• Archivi

  • Foto Ammazzatecitutti Lombardia

Liberiamoci dalle Mafie

Fonte: l’Inform@zione

LONATE POZZOLO – Parte il progetto “Liberiamoci dalle Mafie”, grazie alla collaborazione tra “Ammazzateci Tutti”, il “Gruppo Consigliare della Legalità” del Comune di Lonate Pozzolo e l’Istituto Scolastico di primo grado “Carminati”.

Nel concreto saranno realizzati quattro incontri, presso la sala Bosisio del Comune, con i ragazzi della scuola media (nello specifico, con le classi terze). In prima linea, il coordinatore regionale del movimento antimafie “Ammazzateci Tutti”, Massimo Brugnone.

Questi approfondimenti (lunedì pomeriggio, 14 febbraio, la prima data), hanno come scopo quello di fornire una maggiore educazione civica ai ragazzi: “Vogliamo trasmettere cultura ed educazione ai giovani che si sono ritrovati immersi in questo mondo di illegalità verso il quale non hanno nessuna colpa – ha affermato Brugnone nella conferenza stampa di presentazione del progetto, giovedì sera, 9 febbraio, presso la Biblioteca comunale di Lonate, alla presenza di alcuni alunni della scuola – gli italiani hanno perso la fiducia verso le istituzioni, per questo vogliamo ridarla ai più giovani attraverso questi incontri”.

Le quattro date in programma saranno infatti occasione per i giovani di comprendere il senso delle regole e delle norme. Interverranno anche il Commissario Cristina Fossati, Comandate della Polizia Locale dell’unione Lonate Pozzolo-Ferno, ed Enrico Semplici, istruttore stradale della Polizia di Stato. “Non rispettare le norme è fare male a se stessi, il nostro obiettivo è riuscire ad autotutelarsi con una conoscenza pratica”, ha affermato Semplici.

Spicca, tra gli incontri, quello con Alberto Nobili, in programma per il 14 marzo, insieme a Semplici. Nobili è Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Milano, tratterà della figura del Magistrato e del servizio svolto “verso e non contro la comunità“.

Legalità è condivisione del rispetto delle regole, questo deve essere il punto di partenza per una corretta convivenza sociale” ha affermato l’Assessore alla Cultura del Comune di Lonate, Giancarlo Simontacchi, e coordinatore del Gruppo consigliare della Legalità.

Gli altri membri del “Gruppo” sono l’Assessore alla Sicurezza Gennaro PortogalloArmando MantovaniVirginio CucchiGiacomo Buonanno ed Enrico Semplici.

Valentina Colombo 
pubblicato il: 10/02/2012

Arrestati gli spacciatori di via Nazario Sauro

Fonte: http://www.varesenews.it

La zona era diventata una piazza della droga, con decine di clienti giornalieri. La gestivano tre giovani, fermati da Polizia di Stato e Polizia Locale

Sono tre gli spacciatori arrestati in una operazione congiunta di Polizia di Stato di Gallarate e Polizia Locale di Ferno e Lonate Pozzolo : sono stati individuati e consegnati alla giustizia tre giovani ragazzi di origine marocchina che gestivano la piazza dello spaccio di via Nazario Sauro a Lonate Pozzolo, zona nota anche come “il birraio” (per la presenza di un locale, estraneo alla vicenda).

L’operazione è iniziata il 13 aprile, su segnalazione di un confidente della polizia: gli agenti della PS e della Locale hanno individuato e raccolto prove fotografiche sul gruppetto di pusher. Nel tardo pomeriggio di ieri l’area è stata circondata da auto-civetta e gli agenti hanno rastrellato i clienti che si allontanavano (una decina, tutti italiani), sequestrando la droga e facendo riconoscere gli spacciatori dalle foto. A questo punto è scattato l’arresto dei tre pusher: sono tre ragazzi  (due dei quali fratelli), classe 1990, 1985, 1986. Avevano indosso 100 dosi di cocaina da mezzo grammo e mille euro di contanti, frutto del “lavoro” nelle ore precedenti. Quando sono stati arrestati, i loro telefoni hanno continuato a suonare per qualche ora: telefonate e messaggi provenienti dai clienti. Continuano le indagini della Polizia di Stato

La direzione antimafia: “Lombardia colonizzata dalla ‘ndrangheta”

Fonte: http://www.varesenews.it

Ora lo dice anche la relazione annuale della Direzione Nazionale Antimafia: la Lombardia, dopo la Calabria, è la regione più infiltrata dalla ‘ndrangheta che, anche qui, è riuscita ad imporre il suo modello di colonizzazione (nella foto a sinistra la riunione dei vari capi lombardi in un circolo di Paderno Dugnano intitolato a Falcone e Borsellino). Nelle 1100 pagine di relazione la regione più popolosa e ricca d’Italia ha ottenuto un ampio spazio da parte della procura nazionale grazie alla maxioperazione lombardo-calabrese che ha portato all’arresto di oltre 300 persone delle quali la metà residenti (o domiciliate) in Lombardia. L’hinterland milanese (Rho, Desio, Bollate, Legnano) e la città di Brescia sono al top della speciale classifica dei centri infiltrati dalle cosche calabresi ma anche la provincia di Varese con Lonate Pozzolo e Ferno,due paesi infiltrati da esponenti della locale di Legnano, non può essere esclusa dalla nuova relazione. Proprio in provincia di Varese, infatti, è partita la prima inchiesta (denominata Bad Boysgiunta ormai alle condanne) che ha fatto da apripista alla più grande operazione Infinito del luglio 2010.

Qui più che altrove la ‘ndrangheta ha trovato terreno fertile per imbastire relazioni con l’humus imprenditoriale locale, relazioni perverse che sono poi sfociate nell’estorsione e nell’usura, nell’imposizione dei propri camion e dei propri mezzi per il movimento terra, una delle attività più fiorenti tra le varie locali di ‘ndrangheta fiorite a partire dagli anni ’90 in tutto il territorio lombardo. L’operazione Bad Boys, del marzo 2009, aveva sgominato quella di Legnano-Lonate Pozzolo con 39 arresti effettuati nelle prime ore di una tiepida mattina di primavera. Quell’inchiesta ha svelato come, in un piccolo centro del Varesotto, sotto l’apparente tranquillità della vita quotidiana di provincia si nascondesse un verminaio di estorsioni, usura, prevaricazioni e coperture di personaggi che non si nascondevano nemmeno più di tanto. Personaggi come Nicodemo Filippelli ed Emanuele De Castro, coadiuvati da collaboratori spregiudicati che facevano il lavoro sporco, imponevano le loro logiche tra le tante imprese edili (e non solo) della zona fino ad arrivare al condizionamento delle elezioni amministrative grazie alla forte componente di cittadini provenienti da Cirò Marina.

Lo stesso modello di infiltrazione, giunta fino ai limiti del potere politico, era stato ripetuto a Bollate, Desio (dove è caduta una giunta intera), Rho, Pavia, Cormano, Milano, Corsico, Bresso, Limbiate, Solaro, Mariano Comense, Pioltello, Erba e Canzo, Seregno. In ognuno di questi comuni e nel loro circondario c’erano uomini pronti a tutto per arricchire la cosiddetta “bacinella”, ovvero la cassa comune nella quale andavano tutti i proventi delle varie locali lombarde. Dei denari a disposizione di questa cassa comune tutto sapevano in Calabria, il centro nevralgico dell’impero economico delle ‘ndrine. Chiunque si fosse messe di traverso, magari pensando di emulare le gesta di Bossi e della Lega Nord nelle loro terre con un federalismo della malavita, sarebbe stato ucciso. Il corpo di Carmelo Novella, crivellato di colpi in un bar di San Vittore Olona, ne è stata la dimostrazione lampante.

 

 

Le intercettazioni hanno sfondato il muro dell’omertà

Fonte: http://www.varesenews.it

Il pm Venditti traccia un primo bilancio dopo la prima udienza ai presunti capi della cosca di ‘ndrangheta che operava tra Legnano e Lonate Pozzolo

Collegare indagini apparentemente scollegate tra loro, tracciarne un filo conduttore e motivarlo non è stato facile ma è così che si scoprono i reati di mafia e l’uso delle intercettazioni, in assenza di denunce da parte di chi ha subito il reato, è stato fondamentale. Così è nata ed è giunta all’udienza di oggi l‘inchiesta denominata Bad Boys che ha fatto luce su fatti noti a tutti ma che nessuno aveva avuto il coraggio di denunciare, l’unico fu un consigliere comunale di Lonate Pozzolo. Il sostituto procuratore milanese Mario Venditti, a margine della prima udienza contro coloro che sono considerati i capi della locale di ndrangheta Legnano-Lonate Pozzolo, ha ripercorso gli esordi di questa importante inchiesta partita da due indagini dei Carabinieri di Varese e di Busto Arsizio denominate “Piromane” e “Dolce Vita”. Nella prima si indagava su episodi incendiari avvenuti in numerosi locali notturni e attività commerciali della zona di Lonate Pozzolo e Ferno, mentre l’altra ha preso le mosse da un presunto giro di estorsioni sempre a danno di locali pubblici.

Da questi due rami si è cominciato a ricostruire storie, profili di personaggi, fatti; fino a identificare i due livelli dell’organizzazione grazie all’uso dello strumento delle intercettazioni. Una volta capito dove si poteva arrivare le due indagini sono passate alla Dda di Milano che ha fatto il resto definendo il braccio armato, già andato a giudizio con i riti alternativi, e il livello che operava nell’ambito economico con una serie di imprese edili e locali intestati a prestanome o agli stessi capi. Venditti ha analizzato la massiccia migrazione di cirotani che si sono spostati tutti nella zona di Lonate Pozzolo, la maggior parte non ha nulla a che vedere con le organizzazioni criminali mentre alcuni ne hanno approfittato per fare affari in maniera illegale sfruttando il collegamento con la cosca dei Farao-Marincola che hanno mandato a Lonate loro emissari.

Il sostituto procuratore non esclude che durante il processo possano emergere interessanti novità che possano fare luce su almeno tre dei cinque omicidi “eseguiti con modalità mafiose”, avvenuti tra Ferno, Lonate Pozzolo e il legnanese negli anni passati e che hanno visto cadere sotto i colpi della lupara bianca i fratelli Alfonso e Cataldo Murano e Giuseppe Russo, tutti uomini legati a doppio filo con i principali protagonisti di questa inchiesta, uno dei quali parente acquisito di un ex-assessore di Lonate Pozzolo.

8/06/2010

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: