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Legalità anche al nord, tremila giovani a scuola di antimafia

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

Per la prima volta la manifestazione si sposta da Reggio Calabria e viene ospitata a Busto Arsizio. Mattinata di lezioni per gli studenti e trenta relatori – tra giornalisti, testimoni e politici – per studiare insieme un percorso di cittadinanza attiva

“L’antimafia deve passare prima di tutto dalla cultura di base. Bisogna imparare a essere cittadini attivi”. Dall’impegno civile alla trasparenza nel voto elettorale, 3.500 studenti hanno discusso con 30 relatori dei diversi aspetti della legalità. Tutta Busto Arsizio è stata coinvolta nella prima edizione fuori sede di ‘Legalitàlia‘. L’iniziativa si tiene da quattro anni a Reggio Calabria, in occasione dell’anniversario della morte del giudiceAntonio Scopelliti, ucciso dalla ‘ndrangheta nell 1991 e, secondo alcuni pentiti, su richiesta di Cosa Nostra. ‘Legalitàlia in Primavera – giovani uniti contro le mafie‘ è il primo tentativo di esportare al nord la giornata. Non in una città qualunque, ma proprio a Busto Arsizio, dove lo scorso 29 marzo sono stati arrestati cinque presunti esponenti del clan Madonia di Gela e dove è in corso il processo ‘Bad Boys’ a diversi uomini della ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo-Legnano. “Lavoriamo a questa giornata da tre anni”, spiega Massimo Brugnone, coordinatore del movimento regionale di ‘Ammazzateci Tutti’. “Prima non sarebbe mai riuscita, ma i progetti portati avanti ogni giorno con i ragazzi hanno dato i loro frutti”. Partendo, ad esempio, dallo studio dellaCostituzione.

Stamattina più di 3mila studenti hanno fatto delle lezioni un po’ speciali. Divisi in nove teatri cittadini, hanno incontrato diverse figure impegnate a vari livelli nel rispetto e nell’applicazione della legalità. I ragazzi più grandi hanno discusso di come fare antimafia con le proprie forze, tutti i giorni, attraverso le testimonianze di Aldo Pecora – presidente di ‘Ammazzateci Tutti’ -,Lorenzo Frigerio – referente di Libera Lombardia –, Maurizio Pascucci dell’Arci Toscana, coordinati dal giornalista Mario Portanova. Naturale evoluzione del dibattito: il ruolo della politica. L’ex presidente della commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Lumia, ha parlato ai giovani elettori di domani degli strumenti che la politica potrebbe mettere in atto per contrastare le mafie. Potrebbe, ma non lo fa. E’ piaciuta agli studenti l’autocritica di un parlamentare che ha spronato tutti i partiti – compreso il proprio, il Pd – a fare di più. Prima di tutto, a prestare attenzione a chi inseriscono nelle proprie liste, così come i ragazzi dovranno stare attenti nel momento del voto. Insieme a Lumia, anche l’ex sindaco di Gela, Rosario Crocetta. Una presenza a cui gli organizzatori tenevano in modo particolare, “perché le due città sono in qualche modo gemellate”, spiega Brugnone. “Non solo per gli arresti e la criminalità, ma soprattutto perché a Busto Arsizio abita una colonia di 30mila gelesi”.

Gli studenti delle terze e quarte classi si sono fatti travolgere dal carisma di Pino Maniaci, il direttore della piccola tv di Partinico ‘Telejato’, quel piccolo uomo con i baffi che sfotte i mafiosi a viso aperto. “Perché la risata è liberatoria”, dice sempre. Insieme a lui, il direttore de ‘Il Fatto Quotidiano.it’, Peter Gomez per discutere del ruolo dell’informazione nelle battaglie per la legalità.

Per i più piccoli, invece, sono stati pensati degli incontri di base, con le testimonianze di chi le mafie le ha viste da vicino. Su tutti, Rosaria Scopelliti – la figlia del giudice – e Vincenzo Conticello, l’imprenditore proprietario dell”Antica Focacceria San Francesco’, partita da Palermo e subito vessata dalle richieste di pizzo. Sempre denunciate.

Per concludere il percorso, anche gli incontri con chi mette in campo gli strumenti pratici dell’antimafia: magistrati e sindaci – che hanno a che fare con il fenomeno spesso sottovalutato delle mafie al nord – e le forze dell’ordine. “Perché è importante capire che bisogna avere fiducia in loro”, ha commentato Massimo Brugnone. Così un agente della squadra Catturandi di Palermo ha coinvolto i ragazzi raccontando dell’arresto di Bernardo Provenzano.

A conclusione delle lezioni, mille studenti in corteo sono confluiti dai diversi teatri fino al parco del Museo tessile di Busto Arsizio. A sfilare con loro anche i cittadini. Tutti riuniti per riascoltare i relatori e tirare le fila di questa fitta mattinata. “Il nostro progetto”, spiega Brugnone, “è quello di toccare con ‘Legalitàlia’ tutte le stagioni e tutta Italia”. D’estate l’appuntamento è già a Reggio Calabria. La primavera se l’è aggiudicata il Nord. “Magari si potrebbe fare l’autunno nel Centro Italia e l’inverno nelle isole”.

di Claudia CampeseAlessandro Madron

Aldo Pecora e il “federalismo della legalità”

Fonte: http://www.varesenews.it

Il fondatore di Ammazzateci Tutti parla al teatro Fratello Sole: “Le mafie collaborano tra loro, deve farlo anche l’antimafia”. Lorenzo Frigerio (associazione Libera): “La criminalità organizzata ha colonizzato la Lombardia”

La mafia non è un’ipotesi o una prospettiva, ma una realtà di tutti i giorni, anche in Lombardia, anche a Busto Arsizio; in sintesi, riprendendo uno dei più gettonati slogan della giornata, “La mafia non ha regione”. Questo il leit motiv del doppio incontro alTeatro “Fratello Sole”, uno dei più attesi tra i nove organizzati nell’ambito di “Legalitàlia in Primavera”, per il calibro degli ospiti e la profondità dei temi trattati. Davanti agli studenti delle quinte superiori di tutti gli istituti partecipanti all’iniziativa, la mattinata è iniziata con un breve saluto del sindaco Gigi Farioli e del viceprefetto di Varese Andrea Polichetti, per poi proseguire con il dibattito vero e proprio; a fare da moderatore un vero pioniere dell’antimafia al Nord come Mario Portanova, giornalista de “L’Espresso”, “Wired” e “Il fatto quotidiano” e autore nel 1996 di “Mafia a Milano”, uno dei primi libri che svelavano la penetrazione della criminalità organizzata in Lombardia. “Da queste parti non si deve parlare di infiltrazioni, ma di una presenza significativa e articolata, con tanto di intimidazioni, estorsioni e omicidi – ha detto Portanova ricordando il processo Bad Boys in corso a Busto – e nessuno può pensare di essere immune. La mafia non è un’associazione criminale qualunque: penetra nella vita quotidiana della società e può diventare datore di lavoro, padrone di casa, o addirittura prendere decisioni politiche. Per questo va combattuta collettivamente, a partire dall’informazione”.

Sul processo che coinvolge alcuni esponenti della ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo e Legnano è tornato anche Aldo Pecora, giovanissimo fondatore dell’associazione Ammazzateci Tutti: “Quando i ragazzi del liceo Scientifico hanno voluto assistere alle udienze, le famiglie mafiose hanno risposto con un messaggio ben chiaro: loro non vogliono che i ragazzi sappiano e si informino. Invece l’attenzione ci deve essere sempre, non solo in occasione di fatti di sangue, e da parte di tutti: dobbiamo imparare a recidere il nostro stesso organismo con il bisturi ed espellere le cancrene”. Ricordando la sua esperienza di lotta alla criminalità iniziata a Reggio Calabria nel 2005, dopo l’omicidio di Francesco Fortugno, Pecora ha poi aggiunto: “Come diciamo spesso, qui al Nord siete sempre più avanti di noi: al Sud c’è una mafia sola per regione, voi ce le avete tutte! Si è visto nel caso Scopelliti che le mafie lavorano anche fuori dal loro territorio e spesso collaborano tra di loro. Sarebbe bene che anche noi facessimo un “federalismo della legalità”, e proprio da qui viene il marchio Legalitàlia. È importante sviluppare da subito gli anticorpi nel contesto scolastico, ed è fondamentale anche la presenza delle istituzioni, perché, non nascondiamocelo, le manifestazioni non bastano”.

A raccontare le rispettive vicende nel campo del contrasto alla mafia sono poi intervenuti ancheLorenzo Frigerio, responsabile regionale di Libera (una delle più importanti associazioni antimafia nazionali), e Maurizio Pascucci, consigliere regionale dell’Arci Toscana. “Si potrebbe pensare che dagli anni Novanta a oggi non sia cambiato nulla – ha detto Frigerio – ma credo che non sia così, e la giornata di oggi dimostra che le persone hanno capito di non poter delegare ad altri la questione mafia. Ormai al Nord si parla di colonizzazione mafiosa, e bisogna avere ben chiaro che non sono i “cattivi” meridionali a portare la delinquenza: la scelta di utilizzare il crimine organizzato è stata fatta consapevolmente da un’intera classe dirigente di questa regione. Non ci può essere crimine organizzato se non c’è una cattiva economia, una cattiva politica, una cattiva società”. Nell’intervento di Maurizio Pascucci, protagonista con la sua associazione di numerose iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica toscana sull’argomento, si è affrontato invece il tema della cosiddetta mafia dei “colletti bianchi”, professionisti o imprenditori collusi con la criminalità organizzata: “Vendersi alle mafie – ha detto Pascucci – può garantire un benessere immediato, ma certamente non la felicità a lungo termine. Bisogna mantenere sempre la propria dignità e, per un altro verso, combattere l’omertà che spesso prevale anche nelle nostre regioni. C’è bisogno di un grande salto di qualità, anche dal punto di vista politico”.

11/04/2011
Eugenio Peralta redazione@varesenews.it
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