raccontare la ‘ndrangheta. Venerdì 11 maggio, sempre alle 14.30 in via Rossi, interverranno il procuratore Maurizio Grigo e il dirigente della squadra mobile di Varese Sebastiano Bartolotta. Il loro sarà un focus sulla situazione varesina, sugli sviluppi più recenti delle mafie nascoste ma attive anche da noi.
«Una panoramica necessaria, soprattutto per degli studenti di giurisprudenza – ha detto la professoressa Chiara Perini, tra i promotori dell’iniziativa e docente di diritto penale progredito a Varese – anche per capire quello che il legislatore può ancora fare per combattere il fenomeno mafioso. Lo ha dimostrato il caso Dell’Utri: la strada è ancora lunga».

Il sole della legalità batte la pioggia

NO ALLA MAFIA

Migliaia di studenti al corteo che unisce Sud e Nord in nome di una sincera voglia di cambiamento

Magliette contro la mafia (Blitz)

Magliette contro la mafia (Blitz)

Fonte: www.laprealpina.it – 24 aprile 2012

Busto Arsizio – Sono 2.500. Forse tremila. Saltellano, tutti insieme, sul prato del Parco del Muso del Tessile, al ritmo di “Chi non salta un mafioso è”. Gridano il loro “vaffa” alla mafia, danno voce a fischietti e vuvuzelas. Sono “il sole della legalità” in una giornata uggiosa. Sono la primavera che ridona speranza a chi lotta da anni e ora vede potenziato il no a logiche finora imperanti. Gli studenti delle scuole di Busto e dintorni sono i protagonisti di “Legalitalia in primavera”. Hanno ascoltato dibattiti in nove auditorium, hanno sfilato con adesivi stampati su fronti e guance e sono riuniti davanti al palco. “Vi aspettavamo in 5mila, ma sarete 10mila”, esagera Massimo Brugnone, di “Ammazzateci Tutti”, contando anche chi si è perso lungo il corteo. Quella marea di 16-18enni infonde entusiasmo. E lui la sollecita: “Combattere la mafia vuol dire combattere i comportamenti mafiosi!”. E via, la parola da Aldo Pecora, giornalista e presidente di “Ammazzateci Tutti”, forte di uno striscione che gli dà la carica: “Siamo tutti Aldo Pecora”. “Fatevi un applauso – dice ai giovani – perché ci avete messo la faccia. Vi siete esposti. Quando ho fondato il movimento, non pensavo di incontrare gente con dialetti diversi dal mio. Invece siamo qui”. L’invito è chiaro: «Non legatevi ai carrozzoni dei politici. Se sei pulito, vieni con noi. Se no, stai a casa. Noi siamo persone per bene. Non siamo antimafia, è la mafia che è contro di noi. Vogliamo dare speranza al Paese». Pecora ricorda che il 23 aprile di 4 anni fa scattarono le operazioni di Busto e Lonate. I Bad Boys aspettano l’appello. “Oggi siamo noi a ridere – continua – A voi ragazzi è stato impedito di seguire le udienze, ma era vostro diritto vederli in faccia”. Di fatto, non è così: dopo la prima udienza si passò al rito abbreviato, quindi senza pubblico in aula. Ma Pecora è lanciato e passa al piano personale: “Cercano di delegittimarmi, rubano dignità alla mia famiglia. Io so da che parte sto e la mia forza siete voi: non avranno mai tanto piombo e inchiostro per ammazzarci tutti”. Brugnone saluta i rappresentanti delle scuole superiori, che hanno lavorato a questo evento. L’onorevole Rosario Crocetta ricorda ancora chi negava la presenza della mafia al nord: “Con il vostro coraggio, in questa mobilitazione straordinaria, unite nord e sud. Vigilate su turbative d’asta e appalti. La Lega accusata di riciclaggio del denaro della ’ndrangheta è una vergogna! Ha detto per anni che la mafia stava al Sud e ora è accusata di affari sporchi…”. Dopo il mezzo minuto di silenzio chiesto dall’assessore Mario Crespi, il sindaco Gigi Farioli proclama il suo «no all’indifferenza». Poi tocca a Giulio Cavalli, consigliere regionale: “Dobbiamo farci una promessa, questa piazza non deve sciogliersi. Tutto questo nel 2005 era impensabile. I nostri padri hanno sbagliato a non accorgersi che la mafia era qui in Lombardia. Anche qui ci sono stati i morti, sono i ragazzi stroncati una generazione fa dalle overdose di droga”. Cavalli cita il pm Ilda Boccassini: “Dice che siamo in piena emergenza. E’ obbligatorio decidere da che parte stare!”. Rosanna Scopelliti, figlia del giudice ucciso nel 1991, commuove tutti: “Durante il corteo, sentivo mio padre in mezzo a voi. E’ nelle vostre idee, nel vostro coraggio di dire no. Non permettete mai che i prepotenti vi condizionino. Siamo persone oneste. Siamo la parte migliore di Lombardia. Nessuno venga mai a dirci di abbassare la testa. La ’ndrangheta se ne deve andare, questa terra è nostra!”. L’ovazione scatta da una platea sempre più ridotta da pioggia e freddo. L’assessore alla legalità della Provincia di Reggio Calabria, Eduardo Lamberti, invita Brugnone nelle scuole del sud. E annuncia la rivincita che parte dalla musica, con Riccardo Muti pronto a dirigere mille ragazzini di 8-9 anni. Il preside Giovanni Laruffa, del liceo Richici di Polistena cita il gemellaggio con il liceo Tosi. Chiude Sandro Chiaravalloti, per le forze dell’ordine. Ricorda che, a Roma, Pino Maniaci sta difendendo il futuro di “Telejato”. “Dove non arriva la mafia arrivano le leggi”. Un messaggio pesante. Tutto da ascoltare.

 Angela Grassi 

Da Locri a Lonate Pozzolo, “e adesso Ammazzateci Tutti”.

Fonte: Stampo Antimafioso

di Valerio Berra 

Locri, 19 ottobre 2005.  Nel paese si stanno celebrando i funerali di Francesco Fortugno, vicepresidente della regione Calabria, ucciso all’interno di un seggio elettorale per le primarie dell’Unione da un sicario vicino alla ‘ndrangheta. Davanti al corteo funebre alcuni ragazzi, guidati da Aldo Pecora, svolgono uno striscione con una scritta che sarà destinata a rimbalzare da un telegiornale all’altro per diversi giorni, portando la sua eco fino a noi. A caratteri neri e rossi su un lenzuolo bianco sono state tracciate poche ma chiare parole: “E adesso ammazzateci tutti”. Il riscontro mediatico è enorme, tanto da dare vita a un movimento che nel giro di pochi anni si diffonde in molte regioni italiane, arrivando anche in Lombardia. Dopo poco tempo Ammazzateci Tutti diventa un’associazione che si dà delle regole e degli scopi ben precisi. Un gruppo antimafia costituito da giovani, volto a sensibilizzare l’opinione pubblica alla lotta per la legalità. In Lombardia viene ufficialmente costituito l’8 ottobre 2007 a Busto Arsizio, con la benedizione di Sonia Alfano, Peter Gomez e Elio Veltri; a capo del coordinamento sarà posto Massimo Brugnone, che tutt’ora ricopre l’incarico. I primi passi mossi dalla divisione lombarda seguono il ritmo della protesta. Viene denunciata all’opinione pubblica la presenza mafiosa nel territorio attorno Varese, già segnalata dalle carte della DDA, si organizzano manifestazioni di solidarietà verso le vittime di mafia, come successo nel corso del processo Lea Garofalo. Alla denuncia viene però accompagnata un’altra fase, quella costruttiva dell’educazione alla legalità. Ammazzateci Tutti Lombardia comincia così ad entrare nelle scuole, sfruttando spesso le ore di cittadinanza e costituzione, un lascito positivo della riforma Gelmini. Proprio perché questo movimento è di origine giovanile è molto interessato a educare da subito i ragazzi alla legalità, creando una base culturale solida, dove si possa riconoscere nel rispetto per le istituzioni un valore necessario al bene di tutti. I coordinamenti regionali di Ammazzateci Tutti hanno continuato a lavorare insieme, tanto che il liceo scientifico A. Tosi di Busto Arsizio ha da poco concluso un gemellaggio con il liceo magistrale G. Rechichi di Polistena (RC). I ragazzi calabresi, valicato il Po, hanno così avuto modo di conoscere la realtà del nord, capendo di non essere soli nella lotta per la legalità. Dal 26 marzo Ammazzateci Tutti ha anche una sede fisica nel nostro territorio, a Lonate Pozzolo, paese nel varesotto segnato da fatti di mafia, già campo di battaglia per diverse iniziative dell’associazione. A sette anni dalla sua costituzione Ammazzateci Tutti, a cui va stretta la definizione di associazione, si definisce ancora come movimento. Non vuole infatti perdere la sua matrice dinamica e giovanile, per questo non vuole entrare nella costellazione delle associazioni antimafia, ma piuttosto definirsi come una scuola della legalità. Un’esperienza di passaggio nella vita dei giovani dove acquisire i valori della costituzione, per poi riportarli, una volta adulti, nella società.

Studenti bustocchi e calabresi, full immersion di legalità

VARESE
Il gemellaggio tra i ragazzi del liceo Tosi di Busto e quelli del liceo Rechichi di Polistena prosegue. Hanno incontrato il questore Cardona, il sostituto procuratore Addesso, e il capo della Mobile Bartolotta

fonte: VareseNews

Primo appuntamento del gemellaggio promosso dal movimento antimafie Ammazzateci Tutti, questa mattina (sabato) presso il liceo scientifico “A. Tosi” di Busto Arsizio. Successivamente i ragazzi hanno fatto visita alla Questura di Varese. « Ammazzateci Tutti nasce in piazza – spiega il referente bustocco di Ammazzateci Tutti Davide Borsani – ma la nuova frontiera dell’associazione è quella dell’educazione nella scuole, come avviene da alcuni anni a questa parte». Calda l’accoglienza dimostrata dal Preside Ramolini:  «Questo è un progetto che non deve finire quest’anno – sottolinea Ramolini – l’anno prossimo saremo noi che faremo visita in Calabria».

«Quando ero vicesindaco della mia città – ha aggiunto il Preside del liceo di Polistena Giovanni Laruffa – ho sperimentato tre proiettili di pistola nella pelle, solo perchè portavo avanti il valore della legalità nel mio compiti di amministratore pubblico. Ora sono riconosciuto formalmente come vittima di mafia – continua il preside calabrese». Alessandro Pecora, responsabile organizzativo calabrese del movimento antimafia ha aggiunto:  «Non lasciamoci intimorire dalle intimidazioni, i mafiosi sono vigliacchi, non ci mettono la faccia, noi invece la mettiamo e andiamo orgogliosi del nostro impegno».

A concludere l’incontro ci ha pensato il sostituto procuratore della procura di Busto Arsizio Pasquale Addesso: «Dobbiamo capire qual è la strada giusta e decidere sin da subito da che parte stare. Non è solo compiti dei magistrati combattere la mafia che, essendo un fenomeno sociale, è nelle mani della cittadinanza».

Il questore di Varese Marcello Cardona ha incontrato i ragazzi nel primo pomeriggio. Originario della città di Reggio Calabria, ha successivamente accolto con calore, insieme al Capo di Gabinetto della Questura e al Capo della squadra mobile di Varese Sebastiano Bartolotta, i giovani calabresi coinvolti nel gemellaggio antimafia promosso dal movimento Ammazzateci Tutti. «Bisogna investire sulla cultura della legalità partendo dalle piccole azione quotidiane come non accettare il caffè offerto dai mafiosi nei bar calabresi. Il lavoro che state facendo è incomiabile – ha detto commosso il questore – Associazioni libere come Ammazzateci Tutti sono realmente incisive nel contrasto alle mafie».

Al termine dell’incontro il Capo della squadra mobile ha accompagnato i ragazzi a visitare gli uffici della questura. Gli stessi ragazzi, accompagnati dai tutor del gemellaggio, professori Emiliano Cheloni e Antonio Giovinazzo, hanno cosi potuto direttamente constatare qual’é l’enorme lavoro svolto dalle forze di polizia.

24/03/2012

Studenti calabresi a Busto, è il gemellaggio della legalità

BUSTO ARSIZIO

Il gruppo di ragazzi del liceo magistrale di Polistena hanno incontrato oggi i loro colleghi del Tosi di Busto a Villa Calcaterra davanti al sindaco Farioli. Domani saranno dal questore e poi allo stadio per Varese-Reggina

fonte: VareseNews 

Due anni fa Lombardia e Calabria venivano idealmente unite nell’operazione delle direzioni distrettuali antimafia di Milano e Reggio Calabria denominata “Infinito – Il crimine”oggi le due regioni stringono un gemellaggio di legalità attraverso le loro forze più fresche e giovani: gli studenti del liceo magistrale Rechichi di Polistena con quelli del liceo Tosi di Busto Arsizio.

I ragazzi della scuola calabrese sono giunti questa mattina, venerdì, accompagnati dal loro preside Giovanni Laruffa, e hanno incontrato il sindaco della città Gigi Farioli a villa Calcaterra in quello che è il primo appuntamento di una serie che si svilupperà da qui a martedì, quando i ragazzi torneranno a Polistena. Il gemellaggio promosso dai due presidi (Giulio Ramolini per il liceo bustocco) e dall’associazione Ammazzateci Tutti rientra in un percorso formativo di educazione alla legalità e alla cittadinanza che l’associazione nata in Calabria nel 2004 sta portando avanti negli istituti scolastici. «E’ un progetto che concretizza il ruolo della nostra associazione – ha voluto sottolineare Massimo Brugnone– ovvero quello di accrescere la cultura della legalità sia dove la ‘ndrangheta è radicata da secoli, sia dove sta piantando le sue radici». 

Il preside Laruffa ha raccontato l’atmosfera che si vive a Polistena e non ha mancato di ricordare che, quando era sindaco del paese, gli ‘ndranghetisti del paese non hanno fatto mancare per lui attentati e minacce: «Nel nostro percorso “Leg(a)li al sud” parliamo dell’esponente della cosca del paese e lui sa benissimo che il suo nome viene fatto». Parlare di ‘ndrangheta in paesi come Polistena non è un fatto normale ma un’azione di coraggio civile al quale i ragazzi vengono abituati. Il suo omologo bustocco Giulio Ramolini ha intessuto lodi per la terra di Calabria e poi ha puntato sui giovani: «Le rivoluzioni le fanno i giovani, così è sempre stato nella storia e io lascio che siano loro a prendere in mano la situazione e a organizzarsi come con Legalitàlia in Primavera, che quest’anno giunge alla sua seconda edizione».

In chiusura anche il sindaco ha voluto dire la sua sull’iniziativa confermando l’impegno della sua amministrazione anche per Legalitàlia di quest’anno: «L’anno scorso avete fatto una cosa bellissima e anche quest’anno sono sicuro che sarà di nuovo entusiasmante, confermo la mia presenza al vostro fianco – poi, ironizzando sulla partita Varese-Reggina che i ragazzi seguiranno dagli spalti domani – non sarete i soli a tifare Reggina, anche molti bustocchi saranno con voi». 

Il programma del gemellaggio prevede un incontro, previsto per sabato alle 12, con il Questore di Varese Marcello Cardona, alle 15 gli studenti seguiranno la sfida di campionato tra Varese e Reggina allo stadio Franco Ossola dove srotoleranno uno striscione per la legalità. Lunedì saranno all’inaugurazione della sede di Ammazzateci Tutti a Lonate Pozzolo alle 11 mentre alle 14 incontreranno a Palazzo Marino di Milano il sindaco Giuliano Pisapia alla presenza del presidente di Ammazzateci Tutti Aldo Pecora, di David Gentili (presidente della commissione antimafia del consiglio comunale), Vincenzo Conticello, Italo Richichi, Rosanna Scopelliti, Pierpaolo Romani, Mattia Pivato e Agostino Giovinazzo. 

23/03/2012


Busto – Calabria, il gemellaggio della legalità

SCUOLA

Studenti del liceo Magistrale Rechilchi di Polistena (RC) saranno ospiti dei loro colleghi del liceo Tosi di Busto dal 23 al 27 marzo. Insieme inaugureranno la sede di Ammazzateci tutti a Lonate Pozzolo

fonte: VareseNews

In attesa di “Legalitàlia in Primavera”, la manifestazione che coinvolgerà tutte le scuole superiori di Busto Arsizio contro le mafie, una scuola bustocca e una calabrese stringono un gemellaggio. Prenderà al via domani (23 marzo 2012), nell’ambito del progetto “Le(g)ali al Sud”, il tanto atteso gemellaggio antimafia “Calabria-Lombardia”, promosso dall’Associazione antimafia “Ammazzateci tutti” presieduta da Aldo Pecora, dal Liceo Magistrale “G.Rechichi” di Polistena (RC), guidato dal Prof. Giovanni Laruffa e dal Liceo Scientifico “A.Tosi” di Busto Arsizio, guidato dal Prof. Giulio Ramolini.

Per cinque giorni (23-27 marzo) i giovani calabresi impegnati in importanti percorsi di educazione alla legalità e alla cittadinanza, saranno ospiti in terra lombarda dei loro coetanei del nord, dove avranno diverse opportunità di incontro e di dibattito. Sarà l’occasione per dimostrare che l’Italia è unita nel contrastare la pervasività del fenomeno mafioso.  Sono numerosissime le attività che i giovani calabresi e lombardi svolgeranno insieme nella cinque giorni, e si terranno tra Busto Arsizio (VA), Varese, Milano e Lonate Pozzolo. Proprio a Lonate, infatti, lunedì 26 verrà inaugurata la tanto attesa sede di Ammazzateci tutti in via XXIV Maggio 75.  

Il programma del gemellaggio sarà presentato ufficialmente domani (23 marzo 2012) in una conferenza stampa di apertura che si svolgerà a Busto Arsizio, alle ore 15.30, presso Villa Calcaterra, alla presenza del Sindaco Gianluigi Farioli.

22/03/2012

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