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Milano, le mani sulla città

Fonte: http://www.espresso.repubblica.it

di Paolo Biondani e Mario Portanova

Da Santa Giulia all’Expo, le cosche calabresi hanno messo piede in quasi tutti i cantieri. E mirano a condizionare la politica. Un assalto silenzioso, con fiumi di soldi e minacce

Santa Giulia dei veleni. Veleni di mafia. La città satellite celebrata dai politici, finanziata dai banchieri e venduta dai big del mattone come simbolo della Milano del futuro, ha le fondamenta inquinate da fiumi di scorie cancerogene: “bombe ecologiche e sanitarie”, come le definiscono i periti della Procura, sepolte per anni accanto agli uffici e alle case del super quartiere da un miliardo e 600 milioni di euro che avrebbe dovuto ridisegnare l’area sud-est della metropoli. Sotto i piedi della nuova città c’è un sistema di discariche abusive che contaminano le acque della prime due falde: tra meno sette e meno venticinque metri, la terra è morta. Uccisa da montagne di rifiuti tossici che le nuove indagini collegano ai clan più sanguinari della ‘ndrangheta. Nomi che scottano e che gli inquirenti rivelano a “L’espresso”: i Nirta-Strangio. Sì, proprio quelli della strage di Duisburg, la mattanza nel cuore della Germania.

Edilizia, superstrade, ferrovie, aeroporto, centri commerciali, ortofrutta, rifiuti, ospedali, bar, negozi di lusso, banche, prestiti a usura e, naturalmente, droga: la mafia calabrese ha conquistato l’economia del Nord. A partire dall’ex capitale morale. Le indagini dei pm di Milano e Reggio, culminate nello storico blitz di luglio (304 arresti, per metà in Lombardia), hanno smascherato 15 strutture mafiose, in gergo “locali”, attive in mezza regione: nella metropoli trafficano “da quarant’anni”. Uno dei boss, intercettato, svela al compare che gli affiliati sono molti di più: “Cecè, qua in Lombardia siamo in cinquecento”. Clan emigrati dalla Calabria, certo. Come i Cosco, trafficanti di droga arrivati a rapire nel pieno centro di Milano e a sciogliere nell’acido la pentita Lea Garofalo. Ma ci sono anche imprenditori padani al cento per cento, piegati con la violenza o sedotti col denaro. Soldi sporchi che comprano politici, professionisti, funzionari, manager, industriali, medici, avvocati, direttori di banca, perfino uomini in divisa. A Milano come nella Locride.

LA CITTA’ DEI VELENI
A Santa Giulia, in mezzo a due file di nuovi palazzi abitati da migliaia di cittadini onesti, c’è un geometrico pratone abbandonato: Parco Trapezio, l’avevano chiamato gli architetti-star dell’immobiliarista Luigi Zunino. In fondo c’è un asilo coloratissimo, con le giostre in cortile e i banchi di legno immacolati, pronto per un’inaugurazione mai avvenuta. Il recinto è costellato di cartelli: “sequestro giudiziario”. Loretta e Rosa, giovani mamme di Ettore, 6 mesi, ed Emma, 4, spingono le carrozzine nello stradone centrale: “Viale del Futurismo”. “Qui non c’è inquinamento, è solo un problema di detriti edilizi”, rispondono spensierate. Ma il Comune non vi ha detto niente? “No. Abbiamo sentito qualcosa solo su Sky tv. La nostra cooperativa ha nominato un perito. Speriamo che dissequestrino almeno il parco e l’asilo”.

Mariagrazia, 31 anni, segretaria d’azienda, sa ancora meno: “Ho comprato casa dieci giorni fa. Nessuno mi ha avvisato dell’inchiesta. Sono molto preoccupata”. Finora sui giornali si è parlato solo di mancata bonifica. Riassunto: nel marzo 2005 il Comune di Milano autorizza il gruppo Zunino a costruire su oltre un milione di metri quadrati di aree contaminate dell’ex acciaieria Radaelli e dell’ex Montedison. Un tecnico ciellino, Vittorio Tedesi, ora indagato, si accontenta di un “piano scavi”: ripulire tutto è inutile, basta e avanza cambiare terra solo nelle zone da ricostruire. Quindi Zunino appalta il disinquinameno a Giuseppe Grossi, il re degli inceneritori privati, che subappalta a due imprese collegate: Lucchini-Artoni ed Edilbianchi. Poi arrivano i magistrati: Grossi ha usato fatture offshore per rubare 23 milioni di fondi neri, nascosti all’estero grazie a riciclatori come Rosanna Gariboldi, moglie dell’onorevole Giancarlo Abelli, il ras della sanità lombarda oggi al ministero della Cultura. Arrestati tra le proteste dei big del Pdl, Grossi e Gariboldi risarciscono e patteggiano. Intanto un sindacalista della Cgil manda ai pm una mappa di Santa Giulia piena di zone nere: i veleni sono ancora lì, i misuratori di inquinanti “sono stati distrutti”, il “percolato” tossico delle discariche ha invaso le falde. Ddt, pesticidi e scorie che i tecnici classificano così: “Sostanze cancerogene, che mettono a rischio la fertilità e possono danneggiare i bambini non ancora nati”.

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Ha una nuova identità l’imprenditore “strozzato” dalla ‘ndrangheta

Fonte: http://www.varesenews.it

Con la sua società, manovrata dagli esponenti della locale di Legnano-Lonate Pozzolo, stava cercando di portare a termine l’affare del Pirellino. Ora ha raccontato il suo calvario agli inquirenti ma ha dovuto cambiare città con tutta la famiglia

Era sparito nel nulla e in molti si chiedevano che fine avesse fatto Augusto Agostino, imprenditore pavese nel ramo dell’edilizia, con tutta la sua famiglia. A Lonate Pozzolo lo conosce bene Giovanni Rossetti che era entrato in trattativa con lui e la sua società, la Makeall, una delle società che la ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, aveva fatto diventare “cosa propria”, per l’acquisto dell’area del cosiddetto “Pirellino”. Proprio Rossetti aveva rivelato che dietro di lui c’erano Nicodemo Filippellli ed Emanuele De Castro, due dei personaggi di spicco arrestati con l’operazione Bad Boys. Questi avevano dapprima offerto un aiuto economico all’imprenditore e poi hanno cominciato ad usurarlo. Prestiti su prestiti che avevano finito di affossare la Makeall facendola diventare un’impresa in mano alla ‘ndrangheta mentre per lui c’erano le minacce e le botte se avesse deciso di denunciare tutto.

Ieri, a margine dell’udienza del processo che vede imputati i 25 presunti appartenenti alla locale di ‘ndrangheta Legnano-Lonate Pozzolo, il pubblico ministero Mario Venditti ha confermato che si trova sotto protezione perchè ha deciso di rivelare l’esistenza di un comitato d’affari con ai vertici gli affiliati al locale di ‘ndrangheta di Legnano – Lonate Pozzolo.  Augusto nel corso degli interrogatori ha riferito dell’operazione immobiliare del “Pirellino” di svariati milioni di euro, che lo stesso Augusto stava portando avanti, esponendosi finanziariamente in prima persona, per conto di Filippelli Nicodemo, Zocchi Fabio e De Castro Emanuele, quest’ultimo indicato nel corso degli interrogatori come il siciliano.
Augusto ha riferito anche dei rapporti tra questi ultimi e alcuni esponenti dell’amministrazione locale.

Ora Augusto Agostino ha una nuova identità e vive in un luogo segreto. Ha dovuto lasciare tutti i suoi affari e sono ancora visibili, nel pavese, i cantieri lasciati a metà dalla sua impresa che, nel frattempo, è naufragata.

13/10/2010

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