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Nomi e condanne in piazza, Cavalli deride la ‘ndrangheta

Fonte: http://www.varesenews.it

Successo per lo spettacolo in piazza Sant’Ambrogio dell’attore e consigliere regionale lodigiano, invitato in piazza da Ammazzateci Tutti e dal gruppo della legalità. Brugnone: “Presto una sede in paese”

Mentre a Milano fioccano le richieste di condanna da parte dell’accusa nel processo Infinito (1000 anni di carcere in totale), a Lonate Pozzolo si comincia un nuovo corso con Giulio Cavalli in piazza e i ragazzi di Ammazzateci Tutti che provano a portare un po’ di ossigeno della legalità in un paese che stava morendo asfissiato dalla presenza di una locale di ‘ndrangheta tra le più antiche e le più attive in tutta la Lombardia, una locale che è stata certificata da una sentenza del tribunale di Busto Arsizio. E la lunga lista dei condannati ha aperto lo spettacolo di Giulio Cavalli, attore in prima linea contro la mafia al Nord e consigliere regionale di Sinistra Ecologia e Libertà. La lista dei condannati nel processo Bad Boys la legge Massimo Brugnone, voce ferma e sguardo sul pubblico mentre un’imponente apparato di sicurezza, coordinato dal maggiore dei Carabinieri di Busto Arsizio Gianluigi Cirtoli, fa buona guardia nella piazza sant’Ambrogio.

Davanti a circa 200 persone, in prima fila sindaco e giunta al completo, Giulio Cavalli inizia il suo monologo fatto di storie che prendono a schiaffi la ‘ndrangheta, la deridono e lui deride gli uomini che ne fanno parte, il loro atteggiarsi, le loro manie di grandezza, la loro mancanza di cultura. Lo spettacolo parte da Gela (il piano per uccidere l’ex-sindaco Crocetta) e sale fino a Milano (la ‘ndrangheta a 100 passi dal Duomo), poi punta sul Varesotto (con le intercettazioni delle conversazioni tra Nicodemo Filippelli e Fabio Zocchi), poi tocca Desio, Torino (con l’assassinio del magistrato Bruno Caccia) e, infine la lettura di un testo di Giuseppe Fava, scrittore e drammaturgo catanese ucciso nel 1984 dalla mafia per il suo grande impegno sociale e civile contro le organizzazioni criminali che stavano insanguinando la Sicilia: “Ora siete tutti collusi – ha detto in chiusura Cavalli guardando il pubblico – siete collusi con la dignità. Non potrete dire io non sapevo”.

Uno spettacolo che ha fatto nomi e cognomi dei veri infami; quelli che, come ha ricordato Brugnone all’inizio, “hanno fatto mangiare le cambiali a Fabio Lonati”, quelli che spadroneggiavano nei bar di Lonate bevendo e mangiando gratis, quelli che coprivano la fuga di latitanti come Silvio Farao, quelli che picchiavano a sangue chiunque non pagasse quanto dovuto per tempo, quelli che incendiavano auto e cantieri di chi non faceva quello che loro chiedevano. Questi sono gli infami dei quali Lonate Pozzolo vorrebbe liberarsi una volta per sempre anche grazie al lavoro del gruppo della legalità sorto in seno al consiglio comunale e che ha dato a Massimo Brugnone e ai ragazzi di Ammazzateci Tutti le chiavi per aprire il portone del silenzio e irrompere, molto probabilmente, con una sede. L’assessore alla cultura Simontacchi l’ha promessa e a breve potrebbe rendersi disponibile un locale che possa diventare presidio di legalità. Infine il sindaco Piergiulio Gelosa è salito sul palco per stringere la mano all’attore e consegnare il libro su Lonate Pozzolo.

Tra il pubblico, ieri sera, c’erano anche molti calabresi (qui sono quasi tutti di Cirò Marina) onesti che hanno voluto essere presenti per testimoniare la loro appartenenza a questo luogo e il loro contributo alla crescita economica e civile di Lonate. Il resto è solo chiacchericcio di chi ha perso tutto e si trova davanti il muro della legalità, alto e costruito con un buon materiale: i giovani che hanno saputo alzare la testa di fronte all’ingiustizia.

Bad Boys: 12 condanne e 3 assoluzioni per i ‘cattivi ragazzi’

Fonte: StampoAntimafioso

Di Ester Castano e Giulia Rodari

Procedimento iniziato il 9 giugno 2010, la sentenza Bad Boys è stata pronunciata lunedì 4 luglio 2011 nelle aule del tribunale di Busto Arsizio (VA). Per quindici imputati la condanna di primo grado del processo con rito ordinario.

“Sei tu piuttosto che sei ingrassato!” urla una bionda donna robusta in canottiera dall’area destinata al pubblico, alzandosi in piedi e gesticolando vigorosamente con le mani come stesse salutando un caro parente in procinto di imbarcarsi per un lungo viaggio oltremare. Il luogo in cui si svolge la scena, però, non è un porto affacciato sull’oceano, bensì il Tribunale di Busto Arsizio in provincia di Varese. E quel ‘caro parente’, non è lo ‘zio d’America’, ma suo marito Vincenzo Rispoli accusato dal Tribunale di Milano di essere un pilastro portante dell’associazione mafiosa denominata ‘Locale di Legnano-Lonate Pozzolo’.  La sua famiglia è al completo, la famiglia che niente fa sembrare quella di un potente boss della ‘ndrangheta lombarda come invece risulta a fine processo. La figlia neanche ventenne mentre esclama entusiasta “Oh, mamma, si ritirano per deliberare come in televisione, sembra di essere a Forum!” ne dà la prova.

Sono tanti i parenti degli imputati presenti sul fondo dell’aula, in attesa del verdetto finale che dichiarerà la condanna o l’assoluzione dei familiari: espressioni un po’ arroganti, un po’ superiori, un po’ sofferenti. Durante il momento di ritiro della corte si ritrovano al bar che guarda dritto in faccia alle porte del Tribunale, paradossalmente chiamato Alibi. Chiacchierano con la fidanzata, l’amico o l’avvocato, camminano fino alle porte di ingresso e fumano nervosamente per attenuare la tensione che si accumula all’avvicinarsi del momento decisivo.

C’è anche Antonella Leto Russo: trucco pesante e sottile sorriso beffardo, figura slanciata, tacchi a spillo e minigonna nera. La 34enne di Cirò Marina cammina avanti e indietro per il bar, poi esce, si appoggia al cofano di una macchina a fumare, in libera attesa del suo momento decisivo.

All’una l’aula si riempie e si procede alla lettura dei nomi e delle rispettive condanne. All’interno non è presente alcun rappresentante delle parti civili e solo Rita Vizza, seconda donna implicata poi assolta, è assente. Tensione nell’aria. Gli imputati, devoti, si fanno il segno della croce. Fieri, ascoltano la sentenza. Seduti vicino ai parenti degli ‘ndranghetisti i ragazzi di Ammazzateci Tutti guardano fisso davanti a loro senza distogliere lo sguardo dai magistrati.

Queste le condanne di primo grado per i 15 imputati processati con rito ordinario:

–  CIANCIO Nicola, cl. 1967, nato a Senise (PZ), residente a Ferno (VA) e domiciliato a Lonate Pozzolo (VA). Condannato a anni 5 di detenzione.

– DE CASTRO Emanuele, cl. 1968, nato a Palermo e residente a Lonate Pozzolo (VA). Condannato a anni 8 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– ESPOSITO Antonio, cl. 1967, nato a Magenta (MI) e residente a Busto Garolfo (MI). Condannato a anni 8 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– FILIPPELLI Francesco, cl. 1957, nato a Cirò Marina (KR) e residente ad Oleggio (NO). Assolto.

– FILIPPELLI Nicodemo, cl. 1971, nato a Cirò Marina (KR) e residente a Lonate Pozzolo (VA). Condannato a anni 10 di detenzione.

– GIORDANO Stefano, cl. 1967, nato a Busto Arsizio (VA) e qui residente. Condannato a anni 3 e mesi 6 di detenzione.

– LAFACE Giorgio, cl. 1973, nato a Busto Arsizio (VA) e residente a Pogliano Milanese (MI). Condannato a anni 3 e mesi 8 di detenzione.

– LETO RUSSO Antonella, cl. 1977, nata a Cirò Marina (KR) e qui residente. Condannata a anni 2 e mesi 8 di detenzione.

– MANCUSO Luigi, cl. 1977, nato a Cirò Marina (KR) e qui residente, ma domiciliato a Busto Arsizio (VA). Condannato a anni 8 e mesi 4 di detenzione.

– MURANO Vincenzo, cl. 1978, nato a Cirò Marina (KR) e residente a Lonate Pozzolo (VA). Assolto.

– RIENZI Pasquale, cl. 1968, nato a Grenzach (Germania) e residente a Legnano (MI). Condannato a anni 7 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– RISPOLI Vincenzo, cl. 1962, nato a Cirò Marina (KR) e residente a Legnano (MI). Condannato a anni 11 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– ROCCA Ernestino, cl. 1974, nato a Saronno (VA) e residente a Dairago (MI). Condannato a anni 5 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– VIZZA Rita,  cl. 1954, nata a Cirò Marina (KR) e residente a Cirò Marina. Assolta.

– ZOCCHI Fabio, cl. 1962, nato a Genova e residente a Gallarate (VA). Condannato a anni 9 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

 12 condanne, 3 assoluzioni. Condanne che vanno da un minimo di due a un massimo di undici anni, per un totale di 80 anni e la confisca di oltre 200 mila euro in disponibilità degli imputati. La sentenza verrà depositata entro 90 giorni mentre gli avvocati difensori avanzeranno immediatamente appello.

Pochi attimi dopo la lettura dell’ultimo nome, l’aula del tribunale di Busto Arsizio si svuota rapidamente. Il ragazzino 17enne figlio di Emanuele De Castro saluta il padre in cella e non si tira indietro dall’insultare le forze dell’ordine che invitano la parentela a lasciare la sala dell’udienza. “Stammi bene Tonino!”: Vincenzo Rispoli saluta così Antonio Esposito. Quest’ultimo, condannato a 8 anni, si bacia le mani in un spontaneo e vistoso gesto di saluto rivolto al compare. Meno affettuosi sono stati i parenti dei condannati con Massimo Brugnone, coordinatore regionale del movimento antimafia Ammazzateci Tutti: i suoi compaesani – Brugnone stesso è di origini calabresi ma bustocco d’adozione – non ci pensano due volte a riempirlo di insulti con frasi che si avvicinano più alla minaccia che all’offesa.

E fuori dal tribunale… vecchiette passeggiano, ragazzi ridono agli angoli delle strade, bambini mangiano il gelato, macchine restano in coda: fuori, semplicemente il consueto procedere di tutti i giorni.

Bad Boys: le mani della ‘Ndrangheta al Nord

Fonte: StampoAntimafioso

Di Ester Castano

Due del pomeriggio del 15 luglio 2008, San Vittore Olona in provincia di Milano. Carmelo Novella detto ‘compare Nuzzo’ sta bevendo un caffè fra i tavolini rossi del Circolo degli ex combattenti e reduci, a pochi passi dalla scuola elementare. Entrano due killer a volto coperto e gli sparano tre colpi di pistola in pieno viso, uno al braccio, senza lasciargli scampo. L’uomo, 58enne con un passato di armi, droga e galera, rimane ucciso sul colpo. 27 settembre dello stesso anno, San Giorgio su Legnano: squilla il telefono della caserma dei Carabinieri. Una voce maschile informa che nei pressi del cimitero si trova un corpo apparentemente privo di vita: un foro di pistola gli ha attraversato il volto, dalla bocca è arrivato alla nuca. Si tratta del 34enne Cataldo Aloisio, arrestato nel 2000 perché ritenuto vicino alla ‘ndrina di Cirò Marina. Servivano due omicidi, decisi in Calabria dai boss della ‘ndrangheta ed eseguiti in Padania, per aprire gli occhi ai cittadini delle due più industrializzate città del Nord: la prima, Milano, capoluogo lombardo; la seconda, Varese, ‘verde’ città del carroccio. Mani invisibili all’opinione pubblica, ma ben conosciute da commercianti e imprenditori della zona: usura, intimidazione, truffa, rapina a mano armata, delitti di estorsione, violenze private, lesioni rivolte ad esercizi commerciali pubblici, bar e locali notturni. Mani che dall’anno 2000 si sono appropriate del territorio monopolizzando interi settori produttivi. Motivo per cui, grazie alle indagini effettuate principalmente mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, si è arrivati ai 54 soggetti indagati e 43 capi di imputazione del processo Bad Boys i cui protagonisti spesso si intrecciano con quelli di Infinito. Alcuni nomi sono addirittura gli stessi. Fra i più in evidenza spiccano Vincenzo Rispoli, De Castro Emanuele, Mancuso Luigi, Esposito Antonio, i fratelli Filippelli, Rienzi Pasquale, Laface Giorgio, Ciancio Nicola: calabresi, palermitani e lombardi. “Enzo – Vincenzo Rispoli, ndr – è una potenza qui in Lombardia. Fa così con le dita e si muovono duemila persone. Si girano e corrono”. Lo dice, parlando al telefono non sapendo di essere ascoltato dai magistrati, Fabio Zocchi, anche lui fra i ‘cattivi ragazzi’ indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso denominata ‘Locale di Legnano – Lonate Pozzolo.

Nell’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere (artt. 285 e 292 c.p.p) si legge che “gli affiliati han fatto uso della forza di intimidazione del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e di omertà, realizzate attraverso la ‘fama’ di violenza e di potenzialità sopraffatrice del vertice della cosca alleata e/o collegata dei ‘FARAO-MARINCOLA’, dominante il ‘Locale di Cirò’, nonché attraverso il sistematico ricorso all’uso di violenza e minaccia culminate in gravissimi delitti contro la persona, realizzati con modalità esecutive spettacolari anche nei confronti di appartenenti alla stessa organizzazione, tale da indurre le vittime a non denunciare i fatti alle autorità e a non collaborare con le forze dell’ordine, imponendo tra gli associati regole inderogabili come il pagamento di quote sui ricavi di azioni delittuose e una sorta di sistema di mutuo soccorso diretto ad assicurare il sostentamento dei sodali anche in caso di morte e detenzione”.

La sentenza di Bad Boys, procedimento iniziato il 9 giugno 2010, è stata pronunciata lunedì 4 luglio 2011, poco più di un anno dopo, nelle aule del tribunale di Busto Arsizio (VA). Per quindici imputati la condanna di primo grado del processo con rito ordinario: 12 condanne, 3 assoluzioni. Condanne che vanno da un minimo di due a un massimo di undici, per un totale di 80 anni e la confisca di oltre 200 mila euro in disponibilità degli imputati.

Cavalli: “La ‘ndrangheta nel varesotto c’è”

Fonte: http://www.varesenews.it

L’attore e consigliere regionale di Sel parte da questo assunto per rilanciare l’idea della necessità di un azione di cntrasto attivo contro la criminalità organizzata in Lombardia. Sabato sarà a Lonate Pozzolo

Riceviamo e pubblichiamo le parole del consigliere regionale e attore Giulio Cavalli che il 9 luglio sarà a Lonate Pozzolo con il suo spettacolo “Nomi, cognomi e infami”.

“Le condanne inflitte ai componenti della Locale di ‘ndrangheta di Legnano e Lonate Pozzolo sanciscono – se ancora ce ne fosse bisogno – l’esistenza della mafia organizzata nella zona del varesotto dove per troppi anni si è pensato che tutti i segnali fossero solo ‘pittoreschi’ accanimenti di pochi. Oggi si può dire che Vincenzo Rispoli, Emanuele De Castro, Nicodemo Filippelli, Pasquale Rienzi, Antonio Esposito, Ernestino Rocca e Fabio Zocchi sono stati il virus che ha inquinato la convivenza civile ed economica di quei territori. Ma, sancita la mafia raccontata nelle carte dell’operazione Bad Boys, è anche il momento di creare l’antimafia che spezzi una volta per tutte le catene della disinformazione e dell’indifferenza, che per troppo tempo sono state gli alleati migliori della ‘ndrangheta in loco. C’è da costruire una Lombardia che conosce, studia e combatte la criminalità organizzata chiamando tutti alle proprie responsabilità: amministratori, comitati, cittadini, scuole e piazze. Perché arrivi la condanna migliore: sappiano, cioè, che per loro non c’è più posto. Magari partendo con una strutturata e seria commissione in Regione che si faccia carico di trasformare in azione politica l’immane lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura”.

‘Ndrangheta del varesotto, pioggia di condanne

Fonte: http://www.varesenews.it

Il tribunale di Busto ha riconosciuto l’esistenza dell’associazione mafiosa radicata tra Lonate Pozzolo e Legnano per sette imputati e ha condannato a pene che vanno dai 2 agli 11 anni, tredici persone. Tre sono state assolte

Si è concluso con una pioggia di condanne (in tutto 80 anni di carcere) e tre assoluzioni il processo ai componenti della Locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. Il collegio giudicante presieduto da Toni Adet Novik ha riconosciuto l’esistenza di un’associazione di stampo mafioso che ha operato almeno fino al 2009 nell’area del Basso Varesotto e Alto Milanese. Il tribunale ha stabilito che a farne parte sono Vincenzo Rispoli, Emanuele De Castro, Nicodemo Filippelli, Pasquale Rienzi, Antonio Esposito, Ernestino Rocca e Fabio Zocchi. Per Rispoli la condanna più pesante a 11 anni di reclusione seguito da Nicodemo Filippelli con 10 anni, Fabio Zocchi 9 anni ed Emanuele De Castro e Antonio esposito a 8. Pene più leggere per Pasquale Rienzi, 7 anni, ed Ernestino Rocca 5. Per tutti loro il tribunale ha disposto anche tre anni di libertà vigilata a pena espiata e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Per gli imputati “minori” del processo la corte ha comminato pene di entità uguale o inferiore a 5 anni. In particolare Nicola Ciancio è stato condannato a 5 anni, Carlo Avallone a 4 anni, Giorgio Laface a 3 anni e 8 mesi, Stefano Giordano a 3 anni e 6 mesi, Antonella Leto Russo a 2 anni e 8 mesi, Roberto Lo Muscio a 2 anni e 2 mesi. Assolti il fratello di Vincenzo, Francesco Rispoli, Vincenzo Murano e Rita Vizza. Il tribunale ha anche disposto la confisca di oltre 200 mila euro in totale, nella disponibilità dei vari imputati. Sono state, infine, rigettate le domande delle parti civili. Si conclude, dunque, dopo un anno il processo Bad Boys con la sostanziale conferma di entrambe le ipotesi accusatorie dell’associazione mafiosa e dell’associazione semplice. Al momento della lettura della sentenza, dopo tre ore di camera di consiglio, è calato in aula un silenzio irreale sia nelle gabbie che tra la trentina di parenti e amici degli imputati che hanno partecipato all’udienza. Gli unici sorrisi sono stati quelli dei giovani di Ammazzateci Tutti, presenti con una delegazione colorata con le magliette dell’associazione. Ora i difensori ricorreranno in appello.

I calabresi? Ottusi e arretrati, parola di avvocato

Fonte: http://www.varesenews.it

Uno dei difensori degli imputati nel processo alla ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo-Legnano ha puntato a minimizzare la portata criminale del gruppo alla sbarra: “Anche io la penso così ma non si può processare la calabresità”

Si è chiuso con l’udienza di oggi, martedì, il processo alla cosiddetta locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo in corso a Busto Arsizio. A processo sono imputati di associazione a delinquere di stampo mafioso oltre una ventina di presunti apparteneneti al sodalizio criminale che, secondo l’accusa, avrebbero costituito un gruppo operante nell’ambito delle estorsioni, dell’usura e del riciclaggio di danaro proveniente da attività illecite quali sfruttamento della prostituzione e traffico di droga. Il processo, scaturito dall’indagine Bad Boys della Dda di Milano, poi integrata con la maxi-operazione Infinito/Il Crimine, è iniziato un anno fa e si è svolto secondo il rito abbreviato.

Questa mattina gli ultimi 4 difensori hanno dato fondo alle loro capacità oratorie per convincere il collegio presieduto dal giudice Toni Adet Novik. Particolare è stata la difesa di Fabio Zocchi, uno degli esponenti non calabresi della presunta cosca, con l’avvocato Giosuè Bruno Naso che ha definito l’intercettazione principale del processo, nella quale Filippelli parla con Fabio Zocchi di un esercito pronto a muoversi dietro Vincenzo Rispoli, una “masturbazione ideologica”: «Parole di chi avrebbe voluto essere quel tipo di persona ma che in realtà non lo era neanche un po’». Singolare anche la scelta di difendere il suo imputato parlando dei calabresi come “ottusi e piccini, arretrati culturalmente”. Rivolgendosi alle gabbie dove erano presenti gli imputati principali ha anche confermato: “E’ il mio pensiero, sono una persona libera”, suscitando più di una smorfia di disappunto tra i tanti calabresi presenti. Secondo Naso, dunque, il processo non è alla ‘ndrangheta ma alla calabresità: «I calabresi si ritrovano tra di loro e tendono a scambiarsi favori all’interno del loro gruppo, ma questo non significa che sono degli ‘ndranghetisti. L’accusa non porta nessun elemento che possa essere considerato una prova se non parole comprate (quelle di alcuni pentiti, ndr) e intercettate».

Stessa linea difensiva per il legale di Nicodemo Filippelli che ha connotato come un società con molti tratti ancora tribali quella calabrese, allargando il campo in un secondo momento all’Italia intera. L’obiettivo dei difensori, dunque, è quello di ridurre ai minimi termini la portata criminale del gruppo: «Se hanno fatto qualche reato – dice ancora Naso – non è configurabile come associazione a delinquere di stampo mafioso». Terminate le requisitorie delle difese resta l’ultima udienza, lunedì 4 luglio, quella nella quale il collegio dovrà esprimersi con condanne o assoluzioni. Sarà il momento più atteso da tutti, dentro e fuori dall’aula.

La presunta vittima scrive all’estorsore: “Caro Nico, torna presto”

Fonte: http://www.varesenews.it

Il difensore di Nicodemo Filippelli al processo contro la ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo legge in aula la lettera che una delle presunte vittime ha scritto allo stesso Filippelli: “Stai calmo, presto tornerai a lavorare”

La presunta vittima dell’estorsione scrive al presunto estorsore in carcere: “Caro Nico, so come stai, la vita è strana. Prendi questa situazione con calma, ti avevo anche mandato una cartolina da Brescia ma non ti è stata consegnata. Non è giusto che tu sia lì, vedrai che tutto si aggiusta. Tanti auguri e torna presto tra noi a lavorare”.
Sono queste le parole che l’avvocato Mangiarotti, che difende Nicodemo Filippelli, ha letto dalla missiva che una presunta vittima di estorsione ad opera, secondo l’accusa, proprio del destinatario della lettera, ha scritto qualche tempo fa. Succede anche questo nel processo Bad Boys a carico della cosiddetta locale di ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo-Legnano che prosegue con le arringhe dei difensori. Oggi è toccato ad uno degli imputati più rappresentativi di questo processo, accusato di essere la diramazione lonatese di Vincenzo Rispoli e a carico del quale sono state addebitate molte delle estorsioni e delle accuse di usura che formano l’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla dda di Milano nel marzo 2009.

L’avvocato ha ripercorso uno ad uno i capi d’accusa e ha rilevato come nessuna di queste estorsioni sia corroborata dalle parole delle vittime: «Nessuno (o quasi, visto che ci sono anche parti civili costituite, ndr) conferma le ipotesi del pubblico ministero – sostiene il legale davanti al collegio presieduto da Toni Adet Novik – si tratta di una normale attività di prestiti che il mio assistito svolgeva quando veniva richiesto». Secondo Mangiarotti le accuse degli inquirenti sarebbero frutto di una lettura distorta delle intercettazioni: «Forse il Filippelli non era sempre gentile al telefono – dice il legale – ma tutte le conversazioni che vengono riportate non provano nulla». In un caso, però, il legale sembra concedere almeno la possibilità che sia stata messa in atto una truffa ai danni di Mario Accarino, fratello del più noto Salvatore condannato più volte per traffico illecito di rifiuti pericolosi. Accarino Mario, infatti, in questo caso sarebbe una vittima di Filippelli e Zocchi ma non di usura, nè di estorsione, bensì di truffa: «La vittima racconta di un affare  finito male nel settore immobiliare e nel quale sembra che Filippelli riesca ad ottenere 7 appartamenti a Cirò Marina e oltre 50 mila euro senza dare in cambio quanto promesso: dapprima un’immobile in via Alfieri a Busto e in seguito un terreno in Romania». Nelle intercettazioni, comunque, si parla anche di soldi che venivano prestati per un negozio di pompe funebri a Fagnano Olona, da sempre in perdita, e che l’Accarino non riusciva a restituire.

Il difensore, ha chiesto, comunque l’assoluzione perchè il fatto non sussiste o perchè non costituirebbe reato per tutti i capi d’imputazione. Secondo Mangiarotti, infine, non si può giustificare il silenzio delle presunte vittime con la paura «altrimenti non staremmo qui a discutere di questi singoli reati in quanto dovrebbero essere giustificati dal fatto che tutti sapevano che Filippelli faceva parte della ‘ndrangheta. Cosa peraltro che viene sostenuta solo perchè proveniente da una certa area geografica». Infine il pubblico ministero Giovanni Narbone ha anche chiesto la pena di un anno e otto mesi per Roberto Lomuscio, accusato di aver tenuta nascosta l’arma per il ferimento di Barbara Viadana, avvenuto a Busto Arsizio nel 2007. La difesa ha chiesto, invece, l’assoluzione in quanto il Lomuscio sarebbe stato all’oscuro di quello che gli era stato consegnato da nascondere. L’ultima udienza prima della sentenza del 4 luglio è prevista per il 28 giugno con le conclusioni di altri 4 legali.

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