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Festa Pd all’insegna della legalità

Fonte: La Prealpina – Domenica 8 Luglio 2012

Le proposte di Marantelli: rivedere il meccanismo d’aggiudicazione degli appalti

CASORATE SEMPIONE – (g.c.) Rivedere i tempi della pubblica amministrazione e stroncare le modalità del massimo ribasso negli appalti. Sono queste soltanto due delle proposte per contrastare la corruzione e le infiltrazioni della criminalità organizzata avanzate ieri da Daniele Marantelli, intervenuto al dibattito “Legalità e istituzioni” organizzato come evento d’apertura della Festa democratica di via Roma. Nel suo lungo e accalorato discorso, il parlamentare varesino ha voluto condividere alcune delle idee che sta cercando di portare avanti nell’aula di Montecitorio. «Bisogna allentare – ha detto – il patto di stabilità per i beni confiscati alla mafia che passano ai Comuni. Anziché attività assistenziali, è necessario imbastire attività economiche, se no va a finire che ci sono persone che la mafia finiscono pure per rimpiangerla. E poi bisogna intervenire chirurgicamente sul gioco, tumore maligno del nostro Paese». Tra un’azione concreta e l’altra, Marantelli non ha esitato a portare il discorso anche sul piano politico: «A chi diceva che la mafia qui non esiste, sono arrivate le sentenze a dimostrare il contrario. Sull’asse Gemonio-Arcore si è avuta una visione troppo difensiva del Nord, mentre in Regione Lombardia da anni la corruzione sta di Casa. Altro che gli ultimi tempi». Infine, ai tanti giovani seduti in platea, l’onorevole democratico ha voluto dare lo stesso consiglio che alcuni militanti, ex partigiani, suggerirono a lui quanto a ventitré anni cominciò ad assumere i primi ruoli di responsabilità all’interno del partito: «Non fatevi corrompere dai soldi e dalle donne, perché non sarete mai ricattabili».

Tra i relatori dell’incontro anche il portavoce del circolo casoratese Antonio Sparacino, il segretario provinciale dello Spi Cgil Umberto ColomboMassimo Brugnone, coordinatore regionale dell’associazione antimafia “Ammazzateci tutti”. Brugnone ha fatto notare che «oggi c’è più di un problema nel comportamento dei politici, dei cittadini e persino nelle leggi». Anche quelli locali.

 

Trovati in casa di Penati undicimila euro in contanti

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Il ritrovamento di 66 banconote di grosso taglio durante una perquisizione della Guardia di finanza nell’appartamento dell’ex vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia. E tra i testi spunta un ex della Margherita

di SANDRO DE RICCARDIS e EMILIO RANDACIO

MILANO – Sessantasei banconote in tutto. Diciassette da 500 euro, una da 100 e 48 da 50 euro, per un conto finale di 11 mila euro. Soldi ritrovati in tre distinte stanze dell’appartamento di Filippo Penati, lo scorso 20 luglio, dalla Guardia di finanza. Una cifra liquida considerevole, o un fatto normale per un esponente politico di primo piano? Al momento, l’unica cosa certa è che gli investigatori hanno etichettato il rinvenimento con la burocratica definizione di “perquisizione con esito positivo”.

Tutte le banconote sono state fotocopiate e ora compaiono nei documenti allegati all’inchiesta dei pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, in cui Penati e altre 18 persone, risultano indagati per reati che, a vario titolo, li accusano di corruzione, concussione, turbativa d’asta, finanziamento illecito ai partiti.

Non solo. Nel corridoio dell’appartamento dell’ex vice presidente regionale del Pd, è stata sequestrata una “cartelletta azzurra” dal titolo “Trasporti Sesto” che, annotano i militari, “conteneva la rassegna stampa e i comunicati stampa inerenti la linea 712 Sesto-Cinisello e il contenzioso della Caronte srl”. I documenti riguarderebbero, in sostanza, le prime denunce presentate nel giugno del 2010 dal direttore generale della Caronte, Piero Di Caterina, divenuto oggi il principale accusatore proprio di Penati.

È proprio da quelle denunce che Di Caterina adombrava, per la prima volta, il “Sistema Sesto” nell’assegnazione degli appalti pubblici. Nel blitz scattato il 20 luglio, nella casa di Penati sono stati annotati anche operazioni molto più normali. I militari hanno annotato come nel garage dell’esponente del Pd, fossero parcheggiate una “Bmw serie 5”, intestata a una società finanziaria di San Donato Milanese, e una “moto di grossa cilindrata”, di cui risulta proprietario lo stesso Penati.

Durante la perquisizione è stata rinvenuta anche una chiave di una cassetta di sicurezza di una banca milanese. I finanzieri, dopo aver ottenuto il via libera dal pm Mapelli, si sono recati nella filiale, ma il controllo “ha dato esito negativo”. Non vi era, insomma, nulla di sospetto.

Tra le carte sequestrate dieci giorni nello studio di un altro indagato, l’architetto Renato Sarno, è spuntato anche un file intitolato “Documento finanziamento sig. Penati”. Tra le altre carte anche cartelline colorate e denominate “287 Penati Rev.1 Rev.2”, “287 Penati Di Martino Rev.1 aggiornamento Asl”, “287 Penati Di Martino”. Sarno, professionista molto quotato, sarebbe stato tra i finanziatori della campagna elettorale di Penati nel 2009.

Vanno intanto avanti le verifiche della Gdf alle dichiarazioni dei due “pentiti” dell’inchiesta che ha travolto il Pd di Sesto San Giovanni. Tra i testimoni convocati nella caserma milanese di via Filzi, ci sono diversi imprenditori che hanno ricostruito il clima in cui, nell’ex Stalingrado d’Italia, venivano assegnati appalti comunali. Tra i più ascoltati, come anticipato ieri dal Tg3, c’è anche Diego Botti, ex esponente locale della Margherita, imparentato con l’altro imprenditore diventato accusatore, Giuseppe Pasini. Il contenuto dei suoi verbali, al momento, è oscuro e non è ancora possibile sapere quanto le sue versioni mettano ulteriormente nei guai gli indagati.

Area ex Falck, Coop e Serravalle il ‘sistema Sesto’ fa tremare il Pd

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Pasini: “Penati mi chiese 20 miliardi di lire”. I periti della Procura della Repubblica di Milano: il prezzo per le azioni dell’autostrada lombarda fu comunque congruo

di SANDRO DE RICCARDIS e EMILIO RANDACIO

Il “Sistema Sesto” attraversa un periodo che va dagli anni Novanta fino al 2010, quando la ex Stalingrado d’Italia — guidata dal ‘94 al 2001 dal sindaco Filippo Penati, poi presidente della Provincia — vive una delle più imponenti riqualificazioni urbane del Paese. L’inchiesta dei pm Walter Mapelli e Franca Macchia parte dalle denunce del costruttore Giuseppe Pasini e dell’imprenditore Piero Di Caterina. I due svelano un sistema di presunte tangenti, di cui Penati, anche ex segretario della federazione milanese dei Ds e fino a otto mesi fa capo della segreteria di Pierluigi Bersani, sarebbe regista e destinatario finale. Penati è indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti.

Le tangenti per l’area Falck. Pasini ricostruisce i 5,7 miliardi di lire serviti dal 2000, a suo dire, a sbloccare la riqualificazione dell’area Falck. «Ho pagato 4 miliardi in due tranche a Di Caterina all’estero perché così mi era stato chiesto da Penati per l’approvazione del piano regolatore di Sesto», ha messo a verbale. Penati «mi disse che avrei dovuto dare qualcosa al partito», che «l’operazione costava 20 miliardi», che «a prendere da me sarebbe venuto Di Caterina». Pasini racconta di aver trasferito sul suo conto “Pinocchio” in Lussemburgo due miliardi, poi dati a Di Caterina. Altri due miliardi li avrebbe ritirati in Svizzera. 500mila euro sarebbero poi stati consegnati a Giordano Vimercati, futuro capo di gabinetto di Penati. Un altro miliardo 250 mila euro, sarebbe mascherata nella permuta tra due terreni con Di Caterina.

Gli obblighi verso le coop rosse. Oltre i soldi, dice Pasini, bisognava far lavorare le coop. Pasini coinvolge Omer Degli Esposti, vicepresidente del Consorzio cooperative costruttori di Bologna, colosso delle coop rosse, indagato per concussione. Da lui sarebbe arrivato l’invito ad assegnare due consulenze da 2,4 milioni di euro totali a Francesco Agnello e Gianpaolo Salami, anche loro indagati. «Dietro le pretese delle coop c’era Penati», è convinto il costruttore. Alla Ccc esprime solidarietà la Legacoop: «persone serie e perbene».

I lavori gratuti del Palasport. Per la ristrutturazione del Palaghiaccio è indagato per concussione il sindaco di Sesto, Giorgio Oldrini, ma la richiesta sarebbe arrivata proprio da Penati. Pasini avrebbe ristrutturato gratis la struttura, garantito con una fideiussione il mutuo, pagato diverse rate. Un esborso di tre miliardi di lire.

Il contenzioso Atm. Di Caterina, titolare della Caronte, dice ai pm di aver pagato centomila euro per avere l’appoggio di Antonino Princiotta, ex segretario generale della provincia, indagato per corruzione, nel contenzioso sui mancati incassi dalla vendita dei biglietti con Atm, che gestisce tram e bus a Milano. Una delle ultime delibere di Penati, nel 2009, sbloccò 12,8 milioni per la Caronte. Un provvedimento firmato proprio da Princiotta, bloccato dalla nuova giunta Pdl.

Le buste piene di soldi. Di Caterina parla di buste «sulle quali sono annotati i pagamenti in contanti a Penati e Vimercati», oltre «ad altri ma sempre su loro richiesta». Una somma, che «da fine 1997 al 2002 e qualcosa nel 2003» è «pari a due milioni 235mila euro». Di Caterina considera però parte dei soldi come prestiti, in attesa dei pagamenti di Pasini a Penati. La finta vendita di un terreno tra Bruno Binasco, gruppo Gavio, e Di Caterina serve per dare due milioni a Di Caterina per conto di Penati. «Avevo note voli vantaggi: Penati e Vimercati mi proteggevano da Atm e mi consentivano operazioni lucrose».

La Serravalle. L’intervento del gruppo Gavio ha spinto i pm di Monza a chiedere a Milano gli atti dell’inchiesta sulla supervalutazione da parte della Provincia del 15% della Serravalle, ceduto nel 2005 da Marcellino Gavio. Una vendita «priva di qualsiasi utilità», per la Corte dei Conti. A «un prezzo congruo» secondo i periti incaricati nel 2005 dalla procura di Milano.

I fondi neri. Oltre un milione di euro. 700mila nella disponibilità di Luigi Zunino, tramite le società di Giuseppe Grossi, per oliare la pratica sul recupero delle ex acciaierie. Altri 420mila in una società inglese dell’architetto Marco Magni, indagato con l’assessore all’Edilizia, Pasqualino Di Leva. Secondo i pm potrebbero servire per tangenti.

Monza, il pd Penati indagato per concussione e corruzione

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Il nome del vicepresidente del consiglio regionale lombardo in un’inchiesta della Procura di Monza per l’area Falk di Sesto San Giovanni. In corso perquisizioni della guardia di finanza

Indagato per corruzione e concussione Filippo Penati, vicepresidente del consiglio regionale della Lombardia per il Partito democratico e già presidente della Provincia di Milano. L’inchiesta è della Procura della Repubblica di Monza e riguarda l’area Falck di Sesto San Giovanni, dove Penati è stato sindaco. Nell’inchiesta sono coinvolte una quindicina di persone: fra loro c’è anche un assessore al Comune di Sesto San Giovanni.

L’area della Falck a Sesto Un business da 405 milioni di euro

I reati contestati sono concussione, corruzione e illecito finanziamento ai partiti. Secondo l’ipotesi accusatoria sarebbero state corrisposte, o promesse, somme di denaro per agevolare il rilascio di alcune concessioni o per impostare secondo determinati criteri il Piano di governo del territorio (Pgt).

L’indagine, nata dal caso Santa Giulia, mira ad accertare eventuali illeciti commessi nella gestione dell’area Falck di Sesto San Giovanni, comune alle porte di Milano. L’accusa parla di quattro miliardi di lire di tangenti pagate tra il 2001 e il 2002. In queste ore i militari del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza stanno eseguendo una serie di perquisizioni disposte dal sostituto procuratore Walter Mapelli negli uffici del consiglio regionale della Lombardia e in società e abitazioni di Milano e Sesto San Giovanni.

Video-poker e proiettili in busta A Lecco la ‘ndrangheta rialza la testa

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

di Fabio Abati

Un sindaco della Lega oggetto di minacce: prima una molotov poi un bososlo. Un consigliere d’opposizione sotto scacco. Da Oggiono a Calolziocorte, gli affari del potente clan di Franco Coco Trovato corrono tra sale giochi e macchinette

Il gioco ai lecchesi può far male. Tra minacce ad amministratori pubblici e vecchi fantasmi legati alla criminalità organizzata, continuano i problemi della comunità lariana con macchinette video-poker e slot machine. In riva a “quel del ramo del lago di Como” le ultime statistiche dicono che sono 150 mila i giocatori abituali, dei quali almeno 4 mila “compulsivi”. Questi ultimi affrontano un’abitudine del genere in maniera patologica, dedicandovi un tempo al di là del lecito ma soprattutto sperperando veri e propri patrimoni. Se a tutto questo si aggiunge il fatto che in provincia di Lecco il numero delle sale giochi aumenta di anno in anno, è facile intuire di che giro d’affari milionario stiamo parlando e quindi degli appetiti che può stimolare.

Nel 2009 un’operazione della Polizia di Lecco, ribattezzata “Oversize”, mise in luce nel settore pure gli interessi della ‘ndrangheta. Emiliano Trovato, figlio trentenne del boss di Marcedusa (Catanzaro) Franco Coco – che in zona spadroneggiò almeno sino agli inizi degli anni novanta – aveva finito per investire i proventi del suo traffico proprio nel mondo delle sale giochi. Secondo i giudici, che in primo grado gli hanno comminato una condanna a più di vent’anni, per traffico di droga, armi, riciclaggio, usura ed estorsione, il suo gruppo ben articolato era arrivato a esercitare un vero e proprio monopolio nel mondo delle slot e dei videopoker, non risparmiandosi neppure dell’utilizzare, scrivono i magistrati: “Strumenti d’intimidazione per ottenere il benestare all’installazione di macchinette”.

Ma dopo gli arresti è tornata serenità nel settore? Non si direbbe, visto le minacce che continua a subire chiunque si metta di traverso al cammino di questa gallina dalle uova d’oro. Neppure un sindaco può considerarsi pienamente al sicuro. Roberto Ferrari, 36 anni, è il primo cittadino di Oggiono. È un militante della Lega Nord e ci tiene a sottolinearlo, ma se qualcuno della sua stessa area politica stenta a credere che una certa criminalità organizzata abbia preso piede nella ricca e “celtica” Lombardia, la sua esperienza è lì a smentirlo.

Il 14 marzo di quest’anno l’amministrazione di Oggiono approva un regolamento che introduce forti limitazioni alla nascita di sale gioco nel territorio comunale. La notte dell’8 aprile una molotov esplode fuori dalla porta di casa del sindaco Ferrari. Il mattino successivo viene rinvenuta, sempre nella cassetta delle lettere del primo cittadino, una busta con l’intestazione scritta a mano “al sindaco” e con all’interno un proiettile. Un altro bossolo viene rinvenuto nelle vicinanze del palazzo comunale la sera del 13 aprile, mentre è in corso un consiglio al quale stava assistendo pure il sottosegretario Roberto Castelli, che portava la sua solidarietà al sindaco per le minacce ricevute.

Per il momento le indagini sono affidate alla magistratura ordinaria di Lecco, che sta raccogliendo nuovi elementi e che valuterà poi se trasferire il tutto all’antimafia di Milano. Ferrari, però, sembra aver pochi dubbi sulla matrice dei fatti che lo hanno riguardato. Del resto un invito a non sottovalutarli gli è arrivato dallo stesso ministro dell’Interno Roberto Maroni, che in una visita in zona non ha mancato di passare da Oggiono a portare la sua personale solidarietà.

“L’attività di installazione delle macchinette videopoker ha rappresentato un settore dell’economia in cui l’associazione si è inserita con evidenti mire egemoniche, perseguite anche con il ricorso alla forza dell’intimidazione”, scrivono i giudici del Tribunale di Lecco nella sentenza di appello che conferma le condanne di primo grado per il gruppo di Trovato. Stiamo parlando quindi di un settore dove la criminalità ha sempre sguazzato.

Rappresentano quindi un pericolo per l’economia dei clan, tutti questi regolamenti restrittivi che molte amministrazioni comunali vorrebbero approvare. Regolamenti che in realtà possono ben poco. Prima di tutto non è loro facoltà bloccare tout-court l’apertura di una nuova sala; possono solo limitarne le caratteristiche e l’operatività. Inserendo, per esempio, obblighi sulla proprietà e i soci: che devono essere liberi da ogni pendenza giudiziaria; oppure sulle caratteristiche costruttive, stabilendo una distanza minima da scuole, oratori, chiese o biblioteche.

Ma la battaglia delle amministrazioni lecchesi e le conseguenti minacce, sono bi-partisan. A Calolziocorte la vittima non è il sindaco o un rappresentante della maggioranza – sempre Lega Nord – ma un consigliere di opposizione: Corrado Conti, in quota Pd. Inoltre, in questo caso la vicenda è complicata da una sala giochi che in paese sta per sorgere proprio in questi giorni. Conti è il primo a dire che quanto è successo a lui non è necessariamente da legare a questa nuova apertura; fatto sta che dopo le proteste che ha sollevato in consiglio comunale a inizio gennaio, il 17 dello stesso mese s’è trovato nella cassetta della posta una lettera minatoria con scritto: “infame …sala giochi ….basta, lavatene le mani… lascia stare…basta infamie!”

A coadiuvare l’azione di Conti c’è Duccio Fiacchini, l’animatore di un blog antimafia e molto attivo sul terriotiro: quileccolibera. Lui ha il dubbio, senza generalizzare, che certi collegamenti siano duri a morire. Il socio di una nuova sala che sta per aprire, ha firmato con nome e cognome un messaggio postato sul blog di Fiacchini, dal tono inequivocabile: “merdosi ipocriti, siete e sarete sempre una città di merda con la mentalità contadina […] Franco è e sarà sempre il mio migliore amico!” Il riferimento è a Franco Poerio, un calabrese ucciso a Lecco nel 2008 e che aveva sposato la cugina di Emiliano Trovato. Un fantasma al carcere duro, ma che se si parla di macchinette, in un modo o nell’altro, ritorna.

Trezzano la ‘ndrangheta in Comune, arrestati ex sindaco e assessore: “Tangenti per le aree del piano regolatore”

Fonte: http://www.milanomafia.com

In manette Tiziano Butturini, ex primo cittadino in quota Pd oggi alla guida di Tasm e Amiacque, e l’ex assessore ai lavori pubblici Michele Iannuzzi, oggi consigliere del Pdl. In carcere anche Gino Terenghi, geometra del Comune

L’inchiesta

L’inchiesta Parco Sud ha preso le mosse dalla precedente indagine Cerberus che nel luglio del 2008 aveva portato in cella Mico l’australiano e i figli Rosario e Salvatore Barbaro

Scoperto un arsenale in un box di Assago e arrestato il latitante Paolo Sergi. Nel mirino gli interessi immobiliari del clan e Immobiliare Kreiamo di Cesano Boscone intestata a Madaffari Andrea e Alfredo Iorio, figlio dell’ex consigliere comunale di Forza Italia Achille Iorio

Milano, 22 febbraio 2010 – Le manette arrivano fino nelle stanze delle istituzioni. Dopo gli arresti della banda Iorio-Madaffari, i referenti immobiliari della cosca Barbaro-Papalia di Buccinasco, ora tocca ai legami con il mondo della politica. In manette, su mandato dei pm della Dda Boccassini, Venditti, Storari e Dolci, ora sono finiti l’ex sindaco di Trezzano sul Naviglio e marito di Liana Scundi attuale primo cittadino, Tiziano Butturini (nella foto), l’ex assessore ai lavori pubblici e oggi consigliere del Pdl in Comune, Michele Iannuzzi e un tecnico comunale, il geometra Gino Terenghi. Per loro l’accusa è di corruzione. Un ordine di custodia cautelare in carcere è infatti stato recapitato dagli uomini della Dia di Milano anche alla mente del sistema Barbaro: l’immobiliarista Andrea Madaffari già detenuto a Opera. Già lo scorso 3 novembre gli uomini della Direzione investigativa antimafia avevano perquisito gli uffici di Butturini alla società che si occupa di tutela delle acque Tasm e alla Amiacque. Lo stesso Butturini confermò di aver ricevuto dalla Procura un avviso di garanzia per l’operazione Parco Sud. Oggi, dopo aver analizzato tutta la documentazione contabile sequestrata i nuovi arresti. Secondo le accuse l’ex sindaco e soprattutto l’ex assessore Iannuzzi avrebbero preso mazzette in cambio di varianti al piano regolatore in modo da favorire gli affari immobiliari del duo Iorio-Madaffari. La Dia ha anche sequestrato 256.500 euro dai conti bancari degli arrestati

In particolare per Butturini viene contestata questa accusa: “artt. 110, 81, 319, 319 bis c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare per affidare a due imprese di ingegneria partecipate da Kreiamo S.p.A. incarichi in violazione del principio di imparzialità amministrativa, riceveva da Alfredo Iorio, Michele Iannuzzi, Andrea Madaffari la somma di € 5.000,00 nonché la promessa di somme di denaro, allo stato non quantificate, in percentuale sull’ammontare del conferendo incarico, in tal modo facendo mercimonio della pubblica funzione. Con l’aggravante derivante dal fatto che le corruzioni hanno avuto per oggetto contratti della Tasm S.p.A. di cui Butturini è Presidente del C.d.A. In Opera il 23.12.2008.

Al duo Madaffari-Iannuzzi: “artt. 110, 81, 321 in relazione all’art. 319, 319 bis c.p. perché, in concorso con Iorio e con altre persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, affinché Butturini compiesse atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare perché affidasse a due imprese di ingegneria partecipate da Kreiamo S.p.A. incarichi professionali e per ottenere celermente i pagamenti degli incarichi già espletati, corrispondevano a Tiziano Butturini la somma di € 5.000,00 nonché gli promettevano somme di denaro, allo stato non quantificate, in percentuale sull’ammontare del conferendo incarico. Con l’aggravante derivante dal fatto che le corruzioni hanno avuto per oggetto contratti della Tasm spa di cui Butturini è Presidente del C.d.A. In Opera il 23.12.2008”.

Al solo Iannuzzi le tre imputazioni: “artt. 110, 81, 319 c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare al fine di garantire l’approvazione (intervenuta in data 7.2.2007) di un piano di lottizzazione inerente l’area sita in Trezzano Sul Naviglio via Maroncelli, in palese violazione del disposto dell’art. 18.9 delle N.d.A. del PRG di Trezzano Sul Naviglio riceveva (unitamente a Tiziano Butturini, che però non ricopriva alcuna funzione pubblica nel comune di Trezzano S/N) una somma pari a € 12.000 nonché la promessa di ulteriori € 100.000,00 circa in tal modo facendo mercimonio della pubblica funzione. In Cesano Boscone e Opera in data anteriore e prossima al settembre 2008″.
“Artt. 110, 81, 319 c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare al fine di garantire l’approvazione (intervenuta in data 23.4.2008) di un programma integrato di intervento inerente l’area sita in Trezzano Sul Naviglio via Brunelleschi riceveva (unitamente a Tiziano Butturini, che però non ricopriva alcuna funzione pubblica nel comune di Trezzano S/N) ) una somma pari a € 9.000 nonché la promessa di ulteriori € 200.000,00 circa in tal modo “svendendo” e facendo mercimonio della pubblica funzione. In Cesano Boscone e Opera in data prossima al dicembre 2008”.
“Artt. 110, 81, 319 c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare al fine di garantire l’approvazione (intervenuta in data 23.4.2008) di un programma integrato di intervento inerente l’area sita in Trezzano Sul Naviglio via Treves riceveva (unitamente a Tiziano Butturini, che però non ricopriva alcuna funzione pubblica nel comune di Trezzano S/N) ) la promessa di corrispondere la somma di circa € 200.000,00 in tal modo “svendendo” e facendo mercimonio della pubblica funzione. In Cesano Boscone in data prossima al 10.10.2008”.

Per il geometra Terenghi: “artt. 110, 81, 319, c.p. perché, in concorso con persone non identificate, in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, riceveva da Alfredo Iorio una somma pari a € 2.000,00 nonché utilità consistite in lavori di ristrutturazione gratuiti presso la sua abitazione sita in Trezzano Sul Naviglio per un ammontare complessivo pari a € 28.500,00 al fine di compiere e per aver compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare per contribuire e per aver contribuito a rilasciare il permesso di costruire n. 17/07 in assenza di una relazione idrogeologica di cui all’art. 18.9 delle N.d.A. del P.R.G. In Cesano Boscone fino al dicembre 2007”. (cg)

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