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Il premio Chinnici ad Ammazzateci Tutti Lombardia

Fonte: www.varesenews.it

Il grande attivismo dell’associazione nelle scuole della provincia di Varese e di tutto il nord-Italia ha spinto gli organizzatori del premio annuale, dedicato al magistrato vittima della mafia nel 1983, ad assegnarlo ai ragazzi dell’associazione antimafia

La premiazione è avvenuta nel giorno meno adatto ma il fato ha voluto che fosse così: Ammazzateci Tutti Lombardia e il suo coordinatore Massimo Brugnone, hanno ricevuto il premio Rocco Chinnici, magistrato ucciso dalla mafia nel 1983, proprio sabato 19 maggio a Piazza Armerina (provincia di Enna), giorno dell’attentato davanti alla scuola di Brindisi nel quale ha perso la vita la sedicenne Melissa Bassi. 

A proporre il premio 2012 all’associazione che si batte per diffondere la legalità contro tutte le mafie è stato l’ex-sindaco di Gela, Rosario Crocetta proprio sul palco di Legalitalia in Primavera 2012, la manifestazione che lo scorso 23 aprile ha visto coinvolte tutte le scuole superiori di Busto Arsizio. Le scuole e gli studenti, dunque, sono gli ideali destinatari della targa che Brugnone ha ritirato in un giorno così mesto proprio per la scuola e per l’impegno contro le organizzazioni malavitose. Le motivazioni dell’assegnazione del 12° premio Rocco Chinnici ad Ammazzateci Tutti toccano, tuttavia, un nervo ancora scoperto in città e cioè quello della creazione di una consulta antimafia fortemente osteggiata dalla maggioranza in consiglio comunale (Lega e Pdl).

L’Associazione ha fortemente voluto una consulta che porti il nome “antimafia” per dare un segnale importante a tutta la cittadinanza, di una presa di coscienza e soprattutto nei confronti di un problema che non si può ignorare di essere esistente: in particolare per l’intensa attività imprenditoriale presente a Busto Arsizio, soprattutto nel campo dell’edilizia. Mafia e criminalità organizzata sfruttano non solo l’intimidazione, ma anche la corruzione come mezzo per perseguire i propri obiettivi. 

Una Consulta antimafia deve e può essere composta da personalità di garanzia, che racchiudano in sé i valori dell’onestà, dell’intransigenza, della non ricattabilità e dell’incorruttibilità.

L’Associazione Ammazzateci Tutti, ancora ad oggi, a Busto Arsizio, sostiene che si può e si deve intervenire per prevenire e non solo per reprimere. Meritoria l’opera di formazione e sensibilizzazione che l’Associazione svolge nel Nord Italia, per cercare di unire tutto il Paese nella legalità, nell’etica, nel rispetto delle leggi e delle regole di civile convivenza.

Consulta antimafia si riapre lo scontro

Fonte:  La Prealpina del 20 maggio 2012

La Lega: “Meglio un coordinamento giovanile”

BUSTO ARSIZIO – La consulta antimafia serve oppure no? Nelle ultime settimane a Busto si è acceso il dibattito sull’argomento, testimonianza di come pure nel profondo nord certi argomenti  raccolgono attenzione, specie dopo i processi e le condanne che hanno portato alla luce le infiltrazioni della criminalità organizzata nel Basso Varesotto. Ma la richiesta dei partiti di centrosinistra – di creare un organismo comunale  di controllo su procedure e appalti, ha fatto esplodere il contrasto politico.

“La consulta è apprezzabile sono nello spirito, ma non serve a nulla, anzi può risultare dannosa e finanche pericolosa per chi opera nel contrasto alle organizzazioni criminalità”, ha affermato un paio di settimane fa il presidente della commissione sicurezza, il leghista Adriano Unfer, che ha parlato anche in base all’esperienza di ex-polizziotto. da quel momento, il contrasto è esploso, coinvolgendo l’associazione Ammazzateci Tutti ( che a inizio maggio ha raccolto cinquemila ragazzi in piazza sull’argomento), con le prese di posizione sia del suo rappresentante territoriale Massimo Brugnone che del coordinatore nazionale Aldo Pecora. Mentre da Brindisi giungono notizie tragiche, la Lega Nord lancia un’altra proposta. Ad avanzarla è il segretario cittadino, Alessio Rudoni: “Il tema dell’antimafia è importante,come è innegabile che le infiltrazioni ci siano anche in questo territorio, seppure in forme diverse rispetto al sud. A questo punto, invece della consulta, propongo di creare un coordinamento giovanile. In città sta facendo passi in avanti la Fondazione Blini e potrebbe catalizzare l’attività svolta in tal senso da molti gruppi giovanili”. Insomma, non solo Ammazzateci Tutti (“che merita rispetto, ma non è depositaria esclusiva della battaglia”) ma tante realtà attive nel territorio: “Penso Stoà, associazione 26×1, Comunità Giovanile, ArditoBorgo e altri, a partire dalle scuole. In questo modo si farebbe sensibilizzazione, non si starebbe in silenzio verso certi segnali preoccupanti, m alo stesso tempo non si  andrebbe a intralciare il lavoro di forze dell’ordine e magistratura”. Il Carroccio almeno su una cosa è concorde: “la possibilità  migliore  è lasciare che siano le nuove generazioni, con ogni componente, a organizzarsi”.

Marco Linari

Pecora bacchetta Unfer

Fonte: La Prealpina – 19 maggio 2012

Il leader di Ammazzateci Tutti non digerisce le accuse a Brugnone

«Il problema mafia va riconosciuto e non certo affrontato in silenzio». Aldo Pecora, responsabile nazionale dell’associazione Ammazzateci Tutti, usa volutamente parole simili a quelle pronunciate anni fa da Paolo Borsellino per spiegare l’utilità di quella consulta anti-mafia che a Busto sembra faticare a trovar spazio.
Ma il suo intervento vuole essere soprattutto una dura reprimenda nei confronti di Adriano Unfer, il leghista presidente della commissione sicurezza che non solo ha bocciato l’ipotesi, ma ha pure definito il referente territoriale del gruppo anti-mafia Massimo Brugnone «un non esperto della materia, al punto dal rischiare di intralciare le indagini, seppur in buona fede». E allora Pecora si è messo a fare ricerche sul consigliere leghista e parte: «Mi risulta che Unfer sia una di quelli che facevano le ronde abusive, invece ci sono poliziotti  – attuali o ex come lui – che vengono alle nostre manifestazione spontaneamente, comprendendone il valore. Comunque sono certo che non rappresenti tutta la Lega, anzi è l’emblema di una minima parte, da quel che so neanche particolarmente apprezzata dagli elettori. A proposito di leghisti, io sono sempre stato il primo a dire che Roberto Maroni è stato il miglior ministro dell’Interno negli  ultimi vent’anni, ma purtroppo nel Carroccio ci sono anche quelli come Unfer, inadatti a ricoprire ruoli strategici».

E allora il leader nazionale di Ammazzateci Tutti incalza: «A questo punto rivolgo un appello al sindaco Gigi Farioli – che ci conosce e di cui mi fido – affinché porti la questione della consulta direttamente al voto del consiglio, sicuri che a quel punto certi assurdi ostruzionismi cadranno». Rispetto poi agli attacchi subiti, aggiunge: «Non vogliamo essere maestrini ma utili alla causa. Qualche conoscenza sull’argomento in più di Unfer, la possediamo senz’altro. Brugnone si sta laureando e non ha la terza media. Mentre da anni guida un movimento monotematico molto attivo, presenziando ai processi, parlando con chi segue la materia, producendosi in azioni di approfondimento e sensibilizzazione, nel rispetto del proprio compito.

Ma perché invece di sparare parole a caso, non si vanno a sentire dirigenti, capitani, questori, prefetti e magistrati ? Loro sanno che cosa facciamo e sanno che non cerchiamo né vetrine né candidature».
Pecora è un fiume in piena: «E’ ora di finirla con gli attacchi gratuiti, altrimenti ci tuteleremo nelle opportune sedi. E a Unfer dico anche di non temere i giovani che manifestano, perché in quei momenti non stanno parlando male della loro terra ma stanno solo dicendo la verità. Nel caso di Busto, stanno dicendo che deve essere capofila di una sfida coraggiosa».

Marco Linari

Corruzione, Prosperini di nuovo arrestato

Fonte: http://www.milano.corriere.it

Avrebbe incassato mazzette per l’allestimento di stand turistici della Valtellina nell’ambito della Bit

MILANO – L’ex assessore regionale al Turismo e allo Sport Piergianni Prosperini è finito agli arresti domiciliari con le accuse di corruzione e false fatturazioni in relazione a tangenti ricevute per favorire un imprenditore in una gara d’appalto per la costruzione di stand fieristici in occasione della Bit, Borsa Internazionale del Turismo. Insieme a Prosperini è finito in manette anche un imprenditore della Valtellina. Anche lui è ai domiciliari. Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Milano su decisione del gip di Milano Andrea Ghinetti. Prosperini, in passato militante della Lega Nord e poi passato ad Alleanza Nazionale, era finito in carcere nel 2009 (celebre la telefonata in diretta su Antenna 3, in cui negava di avere problemi proprio mentre veniva arrestato) e aveva patteggiato una condanna a 3 anni e 5 mesi per altre vicende di tangenti. Agli arresti domiciliari, a marzo 2010, aveva compiuto un tentativo di suicidio.

GLI ALTRI INDAGATI – Stando alla ricostruzione dell’accusa rappresentata dai pm Alfredo Robledo e Paolo Storari, Prosperini, quando era assessore al Turismo, avrebbe incassato tangenti sugli appalti per gli stand della Bit. Sono indagati anche due collaboratori del politico. Il primo, attualmente impiegato alla Regione Lombardia con l’incarico di dirigente, è accusato di truffa aggravata ai danni della Regione; il secondo, funzionario del Consiglio Regionale, è stato denunciato per ipotesi di corruzione. Sono in corso anche sequestri di disponibilità finanziarie per 250 mila euro nei confronti di due emittenti televisive locali, TeleLombardia e Telecity, per aver ricevuto commesse regionali dal politico, a seguito di appalti manipolati. Il gip ha invece respinto la richiesta di arresto per Prosperini avanzata dalla Procura nella parte che riguarda presunto traffico di armi in Eritrea, sostenendo che per questo filone di indagine non sussistono le esigenze cautelari.

Redazione online

Video-poker e proiettili in busta A Lecco la ‘ndrangheta rialza la testa

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

di Fabio Abati

Un sindaco della Lega oggetto di minacce: prima una molotov poi un bososlo. Un consigliere d’opposizione sotto scacco. Da Oggiono a Calolziocorte, gli affari del potente clan di Franco Coco Trovato corrono tra sale giochi e macchinette

Il gioco ai lecchesi può far male. Tra minacce ad amministratori pubblici e vecchi fantasmi legati alla criminalità organizzata, continuano i problemi della comunità lariana con macchinette video-poker e slot machine. In riva a “quel del ramo del lago di Como” le ultime statistiche dicono che sono 150 mila i giocatori abituali, dei quali almeno 4 mila “compulsivi”. Questi ultimi affrontano un’abitudine del genere in maniera patologica, dedicandovi un tempo al di là del lecito ma soprattutto sperperando veri e propri patrimoni. Se a tutto questo si aggiunge il fatto che in provincia di Lecco il numero delle sale giochi aumenta di anno in anno, è facile intuire di che giro d’affari milionario stiamo parlando e quindi degli appetiti che può stimolare.

Nel 2009 un’operazione della Polizia di Lecco, ribattezzata “Oversize”, mise in luce nel settore pure gli interessi della ‘ndrangheta. Emiliano Trovato, figlio trentenne del boss di Marcedusa (Catanzaro) Franco Coco – che in zona spadroneggiò almeno sino agli inizi degli anni novanta – aveva finito per investire i proventi del suo traffico proprio nel mondo delle sale giochi. Secondo i giudici, che in primo grado gli hanno comminato una condanna a più di vent’anni, per traffico di droga, armi, riciclaggio, usura ed estorsione, il suo gruppo ben articolato era arrivato a esercitare un vero e proprio monopolio nel mondo delle slot e dei videopoker, non risparmiandosi neppure dell’utilizzare, scrivono i magistrati: “Strumenti d’intimidazione per ottenere il benestare all’installazione di macchinette”.

Ma dopo gli arresti è tornata serenità nel settore? Non si direbbe, visto le minacce che continua a subire chiunque si metta di traverso al cammino di questa gallina dalle uova d’oro. Neppure un sindaco può considerarsi pienamente al sicuro. Roberto Ferrari, 36 anni, è il primo cittadino di Oggiono. È un militante della Lega Nord e ci tiene a sottolinearlo, ma se qualcuno della sua stessa area politica stenta a credere che una certa criminalità organizzata abbia preso piede nella ricca e “celtica” Lombardia, la sua esperienza è lì a smentirlo.

Il 14 marzo di quest’anno l’amministrazione di Oggiono approva un regolamento che introduce forti limitazioni alla nascita di sale gioco nel territorio comunale. La notte dell’8 aprile una molotov esplode fuori dalla porta di casa del sindaco Ferrari. Il mattino successivo viene rinvenuta, sempre nella cassetta delle lettere del primo cittadino, una busta con l’intestazione scritta a mano “al sindaco” e con all’interno un proiettile. Un altro bossolo viene rinvenuto nelle vicinanze del palazzo comunale la sera del 13 aprile, mentre è in corso un consiglio al quale stava assistendo pure il sottosegretario Roberto Castelli, che portava la sua solidarietà al sindaco per le minacce ricevute.

Per il momento le indagini sono affidate alla magistratura ordinaria di Lecco, che sta raccogliendo nuovi elementi e che valuterà poi se trasferire il tutto all’antimafia di Milano. Ferrari, però, sembra aver pochi dubbi sulla matrice dei fatti che lo hanno riguardato. Del resto un invito a non sottovalutarli gli è arrivato dallo stesso ministro dell’Interno Roberto Maroni, che in una visita in zona non ha mancato di passare da Oggiono a portare la sua personale solidarietà.

“L’attività di installazione delle macchinette videopoker ha rappresentato un settore dell’economia in cui l’associazione si è inserita con evidenti mire egemoniche, perseguite anche con il ricorso alla forza dell’intimidazione”, scrivono i giudici del Tribunale di Lecco nella sentenza di appello che conferma le condanne di primo grado per il gruppo di Trovato. Stiamo parlando quindi di un settore dove la criminalità ha sempre sguazzato.

Rappresentano quindi un pericolo per l’economia dei clan, tutti questi regolamenti restrittivi che molte amministrazioni comunali vorrebbero approvare. Regolamenti che in realtà possono ben poco. Prima di tutto non è loro facoltà bloccare tout-court l’apertura di una nuova sala; possono solo limitarne le caratteristiche e l’operatività. Inserendo, per esempio, obblighi sulla proprietà e i soci: che devono essere liberi da ogni pendenza giudiziaria; oppure sulle caratteristiche costruttive, stabilendo una distanza minima da scuole, oratori, chiese o biblioteche.

Ma la battaglia delle amministrazioni lecchesi e le conseguenti minacce, sono bi-partisan. A Calolziocorte la vittima non è il sindaco o un rappresentante della maggioranza – sempre Lega Nord – ma un consigliere di opposizione: Corrado Conti, in quota Pd. Inoltre, in questo caso la vicenda è complicata da una sala giochi che in paese sta per sorgere proprio in questi giorni. Conti è il primo a dire che quanto è successo a lui non è necessariamente da legare a questa nuova apertura; fatto sta che dopo le proteste che ha sollevato in consiglio comunale a inizio gennaio, il 17 dello stesso mese s’è trovato nella cassetta della posta una lettera minatoria con scritto: “infame …sala giochi ….basta, lavatene le mani… lascia stare…basta infamie!”

A coadiuvare l’azione di Conti c’è Duccio Fiacchini, l’animatore di un blog antimafia e molto attivo sul terriotiro: quileccolibera. Lui ha il dubbio, senza generalizzare, che certi collegamenti siano duri a morire. Il socio di una nuova sala che sta per aprire, ha firmato con nome e cognome un messaggio postato sul blog di Fiacchini, dal tono inequivocabile: “merdosi ipocriti, siete e sarete sempre una città di merda con la mentalità contadina […] Franco è e sarà sempre il mio migliore amico!” Il riferimento è a Franco Poerio, un calabrese ucciso a Lecco nel 2008 e che aveva sposato la cugina di Emiliano Trovato. Un fantasma al carcere duro, ma che se si parla di macchinette, in un modo o nell’altro, ritorna.

Tangenti, due assessori della Lega Nord arrestati per una mazzetta da 22mila euro

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Si tratta di Mauro Galeazzi, titolare della delega di Urbanistica e lavori pubblici a Castel Mella, e di Marco Rigosa, capo dell’ufficio tecnico. Coinvolti un imprenditore e un libero professionista

Due assessori leghisti di due Comuni del Bresciano sono stati arrestati per tangenti. Si tratta di Mauro Galeazzi, 48 anni, titolare della delega a Urbanistica e lavori pubblici a Castel Mella, e di Marco Rigosa, 45, capo ufficio tecnico del Comune di Castel Mella e assessore ai Lavori pubblici a Rodengo Saiano (Comune che risulta comunque estraneo alle indagini). Nell’operazione, condotta dai carabinieri della compagnia di Brescia, sono stati arrestati Andrea Piva, 36enne di Rodengo Saiano, geometra, libero professionista, e Antonio Tassone, 68 anni di Lumezzane, imprenditore.

I due assessori sono stati sospesi dalla Lega, rende noto il segretario provinciale del Carroccio bresciano, Stefano Borghesi. “Abbiamo piena fiducia nella magistratura – ha dichiarato detto – e ci auguriamo che la vicenda possa essere chiarita nel più breve tempo possibile”. E il presidente (leghista) del consiglio regionale lombardo, Davide Boni: “Chi sbaglia paga. Da noi non è possibile nemmeno pensarla una cosa così. Un militante leghista che fa amministrazione, prima deve aver paura del movimento e poi della magistratura”. Dopo una simile accusa, ha detto Boni, “si deve togliere innanzitutto dall’imbarazzo il movimento. E poi se si è sbagliato, si paga. Abbiamo un codice interno molto forte e reati di quel genere non sono ipotizzabili”.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip bresciano Cesare Bonamartini su richiesta del pm Silvia Bonardi. E’ indagato anche un altro dipendente dell’ufficio urbanistica del Comune di Castel Mella. I reati contestati sono per tutti di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, e solo per Galeazzi, anche di peculato. Antonio Tassone, impegnato nella realizzazione di un centro commerciale in Castelmella, usava come tramite Piva per mantenere i rapporti con il responsabile dell’ufficio tecnico Rigosa e con l’assessore Galeazzi. Il centro commerciale stava per essere realizzato su un terreno sottoposto a vincolo paesaggistico-ambientale che Tassone aveva già opzionato con un contratto preliminare.

Nella ricostruzione dell’accusa, per rendere più veloce e sicuro l’iter di approvazione del piano urbanistico – ammorbidendo i controlli, in particolare  della commissione paesaggistica – Tassone aveva pattuito un versamento di 22mila euro, dei quali 12mila pagati a favore della società di Piva e altri 10mila versati in contanti dallo stesso imprenditore a Piva e da questo consegnati al Rigosa, che ne aveva poi versato una parte all’assessore Galeazzi. Galeazzi è indagato anche per peculato: nella sua veste di pubblico ufficiale aveva nella sua disponibilità un cellulare di servizio, intestato alla Provincia di Brescia, con cui aveva effettuato centinaia di telefonate a fini esclusivamente privati.

Infiltrazioni della ‘ndrangheta a Desio cade l’amministrazione di centrodestra

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Dimissioni in massa dei consiglieri comunali: anche la Lega Nord si è ritirata con il centrosinistra
Il sindaco Mariani (Pdl): la loro decisione ha infangato l’immagine della città e la nostra onorabilità

Alla fine anche la Lega Nord ha rotto gli indugi. E a Desio l’amministrazione comunale è caduta per i contraccolpi dell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Brianza. I consiglieri comunali di Pd, Italia dei Valori, Desio Viva, Movimento 5 Stelle e Lega Nord si sono dimessi, provocando così lo scioglimento del consiglio e il commissariamento dell’amministrazione fino alle prossime elezioni. La decisione del Carroccio di abbandonare al suo destino il sindaco Giampiero Mariani (Pdl) è arrivata dopo che i tre assessori leghisti avevano lasciato la giunta chiedendo “un segnale di discontinuità”, un segnale che non è arrivato, convincendo i consiglieri della Lega a unire le loro dimissioni a quelle dei rappresentanti dell’opposizione.

L’inchiesta che indirettamente ha portato alla caduta della giunta di centrodestra è l’operazione contro la ‘ndrangheta denominata ‘Infinito’, che a luglio aveva portato a oltre 300 arresti in tutta Italia (di cui 50 in Brianza). Proprio in provincia di Monza, e particolarmente a Desio, comune di oltre 40mila abitanti, sono stati coinvolti nell’inchiesta, anche se non risultano indagati, uomini politici, fra cui tre esponenti del Pdl: il presidente del consiglio comunale Nicola Mazzacuva, il consigliere comunale Natale Marrone e l’ex assessore provinciale Rosario Perri, che per anni era stato il dirigente dell’Ufficio tecnico comunale. Dalle indagini erano anche scaturiti i nomi del consigliere regionale Massimo Ponzoni e del presidente dell’Asl di Monza, Pietrogino Pezzano, anche se tutti gli interessati hanno sempre smentito qualsiasi legame con la vicenda.

Subito il consigliere regionale pd Giuseppe Civiti aveva chiesto al ministro dell’Interno, Roberto Maroni, di sciogliere e commissariare il Comune di Desio per infiltrazioni mafiose, ma il ministro non ha raccolto l’invito e così il sindaco Mariani, eletto solo nello scorso aprile, ha continuato, fra le polemiche, a governare. Nel frattempo il vicesindaco Ettore Motta e gli assessori Antonio Manzotti e Francesca Zecchin, tutti del Carroccio, hanno abbandonato la giunta, che però ha continuato a godere dell’ appoggio dei consiglieri. Infine le dimissioni.

Il primo a plaudire è stato Civati , he ha parlato di “un bel giorno per Desio, la Brianza e il Nord”. Mariani ha invece rimarcato che l’inchiesta era rivolta a fatti antecedenti all’entrata in carica della sua amministrazione e che, anche nel suo precedente mandato, la Lega ha sempre condiviso le scelte politiche del sindaco e della giunta di cui faceva parte. “Il consiglio comunale – ha aggiunto – non viene sciolto da organi governativi per sospette infiltrazioni malavitose, ma per una scelta di natura politica di alcuni consiglieri che si assumeranno la responsabilità di aver infangato l’onorabilità degli amministratori e l’immagine della città”.

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