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La mafia non va in vacanza

20 maggio: questa la data di quando Alessio Rudoni, segretario comunale della Lega Nord a Busto Arsizio, dichiarava inutile, dannosa e finanche pericolosa una commissione antimafia.

Per alcuni giorni, in quei giorni, le pagine dei quotidiani locali si sono riempite di commenti, suggerimenti, scontri, dibattiti. La creazione o meno di una commissione, o consulta, o di un qualcosa di comunale che portasse il nome di “antimafia” sembrava davvero al centro dell’attenzione. E come ogni volta, quando qualcosa è davvero al centro dell’attenzione, ecco che si scalpita, ci si preoccupa, si hanno le palpitazioni: sia mai che questa faccenda diventi seria.

Al di là di quelle che furono le polemiche di quel maggio più rovente del Caligola in arrivo e che videro il leghista Adriano Unfer, presidente della Commissione sicurezza, probabilmente anticipare i malesseri del caldo e riuscire ad affermare l’inesistenza del fenomeno del pizzo a Busto Arsizio per giustificare l’inutilità di una commissione antimafia, il problema oggi è uno solo: la mafia non va in vacanza. La mafia non va in vacanza e a Busto Arsizio invece si sta tentanto il più che conosciuto giochetto del non parlare per dimenticare.

In commissione sicurezza, lo scorso 11 maggio, si decise di convocare le così dette “realtà rappresentative” che si occupano del fenomeno mafia per poter approfondire l’argomento. Fu convocato il Procuratore della Repubblica Francesco Dettori che, non esprimendosi sulla volontà o meno di creare una Commissione antimafia – faccenda politica e non giuridica – si limitò a dire che se dovesse essercene una, dovrà essere composta da persone che sanno come evitare o fronteggiare le organizzazioni mafiose e preparate per dare consigli all’amministrazione comunale sul come comportarsi.
Non se la aspettava, forse, il presidente Unfer, che il capo della Procura di Busto Arsizio affermasse la necessaria umiltà da parte di un’amministrazione comunale che non si è mai occupata di mafia e che dovrebbe, invece, almeno iniziare a tentare di farlo, magari con l’aiuto di esterni. Ed allora: silenzio.

Il prossimo ottobre è previsto l’arrivo a Busto Arsizio della Commissione parlamentare europea antimafia dopo che il vicepresidente Rosario Crocetta, ex Sindaco di Gela, ha fatto tappa per due volte nella nostra città nelle edizioni di Legalitàlia in Primavera. Così, probabilmente, accadrà che mentre a Milano il Comitato scientifico antimafia guidato da Nando Dalla Chiesa e composto, tra l’altro, dal Procuratore di Varese, Maurizio Grigo, ha già stilato la sua prima relazione semestrale, a Busto Arsizio ci ritroveremo, ospitando l’equivalente organo più alto in grado a livello europeo, a dover ammettere che a qualcuno sembri dare fastidio l’istituzionalizzazione dell’antimafia.

E mentre tutti sono in ferie, la città è deserta, la mente di chi è rimasto volta al mare o a cercar riposo al lago nei week end estivi, la mafia non va in vacanza.
Nemmeno noi. Rialziamo la voce e chiediamo di nuovo al Sindaco di non dimenticarsi e occuparsi della vicenda.

Massimo Brugnone

L’antimafia del nord sfila nel varesotto: cinquemila in piazza per Legalitàlia

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Il centro di Busto Arsizio attraversato da un corteo al grido di “Fuori la mafia dallo Stato” per l’iniziativa organizzata da Ammazzateci tutti. Quattordici scuole coinvolte in un territorio “colonizzato” dalla ‘ndrangheta crotonese e dalla mafia gelese. Tra gli ospiti, l’europarlamentare Rosario Crocetta e il consigliere lombardo Giulio Cavalli. Con contorno di “veleni” sui finanziamenti comunali

Migliaia di studenti in corteo a ritmare slogan come “Fuori la mafia dallo Stato”, “La mafia non ci compra”, o a urlare il più rabbioso “Ehi mafiosi, pezzi di merda”. Non a Locri o a Palermo, ma per le vie del centro di Busto Arsizio, in provincia di Varese, dove 14 scuole superiori hanno partecipato alla seconda edizione di Legalitàlia in Primavera, un’iniziativa organizzata dall’Associazione “Ammazzateci tutti” che ha coinvolto circa cinquemila ragazzi e ragazze di Busto e dintorni.

Ne è venuta fuori una delle manifestazioni più fragorose e partecipate del nuovo movimento antimafia che si sta facendo strada nel Nord Italia “colonizzato” dalle organizzazioni criminali. Le mappe degli investigatori dicono che questa fetta del varesotto – come dire il nord del nord – è spartita fra la ‘ndrangheta di Cirò Marina, in provincia di Crotone, e la mafia di Gela, con la Statale del Sempione a fare da confine. Il boss delle ‘ndrine locali è indicato in Vincenzo Rispoli, commerciante di frutta e verdura nella vicina Legnano, condannato in primo grado per associazione mafiosa e arrestato anche nell’operazione Infinito del 2010.

A Lonate Pozzolo, altro paese del circondario, a ridosso dell’aeroporto di Malpensa, la ‘ndrangheta cirotana ha imperversato per un buon decennio con omicidi, pizzo, usura, intimidazioni plateali a commercianti e politici locali, poi svelate dal processo “Bad Boys”. Che si è svolto tra il 2010 e 2011 proprio a Busto, con gruppi di ragazzi delle scuole che andavano a presenziare alle udienze e conseguenti polemiche pubbliche sollevate sui giornali locali dai familiari degli imputati.

Questo per dire che oggi fare antimafia al Nord significa occuparsi, e preoccuparsi, del proprio territorio. Non come ai tempi di Falcone e Borsellino, quando gli studenti milanesi scendevano in piazza per manifestare solidarietà ai loro sfortunati coetanei del sud, “come se manifestassero contro l’apartheid in Sudafrica”, per usare le parole di Nando dalla Chiesa. Nel corteo di Legalitàlia i più duri negli slogan sono dei ragazzi di Tradate, dove nel lontano 1990 è stato ammazzato Roberto Cutolo, il figlio di don Raffaele, spacciato da un’efficiente joint venture fra ‘ndrangheta lecchese e camorra napoletana.

Così i ragazzi del profondo nord (siamo nella culla della Lega e dei suoi scandali, sui quali grava l’ombra della criminalità calabrese) si abbeverano alle parole di esponenti del movimento antimafia saliti dal Sud, come l’europarlamentare ed ex sindaco di Gela Rosario Crocetta (da Busto sono partite le armi destinate a farlo fuori, intercettate per tempo), il testimone di giustizia calabrese Pino Masciari, il giovanissimo presidente di Ammazzateci tutti – sorta a Locri nel 2005 dopo l’assassinio di Francesco Fortugno – Aldo Pecora, che di recente ha denunciato minacce e oscure manovre ai suoi danni, e Rosanna Scopelliti, figlia del giudice ucciso in Calabria nel 1991. Che hanno parlato, nei teatri cittadini e nel comizio finale al Museo del Tessile, insieme a esponenti del movimento antimafia nordico doc, come il lodigiano Giulio Cavalli, attore e consigliere regionale da diversi anni sotto scorta per le minacce ricevute.

La storia dei movimenti antimafia, però, non è mai indolore. E anche nella preparazione di Legalitàlia sono circolati piccoli veleni, legati ai finanziamenti dell’amministrazione comunale, retta dal sindaco pidiellino Gigi Farioli. Degli ottomila euro stanziati per l’inziativa, Ammazzateci Tutti non ha visto un soldo, pur essendo il vero motore di Legalitàlia (qui la cronaca della prima edizione). A beneficiarne sono state invece sigle politicamente più consone, come la Fondazione Blini, con radici nell’estrema destra e un presente apparentemente più “ecumenico”.

Brugnone: “La consulta? Determinanti poteri e persone”

Fonte: l’Inform@zione

IL PARERE DEL COORDINATORE DI “AMMAZZATECI TUTTI”

BUSTO ARSIZIO –  “Una consulta antimafia a Busto? Ben venga”. La proposta delle forze di centrosinistra (leggi qui) viene accolta positivamente da Massimo Brugnone, coordinatore per la Lombardia del movimento antimafia “Ammazzateci Tutti”. L’importante, però, è che non si tratti di un’istituzione fine a se stessa.

Qual è la sua opinione su un’iniziativa di questo tipo?
“Tutto dipende dalle funzioni che il Consiglio comunale darà alla consulta. Già il fatto di istituirla sarebbe positivo, però occorre ragionare sui poteri e su chi ne farà parte. Servono persone in grado di leggere e interpretare certi fenomeni, di cercare gli atti necessari, sindacalisti esperti. La consulta in sé non basta. Io stesso non mi sentirei sufficiente per un’istituzione del genere”.

Qualcuno le ha già proposto di farne parte, qualora il progetto partisse?
“C’è stato un confronto con i promotori, nel quale ci siamo trovati d’accordo sul fatto che quello della consulta sembra essere lo strumento migliore (mentre all’inizio si parlava di una commissione), perché il Consiglio comunale può stabilire come utilizzarla senza ristrettezze. Poi è partita la raccolta firme, a cui noi di “Ammazzateci Tutti” abbiamo preferito rimanere estranei perché ci faceva piacere che se ne occupasse la politica. Se in futuro dovessero chiederci un contributo, noi saremo disponibili”.

A Busto la politica fa abbastanza a proposito di lotta alla mafia?
“Finalmente si sta facendo qualcosa. In questi giorni abbiamo definito con l’Assessore Crespi un importante progetto educativo che coinvolgerà gli istituti superiori della città. Però il Comune è ancora indietro: le carte giudiziarie parlano chiaro e l’educazione alla legalità non basta”.

Altre città del territorio hanno attivato consulte o organi analoghi?
“A Milano ci sono due commissioni, mentre a Lonate Pozzolo esiste il ‘Gruppo consigliare della Legalità’, composto da due persone per ogni gruppo presente in Consiglio comunale. Organizzano, anche insieme a noi, iniziative di vario tipo. A Lonate sono intervenuti Nando Dalla Chiesa e Giulio Cavalli e lì avremo una nostra sede”.

L’istanza per la creazione della consulta ha ricevuto solo 350 firme. I promotori parlano di disinformazione e timori legati alla mafia. Lei cosa ne pensa?
“Non conosco le modalità esatte con cui sono state raccolte le firme. Certo è che a Busto, ma il discorso vale per tutto il nord, c’è ancora una certa ignoranza. Va però detto che noi di Ammazzateci Tutti lavoriamo molto con i giovani, che si dimostrano particolarmente attenti a questi temi, mentre da parte degli adulti riscontro una maggiore reticenza e ignoranza. Ma non importa se le adesioni raccolte non sono tante; ciò che conta è fare le cose. Noi vogliamo fare crescere consapevolmente le nuove generazioni, che fra dieci anni o più saranno la classe dirigente del Paese. Se quella attuale non dimostra lo stesso interesse, peccato, ma questo non ci deve fermare”.

Riccardo Canetta
pubblicato il: 25/02/2012

Mafia, chi non sa è colluso

Mafia, chi non sa è colluso

14 December  2011 – ore 16:30 – 18:30  

 Piazza Leonardo da Vinci 32 (Leonardo), Milano

In apertura ci sarà il saluto del Prorettore del Politecnico di Milano e a seguire gli interventi.

Relatori:
Nando dalla Chiesa, Sociologo, Presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano
Elisabetta Pugliese, Magistrato Antimafia della Procura di Bari
Massimo Brugnone, Coordinatore regionale per la Lombardia dell’associazione antimafia “Ammazzateci tutti”
Sandro Immordino, Presidente dell’associazione antimafia “Fuori dal coro”

Organizza: Terna Sinistrosa

Commissione antimafia a Milano? Cittadini e politica a confronto

Milano – Vogue Fashion’s Night Out. È stracolma la capitale della moda nella sua serata più In dell’estate, dove le migliori vetrine del famoso quadrilatero si aprono anche la sera. Tardo nell’entrare in quella porticina che in San Babila si lascia alle spalle la musica, i cocktail, i vestiti, per entrare nel mondo della Casa della Cultura, dove si sta svolgendo una conferenza organizzata da Stampo AntimafiosoLe Girandole e Qui Milano Libera. Tema della serata: “Quale commissione antimafia a Milano?”. La sala, colma, fa invidia alle strade della città.

Fare proposte al GIP (Gruppo di idee e progetti antimafia) del PD, sviluppare un’analisi del rischio delle aziende collegate al comune, elaborare un codice di autoregolamentazione per i partiti, audire professionisti che hanno avuto rapporti con la mafia (es. Pietro Pirello). Un elenco delle possibili funzioni della così detta Commissione Antimafia quello che stava stilando David Gentili al mio ingresso. Solo dopo scoprirò che, prima del mio arrivo, il Presidente del coordinamento antimafia amministratori del PD per la provincia di Milano aveva sostenuto l’idea di una Commissione Antimafia composta da soli consiglieri comunali, non aperta a persone esterne.

Commissione Smuraglia. È replicare la passata ed efficace Commissione Antimafia l’idea di Nando Dalla Chiesa che ne fece parte in qualità di sociologo. Non usa mezzi termini il Professore che denuncia il Consiglio comunale intero di mancata sensibilità istituzionale nel decidere modi e tipi di Commissioni possibili. I nodi chiave sono chiari. «La Commissione deve essere competente e compito dei politici è offrire lo strumento migliore possibile». Il concetto espresso è semplice: non si può pretendere che la mafia venga combattuta, anzi meglio, ostacolata, da chi non la capisce. «Le tensioni politiche non devono condizionare l’accertamento della verità». Troppo spesso, anche in Commissione parlamentare antimafia, le delibere di tali organi sono solo scambi politici, mentre la verità non può e non deve essere condizionata dalla paura. «Un Comitato d’indagine e non una commissione d’inchiesta». È pacifico che un comune non può avere gli stessi poteri di una Commissione parlamentare. Quest’organo deve poter indagare ed infine relazionare agli altri organi preposti i propri risultati. E come si può pretendere che una commissione formata da soli consiglieri comunali possa efficacemente contrastare le mafie presenti a Milano quando, ancora oggi, il Consiglio comunale stesso non si è ancora espresso sul problema della corruzione politica che sta investendo proprio il capoluogo lombardo? “Una pagina neranella storia della città di Milano” quella che secondo Nando Dalla Chiesa verrebbe scritta con una commissione chiusa a membri esterni. Ancora più nera perché il Consiglio comunale «non se ne rende nemmeno conto».

Concreto l’intervento di Basilio Rizzo, tanto concreto quanto sconcertante. «Sappiamo che una Commissione Antimafia sul modello Smuraglia non passerebbe, perché alcuni membri della stessa maggioranza non la voterebbero». Il Presidente del Consiglio Comunale propone una via di mezzo, una commissione suddivisa in due livelli: il primo formato da consiglieri comunali, eletti dal consiglio stesso; il secondo un comitato tecnico scientifico dotato di libertà di lavoro e nominato con delibera del consiglio comunale. Uno sbilanciamento sui nomi: «David GentiliPresidente della commissione; Nando Dalla Chiesa e Gherardo Colombo membri. Diversamente sarebbe come ammettere di non volerla».

Gli animi si scaldano quando la parola passa alla platea. Cittadini evidentemente delusi da un’amministrazione di centro-sinistra che non riesce a trovare un accordo concreto su un tema tanto delicato quanto urgente ed importante. Aberrante sentir prender parola una consigliera comunale che si rifiutava di presentarsi, ma tranquillizzava i presenti: «non sono del PD». Anna Scavuzzo, capogruppo di “Milano civica per Pisapia Sindaco”, fa notare che comunque tale commissione non è stata inserita fra le 17 permanenti già deliberate dal Consiglio, quindi è evidente che la maggioranza si sta interrogando sul da farsi, ma ammette di essere una parte di quella maggioranza che rifiuta l’idea di una Commissione Smuraglia.

La Casa della cultura si trasforma in un vero e proprio luogo di incontro/scontro fra la politica e la città. David Gentili rimane della propria posizione, «il Consiglio comunale deve riuscire a combattere la mafia con le persone che sono state elette – ed aggiunge – se c’è bisogno della competenza di esperti è giusto che abbiano un ruolo guida, ma come gruppo di persone competenti che affianchi la giunta. Un consiglio comunale non può dichiararsi incompetente». Una promessa quella di non firmare una delibera che riproponga una Commissione Smuraglia ed un’apertura su un altro tema affrontato durante la serata: «Io al PDL la vicepresidenza la darei».

«Il primo obiettivo è: ma la mafia cosa teme di più?» La conclusione è di Nando Dalla Chiesa che ricorda i tempi in cui Falcone veniva attaccato perché con le sue indagini rovinava l’economia Palermitana: «“in alto” si è detto che se ci sono gli esterni può saltare anche l’Expo».

Molte le parole, pochi ancora i fatti. Il Sindaco Pisapia pochi giorni fa prometteva l’istituzione di una Commissione antimafia nel giro di un mese. Non deve essere una discussione incentrata su un nome per chi debba ricoprire l’incarico di Presidente e nemmeno di una spartizione di poltrone che maggioranza e opposizione possano mettere in atto per ripulirsi la faccia. La questione è seria e la risposta si trova nella competenza, nella trasparenza e nella ricerca della verità. Un’amministrazione, di qualsiasi colore, alla guida di una città come Milano, non può permettersi incertezze: non può essere un regolamento, un cavillo o un principio testardo a bloccare il sacrosanto diritto dei cittadini di essere tutelati e difesi dalle organizzazioni criminali. Sono convinto che il Consiglio comunale debba esser parte di tale organo e debba trovare i propri rappresentanti, ma non possa permettersi di chiudersi totalmente. Non fosse altro per un paragone semplice: anche i giudici togati in Corte d’Assise, per le decisioni più importanti, si fanno affiancare dai c.d. giudici popolari, presenti in maggioranza. La lotta alla mafia è una decisione importante ed i “politici eletti” debbono avere l’umiltà di farsi affiancare dai “politici popolari”. Giudico quindi buona la proposta di Basilio Rizzo: se è vero come è vero che una Commissione Smuraglia non passerebbe, allora bisogna comunque puntare verso l’obiettivo senza fermarsi su sterili polemiche. Ben venga una commissione su due livelli che permetta un lavoro autonomo ad esterni attraverso un comitato tecnico-scientifico, fermo restando che il Presidente della commissione sia interno al Consiglio comunale perché, comunque, la Politica non deve svuotare sè stessa della rappresentanza Istituzionale che i cittadini gli hanno dato.

Un ringraziamento ai ragazzi di Stampo Antimafioso che hanno organizzato la serata e hanno saputo darne il giusto tono e risalto. Un ringraziamento particolare ad Edda Boletti, Presidente de “Le Girandole” che ancora riesce a trasmettere la propria energia. Un ultimo ringraziamento a Qui Milano Libera che (almeno a Milano) sembra aver abbandonato il solo “metodo urlatore”, ma si sta impegnando per costruire le basi, passando dalla protesta alla proposta.

Massimo Brugnone

Quale commissione antimafia a Milano?

Fonte: www.stampoantimafioso.it

Comunicato stampa del dibattito  organizzato dalle associazioni
            Le Girandole, Stampo Antimafioso e Qui Milano Libera
 

L’istituzione di una commissione comunale antimafia, prevista dal programma della Giunta Pisapia, è attesa per l’autunno. Sarà una composizione interamente consiliare oppure una commissione mista, aperta al contributo operativo di tecnici esterni al consiglio comunale sul modello della “Commissione Smuraglia” dei primi anni Novanta?  E di quali competenze deve essere dotata per risultare davvero efficace nel contrasto alle infiltrazioni mafiose, anche in vista dell’Expo 2015?

Per favorire informazione e confronto su questi temi, prima della decisione dell’amministrazione comunale, le associazioni  Stampo Antimafioso, Qui Milano Libera e le Girandole hanno fissato la seguente iniziativa:


Quale Commissione Antimafia per Milano?
come deve essere composta e quali competenze deve avere per essere efficace?

giovedì 8 settembre, ore 20.45
presso la “Casa della Cultura”
via Borgogna, 3  (zona San Babila)

Una serata di dibattito e confronto con:
Basilio Rizzo
presidente del Consiglio comunale di Milano

Nando dalla Chiesa
docente di sociologia della criminalità
organizzata alla Statale di Milano

David Gentili
presidente coordinamento antimafia
amministratori del PD, consigliere comunale

Mario Portanova
giornalista e scrittore

Giuseppe Teri
insegnante ed esponente del coordinamento delle scuole milanesi per l’educazione
alla legalità e alla cittadinanza
Aderiscono (ordine alfabetico):
Coordinamento Scuole milanesi per l’educazione alla legalità e alla cittadinanza

Lonate alza la testa partendo dai giovani, aspettando Cavalli

Fonte: http://www.varesenews.it

Il paese divenuto un sibolo del potere della ‘ndrangheta al nord sta vivendo la sua rinascita con i ragazzi di Ammazzateci tutti che fanno un banchetto al mercato e lo spettacolo di Giulio Cavalli in piazza il 9 luglio. Prima ci sarà la sentenza sui “bad boys”

Tra i banchi del mercato di Lonate Pozzolo, questa mattina venerdì, c’era un banchetto particolare che non vendeva nulla ma consegnava ai tanti clienti che vanno a fare spesa ogni settimana, i volantini dello spettacolo di Giulio Cavalli che si terrà in piazza Sant’Ambrogio il prossimo 9 luglio. La gente guarda il volantino, qualcuno apprezza e li incoraggia, qualcuno legge e lo restituisce. A soli tre giorni dalla sentenza del processo in corso a Busto Arsizio ai presunti appartenenti alla ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo e Legnano i ragazzi di “Ammazzateci tutti” hanno osato ciò che non avevano mai fatto prima, montare un gazebo con tanto di bandiere e striscioni per dire “liberiamo” Lonate Pozzolo dall’alone della malavita organizzata e restituiamola ai cittadini onesti e per bene, siano essi lonatesi doc o calabresi, siciliani, campani. L’iniziativa è un primo passo verso un impegno importante che l’associazione vuole prendersi a Lonate e dove cominciano a spuntare giovani ragazzi, come la 18enne Etienne dal viso pulito e gli occhi chiari con tanta voglia di impegnarsi per portare la legalità al primo posto tra i giovani lonatesi. 

L’impegno dell’associazione coordinata da Massimo Brugnone è strettamente correlato al lavoro che il comitato per la legalità, nato in seno al consiglio comunale in maniera trascersale tra i partiti, sta facendo da qualche mese a questa parte. Lo spettacolo che Giulio Cavalli terrà il 9 luglio (dal titolo evocativo “nomi, cognomi e infami”) è il secondo appuntamento importante dopo la serata con Nando Dalla Chiesa. L’assessore, e membro del gruppo sulla legalità, Gennaro Portogallo ha sottolineato: «Vogliamo portare un messaggio diverso per riscattare una cittadinanza accusata di essere contigua alla ‘ndrangheta – ha detto – Avremo l’onore e il piacere di avere Giulio Cavalli, persona trasparente corretta e coraggiosa. Ringraziamo Massimo Brugnone e Ammazzateci tutti. Non so perché lo fanno ma è da ringraziare per l’impegno costante che ci mettono questi giovani. Vogliamo tanta gente in piazza. Lonatesi e non».

Massimo Brugnone ha ringraziato al comune di Lonate: «Questo comune è uno dei pochi che ci sostiene con così tanto entusiasmo. La scelta di fare lo spettacolo qui e ora non è casuale – spiega Brugnone – Lonate non è solo ‘ndrangheta ma Giulio Cavalli è l’ideale per questo paese. Porta in scena chi subisce il fenomeno mafioso e chi lo combatte. Racconta di persone normali che devono diventare, loro malgrado, eccezionali. I cittadini, dopo questo spettacolo, devono trovare il coraggio della denuncia».

Giacomo Buonanno, consigliere dei Democratici Uniti e membro del gruppo di lavoro: «Quello che stiamo facendo è un percorso che sta crescendo in qualità. Lo spettacolo di Giulio servirà a mettere i nomi in risalto per essere tutti insieme nella denuncia – ha detto Buonanno che poi rivela –  mi auspico che  giornalisti che sono venuti in paese per dipingere il fenomeno mafioso di cui siamo stati vittima sappia ora usare Lonate come esempio positivo per veicolare il messaggio di contrasto nato dal consiglio comunale all’unanimità. Stiamo facendo politica con la “p” maiuscola. Daremo a tutti i cittadini gli strumenti culturali per renderlo immuni dalla metastasi mafiosa»Anche l’esponente leghista Armando Mantovani ha voluto sottolineare il particolare momento storico: «Lunedì ci sarà l’importante sentenza e ieri è stato arrestato il fratello di Totò Riina – conclude – siamo felici di inserirci con la nostra iniziativa». Walter Girardi, rappresentante dei Democratici Uniti chiude con una speranza: «Vogliamo una piazza piena all’inverosimile».

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