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Pullman della legalità Busto Arsizio – Firenze – XVIII Giornata della memoria in ricordo delle vittime delle mafie

In occasione della XVIII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie organizzata da Libera a Firenze per il giorno 16 marzo 2013, il Coordinamento provinciale di Ammazzateci Tutti Varese ha organizzato anche quest’anno il Pullman della legalità con tratta Busto Arsizio – Firenze.

PARTENZA:
ore 5:00 – Liceo Scientifico “Arturo Tosi” di Busto Arsizio (VA)
RITORNO:
ore 18:00 da Firenze ed arrivo al Liceo Scientifico “Arturo Tosi” di Busto Arsizio (VA)

COSTO: 20€ andata e ritorno!

PER ISCRIVERSI basta compilare il modulo di iscrizione al link seguente:
https://docs.google.com/spreadsheet/viewform?formkey=dGxoV1FsMFI2MGdIb0VyelZGWEc4T0E6MQ#gid=0

Locandina16marzo2013

Dalla Calabria a Milano, ecco gli invisibili: massoni, politici, boss. Nelle intercettazioni il secondo livello della ‘ndrangheta. “Se no oggi il mondo finiva”

Fonte: http://www.milanomafia.com

Per la prima volta il livello occulto della ‘ndrangheta viene rivelato dalle intercettazioni. Fino a ora di questa struttura hanno parlato solo i pentiti. I dialoghi, contenuti nell’inchiesta Bellu lavuru, risultano sotto osservazione per la bomba alla Procura di Reggio

L’indagine

L’inchiesta Bellu lavuru si conclude nella primavera del 2008. Trentuno i fermi, mentre le convalide del gip scenderanno a 29. Nel mirino dei carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria i lavori della statale Ionica (106).
Tutto nasce dal crollo di un ponte lungo la statale nei pressi di
Palizzi. Da lì si capì che l’appalto vinto da una ditta di Firenze era passato nelle mani di alcune imprese direttamente riconducibili al superboss di Africo, Giuseppe Morabito, detto u tiradrittu. Il suo coinvolgimento viene provato ascoltando i dialoghi nel carcere di Parma, dove andava a trovarlo il genero Giuseppe Pansera.
All’intero del decreto di fermo emerge la struttura degli invisibili. L’indagine nel novembre scorso si è conclusa con 27 condanne. Attualmente il procedimento pende in appello e se ne dovrà occupare il
procuratore Di Landro che il 3 gennaio scorso è stato minacciato attraverso la bomba alla Procura.

Milano, 20 febbraio 2010 – “Perché c’è la visibile e l’invisibile. E lui è in quella visibile che non conta, noi altri siamo nell’invisibile. Capisci? E questo conta”. Le parole corrono via rapide come le curve della Statale ionica. Sebastiano Altomonte, originario di Bova Marina, è un cinquantenne estroverso. Ufficialmente fa il sindacalista scolastico, in realtà è un grande procacciatore di voti per sé e per i propri compari. Tanto che alle ultime politiche si è candidato al Consiglio comunale di Bova con una lista civica (la stessa dell’attuale sindaco) ottenendo una poltrona tra i banchi della maggioranza.

Pochi giorni prima del Natale 2007 si trova in auto con la moglie. Nemmeno immagina che una microspia sta registrando tutto. Lui va avanti: “C’è una che si sa e una che non la sa nessuno, perché se no oggi il mondo finiva; se no tutti cantavano”. E, dunque, rimarcando il concetto. “C’è la visibile e l’invisibile che è nata da un paio di anni e che non la sa nessuno, solo chi è invisibile”. A questo punto i carabinieri che ascoltano l’intercettazione capiscono di trovarsi davanti alla straordinaria scoperta “di una struttura parallela e occulta” della ‘ndrangheta che scorre come un fiume carico dalla Calabria alla Lombardia. Esattamente quel secondo livello dove mafia e politica sono la stessa cosa e l’affiliazione alla cosca diventa appartenenza a una loggia massonica. Ad oggi di una struttura simile hanno parlato solo i pentiti definendo Santa “lo stadio occulto della ‘ndrangheta”. Ma questa entità non ha mai trovato conferme giudiziarie. Le parole di Sebastiano Altomonte sembrano poter dimostrare nei fatti questo accostamento tra potere mafioso e massoneria.

Scrivono i magistrati: “Questa genuina acquisizione apre uno scenario del tutto nuovo nel panorama criminale delle cosche mafiose di Reggio Calabria”. Forse esattamente quello scenario che il 3 gennaio scorso può aver dato l’ok per l’attentato al palazzo della Procura generale. Non è un caso, infatti, che fra le pieghe dell’inchiesta emerga prepotente l’idea di una decisione presa da una sorta di “collegio senatoriale” della ‘ndrangheta. Un collegio di “invisibili” scontenti del nuovo operato del Procuratore Salvatore Di Landro poco indulgente a sconti di pena in secondo grado. E proprio in Appello è pendente oggi il processo che contiene le parole di Sebastiano Altomonte il quale, assieme ad altre 39 persone, è accusato di animare un comitato affaristico-mafioso capeggiato dalla potente cosca Morabito di Africo e in grado di monopolizzare gli appalti lungo la statale 106. Si tratta dell’indagine Bellu lavuru. E lui, Altomonte, rappresenta “l’anello di congiunzione tra esponenti di spicco della criminalità organizzata e appartenenti al settore politico-amministrativo tra i quali l’ex consigliere regionale Domenico Crea”. Proprio quel Crea, primo dei non eletti alle Regionali 2005, promosso solo dopo l’omicidio di Franco Fortugno, quindi passato dalla Margherita alla nuova Dc e oggi a processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Ecco allora come i magistrati traducono le parole di Altomonte.

Dell’esistenza di questa struttura – si legge nel decreto di fermo – non ne sono a conoscenza neanche i vari affiliati, cosiddetti visibili, ossia quelli dei quali è notorio, tanto tra la popolazione quanto tra le forze dell’ordine, che appartengono a una organizzazione mafiosa”. E ancora: “Questo organismo è quello che realmente conta nello scenario criminale Provinciale”. Ma Altomonte non si ferma qui. E anzi inconsapevolmente rilancia fissando anche la data della fondazione di questa livello occulto. “Il colloquio intercettato – scrivono i magistrati – colloca la nascita di questo organismo in un periodo immediatamente successivo all’assassinio dell’onorevole Francesco Fortugno”. Le sorprese, però, non sono finite. Perché Altomonte oltre che invisibile è pure massone. E anche qui la distinzione è “tra fratelli visibili e invisibili”. Ecco, poi, il cerimoniale: “Si porta la cravatta nera, con il vestito nero e la camicia bianca”. E alla fine i protagonisti: “L’avvocato Ciccio è pure massone, suo fratello il dottore pure; Pepè Nirta, quello di Palizzi è mastro venerabile, lui e tutti i suoi fratelli”. Quindi nomina come massone anche l’attuale sindaco di Bova Marina. “Un dato – scrivono i magistrati – da non sottovalutare, alla luce dell’inquietante accostamento tra il potere mafioso e la massoneria”. E di logge segrete la Calabria sembra piena: “Una è a Siderno, ci sono un sacco di logge. La mia è a Bianco poi ci sono a Roccella altre due a Locri e tre a Reggio”.

Dalla Calabria a Milano, di massoneria parla anche Aldo Miccichè con il giovane Antonio Piromalli, boss della Piana di Gioia Tauro per anni residente al nord. E così lui, Miccichè, ex democristiano, sostiene che per modificare il 41 bis “dovremo forse fare un altro tipo di rapporto e lo devo fare in Lombardia tramite la massoneria”, contattando un politico che nei fatti si rivela essere Marcello Dell’Utri. Il senatore azzurro, infatti, incontrerà effettivamente un uomo di Piromalli e da lui si sentirà dire: “Ho avuto autorizzazione di dire che gli possiamo garantire Calabria e Sicilia”. L’inquietante intreccio è contenuto nell’inchiesta Cent’anni di storia, guarda caso un’altra indagine indicata dai magistrati come possibile movente per la bomba di via Cimino. (dm)

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