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La mafia non va in vacanza

20 maggio: questa la data di quando Alessio Rudoni, segretario comunale della Lega Nord a Busto Arsizio, dichiarava inutile, dannosa e finanche pericolosa una commissione antimafia.

Per alcuni giorni, in quei giorni, le pagine dei quotidiani locali si sono riempite di commenti, suggerimenti, scontri, dibattiti. La creazione o meno di una commissione, o consulta, o di un qualcosa di comunale che portasse il nome di “antimafia” sembrava davvero al centro dell’attenzione. E come ogni volta, quando qualcosa è davvero al centro dell’attenzione, ecco che si scalpita, ci si preoccupa, si hanno le palpitazioni: sia mai che questa faccenda diventi seria.

Al di là di quelle che furono le polemiche di quel maggio più rovente del Caligola in arrivo e che videro il leghista Adriano Unfer, presidente della Commissione sicurezza, probabilmente anticipare i malesseri del caldo e riuscire ad affermare l’inesistenza del fenomeno del pizzo a Busto Arsizio per giustificare l’inutilità di una commissione antimafia, il problema oggi è uno solo: la mafia non va in vacanza. La mafia non va in vacanza e a Busto Arsizio invece si sta tentanto il più che conosciuto giochetto del non parlare per dimenticare.

In commissione sicurezza, lo scorso 11 maggio, si decise di convocare le così dette “realtà rappresentative” che si occupano del fenomeno mafia per poter approfondire l’argomento. Fu convocato il Procuratore della Repubblica Francesco Dettori che, non esprimendosi sulla volontà o meno di creare una Commissione antimafia – faccenda politica e non giuridica – si limitò a dire che se dovesse essercene una, dovrà essere composta da persone che sanno come evitare o fronteggiare le organizzazioni mafiose e preparate per dare consigli all’amministrazione comunale sul come comportarsi.
Non se la aspettava, forse, il presidente Unfer, che il capo della Procura di Busto Arsizio affermasse la necessaria umiltà da parte di un’amministrazione comunale che non si è mai occupata di mafia e che dovrebbe, invece, almeno iniziare a tentare di farlo, magari con l’aiuto di esterni. Ed allora: silenzio.

Il prossimo ottobre è previsto l’arrivo a Busto Arsizio della Commissione parlamentare europea antimafia dopo che il vicepresidente Rosario Crocetta, ex Sindaco di Gela, ha fatto tappa per due volte nella nostra città nelle edizioni di Legalitàlia in Primavera. Così, probabilmente, accadrà che mentre a Milano il Comitato scientifico antimafia guidato da Nando Dalla Chiesa e composto, tra l’altro, dal Procuratore di Varese, Maurizio Grigo, ha già stilato la sua prima relazione semestrale, a Busto Arsizio ci ritroveremo, ospitando l’equivalente organo più alto in grado a livello europeo, a dover ammettere che a qualcuno sembri dare fastidio l’istituzionalizzazione dell’antimafia.

E mentre tutti sono in ferie, la città è deserta, la mente di chi è rimasto volta al mare o a cercar riposo al lago nei week end estivi, la mafia non va in vacanza.
Nemmeno noi. Rialziamo la voce e chiediamo di nuovo al Sindaco di non dimenticarsi e occuparsi della vicenda.

Massimo Brugnone

Il premio Chinnici ad Ammazzateci Tutti Lombardia

Fonte: www.varesenews.it

Il grande attivismo dell’associazione nelle scuole della provincia di Varese e di tutto il nord-Italia ha spinto gli organizzatori del premio annuale, dedicato al magistrato vittima della mafia nel 1983, ad assegnarlo ai ragazzi dell’associazione antimafia

La premiazione è avvenuta nel giorno meno adatto ma il fato ha voluto che fosse così: Ammazzateci Tutti Lombardia e il suo coordinatore Massimo Brugnone, hanno ricevuto il premio Rocco Chinnici, magistrato ucciso dalla mafia nel 1983, proprio sabato 19 maggio a Piazza Armerina (provincia di Enna), giorno dell’attentato davanti alla scuola di Brindisi nel quale ha perso la vita la sedicenne Melissa Bassi. 

A proporre il premio 2012 all’associazione che si batte per diffondere la legalità contro tutte le mafie è stato l’ex-sindaco di Gela, Rosario Crocetta proprio sul palco di Legalitalia in Primavera 2012, la manifestazione che lo scorso 23 aprile ha visto coinvolte tutte le scuole superiori di Busto Arsizio. Le scuole e gli studenti, dunque, sono gli ideali destinatari della targa che Brugnone ha ritirato in un giorno così mesto proprio per la scuola e per l’impegno contro le organizzazioni malavitose. Le motivazioni dell’assegnazione del 12° premio Rocco Chinnici ad Ammazzateci Tutti toccano, tuttavia, un nervo ancora scoperto in città e cioè quello della creazione di una consulta antimafia fortemente osteggiata dalla maggioranza in consiglio comunale (Lega e Pdl).

L’Associazione ha fortemente voluto una consulta che porti il nome “antimafia” per dare un segnale importante a tutta la cittadinanza, di una presa di coscienza e soprattutto nei confronti di un problema che non si può ignorare di essere esistente: in particolare per l’intensa attività imprenditoriale presente a Busto Arsizio, soprattutto nel campo dell’edilizia. Mafia e criminalità organizzata sfruttano non solo l’intimidazione, ma anche la corruzione come mezzo per perseguire i propri obiettivi. 

Una Consulta antimafia deve e può essere composta da personalità di garanzia, che racchiudano in sé i valori dell’onestà, dell’intransigenza, della non ricattabilità e dell’incorruttibilità.

L’Associazione Ammazzateci Tutti, ancora ad oggi, a Busto Arsizio, sostiene che si può e si deve intervenire per prevenire e non solo per reprimere. Meritoria l’opera di formazione e sensibilizzazione che l’Associazione svolge nel Nord Italia, per cercare di unire tutto il Paese nella legalità, nell’etica, nel rispetto delle leggi e delle regole di civile convivenza.

Il sole della legalità batte la pioggia

NO ALLA MAFIA

Migliaia di studenti al corteo che unisce Sud e Nord in nome di una sincera voglia di cambiamento

Magliette contro la mafia (Blitz)

Magliette contro la mafia (Blitz)

Fonte: www.laprealpina.it – 24 aprile 2012

Busto Arsizio – Sono 2.500. Forse tremila. Saltellano, tutti insieme, sul prato del Parco del Muso del Tessile, al ritmo di “Chi non salta un mafioso è”. Gridano il loro “vaffa” alla mafia, danno voce a fischietti e vuvuzelas. Sono “il sole della legalità” in una giornata uggiosa. Sono la primavera che ridona speranza a chi lotta da anni e ora vede potenziato il no a logiche finora imperanti. Gli studenti delle scuole di Busto e dintorni sono i protagonisti di “Legalitalia in primavera”. Hanno ascoltato dibattiti in nove auditorium, hanno sfilato con adesivi stampati su fronti e guance e sono riuniti davanti al palco. “Vi aspettavamo in 5mila, ma sarete 10mila”, esagera Massimo Brugnone, di “Ammazzateci Tutti”, contando anche chi si è perso lungo il corteo. Quella marea di 16-18enni infonde entusiasmo. E lui la sollecita: “Combattere la mafia vuol dire combattere i comportamenti mafiosi!”. E via, la parola da Aldo Pecora, giornalista e presidente di “Ammazzateci Tutti”, forte di uno striscione che gli dà la carica: “Siamo tutti Aldo Pecora”. “Fatevi un applauso – dice ai giovani – perché ci avete messo la faccia. Vi siete esposti. Quando ho fondato il movimento, non pensavo di incontrare gente con dialetti diversi dal mio. Invece siamo qui”. L’invito è chiaro: «Non legatevi ai carrozzoni dei politici. Se sei pulito, vieni con noi. Se no, stai a casa. Noi siamo persone per bene. Non siamo antimafia, è la mafia che è contro di noi. Vogliamo dare speranza al Paese». Pecora ricorda che il 23 aprile di 4 anni fa scattarono le operazioni di Busto e Lonate. I Bad Boys aspettano l’appello. “Oggi siamo noi a ridere – continua – A voi ragazzi è stato impedito di seguire le udienze, ma era vostro diritto vederli in faccia”. Di fatto, non è così: dopo la prima udienza si passò al rito abbreviato, quindi senza pubblico in aula. Ma Pecora è lanciato e passa al piano personale: “Cercano di delegittimarmi, rubano dignità alla mia famiglia. Io so da che parte sto e la mia forza siete voi: non avranno mai tanto piombo e inchiostro per ammazzarci tutti”. Brugnone saluta i rappresentanti delle scuole superiori, che hanno lavorato a questo evento. L’onorevole Rosario Crocetta ricorda ancora chi negava la presenza della mafia al nord: “Con il vostro coraggio, in questa mobilitazione straordinaria, unite nord e sud. Vigilate su turbative d’asta e appalti. La Lega accusata di riciclaggio del denaro della ’ndrangheta è una vergogna! Ha detto per anni che la mafia stava al Sud e ora è accusata di affari sporchi…”. Dopo il mezzo minuto di silenzio chiesto dall’assessore Mario Crespi, il sindaco Gigi Farioli proclama il suo «no all’indifferenza». Poi tocca a Giulio Cavalli, consigliere regionale: “Dobbiamo farci una promessa, questa piazza non deve sciogliersi. Tutto questo nel 2005 era impensabile. I nostri padri hanno sbagliato a non accorgersi che la mafia era qui in Lombardia. Anche qui ci sono stati i morti, sono i ragazzi stroncati una generazione fa dalle overdose di droga”. Cavalli cita il pm Ilda Boccassini: “Dice che siamo in piena emergenza. E’ obbligatorio decidere da che parte stare!”. Rosanna Scopelliti, figlia del giudice ucciso nel 1991, commuove tutti: “Durante il corteo, sentivo mio padre in mezzo a voi. E’ nelle vostre idee, nel vostro coraggio di dire no. Non permettete mai che i prepotenti vi condizionino. Siamo persone oneste. Siamo la parte migliore di Lombardia. Nessuno venga mai a dirci di abbassare la testa. La ’ndrangheta se ne deve andare, questa terra è nostra!”. L’ovazione scatta da una platea sempre più ridotta da pioggia e freddo. L’assessore alla legalità della Provincia di Reggio Calabria, Eduardo Lamberti, invita Brugnone nelle scuole del sud. E annuncia la rivincita che parte dalla musica, con Riccardo Muti pronto a dirigere mille ragazzini di 8-9 anni. Il preside Giovanni Laruffa, del liceo Richici di Polistena cita il gemellaggio con il liceo Tosi. Chiude Sandro Chiaravalloti, per le forze dell’ordine. Ricorda che, a Roma, Pino Maniaci sta difendendo il futuro di “Telejato”. “Dove non arriva la mafia arrivano le leggi”. Un messaggio pesante. Tutto da ascoltare.

 Angela Grassi 

«No alla mafia» nel nome di Scopelliti. Oltre cinquemila studenti sfilano in città

Fonte: Il Giorno – Martedì 24 aprile 2012

BUSTO ARSIZIO – AL MUSEO DEL TESSILE LA FIGLIA DEL GIUDICE UCCISO NEL 1991

di Rossella Formenti

«HO SENTITO davvero mio padre in mezzo a voi, nelle vostre idee, nella vostra forza, nel vostro coraggio di dire no alla mafia». Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino Scopelliti, ucciso nel 1991, è sul palco nel giardino del Museo del Tessile, dove è confluito il lunghissimo corteo di studenti delle scuole superiori della provincia che ieri mattina hanno partecipato alla seconda edizione di «Legalitàlia» in primavera. Rosanna aveva sette anni quando il padre venne assassinato; ora è una giovane donna coraggiosa, impegnata contro la mafia, una giovane donna che ieri ha invitato gli oltre 5.000 studenti che hanno partecipato alla manifestazione promossa da Ammazzateci Tutti e hanno sfilato in corteo, quello che lei ha definito «un fiume meraviglioso», a «tenere alti i valori e non permettere a nessuno di farci abbassare la testa». Commuove il suo grazie agli studenti, scandito quattro volte; e loro, i ragazzi, di fronte a quella giovane così coraggiosa rispondono con un caloroso applauso, con un abbraccio avvolgente.

HANNO ASCOLTATO le sue parole con attenzione, un messaggio che lascia il segno come tutti gli interventi dei relatori che ieri hanno partecipato all’iniziativa che grazie ai giovani ha visto per un giorno Busto Arsizio cuore della mobilitazione contro la mafia. Una mattinata intensa nella quale nei diversi teatri cittadini si sono alternati numerosi relatori, da Aldo Pecora, presidente nazionale di Ammazzateci Tutti, a Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela e vice-presidente della Commissione parlamentare antimafia a Bruxelles, dall’attore Giulio Cavalli a Pino Masciari, imprenditore che ha avuto il coraggio di reagire al potere mafioso. Gli studenti intorno alle 11 sono poi confluiti in piazza San Giovanni Battista, dalla quale è partito il lunghissimo corteo che esibendo striscioni e scandendo slogan contro la mafia ha raggiunto il Museo del Tessile, dove si è conclusa la manifestazione promossa da Ammazzateci Tutti in collaborazione con la Consulta provinciale degli studenti. Un forte coro «no alla mafia» è stato gridato ieri da Busto Arsizio, un no che unito Nord e Sud grazie a migliaia di giovani che condividono il coraggioso impegno di Aldo Pecora e di Ammazzateci Tutti, credendo in un futuro costruito sull’onestà, sulla trasparenza e suol diritto. Una grande manifestazione, un forte messaggio alla politica e alle istituzioni.

Busto città dei giovani contro tutte le mafie

Fonte: www.varesenews.it

Oltre 6 mila studenti hanno partecipato al meeting anti-mafie più grande del nord-Italia organizzato da Ammazzateci Tutti, dalle scuole superiori cittadine e dalla consulta provinciale. Un caso che finirà al parlamento europeo

E’ stata la conferma di un progetto vincente e capace di muovere masse di giovani  non solo a Busto Arsizio e che potrebbe diventare modello in Europa grazie all’interessamento di almeno due eurodeputati. La seconda edizione di Legalitàlia in Primavera, il più grande meeting contro le mafie del nord-Italia che si svolge a Busto Arsizio, ha colpito nuovamente nel segno e ha visto raddoppiare gli studenti presenti rispetto alla prima edizione. Sono stati almeno 6 mila gli studenti che hanno preso parte alla giornata organizzata da Ammazzateci Tutti Lombardia, dai rappresentanti delle scuole superiori di Busto Arsizio e, per la prima volta, dalla Consulta studentesca provinciale che ha portato a Busto almeno 1000 ragazzi provenienti dalle scuole del resto della provincia di Varese.

Gli studenti hanno partecipato con grande attenzione agli incontri del mattino e hanno riempito praticamente tutti gli auditorium della città doveimportanti relatori hanno raccontato loro come inItalia si sta combattendo le mafie e come queste si siano ormai espanse in tutto il Paese ponendosi come principale freno alla crescita italiana: «La mafia e la corruzione costano ai cittadini qualcosa come 130 miliardi di euro ogni anno – ha detto lo scrittore e giornalista Orfeo Notaristefano – non possiamo permettercele, quindi dobbiamo stroncarle e si può fare, se voi giovani lo vorrete». Rosario Crocetta, ex-sindaco di Gela ed eurodeputato vice-presidente della nuova commissione antimafia al parlamento europeo, anche quest’anno non ha voluto mancare: «Quest’anno abbiamo deciso di assegnare il premio Chinnici(in memoria di un altro magistrato vittima della mafia, ndr) ad Ammazzateci Tutti Lombardia per il grande impegno per la legalità e contro le mafie e annuncio che a Busto verrò con la commissione antimafia europea per approfondire il tema delle mafie al nord». Crocetta è stato accompagnato durante il tragitto della manifestazione dalla collega Lara Comi del Pdl la quale ha confermato l’idea di portare la commissione antimafia europea in città.

Felicissimo Massimo Brugnone: «Non è la ripetizione di quanto fatto l’anno scorso, solo per il fatto che siamo il doppio» – ha detto il coordinatore lombardo di Ammazzateci Tutti. Per Giulio Cavalli l’importante è che «questa piazza continui ad essere piena anche dopo Legalitàlia,dobbiamo unirci perchè fa comodo a molti che rimaniamo divisi. Nel 2005 questa manifestazione non era nemmeno pensabile – continua Cavalli – ma perchè in questa regione ce ne siamo accorti così tardi, eppure i nostri morti li abbiamo avuti anche noi, abbiamo avuto 150 sequestri di persona, i morti di overdose da eroina negli anni ’80. Dobbiamo dirci che i nostri padri qualcosa l’hanno sbagliato». Sul palco finale anche il sindaco di Busto Arsizio Gigi Farioli, che ha parlato di Busto «capitale dell’antimafia e ben venga la commissione antimafia europea qui con il nostro quasi cittadino onorario Rosario Crocetta» e l’assessore alla cultura Mario Crespi che ha “incoronato” Massimo Brugnone «faro della legalità a Busto Arsizio» – a chiudere una polemica striscianteche ha accompagnato i giorni precedenti a Legalitàlia.

23/04/2012
or.ma. orlando.mastrillo@varesenews.it

L’antimafia del nord sfila nel varesotto: cinquemila in piazza per Legalitàlia

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Il centro di Busto Arsizio attraversato da un corteo al grido di “Fuori la mafia dallo Stato” per l’iniziativa organizzata da Ammazzateci tutti. Quattordici scuole coinvolte in un territorio “colonizzato” dalla ‘ndrangheta crotonese e dalla mafia gelese. Tra gli ospiti, l’europarlamentare Rosario Crocetta e il consigliere lombardo Giulio Cavalli. Con contorno di “veleni” sui finanziamenti comunali

Migliaia di studenti in corteo a ritmare slogan come “Fuori la mafia dallo Stato”, “La mafia non ci compra”, o a urlare il più rabbioso “Ehi mafiosi, pezzi di merda”. Non a Locri o a Palermo, ma per le vie del centro di Busto Arsizio, in provincia di Varese, dove 14 scuole superiori hanno partecipato alla seconda edizione di Legalitàlia in Primavera, un’iniziativa organizzata dall’Associazione “Ammazzateci tutti” che ha coinvolto circa cinquemila ragazzi e ragazze di Busto e dintorni.

Ne è venuta fuori una delle manifestazioni più fragorose e partecipate del nuovo movimento antimafia che si sta facendo strada nel Nord Italia “colonizzato” dalle organizzazioni criminali. Le mappe degli investigatori dicono che questa fetta del varesotto – come dire il nord del nord – è spartita fra la ‘ndrangheta di Cirò Marina, in provincia di Crotone, e la mafia di Gela, con la Statale del Sempione a fare da confine. Il boss delle ‘ndrine locali è indicato in Vincenzo Rispoli, commerciante di frutta e verdura nella vicina Legnano, condannato in primo grado per associazione mafiosa e arrestato anche nell’operazione Infinito del 2010.

A Lonate Pozzolo, altro paese del circondario, a ridosso dell’aeroporto di Malpensa, la ‘ndrangheta cirotana ha imperversato per un buon decennio con omicidi, pizzo, usura, intimidazioni plateali a commercianti e politici locali, poi svelate dal processo “Bad Boys”. Che si è svolto tra il 2010 e 2011 proprio a Busto, con gruppi di ragazzi delle scuole che andavano a presenziare alle udienze e conseguenti polemiche pubbliche sollevate sui giornali locali dai familiari degli imputati.

Questo per dire che oggi fare antimafia al Nord significa occuparsi, e preoccuparsi, del proprio territorio. Non come ai tempi di Falcone e Borsellino, quando gli studenti milanesi scendevano in piazza per manifestare solidarietà ai loro sfortunati coetanei del sud, “come se manifestassero contro l’apartheid in Sudafrica”, per usare le parole di Nando dalla Chiesa. Nel corteo di Legalitàlia i più duri negli slogan sono dei ragazzi di Tradate, dove nel lontano 1990 è stato ammazzato Roberto Cutolo, il figlio di don Raffaele, spacciato da un’efficiente joint venture fra ‘ndrangheta lecchese e camorra napoletana.

Così i ragazzi del profondo nord (siamo nella culla della Lega e dei suoi scandali, sui quali grava l’ombra della criminalità calabrese) si abbeverano alle parole di esponenti del movimento antimafia saliti dal Sud, come l’europarlamentare ed ex sindaco di Gela Rosario Crocetta (da Busto sono partite le armi destinate a farlo fuori, intercettate per tempo), il testimone di giustizia calabrese Pino Masciari, il giovanissimo presidente di Ammazzateci tutti – sorta a Locri nel 2005 dopo l’assassinio di Francesco Fortugno – Aldo Pecora, che di recente ha denunciato minacce e oscure manovre ai suoi danni, e Rosanna Scopelliti, figlia del giudice ucciso in Calabria nel 1991. Che hanno parlato, nei teatri cittadini e nel comizio finale al Museo del Tessile, insieme a esponenti del movimento antimafia nordico doc, come il lodigiano Giulio Cavalli, attore e consigliere regionale da diversi anni sotto scorta per le minacce ricevute.

La storia dei movimenti antimafia, però, non è mai indolore. E anche nella preparazione di Legalitàlia sono circolati piccoli veleni, legati ai finanziamenti dell’amministrazione comunale, retta dal sindaco pidiellino Gigi Farioli. Degli ottomila euro stanziati per l’inziativa, Ammazzateci Tutti non ha visto un soldo, pur essendo il vero motore di Legalitàlia (qui la cronaca della prima edizione). A beneficiarne sono state invece sigle politicamente più consone, come la Fondazione Blini, con radici nell’estrema destra e un presente apparentemente più “ecumenico”.

Nei teatri di Busto la lotta alla mafia spiegata ai giovani

Fonte: http://www.varesenews.it

Sono state nove le diverse assemblee che hanno animato la mattina di oltre 4.000 studenti bustocchi. Nove teatri gremiti di giovani per ascoltare le parole dei grandi protagonisti della lotta alla mafia che tutti i giorni lottano contro questo potere

9 teatri diversi per parlare di 9 tematiche diverse. “Legalitàlia in primavera” non è solo una grande manifestazione di piazza con gli oltre 6mila ragazzi che hanno partecipato al corteo ma è anche -e sopratutto- un momento di incontro e approfondimento culturale. L’incontro forse più atteso di tutti è andato in scena al teatro “Fratello Sole” dove Aldo Pecora, presidente di Ammazzateci Tutti, Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela e attuale vice presidente della commissione antimafia del parlamento europeo e l’assessore alla legalità della Calabria Eduardo Lamberti Castronuovo hanno discusso del rapporto tra politica e mafia. «Iniziamo a capire che i farabutti non sono solo da una parte e le persone oneste dall’altra» ha spiegato fin da subito Aldo Pecora, convinto anche del fatto che l’unica strada percorribile sia quella di «unire tutte le forze positive del Paese perchè dall’altra parte (quella mafiosa, ndr) sono molto compatti».

La preghiera che Pecora ha poi voluto rivolgere ai ragazzi è quella di non abbandonare l’Italia invitando tutti a «lavorare affinché quando sarete laureati voi questo Paese sia in grado di accogliervi e che non vi costringa a partire lasciando l’Italia nelle mani peggiori». E sul come la mafia sia arrivata al Nord, Rosario Crocetta spiega che «con le grandi migrazioni degli anni 60 con le brave persone sono arrivati anche i mafiosi» i quali, una volta approdati in terra padana, «non è che abbiano trovato grossi ostacoli ma anzi, spesso si è trattato di veri e propri comitati di benvenuto». Così, grazie al riciclaggio di denaro sporco, l’economia del Nord è ulteriormente prosperata a scapito di «un sud che è stato letteralmente saccheggiato». «Pensate -incalza Crocetta- che una ricerca del Censis certifica che senza le mafie il sud Italia avrebbe lo stesso sviluppo della Padania».

E chi, come Pino Masciari, è stato vittima di questo saccheggio parlava proprio negli stessi istanti a poche centinaia di metri di distanza davanti alla platea del teatro Sociale. Masciari era un imprenditore con grossi appalti in mezza Italia e «quando sono venuti nei miei cantieri a chiedermi il 3% del fatturato io ho subito detto “no” e ho denunciato tutti». Una scelta coraggiosa dettata dal fatto che «volevo rimanere un imprenditore libero» ma che è all’imprenditore è costata molto, sia economicamente che socialmente. «Quando io ho denunciato non ho trovato lo Stato pronto ad aiutarmi» e anche se il sostituto procuratore della DDA di Milano Mario Venditti (che si è occupato del celebre processo “Bad Boys”) sostiene che «la legislazione antimafia non è affatto arretrata» invitando quindi a superare il silenzio e denunciare, chi lo ha fatto non è poi così ottimista. «Oggi -spiega Masciari- lo Stato deve 90 miliardi agli imprenditori e molti di questi sono costretti a scendere a patti con la criminalità organizzata per sopravvivere».

E questa assenza dello Stato è evidente anche dal fatto che «a Palermo dal 2009 non ci sono più denunce per il pizzo». E’ Vincenzo Conticello, titolare dell’Antica Focacceria di Palermo e tra i primi a denunciare il racket delle estorsioni, a spiegare dal palco del teatro Manzoni come «molti preferiscano vivere pagando 300 euro al mese ma stando tranquilli» e che oggi la strada da percorrere per emanciparsi dal potere mafioso passa «sia attraverso una riforma burocratica sia, e sopratutto, della classe politica».

Alla base di tutto un ruolo di primo piano lo ricopre l’informazione con il suo dovere di ricostruire gli avvenimenti locali che odorano di criminalità organizzata. Orlando Mastrillo, giornalista di VareseNews, ha ripercorso con i ragazzi nell’auditorium del Museo del Tessile come l’indagine Bad Boys «sia partita da alcuni incendi che si credeva nascessero da screzi tra imprenditori» ma che poi hanno sollevato il velo sulla profonda infiltrazione mafiosa in queste zone.

23/04/2012
Marco Corso redazione@varesenews.it

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