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Al via la festa di Varesenews

Nel link il programma completo della festa del quotidiano on line “Varesenews” dove saremo presenti con un banchetto informativo. Di seguito un assaggio del programma:

VENERDI’ 2 SETTEMBRE

18.15 Un grande paese
L’Italia tra vent’anni e chi la cambierà.

Nell’incontro con Luca Sofri, direttore de Il Post, si parlerà dell’Italia, di Internet, di giornalismo e tanto altro.

Il Post è nato nell’aprile del 2010 rifacendosi ad alcune esperienze di giornalismo online americane. L’ambizione del nuovo media è quella di “introdurre di più internet nel sistema dell’informazione italiana, migliorare la qualità e l’affidabilità delle news e del giornalismo, rivedere le gerarchie delle notizie a cui siamo abituati, raccontare cose interessanti e che cambiano il mondo”

Luca Sofri è blogger, giornalista, conduttore televisivo, direttore di giornale e molto altro ancora. Classe 1964, toscano di Massa è marito di Daria Bignardi. Attualmente, oltre a dirigere “Il Post” è anche collaboratore di diversi quotidiani e riviste; ha lavorato anche in radio e ha condotto con Giuliano Ferrara la trasmissione “Otto e Mezzo”, su La7.

SABATO 3 SETTEMBRE

21.00 VALLANZASKA in concerto

Nato nel giorno di San Valentino del 1991, Vallanzaska è un gruppo storico dello ska italiano. La loro carriera inizia nel 1993 quando pubblicano il primo Ep e iniziano a girare i palcoscenici di tutta Italia. Il primo vero disco è “Otto etti di ottagoni netti” datato 1995 e ristampato nel 2000. Negli anni successivi si fanno apprezzare con l’album “Cheope” raggiungono un successo che non li abbandonerà più. Si riconfermano con “Ancora una fetta”, album che li porta anche all’estero. Dopo “Cose spaventose” che è uscito il 19 maggio 2007, l’ultimo disco “I Porn” è in vendita da marzo 2010. Il nome Vallanzaska deriva dal criminale italiano Renato Vallanzasca. Il gruppo è formato da La Dava, Lucius, Skandi, Vanny, Spekkio, Bini e Piras.


DOMENICA 4 SETTEMBRE

18.15 Unità d’Italia, questa sconosciuta

Aldo Cazzullo interroga alcuni sindaci della provincia di Varese sull’unità d’Italia. Saranno presenti: Attiilo Fontana (Varese), Luigi Farioli (Busto Arsizio), Edoardo Guenzani (Gallarate), Luciano Porro (Saronno).

Sindaci della Valle “a lezione di antimafia” dal procuratore

Fonte: http://www.varesenews.it

Il capo della Procura di Busto Arsizio Dettori ricorda il fenomeno ‘ndranghetista con il processo Bad Boys. Ai primi cittadini della Valle Olona un plauso per il coordinamento della videosorveglianza

Intervendo all’incontro con i sindaci della Valle Olona, il procuratore di Busto Arsizio Francesco Dettori (a destra nella foto) si è dilungato su alcuni aspetti di immediato interesse per l’ufficio cui è preposto. Non solo specificamente relativi al territorio, al quale è comunque assicurato l’impegno dei magistrati, ma più in generale alle attività del palazzo di giustizia e alla zona entro la quale la Valle si viene a trovare, una immensa periferia urbana con tutti i problemi delle megalopoli. Relativamente alla proposta della rete di videosorveglianza coordinata tra tutti i Comuni della Valle Olona Dettori era più che positivo: «È importantissimo, la devianza va prevenuta. Due anni fa si ebbe l’episodio dell’incendio dell’auto del sindaco di Busto Arsizio, per le indagini la telecamera è stata fondamentale. Non posso che approvare la vostra proposta» ha detto con convinzione ai sindaci.
«Una necessità è raccordarsi con le istituzioni che rappresentano lo Stato, sono qui come procuratore a dire che fortunatamente dovremmo avercela fatta, avevamo rischiato di ridurci a due sostituti su otto in organico, poi Csm e ministero della giustizia sono intervenuti e presto entreranno in servizio altri quattro sostituti. Il Csm ha pubblicato poi due posti vacanti di cui uno sarà coperto, insomma c’è stata una ricostituzione» dà atto, finalmente sollevato, il procuratore capo. Ricordando fra l’altro che in Italia vige il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, a differenza che in altri paesi. E quindi servono risorse, umane e tecniche, importanti.
I temi del territorio, lungo l’Olona e non, sono vari. La droga: «Malpensa porta degli stupefacenti, la più importante d’Italia, per traffici dal Sudamerica (cocaina ndr) e dal Nordeuropa (acidi, ecstasy ecc ndr). Sul territorio i carabinieri sono attenti, alla grossa criminalità come al piccolo spaccio: al di là di ogni valutazione l’immigrazione, più o meno clandestina, è un fattore moltiplicativo, abbiamo verificato che lo spaccio al dettaglio è in mano a nordafricani (si veda Saronno ndr)». I consumatori, in compenso, sono in gran parte italiani.
Ci sono però italiani e italiani: questa terra conosce un fenomeno solo apparentemente alieno come la‘ndrangheta: «avrei voluto avere qui al mio fianco Mario Venditti», il pm della dda milanese ora applicato per sei mesi a Reggio Calabria, che ha retto l’accusa al processo nato dall’operazione Bad Boys (di poche settimane fa è la requisitoria), intervento congiunto di forze dell’ordine e magistratura che, con altri e più vasti (“Il Crimine“) ha “inquadrato” il fenomeno sul territorio. «Sappiatelo», avverte Dettori rivolto agli amministratori e ai cittadini tutti, «’ndrangheta e mafia sono qui, e spetta a voi contrastarle. Non bastano carabinieri e magistrati, perchè queste organizzazioni cercano di inserirsi anche nel potere politico, laddove si prendono le decisioni sul territorio: ma oramai si conoscono nomi e cognomi di queste persone, e non ci sono alibi. Abbiamo preso provvedimenti sul Lonatese per la ‘ndrangheta, ma a Busto c’è la mafia, di origine gelese. Io vengo dalla Sardegna e dal centro Italia, non ho mai vissuto in realtà permeate da questa criminalità organizzata, che ho conosciuto invece qui, alla Procura di Busto Arsizio, dove ne ho appreso metodi, regole, linguaggio. Il processo in corso si sta per concludere, sono state chieste pene pesanti. Chiudo sollecitando questo sforzo comune per creare una barriera nei confronti di coloro che si ostinano a vivere di attività criminose».
8/03/2011

Incendi a raffica e spari alle serrande, in manette due pregiudicati

Fonte: http://www.varesenews.it

Oltre ai due arrestati altri tre sono indagati dalla Procura di Busto Arsizio e dai carabinieri di Saronno per una decina di episodi dolosi tra Saronnese e Altomilanese

L’hanno chiamata operazione Cenerentola perchè proprio grazie ad una scarpa bruciacchiata  (foto a sinistra) lasciata sul luogo dell’incendio gli investigatori sono riusciti a risalire all’artefice dell’atto doloso avvenuto lo scorso 19 gennaio all’interno della Nord Infissi di Saronno. In quell’occasione bruciarono alcuni camion per un valore complessivo di circa 390 mila euro ma di episodi simili se ne contano almeno una decina negli ultimi 2 anni e mezzo. Dietro questi incendi si nasconderebbe sempre la stessa mano, quella di Francesco De Marte, 39enne originario di Seminara (Reggio Calabria) e fratello di Rocco già in carcere per i suoi legami con la famiglia Pellegrino, coinvolta in un’operazione anti-ndrangheta per attività illegali a Bordighera, nel ponente ligure.

Grazie alle immagini delle videocamere di sorveglianza, al numero della scarpa, al rinvenimento sul posto di cubetti di diavolina (l’accendifuoco per barbecue)  e di una Viacard intestata a De Marte i carabinieri di Saronno, insieme al sostituto procuratore Roberto Pirro, sono riusciti a risalire ad almeno uno dei tre responsabili di quell’incendio. A seguito di quegli indizi lasciati sul posto l’attività di indagine si è svolta su tutti i fronti: sia con intercettazioni telefoniche e ricostruzioni di tabulati, sia con indagini classiche. I carabinieri, infatti, grazie ad una conversazione dell’uomo con la moglie sono riusciti a capire che il De Marte quella sera si era fatto medicare all’ospedale di Garbagnate Milanese per ustioni al piede, all’avambraccio e al braccio destro denunciando l’incidente come domestico e per il quale ha anche ricevuto un rimborso di 14 mila euro dall’assicurazione. Peccato che le ustioni combaciano proprio con quelle che si sarebbe procurato l’uomo che ha appiccato l’incendio nella ditta di Saronno.

Le indagini sono andate avanti nel tempo per poter ricostruire le dinamiche criminali dell’uomo e dei suoi complici per giungere agli arresti effettuati tra ieri e questa mattina. Dalle perquisizioni in 4 abitazioni, infatti, è emersa una pistola calibro 6,35 di fabbricazione straniera con relative munizioni trovata nella camera da letto di Salvatore Ferrigno,arrestato anch’egli per possesso abusivo d’arma da fuoco, due sciabole, un giubbetto antiproiettili e diverso materiale cartaceo che verrà analizzato oltre a 8 telefonini e relative sim. Al momento, oltre ai due arrestati, ci sono anche 3 indagati a piede libero.

A De Marte vengono imputati una lunga serie di incendi e intimidazioni: il 27 luglio 2007 viene incendiata la ditta di autotrasporti Tettamanzi, tra il 2 ottobre 2008 e il 28 febbraio del 2009 in tre diversi episodi vengono dati alle fiamme in totale 4 autocarri della ditta Vale sas tra Parabiago e Nerviano, a luglio 2009 viene incendiata un’Audi Q7 a Caronno Pertusella, e in due episodi diversi vengono incendiati un autocarro e un Bmw della ditta Vodipak srl sempre a Caronno mentre a Gerenzano, l’11 ottobre 2009 vengono esplosi colpi di pistola contro il ristorante il Triangolo d’Oro. L’ultimo episodio è quello dell’incendio alla ditta Nord Infissi del gennaio 2010. 

Una lunga scia di intimidazioni che hanno, di fatto, creato un clima di paura in tutto il Saronnese e nell’area dell’Altomilanese ai danni di imprenditori che, per il momento, non parlano. Visto lo spessore criminale del De Marte che, oltre alle già citate parentele, ha anche precedenti per traffico di droga, minacce, percosse e danneggiamenrto la procura e i carabinieri di Saronno non escludono ulteriori sviluppi della vicenda: «Serve la collaborazione delle vittime per poter ricostruire quanto è accaduto – sottolinea il capitano dei Carabinieri di Saronno Giuseppe Regina – non possiamo non sottolineare che c’è un clima di paura a parlare». Il sostituto procuratore di Busto Arsizio Roberto Pirroevidenzia anche l’aspetto dei rimborsi da parte delle assicurazioni: «Spesso chi subisce questo tipo di attentati teme anche il mancato rimborso da parte delle assicurazioni nel caso in cui si tratti di episodi dolosi – conclude – in questo caso la vicenda non si potrà concludere con l’archiviazione, che è l’unico modo per ottenere l’ok al rimborso da parte delle società assicuratrici».

Lontate Pozzolo-Legnano: la cosca della ‘ndrangheta che controlla il territorio

Fonti: www.varesenews.itwww.repubblica.itwww.affaritaliani.it

23 aprile 2009: la conclusione delle prime indagini

Si conclude un’indagine aperta dal 2005 con ben 39 arresti effettuati all’alba di stamattina. Sventrata una compagine criminale di stampo mafioso riconducibile alla ‘ndrangheta, affiliata alla cosca Farao-Marincola della provincia di Crotone, operante nelle province di Varese e Milano, ed in particolare nelle zone di Lonate Pozzolo, Busto Arsizio, Gallarate, Malpensa e Legnano. I protagonisti di questa associazione criminale sono accusati di tentato omicidio, di numerose estorsioni a locali pubblici, commercianti e imprese di Varese e Legnano, rapine, usura, incendi, traffico di armi e di esplosivi, riciclaggio, finalizzati ad un meticoloso accumulo di capitali destinati ad essere riciclati in Italia e all’estero per conto di interessi criminali. La banda che ha agito nel Varesotto è stata denominata “Locale di Legnano – Lonate Pozzolo perché aveva creato una vera e propria “locale”, che nel gergo criminale delle ‘ndrine equivale ad una base operativa, così come ne esistono molte in Calabria.
Capo dell’organizzazione è stato segnalato Vincenzo Rispoli, nato nel 1962 a Cirò Marina e residente a Legnano, nipote di Giuseppe Farao-Marincola, capo della cosca della ‘ndrangheta di Cirò Marina. Il secondo livello dell’organizzazione era invece gestito da Mario Filippelli, classe ’73 residente a Lonate Pozzolo, che aveva il compito di organizzare e coordinare usure e rapine (ben 11 a banche e Poste nel 2007 nel territorio tra Legnano e Lonate).

Undici le ordinanze di custodia cautelare in carcere per l’articolo 416 bis del codice penale (associazione mafiosa), 28 per associazione a delinquere, estorsione, usura, incendio, riciclaggio, rapina, sfruttamento della prostituzione ed altro.


Gli omicidi

A partire dal 2005 sono sette gli omicidi accaduti per conflitti nati all’interno del gruppo:

  • Cataldo Murano, trovato carbonizzato nella sua auto in zona boschiva di Lonate Pozzolo il 6 gennaio 2005;
  • Giuseppe Russo, ucciso il 27 novembre 2005 all’interno di un bar di Lonate Pozzolo;
  • Alfonso Murano, ucciso a Ferno il 27 febbraio 2006;
  • Rocco Cristello, ucciso a Verano Brianza il 27 marzo 2008;
  • Carmelo Novella, ucciso a San Vittore Olona il 14 luglio 2008;
  • Cataldo Aloisio, ucciso a San giorgio sul Legnano il 27 settembre 2008;
  • Giuseppe Monterosso, ucciso a Cavaria con Premezzo il 6 maggio 2009.


La vicenda giudiziaria

Tutto sembrava andare per il verso giusto quando la Cassazione decide di liberare Vincenzo Rispoli, ritenuto capo della locale di ‘ndrangheta Legnano-Lonate Pozzolo e accusato di numerosi episodi di estorsione ai danni di imprenditori del Basso Varesotto, rapine e false fatturazioni.
Il ricorso eseguito dal suo avvocato, Michele D’agostino, per l’annullamento della misura cautelare che effettuata precedentemente. La scarcerazione è stata ordinata su decisione della Corte di Cassazione in quanto, come afferma il legale di Rispoli, “non basta essere parenti di un boss per essere definiti mafiosi”. Dunque l’imputato affronterà il processo da uomo libero.

Per quanto riguarda l’associazione semplice (criminale non di stampo mafioso) il pubblico ministero, Mario Venditti, ha chiesto un pena di 12 anni nei confronti di Mario Filippelli. Sarebbero state delle intercettazioni a compromettere la posizione del Filippelli: in una conversazione Nicodemo Filippelli e Mario Esposito si sarebbero accordati sull’omicidio che sarebbe dovuto avvenire nei boschi di Vanzaghello ai danni di Mario Filippelli, così come ordinato da Vincenzo Rispoli.
Prove certe che Mario Filippelli facesse  parte dell’associazione di stampo mafioso non ve ne sono: gli indizi portano di certo a dedurre che egli sarebbe stato a capo dell’associazione a delinquere semplice, ma l’accusa ha comunque chiesto per lui il reato di cui all’art. 416bis del codice penale.
Il legale del Filipelli si difende disfacendo la tesi del sostituto procuratore Mario Venditti in quanto ci sarebbero troppi pochi elementi per definire questo tipo di associazione e, agguantandosi alle parole dello stesso pm, afferma che non è possibile che egli facesse parte dell’associazione mafiosa in quanto a capo dell’associazione semplice. Punto di forza di Venditti rimane comunque l’intercettazione del tentato omicidio nei confronti di Mario Filippelli che ne fa capire l’importanza della persona.

Mano pesante dei giudici, il 28 maggio 2010, per Mario Filippelli, considerato il capo del braccio armato della cosca che operava nel Basso Varesotto e che è stata spazzata via dall’inchiesta Bad Boys. E’ stato condannato a 13 anni e 4 mesi di reclusione per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione. Era proprio lui che faceva da tramite tra i capi e i soldati che effettuavano rapine, estorsioni e usura. In più occasioni è stato lo stesso Filippelli a minacciare imprenditori e i commercianti che pagavano il pizzo.

E’ l8 giugno 2010 che nell’aula “Falcone e Borsellino” del Tribunale di Busto Arsizio si è svolta la prima udienza per il caso Bad Boys. A causa dell’assenza totale (se non per il caso del consigliere comunale di Lonate Pozzolo) di denunce da parte delle vittime, il pm ha dovuto trovare un legame tra le varie intercettazioni per portare una tesi abbastanza solida davanti al giudice Toni Adet Novik.
L’accusa è iniziata con l’inchiesta partita da due indagini dei Carabinieri di Varese e di Busto Arsizio denominate “Piromane” e “Dolce Vita”. Nella prima si indagava su episodi incendiari avvenuti in numerosi locali notturni e attività commerciali della zona di Lonate Pozzolo e Ferno, mentre l’altra ha preso le mosse da un presunto giro di estorsioni sempre a danno di locali pubblici.
Da questi due rami si è cominciato a ricostruire storie, profili di personaggi, fatti; fino a identificare i due livelli dell’organizzazione grazie all’uso dello strumento delle intercettazioni. Una volta capito dove si poteva arrivare le due indagini sono passate alla Dda di Milano che ha fatto il resto definendo il braccio armato, già andato a giudizio con i riti alternativi, e il livello che operava nell’ambito economico con una serie di imprese edili e locali intestati a prestanome o agli stessi capi. Venditti in conclusione non esclude la pista di poter fare luce su almeno tre dei cinque omicidi “eseguiti con modalità mafiose”, avvenuti tra Ferno, Lonate Pozzolo e il legnanese.
Durante questa prima udienza sono state esposte da parte delle difese tutta una serie di eccezioni riguardanti le intercettazioni eseguite in remoto, il deposito dei verbali degli interrogatori e l’impossibilità da parte della difesa di poter accedere ad alcuni decreti di proroga delle intercettazioni effettuati dal gip di Busto Arsizio che, sempre secondo gli avvocati, non sarebbero stati trasmessi alle difese.

Un clima che non si era mai visto nel Tribunale di Busto Arsizio, in un’aula gremita di gente (per lo più familiari degli imputati e alcuni curiosi). Durante il processo durato circa 2 ore ci sono stati scambi di baci e affettuosità tra gli imputati e i familiari. Era evidente il fastidio degli imputati per la numerosa partecipazione dei media che con i flash delle loro fotocamere e le riprese delle videocamere, suscitavano proteste dei detenuti. Tra i presenti in aula c’era anche Vincenzo Rispoli, il presunto capo della Locale.

Con la seconda udienza, tenutasi il 22 giugno 2010 ed avvenuta anch’essa nell’aula “Falcone e Borsellino”, si conclude la fase preliminare. Durante la stessa (di nuovo molto affollata di imputati, avvocati e parenti vari) sono una quindicina le richieste di associazione a delinquere di stampo mafioso: secondo l’accusa sarebbero i componenti di spicco di un’organizzazione che ha commesso decine di estorsioni a imprenditori e commercianti della zona, intimidazioni, usura, false fatturazioni ma anche i mandanti di una serie di rapine avvenute in uffici postali per poter finanziare la cosiddetta “bacinella”, ovvero la cassa comune della locale.
Il giudice Toni Adet Novik ha aperto la seduta mantenendo ancora il riserbo sulla decisione di sospendere i termini della custodia cautelare nei confronti degli imputati in carcere, come richiesto in sede di prima udienza dalla pubblica accusa rappresentata dal pm Mario Venditti, e respingendo tutte le eccezioni presentate dalla folta schiera di legali. Non sono state accolte le richieste di inutilizzabilità di alcune intercettazioni così come non è stato riscontrato alcun vizio nel diritto di tutela dell’indagato che, hanno sottolineato i giudici, è sempre stato tutelato nelle varie fasi dell’indagine, comunicando per tempo alle parti ogni passaggio e mettendo a disposizione degli indagati tutto il materiale difensivo. L’incompatibilità dei magistrati è stata respinta e anche gli interrogatori sono stati giudicati regolari. A seguire accusa, parti civili e difese hanno presentato le loro liste di testi che sono state tutte accolte da parte del collegio. Tra i molti testi che sono stati chiamati a deporre sono presenti anche alcuni collaboratori di giustizia che hanno avuto una certa importanza in fase di indagine permettendo alla Dda di definire molti degli scenari poi emersi.


13 luglio 2010: i 300 arresti e la nuova ‘Ndrangheta

Sono oltre 300 le persone arrestate in Calabria e in diverse località dell’Italia settentrionale. Tra i reati associazione di tipo mafioso, traffico di armi e stupefacenti, omicidio, estorsione, usura ed altri gravi reati. Si tratta della più imponente operazione di questo tipo degli ultimi anni. Le indagini sarebbero partite dall’omicidio di Carmelo Novella nominato capo di questo organismo, ma fatto uccidere il 14 luglio del 2008 in un bar di San Vittore Olona dai calabresi per le sue tendenze giudicate eccessivamente autonomiste.
“Si parla di 500 uomini affiliati alla ‘ndrangheta in Lombardia. Lo ha dichiarato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, spiegando la parte lombarda dell’inchiesta delle Procure di Milano e Reggio Calabria che ha portato al blitz di oggi contro la ‘ndrangheta’. Il magistrato ha spiegato di aver individuato circa 160 persone affiliate alle “locali” lombarde. Le locali sono raggruppamenti di ‘ndrine in genere ciascuna autonoma, ma con collegamento con la cosca madre calabrese e con l’organismo di controllo “Provincia Lombardia che regola la convivenza delle varie locali. “Noi abbiamo individuato 15 ‘locali’ che sono a Milano, Pavia, Bollate, Cormano, Bresso, Limbiate, Solaro, Pioltello, Corsico, Desio, Seregno, Rho, Legnano, Mariano Comense, Erba e Canzo, ma sappiamo che sono molte di più, radicate nel nostro territorio”.

Fra gli arrestati finiti dietro le sbarre accusati di essere affiliati alla ‘ndrangheta che operano nel territorio del Varesotto vi è, in oltre, il già noto Vincenzo Rispoli, sospettato di essere il capo della locale “Lonate Pozzolo-Legnano, con contatti stretti con i vertici della cosca Farao Marincola che domina a Cirò Marina, suo paese d’origine (è nipote di Giuseppe Farao, capobastone del clan cirotano). Il vice di Rispoli sarebbe Emanuele De Castro, classe 1968, muratore residente a Lonate Pozzolo ed originario di Cirò Marina, arrestato nell’operazione Bad Boys; come pure Nicodemo Filippelli, il lonatese d’importazione e cirotano d’origine, fratello del Mario Filippelli, condannato in primo grado a 13 anni e 4 mesi di carcere per associazione mafiosa ed estorsione. In manette Luigi Mancuso, classe 1977, commerciante di Busto Arsizio; Antonio Benevento, classe 1974, muratore di Legnano; Fabio Zocchi, classe 1962, immobiliarista residente a Gallarate; Vincenzo Alessio Novella di Legnano.
Affiliati alla locale di Bollate sarebbero invece Ernestino Rocca, Annunziato Vetrano e Orlando Attilio Vetrano, tutti residenti a Saronno.
Dalla nuova indagine si è confermato come gli arrestati di Legnano, Lonate Pozzolo, Gallarate e Busto Arsizio sono tutti appartenenti alla cosca legata ai Farao Marincola: organizzazione molto ricca e altrettanto ben introdotta negli ambienti che contano. I carabinieri solo a marzo avevano sequestrato alla cosca 20 milioni di euro, 17 società, 34 appartamenti, 4 bar e ristoranti, 1 terreno, 20 auto, 70 conti correnti. Gestivano bar e ristoranti e si trovavano per prendere decisioni al crossodromo di Cardano al Campo e in locali di Busto e Legnano.

Ammazzateci Tutti al processo contro la ‘ndrangheta

Sono fissate nei giorni 12, 19 e 26 ottobre, 2 e 23 novembre, 7, 14 e 21 dicembre, 11 e 25 gennaio, 1, 15 e 22 febbraio le udienze per il dibattimento del processo alla ‘ndrangheta di Lonate presso il Tribunale di Busto Arsizio.

Confermiamo oggi il nostro impegno nel portare i giovani del nostro territorio a seguire questo processo così importante nella lotta del fenomeno mafioso. Non vogliamo che le aule di giustizia siano riempite solo da chi quegli imputati li vorrebbe veder di nuovo liberi. Lo scopo che ci prefiggiamo è far sentire la nostra vicinanza a magistrati, forze dell’ordine ed ai, purtroppo pochi, commercianti che hanno deciso di denunciare, per far sentire loro la forza di una generazione che rifiuta “il puzzo del compromesso morale” ed ogni giorno si vuole impegnare per mettere in atto quelle politiche legalitarie che siano strumento di un’Italia libera dalle mafie.
Speriamo che quest’occasione possa anche essere motivo di crescita culturale e sociale per chi già da oggi è chiamato a spazzare via ogni possibile compromesso ed a non piegarsi di fronte alle crudeli pretese di una parte di popolazione minoritaria che vuole, attraverso la violenza, tenere in scacco quella che invece è la gente onesta e coraggiosa che ha il diritto di sentirsi anche libera.

Massimo Brugnone
Coordinatore regionale Ammazzateci Tutti Lombardia

Davide Borsani
Ammazzateci Tutti Busto Arsizio

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