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‘Ndrangheta, Ernestino Rocca arrestato per l’omicidio Scafidi

Fonte: www.varesenews.it

Il dna incastra uno dei componenti della locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate per l’uccisione di un pregiudicato residente a Busto. L’omicidio, a colpi di mitra, avvenne nei campi di Dairago nel dicembre 2004

Mentre si cercano ancora gli autori degli omicidi di Alfonso e Cataldo Murano e di Giuseppe Russotutti legati alla cosca di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, giunge quasi inaspettata la possibile soluzione dii un altro omicidio, passato in sordina in provincia di Varese perchè commesso a Dairago (Mi) ma attinente ancora una volta al gruppo malavitoso che ha operato a cavallo tra le due province e azzerato con le operazioni Bad Boys e InfinitoErnestino Rocca,condannato a 5 anni per associazione di stampo mafioso dal tribunale di Busto Arsizio, è stato colpito da una misura di custodia cautelare in carcere per l’omicidio di Domenico Scafidi, pregiudicato siciliano residente a Busto Arsizio, ucciso con una sventragliata di mitra la sera del 23 dicembre 2004 e ritrovato la mattina dopo in una strada di campagna tra Dairago e Bienate, paesini alle porte di Busto. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Paola Biondolillo della DDA di Milano, unitamente ai carabinieri della Compagnia di Legnano, hanno infatti risolto un difficile ed intricato caso irrisolto.
INDAGINI DIFFICILI –  Il corpo giaceva sul ciglio della strada interpoderale in posizione fetale e presentava, secondo i risultati degli accertamenti medico-legali, 14 colpi di cui dodici in testa, uno al torace e uno all’arto inferiore sinistro, tutti esplosi da un’unica arma, una Skorpion cal. 7,65, un fucile mitragliatore di produzione jugoslava. Da subito le indagini erano apparse complicate, in quanto gli ultimi ad aver visto lo Scafidi erano il cognato, con il quale la sera della morte era andato a bere qualcosa in un bar del centro di Borsano, e la proprietaria del bar. Entrambi non avevano notato, a loro dire, alcunché di anomalo. Entrambi avevano notato lo Scafidi parlare con un altro avventore sconosciuto, ma poi dopo le 21.00 di quella sera, l’avevano perso di vista.  Sul luogo del delitto erano invece stati repertati due mozziconi di sigaretta, dai quali il Ris di Parma riusciva ad estrapolare due diversi profili genetici, di cui uno appartenente alla vittima mentre l’altro era rimasto senza nome. L’ora della morte dello Scafidi, sempre da accertamenti medico-legali, era stata collocata intorno alle 21.30 del 23 dicembre 2004, dato confermato anche dal fatto che l’ultima telefonata era stata effettuata dallo stesso Scafidi alle 21.27. Quindi era possibile affermare che lo Scafidi la sera del 23, subito dopo essersi allontanato dal bar alle ore 21.00 (orario in cui è stato visto per l’ultima volta vivo) si recava subito, insieme al suo assassino, presso la strada dove poi sarebbe stato ucciso verso le 21.30.

LA SVOLTA – Nel 2009 il pubblico ministero, in mancanza di risultati concreti dell’indagine, avanzava richiesta di archiviazione del procedimento e nel luglio 2009 il giudice per le indagini preliminari aveva emesso il decreto di archiviazione del procedimento. La svolta, però, arriva pochi giorni dopo l’archiviazione con la riapertura dell’indagine da parte della Direzione distrettuale antimafia di Milano. Durante un’altra operazione di polizia condotta dai Carabinieri di Cuggiono Rocca, già indiziato per essere uno degli ultimi contatti di Scafidi, viene arrestato per detenzione illecita di armi; tramite un mozzicone di sigaretta che aveva appena fumatoi militari hanno estrapolato il Dna per inoltrarlo al RIS di Parma. L’esame sul reperto aveva evidenziato la perfetta compatibilità del profilo genetico di Rocca con il profilo genotipico estrapolato da uno dei due mozziconi di sigaretta acquisiti sul luogo del delitto.

ULTERIORI ELEMENTI – Inoltre, in un’ulteriore operazione di polizia condotta dalla Guardia di Finanza di Sesto San Giovanni, veniva ritrovata l’arma del delitto all’interno di una macchina custodita in un garage di una ditta di Bresso (dove operava un’altra locale di ‘ndrangheta affiliata a quella di Legnano-Lonate). La giustificazione data dal proprietario, che aveva detto di averla trovata per caso vicino ad un capannone e di averla tenuta in quanto collezionista, non ha convinto gli inquirenti. Inoltre i militari del nucleo operativo della Compagnia di Legnano hanno effettuato riscontri sui tabulati telefonici per ricostruire – ex post – l’itinerario più logico impiegato dal Rocca per giungere da Borsano, dove lavorava in una carpenteria, a Dairago, presso la propria abitazione. Da questi accertamenti i militari hanno notato la presenza sul luogo dell’omicidio del Rocca il quale, per raggiungere la sua abitazione, non avrebbe dovuto passare per quella strada.

L’OMERTA’ – Il movente pare essere scaturito da un litigio futile occorso tra Scafidi e Rocca.  Le indagini sono durate a lungo a causa anche del clima di omertà che circonda la figura di Rocca Ernestino e che trova origine nel suo spessore criminale e nella sua appartenenza alla ‘ndrangheta. In particolare nell’ordinanza si evidenzia il Rocca come uomo di fiducia di Emanuele De Castro, nonché come prestanome dello stesso. Rocca risulta, infine, colpito da ordinanza cautelare emessa nell’ambito dell’indagine Infinito per essersi reso responsabile di un grave atto intimidatorio , nel 2008, in danno di Orietta Liccati, allora responsabile dell’area lavori pubblici del comune di Lonate Pozzolo, alla quale avrebbe incendiato l’autovettura nel parcheggio del Comune.

Il crollo del teorema della calabresità

Fonte: http://www.varesenews.it

Durante il processo si è parlato di calabresi ottusi e di cene allegre, di pentiti bugiardi e conversazioni spavalde al telefono ma i giudici non hanno dimenticato i morti lasciati sul terreno e il clima di paura che comincia a sciogliersi

Non erano cene tra amici e parenti ma summit di ‘ndranghetaCarmelo Novella non è stato ucciso perchè ha rifiutato un vasetto di ‘nduja a saldo di una prestazione.  Giuseppe Russo , Alfonso Cataldo Murano non si sono sparati da soli (anche se per nessuno di loro non è stato ancora trovato il colpevole). La linea delle difese, che voleva far passare l’idea che, in fondo, si trattava di spavalderie al telefono, di voci un po’ troppo sopra le righe e di comportamenti tipici dell’arretratezza culturale dei calabresi non ha trovat riscontro nei giudici. Il faldone dell’indagine Bad Boys, le confessioni di Antonino Belnome (l’assassino di Novella condannato a 11 anni), le parole di Augusto Agostino hanno aperto un vaso di Pandora che nessun avvocato poteva ignorare. In aula ne sono passati tanti e alcuni hanno sicuramente portato argomentazioni serie e ben costruite. Forse non tutte le estorsioni e le usure contestate erano tali, magari qualche intercettazione poteva anche essere stata male interpretata e qualche pentito non ha detto tutta la verità ma asserire che a Legnano e Lonate Pozzolo c’era solo un allegra combriccola di frequentatori di ristoranti con il vizio della minaccia telefonica era oggettivamente troppo. 

Lonate Pozzolo era (e in una zona in particolare la situazione non è cambiata molto) una città sotto assedio di personaggi che imponevano un regime di paura e soggezione. Qualcosa sta cambiando, i ragazzi di “Ammazzateci Tutti” hanno incontrato il plauso di molti cittadini lo scorso venerdì quando sono andati a volantinare al mercato per pubblicizzare lo spettacolo di Giulio Cavalli previsto per il 9 luglio in piazza Sant’Ambrogio alle 21. Il consiglio comunale ha creato il gruppo per la legalità che sta organizzando diverse iniziative, tra le quali quella con Cavalli e l’associazione. Qualcosa sta cambiando nella società civile ma, come al solito, la politica (o almeno una parte di essa) non la segue con altrettanta velocità. Forse qualcuno doveva farsi da parte già tempo fa, anche solo per aver collaborato con persone che oggi hanno condanne sulle spalle, ma questo non è avvenuto. Ora non è tempo di voltare pagina a Lonate (come a Legnano dove la politica non ne parla neanche) ma è giunto il momento di denunciare le infiltrazioni e chi le ha permesse.

Cavalli:«Per sconfiggere la mafia servono professori e studenti civili»

Fonte: http://www.varesenews.it

L’attore antimafia, consigliere regionale dell’Idv, agli studenti del liceo Tosi: «Non basta il teatro a sconfiggerla, servono nuovi partigiani». Il pm Pirro Balatto e l’avvocato Cramis raccontano il fenomeno visto da dentro

Un pm, un avvocato, un attore/politico per spiegare cos’è la criminalità organizzata, o meglio, la mafia. Dove si nasconde, chi la difende (per scelta o per dovere), chi la combatte con le parole e chi la combatte con gli atti giudiziari. Di fronte a loro un pubblico fatto di studenti del liceo Tosi delle classi seconde, quindicenni che hanno bisogno di sapere come funzionano le complesse macchine della giustizia e della politica, i loro campi d’azione e le loro intersezioni.

L’incontro che si è svolto questa mattina  nell’aula magna del liceo Tosi di Busto Arsizio ha cercato di dare queste risposte ai ragazzi. Ad organizzare il momento di riflessione è stato Massimo Brugnone, coordinatore lombardo di Ammazzateci Tutti, che da tempo è entrato nelle scuole lombarde per parlare di legalità e di come riconoscere e contrastare la mafia. Ospiti del dibattito:Francesca Cramis, avvocato penalista bustocco che ha difeso diversi imputati accusati di associazione mafiosa, Roberto Pirro Balatto, sostituto procuratore di Busto Arsizio, e Giulio Cavalli, attore di teatro impegnato sul fronte politico come consigliere regionale dell’Italia dei Valori.

«E’ la prima volta che entro in una scuola da politico – ha detto Giulio Cavalli – in realtà faccio l’attore che racconta storie di mafia perchè la mia formazione teatrale è quella dell’arlecchino, una delle forme teatrali che meglio ha saputo far ridere la piazza mettendo a nudo i potenti». Cavalli poi torna a parlare da politico: «Il problema mafia è un problema politico, prima ce ne rendiamo conto e prima riusciamo a trovare una soluzione – ha detto il consigliere regionale – un mafioso che ha bisogno di farsi fare un piacere va da chi governa e anche qui al nord ragiona allo stesso modo». Cavalli ammonisce: «Non ceredete a chi vi dice che la mafia sta arrivando a casa vostra per chè la mafia a casa vostra c’è già dai tempi dei vostri nonni. Nessun partito in Lombardia può dichiararsi lontano da dinamiche mafiose».  Cavalli fa riferimento agli scandali scoppiati con i risultati dell’inchiesta il Crimine dove, nelle carte giudiziarie, sono emersi colloqui tra politici e mafiosi poi arrestati proprio in seguito a quell’operazione. Cavalli parla anche dei soldi della mafia: «Prendono le forme di centri commerciali, palazzi che non vengono nemmeno abitati o entrano a far parte di capitali più grandi, per nascondersi – ha detto Cavalli che poi parla dei morti ammazzati e dell’omertà al nord – qui hanno ucciso Giuseppe Russo, a pochi chilometri da voi, qui gli imprenditori vengono strozzati e nessuno denuncia». Infine Cavalli si rivolge agli studenti con un ultimo appello: «Guardate non servono scrittori civili, attori civili ma servono geometri civili, studenti e insegnanti civili, tramvieri civili. Dovete essere i nuovi partigiani».

L’avvocato Francesca Cramis ha sottolineato innanzitutto il fatto che anche i mafiosi hanno diritto ad un avvocato e se lo rifiutano lo Stato ne prevede uno d’ufficio: «E’ un diritto irrinunciabile – ha detto la Cramis – ecco perchè c’è chi difende i mafiosi. Difendere non vuol dire accettare quello che il mafioso fa e per questo bisogna cercare di essere il più asettici possibile. Anche noi facciamo la nostra parte nella complessa macchina della giustizia: ad esempio fornendo un punto di vista, diverso da quello dell’accusa, al giudice che dovrà decidere». Per il sostituto procuratore Roberto Pirro Balatto «la mafia, per lungo tempo, è stata come la nebbia per Totò che in un film disse la famosa battuta “a Milano la nebbia c’è ma non si vede” – citando da buon napoletano l’attore partenopeo –oggi invece la mafia c’è e si vede. Spesso la si vede dietro gli incendi nelle ditte, nelle intercettazioni telefoniche e nelle grandi inchieste (vedi Bad Boys e Infinito)». Il pm conclude il suo intervento citando un altro film “Il socio” con Tom Cruise: «In quel film il protagonista definisce il mestiere di avvocato, ma vale anche per il magistrato, come un uomo che sta sulla soglia con alle spalle il bene e davanti il male. L’importante – conclude Pirro Balatto – è non oltrepassare mai quel limite perchè poi finisci per abituarti al male e non riesci più a tornare indietro». 

Le intercettazioni hanno sfondato il muro dell’omertà

Fonte: http://www.varesenews.it

Il pm Venditti traccia un primo bilancio dopo la prima udienza ai presunti capi della cosca di ‘ndrangheta che operava tra Legnano e Lonate Pozzolo

Collegare indagini apparentemente scollegate tra loro, tracciarne un filo conduttore e motivarlo non è stato facile ma è così che si scoprono i reati di mafia e l’uso delle intercettazioni, in assenza di denunce da parte di chi ha subito il reato, è stato fondamentale. Così è nata ed è giunta all’udienza di oggi l‘inchiesta denominata Bad Boys che ha fatto luce su fatti noti a tutti ma che nessuno aveva avuto il coraggio di denunciare, l’unico fu un consigliere comunale di Lonate Pozzolo. Il sostituto procuratore milanese Mario Venditti, a margine della prima udienza contro coloro che sono considerati i capi della locale di ndrangheta Legnano-Lonate Pozzolo, ha ripercorso gli esordi di questa importante inchiesta partita da due indagini dei Carabinieri di Varese e di Busto Arsizio denominate “Piromane” e “Dolce Vita”. Nella prima si indagava su episodi incendiari avvenuti in numerosi locali notturni e attività commerciali della zona di Lonate Pozzolo e Ferno, mentre l’altra ha preso le mosse da un presunto giro di estorsioni sempre a danno di locali pubblici.

Da questi due rami si è cominciato a ricostruire storie, profili di personaggi, fatti; fino a identificare i due livelli dell’organizzazione grazie all’uso dello strumento delle intercettazioni. Una volta capito dove si poteva arrivare le due indagini sono passate alla Dda di Milano che ha fatto il resto definendo il braccio armato, già andato a giudizio con i riti alternativi, e il livello che operava nell’ambito economico con una serie di imprese edili e locali intestati a prestanome o agli stessi capi. Venditti ha analizzato la massiccia migrazione di cirotani che si sono spostati tutti nella zona di Lonate Pozzolo, la maggior parte non ha nulla a che vedere con le organizzazioni criminali mentre alcuni ne hanno approfittato per fare affari in maniera illegale sfruttando il collegamento con la cosca dei Farao-Marincola che hanno mandato a Lonate loro emissari.

Il sostituto procuratore non esclude che durante il processo possano emergere interessanti novità che possano fare luce su almeno tre dei cinque omicidi “eseguiti con modalità mafiose”, avvenuti tra Ferno, Lonate Pozzolo e il legnanese negli anni passati e che hanno visto cadere sotto i colpi della lupara bianca i fratelli Alfonso e Cataldo Murano e Giuseppe Russo, tutti uomini legati a doppio filo con i principali protagonisti di questa inchiesta, uno dei quali parente acquisito di un ex-assessore di Lonate Pozzolo.

8/06/2010

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