• Archivi

  • Foto Ammazzatecitutti Lombardia

Droga, quattro arresti

Fonte: http://www.varesenews.it

Continua l’attività investigativa dei carabinieri partira da una pistola che sparò a Malnate in un ufficio

Sono un italiano e tre maghrebini le persone arrestate dai militari del reparto operativo di Varese che ha messo a segno un altro tassello di un’inchiesta partita mesi fa dove venne sgominata una banda dedita al traffico di droga.
I carabinieri hanno dato esecuzione nel capoluogo alle ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip presso il Tribunale di Varese Cristina Marzagalli su richiesta del sostituto Procuratore della Repubblica di Varese Tiziano Masini nei confronti di appartenenti ad un’organizzazione criminale italo-albanese-maghrebina già responsabile di tentato omicidio e di traffico di sostanze stupefacenti, nell’ambito di una articolata attività di indagine che ha visto, lo scorso 13 gennaio, l’esecuzione di altri 12 provvedimenti cautelari e di numerosi decreti di perquisizione.
Dopo gli arresti di gennaio, infatti, sono proseguite le attività dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Varese, che hanno raccolto ulteriori elementi di prova a carico dei 4 soggetti.
L’organizzazione approvvigionava ingenti quantitativi di stupefacente dalla Svizzera e dal mercato milanese trasferendoli – nel primo caso – attraverso i valichi di frontiera varesina.

Il risultato odierno è frutto dell’incessante attività di indagine condotta dai militari dell’Arma varesina: le indagini infatti sono nate nel pomeriggio del 10 novembre 2009, quando Di Maio Giovanni si presentava al pronto soccorso di Cittiglio (VA) con una ferita da colpo d’arma da fuoco ad un fianco, ed hanno permesso di riscontrare elementi discordanti tra la versione fornita dal ferito, le testimonianze raccolte nell’immediatezza e gli elementi raccolti nel sopralluogo effettuato nella zona boschiva di Masciago Primo (VA) ove era avvenuto il ferimento. Gli approfondimenti investigativi, supportati da mesi di indagini tecniche (intercettazioni telefoniche e ambientali), nonché dei più tradizionali servizi di pedinamento – che si sono concluse solo alcuni giorni fa – permettevano di ricondurre l’episodio criminale nell’ambito di dissidi sorti nella gestione dello spaccio di stupefacenti a causa di un debito “non onorato”. Recuperata anche la pistola usata, una calibro 7,65, non denunciata quale provento di furto ma illecitamente detenuta, in circostanze rocambolesche. Il 31 marzo 2010, infatti, una persona entrava all’interno di una ditta edile di Malnate (VA) ed, esplodeva, alla presenza di un’impiegata, un colpo d’arma da fuoco.

Bloccato nei pressi del confine con la Svizzera, la pistola sequestratagli, grazie alle comparazioni effettuate dal RIS di Parma, è risultata la stessa ad aver sparato nel novembre precedente. E’ possibile che l’arrestato avesse preso in prestito o custodisse l’arma per conto dell’autore del tentato omicidio – nel frattempo arrestato per detenzione di stupefacente – vista la loro accertata frequentazione.

Salgono così a 22 gli arresti eseguiti nel corso dell’operazione, di cui 16 in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere e 6 in flagranza di reato, con il recupero di oltre 1,5 kg di sostanze stupefacenti. In particolare il più eclatante è senza meno quello dell’autore del tentato omicidio che nel febbraio del 2010, nel corso di una perquisizione effettuata dai Carabinieri di Varese in Viale Belforte del capoluogo, al rientro dello stesso dalla vicina Confederazione Elvetica, è stato trovato in possesso di oltre 1 chilo di marijuana, di due scanner sintonizzati sulle frequenze delle forze di Polizia e di due bilancini di precisione.

‘Ndrangheta, 41 arresti in Italia e all’estero in manette il sindaco di una città australiana

Fonte: http://www.repubblica.it

L’operazione “Patriarca 2” è il seguito di quella che a luglio portò in carcere 300 persone. Le indagini della Dda di Reggio hanno incastrato un’altra cinquantina di soggetti. Tra i più importanti c’è Tony Vallelonga, dal 1996 al 2005 primo cittadino di Stirling, città di quasi 200 mila abitanti vicino Perth

di GIUSEPPE BALDESSARRO

REGGIO CALABRIA – A luglio 2009 lo hanno fatto persino cittadino onorario di Stirling, Tony Vallelonga era uno che contava davvero. Era considerato uno dei big della municipalità a ridosso di Perth, capitale dello Stato del Western Australia. Da emigrante, partito ragazzino da Nardodipace in provincia di Vibo Valentia, aveva scalato i vertici della politica locale. Fino a diventare sindaco, dal 1996 al 2005, di una città di quasi 200 mila abitanti, e a ricoprire diversi incarichi pubblici. Tony aveva i voti, certo. Quelli dei calabresi e quelli della ‘ndrangheta. Perché lui era un uomo dei clan a tutti gli effetti. Domenico Antonio Vallelonga, detto Tony, era “uomo di vertice del locale di ‘ndrangheta di Stirling“. Era lui ad assumere le decisioni più importanti, e sempre lui a “battezzare” i giovani picciotti e a decidere le cariche della cosca. Agiva sul modello calabrese, stessi riti e stesse attività. E tutto veniva concordato con la cosca “madre” e con il “Crimine”, il vertice della ‘ndrangheta che ha casa in provincia di Reggio Calabria.

Quello di Vallelonga è solo uno dei nomi che affiorano dall’operazione “Patriarca 2“, condotta oggi dai carabinieri del Ros, del comando provinciale dell’Arma e dalla squadra mobile. Uno dei più importanti, ma non l’unico. L’indagine della Dda della città dello Stretto, è il seguito di Il Crimine”, che a luglio scorso portò all’arresto di 300 tra affiliati e boss 1 delle ‘ndrine di Calabria e Lombardia. Dopo la prima imponente retata su ordine delle Dda di Milano e Reggio, gli inquirenti hanno continuato a lavorare, incastrando un’altra cinquantina di soggetti. Ora il puzzle si è arricchito di nuovi tasselli. Pezzi che completano l’organigramma della ‘ndrangheta nella regione, ma che soprattutto dimostrano ulteriormente il radicamento dei clan nel resto d’Europa e del mondo. Il quadro si va dunque completando. Arrivando a scoprire che la ‘ndrangheta governava una città australiana in maniera diretta, dove esistono almeno nove locali delle cosche, che tradotto significa alcune centinaia di uomini.

Oltremare i boss calabresi hanno diramazioni anche in Canada. L’indagine firmata dal Procuratore Giuseppe Pignatone, dagli aggiunti Michele Prestipino e Nicola Gratteri, e dai pm Antonio De Bernardo, Giovanni Musarò e Maria Luisa Miranda, ha fatto luce su alcune cellule presenti a Thunder Bay e Toronto. Nelle prima città l’organizzazione era guidata dai Bruzzese, dai Minnella e degli Etreni, originari della Locride. A Toronto invece Carmine Verduci è considerato un uomo dei Coluccio di Gioiosa Jonica e Marina di Gioiosa, sempre nel mandamento della Jonica reggina.

Resta solida anche la presenza della ‘ndrangheta in Germania. A Singen Rielasingen ad esempio il capolocale era Bruno Nesci. La polizia tedesca è riuscita a registrare una riunione nella quale si “formava la società” (riunione di persone appartenenti a diversi locali) e si discuteva di affari e strategie. Accordi anche con i clan di Frauenfeld in Svizzera e con Francoforte.

Un’organizzazione internazionale che non rinuncia a tener salde le radici anche in molte città italiane. A Torino, ad esempio, è stato scoperto che il capolocale era Giuseppe Catalano, mentre il capo società era Francesco Tamburi. A Genova poi elementi di vertice dei clan sono Domenico Belcastro e Domenico Gangemi.

In tutti i casi i magistrati reggini hanno certificato che le cosche, in qualsiasi parte del mondo si trovino, tengono rapporti strettissimi con i vertici calabresi dell’organizzazione. Vallelonga è stato intercettato a Siderno, mentre discuteva di equilibri interni con Giuseppe Commisso, alias ‘U mastru”, capo indiscusso di uno dei più ricchi e potenti clan della Jonica. I tedeschi si rivolgevano invece a Domenico Oppedisano, il boss supremo custode delle regole per redimere delle controversie interne. Tutti, passavano per Reggio. E tutti erano “benedetti” dai vertici della ‘ndrangheta. Stanotte gli arresti in Italia e Europa, mentre in Australia e Canada sono scattati i mandati di cattura internazionali.

Dall’Isola dei famosi al clan Rizzuto. Michi Gioia, la signora della Milano bene, accusata di essere un colletto bianco per i clan canadesi di Cosa nostra

Fonte: http://www.milanomafia.com

Il nome di Micaela Gioia compare nell’avviso di chiusura indagini recapitato a 18 persone. E’accusata di associazione a delinquere per aver venduto il titolo della società Infinex. Titolo alterato ad hoc dai fartelli Papalia su ordine del boss Vito Rizzuto per un giro d’affari di 15 milioni di euro

L’inchiesta

I 18 avvisi di chiusura indagini notificati il 9 febbraio scorso rappresentano lo stralcio di un’indagine più vasta che riguarda gli interssi italiani ed europei del clan Rizzuto di Montreal, Canada
In particolare, le 18 persone, tra cui anche Michi Gioia, operavano per conto dei fratelli calabresi Papalia per vendere il titolo della società Infinex, riconducibile ai Rizzuto. Titoli che però erano dopati utilizzando notizie riservate o addirittura fasulle
Per i 18 indagati, infatti, le accuse, oltre a quella di associazione a delinquere, sono di aggiotaggio e insider trading
In questa inchiesta Milano aveva un ruolo decisivo assieme alla Svizzera. In totale, la Guardia di finanza di Milano, ha quantificato un giro d’affari di 15 milioni di euro
Nel 2007, l’indagine Orso Bruno, condotto dalla Dia di Roma, aveva alzato il velo sugli interessi italiani del clan Rizzuto, capaci di arrivare perfino ad aprire una società a due passi da palazzo Chigi

Milano, 10 febbraio 2010 – Simona Ventura la presentò come la signora della Milano bene. Quella, insomma, dei salotti buoni. E il suo, di salotto, resta il più ambito da notabili, banchieri, politici. Era il 2008. Settembre. Partiva l’edizione dell’Isola dei famosi con location da sogno: le bianche spiagge dell’Honduras. Ma per Micaela Gioia, torinese, classe ’42, figlia di un ex direttore generale della Fiat, quella fu una rapida comparsata. Eliminata tra i primi, alla fine vinse l’ex parlamentare Vladimir Luxuria. Micaela, per gli amici Michi, tornò a curare il suo salotto e a scrivere libri leggeri. Vita da signora, la sua. Da signora della Milano bene, appunto. Il tutto fino a due giorni fa, quando Michi si è vista recapitare l’avviso di chiusura indagini firmato dal pm Bruna Albertini. Nove pagine che l’accusano, incredibile ma vero, di aver agito da colletto bianco per conto del clan Rizzuto, rappresentante di Cosa nostra in Canada.

Per l’ex isolana l’accusa più grave è quella di associazione a delinquere finalizzata, si legge nel decreto di chiusura indagini, “all’abusivismo finanziario, illecita divulgazione di notizie riservate e manipolazione del mercato, truffa in danno di banche svizzere”. Un bel filotto di reati che per la signora Gioia non comprende quello di associazione mafiosa, perché, fanno notare gli investigatori, “non sapeva di agire per conto del clan Rizzuto”. Il nome di Michi Gioia rientra in un elenco di altre 17 persone, che si sono adoperate per alterare il titolo della società Infinex Ventures Inc, i cui soci risultano essere i fratelli calabresi Roberto e Anthony Papalia (nessuna parentela con l’omonima famiglia di ‘ndrangheta oggi presente a Buccinasco), in contatto diretto con il boss Vito Rizzuto. “I due – si legge nell’avviso di chiusure indagini – , interposti del socio Vito Rizzuto, capo mandamento per il Canada di Cosa nostra quale affiliato della famiglia Bonanno, decidevano le strategie di acquisto e vendita del titolo anche operando con un agente di fiducia situato in Svizzera”.

Il nome dei fratelli Papalia, originiari di Staiti in provincia di Reggio Calabria, era già spuntato nell’inchiesta Orso Bruno condotta dalla Dia di Roma. L’indagine, chiusa nel 2007, li ha portati a processo assieme al boss Rizzuto. Allora, il clan canadese, era arrivato ad aprire un ufficio della Made in Italy srl (società di pellami) a pochi metri da palazzo Chigi. L’impresa serviva al clan per infilitrarsi negli appalti pubblici. All’epoca si parlò anche di quelli riguardanti il ponte di Messina. Tra i capi d’accusa del processo romano c’è anche il riciclaggio, giocato facendo sponda con conti correnti svizzeri, gestiti, attraverso prestanomi, da Beniamino Zappia, referente milanese del clan in rapporti con il boss di Cosa nostra Ugo Martello.

Di Svizzera e riciclaggio si parla anche nell’inchiesta coordinata dalla procura milanese e dove è coinvolta Michi Gioia. Ad oggi, la Guardia di finanza ha quantificato in 15 milioni di euro il giro d’affari prodotto dalla manipolazione del titolo Infex. Titolo che era quotato sull’Over the counter di New York e al mercato regolamentato di Brema e Berlino. In sostanza, Antonhy Papalia, residente in Canada, dava mandato al fratello Roberto di vendere le azioni Infinex, facendo filtrare e utilizzando notizie riservate (insider trading) o notizie fasulle (aggiotaggio). Per fare questo, i Papalia si appoggiavano a diversi promotori finanziari che, consapevolmente, consigliavano i propri clienti nell’acquistare quelle azioni. Tra di loro anche la signora della Milano bene. Scrive, infatti, il pm: “Micaela Gioia, pur non avendo alcuna abilitazione a svolgere l’attività di promotore finanziario, riceveva da Roberto Papalia notizie privilegiate sull’andamento della società Infinex Ventures e di conseguenza determinava una serie di clienti ad acquistarne le azioni”. Per lei, come per altri c’è poi l’aggravante “di un delitto transnazionale perché commesso da un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato”. (dm)

La mappa delle ‘ndrine calabresi nel mondo

Fonte: http://www.milanomafia.com

La presenza delle famiglie mafiose nei cinque continenti elaborata sulla base dell’ultimo rapporto dei carabinieri di Reggio Calabria redatto dopo l’attentato agli uffici della Procura generale di Reggio

Sono in Sud America, in buona parte dell’Europa, ma anche in Africa e in Australia. Le cosche calabresi hanno conquistato il mondo. MilanoMafia.com vi propone la nuova mappa della presenza delle cosche della ‘ndrangheta elaborata sulla base dell’ultimo report dei carabinieri di Reggio Calabria, redatto proprio poche ore dopo l’attentato agli uffici giudiziari di Reggio Calabria. Cliccare sulla mappa qui a fianco per ingrandirla. Per la versione english cliccare qui

EUROPA. Si parte dal Belgio dove sono presenti le cosche Ascone e Bellocco di Rosarno. Famiglie attive a Bruxelles soprattutto nel riciclaggio di denaro e nel traffico di droga. Ma è l’Olanda la capitale europea del traffico di cocaina (insieme all’Italia). Qui sono presenti le famiglie Belfiore, Nirta-Strangio e Ursini. Insieme al traffico di cocaina c’è anche quello di ecstasy e di Lsd. L’Olanda negli ultimi decenni è diventata anche una delle mete preferite per i latitanti e per reinvestire i contanti del traffico di coca comprando immobili e imprese. Neppure l’Inghilterra è al riparo dalla ‘ndrangheta. Nella zona londinese sono presenti uomini delle famiglie Macrì e Ursini, esperti nel traffico e nello spaccio di droga. La vicina Irlanda è invece stata colonizzata da uomini della cosca Morabito di Africo che hanno stretto affari con uomini dell’Ira per la vendita di armi ed esplosivi. Non si salva neppure il Lussemburgo, dove i Pelle hanno una rete di riciclaggio di denaro sporco, mentre in Polonia sono gli uomini della famiglia Iamonte a controllare gli investimenti. Se Bulgaria e Croazia sono interessate dal traffico di droga, anche in accordo con le bande slave, la Romania e in particolare la capitale Bucarest negli ultimi anni è diventata una meta ambita per le attività industriali e il riciclaggio di denaro con le famiglie Pino e Sena. L’Ucraina è invece terra dei trafficanti di rifiuti tossici, mentre la Russia e in particolare Mosca è stata meta della famiglia Mazzaferro. Nella capitale russa le ‘ndrine hanno acquistato immobili, banche, alberghi, casinò, imprese e si occupano di riciclaggio di denaro e contraffazione di rubli e dollari. Sempre secondo il rapporto 2010 dei carabinieri, la Francia con le città di Clermont, Ferrand, Marsiglia, Nizza, Tolone, Tolosa, e tutta l’area della costa Azzurra, è una zona privilegiata per l’acquisto di immobili, il riciclaggio e il traffico di cocaina in alleanza con i clan marsigliesi. La vicina Spagna è invece lo storico porto verso l’Europa per i trafficanti di droga sudamericani, in particolare nella provincia di Cadice e a Ibizia e Marbella. Qui sono presenti i clan Di Giovine, Talia e Ferrazzo. Clan Ferrazzo che è attivo anche in Svizzera non solo per il riciclaggio, ma anche per il traffico d’hashish e di armi, insieme ancora ai Di Giovine, ai Mazzaferro e ai Paviglianiti. Traffico di hashish ed eroina che riguarda anche la Grecia, rotta di passaggio verso le coltivazioni di papavero del Medio Oriente. Ma è la Germania, che si conferma capitale europea della ‘ndrangheta d’esportazione. Molte le città interessate dalle infiltrazioni mafiose: Aachen, Blaustein, Bochum, Bous, Deizisau, Dortmund, Duisburg, Essen, Hagen, Krefeld, Francoforte, Lipsia, Monaco di Baviera, Mannheim, Mulheim an der Ruhr, Munster, Neukirchen-Vluyn, Stoccarda, e le zone del Baden-Wurttemberg, della Turingia e del Warstein. Non è un caso quindi che sia proprio Duisburg il teatro della più sanguinaria strage della ‘ndrangheta oltre confine, il 15 agosto del 20007. Le infiltrazioni in Germania sono molte e hanno radici antiche. Si va dall’acquisto di beni immobiliari, alla compravendita di negozi e alla partecipazione nel mondo dell’industria dell’acciaio. Ma insieme al traffico di cocaina, a quello delle armi e ai sequestri di persona, c’è anche il mercato della contraffazione e il controllo del traffico di immigrati. Qui sono presenti le famiglie Carelli, Cariari, Critelli, Farao, Giampaolo, Giorgi, Grande Aracri, Iamonte, Mazzaferro, Mollica, Morabito, Vottari, Nirta, Pelle, Romeo e Strangio.

AFRICA. C’è la droga, ma ci sono anche i rifiuti, il traffico di diamanti e quello di materie prime. Nel continente africano uno dei Paesi a maggiore infiltrazione della criminalità calabrese è il Marocco, storico approdo dei carichi di droga dal Sud America e porta privilegiata verso l’Europa per il traffico di hashish e marijuana. In Marocco sono presenti uomini del clan Coluccio, e delle famiglie Di Giovine, Sergi, Marando e Morabito. In Togo, nel cuore dell’Africa centrale, sono presenti le cosche Mancuso e Pesce di Rosarno che si occupano di traffico di cocaina. Il mercato delle materie prime è invece al centro delle infiltrazioni nella zona della Repubblica democratica del Congo (ex Zaire) dove si estrae il coltan, un minerale molto costoso utilizzato dall’industria delle nanotecnologie. Non sono perché la ‘ndrangheta gestirebbe anche il traffico del materiale radioattivo insieme ai clan della criminalità locale. E il business dei rifiuti è una risorsa importante della mafia in Africa con lo smaltimento di sostanze tossiche in Kenya e in Somalia. In Sudafrica, e in particolare nella zona di Città del capo, Pretoria e Johannesburg, i clan si sono infiltrati nel mercato dei diamanti.

ASIA – OCEANIA. Il Medio Oriente è la capitale mondiale della produzione di oppio. In Libano sono presenti gli uomini del potentissimo clan reggino dei De Stefano che curano il traffico di eroina e hashish. Mentre nella vicina Siria sono gli esponenti dei clan Di Giovine e Morabito a controllare il mercato dell’eroina brown sugar. Ma la ‘ndrangheta è presente anche nel tumultuoso Pakistan dove si cura il traffico di cocaina verso l’Europa, mentre in Turchia le cosche Aquino, Papalia, Paviglianiti e D’Agostino controllano il traffico di eroina e hanno stretti rapporti con i baba, la potente mafia turca che si occupa del trasporto e dell’importazione della droga. In Thailandia sono invece presenti uomini delle ‘ndrine Bastoni e Ianni che trafficano cocaina. La fascia dell’Indonesia è invece utilizzata per il riciclaggio di denaro. Terra di immigrati è invece l’Australia, storica meta delle ‘ndrine calabresi. Qui la presenza delle famiglie della Locride è stata confermata anche da numerose inchieste negli anni Ottanta e Novanta. Tra le città segnalate ci sono Adelaide, Canberra, Griffith, Michelago, e le zone dell’Australia occidentale, del Nuovo Galles, di Queensland, di Perth, Victoria e Yelardin. Le cosche si occupano della coltivazione della canapa, ma anche del controllo della prostituzione, dello spaccio di denaro falso, del gioco d’azzardo, e del traffico di armi e di eroina. L’Australia è talmente colonizzata dalle cosche calabresi da far registrare anche fenomeni di racket e di estorsione. Molte le famiglie presenti, dal ceppo Barbaro-Papalia, Sergi, Perre, Trimboli, Violi, Musitano, Zappia, lo stesso radicato anche nella provincia di Milano, fino alle cosche Condello, Alvaro, Agresti, Giorgi, Ielasi, Romeo, Polifroni, Polimeni, Rizzotto, Tremarchi.

AMERICA. Negli Usa la ‘ndrangheta è attiva nel traffico di cocaina e di eroina. Uomini dei clan Sergi, Commisso, Racco e Archino, sono presenti nelle zone di New York, di Chicago, Las Vegas, e nel New Jersey, in Florida e nel Connecticut. La presenza dei clan calabresi nel continente americano si concentra poi in Canada, dove – non è un caso – nell’agosto 2008 viene catturato il latitante Giuseppe Coluccio. Il boss di Marina di Gioiosa Ionica è stato arrestato a Toronto, ma le ‘ndrine calabresi sono presenti anche nelle zone di Montreal, Ontario, Vancouver, Vaughan, Hamilton, British Columbia e Québec. Molte le famiglie calabresi presenti nel territorio canadese: Commisso, Costa, Musitano, Papalia, Cotroni, Di Giovine, Gentile, Gallo, Rizzuto e Violi. Tra le attività più importanti il riciclaggio di denaro sporco, il traffico di eroina, cocaina e armi. In Messico gli emissari delle cosche hanno invece stretto rapporti con i temibilissimi Los Zetas e gli affari dei clan Aquino, Coluccio, Macrì, Schiripa sono entrati in numerose inchieste, non ultima l’operazione Solare della Dda di Catanzaro. In mezzo tonnellate di cocaina trafficate con le bande messicane. Nello stato di El Salvador, in Centro America, è invece presente la cosca Nirta attiva nel traffico di cocaina. Ai Caraibi, nella Repubblica dominicana sono invece presenti uomini del clan Cataldo specializzati nel commercio di droga.

SUD AMERICA. Il continente sudamericano è l’area più calda per il traffico di droga, e la ‘ndrangheta ha qui i suoi feudi più importanti. Si inizia dalla Colombia, il maggior produttore di cocaina del mondo. In Colombia sono presenti gli uomini delle cosche Anello, Aquino, Libri, Marando, Mazzaferro, Molè, Mollica, Morabito, Nirta, Paviglianiti, Piromalli, Sergi, Talia, Tolone. In Colombia i clan – scrivono i carabinieri – si occupano di acquisto di cocaina con la collaborazione delle Unità di autodifesa della Colombia e hanno rapporti con il cartello di Cali. La presenza degli emissari della ‘ndrangheta interessati al traffico di cocaina è segnalata anche in Ecuador, Paraguay, Cile e Uruguay. In Bolivia, altro Paese a grande produzione di coca, le cosche hanno basi operative nella zona di Santa Cruz de la Sierra. Anche un paradiso naturale come le Antille olandesi però può nascondere gli uomini delle cosche. In particolare quelli del clan Mazzaferro attivi nell’acquisto di cocaina. Il Venezuela è invece una zona di investimento per i clan calabresi in particolare per le famiglie Aquino, Coluccio, Tuozzolo. I calabresi qui, secondo il rapporto dell’Arma, hanno contatti con il temuto clan di Cosa nostra Cuntrera-Caruana attivissimo nel traffico di droga. Ma insieme al narcotraffico, in Venezuela la ‘ndrangheta si occupa di riciclaggio, costruzioni edili e di investimenti nel mondo delle fabbriche industriali. In Perù, sempre per quanto concerne il traffico di coca, sono presenti uomini della cosca Paviglianiti, mentre in Brasile e in particolare a Fortaleza risiedono uomini delle cosche Morabito e Mazzaferro, sempre attivi nel narcotraffico. Ma gli affari con i narcos si fanno anche in Argentina dove sono presenti ancora uomini delle cosche Morabito e Mazzaferro insieme ai Piromalli e ai Talia, storici alleati dei Morabito. In particolare il cartello del narcotraffico calabrese si concentra nella zona di Moròn, (cg)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: