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In “Infinito” il ne bis inidem: un’assoluzione che vale una condanna

di Massimo Brugnone
Coordinatore regione Lombardia
Movimento antimafie “Ammazzateci Tutti”

Ieri, 19 novembre, la sentenza per i 119 imputati nella formula direttissima del processo “Infinito”. 110 condannati, 8 assoluzioni (un imputato nel frattempo è morto).
Fra gli assolti dal GUP di Milano anche Vincenzo Rispoli, Emanuele De Castro, Luigi Mancuso, Nicodemo Filippelli e Giorgio La Face: gli ‘ndranghetisti del locale di Legnano-Lonate Pozzolo, già condannati nel processo “Bad Boys” dal Tribunale di Busto Arsizio.

Con buona pace di chi, a poco più di un’ora dalla sentenza, ci ha contattati esultando per l’assoluzione di quegli ‘ndranghetisti di cui abbiamo seguito ogni udienza fino alla condanna, dobbiamo dare spiegazione di come in questo caso la parola assoluzione equivalga a condanna.

Il diritto e le leggi sono materia fin troppo ostica in Italia e troppo spesso non se ne apprende a pieno il significato, ma i sopracitati assolti vengono graziati nell’aula bunker del Tribunale di Milano semplicemente per la regola del ne bis inidem, non due volte per la stessa cosa.
Non si può essere condannati due volte per lo stesso reato: questa la motivazione per cui gli appartenenti al locale di Legnano-Lonate Pozzolo sono stati assolti, ma che in realtà continuano a scontare le loro pene. Lo spiega bene Nando Mastrillo (di grazia, unico giornalista ad aver sottolineato la notizia) nel suo articolo su VareseNews: l’impianto accusatorio confermato dalla sentenza di Milano porterà probabilmente a sentenza ancor più grave nel processo di appello alla sentenza “Bad Boys”.

A dirla in breve, i giudici di Busto Arsizio sono semplicemente arrivati prima nel condannare la ‘ndrangheta locale rispetto ai giudici di Milano che ne hanno anche disegnato una struttura regionale e nazionale. La sentenza di condanna resta dunque quella emessa il 4 luglio scorso.

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LOCALE LEGNANO-LONATE POZZOLO DOSSIER

Per spiegare il collegamento fra il locale di Legnano-Lonate Pozzolo e la struttura regionale della ‘ndrangheta è utile riportare quanto scritto dai magistrati nelle ordinanze di custodia cautelare e nelle motivazioni della sentenza di condanna.

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Da stasera siete collusi con la dignità

Fonte: StampoAntimafioso

Sabato 9 Luglio, in Piazza Sant’Ambrogio a Lonate Pozzolo, davanti a circa 200 persone di ogni età,  è andato in scena lo spettacolo “Nomi, Cognomi e Infami” dell’attore e consigliere regionale Giulio Cavalli.

Di Roberto Nicolini

Nella tana del lupo e senza paura. Perché dopo la sentenza del processo “Bad Boys” non bisogna più averne, di paura. Non bisogna più avere alcun timore di gridare l’esistenza della locale ‘ndranghetista di Lonate Pozzolo-Legnano, di accusare alcune persone di essere mafiose. È l’idea di fondo dello sprono introduttivo di Massimo Brugnone, coordinatore regionale del movimento Ammazzateci Tutti nonché organizzatore della serata.  Con lo sguardo fisso sul pubblico, con una sicurezza che non sempre si trova in un ventenne,  scandisce al microfono i nomi e le condanne del processo conclusosi lunedì a Busto Arsizio. Risuonano i nomi di Esposito Antonio, Filippelli Nicodemo, De Castro Emanuele, Murano Vincenzo, i lonatesi “cattivi” e condannati. Ma per non fare di tutta l’erba un fascio, bisogna dimostrare che i lonatesi sono gente onesta. “Bisogna dimostrare di essere di più e farlo orgogliosamente, mantenendo l’umiltà di imparare”, è l’idea di Brugnone, secondo cui è necessario trovare il coraggio di denunciare e di fidarsi della giustizia. Il giovane organizzatore chiude l’introduzione allo spettacolo, apertasi con due discorsi di Borsellino sul dovere di smuovere le coscienze e sulla forza di reagire, soprattutto della gioventù, ringraziando le autorità di Lonate, in particolare il consiglio comunale e il gruppo di lavoro per la legalità, che hanno permesso la serata e che si stanno muovendo per fornire una sede ai ragazzi di Ammazzateci Tutti sul suolo di Lonate, per decontaminarlo dalla presenza mafiosa.

Ma per liberarsi dalla pressa criminale bisogna anzitutto parlarne. Il potere della parola. “Questo non è uno spettacolo teatrale”, “stasera va in scena la parola” esordisce Giulio Cavalli. E continua, “la risata è l’arma più forte” perché davanti ad essa “la mafia si sgretola”. Parole forti, scomode, dette energicamente nella piazza principale di una cittadina lombarda ormai simbolo della colonizzazione ‘ndranghetista al Nord. Cavalli sa affrontare discorsi ostici con semplicità, con parole accessibili a tutto il pubblico presente, degne di un’artista che, nonostante sotto scorta, non rinuncia a chiacchierare con le persone in attesa del suo spettacolo. L’artista usa l’ironia e, a tratti, un pizzico di volgarità per spingere la gente a riflettere. Per non tradire il titolo dello spettacolo, Cavalli fa i nomi, racconta storie di personaggi di mafia, li insulta, li irride. Vuole mettere il re a nudo. È il ruolo del giullare, dell’Arlecchino, come lui sottolinea più volte, che vuol divertire il pubblico denigrando il potere e suscitando reazioni nel popolo. Bisogna farlo perché la Lombardia è “una regione che non si accorge”, dove la mafia “è entrata nei Martini come un’oliva”. Ma Cavalli non racconta solo i cattivi, i veri infami. Il magistrato Bruno Caccia, il sindaco di Gela, Rosario Crocetta, il giornalista Giuseppe “Pippo” Fava, anche loro, quelli che hanno sacrificato la loro vita per una giusta causa, trovano spazio nella narrativa perché “il silenzio è complice”. Chi non parla aiuta la criminalità. Bisogna “decidere da che parte stare diventando partigiani” poiché “l’indifferenza è incostituzionale”. Cavalli va oltre e rincara la dose, “non potete dire di non sapere” e “dopo stasera, siete collusi con la dignità”.

Le persone, nonostante le avvisaglie di temporale date dai fulmini e da un venticello che fa sventolare per bene le bandiere di Ammazzateci tutti, rimangono, tutte, fino alla fine, anche coloro che non sono riuscite a trovar posto a sedere. Gli applausi finali, prima al solo Cavalli poi alla stretta di mano -invocata da Brugnone  per dimostrare che l’antimafia non ha bandiere politiche- tra l’attore (Sel) e il sindaco di Lonate (Pdl) non sono lunghissimi, vista anche l’avversione dell’artista per questi, ma si sente nell’aria, dal suono pieno, che sono applausi intensi, che vengono da dentro. L’artista e gli organizzatori sono riusciti nel loro intento. Così, si chiude positivamente un altro capitolo della lotta alla mafia nel varesotto. Lotta nella quale, la società civile e la giustizia sembrano correre affiancati come due treni, ma ad alta velocità.

Giulio Cavalli fa nomi e cognomi

Fonte: http://www.varesenews.it
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L’attore in piazza Sant’Ambrogio racconta la ‘ndrangheta nostrana.

Massimo Brugnone legge l’elenco dei condannati al processo Bad Boys

Nomi e condanne in piazza, Cavalli deride la ‘ndrangheta

Fonte: http://www.varesenews.it

Successo per lo spettacolo in piazza Sant’Ambrogio dell’attore e consigliere regionale lodigiano, invitato in piazza da Ammazzateci Tutti e dal gruppo della legalità. Brugnone: “Presto una sede in paese”

Mentre a Milano fioccano le richieste di condanna da parte dell’accusa nel processo Infinito (1000 anni di carcere in totale), a Lonate Pozzolo si comincia un nuovo corso con Giulio Cavalli in piazza e i ragazzi di Ammazzateci Tutti che provano a portare un po’ di ossigeno della legalità in un paese che stava morendo asfissiato dalla presenza di una locale di ‘ndrangheta tra le più antiche e le più attive in tutta la Lombardia, una locale che è stata certificata da una sentenza del tribunale di Busto Arsizio. E la lunga lista dei condannati ha aperto lo spettacolo di Giulio Cavalli, attore in prima linea contro la mafia al Nord e consigliere regionale di Sinistra Ecologia e Libertà. La lista dei condannati nel processo Bad Boys la legge Massimo Brugnone, voce ferma e sguardo sul pubblico mentre un’imponente apparato di sicurezza, coordinato dal maggiore dei Carabinieri di Busto Arsizio Gianluigi Cirtoli, fa buona guardia nella piazza sant’Ambrogio.

Davanti a circa 200 persone, in prima fila sindaco e giunta al completo, Giulio Cavalli inizia il suo monologo fatto di storie che prendono a schiaffi la ‘ndrangheta, la deridono e lui deride gli uomini che ne fanno parte, il loro atteggiarsi, le loro manie di grandezza, la loro mancanza di cultura. Lo spettacolo parte da Gela (il piano per uccidere l’ex-sindaco Crocetta) e sale fino a Milano (la ‘ndrangheta a 100 passi dal Duomo), poi punta sul Varesotto (con le intercettazioni delle conversazioni tra Nicodemo Filippelli e Fabio Zocchi), poi tocca Desio, Torino (con l’assassinio del magistrato Bruno Caccia) e, infine la lettura di un testo di Giuseppe Fava, scrittore e drammaturgo catanese ucciso nel 1984 dalla mafia per il suo grande impegno sociale e civile contro le organizzazioni criminali che stavano insanguinando la Sicilia: “Ora siete tutti collusi – ha detto in chiusura Cavalli guardando il pubblico – siete collusi con la dignità. Non potrete dire io non sapevo”.

Uno spettacolo che ha fatto nomi e cognomi dei veri infami; quelli che, come ha ricordato Brugnone all’inizio, “hanno fatto mangiare le cambiali a Fabio Lonati”, quelli che spadroneggiavano nei bar di Lonate bevendo e mangiando gratis, quelli che coprivano la fuga di latitanti come Silvio Farao, quelli che picchiavano a sangue chiunque non pagasse quanto dovuto per tempo, quelli che incendiavano auto e cantieri di chi non faceva quello che loro chiedevano. Questi sono gli infami dei quali Lonate Pozzolo vorrebbe liberarsi una volta per sempre anche grazie al lavoro del gruppo della legalità sorto in seno al consiglio comunale e che ha dato a Massimo Brugnone e ai ragazzi di Ammazzateci Tutti le chiavi per aprire il portone del silenzio e irrompere, molto probabilmente, con una sede. L’assessore alla cultura Simontacchi l’ha promessa e a breve potrebbe rendersi disponibile un locale che possa diventare presidio di legalità. Infine il sindaco Piergiulio Gelosa è salito sul palco per stringere la mano all’attore e consegnare il libro su Lonate Pozzolo.

Tra il pubblico, ieri sera, c’erano anche molti calabresi (qui sono quasi tutti di Cirò Marina) onesti che hanno voluto essere presenti per testimoniare la loro appartenenza a questo luogo e il loro contributo alla crescita economica e civile di Lonate. Il resto è solo chiacchericcio di chi ha perso tutto e si trova davanti il muro della legalità, alto e costruito con un buon materiale: i giovani che hanno saputo alzare la testa di fronte all’ingiustizia.

Bad Boys: 12 condanne e 3 assoluzioni per i ‘cattivi ragazzi’

Fonte: StampoAntimafioso

Di Ester Castano e Giulia Rodari

Procedimento iniziato il 9 giugno 2010, la sentenza Bad Boys è stata pronunciata lunedì 4 luglio 2011 nelle aule del tribunale di Busto Arsizio (VA). Per quindici imputati la condanna di primo grado del processo con rito ordinario.

“Sei tu piuttosto che sei ingrassato!” urla una bionda donna robusta in canottiera dall’area destinata al pubblico, alzandosi in piedi e gesticolando vigorosamente con le mani come stesse salutando un caro parente in procinto di imbarcarsi per un lungo viaggio oltremare. Il luogo in cui si svolge la scena, però, non è un porto affacciato sull’oceano, bensì il Tribunale di Busto Arsizio in provincia di Varese. E quel ‘caro parente’, non è lo ‘zio d’America’, ma suo marito Vincenzo Rispoli accusato dal Tribunale di Milano di essere un pilastro portante dell’associazione mafiosa denominata ‘Locale di Legnano-Lonate Pozzolo’.  La sua famiglia è al completo, la famiglia che niente fa sembrare quella di un potente boss della ‘ndrangheta lombarda come invece risulta a fine processo. La figlia neanche ventenne mentre esclama entusiasta “Oh, mamma, si ritirano per deliberare come in televisione, sembra di essere a Forum!” ne dà la prova.

Sono tanti i parenti degli imputati presenti sul fondo dell’aula, in attesa del verdetto finale che dichiarerà la condanna o l’assoluzione dei familiari: espressioni un po’ arroganti, un po’ superiori, un po’ sofferenti. Durante il momento di ritiro della corte si ritrovano al bar che guarda dritto in faccia alle porte del Tribunale, paradossalmente chiamato Alibi. Chiacchierano con la fidanzata, l’amico o l’avvocato, camminano fino alle porte di ingresso e fumano nervosamente per attenuare la tensione che si accumula all’avvicinarsi del momento decisivo.

C’è anche Antonella Leto Russo: trucco pesante e sottile sorriso beffardo, figura slanciata, tacchi a spillo e minigonna nera. La 34enne di Cirò Marina cammina avanti e indietro per il bar, poi esce, si appoggia al cofano di una macchina a fumare, in libera attesa del suo momento decisivo.

All’una l’aula si riempie e si procede alla lettura dei nomi e delle rispettive condanne. All’interno non è presente alcun rappresentante delle parti civili e solo Rita Vizza, seconda donna implicata poi assolta, è assente. Tensione nell’aria. Gli imputati, devoti, si fanno il segno della croce. Fieri, ascoltano la sentenza. Seduti vicino ai parenti degli ‘ndranghetisti i ragazzi di Ammazzateci Tutti guardano fisso davanti a loro senza distogliere lo sguardo dai magistrati.

Queste le condanne di primo grado per i 15 imputati processati con rito ordinario:

–  CIANCIO Nicola, cl. 1967, nato a Senise (PZ), residente a Ferno (VA) e domiciliato a Lonate Pozzolo (VA). Condannato a anni 5 di detenzione.

– DE CASTRO Emanuele, cl. 1968, nato a Palermo e residente a Lonate Pozzolo (VA). Condannato a anni 8 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– ESPOSITO Antonio, cl. 1967, nato a Magenta (MI) e residente a Busto Garolfo (MI). Condannato a anni 8 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– FILIPPELLI Francesco, cl. 1957, nato a Cirò Marina (KR) e residente ad Oleggio (NO). Assolto.

– FILIPPELLI Nicodemo, cl. 1971, nato a Cirò Marina (KR) e residente a Lonate Pozzolo (VA). Condannato a anni 10 di detenzione.

– GIORDANO Stefano, cl. 1967, nato a Busto Arsizio (VA) e qui residente. Condannato a anni 3 e mesi 6 di detenzione.

– LAFACE Giorgio, cl. 1973, nato a Busto Arsizio (VA) e residente a Pogliano Milanese (MI). Condannato a anni 3 e mesi 8 di detenzione.

– LETO RUSSO Antonella, cl. 1977, nata a Cirò Marina (KR) e qui residente. Condannata a anni 2 e mesi 8 di detenzione.

– MANCUSO Luigi, cl. 1977, nato a Cirò Marina (KR) e qui residente, ma domiciliato a Busto Arsizio (VA). Condannato a anni 8 e mesi 4 di detenzione.

– MURANO Vincenzo, cl. 1978, nato a Cirò Marina (KR) e residente a Lonate Pozzolo (VA). Assolto.

– RIENZI Pasquale, cl. 1968, nato a Grenzach (Germania) e residente a Legnano (MI). Condannato a anni 7 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– RISPOLI Vincenzo, cl. 1962, nato a Cirò Marina (KR) e residente a Legnano (MI). Condannato a anni 11 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– ROCCA Ernestino, cl. 1974, nato a Saronno (VA) e residente a Dairago (MI). Condannato a anni 5 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– VIZZA Rita,  cl. 1954, nata a Cirò Marina (KR) e residente a Cirò Marina. Assolta.

– ZOCCHI Fabio, cl. 1962, nato a Genova e residente a Gallarate (VA). Condannato a anni 9 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

 12 condanne, 3 assoluzioni. Condanne che vanno da un minimo di due a un massimo di undici anni, per un totale di 80 anni e la confisca di oltre 200 mila euro in disponibilità degli imputati. La sentenza verrà depositata entro 90 giorni mentre gli avvocati difensori avanzeranno immediatamente appello.

Pochi attimi dopo la lettura dell’ultimo nome, l’aula del tribunale di Busto Arsizio si svuota rapidamente. Il ragazzino 17enne figlio di Emanuele De Castro saluta il padre in cella e non si tira indietro dall’insultare le forze dell’ordine che invitano la parentela a lasciare la sala dell’udienza. “Stammi bene Tonino!”: Vincenzo Rispoli saluta così Antonio Esposito. Quest’ultimo, condannato a 8 anni, si bacia le mani in un spontaneo e vistoso gesto di saluto rivolto al compare. Meno affettuosi sono stati i parenti dei condannati con Massimo Brugnone, coordinatore regionale del movimento antimafia Ammazzateci Tutti: i suoi compaesani – Brugnone stesso è di origini calabresi ma bustocco d’adozione – non ci pensano due volte a riempirlo di insulti con frasi che si avvicinano più alla minaccia che all’offesa.

E fuori dal tribunale… vecchiette passeggiano, ragazzi ridono agli angoli delle strade, bambini mangiano il gelato, macchine restano in coda: fuori, semplicemente il consueto procedere di tutti i giorni.

Bad Boys: le mani della ‘Ndrangheta al Nord

Fonte: StampoAntimafioso

Di Ester Castano

Due del pomeriggio del 15 luglio 2008, San Vittore Olona in provincia di Milano. Carmelo Novella detto ‘compare Nuzzo’ sta bevendo un caffè fra i tavolini rossi del Circolo degli ex combattenti e reduci, a pochi passi dalla scuola elementare. Entrano due killer a volto coperto e gli sparano tre colpi di pistola in pieno viso, uno al braccio, senza lasciargli scampo. L’uomo, 58enne con un passato di armi, droga e galera, rimane ucciso sul colpo. 27 settembre dello stesso anno, San Giorgio su Legnano: squilla il telefono della caserma dei Carabinieri. Una voce maschile informa che nei pressi del cimitero si trova un corpo apparentemente privo di vita: un foro di pistola gli ha attraversato il volto, dalla bocca è arrivato alla nuca. Si tratta del 34enne Cataldo Aloisio, arrestato nel 2000 perché ritenuto vicino alla ‘ndrina di Cirò Marina. Servivano due omicidi, decisi in Calabria dai boss della ‘ndrangheta ed eseguiti in Padania, per aprire gli occhi ai cittadini delle due più industrializzate città del Nord: la prima, Milano, capoluogo lombardo; la seconda, Varese, ‘verde’ città del carroccio. Mani invisibili all’opinione pubblica, ma ben conosciute da commercianti e imprenditori della zona: usura, intimidazione, truffa, rapina a mano armata, delitti di estorsione, violenze private, lesioni rivolte ad esercizi commerciali pubblici, bar e locali notturni. Mani che dall’anno 2000 si sono appropriate del territorio monopolizzando interi settori produttivi. Motivo per cui, grazie alle indagini effettuate principalmente mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, si è arrivati ai 54 soggetti indagati e 43 capi di imputazione del processo Bad Boys i cui protagonisti spesso si intrecciano con quelli di Infinito. Alcuni nomi sono addirittura gli stessi. Fra i più in evidenza spiccano Vincenzo Rispoli, De Castro Emanuele, Mancuso Luigi, Esposito Antonio, i fratelli Filippelli, Rienzi Pasquale, Laface Giorgio, Ciancio Nicola: calabresi, palermitani e lombardi. “Enzo – Vincenzo Rispoli, ndr – è una potenza qui in Lombardia. Fa così con le dita e si muovono duemila persone. Si girano e corrono”. Lo dice, parlando al telefono non sapendo di essere ascoltato dai magistrati, Fabio Zocchi, anche lui fra i ‘cattivi ragazzi’ indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso denominata ‘Locale di Legnano – Lonate Pozzolo.

Nell’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere (artt. 285 e 292 c.p.p) si legge che “gli affiliati han fatto uso della forza di intimidazione del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e di omertà, realizzate attraverso la ‘fama’ di violenza e di potenzialità sopraffatrice del vertice della cosca alleata e/o collegata dei ‘FARAO-MARINCOLA’, dominante il ‘Locale di Cirò’, nonché attraverso il sistematico ricorso all’uso di violenza e minaccia culminate in gravissimi delitti contro la persona, realizzati con modalità esecutive spettacolari anche nei confronti di appartenenti alla stessa organizzazione, tale da indurre le vittime a non denunciare i fatti alle autorità e a non collaborare con le forze dell’ordine, imponendo tra gli associati regole inderogabili come il pagamento di quote sui ricavi di azioni delittuose e una sorta di sistema di mutuo soccorso diretto ad assicurare il sostentamento dei sodali anche in caso di morte e detenzione”.

La sentenza di Bad Boys, procedimento iniziato il 9 giugno 2010, è stata pronunciata lunedì 4 luglio 2011, poco più di un anno dopo, nelle aule del tribunale di Busto Arsizio (VA). Per quindici imputati la condanna di primo grado del processo con rito ordinario: 12 condanne, 3 assoluzioni. Condanne che vanno da un minimo di due a un massimo di undici, per un totale di 80 anni e la confisca di oltre 200 mila euro in disponibilità degli imputati.

Cavalli: “La ‘ndrangheta nel varesotto c’è”

Fonte: http://www.varesenews.it

L’attore e consigliere regionale di Sel parte da questo assunto per rilanciare l’idea della necessità di un azione di cntrasto attivo contro la criminalità organizzata in Lombardia. Sabato sarà a Lonate Pozzolo

Riceviamo e pubblichiamo le parole del consigliere regionale e attore Giulio Cavalli che il 9 luglio sarà a Lonate Pozzolo con il suo spettacolo “Nomi, cognomi e infami”.

“Le condanne inflitte ai componenti della Locale di ‘ndrangheta di Legnano e Lonate Pozzolo sanciscono – se ancora ce ne fosse bisogno – l’esistenza della mafia organizzata nella zona del varesotto dove per troppi anni si è pensato che tutti i segnali fossero solo ‘pittoreschi’ accanimenti di pochi. Oggi si può dire che Vincenzo Rispoli, Emanuele De Castro, Nicodemo Filippelli, Pasquale Rienzi, Antonio Esposito, Ernestino Rocca e Fabio Zocchi sono stati il virus che ha inquinato la convivenza civile ed economica di quei territori. Ma, sancita la mafia raccontata nelle carte dell’operazione Bad Boys, è anche il momento di creare l’antimafia che spezzi una volta per tutte le catene della disinformazione e dell’indifferenza, che per troppo tempo sono state gli alleati migliori della ‘ndrangheta in loco. C’è da costruire una Lombardia che conosce, studia e combatte la criminalità organizzata chiamando tutti alle proprie responsabilità: amministratori, comitati, cittadini, scuole e piazze. Perché arrivi la condanna migliore: sappiano, cioè, che per loro non c’è più posto. Magari partendo con una strutturata e seria commissione in Regione che si faccia carico di trasformare in azione politica l’immane lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura”.
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