• Archivi

  • Foto Ammazzatecitutti Lombardia

Lele e il socio della ‘ndrangheta, gli interessi dell’impresario dei vip sul lago di Garda

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

di Fabio Abati

Le inchieste sulla criminalità organizzata al nord fanno emergere personaggi vicini ai clan calabresi che hanno avuto interessi in una discoteca gestita dal pigmalione di di starlette e tronisti, attualmente indagato nel Rubygate per favoreggiamento alla prostituzione

Picchiatori, piromani e personaggi vicini alla ‘ndrangheta. Ecco quali sono le amicizie pericolose di Lele Mora. Lui, l’impresario dei vip, coinvolto nello scandalo Ruby, da tempo è legato a interessi sul lago di Garda. Ed è qui che l’amico del premier, quello, che secondo Ilda Boccassini, portava le ragazze ad Arcore, incrocia uomini vicini alla criminalità da tempo insediata nella zona del basso bresciano. Si tratta di rapporti in cui, Mora, incappa inconsapevolmente. Insomma lui, probabilmente, non sa chi sono i suoi interlocutori. Ma andiamo con ordine.

Un anno fa Lele Mora entra in affari con Carmelo Anastasi, 48 anni, milanese. Nel marzo del 2009 l’agente dei vip, incalzato dalla Guardia di finanza, che sta indagando sul suo impero imprenditoriale, mette in liquidazione tutte le società del gruppo LM. Un’inchiesta del Corriere della Sera rivela che la Fonema edizioni musicali, controllata sulla carta dal figlio Mirko, finisce a una finanziaria svizzera e allo stesso Anastasi.

Ma chi è Anastasi? Un ex poliziotto, già da tempo inserito nel giro della security di Mora e suo malgrado salito all’onore della cronaca locale per essere stato condannato pochi mesi fa e in primo grado a due anni e tre mesi dal Tribunale di Brescia. L’accusa è di concorso in sequestro di persona, porto d’armi abusivo e lesioni. Assieme ad altri e a Leo Peschiera, 54 anni ex autista di Umberto Bossi, rapì il parcheggiatore di una discoteca, sostengono i giudici, per fargli confessare d’essere il colpevole dell’incendio del Lele Mora House. Il locale è situato a Desenzano del Garda. L’agente dei vip lo ha acquistato nel 2008. L’idea era rilanciarlo. Il risultato fu quello di finire dritto dritto nel mondo a tinte fosche della vita notturna gardesana.

La Lele Mora House, prima di essere acquistata dall’impresario dei vip, si chiamava Backstage, anche conosciuto come ex Biblò. Nel luglio del 2007, un’informativa del Gico di Brescia segnalò come un ramo della società che controllava il locale di via Colli storici a Desenzano, era in realtà nelle disponibilità di un’organizzazione criminale che legava esponenti della camorra (clan Laezza-Moccia di Afragola, Napoli) ad altri della ‘ndrangheta (clan Piromalli di Gioia Tauro, Reggio Calabria). Quel documento servì alla Direzione distrettuale antimafia di Brescia per confiscare il locale stesso, rilevato, nel 2009, da Lele Mora e trasformato nel Lm House.

Il provvedimento, istruito dalla Dda e dal Gico, arrivò a sequestrare oltre trenta milioni di euro in beni ai clan calabresi e campani del nord, in un’operazione ribattezzata “Mafia sul lago”. Tra i protagonisti c’è tale Francesco Carmelo Pisano di 57 anni, originario di Gioia Tauro ma residente a Lonato sul Garda.

Scrive il Gico: “Come confermato anche dalle dichiarazioni del pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti, questi [Pisano ndr.] viene indicato come gravitante attorno alla cosca ‘Piromalli’ di Gioia Tauro”; fatto confermato da varie sentenze di diversi tribunali italiani, nei quali Pisano è stato giudicato per associazione mafiosa, a cominciare da quello di Palmi nel lontano 1997. I finanzieri poi si soffermano a valutare la situazione economico-patrimoniale del pregiudicato. Egli risulta tra i soci fondatori dell’Area Building Srl, della quale possiede il 25 per cento del capitale: un’impresa di costruzioni con sede operativa a Pozzolengo in provincia di Mantova, ma non distante dal basso Garda.

E Pozzolengo è anche il paese in cui risiede Carmelo Anastasi. In una visura, datata 2009 ed effettuata presso la Camera di commercio di Verona, città ove ha sede legale la Area Building, negli assetti societari assieme al Pisano è presente pure l’Anastasi. Egli è il proprietario del 50% delle quote.

Nell’inchiesta sui clan in riva al Garda si ricorda inoltre che il Pisano “Fin dai primi anni ’90 era apparso in stretto rapporto coi fratelli Fortugno”, ovvero con altri esponenti della ‘ndrina dei Piromalli – sempre secondo il Gico di Brescia – a loro volta attivi nel basso Garda e proprio in questi giorni a processo assieme per lo sfruttamento della prostituzione. Nei loro summit, i compari calabresi, in contatto con quelli campani, ribadivano che non “era il caso di farsi la guerra, perché le ragazze e la droga potevano essere gestite assieme!” Teatro di questa laison, il solito mondo notturno in riva al lago. Una realtà che Mora e il suo entourage, loro malgrado, hanno imparato a conoscere molto bene.

Da Brescia al lago di Garda, la nuova culla della ‘ndrangheta tra ville di lusso e night

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

Diverse le informative della polizia che dimostrano la presenza della mafia calabrese in queste zone. I clan, alleati con camorra e Cosa nostra, qui si riciclano denaro e investono nella vita notturna

Il boss soggiorna a Desenzano. Del resto è qui al nord che i capi della ‘ndrangheta investono i proventi del narcotraffico. Lui, Francesco Scullino, 45 anni, originario di Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria, è uno dei capi. Da diversi anni risiede stabilmente sulle rive del Garda. I vicini di casa lo conoscono come un “rappresentante di commercio”. Una signora confida: “Vedo la moglie di questo uscire ogni giorno con la sua Jeep nera. Lui è un bell’uomo alto, brizzolato. In questo periodo è quasi sempre via. Non ho ancora capito cosa faccia di preciso, ma dice di essere un rappresentante”.

Scullino ha una bella villa, a poche centinaia di metri dall’uscita dell’autostrada. Ha un doppio ingresso sul davanti e uno più discreto sul retro. La casa è su tre piani. Qui tutto racconta di una vita agiata. Ma chi è questo calabrese sempre ben vestito? “Scullino – si legge in un’informativa della Polizia – ha già collezionato un numero impressionante di precedenti, che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso al traffico di stupefacenti, dal sequestro di persona a molto altro ancora …”. Di più: la Direzione distrettuale antimafia di Brescia lo indica come “un elemento contiguo alla cosca facente capo al boss Carmelo Arico detto il Priore, operante nella frazione di Castellane di Oppido Mamertina, luogo di nascita di Francesco Scullino”.

Secondo un’altra informativa della Polizia “Francesco Scullino gestisce, anche attraverso dei prestanome, una serie di società operanti nel campo edile, dove, tra l’altro, è frequente l’intermediazione di manodopera. Con tali società si possano riciclare i proventi illeciti di alcune famiglie storiche della criminalità organizzata calabrese”. Secondo la Questura di Brescia, personaggio vicino a Scullino è Luca Sirani a sua volta “legato alla famiglia dei Facchineri di Cittanova” e un curriculum criminale di rispetto “con precedenti penali per armi, ricettazione, estorsione, bancarotta, reati finanziari e riciclaggio”. Il 3 febbraio del 2004, Luca Sirani è stato condannato dal Tribunale di Brescia a 2 anni e 4 mesi di carcere: “Una condanna emblematica del suo modus operandi- fanno sapere dalla squadra Mobile – perché Sirani gestisce di fatto con la complicità di altri pregiudicati, alcune società operanti nel campo edile, con le quali si ritiene possa riciclare proventi illeciti”. La presenza di Scullino rilancia, dunque, l’allarme sulla presenza della ‘ndrangheta anche in provincia di Brescia. Una presenza ben poco silenziosa e che si allunga inquietante fin lungo le rive del Garda monopolizzante, in parte, la filiera del divertimento notturno.

Nel luglio del 2007 così scatta l’operazione “Mafia sul Lago”: per la prima volta si effettuano sequestri di beni a scopo preventivo. I decreti sono destinati a esponenti di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. L’operazione porta alla luce “l’esistenza di un’alleanza tra diverse mafie italiane attive nella zona del Garda”. Gli esponenti di camorra coinvolti, non sono certo di secondo piano. Giuseppe Grano e suo cognato Gennaro Laezza nel ’96 furono indagati dalla DDA di Bologna nell’ambito di un’indagine avviata nei confronti di un sodalizio di stampo mafioso che gestiva locali notturni in provincia di Modena e denunciati per aver emesso fatture false. Nel 1999 si aggiunge l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso della procura di Brescia. “I due -secondo gli inquirenti –gestiscono attività commerciali tra cui una discoteca a Desenzano, un night a Lonato e perfino un albergo”. Nel 2001 Laezza e Grano furono catturati in Venezuela dai carabinieri del Ros e arrestati “per associazione a delinquere, estorsione, sfruttamento della prostituzione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (procuravano ragazze straniere per impiegarle nei loro night). Rinviati a giudizio nel 2006 per associazione a delinquere, estorsione, riciclaggio, reati fallimentari e violazioni delle norme finanziarie. Le indagini mettono anche in luce i loro collegamenti con il gruppo calabrese dei Fortugno, affiliato al clan dei Piromalli di Gioia Tauro. I suoi clan sono presenti su tutto il territorio, dal basso Garda, alla Val Trompia, dalla città, alla Bassa. Nel rapporto annuale della Direzione Nazionale Antimafia del 2008 si legge come la Lombardia rappresenti il centro della mafia calabrese: dalla nostra regione sono diretti i traffici internazionali, si curano i collegamenti con il mondo della politica e delle istituzioni e in questo quadro, Brescia ha assunto sempre più un ruolo di primo piano.

di Leo Piccini

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: