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Corruzione, Prosperini di nuovo arrestato

Fonte: http://www.milano.corriere.it

Avrebbe incassato mazzette per l’allestimento di stand turistici della Valtellina nell’ambito della Bit

MILANO – L’ex assessore regionale al Turismo e allo Sport Piergianni Prosperini è finito agli arresti domiciliari con le accuse di corruzione e false fatturazioni in relazione a tangenti ricevute per favorire un imprenditore in una gara d’appalto per la costruzione di stand fieristici in occasione della Bit, Borsa Internazionale del Turismo. Insieme a Prosperini è finito in manette anche un imprenditore della Valtellina. Anche lui è ai domiciliari. Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Milano su decisione del gip di Milano Andrea Ghinetti. Prosperini, in passato militante della Lega Nord e poi passato ad Alleanza Nazionale, era finito in carcere nel 2009 (celebre la telefonata in diretta su Antenna 3, in cui negava di avere problemi proprio mentre veniva arrestato) e aveva patteggiato una condanna a 3 anni e 5 mesi per altre vicende di tangenti. Agli arresti domiciliari, a marzo 2010, aveva compiuto un tentativo di suicidio.

GLI ALTRI INDAGATI – Stando alla ricostruzione dell’accusa rappresentata dai pm Alfredo Robledo e Paolo Storari, Prosperini, quando era assessore al Turismo, avrebbe incassato tangenti sugli appalti per gli stand della Bit. Sono indagati anche due collaboratori del politico. Il primo, attualmente impiegato alla Regione Lombardia con l’incarico di dirigente, è accusato di truffa aggravata ai danni della Regione; il secondo, funzionario del Consiglio Regionale, è stato denunciato per ipotesi di corruzione. Sono in corso anche sequestri di disponibilità finanziarie per 250 mila euro nei confronti di due emittenti televisive locali, TeleLombardia e Telecity, per aver ricevuto commesse regionali dal politico, a seguito di appalti manipolati. Il gip ha invece respinto la richiesta di arresto per Prosperini avanzata dalla Procura nella parte che riguarda presunto traffico di armi in Eritrea, sostenendo che per questo filone di indagine non sussistono le esigenze cautelari.

Redazione online

Scacco alla ‘ndragheta in Lombardia 35 arresti, colpiti i business dei boss

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

L’operazione ha portato al sequestro di beni per due milioni. Spuntano i nomi di Lele Mora e di una suora. Le frequentazioni con i politici locali: “I voti dei calabresi ad Antonella Maiolo”

Trentacinque arresti nei confronti di altrettanti affiliati alla ‘ndrangheta in Lombardia sono in corso da parte del nucleo di Polizia tributaria della guardia di finanza di Milano e dei carabinieri del Ros, in collaborazione con la polizia locale, per l’operazione Redux-Caposaldo. Fra gli arrestati ci sono personaggi di primo piano delle cosche reggine e platiote, tra cui il 59enne boss Giuseppe ‘Pepè’ Flachi e suo figlio Davide, nonché diversi personaggi legati al clan Barbaro, tutti da anni residenti nel capoluogo lombardo. Sequestrati anche beni per due milioni di euro. In carcere anche Paolo Martino, considerato “diretta espressione” della famiglia reggina dei De Stefano, e Giuseppe Romeo e Francesco Gligora, considerati punti di riferimento delle cosche di Africo in Lombardia.

L’allarme del governatore Draghi Gratteri: I calabresi vogliono l’Expo” “Lombardia colonizzata dai boss”

I contatti con i politici. Le ordinanze di custodia cautelare sono state disposte dal gip Giuseppe Gennari su richiesta della Dda milanese. Gli arrestati sono indagati per associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, minacce, smaltimento illecito di rifiuti e spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione è coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini, assieme ai pm Alessandra Dolci, Paolo Storari e Galileo Proietto. Le indagini hanno permesso anche di ottenere il sequestro di beni per un valore di oltre due milioni di euro. L’inchiesta – ha commentato la Boccassini – ha confermato i contatti fra i boss e “il mondo politico” locale. Davide Flachi, fin particolare, ha partecipato a cocktail elettorali organizzati da Massimiliano Bonocore (Pdl) in occasione delle elezioni amministrative del 2009. Nell’inchiesta non ci sono prove di promesse di appoggi a candidati, comunque, e nessun politico è indagato per voto di scambio.

I voti dei calabresi alla Maiolo. Ad Antonella Maiolo, candidata pdl al consiglio regionale lombardo e consigliere uscente, sarebbero andati i voti dei calabresi. Maiolo incontra Davide Flachi e Francesco Piccolo. “Ora si avrà un bel dire ad affermare che nessuno conosceva la fama dei Flachi. Eppure basterebbe scorrere un motore di ricerca web per trovare centinaia di riferimenti. Davide Flachi non ha altro titolo, neppure apparente, per fare il collettore di voti se non il fatto di essere figlio del boss Giuseppe”, scrive il gip. Gli incontri di Maiolo con i boss furono mediati da Massimo Buonocore, anche lui del Pdl e figlio di Luciano, storico esponente della destra milanese.

C’è anche Lele Mora. Paolo Martino avrebbe avuto contatti con diversi personaggi del mondo dello spettacolo, fra cui l’ex tronista Costantino Vitagliano. “Martino risulta relazionarsi con alcuni personaggi del mondo dello spettacolo – spiega il gip – alcuni dei quali di fama nazionale: Lele Mora, Costantino Vitagliano e Luca Casadei“. Inoltre “è emerso che Martino risulta essere in contatto con imprenditori che operano nel mondo dei locali notturni, tra cui l’imprenditore Vito Cardinale, comproprietario della nota discoteca Hollywood”. Tornando alle relazioni fra il boss, Costantino e Casadei (anch’egli come Mora agente dello spettacolo) emerge l’interesse di Martino “a promuovere la rivista Macao, edita dalla società Alan Publishing Group. Pur apparentemente non figurando in alcuna carica sociale nella Alan Publishing Group, Martino si impegna attivamente nelle attività della predetta, organizzando anche interviste con noti giocatori di poker, tra i quali il campione Salvatore Bonavena“.

La ‘soffiata’ della sorella suora. Una suora che informa il fratello boss sull’attività di indagine avviata nei suoi confronti dalla magistratura. A mettere in guardia Martino è Rosa Alba Maria Martino, suora dell’ordine paolino e vicedirettore sanitario dell’ospedale Regina apostolorum di Albano Laziale. E’ lei, si legge nell’ordinanza. a “sfruttare le proprie conoscenze per acquisire informazioni riguardanti eventuali procedimenti penali in corso nei confronti del fratello”. E ad avvisare il fratello che “probabilmente un collaboratore di giustizia sta rendendo dichiarazioni nei suoi confronti”.

L’ex avvocato di Ruby. Nel provvedimento ci sono anche alcune telefonate tra l’avvocato Luca Giuliante, legale di Lele Mora ed ex avvocato di Ruby, in relazione a una gara d’appalto nel settore edilizio in cui è coinvolta la famiglia Mucciola. “Parlai con Paolo Martino fa sapere l’avvocato Giuliante – Facevo parte della commissione aggiudicatrice di un appalto del Pio Albergo Trivulzio, ma solo per la valutazione dei titoli. A Martino dissi che io non potevo fare nulla per la gara”.

Il business dei boss. Fra le attività dei boss non c’è solo la diffusissima infiltrazione nel settore del movimento terra nei cantieri edili di Milano, ma anche la gestione della security in molti, notissimi, locali notturni, l’estorsione agli esercizi pubblici che sorgono nelle stazioni della metropolitana, l’attività di pizzo ai chioschi dei ‘porchettari’, il controllo dei posteggi fuori dalle discoteche più celebri, gestione di cooperative appaltatrici dei servizi di trasporto in Tnt e perfino una ‘tassa’ imposta a chi intendeva spacciare in alcune piazze della città. A dimostrazione della capacità di penetrazione economica del clan, spiegano gli inquirenti, c’è “la scoperta dell’acquisizione, attraverso intermediari fittizi, della discoteca De Sade in via Valtellina a Milano”.

‘ndrangheta, maxi sequestro di beni appartamenti e box per 15 milioni

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

L’operazione condotta dalla guardia di finanza tra Milano e Reggio per l’inchiesta Infinito
A breve i pm chiederanno il processo con rito immediato per 180 affiliati arrestati a luglio

E’ di circa 15 milioni di euro il valore dei beni immobili sequestrati dalla guardia di finanza di Milano in diverse province della Lombardia e a Reggio Calabria. Si tratta in particolare di appartamenti, box e cantine. Il sequestro preventivo è finalizzato alla confisca ed è stato disposto dal gip Andrea Ghinetti nell’ambito dell’ inchiesta Infinito coordinata dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Paolo Storari e Alessandra Dolci e condotta dai carabinieri di Monza e dal Ros di Milano.

Alcuni dei beni sequestrati dalle Fiamme Gialle ai boss della ‘ndrangheta o ai loro familiari nell’ambito dell’operazione Infinito stavano per essere venduti. Per questo nei giorni scorsi i pm della Dda di Milano hanno disposto un intervento preventivo urgente per tutti i beni individuati dalle indagini patrimoniali svolte : si tratta di 39 abitazioni, tra cui una villa, 37 box, 14 locali commerciali e magazzini e sei aree edificabili in provincia di Milano, Varese, Pavia, Bergamo, Como, Lecco, Catanzaro, Crotone, Vibo Valenzia e Reggio Calabria. Il sequestro preventivo è stato convalidato dal gip milanese Andrea Ghinetti.

I tre pm a breve dovrebbero chiedere di processare con rito immediato le circa 180 persone arrestate in Lombardia quasi tutte lo scorso luglio.

Parco Sud, scarcerato il perito del Tribunale: “Mai agevolato la ‘ndrangheta”

Fonte: http://www.milanomafia.com

Il riesame mette in libertà Achille Frontini, il geometra finito nei guai per una perizia immobiliare nell’inchiesta sul clan Barbaro-Papalia. Cadute le aggravanti al reato di falso. “La corruzione? Ho chiarito tutto”.

I fatti

Achille Frontini, 67 anni, geometra, viene arrestato il 3 novembre del 2009 nell’ambito dell’inchiesta Parco Sud della Dda di Milano sul clan Barbaro-Papalia di Buccinasco

Il 4 dicembre scorso il Tribunale del Riesame annulla l’aggravante di aver favorito con le sue azioni gli interessi del clan Barbaro-Papalia

Lo scorso 2 febbraio Frontini è stato scarcerato ed è ora indagato a piede libero

Milano, 15 febbraio 2010 –“Non ha agevolato la ‘ndrangheta, non ha favorito con la sua perizia immobiliare il clan Barbaro-Papalia”. Achille Frontini, il geometra 67enne, arrestato il 3 novembre 2009 nell’ambito dell’inchiesta Parco Sud, si difende dalle accuse dopo la scarcerazione avvenuta il 2 febbraio. Per Frontini, accusato di aver “facilitato” la cosca Barbaro-Papalia nell’acquisizione di un terreno in via Curiel a Buccinasco, per il quale era stato incaricato dal Tribunale di Milano di redigere una perizia, lo scorso 4 dicembre sono cadute le aggravanti al reato di falso, ossia l’aver servito nella sua funzione di pubblico ufficiale gli interessi della cosca. Inoltre è stata esclusa anche l’aggravante di aver commesso falso su atto facente fede fino a querela di falso. Il geometra, ora indagato a piede libero, ribadisce la sua innocenza dalle accuse formulate dai pm Ilda Boccassini, Mario Venditti, Alessandra Dolci e Paolo Storari: “Per quanto riguarda il reato di corruzione, ho contabilmente dimostrato , al riesame, di non aver mai ricevuto denaro e ribadisco la mia completa innocenza in tutta la questione”.

La vicenda che aveva portato all’arresto di Frontini sulla base delle accuse di falso e corruzione, riguarda la vendita all’asta giudiziaria di un terreno a Buccinasco, in via Curiel accanto a un palazzo in costruzione per conto dell’immobiliare Buccinasco srl della coppia Alfredo Iorio-Andrea Modaffari. Secondo le accuse contenute nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giuseppe Gennari, durante i ripetuti contatti telefonici tra Iorio e Frontini, i due si sarebbero accordati per una perizia sottostimata in maniera tale da favorire gli interessi della immobiliare (i cui soci occulti sarebbero i Barbaro-Papalia) di acquistare il terreno per aumentare l’area edificabile di un progetto già in corso. In cambio, sempre secondo le ricostruzioni dei magistrati, Achille Frontini avrebbe ricevuto la somma di 32 mila euro. Accuse oggi in parte cadute in attesa di un pronunciamento definitivo del Tribunale. (rd)

Parco sud, stop a nove aziende legate alla famiglia Barbaro-Papalia. “Hanno dato soldi al clan per mantenere le famiglie dopo gli arresti”

Fonte: http://www.milanomafia.com

Nuova operazione della Dia e del Gico dopo l’inchiesta Parco sud. Congelate le amministrazioni delle imprese legate alla Kreiamo immobiliare di Cesano Boscone. Intanto i padrini Papalia e Perre restano latitanti

L’inchiesta

L’inchiesta Parco Sud ha preso le mosse dalla precedente indagine Cerberus che nel luglio del 2008 aveva portato in cella Mico l’australiano e i figli Rosario e Salvatore Barbaro

Scoperto un arsenale in un box di Assago e arrestato il latitante Paolo Sergi. Nel mirino gli interessi immobiliari del clan e Immobiliare Kreiamo di Cesano Boscone intestata a Madaffari Andrea e Alfredo Iorio, figlio dell’ex consigliere comunale di Forza Italia Achille Iorio

Milano, 22 dicembre 2009 – Un impero che si sgretola. Ma sempre un impero. Sono passati quasi due mesi dall’inchiesta Parco sud che ha portato in carcere i fiancheggiatori della cosca Barbaro-Papalia di Buccinasco. Un’operazione che aveva riguardato in particolare l’aspetto economico (ma anche quello militare) della cosca. E che ancora vede due pericolosi latitanti: Totò ‘u cainu Perre e Domenico Papalia. Oggi la Direzione investigativa antimafia e gli uomini del Gico della guardia di Finanza, sono tornati in azione con l’esecuzione di 9 decreti di sospensione dell’amministrazione a società satellite dell’universo Barbaro. In particolare si tratta delle imprese legate al gruppo Kreiamo immobiliare di Cesano Boscone, di Alfredo Iorio e Andrea Madaffari. Imprese di fatto gestite dal gruppo legato a Salvatore, Rosario e Mico Barbaro. I provvedimenti riguardano 9 aziende e sono stati emessi dalla “sezione autonoma misure di prevenzione” del Tribunale di milano sulla base dell’ex-art 3 quater della legge 575/65, che prevede la sospensione temporanea dall’amministrazione dei beni per un periodo di sei mesi.

Dopo gli arresti, le indagini coordinate dalla Dda di Milano e dai pm Ilda Boccassini, Alessandra Dolci, Mario Venditti e Paolo Storari, hanno evidenziato come le nove aziende “congelate” abbiano dato appoggio alla cosca “consentendo la partecipazione occulta e il perseguimento di interessi economici agli appartenenti del pericoloso sodalizio criminale, aiutato anche grazie a versamenti di somme di denaro ai familiari degli arrestati, per sostenerli dopo gli arresti dei capi clan”. In pratica le aziende hanno “girato” denaro alle famiglie Barbaro e Papalia per sostenerle economicamente dopo gli arresti di Salvatore, Rosario e Mico Barbaro. Si tratta della prima volta che una misura simile viene applicata dal Tribunale di Milano “tale misura di prevenzione patrimoniale tipica nel caso in cui l’autorita’ giudiziaria ritenga che il libero esercizio dell’attivita’ economica sia condizionato da intimidazioni mafiose o miri ad agevolare soggetti nei cui confronti sia stata proposta o applicata una misura di prevenzione personale o che siano indagate, ad esempio, per associazione mafiosa”. (cg)

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