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Preso con dieci chili di droga in casa. Arrestato Carletto Testa, ras di via Flaming coinvolto nell’omicidio del figlio di un boss della ‘ndrangheta

Fonte: http://www.milanomafia.com

Il fermo è avvenuto due giorni fa. Per lui l’accusa è quella di spaccio di droga. Nome noto alle cronaca, Carlo Testa è uno degli uomini di punta della curva milanista, in rapporti d’affari con Giancarlo Lombardi, capo del gruppo Guerri ultras oggi imputato per la tentata estorsione al Milan

Il fatto

Carlo Testa è stato fermato in via Mac Mahon nella casa della sua donna. Nell’appartamento, gli agenti del commissariato di Quarto Oggiaro hanno trovato due chili di hashish. Altri dieci sono stati scoperti nel garage del fornitore marocchino.

Anni fa Carlo Testa era stato coinvolto nell’omicidio di Rocco Lo Faro, figlio naturale di Santo Pasquale Morabito, boss della ‘ndrangheta, arrestato negli anni Novanta durante l’operazione Fior di Loto.

Milano, 31 maggio 2010 – Due chili di droga li hanno trovati nell’appartamento di sua moglie in via Mac Mahon, altri dieci nel garage del proprio fornitore, un giovane marocchino. Un bel colpo per gli uomini del commissariato di Quarto Oggiaro che due giorni fa in quella casa ci sono arrivati grazie a una soffiata. Vicenda ancora più interessante se a finire a San Vittore è uno come Carlo Testa, nome stranoto alle cronache giudiziarie per essere stato coinvolto (e poi prosciolto) nell’inchiesta della Dda milanese sull’omicidio di Rocco Lo Faro, figlio naturale del boss della ‘ndrangheta Santo Pasquale Morabito. Delitto, si disse, maturato nel mondo oscuro delle discoteche tra giri di droga e strane società di buttafuori. La vicenda si consumò fuori dal locale Scream di via Porta Tenaglia il 23 febbraio 1996. Pieno centro di Milano, a cadere sotto i colpi di due killer, oltre a Lo Faro, Johnny Rosselli, giovane sbandato che abitava nelle case popolari di Ponte Lambro. In primo grado Carlo Testa fu condannato a trent’anni. Il pm Laura Barbaini lo accusava di essere il mandante della sparatoria assieme a Igino Panaya, calabrese di Scandale e narcotrafficante in busta paga alle cosche della ‘ndrangheta. In appello i due furono scagionati “per non aver commesso il fatto” e restituiti al loro regno: le case popolari di via Fleming in zona San Siro. Questo da sempre il territorio di Carletto Testa, personaggio di punta anche della curva milanista. E non solo: visto che negli affari della malavita curvaiola lui giocherebbe un ruolo di mediatore con il ras Giancarlo Sandokan Lombardi, oggi a processo per il caso della tentata estorsione al Milan.
In questa storia di droga si annidano molti segreti della Milano criminale. Sì perché oltre a Igino Panaya, attualmente libero, la vicenda di Carlo Testa riporta alla luce segreti inconfessabili. Come quella foto di lui assieme al presidente del Milan nel tunnel che dal campo di San Siro porta agli spogliatoi. E’ calcio nerissimo anche quello che si respira in un bar vicino a via Karl Marx e dove Carletto Testa vive una vita da protagonista. Almeno fino a quando, in una brutta notte di qualche anno fa, non compare Giancarlo Lomabardi, origini napoletane, ma radici ben piantate nel cemento armato di viale Ungheria. Con Testa a quell’ora nel locale ci sono poche persone, tra loro alcuni capi storici della curva rossonera. Quando arriva Lombardi non è solo, ma in compagnia di un tipo robusto con la passione per le armi e il poker. Si chiama Loris Grancini e la Squadra mobile di Milano lo ritiene personaggio vicino sia ai clan siciliani sia a quelli calabresi. Nel 2006, Grancini verrà coinvolto nel ferimento di un tifoso juventino avvenuto nella zona di via Venini. I due gruppi si affrontano a muso duro. Lombardi, spalleggiato da Grancini, pretende un posto in curva (lo avrà). Testa non ci sta: “Chi cazzo siete? Questa è zona mia”. Solo più tardi si accorgerà di un’ auto scura che si aggira nei dintorni e dalla quale due tizi scenderanno con un cartone pieno di armi.
Eppure Testa si riprenderà la sua rivincita qualche anno dopo, quando nello stesso bar, le famiglie mafiose di Milano, convocheranno Lombardi perché chiarisca la sparizione di 700.000 euro guadagnati con i biglietti della finale di Atene 2007 tra Milan e Liverpool. A quell’incontro saranno presenti anche uomini legati al superboss di Cosa Nostra Gaetano Fidanzati. Chi c’era racconta di un Lombardi pesantemente “redarguito” dallo stesso Testa. (dm)

Lo stalliere e l’Ortomercato. L’impresa di facchinaggio delle Mangano tra i banchi del mercato di via Lombroso. Ecco il documento del Comune

Fonte: http://www.milanomafia.com

In una lettera firmata dall’Amministrazione comunale la presenza della Cgs New Group all’interno dell’Ortomercato con contratto d’appalto e pass d’ingresso. E spuntano nuovi legami con uomini legati ai clan

La lettera

Il documento firmato dall’assessore al Commercio Giovanni Terzi è la risposta alle ripetute interrogazioni alla Moratti presentate dai consiglieri comunali del Pd Pierfrancesco Majorino e David Gentili

Nella lettera si parla della presenza all’interno degli stand di via Lombroso della Cgs New Group, impresa delle sorelle Mangano, figlie dell’ex fattore di Arcore condannato per mafia

La Cgs lavora per una società già finita nei guai alla fine degli anni Novanta per un giro di tangenti per gli appalti delle mense scolastiche

Ma dai legami societari sbucano strani rapporti con il siciliano Pino Porto e uomini della cosca Morabito

Milano, 2 febbraio 2010 – All’Ortomercato sembra esserci spazio per tutti. E così dopo la ‘ndrangheta, ora si allunga l’ombra di Cosa nostra. Ad oggi solo un’ombra, anche se la presenza di una delle imprese della famiglia Mangano all’interno del mercato non è affatto un sospetto, ma una certezza. La Cgs New Group gestita, appunto, da Cinzia Mangano, la secondogenita dell’ex fattore di Silvio Berlusconi, oggi lavora all’interno del padiglione frigorifero. La società che ha un giro d’affari di quasi 2 milioni di euro ha sottoscritto l’appalto con la Agrimense srl, società di Nova Milanese che nel 1999 fu coinvolta nello scandalo delle tangenti per le mense scolastiche. In quell’indagine finì impigliato Alessandro Arosio, attuale socio dell’Agrimense. Arosio fu anche arrestato, ma poi nel processo la sua posizione finì prescritta assieme a quelle di altri dodici imprenditori del settore. L’Agrimense, oltre a lavorare in via Lombroso, ha recentemente vinto un appalto l’appalto per la fornitura di frutta e verdura per gli istituti scolastici comunali di Como.

Gli eredi di Vittorio Mangano entrano dunque all’Ortomercato. E lo fanno con tutti i sospetti del caso, anche se la procedura per ottenere l’appalto appare cristallina. Almeno così si capisce leggendo le due pagine di risposta che il Comune di Milano ha fatto pervenire a due consiglieri del Pd, Pierfrancesco Majorino e David Gentili, autori di un’interrogazione alla Moratti sui “rapporti dell’Amministrazione comunale con le imprese Cgs New e Csi”. In sostanza, si legge nel documento inviato dal presidente di Sogemi (la società a maggioranza comunale che gestisce i mercati generali), “la Cgs New Group ha sottoscritto con la società Agrimense srl, operatore presente all’interno dell’Ortomercato e più precisamente nell’edificio frigorifero centralizzato, un contratto d’appalto per l’esecuzione di lavori di facchinaggio, movimentazione delle merci, carico e scarico delle stesse”. E ancora: “L’ufficio tesseramento della Direzione di mercato Sogemi spa, a fronte della presentazione della richiesta di documentazione, ha emesso tessere personali di ingresso intestate a dipendenti della Cgs New Group al fine di operare all’interno della struttura facente capo alla società Agrimense”. Pass d’ingresso del tutto identici a quelli rilasciati ai normali operatori dell’Ortomercato, ma anche tra il 2003 e il 2004 dal boss della ‘ndrangheta Salvatore Morabito che ha avuto libero accesso agli stand di via Lombroso per mesi. Al momento la Cgs “dispone di sette tessere intestate a suoi dipendenti e soci”. Vittorio Mangano, oltre a Cinzia, ha altre due figlie: Loredana, rappresentante legale della Cgs e Marina, la più giovane, titolare della Csi, altra società di facchinaggio che in passato, si legge nel documento del Comune a firma dell’assessore alle Attività produttive Giovanni Terzi, ha tentato di ottenere un appalto all’Ortomercato ma senza riuscirci. Entrambe le imprese hanno sede in via Romilli 21 (nella foto) al quartiere Corvetto.

Va detto, poi, che la Cgs, per questo appalto, ha presentato tutti i documenti in regola, compreso il certificato antimafia. C’è però qualcos’altro che rende inquietante la presenza delle sorelle Mangano all’Ortomercato e vale a dire i loro rapporti con uomini considerati da magistrati e pentiti molto vicini a Cosa nostra. Tra questi, il già citato da Milanomafia, Giuseppe Porto, detto Pino il cinese. Lui, secondo il pentito Fabio Manno, avrebbe coperto la latitanza di Giovanni Nicchi a Milano. Non solo, secondo fonti investigative, il cinese nello scenario criminale milanese si collocherebbe come il trait d’union con gli uomini della cosca Morabito. Secondo le stesse fonti investigative, poi, Pino Porto attualmente si muoverebbe con una macchina intestata proprio alla ditta di Cinzia Mangano e questo, nonostante non ricopra alcuna carica societaria evidente.

Seguendo Pino Porto
, poi, si arriva a Enrico Di Grusa, marito di Loredana Mangano. Lui, con alle spalle un periodo di latitanza e con precedenti guai con la giustizia per associazione mafiosa, oggi abita in un appartamento signorile in via Aselli. Non solo, ma assieme a Pino il cinese gestirebbe, in maniera occulta, la Smc, ennesima società di facchinaggio con sede in viale Martini 9. Un indirizzo ben conosciuto dagli uomini della Squadra Mobile di Milano. La strada infatti si trova dietro al distributore Esso di piazzale Corvetto, punto di ritrovo degli uomini di Salvatore Morabito, boss della ‘ndrangheta, coinvolto e condannato nell’inchiesta For a King. Nella relazioni di servizio che Milanomafia ha potuto leggere e depositate negli atti del processo, vengono fotografati personaggi oggi imputati. Tra questi l’imprenditore napoletano Mariano Veneruso, Pino Porto e il calabrese Giovanni Falzea legato alla famiglia Bruzzaniti di Africo. Sarà proprio Falzea ad entrare e uscire dal civico 9 di via Martini. E non a caso visto quello che scrivono gli investigatori: “Porto, inoltre, è risultato significativamente legato per comuni investimenti nella gestione di alcune cooperative di facchinaggio operanti sempre nell’Ortomercato a Salvatore Morabito, Pasquale Bruzzaniti e Giovanni Falzea”. Dopodiché nell’assetto societario della Smc compare Vincenzo Tumminello, nipote di Porto. Lui in passato ha avuto ruoli in due società, la Full times e la Co.smi.di, entrambe protagoniste dell’inchiesta del pm Maurizio Romanelli che nel 1999, indagando sulla latitanza di Enrico Di Grusa, arrivò a scoprire “in modo circostanziato il funzionamento fraudolente di una struttura commerciale contigua alla criminalità organizzata e presumibilmente creata al fine di finanziare quest’ultima mediante la costituzione di fondi neri generati dalla commissione di illeciti societari”. L’inchiesta poi si chiuse con un pugno di mosche. Oggi però, a stringere il cerchio delle relazioni pericolose tra ‘ndrangheta e Cosa nostra c’è anche un altro uomo, Carmelo Cardile, catanzarese in passato presente nel collegio sindacale della Co.smi.di e fino a poco tempo fa titolare della New Gest, società orbitante nella galassia delle imprese riconducibili ad Antonio Paolo, oggi accusato dal pm Laura Barbaini di essere il braccio finanziario della cosca Morabito. (dm/cg)

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