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E’ qui la scuola di legalità

Fonte: La Prealpina – 10 febbraio 2012

No alla ‘ndrangheta: Ammazzateci Tutti riparte dagli studenti lonatesi

LONATE POZZOLO – Lo ha ribadito più volte il sindaco Piergiulio Gelosa in questi anni: «Noi non siamo il paese della ‘ndrangheta». Ed è proprio a Lonate Pozzolo che è iniziata e continua una battaglia coraggiosa di testimonianza e speranza finalizzata a estirpare il cancro della malavita organizzata grazie al gruppo per la legalità e all’associazione Ammazzateci Tutti. Lo ha voluto rimarcare ieri il responsabile del sodalizio lombardo Massimo Brugnone – durante la presentazione di un ciclo di incontri sulla legalità con scuole e gruppo per la legalità – che «Lonate, i suoi amministratori e la sua gente non meritano la cattiva nomea».

 ETICHETTA – Nomea frutto soprattuto di alcune trasmissioni come «Presa Diretta» di Rai Tre. Con reportage che dopo gli omicidi avevano fatto ripiombare il paese nel baratro e avevano dato “un’etichetta” facile e sbagliata a una comunità che nel suo Dna metta la legalità e la volontà di risollevarsi. A partire proprio dalle nuove generazioni che saranno i cittadini di domani. E che ora sono protagonisti di quattro incontri (il 13 e 23 febbraio e il 14 e 15 marzo prossimi) che avranno tra i relatori pure il procuratore aggiunto della Repubblica di Milano Alberto Nobili. Mentre il gruppo per la legalità spera di poter ospitare l’anno prossimo anche l’ex magistrato Gherardo Colombo. Infine Brugnone ha rilanciato l’idea da attuare nei prossimi mesi di promuovere a Lonate con i ragazzi un giorno della legalità come simbolo di una grande rinascita civile e sociale.

ESEMPIO – «I nostri ragazzi sono estranei, non hanno colpe da pagare», ha detto il referente di Ammazzateci Tutti, ch ha lodato il coraggio e l’impegno dell’amministrazione Gelosa. Frutto anche di un gruppo per la legalità composto da tutti i partiti e ieri rappresentato dal coordinatore e assessore alla Cultura Giancarlo Simontacchi, dall’assessore alla Sicurezza Gennaro Portogallo (Pdl), da Armando Mantovani (Lega), Giacomo Buonanno e Walter Girardi (Pd). Promuovere questi incontri riservati alle terze medie dell’Istituto Carminati e al consiglio comunale dei ragazzi significa combattere la cultura dell’illegalità, favorire l’avvicinamento alle istituzioni e la loro partecipazione attiva. «La legalità è la condivisione del rispetto delle regole», ha detto Simontacchi. «La nostra gioventù è ricchezza e Massimo Brugnone è il nostro geyser», ha sottolineato Portogallo.

CICLO – I quattro incontri si terranno tutti alla sala Bosisio con lo stesso Brugnone sempre in prima linea. Tra i relatori spiccano il 13 febbraio il comandante della polizia locale Cristina Fossati e il 14 marzo il procuratore Nobili – ha un passato nella Direzione distrettuale antimafia – che spiegherà ai ragazzi l’importanza di essere magistrato e difensore della legalità. Con lui l’istruttore della polizia di Stato Enrico Semplici, ieri presente in sala, che si occuperà di informare tutti sulla prevenzione del tasso di incidentalità e di insegnare cosa significa guidare un veicolo. Con un consiglio già lasciato ai tanti giovani in sala: «Rispettando la legalità vi auto-tutelerete». Infine in occasione della futura giornata della legalità i ragazzi saranno protagonisti attivi. In collaborazione con il Comando di polizia locale stileranno un libretto. Non tanto per fare le multe, ma per sanzionare i comportamenti incivili sul territorio. Ha sintetizzato Brugnone: «Facciamo venire i ragazzi, creiamo in loro nuova consapevolezza ed educazione civica».

POLEMICA – Tutti contenti? No. Ha iniziato Mantovani a dolersi: «Mi sento mortificato davanti ai ragazzi a parlare di legalità quando il Governo ha appena approvato il decreto Svuota Carceri». Ha replicato Buonanno: «Polemica tendenziosa, strumentale e di parte che ci si poteva risparmiare».

Parole che sprigionano: un ponte con il carcere di Opera

Ammazzateci Tutti in visita alla casa circondariale di Milano per la presentazione del libro “Parole che sprigionano, scrittori dal carcere di Opera – Milano”

MILANO – Speranza, sofferenza, cambiamento e riscatto: queste le parole guida dell’incontro di oggi, 6 dicembre, al carcere di Opera. L’occasione d’incontrarsi è dovuta alla presentazione del libro “Parole che sprigionano, scrittori dal carcere di Opera – Milano” che contiene scritti, riflessioni e storie, di detenuti ed ex detenuti, alternati a brani di grandi autori del passato, come Italo Calvino, Giacomo Leopardi e Dostoevskij. Una raccolta che rappresenta il risultato finale di un progetto dell’Associazione Sesta Opera San Fedele: gruppo di volontari operanti nelle carceri milanesi, i quali forniscono ascolto, assistenza materiale e presidi igienico-sanitari ai detenuti, sia nel loro periodo di reclusione che in quello immediatamente successivo.

Come suggerisce il titolo, questo è un libro che contiene parole. Parole, però, cariche di significati, di emozioni, di voglia di riscatto. «La società civile nasconde in carcere la sua spazzatura -dice Silvano, ex detenuto– ma la spazzatura può essere riciclata per produrre qualcosa di bello». Qualcosa che è potenzialmente bello, potenzialmente positivo. «Lo afferma anche la costituzione -sottolinea l’ex magistrato Gherardo Colombo, presente all’evento la pena deve tendere alla rieducazione, una rieducazione che è sinonimo di riconciliazione, di riappacificazione». Termini che “uniscono” le persone, le legano, le mettono in contatto, e di questa comunicazione c’è bisogno sia all’interno del carcere, sia al di fuori. Guido Chiarotti, Presidente dell’Associazione San Fedele, rimarca la vitale importanza dei contatti, dei così detti ponti: «c’è un estremo bisogno di ponti tra il carcere e la società civile, perché al di fuori c’è la necessità di sapere che da qui si può ricominciare, ripartire da zero».

Si trova anche lo spazio per toccare il tema della sofferenza, fisica e mentale. Indubbiamente essa è una componente della vita all’interno della prigione, ma, sottolinea uno dei detenuti, «anche fuori non ve la passate meglio, è una componente della vita». Arricchisce l’incontro anche la testimonianza di Valerio Onida, ex Presidente della Corte Costituzionale: «La sofferenza può essere un’occasione di costruzione e non di distruzione; può essere un’occasione di vita».

L’invito è quello di puntare in alto, ognuno nel proprio campo. Tentare di costruire e non distruggere, innalzare dei ponti e non dei muri, allearsi e non dividersi, soffrire ma non abbattersi, anzi, rialzarsi, se è possibile, più forti e migliori di prima.

Francesco Fontana
Attivista Ammazzateci Tutti

“Mai più le persone usate come strumenti”

Fonte: http://www.varesenews.it

La lezione di legalità (e libertà) dell’ex giudice Gherardo Colombo ai ragazzi del liceo Candiani al Sociale, parole alte e semplici per avvicinare i ragazzi alla legge e alle regole della civile convivenza

La legalità insegnata ai ragazzi. Mentre fuori dal Teatro Sociale un paio di agenti della Polizia Locale provvedevano ad “educare” gli automobilisti, blocchetto delle multe in mano, all’interno i ragazzi, saggiamente arrivati a piedi dal non lontano Liceo artistico Candiani di via Manara (con i mezzi da altre scuole, pur presenti: licei Crespi e Tosi, IC Verri, Itis Facchinetti) ascoltavano, e anzi partecipavano, con vigore anche polemico, alla presentazione-spettacolo di Gherardo Colombo sui temi della costituzione e della legge come pilastri della libertà in un contesto sociale, sugli spunti del suo libro “Sulle regole“. Ad affiancare l’ex magistrato sul palco e in platea, Massimo Brugnone, referente per la Lombardia dell’associazione giovanile antimafia Ammazzateci Tutti, e Andrea Monteduro, il dirigente scolastico dell’istituto bustocco.
È stata una bella mattinata quella del Sociale, he ha mostrato una scuola viva, con ragazzi spesso partecipi in platea. Certo per più d’uno un’ottima scusa per saltare il compito in classe o l’interrogazione, ma chissà che non germogli anche in loro il seme piantato dall’ex giudice di Mani Pulite, da alcuni anni impegnato proprio a dialogare con le scuole, e protagonista già alcune settimane fa di una eccezionale serata al teatro Manzoni con l’accompagnamento la filarmonica Santa Cecilia di Sacconago. 

Non una lezione noiosa la sua, ma fatta di esempi semplici; un linguaggio anche scherzoso, adattato al pubblico di adolescenti di un liceo, per parlare delle cose più serie di questo mondo: le leggi, e la loro ragion d’essere. Le regole: di tutti i tipi. Perchè mai, ad esempio, andare a scuola? Una palla. Alzarsi al mattino, col freddo, la cartela pesante, i libri, prof rompiscatole, pagelle, eccetera. «La scuola rende liberi» spiega Colombo con semplicità. Liberi dai destini che segnavano un ragazzino nel passato: lavoro pesante e raramente di propria scelta, fin dalla tenera età. Liberi di scegliere, perchè per scegliere bisogna conoscere: e responsabili, perchè non vi è scelta senza responsabilità. Una scuola in cui «la storia andrebbe insegnata al contrario», a partire dal presente, perchè no anche da elementi di cultura popolare, inclusi i cartoon, che rispecchiano una società e i suoi codici.
L’incontro è stato introdotto da un video accompagnato da una canzone di Simone Cristicchi. Massimo Brugnone, onorato ultimamente anche di un articolo di Nando Dalla Chiesa su Il Fatto Quotidiano.it,  ha ricordato ai ragazzi che «siamo noi la generazione di cui ha detto prima di morire il giudice Borsellino, quella che negherà il suo consenso alla mafia»; che la Lombardia è terra di mafie, come ribadito dal preside Monteduro, e che la legalità comincia dalle piccole cose. Sapere che un dato locale è stato posto sotto sequestro perchè ospitava incontri fra boss o era nella loro disponibilità, si può non frequentarlo; che se compri la ganja dal pusher favorisci le organizzazioni malavitose.

Questo per il presente: il passato, come raccontava Colombo, è un pozzo nero da cui riemergono i fantasmi delle «società piramidali», quelle divise tra «chi può», al vertice, e «chi deve», alla base: la stessa mafia ne è un portato, un effetto lontano, ne riproduce i mali e le stroture. «Se tre, quattro secoli fa la regola era “o fai come ti dico o ti torturo e ti squarto sulla pubblica piazza, oggi può essere: “o paghi il pizzo o ti brucio il negozio”». La moderna democrazia, il liberalismo, la repubblica, è un grande esperimento nato circa tre secoli fa in Inghilterra che ha informato di sè l’Occidente nel dopoguerra, notabilmente in Italia, dotatasi di una Costituzione fra le più apprezzate che rigetta distinzioni e diseguaglianze imposte dall’alto. I valori proclamati sono quelli calpestati fino a poco prima; da noi le donne non hanno votato fino al 1946, prima non le si riteneva intellettualmente all’altezza; e la schiavitù su base razziale negli Stati Uniti, destinati a farsi padroni del mondo, era perdurata fino al 1865, solo una brutale guerra civile vi pose fine. Con la Costituzione italiana del 1948 abbiamo, spiega Colombo ai ragazzi, «una sorta di libretto di istruzione sui rapporti con gli altri». Perchè la mia libertà finisce dove comincia quella altrui, e viceversa. Bisogna conoscerla, la costituzione; «quanti di quelli che ne parlano, anche in tv l’hanno letta? Magari ci sarà un referendum per cambiarla, voterete anche voi un giorno. Senza conoscerla? È come se al ristorante ti mettessero davanti il menu scritto in ideogrammi cinesi..». La Costituzione nasce dalle stragi della seconda guerra mondiali e proclama tutto il contrario di quell’orrore. Per evitarne il ripetersi «non si devono più usare le persone come strumenti, ma al contrario riconoscerne la dignità». La persona al centro: non c’è interesse o ideale che la superi. Ed ecco il “giustizialista”, la “toga rossa” Colombo, condannare anche le teste mozzate dalla Rivoluzione Francese, che pure qualcosa sui diritti l’aveva detto, prima di negare quello alla vita a tanti. Una “colomba”, insomma, ma armata di un Codice e una Legge.
Legge che però, per funzionare, deve essere applicata: e per poter essere applicata deve esserecondivisa, o almeno non contrastata. Il che implica che sia giusta, o almeno lo appaia. In caso contrario, le leggi razziali del fascismo (1938) in Italia furono applicate senza resistenze, ricorda Colombo, ma in Danimarca e in Bulgaria, con i nazisti in casa o sull’uscio della medesima, le restrizioni antiebraiche furono bellamente ignorate, per volontà concorde di popoli e governi.

 

Studenti a lezione di legalità con Gherardo Colombo

Fonte: http://www.varesenews.it

L’appuntamento in collaborazione tra liceo Candiani e Ammazzateci Tutti per martedì mattina al Teatro Sociale

“La giustizia non può funzionare se i cittadini non comprendono il perché delle regole. Se non lo comprendono tendono a eludere le norme, quando le vedono faticose, e a violarle, quando non  rispondono alla loro volontà.” (da Sulle regole, Feltrinelli, Milano, 2008, di Gherardo Colombo).

Giustizia, legge, regole, legalità. Si svolgerà martedì 30 novembre, alle ore 9.00, presso il Teatro Sociale di Busto Arsizio, l’incontro con Gherardo Colombo promosso dall’Associazione antimafie “Ammazzateci Tutti” e dal Liceo Artistico “P. Candiani”.
A dirigere i lavori sarà lo stesso preside del Liceo Artistico, Andrea Monteduro, che, in una stretta collaborazione con Massimo Brugnone, coordinatore regionale di “Ammazzateci Tutti”, ha voluto fortemente regalare ai propri studenti questo momento di formazione ed educazione alla legalità.

Saranno ospiti dell’iniziativa anche alcune classi del Liceo Scientifico “A. Tosi”, del Liceo Classico “D. Crespi”, dell’ITIS ” C. Facchinetti” e dell’IPC “P Verri”. Un momento di incontro degli studenti degli istituti superiori bustocchi, molti dei quali hanno già in corso diversi progetti sulla legalità in collaborazione con il coordinamento lombardo del movimento antimafia giovanile.

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