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Bad Boys: 12 condanne e 3 assoluzioni per i ‘cattivi ragazzi’

Fonte: StampoAntimafioso

Di Ester Castano e Giulia Rodari

Procedimento iniziato il 9 giugno 2010, la sentenza Bad Boys è stata pronunciata lunedì 4 luglio 2011 nelle aule del tribunale di Busto Arsizio (VA). Per quindici imputati la condanna di primo grado del processo con rito ordinario.

“Sei tu piuttosto che sei ingrassato!” urla una bionda donna robusta in canottiera dall’area destinata al pubblico, alzandosi in piedi e gesticolando vigorosamente con le mani come stesse salutando un caro parente in procinto di imbarcarsi per un lungo viaggio oltremare. Il luogo in cui si svolge la scena, però, non è un porto affacciato sull’oceano, bensì il Tribunale di Busto Arsizio in provincia di Varese. E quel ‘caro parente’, non è lo ‘zio d’America’, ma suo marito Vincenzo Rispoli accusato dal Tribunale di Milano di essere un pilastro portante dell’associazione mafiosa denominata ‘Locale di Legnano-Lonate Pozzolo’.  La sua famiglia è al completo, la famiglia che niente fa sembrare quella di un potente boss della ‘ndrangheta lombarda come invece risulta a fine processo. La figlia neanche ventenne mentre esclama entusiasta “Oh, mamma, si ritirano per deliberare come in televisione, sembra di essere a Forum!” ne dà la prova.

Sono tanti i parenti degli imputati presenti sul fondo dell’aula, in attesa del verdetto finale che dichiarerà la condanna o l’assoluzione dei familiari: espressioni un po’ arroganti, un po’ superiori, un po’ sofferenti. Durante il momento di ritiro della corte si ritrovano al bar che guarda dritto in faccia alle porte del Tribunale, paradossalmente chiamato Alibi. Chiacchierano con la fidanzata, l’amico o l’avvocato, camminano fino alle porte di ingresso e fumano nervosamente per attenuare la tensione che si accumula all’avvicinarsi del momento decisivo.

C’è anche Antonella Leto Russo: trucco pesante e sottile sorriso beffardo, figura slanciata, tacchi a spillo e minigonna nera. La 34enne di Cirò Marina cammina avanti e indietro per il bar, poi esce, si appoggia al cofano di una macchina a fumare, in libera attesa del suo momento decisivo.

All’una l’aula si riempie e si procede alla lettura dei nomi e delle rispettive condanne. All’interno non è presente alcun rappresentante delle parti civili e solo Rita Vizza, seconda donna implicata poi assolta, è assente. Tensione nell’aria. Gli imputati, devoti, si fanno il segno della croce. Fieri, ascoltano la sentenza. Seduti vicino ai parenti degli ‘ndranghetisti i ragazzi di Ammazzateci Tutti guardano fisso davanti a loro senza distogliere lo sguardo dai magistrati.

Queste le condanne di primo grado per i 15 imputati processati con rito ordinario:

–  CIANCIO Nicola, cl. 1967, nato a Senise (PZ), residente a Ferno (VA) e domiciliato a Lonate Pozzolo (VA). Condannato a anni 5 di detenzione.

– DE CASTRO Emanuele, cl. 1968, nato a Palermo e residente a Lonate Pozzolo (VA). Condannato a anni 8 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– ESPOSITO Antonio, cl. 1967, nato a Magenta (MI) e residente a Busto Garolfo (MI). Condannato a anni 8 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– FILIPPELLI Francesco, cl. 1957, nato a Cirò Marina (KR) e residente ad Oleggio (NO). Assolto.

– FILIPPELLI Nicodemo, cl. 1971, nato a Cirò Marina (KR) e residente a Lonate Pozzolo (VA). Condannato a anni 10 di detenzione.

– GIORDANO Stefano, cl. 1967, nato a Busto Arsizio (VA) e qui residente. Condannato a anni 3 e mesi 6 di detenzione.

– LAFACE Giorgio, cl. 1973, nato a Busto Arsizio (VA) e residente a Pogliano Milanese (MI). Condannato a anni 3 e mesi 8 di detenzione.

– LETO RUSSO Antonella, cl. 1977, nata a Cirò Marina (KR) e qui residente. Condannata a anni 2 e mesi 8 di detenzione.

– MANCUSO Luigi, cl. 1977, nato a Cirò Marina (KR) e qui residente, ma domiciliato a Busto Arsizio (VA). Condannato a anni 8 e mesi 4 di detenzione.

– MURANO Vincenzo, cl. 1978, nato a Cirò Marina (KR) e residente a Lonate Pozzolo (VA). Assolto.

– RIENZI Pasquale, cl. 1968, nato a Grenzach (Germania) e residente a Legnano (MI). Condannato a anni 7 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– RISPOLI Vincenzo, cl. 1962, nato a Cirò Marina (KR) e residente a Legnano (MI). Condannato a anni 11 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– ROCCA Ernestino, cl. 1974, nato a Saronno (VA) e residente a Dairago (MI). Condannato a anni 5 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

– VIZZA Rita,  cl. 1954, nata a Cirò Marina (KR) e residente a Cirò Marina. Assolta.

– ZOCCHI Fabio, cl. 1962, nato a Genova e residente a Gallarate (VA). Condannato a anni 9 di detenzione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

 12 condanne, 3 assoluzioni. Condanne che vanno da un minimo di due a un massimo di undici anni, per un totale di 80 anni e la confisca di oltre 200 mila euro in disponibilità degli imputati. La sentenza verrà depositata entro 90 giorni mentre gli avvocati difensori avanzeranno immediatamente appello.

Pochi attimi dopo la lettura dell’ultimo nome, l’aula del tribunale di Busto Arsizio si svuota rapidamente. Il ragazzino 17enne figlio di Emanuele De Castro saluta il padre in cella e non si tira indietro dall’insultare le forze dell’ordine che invitano la parentela a lasciare la sala dell’udienza. “Stammi bene Tonino!”: Vincenzo Rispoli saluta così Antonio Esposito. Quest’ultimo, condannato a 8 anni, si bacia le mani in un spontaneo e vistoso gesto di saluto rivolto al compare. Meno affettuosi sono stati i parenti dei condannati con Massimo Brugnone, coordinatore regionale del movimento antimafia Ammazzateci Tutti: i suoi compaesani – Brugnone stesso è di origini calabresi ma bustocco d’adozione – non ci pensano due volte a riempirlo di insulti con frasi che si avvicinano più alla minaccia che all’offesa.

E fuori dal tribunale… vecchiette passeggiano, ragazzi ridono agli angoli delle strade, bambini mangiano il gelato, macchine restano in coda: fuori, semplicemente il consueto procedere di tutti i giorni.

‘Ndrangheta del varesotto, pioggia di condanne

Fonte: http://www.varesenews.it

Il tribunale di Busto ha riconosciuto l’esistenza dell’associazione mafiosa radicata tra Lonate Pozzolo e Legnano per sette imputati e ha condannato a pene che vanno dai 2 agli 11 anni, tredici persone. Tre sono state assolte

Si è concluso con una pioggia di condanne (in tutto 80 anni di carcere) e tre assoluzioni il processo ai componenti della Locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. Il collegio giudicante presieduto da Toni Adet Novik ha riconosciuto l’esistenza di un’associazione di stampo mafioso che ha operato almeno fino al 2009 nell’area del Basso Varesotto e Alto Milanese. Il tribunale ha stabilito che a farne parte sono Vincenzo Rispoli, Emanuele De Castro, Nicodemo Filippelli, Pasquale Rienzi, Antonio Esposito, Ernestino Rocca e Fabio Zocchi. Per Rispoli la condanna più pesante a 11 anni di reclusione seguito da Nicodemo Filippelli con 10 anni, Fabio Zocchi 9 anni ed Emanuele De Castro e Antonio esposito a 8. Pene più leggere per Pasquale Rienzi, 7 anni, ed Ernestino Rocca 5. Per tutti loro il tribunale ha disposto anche tre anni di libertà vigilata a pena espiata e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Per gli imputati “minori” del processo la corte ha comminato pene di entità uguale o inferiore a 5 anni. In particolare Nicola Ciancio è stato condannato a 5 anni, Carlo Avallone a 4 anni, Giorgio Laface a 3 anni e 8 mesi, Stefano Giordano a 3 anni e 6 mesi, Antonella Leto Russo a 2 anni e 8 mesi, Roberto Lo Muscio a 2 anni e 2 mesi. Assolti il fratello di Vincenzo, Francesco Rispoli, Vincenzo Murano e Rita Vizza. Il tribunale ha anche disposto la confisca di oltre 200 mila euro in totale, nella disponibilità dei vari imputati. Sono state, infine, rigettate le domande delle parti civili. Si conclude, dunque, dopo un anno il processo Bad Boys con la sostanziale conferma di entrambe le ipotesi accusatorie dell’associazione mafiosa e dell’associazione semplice. Al momento della lettura della sentenza, dopo tre ore di camera di consiglio, è calato in aula un silenzio irreale sia nelle gabbie che tra la trentina di parenti e amici degli imputati che hanno partecipato all’udienza. Gli unici sorrisi sono stati quelli dei giovani di Ammazzateci Tutti, presenti con una delegazione colorata con le magliette dell’associazione. Ora i difensori ricorreranno in appello.

Le difese dei Bad Boys: «Le intercettazioni non provano nulla»

Fonte: http://www.varesenews.it

Continuano le conclusioni da parte degli avvocati dei presunti appartenenti alla ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. In aula si parla di Orwell e di forte suggestione mediatica

Continuano le udienze dedicate alle conclusioni delle difese nel processo Bad Boys ai presunti componenti della cosiddetta locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. Il collegio giudicante presiduto dal giudice Toni Adet Novik ha ascoltato le difese di Nicola Ciancio, Stefano Giordano, Vincenzo Rispoli e Luigi Mancuso in merito ai rispettivi capi d’accusa. Per tutti è stata chiesta l’assoluzione o, in subordine, il minimo della pena ma tutti hanno ribadito che l’associazione a delinquere di stampo mafioso non sarebbe provata a sufficienza.

Francesca Cramis ha chiesto l’assoluzione di Nicola Ciancio per tutti i capi d’imputazione a lui addebitati, in particolare quelli relativi all’utilizzo di armi da sparo per danneggiamenti e minacce: «Le accuse formulate nei confronti del mio assistito – ha asserito la Cramis – sono tutte da provare. C’è una logicità che non trova riscontri sostanziali. Non basta dire che siccome erano amici di persone che fanno parte dell’associazione mafiosa allora anche Ciancio possa disporre di armi». A seguire l’avvocato Scaramozzino, che difende Francesco Filippelli, ha parlato di un Grande Fratello, quello di “1984” di Orwelle, che ha spiato i suoi clienti (l’altroieri ha difeso anche Mario Filippelli in appello a Milano): «Quest’occhio che ha seguito costantemente per cinque anni tra il 2000 e il 2005 Francesco Filippelli è un male – ha detto Scaramozzino – perchè non è stata rilevata nessuna frase, nessuna prova di questa associazione a delinquere semplice». Anche Mario Filippelli, già condannato in primo grado a 13 anni di reclusione, sarebbe una vittima: «Non era a capo di nessuna banda – dice ai giudici – anzi volevano ucciderlo».

La difesa di Stefano Giordano ha invece ripercorso il tentato omicidio di Barbara Viadana. Anche per il legale di Giordano è stato Donato Orazio a sparare mentre Giordano non avrebbe avuto alcun ruolo in questa vicenda: «Chiedo l’assoluzione per non aver commesso il fatto» – dice l’avvocato che, pur leggendo in aula le intercettazioni nelle quali Giordano sembra informato dell’azione che Esposito e Orazio stanno compiendo, sarebbe completamente all’oscuro dell’azione di fuoco contro la Viadana.L’avvocato Corigliano, infine, ha chiesto l’assoluzione per Vincenzo Rispoli e Luigi Mancuso parlando di una forte suggestione mediatica intorno al caso: «C’è stata una fortissima pressione mediatica che mette a rischio l’effettiva correttezza del processo che deve essere giusto».

Il momento della sentenza, intanto, si avvicina a grandi passi. Il prossimo 4 luglio il collegio dovrà decidere se tra Legnano e Lonate Pozzolo negli ultimi 25 anni ha operato un’organizzazione criminale di tipo ndranghetistico oppure si tratta solo di una marea di episodi slegati tra di loro o addirittura, come ultima ipotesi, un grande abbaglio investigativo fatto solo di intercettazioni mal interpretate dalla Direzione distrettuale Antimafia e dai suoi organi di polizia giudiziaria.

Gambizzarono una donna, per la difesa non fu tentato omicidio

Fonte: http://www.varesenews.it

Il difensore di Rienzi ed Esposito, accusati di essere rispettivamente il mandante e l’esecutore, chiede di derubricare il reato a lesioni gravi e scagiona Esposito: «Non fu lui a sparare ma Orazio». Per Rienzi chiesta l’assoluzione

Nell’udienza odierna del processo Bad Boys ai presunti esponenti della ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo-Legnano le difese hanno anche approfondito il capo d’imputazione che riguarda il tentato omicidio di Barbara Viadana avvenuto nel marzo del 2007 in pieno centro a Busto Arsizio. In quell’occasione, secondo l’accusa, Antonio Esposito, Donato Orazio, Pasquale Rienzi (in qualità di mandante),Stefano Giordano e Roberto Lomuscio hanno partecipato all’organizzazione e alla messa in atto del tentato omicidio che si materializzò nell’esplosione di due colpi di armada fuoco all’interno dell’agenzia “Immobiliare due” situata in via Roma.Secondo l’avvocato di Antonio Esposito e Pasquale Rienzi a commettere l’atto fu Donato Orazio e non Antonio Esposito come sostenuto dall’accusa e non si sarebbe trattato di un tentato omicidio ma di lesioni gravi o gravissime. Il difensore Michele D’Agostino chiede di derubricare il reato in base a due elementi: «Il fatto che furono esplosi solo due colpi su sette e il punto in cui la donna è stata colpita, il femore, un punto non vitale». Inoltre smonta la tesi dell’accusa specificando che Antonio Esposito ha ammesso la sua partecipazione nell’organizzazione dell’attentato ma non dice di essere stato lui a sparare: «Nella descrizione della dinamica fatta dalla stessa vittima – dice il legale – la donna ricorda di aver visto un uomo alto e imponente entrare nell’ufficio e sparare mentre Esposito tutto si può dire tranne che sia alto e imponente – spiega D’Agostino – inoltre Esposito non si sarebbe mai tolto il casco, come lo sparatore ha fatto, in quanto sarebbe stato riconosciuto dalla vittima». Secondo D’Agostino, dunque, fu il D’Orazio a sparare.

Sulla posizione di Rienzi, che secondo l’accusa sarebbe il mandante dell’intimidazione,D’Agostino specifica che il suo assistito aveva un motivo di screzio nei confronti della sorella di Barbara, Emanuela, per dei soldi che avrebbe dovuto ricevere da una truffa (per la quale sono già stati giudicati colpevoli insieme ad Alfredo Venegoni) messa in atto tempo addietro rispetto alla gambizzazione, ma non aveva intenzione di attuare nessuna ritorsione. Si sarebbe trattato, dunque, del gesto volontario di Esposito e Orazio che avrebbero voluto fare un “favore” all’amico. La richiesta della difesa, dunque, è quella di assolvere Rienzi e di derubricare a concorso in lesioni gravi la posizione di Esposito. Nella sua requsitoria, infine, D’Agostino chiede l’assoluzione di Esposito per una rapina, inserita nell’ordinanza, ma che non sarebbe stata commessa dal suo assistito, il quale «si è autoaccusato di averne commesse 15 esclusa quella all’Intesa San Paolo di Lonate Pozzolo», usata nell’ordinanza per dimostrare il collegamento tra le rapine e la locale di Legnano-Lonate Pozzolo. In quella circostanza il bottino fu di soli 10 euro che i banditi abbandonarono sul bancone dello sportello.

In tribunale torna la ‘ndrangheta

Fonte: http://www.varesenews.it

Torna in aula domani, martedì 19 aprile, il processo Bad Boys agli appartenenti alla locale di Legnano-Lonate Pozzolo nel quale parleranno le parti civili. Una vicenda che ha aperto un vaso di Pandora in Lombardia e ha scatenato molte reazioni

Toccherà alle parti civili domani, lunedì 19 aprile,  parlare al processo nei confronti di Carlo Avallone, Emanuele De Castro,Antonio Esposito, Nicodemo Filippelli, Stefano Giordano, Antonella Leto Russo, Luigi Mancuso, Pasquale Rienzi,Vincenzo Rispoli (foto a sin.), Ernestino Rocca, Fabio Zocchi e Rita L., tutti e dodici accusati di aver partecipato all’associazione a delinquere di stampo mafioso chiamato locale di Lonate-Legnanocome affiliati alla ‘ndrangheta. Il lungo percorso iniziato nel 2002 con le prime indagini dei Carabinieri di Varese, proseguito con l’intervento della Direzione distrettuale antimafia e della Dia, che ha portato al loro arresto, e conclusosi con il processo con rito abbreviato giunto, ormai, alle fasi finali con una serie di udienze calendarizzate fino a luglio prima di arrivare alla sentenza prevista per la fine dell’estate.

Il pubblico ministero Mario Venditti ha chiesto pene che vanno dai 4 ai 17 anni per quelli che considera essere gli esponenti di spicco della locale che opera tra i due centri a cavallo tra le province di Varese e Milano. Grazie all’inchiesta “Bad Boys” prima e “Infinito” dopo la procura distrettuale antimafia è riuscita a ricostruire anni di estorsioni, minacce, usura, violenze che si sono susseguite ad un ritmo industriale in tutta la provincia di Varese dal capoluogo in giù. I dodici per i quali è stata richiesta la condanna appaiono nelle carte del pm come una vera e propria macchina organizzata e ben oliata che riusciva ad incutere timore sia nei confronti dei loro compaesani, quasi tutti di Cirò Marina, che nei confronti di molti imprenditori nativi della zona. Decine le imprese assoggettate, chi da qualche mese e chi da anni, al volere di Vincenzo Rispoli, considerato il capo della locale, Nicodemo Filippelli ed Emanuele De Castro (che reggevano la locale nella zona del Basso Varesotto).

Dai fascioli, grazie a strumenti di indagine classica e alle intercettazioni, sono emersi tantissimi episodi quali incendi, colpi di pistola sparati a finestre e serrande, pestaggi per chi non restituiva prestiti con tassi da usuraio, cessioni di aziende. Tutto questo è accaduto in un arco temporale che si presume vada dalla metà degli anni ’90 al 2009, anno in cui sono stati effettuati gli arresti. Le denunce all’autorità giudiziaria si sono potute contare sulle dita di una mano e anche questo ha reso difficile il lavoro degli investigatori che spesso si sono trovati davanti ad un clima omertoso. La ‘ndrangheta di Legnano-Lonate, inoltre, poteva contare anche su contatti indiretti con il mondo della politica (anche se nulla di concreto è emerso fino ad ora anche a causa di una legislazione fallace), con il mondo dei colletti bianchi (direttori di filiale o impiegati) e dell’imprenditoria in special modo edile, molti affidavano alle imprese a loro direttamente collegate il movimento terra. 

Una volta emerso tutto il sottobosco criminale che governava l’economia attorno a Malpensa fino a Legnano le indagini hanno potuto fare un grande balzo in avanti fino a scoperchiare l’intera organizzazione lombarda nel luglio del 2010 che contava su una ventina di locali come quella di Legnano-Lonate. Con l’indagine “Infinito – Il Crimine”, infatti, sono stati eseguiti ben 300 arresti divisi equamente tra la Lombardia e la Calabria, con la prima definita come la provincia dell’impero mafioso calabrese. Da qui è partita anche una grossa riflessione dal punto di vista culturale con i botta e risposta tra Roberto Saviano (che a Vieni via con me aveva puntato il dito sulla Lombardia mafiosa e omertosa) e il ministro dell’Interno Roberto Maroni (che, invece, negava la saldatura del tessuto criminale a quello sociale lombardo). Infine è arrivata la bella manifestazione di Legalitàlia, organizzata dalle scuole di Busto Arsizio e Ammazzateci tutti, con una giornata dedicata alla legalità e che ha visto coinvolti oltre 3000 studenti che hanno voluto manifestare il loro “no” a tutte le mafie.

Chiesti 12 anni per il capo dei rapinatori della ‘ndrangheta

Fonte: http://www.varesenews.it

Richiesta pesante per Antonio Esposito, considerato il capo del braccio operativo della locale di Legnano-Lonate Pozzolo. Insieme a Stefano Giordano (4 anni e mezzo) e Giovanni Donato (3 e mezzo) avevano messo a segno 14 colpi

Sono arrivate questa mattina le richieste di condanna per i “rapinatori della ‘ndrangheta”, il gruppo di malviventi che aveva messo a segno numerosi colpi negli uffici postali e bancari della zona sud del Varesotto collegati alla cosca di ‘ndrangheta che operava nella zona tra Legnano e Lonate Pozzolo. A questa organizzazione, infatti, andava parte dei guadagni illeciti derivanti dalle rapine. Il pubblico ministero Sabrina Ditaranto, al suo ultimo giorno alla Procura di Busto Arsizio, ha chiesto pene che vanno dai 3 anni e 6 mesi ai 12 anni per tre dei cinque imputati a processo.

In particolare sono stati chiesti 12 anni di reclusione per Antonio Esposito, considerato il capo della banda che  si è resa responsabile di 14 colpi messi a segno tra Lonate Pozzolo, Oggiona Santo Stefano, Busto Arsizio fino al 2007. Oltre a lui sono imputati nel procedimento anche Giovanni Donato per il quale sono stati richiesti 4 anni e 6 mesi di reclusione e Stefano Giordano, altro uomo vicino alla locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo, per il quale sono stati chiesti 3 anni e 6 mesi di reclusione. Già condannato in precedenza, infine, il fratello di Giovanni Donato, Orazio. E’ stata, infine chiesta l’assoluzione per i fratelli De Felice. La sentenza è prevista pr il 21 settembre.

‘Ndrangheta del Varesotto, rito abbreviato per gli imputati

Il collegio del tribunale di Busto Arsizio ha accolto i nuovi atti della pubblica accusa e ha accolto la richiesta di riti alternativi delle difese. Il processo ripartirà il 22 febbraio

Saranno giudicati con rito abbreviato tutti, tranne due, gli imputati del processo alla ‘ndrangheta della locale Legnano-Lonate Pozzolo denominato Bad Boys. Lo ha deciso questa mattina il collegio giudicante del tribunale di Busto Arsizio Toni Adet Novik il quale ha accolto la richieste delle difese di riparire i termini per l’ammissione ai riti alternativi dopo che il pm Mario Venditti aveva depositato agli atti  del processo tutta la parte relativa all’indagine Bad Boys dell’aprile 2009 stralciata per non danneggiare la maxi-inchiesta della Dda di Milano sfociata con gli arresti di luglio 2010 e denominata Crimine-Infinito, che aveva portato all’arresto di trecento persone tra Lombardia e Calabria.
Il giudice Novik ha accolto le richieste sia di rito abbreviato che di rito abberviato condizionato e ha stabilito le date per le prossime udienze che si terranno a porte chiuse. Verrà nominato un giudice per l’udienza preliminare e si inizierà ad ascoltare i testi e le dichiarazioni spontanee degli imputati. L’unico a rendere dichiarazioni questa mattina è stato Stefano Giordano, considerato parte del braccio armato delle rapine per la locale di Legnano-Lonate, il quale da una parte ha preso le distanze dal suo coinvolgimento nel tentato omicidio di Barbara Viadana (gambizzata con due colpi di pistola in via Roma a Busto Arsizio nel 2007) ma dall’altra ha ammesso di aver accompagnato Antonio Esposito al centro commerciale Bossi di Saronno per acquistare i caschi usati nell’attentato: «Accompagnai Antonio esposito ad acquistare i caschi ma ero convinto servissero per una rapina – ha detto Giordano alla corte – come si sente dalle intercettazioni consigliai di bruciarli subito dopo l’azione. Non sapevo che sarebbero serviti per il tentato omicidio».

Dichiarazioni a parte il collegio ha motivato la scelta di riaprire i termini in quanto i nuovi elementi dimostrano la continuità del reato associativo fino al 2010. Questa decisione porterà anche ad una sostanziale modifica delle imputazioni contestate e il conseguente diritto delle difese a poter accedere a tutti gli atti omissati fino al luglio del 2010 per via dell’inchiesta della Dda in corso.Un’interpretazione strettamente garantista che, però, mette in luce anche la sostanziale resa da parte delle difese di fronte alle contestazioni emerse che aggravano e non alleggeriscono le posizioni degli imputati. Il processo, dunque, riprenderà il 22 febbraio 2011 con un calendario già previsto fino a luglio. La difesa di Roberto Lomuscio (accusato di aver nascosto la pistola che sparò contro la Viadana) non ha richiesto il rito abbreviato e andrà a processo dibattimentale per il singolo episodio.

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