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Il weekend della legalità invade l’intera provincia

Le associazioni antimafia puntano sul Mantovano: cinque eventi in tre giorni. A Suzzara e Dosolo la figlia del magistrato Scopelliti e il giornalista Pecora

fonte: Gazzetta di Mantova

di Vincenzo Corrado

SUZZARA. Dibattiti, cene, incontri pubblici. Discussioni, idee. Rosanna Scopelliti, Aldo Pecora. Per dire no alla mafia, che negli ultmi anni sta allungando i suoi tentacoli anche al Nord e nel Mantovano. Nel weekend la provincia sarà investita da un’ondata di legalità. Ad organizzare la tre giorni “Dalla testimonianza all’azione” è una rete di associazioni di cui fanno parte Libera, E adesso ammazzateci tutti, Arci e Anpi, con la collaborazione della Gazzetta.

«Ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, che devono capire l’importanza delle regole e imparare a dire no a chi gli propone scorciatoie di qualsiasi tipo – spiega uno degli organizzatori, Stefano Amista –. Il nostro impegno per diffondere questi valori è iniziato qualche tempo fa all’istituto Manzoni di Suzzara e speriamo di allargarci in tutta la provincia».

A Pegognaga, Dosolo, Suzzara, Poggio Rusco e Mantova le testimonianze che dovranno scuotere la classe dirigente di domani. Per non ripetere gli errori del passato ed evitare che la malavita faccia affari in Italia, al nord come al sud. Anche Mantova ora ha la sua rete di associazioni antimafia.

Questo il programma completo della tre giorni. Venerdì alle 20.30 nella sala “Martini” della biblioteca comunale di Poggio Rusco interverrà Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato Antonio, ucciso il 9 agosto 1991 in quanto pubblico ministero incaricato di istruire il maxi progesso contro Cosa Nostra.

Al fianco della Scopelliti ci sarà Aldo Pecora, giornalista di Rai educational, autore del libro inchiesta “Primo sangue” e fondatore del movimento “Adesso ammazzateci tutti”.

Sabato al liceo Virgilio di Mantova si terrà un’assemblea studentesca in memoria delle vittime innocenti di mafia. A parlare agli studenti del triennio saranno la Scopelliti, Pecora, Brugnone, Paolo Biondani, giornalista dell’Espresso famoso per le sue inchieste sulle infiltrazioni mafiose al nord e Claudio Meneghetti, autore del libro “’Ndrangheta, all’assalto delle terre dei Gonzaga”. Sempre sabato alle 21 all’Arci Casbah di Pegognaga, in collaborazione con il Comune, si svolgerà la cena in memoria delle vittime delle mafie con interventi e dibattiti.

Domenica alle 17 nella sala consiliare di Dosolo, infine, organizzato da assessorato comunale alla cultura e “Adesso ammazzateci tutti”, si terrà il dibattito sul tema “La mafia al nord”. Interverranno la Scopelliti, Pecora e Meneghetti. Il moderatore sarà l’assessore alla cultura Patrizia Bergomi.

I testimoni di mafia agli studenti: vietato il silenzio

Fonte: Gazzetta di Mantova

SUZZARA

«Leggete, informatevi, tenete d’occhio le pagine dei giornali che parlano dei vari fenomeni mafiosi: dalle infiltrazioni negli appalti pubblici, agli attentati, alle estorsioni ai morti amazzati. A Cosa Nostra e all’ Ndrangheta non piace che si parli dei loro loschi affari. Non vogliono clamore ma solo omertà e silenzio. Alle mafie da fastidio che si parli di mafia». Questo l’invito rivolto dal giornalista e scrittore Aldo Pecora, fondatore del movimento “E adesso ammazzateci tutti” autore del libro “Primo Sangue” in cui ha ricostruito l’assassinio del giudice Antonino Scopelliti, avvenuto il 9 agosto 1991, e che, di fatto, ha aperto la stagione delle stragi di mafia culminata con l’uccisione dei giudici Falcone e Borsellino. “Dalla testimonianza all’azione”, era infatti il titolo dell’iniziativa che si è svolta ieri all’istituto Manzoni di Suzzara al quale sono intervenuti oltre ad Aldo Pecora, la figlia del giudice ucciso 20 anni fa, Rosanna Scopelliti e Massimo Brugnone, coordinatore del movimento “Ammazzateci tutti” della regione Lombardia che segue i processi dei boss mafiosi nelle aule di giustizia. Una giornata di impegno e di sensibilizzazione civile contro le mafie, ed in modo particolare contro l’Ndrangheta che ha posato i suoi tentacoli anche nel nord Italia: colletti bianchi, avvocati, professionisti al soldo dei boss mafiosi per infiltrarsi negli appalti pubblici. Gli studenti si sono divisi in vari gruppi: in aula magna si è svolto il dibattito con la drammatica testimonianza di Rosanna Scopelliti che a soli 7 anni, ha saputo dell’omicidio del padre dalla televisione; nell’aula 63, Claudio Meneghetti, autore del libro “Ndrangheta” ha tenuto un laboratorio sul tema “L’infiltrazione mafiosa a Mantova” attraverso l’analisi e il collegamento degli articoli pubblicati negli ultimi 20 anni dalla Gazzetta di Mantova e Reggio; nell’aula 55 è stato proiettato il film di Marco Tullio Giordana “I Cento Passi” che racconta dell’omicidio di Peppino Impastato; nell’aula 64, Luisa Ravagnini, criminologa, ricercatrice dell’Università di Brescia ha tenuto un laboratorio su “Criminologia e applicazione della pena e delle responsabilità sociali” ed infine, l’associazione “Libera” di Mantova, nella palestra dell’ala storica, ha trattato il tema “Dalla mafia alla legalità”. (m.p.)

Incontro presso Istituto “Manzoni” di Suzzara (MN)

I rappresentanti d’Istituto hanno organizzato per gli studenti un’assemblea sul tema della criminalità organizzata. Incontro con l’associazione “Ammazzateci Tutti” rappresentata da Aldo Pecora, Presidente dell’associazione antimafia “Ammazzateci Tutti” e da Massimo Brugnone, Coordinatore per la regione Lombardia; Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino, assassinato dalla ‘ndrangheta il 9 agosto 1991.

 Servizio di “Mantovanotizie” sull’assemblea studentesca di venerdì 25 settembre della scuola superiore “Manzoni” di Suzzara (MN) con interviste a Aldo Pecora, Rosanna Scopelliti e  Martina Bonesi, studentessa dello stesso Istituto Scoalstico.

DALLA TESTIMONIANZA ALL’AZIONE

Lele e il socio della ‘ndrangheta, gli interessi dell’impresario dei vip sul lago di Garda

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

di Fabio Abati

Le inchieste sulla criminalità organizzata al nord fanno emergere personaggi vicini ai clan calabresi che hanno avuto interessi in una discoteca gestita dal pigmalione di di starlette e tronisti, attualmente indagato nel Rubygate per favoreggiamento alla prostituzione

Picchiatori, piromani e personaggi vicini alla ‘ndrangheta. Ecco quali sono le amicizie pericolose di Lele Mora. Lui, l’impresario dei vip, coinvolto nello scandalo Ruby, da tempo è legato a interessi sul lago di Garda. Ed è qui che l’amico del premier, quello, che secondo Ilda Boccassini, portava le ragazze ad Arcore, incrocia uomini vicini alla criminalità da tempo insediata nella zona del basso bresciano. Si tratta di rapporti in cui, Mora, incappa inconsapevolmente. Insomma lui, probabilmente, non sa chi sono i suoi interlocutori. Ma andiamo con ordine.

Un anno fa Lele Mora entra in affari con Carmelo Anastasi, 48 anni, milanese. Nel marzo del 2009 l’agente dei vip, incalzato dalla Guardia di finanza, che sta indagando sul suo impero imprenditoriale, mette in liquidazione tutte le società del gruppo LM. Un’inchiesta del Corriere della Sera rivela che la Fonema edizioni musicali, controllata sulla carta dal figlio Mirko, finisce a una finanziaria svizzera e allo stesso Anastasi.

Ma chi è Anastasi? Un ex poliziotto, già da tempo inserito nel giro della security di Mora e suo malgrado salito all’onore della cronaca locale per essere stato condannato pochi mesi fa e in primo grado a due anni e tre mesi dal Tribunale di Brescia. L’accusa è di concorso in sequestro di persona, porto d’armi abusivo e lesioni. Assieme ad altri e a Leo Peschiera, 54 anni ex autista di Umberto Bossi, rapì il parcheggiatore di una discoteca, sostengono i giudici, per fargli confessare d’essere il colpevole dell’incendio del Lele Mora House. Il locale è situato a Desenzano del Garda. L’agente dei vip lo ha acquistato nel 2008. L’idea era rilanciarlo. Il risultato fu quello di finire dritto dritto nel mondo a tinte fosche della vita notturna gardesana.

La Lele Mora House, prima di essere acquistata dall’impresario dei vip, si chiamava Backstage, anche conosciuto come ex Biblò. Nel luglio del 2007, un’informativa del Gico di Brescia segnalò come un ramo della società che controllava il locale di via Colli storici a Desenzano, era in realtà nelle disponibilità di un’organizzazione criminale che legava esponenti della camorra (clan Laezza-Moccia di Afragola, Napoli) ad altri della ‘ndrangheta (clan Piromalli di Gioia Tauro, Reggio Calabria). Quel documento servì alla Direzione distrettuale antimafia di Brescia per confiscare il locale stesso, rilevato, nel 2009, da Lele Mora e trasformato nel Lm House.

Il provvedimento, istruito dalla Dda e dal Gico, arrivò a sequestrare oltre trenta milioni di euro in beni ai clan calabresi e campani del nord, in un’operazione ribattezzata “Mafia sul lago”. Tra i protagonisti c’è tale Francesco Carmelo Pisano di 57 anni, originario di Gioia Tauro ma residente a Lonato sul Garda.

Scrive il Gico: “Come confermato anche dalle dichiarazioni del pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti, questi [Pisano ndr.] viene indicato come gravitante attorno alla cosca ‘Piromalli’ di Gioia Tauro”; fatto confermato da varie sentenze di diversi tribunali italiani, nei quali Pisano è stato giudicato per associazione mafiosa, a cominciare da quello di Palmi nel lontano 1997. I finanzieri poi si soffermano a valutare la situazione economico-patrimoniale del pregiudicato. Egli risulta tra i soci fondatori dell’Area Building Srl, della quale possiede il 25 per cento del capitale: un’impresa di costruzioni con sede operativa a Pozzolengo in provincia di Mantova, ma non distante dal basso Garda.

E Pozzolengo è anche il paese in cui risiede Carmelo Anastasi. In una visura, datata 2009 ed effettuata presso la Camera di commercio di Verona, città ove ha sede legale la Area Building, negli assetti societari assieme al Pisano è presente pure l’Anastasi. Egli è il proprietario del 50% delle quote.

Nell’inchiesta sui clan in riva al Garda si ricorda inoltre che il Pisano “Fin dai primi anni ’90 era apparso in stretto rapporto coi fratelli Fortugno”, ovvero con altri esponenti della ‘ndrina dei Piromalli – sempre secondo il Gico di Brescia – a loro volta attivi nel basso Garda e proprio in questi giorni a processo assieme per lo sfruttamento della prostituzione. Nei loro summit, i compari calabresi, in contatto con quelli campani, ribadivano che non “era il caso di farsi la guerra, perché le ragazze e la droga potevano essere gestite assieme!” Teatro di questa laison, il solito mondo notturno in riva al lago. Una realtà che Mora e il suo entourage, loro malgrado, hanno imparato a conoscere molto bene.

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