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DA VANZAGHELLO A GENOVA PER DIRE «NO ALLA MAFIA»

Vanzaghello –  «17 marzo per ricordare tutte le vittime di mafia, per dire no alla mafia». Deciso l’appello di Valentino Magliaro , esponente locale dell’associazione nata a Locri e diffusa in tutta Italia «Ammazzateci tutti», per essere uniti nella lotta contro la mafia; appello che è ancora più forte dopo che Valentino ha vissuto l’esperienza di partecipare a Genova a quella che è stata a tutti gli effetti una marcia della memoria organizzata dall’Associazione Libera di donLuigi Ciotti e ben sostenuta dai membri di Ammazzateci tutti: «Il pullman era pieno: eravamo in 37 solo della Lombardia e un ragazzo ci ha raggiunto là , quindi abbiamo partecipato alla manifestazione in 38. Eravamo in piazza e da Bari si sono presentate altre 48 persone di Ammazzateci tutti: quindi eravamo un bello squadrone! C’è stato un momento in cui abbiamo aperto il secondo corteo: è stato fantastico, abbiamo preso tutta la strada con le bandiere; e poi c’erano anche Aldo Pecora Rosanna Scopelliti …». Aldo è stato recentemente oggetto di gravi minacce, com’è stato questo incontro? «Lui ci ha fatto i complimenti per aver organizzato il pullman, è con noi e appogia le nostre iniziative; in merito alle minacce, abbiamo portato lo striscione con scritto “Siamo tutti Aldo Pecora” per firmare l’appello di vicinanza verso di lui promosso da don Luigi Ciotti Michele Cucuzza Nando Dalla Chiesa Maria Falcone Ferdinando Imposimato Pino Masciari , donLuigi Merola Rosanna Scopelliti ». Qual è il significato di questa marcia? «àˆ importante anche ricordare le vittime di mafia, essere più partecipi e non restare lì a guardare: c’è bisogno che si continui a credere di poter fare tutto nella lotta contro le mafie. Riporto le parole di don Ciotti: “La mafia va combattuta ma c’è bisogno di un aiuto forte da parte delle Istituzioni; da soli non ce la fa nessuno, è necessario un aiuto anche da parte loro”.  Da parte nostra, come associazione, l’intento di andare avanti con le nostre forze c’è e lo dimostra il fatto che abbiamo organizzato un pullman da soli; c’è il desiderio di avere un aiuto ma in ogni caso noi andiamo avanti lo stesso. A questo proposito vorrei ricordare che il 26 marzo si inaugurerà  la sede a Lonate Pozzolo, mentre il 23 aprile ci sarà  Legalitalia in Primavera che è la testimonianza di fare qualcosa di concreto sul nostro territorio e che coinvolgerà  le scuole di Busto Arsizio per oltre quattromila studenti». E il messaggio di Valentino è chiaro e deciso a non arrendersi: «àˆ stato bello incontrarsi tutti insieme: vuol dire che c’è la volontà  e siamo davvero tutti sempre insieme: da soli non ci prenderanno mai».

Articolo pubblicato il 23/03/2012 – Sara Riboldi


«Ammazzateci tutti», altre minacce

Fonte: Settegiorni Alto Milanese
24 febbraio 2012

 LOTTA CONTRO LA MAFIA – L’associazione, nata a Locri e diffusa in tutta Italia, è sempre nel mirino

Velentino Magliaro, il rappresentante locale: «Non riusciranno a fermarci»

VANZAGHELLO (rds) «Non hanno tanto piombo per ammazzarci tutti, come ho commentato anche su facebook; non ce la faranno mai perché come Aldo Pecora e come me ce ne sono altri cento e nonostante le minacce ricevute facciamo sempre di più e non ci fermiamo. Non per nulla l’associazione si chiama così: è la nostra sigle, il nostro motto ed esprime quello che noi pensiamo». Questo il grido contro la mafia di Valentino Magliaro, giovane del paese che da qualche mese è a fianco del coordinatore regionale dell’associazione antimafia Ammazzateci tutti – nata a Locri nel 2005 all’indomani dell’omicidio Fortugno – Massimo Brugnone, quando ha appreso la notizia del messaggio minatorio anonimo lasciato lunedì 20 sull’auto di Aldo Pecora, 26 anni, presidente dell’associazione, insieme a due bossoli esplosi vicino alle ruote e che recitava: «Scopelliti ti aspetta a braccia aperte, farai la fine di Gratteri e Creazzo, boom». I commenti di Pecora su facebook sono giustamente concisi: «Spero si sia trattato di uno scherzo di carnevale, seppur di cattivo gusto e preferisco mantenere il riserbo dovuto sulla vicenda. Ringrazio comunque tutti per la vicinanza e la solidarietà»; ma l’indignazione di Valentino è abbagliante: «Glie è arrivato questo foglietto dove era scritto che avrebbe fatto la fine di Scopelliti, il giudice ammazzato nel 1991, quindi praticamente l’hanno condannato a morte; è un episodio molto grave, prima di tutto perché del consiglio direttivo nazionale fa parte anche la figlia del giudice, Rosanna Scopelliti, che collabora con noi e cosa ancora più grave è che questo messaggio è arrivato lo stesso giorno in cui a Reggio Calabria si doveva intitolare l’aula bunker proprio in memoria del giudice. Per questo il pullman che partirà da Busto Arsizio verso Genova il 17 marzo in occasione della giornata nazionale contro la mafia – per le cui prenotazioni basta scrivere a lombardia@ammazzatecitutti.org – assume un valore ancora più importante: vorremmo che si partecipasse numero: abbiamo messo un costo simbolico di dieci euro in modo che chiunque abbia la possibilità di partecipare ed è un’occasione per lasciare un messaggio forte: significa che noi non ci fermeremo e continueremo a fare molte più cose. Il messaggio? «Avvicinarsi al movimento, aiutarci a sostenere la lotta alla criminalità e informarsi per capire quello che succede in Italia ma anche sul nostro territorio e rendersi così conto che la mafia esiste anche al nord e che ci sono giovani – che devono essere aiutati dalle Amministrazioni e dagli stessi cittadini – che non vogliono crescere nella totale indifferenza e che sentono il valore vero della legalità».

Sara Riboldi

17 MARZO: AMMAZZATECI TUTTI CON LIBERA A GENOVA

Da Busto Arsizio il pullman della legalità

In occasione della XVII Giornata della Memoria e dell’Impegno promossa dall’associazione Libera il prossimo 17 Marzo a Genova, Ammazzateci Tutti organizza un pullman che partirà da Busto Arsizio (VA) per raggiungere il capoluogo ligure e dare la possibilità di partecipare alla ormai storica manifestazione.

La Giornata della Memoria e dell’Impegno ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie. Oltre 900 nomi di vittime innocenti delle mafie, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.

Grazie alla sponsorizzazione dell’Associazione Obiettivo Scuola (www.schooltarget.it) sarà possibile partecipare al viaggio e all’intera giornata con una quota simbolica di 10,00 €.
Sarà possibile ricevere la bandiera di Ammazzateci Tutti ad un costo aggiuntivo di 5,00 €.

Per maggiori informazioni
e-mail: lombardia@ammazzatecitutti.org
cell. +39 348 98 07 429

I Sopranos a Busto Arsizio

Fonte: http://www.milano.corriere.it

Nei filmati della polizia l’ostentazione di ricchezza del clan di Gela trapiantato in Lombardia. 63 arresti

Dal nostro inviato Claudio del Frate

VARESE — I Sopranos a Busto Arsizio. C’è il battesimo della figlia del boss? Non si badava a spese e si affittavano limousine bianca e ristoranti top gourmet. Bisogna fare la gita sul lago? Ecco pronto un motoscafo di 14 metri. Per tre anni gli agenti delle squadre mobili di Varese, Genova e Caltanissetta hanno seguito le mosse degli affiliati a un clan di Gela trapiantati al Nord; e a volte hanno avuto la netta sensazione di trovarsi nel bel mezzo di una fiction sulla mafia italo americana, tanto gli stereotipi, le manie di grandezza, la pacchianeria erano rispettati. Certo, la voglia di sorridere passa presto se si pensa che tanta ricchezza esibita era il più delle volte frutto del più classico meccanismo di riciclaggio di denaro sporco: si partiva dal traffico di droga proveniente da Santo Domingo, dalle estorsioni ai danni di imprese lombarde e si arrivava a investire i profitti in aziende edili, autosaloni, immobili.

ASSE MALAVITOSO – Mercoledì la polizia ha arrestato 63 persone, in gran parte in provincia di Varese e sequestrato beni per un valore complessivo di 10 milioni di euro; l’indagine, partita dalla procura di Caltanissetta e che ha visto anche la partecipazione dello Sco della polizia ha messo in luce un asse malavitoso tra Gela e il Nord Italia, in particolare con le province di Varese e Genova. «Fra la famiglia Emanuello, che operava in Liguria – ha detto il capo dello Sco Gilberto Caldarozzi – e i Rinzivillo attivi a Busto era avvenuta una spartizione del territorio». I flussi di denaro (di cui è impressa la memoria su alcune chiavette ubs riferite a conti on line) servivano al sostentamento della famiglia, compresi i parenti di coloro che finivano in carcere. Sotto sequestro sono finite società come la Si.ma., molto attiva nel campo dell’edilizia e riconducibile ai Rinzivillo ma anche una villa con piscina nel quartiere di Prima Porta a Roma e un’autosalone sempre riconducibile a componenti del clan; oltre al «gioiello» della collezione: uno yacht di 14 metri ormeggiato a Lisanza, sul lago Maggiore.

«LE VITTIME CI HANNO AIUTATO» – «Questa volta – ha sottolineato il questore di Varese Marcello Cardona – le vittime delle estorsioni hanno collaborato con noi: le loro denunce hanno dato un contributo importante all’indagine». Partendo da queste denunce la polizia ha iniziato un’attività di intercettazione telefonica e ambientale. Che ha portato a immortalare episodi come il battesimo della figlia di Rosario Vizzini, ritenuto il capo della filiale di Busto Arsizio della famiglia gelese. Nel filmato delle polizia si vede una lunghissima limousine bianca varcare il cancello di Villa Crespi, ristorante di Orta tra i più rinomati della zona (e totalmente estraneo all’indagine); dal macchinone scende Vizzini che ha in braccio la neonata e la solleva tra gli applausi degli invitati. Questi ultimi – circa 200 – erano arrivati al ristorante dalla vicina chiesa a bordo di un trenino addobbato e noleggiato per l’occasione. Dalla Sicilia il capo si era premurato di far arrivare anche il cantante con l’orchestra. Per quel ricevimento Vizzini avrebbe pagato secondo gli inquirenti 40 mila euro. Tutti rigorosamente in contanti.

‘Ndrangheta, 41 arresti in Italia e all’estero in manette il sindaco di una città australiana

Fonte: http://www.repubblica.it

L’operazione “Patriarca 2” è il seguito di quella che a luglio portò in carcere 300 persone. Le indagini della Dda di Reggio hanno incastrato un’altra cinquantina di soggetti. Tra i più importanti c’è Tony Vallelonga, dal 1996 al 2005 primo cittadino di Stirling, città di quasi 200 mila abitanti vicino Perth

di GIUSEPPE BALDESSARRO

REGGIO CALABRIA – A luglio 2009 lo hanno fatto persino cittadino onorario di Stirling, Tony Vallelonga era uno che contava davvero. Era considerato uno dei big della municipalità a ridosso di Perth, capitale dello Stato del Western Australia. Da emigrante, partito ragazzino da Nardodipace in provincia di Vibo Valentia, aveva scalato i vertici della politica locale. Fino a diventare sindaco, dal 1996 al 2005, di una città di quasi 200 mila abitanti, e a ricoprire diversi incarichi pubblici. Tony aveva i voti, certo. Quelli dei calabresi e quelli della ‘ndrangheta. Perché lui era un uomo dei clan a tutti gli effetti. Domenico Antonio Vallelonga, detto Tony, era “uomo di vertice del locale di ‘ndrangheta di Stirling“. Era lui ad assumere le decisioni più importanti, e sempre lui a “battezzare” i giovani picciotti e a decidere le cariche della cosca. Agiva sul modello calabrese, stessi riti e stesse attività. E tutto veniva concordato con la cosca “madre” e con il “Crimine”, il vertice della ‘ndrangheta che ha casa in provincia di Reggio Calabria.

Quello di Vallelonga è solo uno dei nomi che affiorano dall’operazione “Patriarca 2“, condotta oggi dai carabinieri del Ros, del comando provinciale dell’Arma e dalla squadra mobile. Uno dei più importanti, ma non l’unico. L’indagine della Dda della città dello Stretto, è il seguito di Il Crimine”, che a luglio scorso portò all’arresto di 300 tra affiliati e boss 1 delle ‘ndrine di Calabria e Lombardia. Dopo la prima imponente retata su ordine delle Dda di Milano e Reggio, gli inquirenti hanno continuato a lavorare, incastrando un’altra cinquantina di soggetti. Ora il puzzle si è arricchito di nuovi tasselli. Pezzi che completano l’organigramma della ‘ndrangheta nella regione, ma che soprattutto dimostrano ulteriormente il radicamento dei clan nel resto d’Europa e del mondo. Il quadro si va dunque completando. Arrivando a scoprire che la ‘ndrangheta governava una città australiana in maniera diretta, dove esistono almeno nove locali delle cosche, che tradotto significa alcune centinaia di uomini.

Oltremare i boss calabresi hanno diramazioni anche in Canada. L’indagine firmata dal Procuratore Giuseppe Pignatone, dagli aggiunti Michele Prestipino e Nicola Gratteri, e dai pm Antonio De Bernardo, Giovanni Musarò e Maria Luisa Miranda, ha fatto luce su alcune cellule presenti a Thunder Bay e Toronto. Nelle prima città l’organizzazione era guidata dai Bruzzese, dai Minnella e degli Etreni, originari della Locride. A Toronto invece Carmine Verduci è considerato un uomo dei Coluccio di Gioiosa Jonica e Marina di Gioiosa, sempre nel mandamento della Jonica reggina.

Resta solida anche la presenza della ‘ndrangheta in Germania. A Singen Rielasingen ad esempio il capolocale era Bruno Nesci. La polizia tedesca è riuscita a registrare una riunione nella quale si “formava la società” (riunione di persone appartenenti a diversi locali) e si discuteva di affari e strategie. Accordi anche con i clan di Frauenfeld in Svizzera e con Francoforte.

Un’organizzazione internazionale che non rinuncia a tener salde le radici anche in molte città italiane. A Torino, ad esempio, è stato scoperto che il capolocale era Giuseppe Catalano, mentre il capo società era Francesco Tamburi. A Genova poi elementi di vertice dei clan sono Domenico Belcastro e Domenico Gangemi.

In tutti i casi i magistrati reggini hanno certificato che le cosche, in qualsiasi parte del mondo si trovino, tengono rapporti strettissimi con i vertici calabresi dell’organizzazione. Vallelonga è stato intercettato a Siderno, mentre discuteva di equilibri interni con Giuseppe Commisso, alias ‘U mastru”, capo indiscusso di uno dei più ricchi e potenti clan della Jonica. I tedeschi si rivolgevano invece a Domenico Oppedisano, il boss supremo custode delle regole per redimere delle controversie interne. Tutti, passavano per Reggio. E tutti erano “benedetti” dai vertici della ‘ndrangheta. Stanotte gli arresti in Italia e Europa, mentre in Australia e Canada sono scattati i mandati di cattura internazionali.

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