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Nomi e condanne in piazza, Cavalli deride la ‘ndrangheta

Fonte: http://www.varesenews.it

Successo per lo spettacolo in piazza Sant’Ambrogio dell’attore e consigliere regionale lodigiano, invitato in piazza da Ammazzateci Tutti e dal gruppo della legalità. Brugnone: “Presto una sede in paese”

Mentre a Milano fioccano le richieste di condanna da parte dell’accusa nel processo Infinito (1000 anni di carcere in totale), a Lonate Pozzolo si comincia un nuovo corso con Giulio Cavalli in piazza e i ragazzi di Ammazzateci Tutti che provano a portare un po’ di ossigeno della legalità in un paese che stava morendo asfissiato dalla presenza di una locale di ‘ndrangheta tra le più antiche e le più attive in tutta la Lombardia, una locale che è stata certificata da una sentenza del tribunale di Busto Arsizio. E la lunga lista dei condannati ha aperto lo spettacolo di Giulio Cavalli, attore in prima linea contro la mafia al Nord e consigliere regionale di Sinistra Ecologia e Libertà. La lista dei condannati nel processo Bad Boys la legge Massimo Brugnone, voce ferma e sguardo sul pubblico mentre un’imponente apparato di sicurezza, coordinato dal maggiore dei Carabinieri di Busto Arsizio Gianluigi Cirtoli, fa buona guardia nella piazza sant’Ambrogio.

Davanti a circa 200 persone, in prima fila sindaco e giunta al completo, Giulio Cavalli inizia il suo monologo fatto di storie che prendono a schiaffi la ‘ndrangheta, la deridono e lui deride gli uomini che ne fanno parte, il loro atteggiarsi, le loro manie di grandezza, la loro mancanza di cultura. Lo spettacolo parte da Gela (il piano per uccidere l’ex-sindaco Crocetta) e sale fino a Milano (la ‘ndrangheta a 100 passi dal Duomo), poi punta sul Varesotto (con le intercettazioni delle conversazioni tra Nicodemo Filippelli e Fabio Zocchi), poi tocca Desio, Torino (con l’assassinio del magistrato Bruno Caccia) e, infine la lettura di un testo di Giuseppe Fava, scrittore e drammaturgo catanese ucciso nel 1984 dalla mafia per il suo grande impegno sociale e civile contro le organizzazioni criminali che stavano insanguinando la Sicilia: “Ora siete tutti collusi – ha detto in chiusura Cavalli guardando il pubblico – siete collusi con la dignità. Non potrete dire io non sapevo”.

Uno spettacolo che ha fatto nomi e cognomi dei veri infami; quelli che, come ha ricordato Brugnone all’inizio, “hanno fatto mangiare le cambiali a Fabio Lonati”, quelli che spadroneggiavano nei bar di Lonate bevendo e mangiando gratis, quelli che coprivano la fuga di latitanti come Silvio Farao, quelli che picchiavano a sangue chiunque non pagasse quanto dovuto per tempo, quelli che incendiavano auto e cantieri di chi non faceva quello che loro chiedevano. Questi sono gli infami dei quali Lonate Pozzolo vorrebbe liberarsi una volta per sempre anche grazie al lavoro del gruppo della legalità sorto in seno al consiglio comunale e che ha dato a Massimo Brugnone e ai ragazzi di Ammazzateci Tutti le chiavi per aprire il portone del silenzio e irrompere, molto probabilmente, con una sede. L’assessore alla cultura Simontacchi l’ha promessa e a breve potrebbe rendersi disponibile un locale che possa diventare presidio di legalità. Infine il sindaco Piergiulio Gelosa è salito sul palco per stringere la mano all’attore e consegnare il libro su Lonate Pozzolo.

Tra il pubblico, ieri sera, c’erano anche molti calabresi (qui sono quasi tutti di Cirò Marina) onesti che hanno voluto essere presenti per testimoniare la loro appartenenza a questo luogo e il loro contributo alla crescita economica e civile di Lonate. Il resto è solo chiacchericcio di chi ha perso tutto e si trova davanti il muro della legalità, alto e costruito con un buon materiale: i giovani che hanno saputo alzare la testa di fronte all’ingiustizia.

‘Ndrangheta, la difesa chiede l’assoluzione di Rispoli

Fonte: http://www.varesenews.it

Secondo il suo legale non avrebbe fatto parte di nessuna associazione mafiosa e sarebbe colpevole solo di essere imparentato con alcuni esponenti cirotani dell’organizzazione mafiosa. Minimizzate le intercettazioni

«A Vincenzo Rispoli (foto a sin.) possiamo attribuire solo il fatto di essere imparentato con persone che hanno processi per ‘ndrangheta ma lui non ne ha mai fatto parte, potete chiedere a chiunque a Legnano». Nella lunga requisitoria di oggi, martedì, il legale Michele D’Agostino (foto sotto) ha parlato di un processo che lo vede imputato in qualità di capo della locale di ‘ndrangheta Legnano-Lonate Pozzolo solo sulla base di «spunti investigativi privi di qualsiasi approfondimento». Rispoli non sarebbe, dunque, quel capo che «se schiocca le dita fa muovere duemila persone dietro di sè» – come dice in un’intercettazione Fabio Zocchi, altro imputato a processo, ma un semplice commerciante che nulla a che vedere con estorsioni, usura, minacce e violenze e così le parole di Zocchi, secondo D’Agostino, «quelle parole che fecero tanto clamore sui giornali sarebbero più quelle di uno “zanza” che cerca di spaventare e impressionare la persona che ha davanti», piuttosto che una pura e semplice ammissione dell’esistenza di una organizzazione criminale al cui vertice ci sarebbe Rispoli. Secondo il legale lo si dedurrebbe dall’intercettazione successiva nella quale Zocchi, parlando con Nicodemo Filippelli, dice «ho fatto un discorsone con tutto il cappello introduttivo, gli ho raccontato cazzate per avere soldi».

Certamente pilotate secondo la difesa appaiono alcune rivelazioni di pentiti che parlano dell’esistenza del locale di ‘ndrangheta già dal 1985 e dalle quali prendono le mosse le indagini della Dda. Secondo D’Agostino il pentito Angelo Cortese dice di aver fondato il locale di ‘ndrangheta insieme a Carmelo Novella e un giovanissimo Vincenzo Rispoli ma non c’è alcun riscontro del fatto che Cortese fosse tra i fondatori, Antonino Cuzzola parla di Rispoli in una sola occasione risalente al ’93, Ferracane sbaglia tutta una serie di riferimenti riguardo a Rispoli scambiandolo per un’altra persona, Di Diego e Scaglione citano Rispoli e si spalleggiano a vicenda per fini poco chiari.

Riguardo alle estorsioni a Rispoli viene contestata quella ai danni di un agente immobiliare. Secondo D’Agostino si indica Rispoli in qualità di promotore dell’estorsione e non vi è nessun altro riferimento se non una nota redatta da un carabiniere che ha raccolto la storia di questo agente immobiliare senza che questo abbia mai confermato questa versione: «Si dice che Rispoli è il promotore per la proprietà transitiva» – conclude D’Agostino. Stessa linea difensiva su un’altra estorsione. Infine c’è il favoreggiamento della latitanza di Silvio Farao, fratello della moglie di Rispoli, il quale ha partecipato al cosiddetto summit al crossodromo di Cardano al Campo: «Si accusa Rispoli di favoreggiamento della latitanza di Silvio Farao solo perché lo ha salutato in modo familiare in quell’occasione – spiega D’Agostino – tanto è vero che Farao arriva al crossodromo e se ne va a bordo di una vettura guidata da altre persone». Solo un saluto tra parenti, dunque, senza nessun elemento che possa far pensare ad un favoreggiamento: «Già il vincolo parentale dovrebbe togliere il dubbio – conclude D’Agostino – ma non emergono atti che possano far pensare alla volontà del Rispoli di nascondere la sua presenza». Per lui, dunque, D’Agostino ha chiesto la piena assoluzione per non aver commesso il fatto o perchè il fatto non sussiste. Ora la decisione passa nelle mani del collegio giudicante presieduto dal giudice Toni Adet Novik e da Maria Greca Zoncu e Patrizia Nobile. La sentenza è prevista per il 4 luglio.

Nomi e fatti citati dal pm che accusa la ‘ndrangheta

Fonte: http://www.varesenews.it

Mario Venditti della DDA milanese ripercorre tra intercettazioni, estorsioni e sparatorie, l’ascesa del clan guidato da Vincenzo Rispoli, “una potenza in Lombardia, che può muovere duemila uomini

Una requisitoria senza acuti retorici, ma con la forza di indizi e contestazioni che si accumulano inesorabili, quella del pm Mario Venditti della Direzione distrettuale antimafia milanese al processo “Bad Boys” in corso davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Busto Arsizio. Sotto accusa quella che per la DDA milanese si configura come una vera cosca, il “locale” di Lonate-Legnano, nato come costola operativa dei clan di Cirò Marina, legato al clan Farao-Marincola, ma capace di strutturarsi sul territorio in modo forte, indipendente, e violento. Fin troppo: fino al punto di attirare l’attenzione e la repressione, delle forze dell’ordine. Numerose immobiliari e imprese edili, di volta in volta intestate a prestanome, a persone indotte o costrette a collaborare o direttamente ad affiliati facevano da sfondo ad una duplice attività che affiancava estorsioni e usura a più tradizionali attività criminali, quali le rapine. Senza dimenticare, per chi pensasse che questo processo in fondo non riguarda la città in cui si svolge, l’episodio gravissimo del ferimento alle gambe, in pieno centro a Busto Arsizio, di Barbara Viadana, sorella della titolare di un’agenzia immobiliare incorsa nelle ire di uno degli imputati.
Una requistoria dalla quale emerge anche una ‘ndrangheta che a modo suo “fa proseliti” al Nord coinvolgendo anche soggetti non calabresi di origine, come ad esempio Fabio Zocchi, uno degli elementi più citati della requisitoria.

A capo di tutto, ribadisce Venditti davanti alla corte, mentre gli imputati presenti dietro le sbarre seguono attentamente senza reazioni, c’era il legnanese Vincenzo Rispoli. È lui ad essere citato in innumerevoli intercettazioni come il punto di riferimento attorno al quale ruotava l’attività del gruppo. C’era anche in una nota riunione ad alto livello, a Cardano al Campo, il 3 maggio 2008. Lo chiamavano sempre “Enzo”, o “Cenzo”, ma le circostanze di varie delle intercettazioni lo fanno nominare per nome e cognome, chiaramente. Come ad esempio quella del 18 aprile 2006 in cui Nicodemo Filippelli («i carabinieri di Varese gli dovrebbe un monumento» dice il pm, « perchè con le sue esternazioni», colto ovunque da microfoni ambientali o intercettate, «è stato più efficace di mille collaboratori di giustizia») con tono didattico illustra a Fabio Zocchi, «non calabrese, settentrionale, e dunque bisognoso di ‘istruzione’» nota il pm, la struttura dell’associazione, i doveri e i relativi vantaggi dell’associazione, e fa preciso riferimento a Rispoli Vincenzo. Ancora pochi mesi dopo, a settembre, è sempre Filippelli, intecettato, a riferire testualmente che« il sodalizio agiva su disposizione di Rispoli». In una delle intercettazioni citate si dirà che «Enzo è una potenza in Lombardia, può far muovere duemila persone, e quelle di colpo si girano e corrono». È Rispoli l’uomo cui ci si rimette per una decisione, lui che partecipa alla spartizione dei proventi dell’associazione di cui è a capo, che non dimentica, ovviamente, di “stipendiare” anche i carcerati, anche questo nelle intercettazioni c’è; nè di proseguire le estorsioni ai danni di imprenditori locali. Citato in aula il caso di F. L., imprenditore cui i malavitosi arriveranno a far mangiare delle cambiali prima di colpirlo col calcio di una pistola: anche qui secondo il pm non mancherebbe un interessamento diretto del Rispoli, testimoniato da scambi telefonici col Filippelli Nicodemo. «Vari collaboratori hanno detto che i Rispoli sono famiglia mafiosa residente in Legnano, con appoggi a Cirò, ancora oggi risulta che ‘non si muove foglia che Rispoli non voglia’. A Legnano come a Guardavalle, zona di origine, erano consosciuti come famiglia mafiosa di alto livello» ribadisce il pm carte alla mano.

La posizione di Emanuele De Castro è quella di «“amministratore della bacinella”», ossia del fondo comune della ‘ndrina. (…) «Quando Zocchi Fabio ha necessità di simulare un suo status di lavoratore dipendente, è al De Castro che si rivolge, vero titolare della società di cui figurerà a libro paga». De Castro è presente in tutta una serie di riunioni ad alto livello cui partecipa il Rispoli, inclusi i funerali di Pasquale Barbaro a Platì nel novembre 2007, a varie altre riunioni; «è titolare di varie attività economiche, utilizza macchine e auto anche di gran pregio, inclusa una Porsche Cayenne, benchè non dichiari redditi, segno che i suoi non erano certo quelli delle attività apparentemente lecite gestite attraverso prestanome, ma quelle illeciti, i “recuperi”».
Di Nicodemo Filippelli già abbiamo detto quale “merito”, suo malgrado, gli si attribuisca da parte di pm e forze dell’ordine: dalla sua viva voce registrata che si apprende moltissimo. «Filippelli è ovunque, è onnipresente, è sempre in mezzo in tutte le vicende comprese le riunioni più importanti, incluso il 3 maggio 2008 a Cardano, dove non aspetta fuori, ma entra ed è invitato al pranzo e alla discussione». Questo suo attivismo a parecchi dà fastidio, peraltro. Nelle varie estorsioni, «nei taglieggiamenti sistematici cui è sottoposta l’imprenditoria locale, lui c’è sempre. Oltretutto Filippelli Nicodemo con Mancuso Luigi è colui che si fa carico del riciclaggio dei danari provento dei recuperi, «utilizzando anche persone a lui legate affettivamente». Come Leto Russo Antonella, al centro di una «triangolazione» monetaria con Mancuso e Filippelli Nicodemo per «portare a Cirò i soldi, monetizzare i titoli provento di “recuperi” in modo da renderli non rintracciabili: la Leto Russo con conti correnti propri, di familiari e di terzi, “monetizza” con castelletti bancari e poi indirizza il denaro. Lei ha reso ampia confessione, forse nemmeno rendendosi conto dell’attività illecita di riciclaggio compiuta». Il pm Venditti cita un’operazione immobiliare “capolavoro”, ovviamente di illegalità: quella relativa alla Ebe immobiliare, su cui elenca una serie di complessi passaggi attraverso “schermi” e prestanomi più o meno costretti o complici, tra cui in particolare Avallone Carlo, al termine dei quali la società finisce nelle mani di Fabio Zocchi e di Nicodemo Filippelli. «Il mutuo immobiliare di un milione e 400mila euro alla Deutsche Bank nessuno l’ha mai pagato; tutti ci hanno guadagnato a eccezione del primo proprietario che subisce la perdita secca del patrimonio della società, di due milioni e mezzo. Avallone fa quello che fa sotto minaccia di Zocchi e Filippelli. Questi ultimi due ci guadagnano puliti un milione di euro, anche nell’ipotesi che il mutuo fosse pagato»
Avallone era stato sentito in mattinata: «finalmente ha riferito le cose come stavano» constatava il pm Venditti. «Ha spiegato le ragioni del suo coinvolgimento in queste vicende. Mi ha fatto venire i brividi, una realtà di intimidazione, di terrore per sé e per la famiglia, anche in detenzione. È accusato di essere riciclatore e di aver partecipato a vari operazioni camuffandone i veri termini». Altri subiscono imposizioni forzose, uno di questi imprenditori è letteralmente costretto a rinunciare a una mansarda in Legnano sempre a favore di Filippelli e Zocchi, con tutti gli “schermi” possibili in mezzo per la rintracciabilità dei passaggi di mano.

Luigi Mancuso «è al centro della vicenda dell’importantissima riunione del 3 maggio 2008. Ha strettissimo rapporto con Cataldo Marincola (il quale con Farao Silvio è a capo del locale di ndrangheta di Cirò), tanto che ve lo accompagna in quell’occasione. È lui che dopo il sequestro degli assegni di Trecate suggerisce al taglieggiato L., nell’intercettazione del 30 aprile 2007, di rispondere che erano stati emessi a copertua dell’acquisto di una BMW. Ed è al centro della triangolazione di danari fra Nicodemo Filippelli e la Leto Russo».
Ernestino Rocca è invece la figura dell’uomo d’azione e guardaspalle. Il suo ruolo è evidenziato da due episodi. Nel primo, dà fuoco all’auto del capo dell’ufficio tecnico del Comune di Lonate Pozzolo, architetto Orietta Liccati. In pieno giorno, nel parcheggio interno del Municipio, «e questa è la cosa più incredibile». Viene visto, qualcuno annota la targa della sua auto e riferisce: individuato, il Rocca andrà a processo per il gesto. «Rischia l’arresto in flagranza, ma non è pazzo. È che si ritengono padroni del territorio, fanno quello che gli pare, alla luce del sole, con arroganza. Ma è stato sfortunato: ha trovato persone che si sono assunte l’onere di fare una denuncia, che non hanno avuto paura». Rocca per Venditti è un tipico incaricato del controllo militare del territorio, e fa da guardaspalle al De Castro. L’arresto di Rocca il 21 luglio 2008 avviene ad opera dei carabinieri di Cuggiono: c’è un incontro cui partecipa De Castro, i carabinieri sono lì a monitorare, Rocca, che non è ammesso al summit, è armato di pistola. Trovatagliela addosso, i militari lo arrestano per il porto dell’arma

C’è poi la vicenda del ferimento in pieno centro a Busto Arsizio di Barbara Viadana. Venditti tratta insieme le posizioni di Esposito Antonio e Rienzi Pasquale: la confessione di Esposto dimostra il legame stretto fra i due. «Qui siamo al livello che si ammazza la gente per fare delle “cortesie”, come le chiamano loro. Sotto c’era la truffa immobiliare cui facevo riferimento in apertura della mia requisitoria, e la denuncia della sorella della Viadana a carico di Rienzi, che alla fine decide di colpire. Ed è quello che Esposito fa con Orazio Donato (un altro degli arrestati dell’operazione Bad Boys ndr)». Finisce gambizzata Barbara Viadana al posto della sorella. Per Venditti questo è un tentato omicidio, «hanno mirato al bersaglio grosso, hanno colpito le gambe» ma potevano benissimo uccidere; in ogni caso «è sintomatico dell’esistenza dell’associazione, tenuto conto di quanto ci dice Donato, cioè che Esposito si mette in accordo con Rispoli anche per le rapine per cui Esposito e Donato sono processati a parte». Tra le rapine, una non inclusa in quel processo è del 5 giugno 2006, a Lonate Pozzolo: il bandito trova appena dieci euro in casse e li lascia lì, con disprezzo. Per il pm ci sono elementi per accusarne Esposito.
Nelle ricostruzioni di Venditti entra poi anche il progetto di omicidio di un altro Filippelli, Mario, “salvato” dai carabinieri con l’arresto; poi scorrendo i capi di imputazione «varie gravissime estorsioni ai danni di imprenditori locali, e non si sottovalutino quelle per cifre minime che possono far sorridere, parliamo di gravi reati, usura, estorsione, ancora più gravi perchè Nicodemo Filippelli e i suoi accoliti dediti ai “recuperi” non solo fanno maxioperazioni come la Ebe, ma raccolgono anche gli spiccioli, le briciole, i mille euro, praticando interessi ed esigendo percentuali col meccanismo del cambio assegni, del cambio titoli, a chi non ha accesso a conti, in cambio di un tot, con interessi astronomici che configurano l’usura». E il potere dell’organizzaizone si perpetua, fino allo scattare delle manette.

Il pm affonda l’attacco contro l’ndrangheta

Fonte: http://www.varesnews.it

Almeno undici indagati hanno già fatto richiesta di essere ammessi al rito alternativo, gli altri li seguiranno nella prossima udienza. Il pubblico ministero Venditti ha contestato nuove estorsioni, l’aggravante mafiosa per un tentato omicidio e il favoreggiamento di latitanti

Nuove contestazioni direttamente dall’indagine Infinitoper i 25 imputati del processo in corso a Busto Arsizio con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, arrestati nell’ormai famosa operazione Bad Boys contro la locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. 

Il pubblico ministero Mario Venditti (foto a sin.) ha tolto gli omissis alle parti dell’ordinanza Bad Boys, poi rientrate nell’indagine Infinito di Ilda Bocassini, e così agli imputati verranno ora contestate le riunioni dei boss al crossodromo di Cardano al Campo, nuove estorsioni come la compravendita tra la società Ebe e la Crimisa di De Castro Filippelli (ai danni dell’imprenditore, oggi collaboratore, Augusto Agostino), un incendio autovettura contestato a Ernestino Rocca, il tentato omicidio di Barbara Viadana con l’aggravante del favoreggiamento del sodalizio mafioso e, infine, Venditti ha fatto rientrare anche la copertura data alla latitanza di Silvio Farao e Cataldo Marincolal’usura ai danni di Fabio Lonati (al quale fecero letteralmente mangiare le cambiali). Il pm ha anche depositato gli atti del colloquio registrato tra un maggiore dei Carabinieri di Crotone e Aloisio Cataldoucciso e fatto ritrovare nei campi dietro il cimitero di San Vittore Olona. Quel colloquio avvenne a Malpensa: l’Aloisio diceva di sentirsi in pericolo e faceva nomi e cognomi di chi comandava nella ‘ndrangheta lombarda, poco dopo fu ucciso.

Il quadro accusatorio, a questo punto, si fa granitico nei confronti di molti degli imputati e la conseguente riapertura dei termini, richiesta da Venditti al collegio giudicante con a capo il giudice Toni Adet Novik, permette alle difese di richiedere il rito abbreviato secco o condizionato per la maggior parte di loro. La richiesta di abbreviato è stata fatta dai difensori di Vincenzo Rispoli, Pasquale Rienzi, Antonio Esposito, Emanuele De Castro, Francesco Filippelli, Nicodemo Filippelli, Ernestino Rocca, Stefano Giordano, Antonella Leto Russo, Carlo Avallone, Nicola Ciancio. Per gli altri la richiesta dell’abbreviato verrà, probabilmente, inoltrata nella prossima udienza del 21 dicembre. In quell’occasione, infatti, il collegio dovrà decidere se accogliere le richieste di rito abbreviato per gli 11 che hanno già presentato la richiesta. Si profila per gli imputati, dunque, la possibilità di essere processati due volte, una volta qui a Busto e una seconda a Milano in quello che si configurerà come un maxi-processo alla ‘ndrangheta lombarda.

 

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