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Ordinanza Fire Off: Dichiarazioni di MENDOLIA Carmelo

Come riportato nel verbale di interrogatorio del 23.06.2010, di cui si riporta un estratto e alla cui lettura integrale si rinvia, (in atti, fald. 2), il collaboratore MENDOLIA Carmelo richiesto di riferire sulla situazione del territorio di Busto Arsizio dichiarava: “… Faccio presente che fino a quando sono stato a Busto, i fratelli Dario e Fabio NICASTRO, unitamente a Rosario BONVISSUTO (che lavora come geometra nell’agenzia edile dei NICASTRO), ed Emanuele NAPOLITANO e Franco POMODORO, hanno trafficato cocaina, hanno chiesto il pizzo alle aziende edili ed hanno commesso truffe … OMISSIS … i NICASTRO costringevano le ditte di costruzioni a dare loro i lavori in subappalto, imponevano alla ditta appaltatrice la assunzione dei dipendenti da far lavorare in subappalto ed oltre a questo spillavano soldi alle ditte appaltatrici, il tutto attraverso minacce … OMISSIS … Emanuele NAPOLITANO è stato fatto venire apposta da Gela per aiutare i NICASTRO nelle estorsioni. Sono stati i due fratelli Fabio e Dario a chiamarlo … OMISSIS … MADONIA e RINZIVILLLO hanno rapporti anche per quanto riguarda attività da compiere a Busto Arsizio. Ogni attività dei RINZIVILLO e dei MADONIA a Busto viene svolta chiedendo prima l’appoggio di VIZZINI e con la collaborazione di questi. Sto parlando dei settori dell’edilizia e delle estorsioni nell’edilizia, Il settore edilizio viene ritenuto più sicuro rispetto alla droga.

Busto Arsizio è di Rosario VIZZINI. VIZZINI è lo stiddaro più importante sia a Gela che nella zona di Busto Arsizio. Tutti gli altri gelesi che stanno in Lombardia devono ubbidire a Rosario VIZZINI … OMISSIS … Le estorsioni vengono commesse, per quanto ne so, esclusivamente nell’edilizia ai danni delle imprese. Per quanto ne so lo schema è consolidato. I NICASTRO costringono gli imprenditori edili ad affidare loro i lavori di subappalto, ad assumere e retribuire i dipendenti della ditta dei NICASTRO, a chiedere il pizzo alle ditte che questi costringono a concedere i lavori in subappalto. Mi risulta che abbiano anche fatto collocare bombe carta ed altri ordigni per intimidire gli imprenditori. Salvatore D’ALEO era quello solitamente incaricato di compiere questi attentati, utilizzando anche la benzina.

Questa attività dura da più di dieci anni a questa parte, da quando Fabio NICASTRO si era legato a Rosario VIZZINI ed avevano cominciato insieme a taglieggiare le imprese edili di Busto Arsizio, avvalendosi sin da allora di Salvatore D’ALEO. Era VIZZINI a dare gli ordini a NICASTRO. Insieme hanno fatto terra bruciata nell’edilizia, colpendo tutti, dall’artigiano al grande imprenditore … OMISSIS … Dario NICASTRO è anche stato arrestato unitamente a BONVISSUTO Rosario e NAPOLITANO Emanuele per una estorsione ai danni di un imprenditore edile nella quale sono stati colti in flagranza1 … OMISSI … E’ VIZZINI che comanda il gruppo. I NICASTRO vengono dopo VIZZINI in termini di importanza. D’ALEO era comunque uomo di Fabio NICASTRO, non aveva molto a che vedere con VIZZINI…”.

1 Arrestati in data 25/03/2008 dai militari della Compagnia (N.O.R.M.) Carabinieri di Legnano […]

Ordinanza Fire Off: Atti PM parte 1

Si iniziano qui le osservazioni del giudice in merito all’applicazione dell’ordinanza di custodia cautelare, a partire dai fatti risultanti dagli atti trasmessi dal Pubblico Ministero:

L’indagine trae origine nell’attentato incendiario avvenuto la sera del 30.12.2009 […] ad Induno Olona (VA) ai danni del pregiudicato BELLINATO Albano Bruno: ignoti appiccavano l’incendio di due autovetture parcheggiate, provocando tra l’altro l’esplosione di una terza con il conseguente ferimento di quattro Vigili del Fuoco intervenuti per domare le fiamme (cfr l’annotazione conclusiva della Squadra Mobile di Varese del 15.12.2010 n. 1109, e relativi allegati [..]).

Gli operanti danno atto che nell’immediatezza BELLINATO Albano Bruno veniva sentito affermare: “questo era per me!” [..].

Successivamente il Bellinato riferiva informalmente a personale dell’Arma dei Carabinieri e a personale della Polizia di Stato, di avere avuto dei contrasti con NICASTRO Fabio il quale aveva manifestato l’intenzione di attirarlo in una trappola per ucciderlo, così come gli era stato riferito da un amico di nome B. V.

Il proseguo delle indagini che da subito si appuntavano sulla figura di NICASTRO Fabio, soggetto noto alle forze dell’ordine in quanto pluripregiudicato, permetteva di chiarire i contorni della vicenda sottesa all’attentato incendiario ai danni del Bellinato e ricondurlo ad un episodio estorsivo ai suoi danni; permetteva altresì di accertare ulteriori fatti estorsivi perpetrati per lo più in danno di soggetti provenienti della medesima aerea geografica del Nicastro che è originario di Gela, e identificare gli altri componenti del gruppo criminale in VIZZINI Rosario, NICASTRO Dario fratello di Fabio, NAPOLITANO Emanuele, BONVISSUTO Rosario, INCORVAIA Crocifisso Massimo e D’ALEO Salvatore, quest’ultimo scomparso nel corso dell’anno 2006 e presumibile vittima di omicidio e occultamento di cadavere.

Il contesto criminale delineato risultava connotato da elementi tipicamente mafiosi, sia nei metodi che nelle finalità, come emergeva sia dalle conversazioni telefoniche ed ambientali nel frattempo intercettate che dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia MENDOLIA Carmelo e dall’ex collaboratore BERNASCONE Angelo.

Entrambi infatti sono stati sentiti e hanno riferito con dovizia di particolari notizie relative alle vicende criminali della zona di Busto Arsizio, ed in particolare dei legami dei malavitosi locali di origine gelese con le cosche siciliane di cosa nostra ormai radicate in tale territorio, specie con la famiglia Rinzivillo i cui esponenti di spicco sono stati ripetutamente condannati per art. 416 bis ed è stata svelata la loro appartenenza al suddetto clan mafioso.

Ordinanza Fire Off: Capo 8 e 8 bis

Fabio NICASTRO
Capo 8)

delitto p. e p. dagli artt. 110 c.p., 629 comma 2 c.p., perché, agendo in concorso con Salvatore D’ALEO (verosimilmente vittima di omicidio e occultamento di cadavere), tramite minaccia, dopo che Salvatore D’Aleo si era impossessato della moto di D. M. con il pretesto di provarla, senza mai restituirgliela, profferendo minacce di ritorsioni nei confronti del M., costringeva quest’ultimo a non sporgere denuncia contro Salvatore D’ALEO e a non insistere per ottenere la restituzione del mezzo. 

In Busto Arsizio, negli ultimi giorni di luglio 2008

Fabio NICASTRO, Dario NICASTRO, Rosario VIZZINI, Rosario BONVISSUTO
Capo 8 bis)

delitto p. e p. dagli artt. 110 c.p., 81 c.p.v. 629 comma 2 c.p., 7 l. 152/1991, 56-629 c.p., l. 203/1991, perché, avvalendosi dalle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p. ed al fine di agevolare le finalità dell’associazione per delinquere contestata al capo 1), tramite violenza e minaccia, avvalendosi in particolare della conoscenza diffusa del loro passato criminale e del collegamento con famiglie mafiose di Gela (in particolare quella dei RINZIVILLO), dopo aver prospettato (Fabio NICASTRO) a C. L. e D. M. l’acquisto della società immobiliare E. delle sorelle S. di uno stabile da ristrutturare precedentemente adibito a fabbrica ubicato a Jerago con Orago al fine di destinarlo a palazzina residenziale, dopo l’acquisto dell’immobile da parte del L. e del M. (che invece avevano condotto le trattative per l’acquisto senza l’ausilio di Fabio NICASTRO), pretendendo la corresponsione di 50.000, poi ridotte a 30.000 euro a titolo di pagamento per una attività di intermediazione mai effettuata, tramite minacce di morte, costringevano C. L. e D. M. (che conoscevano tra l’altro il passato criminale di Fabio NICASTRO) a versare 5.000 euro, che M. prelevava dai suoi conti correnti, nonché (tutti), con minacce, anche di morte, profferite nei confronti di D. M., compivano atti idonei univocamente diretti a costringere M., che aveva segnalato difficoltà economiche ad assecondare la richiesta di 30.000 euro formulata da Fabio NICASTRO, a versare ulteriori 25.000 euro.

In Busto Arsizio (VA) fino a data successiva ad aprile 2008.

Ordinanza Fire Off: Capo 7, 7bis e 7ter

Fabio NICASTRO, Dario NICASTRO, Rosario BONVISSUTO
capo 7)

delitto p. e p. dagli artt. 81 c.pv. c.p., 110 c.p., 629 comma 2 c.p., 7 l. 203/1991, perché, in concorso tra loro, in tempi diversi ed in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, tramite violenza e minaccia, avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p. ed al fine di agevolare le finalità dell’associazione per delinquere contesta al capo 1), ponendo in essere comportamenti arroganti (ad esempio scaraventando per terra quanto un computer e quanto si trovava sulla scrivania utilizzata da E. P. nel magazzino dove questa ed il marito B. effettuavano attività di commercio all’ingrosso di attrezzature e materiali edili), avvalendosi del timore proveniente dai precedenti pensali, dal loro inserimento in gruppi criminali e dal collegamento con la famiglia mafiosa dei RINZIVILLO di Gela, dopo aver concordato con V. B. [..] la cessione ad Antonio TORRETTA (che agiva quale prestanome di Fabio NICASTRO, Dario NICASTRO e Rosario BONVISSUTO) di un ramo di attività della citata azienda (commercio all’ingrosso di attrezzature e materiali edili in genere, riparazione e montaggio degli stessi), costringevano V. B. ed E. P., a tollerare che i tre indagati, prima della stipula del rogito, prelevassero dal magazzino e si appropriassero di merci ed attrezzature per un valore di circa 20.000 euro, senza corrispondere il relativo prezzo, costringevano V. B. a stipulare il rogito, nonostante questi avesse tentato di recedere dalle trattative e da un preliminare accordo per la cessione del ramo di impresa (essendosi reso conto che i reali contraenti e futuri titolari di quel ramo di azienda erano tre pericolosi pregiudicati), nonché a tollerare che, dopo la stipula del rogito, questi non corrispondessero il prezzo delle attrezzature acquistate, costringevano altresì E. P., dopo il rogito, a prestare attività lavorativa presso il magazzino del ramo di azienda ceduto, senza essere retribuita, a consegnare loro somme di denaro per rifornire di carburante le autovetture che questi utilizzavano ovvero per pranzare, senza che le relative somme fossero restituite. 

In Castelseprio sino a data immediatamente successiva al 6.3.2007

Fabio NICASTRO, Emanuele NAPOLITANO
Capo 7 bis)

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Ordinanza Fire Off: Capo 1

Iniziamo oggi una nuova rubrica, quella dedicata alle pagine di documenti giudiziari: ordinanze, sentenze, motivazioni.
Pensiamo che l’informazione passi non solo attraverso gli articoli di giornale, ma anche da quelle carte che la magistratura produce e su cui ci sono riscontri oggettivi. Carte pubbliche, ma che a causa del loro linguaggio complesso e della loro dimensione, quasi mai vengono riportate, se non a volte forse riprodotte in quelli che diventano “libri-inchiesta antimafia”.

Ed iniziamo dal territorio di Busto Arsizio (VA), dove nell’indagine “Fire Off” vennero arrestati gli affiliati ad un clan mafioso collegato alla cosca gelese dei Rinzivillo e nei confronti dei quali il 2 marzo 2012 è stata emessa dal Tribunale di Milano la sentenza di condanna di primo grado.

Nelle pagine dell’ordinanza che oggi iniziamo a pubblicare sono stati ridotti ad iniziali i nomi delle vittime per non mettere ancora più in pericolo chi già ha subito atti di intimidazione e di violenza. Pubblicheremo inoltre solo i capi di imputazione per cui effettivamente l’ordinanza ha portato all’arresto dell’indagato.

Massimo Brugnone

Informazioni utili:

Le misure cautelari (artt.272-325 c.p.p. Legge 8 agosto 1995 n. 332) sono misure di vario tipo e genere adottate dalla autorità giudiziaria, sia nel corso delle indagini preliminari che nella fase processuale che hanno effetti limitativi della libertà personale o della disponibilità di beni al fine di evitare che il tempo, più o meno lungo, necessario alla conclusione del processo comprometta l’esplicazione della attività giudiziaria penale, pregiudicandone lo svolgimento ed il risultato. (Fonte Wikipedia).

Art. 416 bis codice penale – Associazione di tipo mafioso (Fonte Altalex)
1- Chiunque fa parte di un’associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da sette a dodici anni.
2- Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da nove a quattordici anni.
3- L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.
4- Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da nove a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da dodici a ventiquattro anni nei casi previsti dal secondo comma.
5- L’associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell’associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.
6- Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.
7- Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.
8- Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra, alla ‘ndrangheta e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, anche straniere, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.

Il giorno 23.03.2011, il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Milano disponeva l’esecuzione dell’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere per le persone e i reati di seguito indicati:

BONVISSUTO Rosario, capi 1-7-7ter-8bis;

NAPOLITANO Emanuele, capi 1-7bis-11-12-12bis-12ter;

NICASTRO Fabio, capi 1, 3, 4, 6bis, 7, 7bis, 7ter, 8, 8bis, 11, 12, 12bis, 12 quater;

NICASTRO Dario, capi 1, 7, 7ter, 8bis;

VIZZINI Rosario, capi 1, 2, 3, 6, 8bis, 11. 

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n. 20666\10 R.G.N.R.
n. 1938\10 R.G. G.I.P.

 

IL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI 

ORDINANZA APPLICAZIONE DELLA MISURA COERCITIVA DELLA CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE
-artt. 272 e seg. c.p.p.-

nel procedimento penale contro

BONVISSUTO Rosario, nato a Busto Arsizio (VA), residente in Samarate (VA);
NAPOLITANO Emanuele, nato a Gela, residente a Busto Arsizio (VA);
NICASTRO Fabio, nato a Gela, domiciliato a Busto Arsizio (VA), già agli arresti domiciliari;
NICASTRO Dario, nato a Gela, residente a Busto Arsizio (VA), già detenuto presso il carcere di Opera (MI);
VIZZINI Rosario, nato a Gela, residente a Busto Arsizio (VA), già agli arresti domiciliari. 

Sulla richiesta del P.M. d’applicazione della misura coercitiva della custodia cautelare in carcere così come modificata e integrata, da ultimo in data 9.3.2011, in relazione ai seguenti reati:

Rosario BONVISSUTO, Fabio NICASTRO, Dario NICASTRO, Emanuele NAPOLITANO, Rosario VIZZINI
Capo 1)
del delitto p. e p. dall’art. 416 bis commi 1, 3, 4, 5 c.p. per aver fatto tutti parte unitamente a Salvatore D’ALEO (verosimilmente vittima di omicidio ed occultamento di cadavere) ed altri da identificare di una associazione per delinquere di stampo mafioso armata, diretta da Rosario VIZZINI e Fabio NICASTRO, finalizzata alla perpetrazione di una serie indeterminata di estorsioni, attentati incendiari ed azioni intimidatrici ai danni di imprenditori, anche di origini siciliana, operanti per lo più nel settore edile nella zona di Busto Arsizio e di tutta la provincia di Varese, nonché alla acquisizione e controllo anche indiretto di una serie di attività concernenti soprattutto il settore dell’edilizia;

in particolare, avvalendosi tutti della forza di intimidazione proveniente

a) dalla diffusa conoscenza, in particolare presso gli imprenditori di origine siciliana (che a loro volta ne rendevano edotti anche gli altri imprenditori) delle loro pregresse vicende giudiziarie e dei periodi di detenzione sofferti, nonché del collegamento (in particolare di Fabio NICASTRO e Rosario VIZZINI) a famiglie mafiose (quale quella dei RINZIVILLO) di origine gelese, nonché

b) della capacità di incutere timore anche attraverso il ricorso sistematico alle minacce, anche con armi ed agli attentati incendiari, e dalla conoscenza, presso gli ambienti imprenditoriali di Busto Arsizio e della provincia di Varese del ricorso sistematico alla violenza ed alla intimidazione posto in essere dagli indagati

c) dalla generale percezione presso la collettività o comunque presso il ceto imprenditoriale della zona di Busto Arsizio della loro efficienza nell’esercizio della coercizione sia come singoli che come gruppo criminale

costringevano tutti una serie di imprenditori (individuati e contattati in base alle direttive emanate da Fabio NICASTRO e Rosario VIZZINI):

a corrispondere loro periodicamente somme di denaro (anche sotto forma apparente di prestiti o anticipi di denaro, che non venivano mai restituiti, ovvero di compensi per prestazioni mai svolte dagli indagati), destinate ad aiutare le famiglie in difficoltà dei carcerati, a finanziare le loro attività imprenditoriali,
– nonché a mettere a loro disposizione autovetture, buoni pasto,
– ovvero acedere loro rami di azienda, merci ed attrezzature senza che questi ne corrispondessero in tutto o in parte il prezzo, così operandosi tutti per acquisire anche in modo indiretto il controllo di alcune attività economiche, riguardanti soprattutto il settore dell’edilizia. 

In Busto Arsizio ed altri comuni della provincia di Varese, a partire dal 2003, lungo tutto il 2010, con permanenza.

Ritrovato un cadavere, forse è D’Aleo

Fonte: http://www.varesenews.it

Svolta nell’indagine sulla criminalità organizzata a Busto Arsizio: il corpo rinvenuto dagli inquirenti potrebbe appartenere al presunto mafioso, scomparso nel 2008

Le indagini sulla scomparsa di Salvatore D’Aleo, presunto componente dell’organizzazione mafiosa di Busto Arsizio che faceva capo a Rosario Vizzini, sarebbero vicine a una svolta. Gli inquirenti della squadra mobile di Caltanissetta, che sta indagando a Busto sulla vicenda, stanno attendendo infatti il responso della perizia odontoiatrica per identificare un cadavere ritrovato recentemente nella zona: l’ipotesi è che il corpo sia proprio quello di D’Aleo, misteriosamente scomparso nell’ottobre del 2008. Secondo le indagini, D’Aleo faceva parte del nucleo mafioso decimato dall’operazione “Fire Off” dello scorso aprile, in seguito alla quale sono arrestati Rosario Vizzini, Fabio Nicastro, Dario Nicastro, Emanuele Napolitano e Rosario Bonvissuto: il sesto componente del gruppo, emanazione locale del clan Madonia-Rinzivillo, sarebbe stato proprio il cittadino bustocco, 33 anni al momento della scomparsa. Fin dal principio dell’indagine gli inquirenti hanno ipotizzato che il suo potesse essere un caso di “lupara bianca” dovuto a dissapori interni al clan. Le ricerche dell’uomo sono state condotte per molto tempo anche attraverso la trasmissione Chi l’ha Visto? di Rai Tre.
22/06/2011

Mafia a Busto, decapitati due clan

Fonte: http://www.varesenews.it

Dopo l’operazione di marzo scorso la mobile di Varese, insieme alla Dda di Caltanissetta, hanno eseguito 63 ordinanze di custodia cautelare tra Gela e la città del Basso Varesotto. Sequestrati beni per 10 milioni di euro

E’ ancora in corso dalle prime ore di questa mattina, mercoledì, una vasta operazione antimafia condotta dalla dda di Caltanissetta e dalle squadre mobili del capoluogo nisseno e di Varese, insieme allo Sco di Roma. Sono stati spiccati dal giudice per le indagini preliminari 63 ordini di arresto a carico di altrettanti esponenti dei clan Rinzivillo, Emanuello e della stidda gelese. Gli uomini della Polizia hanno anche posto sotosequestro beni riconducibili ai clan per un valore complessivo che supera 10 milioni di euro. Si tratta di imprese edili, conti correnti, una barca di 14 metri  appartamenti e ville nella piena disposizione del clan. I beni finiti sotto sequestro sono sparsi tra  Busto Arsizio e Roma, dove uno degli arrestati disponeva di un’impresa e di una villa con piscina. A capo del’organizzazione c’è sempre Piddu Madonia, in carcere dal ’92 ma ancora in grado di dirigere gli affari di famiglia. L’inchiesta denominata tetragona ha fatto luce sui forti legami tra gli uomini dei clan al sud e sui loro referenti nel nord-Italia. A capo del ramo bustocco dell’organizzazione Rosario Vizzini, coadiuvato da Fabio Nicastro, entrambi già in carcere in seguito all’operazione di fine marzo, condotta sempre dalla squadra mobile di Varese e denominata Fire Off.

Le indagini, che si sono avvalse di intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti e riscontri video, hanno messo in luce in particolare un giro vasto di estorsioni ai danni di imprenditori gelesi operanti a Busto Arsizio ai quali venivano chiesti soldi per il mantenimento delle famiglie dei carcerati o venivano acquistate auto, case e altri beni che non venivano pagati. Lo schema è quello emerso con l’operazione “Fire Off”: il gruppo da una parte reinvestiva i capitali delle famiglie di provenienza e dall’altro metteva a segno estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti gelesi. I soldi ricavati, poi, dovevano tornare nel capoluogo nisseno per soddisfare le esigenze dei clan. Oltre ai cinque arresti di fine marzo (Rosario Vizzini, Fabio Nicastro, Dario Nicastro, Rosario Bonvissuto, Emanuele Napolitano) sono stati arrestati anche Angelo Vizzini, Aldo Pione, Nunzio Tallarita, Pietro Caielli, Sergio De Bernardi e Claudio Conti (quest’ultimo, residente nella bergamasca, faceva da tramite con Santo Domingo per i grossi carichi di cocaina). Gli altri, invece, sono stati arrestati tra la Sicilia, la Calabria, la Liguria e a Milano. In cima all’organizzazione c’erano Crocifisso Rinzivillo e Alessandro Emanuello.

A carico dei 63 anche la disponibilità di armi e il traffico di sostanze stupefacenti che si avvaleva di canali piccoli, medi e grossi per lo spaccio di cocaina. In un caso è stato accertato anche un carico di diversi chili importato da Santo Domingo via mare ma del quale si sono perse poi le tracce in Inghilterra. A commissionarne l’acquisto Fabio Nicastro che, in base alle esigenze, metteva n moto i suoi canali. I dettagli di questa ennesima operazione, la quarta contro le mafie in Lombardia negli ultimi tre anni, sono stati resi noti questa mattina dal questore di Varese Marcello Cardona insieme ai capi delle squadre mobili di Varese e Genova (Sebastiano Bartolotta e Gaetano Bonaccorsio) e il dirigente dell Servizio Centrale Operativo di Roma Gilberto Calderozzi.

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