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“La politica aiuti le vittime della mafia”

fonte: www.informazioneonline.it del 11 maggio 2012

LONATE POZZOLO – La nuova casa della legalità, inaugurata recentemente in quel di Lonate Pozzolo (via XXIV Maggio) da Ammazzateci Tutti Lombardia, apre tutti i sabato pomeriggio dalle ore 15 alle 18.

“Una volta instaurato un presidio di legalità in un territorio come quello di Lonate, vogliamo fare in modo che tutti i cittadini abbiano la possibilità di prendere attivamente parte alle iniziative promosse da Ammazzateci Tutti – si legge in una nota ufficiale del Coordinamento lombardo dell’Associazione – L’obiettivo è che questa sede diventi un luogo di scambio culturale e di aperto confronto rivolto alla diffusione della legalità e della lotta contro tutte le mafie, oltre che un punto di riferimento per tutti quei cittadini che si trovano ancora oggi oppressi dai diversi fenomeni illegali”.

All’interno della sede di Ammazzateci Tutti sarà data inoltre la possibilità di consultare materiale riguardante la criminalità organizzata. Si potrà attingere informazioni direttamente da fonti raccolte in questi anni dagli attivisti del movimento antimafia quali documenti giudiziari, articoli di giornale e libri concernenti il tema della criminalità organizzata semplice e di stampo mafioso.

Perché avete preso questa decisione? Lo abbiamo chiesto a Massimo Brugnone, coordinatore regionale di Ammazzateci Tutti Lombardia.

“Per avere contatto sul territorio. Di Lonate abbiamo solo una ragazza. Siamo per la maggior parte di altri paesi. Vogliamo incominciare a parlare ai lonatesi e non solo nelle scuole come già facciamo. Vogliamo far capire che se vogliono venire qui noi ci siamo. Sia per chi passa e vuole dire quello che sa. Lonate sembra proprio un’altra realtà. Non è vero che non si possa vivere ma è comunque un posto diverso dal solito. Si entra nel mercato e si sente parlare solo calabrese. Oppure vedi gli anziani seduti a presenziare fuori dalle case, come al sud. E sappiamo che parecchia gente, non soltanto meridionale, è stata vittima della mafia. Quindi siamo aperti per chi vuole raccontarci qualsiasi cosa. E poi speriamo che possa diventare un centro per i giovani che vogliano ritrovarsi, discutere, creare idee o proporre iniziative. Siamo aperti a tutto”.

Come si combatte la mafia?

“La cosa migliore è l’educazione alla legalità, dai minimi dettagli. Si tratta di combatterel’illegalità che è l’humus della mafia. Altro fatto importante è informarsi. Prima non sapevamo nemmeno leggere la presenza della mafia, ora che conosciamo il fenomeno potremmo farlo. È fondamentale anche il lavoro di informazione, facendo conoscere i luoghi da non frequentare, bisogna boicottare i locali dove non si ha la certezza che siano puliti al cento per cento. È uno dei messaggi che mando ai ragazzi, solitamente. A Palermo fanno così, creano gli esercizi commerciali con l’adesivo pizzo free.

Inoltre, bisogna occuparsi della cosa pubblica, che significa anche interessarsi di se stessi. E si può cominciare a farlo già dagli organigrammi delle scuole superiori che rispecchiano perfettamente il sistema politico nazionale e la società. Ultimo punto, la denuncia, e lì si passa attraverso la possibilità di riuscire ad instaurare un rapporto di fiducia con le forse dell’ordine. Bisogna capire che i poliziotti rischiano la vita e lavorano per noi. Nessuna denuncia cade mai nel vuoto”.

Però la gente ha paura…

“Sì, questa paura c’è.  Addirittura, dopo aver letto le dichiarazioni di un pentito che raccontava di aver chiesto il pizzo agli imprenditori, uno di loro si ostinava ad affermare di non essere mai stato coinvolto in nessun modo, dicendo che faceva donazioni volontarie. Il pentito era in carcere e lui aveva addirittura paura di confermare gli eventi. Per questo c’è bisogno che la politica aiutiquesti imprenditori”.

Nel frattempo, proprio in queste ore, a Busto si è discusso della possibilità di istituire una consulta antimafia.

Perché è così importante farla?

“Un organo di questo tipo, composto da rappresentanti della società civile in grado di comprendere determinati fenomeni, sarebbe molto utile. Io stesso, sebbene mi interessi da anni di criminalità organizzata, non mi sentirei in grado di farne parte, perché occorrono esperti, ad esempio sindacalisti, che sappiano, tra l’altro, esaminare documenti tecnici e capire appieno il funzionamento dei subappalti. Questa istituzione costituirebbe un segnale importante e permetterebbe a queste persone di indagare. Potrebbe inoltre dare più coraggio ai cittadini di denunciare le situazioni di cui sono vittime”.

Valentina Colombo

Studenti bustocchi e calabresi, full immersion di legalità

VARESE
Il gemellaggio tra i ragazzi del liceo Tosi di Busto e quelli del liceo Rechichi di Polistena prosegue. Hanno incontrato il questore Cardona, il sostituto procuratore Addesso, e il capo della Mobile Bartolotta

fonte: VareseNews

Primo appuntamento del gemellaggio promosso dal movimento antimafie Ammazzateci Tutti, questa mattina (sabato) presso il liceo scientifico “A. Tosi” di Busto Arsizio. Successivamente i ragazzi hanno fatto visita alla Questura di Varese. « Ammazzateci Tutti nasce in piazza – spiega il referente bustocco di Ammazzateci Tutti Davide Borsani – ma la nuova frontiera dell’associazione è quella dell’educazione nella scuole, come avviene da alcuni anni a questa parte». Calda l’accoglienza dimostrata dal Preside Ramolini:  «Questo è un progetto che non deve finire quest’anno – sottolinea Ramolini – l’anno prossimo saremo noi che faremo visita in Calabria».

«Quando ero vicesindaco della mia città – ha aggiunto il Preside del liceo di Polistena Giovanni Laruffa – ho sperimentato tre proiettili di pistola nella pelle, solo perchè portavo avanti il valore della legalità nel mio compiti di amministratore pubblico. Ora sono riconosciuto formalmente come vittima di mafia – continua il preside calabrese». Alessandro Pecora, responsabile organizzativo calabrese del movimento antimafia ha aggiunto:  «Non lasciamoci intimorire dalle intimidazioni, i mafiosi sono vigliacchi, non ci mettono la faccia, noi invece la mettiamo e andiamo orgogliosi del nostro impegno».

A concludere l’incontro ci ha pensato il sostituto procuratore della procura di Busto Arsizio Pasquale Addesso: «Dobbiamo capire qual è la strada giusta e decidere sin da subito da che parte stare. Non è solo compiti dei magistrati combattere la mafia che, essendo un fenomeno sociale, è nelle mani della cittadinanza».

Il questore di Varese Marcello Cardona ha incontrato i ragazzi nel primo pomeriggio. Originario della città di Reggio Calabria, ha successivamente accolto con calore, insieme al Capo di Gabinetto della Questura e al Capo della squadra mobile di Varese Sebastiano Bartolotta, i giovani calabresi coinvolti nel gemellaggio antimafia promosso dal movimento Ammazzateci Tutti. «Bisogna investire sulla cultura della legalità partendo dalle piccole azione quotidiane come non accettare il caffè offerto dai mafiosi nei bar calabresi. Il lavoro che state facendo è incomiabile – ha detto commosso il questore – Associazioni libere come Ammazzateci Tutti sono realmente incisive nel contrasto alle mafie».

Al termine dell’incontro il Capo della squadra mobile ha accompagnato i ragazzi a visitare gli uffici della questura. Gli stessi ragazzi, accompagnati dai tutor del gemellaggio, professori Emiliano Cheloni e Antonio Giovinazzo, hanno cosi potuto direttamente constatare qual’é l’enorme lavoro svolto dalle forze di polizia.

24/03/2012

Il weekend della legalità invade l’intera provincia

Le associazioni antimafia puntano sul Mantovano: cinque eventi in tre giorni. A Suzzara e Dosolo la figlia del magistrato Scopelliti e il giornalista Pecora

fonte: Gazzetta di Mantova

di Vincenzo Corrado

SUZZARA. Dibattiti, cene, incontri pubblici. Discussioni, idee. Rosanna Scopelliti, Aldo Pecora. Per dire no alla mafia, che negli ultmi anni sta allungando i suoi tentacoli anche al Nord e nel Mantovano. Nel weekend la provincia sarà investita da un’ondata di legalità. Ad organizzare la tre giorni “Dalla testimonianza all’azione” è una rete di associazioni di cui fanno parte Libera, E adesso ammazzateci tutti, Arci e Anpi, con la collaborazione della Gazzetta.

«Ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, che devono capire l’importanza delle regole e imparare a dire no a chi gli propone scorciatoie di qualsiasi tipo – spiega uno degli organizzatori, Stefano Amista –. Il nostro impegno per diffondere questi valori è iniziato qualche tempo fa all’istituto Manzoni di Suzzara e speriamo di allargarci in tutta la provincia».

A Pegognaga, Dosolo, Suzzara, Poggio Rusco e Mantova le testimonianze che dovranno scuotere la classe dirigente di domani. Per non ripetere gli errori del passato ed evitare che la malavita faccia affari in Italia, al nord come al sud. Anche Mantova ora ha la sua rete di associazioni antimafia.

Questo il programma completo della tre giorni. Venerdì alle 20.30 nella sala “Martini” della biblioteca comunale di Poggio Rusco interverrà Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato Antonio, ucciso il 9 agosto 1991 in quanto pubblico ministero incaricato di istruire il maxi progesso contro Cosa Nostra.

Al fianco della Scopelliti ci sarà Aldo Pecora, giornalista di Rai educational, autore del libro inchiesta “Primo sangue” e fondatore del movimento “Adesso ammazzateci tutti”.

Sabato al liceo Virgilio di Mantova si terrà un’assemblea studentesca in memoria delle vittime innocenti di mafia. A parlare agli studenti del triennio saranno la Scopelliti, Pecora, Brugnone, Paolo Biondani, giornalista dell’Espresso famoso per le sue inchieste sulle infiltrazioni mafiose al nord e Claudio Meneghetti, autore del libro “’Ndrangheta, all’assalto delle terre dei Gonzaga”. Sempre sabato alle 21 all’Arci Casbah di Pegognaga, in collaborazione con il Comune, si svolgerà la cena in memoria delle vittime delle mafie con interventi e dibattiti.

Domenica alle 17 nella sala consiliare di Dosolo, infine, organizzato da assessorato comunale alla cultura e “Adesso ammazzateci tutti”, si terrà il dibattito sul tema “La mafia al nord”. Interverranno la Scopelliti, Pecora e Meneghetti. Il moderatore sarà l’assessore alla cultura Patrizia Bergomi.

“La mafia? La sconfiggerà un esercito di insegnanti e studenti”

LONATE POZZOLO

Il procuratore aggiunto di Milano Alberto Nobili ha spiegato ai ragazzi che solo la società può davvero sconfiggere. “Contro le mafie in Lombardia ci sono stati colpi duri, ma la vittoria finale non è vicina”

fonte: VareseNews

«La mafia la sconfiggerà un esercito, non di soldati, ma di insegnanti e studenti». Così Alberto Nobili, procuratore della Repubblica a Milano, ha concluso il suo incontro con i ragazzi di Lonate Pozzolo, organizzato nell’ambito del progetto promosso dal Gruppo di lavoro per la legalità, da Ammazzateci Tutti e dalle scuole medie. Nel paese dove aveva le sue radici la ‘ndrangheta del Basso Varesotto, Nobili ha raccontato la lotta alla mafia senza perdere di vista un punto fondamentale: «La mafia vince solo se c’è il silenzio e l’indifferenza da parte delle persone». Lo dimostra la stessa storia delle organizzazioni criminali in Lombardia, evocata davanti ai ragazzi con alcuni ricordi e numeri: «Nel 1977 a Milano e dintorni ci furono 33 sequestri. Si diceva che la mafia al Nord non c’era, eppure era già all’opera. Poi ci fu la stagione della droga, nel 1986 a Milano si registrarono 140 morti». Eppure fino ad allora si continuava a pensare che la mafia fosse «roba di terroni», che non toccasse il Nord. Non era così e solo molti anni dopo si iniziò a lavorare davvero sul fenomeno e ad assestare colpi. Ma nel frattempo la mafia ha anche cambiato strategia, scegliendo proprio quella del silenzio e del basso profilo, dopo la strategia terroristica del 1992, dopo gli anni degli omicidi di preti, educatori, magistrati, poliziotti, giornalisti. Anche sulla droga si è cambiata strategia, all’eroina che creava troppo allarme socialesi è sostituita la cocaina, le droghe sintetiche, perché «la cocaina non si vede, non si vedono i morti».A Lonate Pozzolo ci stanno provando, con un movimento e un percorso che sta lavorando molto sui ragazzi, sull’opinione pubblica, perché si parli e si faccia cultura della legalità: c’è un “gruppo di lavoro sulla legalità”, presto ci sarà una sede di “Ammazzateci tutti”, c’è l’impegno forte della scuola. «Bisogna rompere il silenzio che i mafiosi adorano. Sono spaventati da due cose: dal sequestro dei beni, che toglie il simbolo del loro potere, e dalla cultura», dice ancora Nobili. Ma nel procuratore antimafia non mancano gli accenni critici, quando parla della stagione degli anni Novanta, quando l’alleanza tra opinione pubblica, giudici e forze dell’ordine sembrò creare una svolta: «Vent’anni fa abbiamo vissuto l’illusione che le cose stessero cambiando. Ma le cose sono andate diversamente». Le ultime grandi operazioni – Bad Boys nel Varesotto, poi Infinito contro la ‘ndrangheta, quella più recente contro la camorra – hanno intaccato davvero il potere mafioso? «Sono stati dei bei colpi assestati alle organizzazioni, ma non arrestano il business criminale, la vittoria finale non è vicina».

14/03/2012

Roberto Morandiroberto.morandi@varesenews.it

«Venite in aula a testimoniare il nostro no alla ’ndrangheta»

Fonte: www.laprealpina.it

24  agosto 2010

LONATE POZZOLO – Massimo Brugnone e Davide Borsani si sentono rappresentanti di «una generazione che rifiuta il puzzo del compromesso con la mafia». Entrambi giovanissimi, entrambi bustesi, sono i referenti dell’associazione Ammazzateci Tutti, realtà impegnata in un’azione forte di sostegno a chi combatte l’illegalità. Brugnone è il coordinatore regionale del movimento, Borsani un attivista della sezione locale, ora entrambi lanciano una richiesta ai loro coetanei (ma non solo), affinché si mobilitino nel monitorare il fenomeno. Così, tanto per essere chiari, hanno realizzato un dossier sulla ’ndrangheta della “locale” di Lonate Pozzolo e Legnano, i cui esponenti sono sotto giudizio in questi mesi, e fanno sapere: «Confermiamo il nostro impegno nel portare i giovani del territorio a seguire questo processo così importante nella lotta al fenomeno mafioso. Bisogna dimostrare in concreto la vicinanza a magistrati, forze dell’ordine e ai purtroppo pochi commercianti che hanno deciso di denunciare». Insomma, oltre alle parole, anche un gesto concreto, costituito da una presenza «che possa essere motivo di crescita culturale e sociale», proseguono Brugnone e Borsani, «per chi già da oggi è chiamato a spazzare via ogni possibile compromesso e a non piegarsi di fronte alle crudeli pretese di una parte di popolazione minoritaria che vuole – attraverso la violenza – tenere in scacco quella che invece è la gente onesta e coraggiosa, che ha il diritto di sentirsi libera». Il coordinatore lombardo di Ammazzateci Tutti, dal canto proprio, ha già presenziato alle prime udienze che si sono tenute al Tribunale di Busto Arsizio. Ha preso posto fra i parenti degli accusati, senza paura. Ma la prossima volta – per la precisione il 12 ottobre, quando si tornerà in via Volturno – vorrebbe vedere altre persone sedute attorno a lui che dimostrino la volontà di capire cosa stia succedendo in questo territorio e quale impegno di contrasto venga prodotto, comprendendo che l’illegalità si annida ormai potente pure in queste zone. In questo senso i due militanti del movimento antimafia non usano mezze misure: «Non vogliamo che le aule di giustizia siano riempite solo da chi quegli imputati vorrebbe vederli ancora liberi». Insomma, per vincere ogni forma di omertà e di timore, loro hanno deciso di metterci nome e faccia. E nel dossier pubblicato sul sito dell’associazione hanno citato tutti i passaggi e i personaggi (compresi quelli finiti assassinati) che compongono l’operazione Bad Boys, quella che dal giugno scorso ha cominciato il proprio iter giudiziario, in un’aula intitolata a Falcone e Borsellino nella quale la tensione era palpabile. Un’inchiesta rinvigorita nella propria portata alla metà di luglio, con una raffica di arresti (in tutto trecento) che hanno ribadito le diramazioni della malavita organizzata in tutta la Lombardia e, in particolare, nel Bustese. Un intreccio che, per i giovani antimafia, si può comprendere e demolire sedendosi in prima fila al processo.

Marco Linari

La faccia di Milano

I soliti turisti popolano piazza del Duomo la mattina. Una fila di studenti che si dirige verso l’università ed altra gente sparsa che cammina frettolosamente per raggiungere chi il posto di lavoro, chi la banca, chi la metro. E’ benestante Milano: corso Vittorio Emanuele è uno sfarzo unico con i suoi tavolini davanti ai quali sei passato mille volte e non ti sei mai fermato per la paura di chiedere anche solo un caffè in questi posti di lusso. E’ viva Milano: c’è sempre gente, ovunque. All’aperitivo le colonne di San Lorenzo sono piene di ragazzi che si incontrano per cacciare via i pensieri di una giornata intera fatta di preoccupazioni e troppe responsabilità. La sera i navigli uniscono e raccolgono la bella gente che vuole solo divertirsi e ridere in compagnia. E’ proprio bella Milano: questa Milano!

Ma Milano è troppo per fermarsi solo a questo, e allora ecco che è capace anche di superare sé stessa e senza mostrarsi vivere un’altra esistenza. La gente è sempre tanta, però fa le code in pieno giorno a Quarto Oggiaro per comprarsi la dose quotidiana di cocaina. La ‘Ndrangheta ha il monopolio assoluto e nel vecchio e malfamato quartiere del capoluogo ha soltanto le radici di un albero che si fa sempre più potente e maestoso e con i propri rami impone la propria ombra su tutta la provincia, ed oltre.
La neve non è solo un problema meteorologico, è un problema sociale. Con oltre 20mila cocainomani Milano rifornisce le casse della mafia fruttando milioni. Milioni che poi reinveste aggiudicandosi i migliori appalti e controllando completamente il mercato dell’edilizia. Barbaro-Papalia la cosca che controlla interi paesi come Corsico, Assago e Buccinasco. Ti sposti più a nord e la famiglia Condello si spartisce il territorio insieme ai Novella nel gestire le zone che vedranno ospite l’Expo2015. Non bastasse, i Coco-Trovato hanno consolidato la loro egemonia in nella nuova provincia di Monza e Brianza.

Stupefacenti, prostituzione e racket portano soldi, a volte anche troppi. Ed ecco che la mafia è costretta a ripulire il denaro sporco. Le intimidazioni e le estorsioni ai danni di imprenditori sembrano quasi storia antica. Oggi, a Milano, sono gli imprenditori a sfruttare la mafia per fare ancora più soldi. Rimane solo da trovare qualche perito di Tribunale compiacente, un amministratore comunale che chiude un occhio, qualche addetto al rilascio pratiche edilizie ed ecco che il piano è servito: riciclaggio, arricchimento e controllo del territorio assicurati.

Almeno una cosa è certa: a Milano non ci si ammazza, si va d’accordo. Il business prima di tutto è la parola d’ordine fra i boss. E allora si organizzano grandi cene dove Cosa Nostra, Camorra ed ‘Ndrangheta stringono sempre più alleanze per non pestarsi i piedi a vicenda. Poi magari capita che nello stesso periodo ci siano le elezioni, ed allora a cena perché non invitare qualche politico? Magari capita che ad organizzarla sia Salvatore Morabito, e che questa sia in onore di Alessandro Colucci, e che lo stesso Colucci divenga Consigliere Regionale; oppure che Giovanni Cinque, esponente degli Arena, si trovi in qualche modo a contatto Vincenzo Giudice, che casualmente è sia Consigliere Comunale che Presidente di una società partecipata dal capoluogo lombardo.
Ma a Milano, appunto, almeno non si ammazza. Non si ammazza finchè non riesci a ricollegare proprio quel corpo a quell’esatto avvenimento, risalendo a quella data causa per cui Giovanni Di Muro, ucciso in pieno centro in zona San Siro, muore ed era casualmente legato al boss Pepè Onorato.

Tutto questo, purtroppo, non è frutto di una doppia faccia. Milano di faccia ne ha una sola: quella buona che nasconde quella cattiva.

Massimo Brugnone

Mafia a Milano: è solo la conferma!

16.03.2009

Ha decapitato la terza generazione di storiche famiglie della ‘ndrangheta calabrese attive in Lombardia l’operazione ‘Isola’, coordinata dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Monza e dalla Compagnia Carabinieri di Sesto San Giovanni, che, nella notte, ha portato a 20 arresti, di cui nove per associazione mafiosa. Le misure restrittive, disposte dal gip Caterina Interlandi, su richiesta del pm della Direzione Distrettuale Antimafia Mario Venditti, sono state eseguite tra Milano, Taranto, Crotone e Catanzaro. I reati piu’ gravi contestati sono associazione per delinquere di stampo mafioso, detenzione e porto illegale di armi, tentato omicidio, estorsione. L’indagine era stata avviata oltre due anni fa nei confronti di una presunta associazione di tipo ‘ndranghetistico, secondo l’accusa, radicata a Cologno Monzese. Le indagini hanno oggi portato al sequestro di armi (4 pistole ma da intercettazioni telefoniche e’ noto che l’organizzazione aveva a disposizione anche otto mitragliette leggere e un lanciarazzi) e denaro (100mila euro in banconote di grosso taglio). Ed e’ stato disposto il sequestro di beni mobili ed immobili e di attivita’ imprenditoriali per un valore di oltre 10 milioni di euro. Nel corso dell’operazione sono stati inoltre compiute 18 perquisizioni a carico di altri indagati a vario titolo coinvolti nell’indagine, in domicili e sedi di imprese in provincia di Milano, Como, La Spezia, Bergamo ed Alessandria. Secondo quanto riferito dal colonnello Giuseppe Spina, comandante del Gruppo Carabinieri di Monza, le indagini sono partite dopo che nella notte tra il 3 e il 4 ottobre scorso, colpi di arma da fuoco vennero esplosi a Cologno Monzese contro l’abitazione e la Mercedes di Marcello Paparo, imprenditore nato a Crotone 45 anni fa e ritenuto il capo in Lombardia di un’organizzazione a cui facevano riferimento le ‘ndrine Barbaro, Nicoscia, Bubbo e Arena, che in Calabria, e soprattutto a Isola Capo Rizzuto, si sono contese il territorio con decine di omicidi. Nel monzese, ha sottolineato il pm Venditti, le cosche Nicoscia e Arena ”vanno invece a braccetto per realizzare affari: infiltrazione negli appalti e gestione di imprese”. La loro influenza si manifesta anche nei rapporti interni delle aziende che non si risolvono in contenziosi davanti al giudice del lavoro, ma con minacce. Due sono infatti gli episodi di tentato omicidio. Hanno riguardato il sindacalista Nicola Padulano, vittima di una spedizione punitiva il 15 settembre 2006 a Segrate, che gli procuro’ una frattura cranica, e l’impiegato di banca Roberto Rigola, ferito il 10 maggio 2007 a Melzo con un colpo di pistola al gomito solo perche’ scambiato con il suo vicino di casa e proprietario di un’auto simile, Giovanni Apollonio, vice presidente della cooperativa ‘Rad’, che era stata chiamata dall’Esselunga per lavori sul polo logistico di Viandrate. La sua colpa? Non aver ceduto a pressioni economiche di chi voleva acquisire la sua cooperativa indipendente. Paparo con il suo consorzio ‘Ytaka’, a cui si riconducono sei cooperative (P&P, Quality Log, Immobiliare Caterina, Work in Progress, Innovazione, La Logistica) era attivo soprattutto nel settore della logistica (facchinaggio, pulizie, piccoli trasporti, etc), dove cercava anche con la violenza – cosi’ e’ stato detto – di acquisire altre cooperative. E nel movimento di terra, settore libero da vincoli antimafia quando i contratti d’appalto non superano il 2%, che veniva gestito centralmente e i servizi imposti alle aziende che potevano averne bisogno. E’ in questo ambito che la ‘P&P’ ha cercato di inserirsi in modo illecito, nel subappalto della Locatelli nei lavori per la tratta della Tav tra Pioltello – Pozzuolo Martesana.


17.03.2009
La penetrazione delle organizzazioni mafiose a Milano e provincia diventa sempre piu’ pregnante, aumentando di anno in anno, perche’ ”favorita – secondo i magistrati della Dda – da una maggiore predisposizione degli ambienti amministrativi, economici e finanziari ad avvalersi dei rapporti che si instaurano con l’ambiente criminale”.

Dalle indagini antimafia coordinate dalla procura distrettuale di Milano, l’infiltrazione di ‘ndrangheta e Cosa nostra emerge ‘’soprattutto nei settori delle opere pubbliche, dell’edilizia, dei mercati e della circolazione del denaro”. Per questo motivo i pm della Dda di Milano hanno accentuato il proprio impegno a contrastare anche questo tipo di fenomeni criminali, iniziando nuove indagini antimafia da cui emerge come la ‘ndrangheta, e in parte Cosa nostra di Palermo, controllano il narcotraffico e gli appalti pubblici e sfruttano societa’ apparentemente legali per il riciclaggio.

La Lombardia e’ una regione che, tradizionalmente, ha visto la presenza della ‘ndrangheta e di Cosa nostra in modo ampio e pregnante, seconda solo al territorio calabrese e siciliano. E non e’ una presenza che risale a questi anni. Gia’ negli anni ‘70 e ‘80, la Lombardia e’ stata al centro dei sequestri di persona, cioe’ dell’attivita’ criminale piu’ odiosa e feroce messa in atto dalla ‘ndrangheta, al fine di realizzare quell’accumulo di capitale che le avrebbe consentito di entrare, negli anni Novanta, da protagonista nel mercato internazionale della droga. Per i magistrati antimafia l’affermazione che Milano sia la capitale della ‘ndrangheta, quanto meno sotto il profilo economico finanziario, ”non deve destare stupore, ne’ dare scandalo, quasi che si fosse con tale definizione, imbrattato un territorio immune da questo tipo di contaminazioni”. La Dda di Milano durante gli anni Novanta si e’ occupata quasi esclusivamente della ‘ndrangheta in Lombardia, grazie anche ad una lunga e qualificata serie di collaboratori di giustizia, che hanno consentito di scoprire ”i suoi organigrammi, gli insediamenti, le attivita’, gli interessi, la rete di copertura anche istituzionale di cui godeva”. I pm indagano nel milanese su formazioni di tipo ‘ndranghetistico, la cui esistenza per i magistrati ”pone in serio pericolo il tranquillo svolgersi della vita della collettivita’ interessata da tali presenze”. E dalle indagini si scopre che i clan radicati in Lombardia sarebbero autonomi rispetto a quelli della ‘madrepatria’ Calabria.


Le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Milano tracciano una mappa delle mafie che hanno messo le mani sul capoluogo lombardo e nel suo hinterland. A Milano sono presenti quasi tutte le cosche della ‘ndrangheta di Reggio Calabria e provincia, ma anche gruppi siciliani ricollegabili a Cosa nostra di Palermo che in alcuni casi si interfacciano in operazioni criminali ai calabresi, in particolare nel settore degli investimenti immobiliari e della gestione di attivita’ commerciali (in particolare locali pubblici e mercato ortofrutticolo).

Nella zona a nord del capoluogo, corrispondente ai territori dei circondari che vanno fino a Monza, Como e Lecco, vi e’ la presenza di gruppi della ‘ndrangheta che fa riferimento al clan di Coco Trovato (Lecco), alla ‘ndrina Mancuso di Limbadi (Monza), quella di Morabito di Africo nel territorio di Como.

Nella zona a sud di Milano e cioe’ nei circondari e fino a Pavia e Lodi, non vi e’ alcuna presenza delle organizzazioni criminali italiane, ma vi sono quelle di gruppi stranieri, composti in particolare da extracomunitari di origine slavo-albanese e romeni, che gestiscono traffici di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione e furti.

Nella zona a nord-ovest del capoluogo, corrispondente al territorio della provincia di Varese, vi e’ una significativa presenza di esponenti della ‘ndrangheta del crotonese, in particolare provenienti da Ciro’ Marina, riconducibili alla cosca ‘Farao-Marincola‘.

Capitale morale prima, capitale della moda e del fashion poi. Da tempo, pero’, Milano deve fare i conti con un nuovo, senz’altro meno nobile, primato: essere la principale base d’azione della ‘ndrangheta. Ora che la citta’ si appresta a diventare un cantiere a cielo aperto in vista di Expo 2015, da piu’ parti si fa spazio l’idea di istituire controlli speciali per impedire infiltrazioni mafiose negli appalti. Gli arresti di ieri nel milanese ai danni di una cosca calabrese che avrebbe tentato di aggiudicarsi i lavori per la Tav e l’allargamento della A4 in Lombardia e la relazione della Direzione Nazionale Antimafia, che indica nell’esposizione universale il piu’ importante appetito della criminalita’ organizzata, non hanno fatto che confermare cio’ che indagini e atti giudiziari raccontano da tempo. ”Non c’e’ da stupirsi – ha osservato il vicesindaco Riccardo De Corato -. Fu proprio un magistrato di Milano, Ilda Boccassini, a scoprire vent’anni fa la Duomo Connection”.

De Corato, che siede nella giunta di Milano dal 1997, e’ certo che l’amministrazione ”abbia tutti gli anticorpi” per impedire infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. A convincerlo e’ l’azione del settore gare che in questi anni ha sventato numerosi tentativi di cartello tra imprese non trasparenti. Tuttavia, in vista delle grandi opere per l’Expo, anche il vicesindaco ha riconosciuto la necessita’ di un’attivita’ straordinaria di vigilanza. ”Ho proposto al sindaco Moratti – ha aggiunto De Corato – di seguire per l’Expo il modello delle Olimpiadi di Londra, dove tutte le opere pubbliche sono sotto il diretto controllo del ministero dell’Interno. Questo sarebbe per noi di massima garanzia contro il rischio di infiltrazioni”.

Per il momento il governo non ha ancora deciso le azioni di contrasto alle infiltrazioni mafiose su Expo, ma dalle prime indiscrezioni potrebbe dar vita a un organismo di controllo analogo al Comitato di alta sorveglianza e garanzia, istituito per le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Del resto sono proprio i grandi appalti legati alle infrastrutture e le opere connesse all’edilizia, in particolare quelle per il movimento della terra, il terreno di conquista delle nuove mafie imprenditoriali del Nord.

A ribadire un’analoga richiesta anche il centrosinistra, impegnato in questi giorni ad affermare la necessita’ di istituire una commissione comunale d’inchiesta contro le mafie, nonostante un primo parere negativo del prefetto Gian Valerio Lombardi.

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