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Quarto Oggiaro senza più padroni. Il clan Flachi in prima fila per la piazza di spaccio più ricca di Milano

Fonte: http://www.milanomafia.com

Dopo gli arresti che hanno colpito i clan Tatone e Carvelli e la cattura dei narcotrafficanti Castriotta e Filisetti, il quartiere della droga è senza padroni. Ma la grande corsa è partita, e da Bruzzano arriva l’ombra dei Flachi

Gli arresti

Nel 2007 la polizia arresta a Quarto Oggiaro Mario Carvelli e alcuni uomini legati al clan Sabatino-Carvelli di Petilia Policastro (Kr). Ma gli arresti durano lo spazio di qualche giorno e molti uomini del clan vengono scarcerati
Scatta così l’operazione Ciak 2 condotta dalla squadra Mobile e dagli agenti del commissariato che riporta in carcere con l’accusa si associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, il boss Mario Carvelli
A fine 2009 Mario Carvelli viene condannato in primo grado a 30 anni di carcere
Nel dicembre 2009 scatta l’operazione Smart che porta in carcere invece i casertani del clan Tatone
A novembre invece i carabinieri del Ros avevano arrestato il boss Nicola Tatone, insieme ai narcotrafficanti Giordano Filisetti e Francesco Castriotta

Milano, 24 marzo 2010 – Gli equilibri sono saltati, il mercato è senza padroni. Quarto Oggiaro oggi è terra di conquista. Il grande supermercato a cielo aperto della droga non s’è mai chiuso, ma dopo gli arresti degli ultimi due anni la geografia criminale del quartiere ha cambiato volto. Mario Carvelli, condannato a 30 anni per l’inchiesta Ciak 2 che nel giugno del 2008 aveva portato in carcere l’intero gruppo Sabatino-Carvelli, è ormai fuori gioco. Con lui buona parte del gruppo composto perlopiù da giovanissimi. E fuori gioco sono oggi anche gli uomini del clan Tatone, guidato da Nicola Tatone, arrestato nel corso dell’operazione Pavone del Ros dei carabinieri e successivamente raggiunto da una nuova ordinanza di custodia del Commissariato di Quarto Oggiaro nell’operazione Smart lo scorso dicembre. Arresti che hanno messo la parola fine al gruppo di spaccio che aveva nel frattempo conquistato le piazze lasciate libere dai Carvelli. In carcere dallo scorso novembre anche Francesco Castriotta e Giordano Filisetti, accusati di traffico di droga proprio nell’operazione Pavone. Loro, secondo le accuse del pm Marcello Musso, per anni hanno rifornito all’ingrosso il mercato di Quarto Oggiaro. E oggi? Lo spaccio non s’è mai fermato, ma sicuramente il contraccolpo degli arresti è stato forte, fortissimo.

Storicamente sulla zona di Quarto Oggiaro ha sempre pesato la figura di Biagio “dentino” Crisafulli. Lui oggi è in carcere a Fossombrone (PU), come molti uomini che in passato lo hanno affiancato. Suo fratello Franco è stato ucciso proprio a Quarto Oggiaro il 24 maggio del 2009, ma l’omicidio non è maturato per questioni di droga ma per affari personali con Donato Faiella, reo confesso e arrestato pochi giorni dopo. Altre storie quindi. Ma soprattutto altri tempi. Oggi, dicono gli investigatori, il gruppo in pole position per la guida di Quarto Oggiaro è un altro. In particolare si parla degli uomini legati al boss Pepè Flachi, oggi in carcere. Uomini che, dopo gli arresti delle operazioni Wall Strett e Atto Finale, sono tornati a guidare la malavita organizzata a Bruzzano, il quartiere a nord di Milano da sempre nelle mani del gruppo Flachi. Il clan, secondo le ultime analisi, avrebbe negli anni aumentato il proprio peso sulla Comasina (altro storico avamposto della cosca) e da lì si sarebbe allargato fino al vicino quartiere di Quarto Oggiaro, passando per la Bovisasca.

Gli inquirenti ritengono oggi il gruppo Flachi uno dei più attivi dopo gli arresti. Il loro peso nei quartieri Comasina e Bruzzano non sarebbe mai venuto meno, in tutti questi anni. Del resto anche le loro attività commerciali e imprenditoriali sono rimaste negli stessi quartieri: negozi, ditte di trasporti e ristoranti. Ma gli interessi del clan non si fermerebbero qui. Fin dagli atti dell’inchiesta Wall Street emergono i contatti tra il capo clan Pepé e alcuni imprenditori edili milanesi. In particolare con il costruttore Sergio Domenico Coraglia, coinvolto e poi assolto in Cassazione nell’inchiesta Duomo connection. Negli anni, il gruppo di Pepè avrebbe continuato a tessere rapporti con il mondo imprenditoriale. Non solo perché il gruppo Flachi avrebbe cercato legami con gruppi politici, in particolare con il mondo dell’estrema destra e dei locali notturni.

Il traffico di droga, infatti, è sempre stato il principale business del clan, fin dagli anni Ottanta ai tempi dell’alleanza con la famiglia campana dei Batti. Un sodalizio interrotto bruscamente alla fine degli anni ’80, quando il clan guidato da Pepè Flachi ha stretto alleanza con gli ‘ndranghetisti guidati da Franco Coco Trovato. E da quel momento iniziò la guerra scatenata da Flachi e Coco Trovato contro i Batti. Una faida che ha portato a 14 omicidi in poco più di dieci anni. Poi gli arresti e il carcere anche per gli uomini dei Flachi, tutti originari di Reggio Calabria. Ma nelle carte dell’inchiesta Pavone il nome dei Flachi è tornato a farsi sentire. E soprattutto il loro peso.

Per la vicenda Pavone il pm Musso aveva chiesto il carcere per il fratelli Enrico, classe 1964 e Giovanni classe 1974, ma il gip Stefania Donadeo aveva rifiutato la custodia cautelare data “l’esiguità delle prove raccolte” dai Ros in merito all’accusa di riciclaggio di denaro. Enrico e Giovanni sono fratelli di Giuseppe Flachi, detto Pepè, e il loro coinvolgimento nell’indagine per traffico di droga si deve soprattutto ai legami con Francesco Castriotta. E’ lui, infatti, nel luglio del 2006 a chiedere un incontro con Enrico Flachi. Lo scopo è quello di ricevere protezione dalla famiglia, dopo che Castriotta era scampato ad un agguato. Persone, annota il gip, “influenti di Quarto Oggiaro per ricevere protezione e rassicurazione circa la propria incolumità”. Castriotta, insomma, temendo di essere ucciso chiede garanzie ai Flachi. Per il narcotrafficante il solo intervento dei Flachi, che comunque farebbero riferimento al boss in carcere Pepè, sarebbe sufficiente ad evitare nuovi agguati nei suoi confronti. E infatti, dopo quell’episodio, la situazione si placa. Ma c’è di più, perché secondo le accuse Castriotta avrebbe messo in piedi con i Flachi, e in particolare con Giovanni, un giro di riciclaggio. Un giro che si interrompe in modo brusco quando Giovanni Flachi non onora i propri impegni e non restituisce il denaro, una piccola somma intorno ai 7 mila euro. Questo almeno a leggere le accuse, che tuttavia non vengono ritenute “sufficienti” per emettere un ordine di custodia cautelare in carcere. (cg/dm)

Faida di Petilia. Sabatino, il pusher da Quarto Oggiaro per uccidere la pentita Lea Garofalo

Fonte: http://www.milanomafia.com

Massimo Sabatino, 37 anni, il presunto killer finito in manette per aver cercato di uccidere la ex collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, viveva in via Pascarella. E a dicembre era finito in manette con il clan Tatone

Operazione Smart

Quindici ordinanze di custodia cautelare in carcere a Quarto Oggiaro per associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. Ecco l’elenco degli arrestati

Nicola Tatone nato a Casaluce (Ce) il 16 febbraio 1968;
Raffaele Tatone nato a Milano il 22 settembre 1987;
Palmieri Alessandro nato a Milano il 5 giugno 1974;
Thomas Pistillo nato a Milano il 4 ottobre 1986;
Oliver Belotti nato a Milano il 16 dicembre 1987;
Francesco Zaccaro nato a Milano il 6 febbraio 1976;
Roberto Forgione nato a Milano l’8 novembre 1971;
Jonathan Leonard Camassa nato a Milano il 19 settembre 1989;
Andrea Bressi nato a Milano il 29 novembre 1987;
Rosario Basso nato a Palermo il 14 giugno 1973;
Massimo Sabatino nato a Pagani (Sa) il 6 novembre 1973;
Ciro Turiello nato a Milano il 24 ottobre 1983;
Girolamo Mustazzu nato a Napoli il 23 settembre 1976;
Azzedine El Idrissi nato a Beni Amir Ovest (Marocco) il 28 luglio 1982

Milano, 8 febbraio 2010 – La sua residenza ufficiale era a Brescia, in contrada Pozzo dell’Olmo. Ma la sua vita da tempo era tra i palazzi dello spaccio di Quarto Oggiaro. Viveva in via Graf, ma quando gli sbirri del commissariato sono andati ad arrestarlo, lo scorso 18 dicembre, lo hanno trovato in via Pascarella, 20. La piazza di spaccio più redditizia di tutta Milano. Era un pusher, un uomo fidato di Nicola Tatone. Ma gli agenti non sapevano che quel ragazzo, Massimo Sabatino 37 anni (nella foto) con l’immancabile felpa con il cappuccio alzato sul capo e il volto stralunato, era invece un uomo al soldo di una guerra di mafia. Il suo nome, passato anonimo nell’elenco degli arrestati dell’operazione Smart, oggi è invece il protagonista delle cronache insieme a quello di Carlo Cosco, l’altro uomo finito in manette con l’accusa di aver cercato di uccidere la ex moglie, la collaboratrice di giustizia Lea Garofalo. Lei ancora non si trova, da quando è sparita proprio da Milano. Lui, cugino del giovane Vito Cosco reo confesso della strage di Rozzano (4 morti), è finito in carcere su mandato della Procura di Campobasso. Sabatino, invece, ha ricevuto la notifica a San Vittore dove appunto era detenuto da dicembre.

Secondo le accuse sarebbe stato il 37 enne nato a Pagani (Sa), a fingersi lo scorso maggio un tecnico addetto alle riparazioni delle lavatrici per entrare in casa di Lea Garofalo e tentare di rapirla e ucciderla. Accuse messe nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare, che ora – dopo il clamore sollevato dal caso della scomparsa della donna – rischiano di trasformarsi nell’accusa di omicidio. La donna, che in passato aveva collaborato con la giustizia e poi rinunciato al programma di protezione, ufficialmente risulta ancora semplicemente scomparsa. Ma negli inquirenti l’ipotesi di un delitto di lupara bianca è sempre più concreta. E a colpire, almeno secondo quanto ipotizzato dagli investigatori dei carabinieri, sarebbe stato ancora Cosco magari con la complicità di Sabatino. Lui, con una fila di precedenti per droga e altri piccoli reati, a Quarto Oggiaro era descritto come un “semplice balordo”. Un termine spiccio per definire chi, pur facendo parte di un’organizzazione criminale, prediligeva un approccio “diversificato” nel mondo criminale: “Dove c’era un modo per fare soldi lui provava ad inserirsi”. Nell’ordinanza di custodia cautelare dell’operazione Smart, firmata dal gip Fabrizio D’Arcangelo, vengono descritte le fredde serate del novembre 2007 trascorse in via Pascarella vendendo coca. Un business da capogiro per il clan Tatone che dopo l’arresto dei petilini Carvelli nel 2008 ha acquisito nuove piazze di spaccio.

E forse per soldi, il 37 enne, avrebbe accettato l’incarico per “rapire e uccidere” Lea Garofalo. Con quell’incarico su commissione da Milano a Campobasso per eliminare il testimone scomodo. Quanto alla donna, le cui rivelazioni avrebbero dovuto far luce anche sull’omicidio di Antonio Comberiati, ucciso nello stabile regno dei Cosco-Carvelli di viale Montello, 6 a Milano, ancora nessuna traccia. Due le ipotesi: quella di un allontanamento volontario, compatibile con la dinamica della scomparsa, e l’omicidio. Il mistero per ora resta fitto. (cg)

Quarto Oggiaro, la mamma pentita che incastra i Tatone: “Ero in difficoltà economiche, mi diedero 1.500 euro per tenere la coca”

Fonte: http://www.milanomafia.com

Quindici arresti nel quartiere. In manette Lele Tatone, 22 anni, e guai anche per lo zio Nicola già in cella per l’operazione Pavone. A svelare la rete dello spaccio una collaboratrice di giustizia, madre di due bambine

Operazione Smart

Quindici ordinanze di custodia cautelare in carcere a Quarto Oggiaro per associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga. Ecco l’elenco degli arrestati

Nicola Tatone nato a Casaluce (Ce) il 16 febbraio 1968; Raffaele Tatone nato a Milano il 22 settembre 1987; Palmieri Alessandro nato a Milano il 5 giugno 1974; Thomas Pistillo nato a Milano il 4 ottobre 1986; Oliver Belotti nato a Milano il 16 dicembre 1987; Francesco Zaccaro nato a Milano il 6 febbraio 1976; Roberto Forgione nato a Milano l’8 novembre 1971; Jonathan Leonard Camassa nato a Milano il 19 settembre 1989; Andrea Bressi nato a Milano il 29 novembre 1987; Rosario Basso nato a Palermo il 14 giugno 1973; Massimo Sabatino nato a Pagani (Sa) il 6 novembre 1963; Ciro Turiello nato a Milano il 24 ottobre 1983; Girolamo Mustazzu nato a Napoli il 23 settembre 1976; Azzedine El Idrissi nato a Beni Amir Ovest (Marocco) il 28 luglio 1982

Milano, 18 dicembre 2009 – “Da qualche tempo, mi trovo in difficoltà economiche, in quanto ho due figlie di 9 e 12 anni e sono separata. Nel quartiere dove abito e precisamente in via Pascarella, tanta gente conosce la mia situazione familiare, cioè le mie difficoltà economiche, pertanto più volte mi sono stati proposti affari illeciti, da persone che conosco, ma ho sempre rifiutato. Ultimamente la mia situazione economica si è ulteriormente aggravata e nei primi mesi del 2007, ho accettato uno di questi incarichi illeciti”. Inizia così il racconto di Sonia, 38 anni, dipendente comunale, separata, madre di due bambine, la mamma pentita che con il suo racconto ha incastrato gli uomini del clan Tatone. Un racconto lucido e a tratti drammatico, nel quale la giovane mamma racconta delle minacce subite, delle intimidazioni e le giornate dei soldati del clan Tatone. I poliziotti del commissariato di Quarto Oggiaro la arrestano nel maggio del 2007 dopo una segnalazione anonima. In casa aveva due chili di cocaina. La donna di fronte alla possibilità di perdere l’affidamento delle figlie decide di collaborare. Ecco le sue parole riportate nell’ordinanza firmata dal gip Fabrizio D’Arcangelo.

Quando è stata contattata e per quale motivo?
Dopo le feste natalizie, e precisamente verso la metà del mese di gennaio 2007, sono stata contattata da uno dei fratelli Tatone, Emanuele ed in particolare Nicola, il quale venne a casa mia in compagnia di un ragazzo, nell’occasione, facendo leva sulle mie precarie condizioni economiche, mi propose di tenergli della roba e in cambio di denaro. Dopo le festività natalizie si è presentato presso il mio appartamento un uomo che conosco come Tatone Emanuele, non so altri dati di costui, ma posso dire che ha circa 45 anni ed abita nel quartiere Quarto Oggiaro, tutti lo consideriamo una persona pericolosa e dedita allo smercio di sostanze stupefacenti.

Da quando conosce Tatone Emanuele?
Conosco Tatone Emanuele da quando ero bambina, ho sempre saputo che lui ed i suoi fratelli sono considerati persone pericolose e spacciatori di droga. Ricordo che Tatone venne a trovarmi nel mio appartamento in via Pascarella, in quell’occasione mi ha proposto di tenergli a casa mia un grosso quantitativo di droga, in cambio mi ha promesso un compenso mensile di 1.500 euro. Mi disse che gli avrei dovuto custodire la droga e poi ci saremmo accordati meglio. Verso la fine del mese di gennaio sempre Tatone venne a casa mia con una borsa e mi disse ‘tieni questa borsa che all’interno c‘è la droga’. In quell ‘occasione ho ritirato la borsa e l’ho nascosta nella cameretta dei bambini”

Quali istruzioni le sono state impartite?
Quando mi ha consegnato la borsa, mi disse: ‘Da ora in poi, verranno i miei ragazzi a ritirare la droga’
Come e quando è stata ritirata quella partita di droga?
Quel chilogrammo è stato ritirato in più occasioni da ragazzi del quartiere che io conosco solo di vista. Ricordo che i ragazzi venivano a casa, entravano dentro la cameretta, si chiudevano all’interno per uscire dopo qualche minuto. Non so chi erano i ragazzi che venivano nel primo periodo, posso solo riferire che si presentavano alla porta e dopo aver suonato il campanello dicevano che dovevano ritirare dello stupefacente.

E’ mai stata ricontattata da Tatone?
Verso la fine del mese di gennaio, Tatone è venuto a casa e mi ha consegnato la somma di euro 1.500 come pattuito e cioè il compenso di tenere la droga. In quell’occasione mi disse “fra qualche giorno ti porto dell’altro stupefacente da tenere”.

Quando è avvenuta la successiva consegna?Dopo qualche giorno dall’avvenuta riconsegna della borsa effettivamente si è presentato con la stessa borsa di colore blue e me l’ha consegnata all‘ingresso di casa mia. Io ritiravo la borsa e la nascondevo sempre nell’armadio della cameretta dei bambini. In questa occasione, erano i primi giorni del mese di febbraio 2007 e la borsa poteva contenere circa due o tre chilogrammi di droga, dico questo in quanto dopo aver ritirato la borsa la aprivo e notavo che all’interno c‘erano delle confezioni da circa 50 e cento grammi confezionati con del cellophane.

Chi e come ha ritirato questa partita di stupefacente?
Per lo smercio di quella partita di droga, ci hanno pensato sempre gli stessi giovani erano in tre, r questi li conosco solo di vista, che in diverse occasioni si presentavano alla porta e mi dicevano ci venivano a nome di Emanuele, quindi li facevo entrare in cameretta, penso prelevassero per il fabbisogno e uscivano. Questa partita di droga ricordo che è durata circa venti giorni, dopodiché è passato qualche tempo ed alla fine del mese di febbraio, sempre Emanuele si è presentato e mi ha pagato la somma di 1.500 euro. (…)

Quando avvenne la successiva consegna?
Dopo qualche giorno, sempre lo stesso giovane trafficante mi ha portato un altro quantitativo sempre con lo stesso borsone. In questa occasioni dopo che il giovane mi ha consegnato la borsa ed è uscito, l’ho aperta ed ho notato che all’interno della borsa c’erano due panetti che presumo contenessero cocaina da un chilogrammo cadauno ed alcuni pacchetti in cellophane contenenti 50 o 100 g. Voglio ora riferire che qualche volta i giovani sono venuti a casa e si sono chiusi in cameretta ed hanno utilizzato un frullatore che gli stessi mi hanno chiesto, suppongo che in quelle occasioni hanno tagliato e confezionato lo stupefacente anche per il tempo che si sono trattenuti circa un’ora.
(…) Verso la metà di febbraio venne a casa mia Pasquale Tatone lo stesso venne da me all’incirca alle 18.00 del pomeriggio. Pasquale Tatone mi chiese se era tutto a posto ed alla mia risposta affermativa mi chiese dove stava lo stupefacente. Io gli indicai la cameretta dei bambini dove avevo occultato lo stupefacente e lo stesso vi si recò a controllare. Prima di uscire mi disse ‘mi raccomando di non dir niente a nessuno’ ricordo che me lo disse in tono minaccioso. Preciso che i fratelli Tatone venivano sempre all‘improvviso a casa mia per effettuare il loro controllo, non mi hanno mai anticipato la loro visita. Anche gli spacciatori che venivano a ritirare le singole dosi da spacciare sono sempre venuti senza anticipo, ero io che mi premuravo di avvisarli il giorno prima se il successivo avevo qualche ritardo e non potevo essere a casa alla solita ora. Quando mi si presentavano alla porta i fratelli Tatone io ero molto spaventata, loro si presentavano con atteggiamenti duri e spadroneggianti ed io so che nel quartiere hanno fama di essere persone potenti e cattive. Anche Nicola Tatone, il quarto fratello, è venuto una volta a casa mia a controllare lo stupefacente che io detenevo, era circa la fine di marzo, in quella occasione Nicola mi disse ‘ricordati che non ci hai mai visto’. Io ho sempre avuto paura dei fratelli Tatone e ne ho tutt‘ora, ma quando sono stata arrestata ho deciso di collaborare con la giustizia perché ho paura di perdere le mie figlie e non vederle per molti anni. (cg)

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