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‘ndrangheta: estorsioni e rapine nel Varesotto, condannati

Fonte: http://www.ansa.it

(ANSA) – VARESE, 4 LUG – Condanne da due a undici anni di reclusione, per aver creato sul territorio a cavallo tra le provincie di Varese e di Milano una organizzazione legata alla cosca della ‘ndrangheta Farao-Marinicola di Ciro’ Marina (Crotone). E’ la sentenza del collegio del Tribunale di Busto Arsizio, presieduto dal giudice Toni Adek Novik, al termine del processo a 17 persone, tre delle quali oggi assolte, arrestate dai carabinieri nell’operazione ‘Bad boys’ e accusati di reati come associazione a delinquere di stampo mafioso, rapina, estorsione e usura. (ANSA).

I calabresi? Ottusi e arretrati, parola di avvocato

Fonte: http://www.varesenews.it

Uno dei difensori degli imputati nel processo alla ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo-Legnano ha puntato a minimizzare la portata criminale del gruppo alla sbarra: “Anche io la penso così ma non si può processare la calabresità”

Si è chiuso con l’udienza di oggi, martedì, il processo alla cosiddetta locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo in corso a Busto Arsizio. A processo sono imputati di associazione a delinquere di stampo mafioso oltre una ventina di presunti apparteneneti al sodalizio criminale che, secondo l’accusa, avrebbero costituito un gruppo operante nell’ambito delle estorsioni, dell’usura e del riciclaggio di danaro proveniente da attività illecite quali sfruttamento della prostituzione e traffico di droga. Il processo, scaturito dall’indagine Bad Boys della Dda di Milano, poi integrata con la maxi-operazione Infinito/Il Crimine, è iniziato un anno fa e si è svolto secondo il rito abbreviato.

Questa mattina gli ultimi 4 difensori hanno dato fondo alle loro capacità oratorie per convincere il collegio presieduto dal giudice Toni Adet Novik. Particolare è stata la difesa di Fabio Zocchi, uno degli esponenti non calabresi della presunta cosca, con l’avvocato Giosuè Bruno Naso che ha definito l’intercettazione principale del processo, nella quale Filippelli parla con Fabio Zocchi di un esercito pronto a muoversi dietro Vincenzo Rispoli, una “masturbazione ideologica”: «Parole di chi avrebbe voluto essere quel tipo di persona ma che in realtà non lo era neanche un po’». Singolare anche la scelta di difendere il suo imputato parlando dei calabresi come “ottusi e piccini, arretrati culturalmente”. Rivolgendosi alle gabbie dove erano presenti gli imputati principali ha anche confermato: “E’ il mio pensiero, sono una persona libera”, suscitando più di una smorfia di disappunto tra i tanti calabresi presenti. Secondo Naso, dunque, il processo non è alla ‘ndrangheta ma alla calabresità: «I calabresi si ritrovano tra di loro e tendono a scambiarsi favori all’interno del loro gruppo, ma questo non significa che sono degli ‘ndranghetisti. L’accusa non porta nessun elemento che possa essere considerato una prova se non parole comprate (quelle di alcuni pentiti, ndr) e intercettate».

Stessa linea difensiva per il legale di Nicodemo Filippelli che ha connotato come un società con molti tratti ancora tribali quella calabrese, allargando il campo in un secondo momento all’Italia intera. L’obiettivo dei difensori, dunque, è quello di ridurre ai minimi termini la portata criminale del gruppo: «Se hanno fatto qualche reato – dice ancora Naso – non è configurabile come associazione a delinquere di stampo mafioso». Terminate le requisitorie delle difese resta l’ultima udienza, lunedì 4 luglio, quella nella quale il collegio dovrà esprimersi con condanne o assoluzioni. Sarà il momento più atteso da tutti, dentro e fuori dall’aula.

“Mai pagato il pizzo”, ma la ‘ndrangheta voleva punirlo

Fonte: http://www.varesenews.it

Un commerciante chiamato a testimoniare davanti ai giudici del processo Bad Boys nega di essere stato vittima del racket ma il pm legge le intercettazioni nelle quali emerge la volontà dei boss di effettuare una spedizione punitiva

Le intercettazioni parlano chiaro, la ‘ndrangheta lonatese aveva addirittura organizzato una spedizione punitiva nei suoi confronti ma lui, davanti al collegio giudicante presieduto dal giudice Toni Adet Novik, ha negato di aver mai pagato il pizzo. E’ la storia di un commerciante originario della Campania che aveva un’attività che questa mattina ha testimoniato in aula davanti a quelli che secondo l’accusa sono i boss della ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo e Legnano. I loro sguardi, i loro commenti, i sorrisi a mezza bocca hanno forse avuto il loro peso ma lui che chiameremo, con un nome di fantasia Mario, non ha ammesso nulla.

Eppure il pubblico ministero Giovanni Narbone, dopo la sua deposizione come teste della parte civile, ha letto alcune intercettazioni nelle quali due componenti della locale di ‘ndrangheta stavano organizzando una spedizione punitiva nei suoi confronti nella quale sarebbero dovuti intervenire, addirittura, in due per motivi differenti. Mentre il pm leggeva queste intercettazioni lo stesso commerciante, seduto tra il pubblico in fondo all’aula, ha contestato il magistrato bollando come falsità le parole dello stesso sostituto procuratore prima che questo potesse concludere. Per questo motivo il giudice Novik ne ha chiesto l’espulsione dall’aula. Subito dopo lo stesso pm ha concluso dicendo che, effettivamente, non si avevano notizie riguardanti l’avvenuto pestaggio, così come programmato in quella telefonata intercettata.

L’udienza di oggi, inoltre, ha visto la richiesta di ulteriori pene nei confronti di quattro persone ritenute appartenenti alla locale di Legnano-Lonate Pozzolo. Il pm ha chiesto 6 anni per Nicola Ciancio e altrettanti per Francesco Filippelli e Antonio Esposito per il reato di estorsione mentre ne ha chiesti 4 per Giorgio Laface, tutti componenti del gruppo di esattori delle estorsioni in nome e per conto della cosca. La parte civile, rappresentata dall’avvocato Marrapodi, ha chiesto il risarcimento dei danni subiti, in particolare, da un imprenditore che aveva aperto un locale a Varese all’inizio degli anni 2000 del quale abbiamo raccontato la sua testimonanza fiume.

In chusura di udienza hanno parlato anche i legali di Carlo Avallone, per il quale il pm aveva già archiviato alcune posizioni. Secondo le difese Avallone è vittima dell’associazione mafiosa in quanto amico di Augusto Agostino, altro imprenditore strozzato dalla locale di Legnano-Lonate Pozzolo, il quale l’ha coinvolto in alcune compravendite immobiliari. Lo stesso Avallone, hanno specificato i legali, in un anno ha ottenuto in prestito circa 1,4 milioni di euro restituendone 2,5 a Nicodemo Filippelli e Fabio Zocchi. Per lui è stata chiesta l’assoluzione in quanto non avrebbe saputo dell’attività di riciclaggio di danaro sporco.

‘Ndrangheta del Varesotto, rito abbreviato per gli imputati

Il collegio del tribunale di Busto Arsizio ha accolto i nuovi atti della pubblica accusa e ha accolto la richiesta di riti alternativi delle difese. Il processo ripartirà il 22 febbraio

Saranno giudicati con rito abbreviato tutti, tranne due, gli imputati del processo alla ‘ndrangheta della locale Legnano-Lonate Pozzolo denominato Bad Boys. Lo ha deciso questa mattina il collegio giudicante del tribunale di Busto Arsizio Toni Adet Novik il quale ha accolto la richieste delle difese di riparire i termini per l’ammissione ai riti alternativi dopo che il pm Mario Venditti aveva depositato agli atti  del processo tutta la parte relativa all’indagine Bad Boys dell’aprile 2009 stralciata per non danneggiare la maxi-inchiesta della Dda di Milano sfociata con gli arresti di luglio 2010 e denominata Crimine-Infinito, che aveva portato all’arresto di trecento persone tra Lombardia e Calabria.
Il giudice Novik ha accolto le richieste sia di rito abbreviato che di rito abberviato condizionato e ha stabilito le date per le prossime udienze che si terranno a porte chiuse. Verrà nominato un giudice per l’udienza preliminare e si inizierà ad ascoltare i testi e le dichiarazioni spontanee degli imputati. L’unico a rendere dichiarazioni questa mattina è stato Stefano Giordano, considerato parte del braccio armato delle rapine per la locale di Legnano-Lonate, il quale da una parte ha preso le distanze dal suo coinvolgimento nel tentato omicidio di Barbara Viadana (gambizzata con due colpi di pistola in via Roma a Busto Arsizio nel 2007) ma dall’altra ha ammesso di aver accompagnato Antonio Esposito al centro commerciale Bossi di Saronno per acquistare i caschi usati nell’attentato: «Accompagnai Antonio esposito ad acquistare i caschi ma ero convinto servissero per una rapina – ha detto Giordano alla corte – come si sente dalle intercettazioni consigliai di bruciarli subito dopo l’azione. Non sapevo che sarebbero serviti per il tentato omicidio».

Dichiarazioni a parte il collegio ha motivato la scelta di riaprire i termini in quanto i nuovi elementi dimostrano la continuità del reato associativo fino al 2010. Questa decisione porterà anche ad una sostanziale modifica delle imputazioni contestate e il conseguente diritto delle difese a poter accedere a tutti gli atti omissati fino al luglio del 2010 per via dell’inchiesta della Dda in corso.Un’interpretazione strettamente garantista che, però, mette in luce anche la sostanziale resa da parte delle difese di fronte alle contestazioni emerse che aggravano e non alleggeriscono le posizioni degli imputati. Il processo, dunque, riprenderà il 22 febbraio 2011 con un calendario già previsto fino a luglio. La difesa di Roberto Lomuscio (accusato di aver nascosto la pistola che sparò contro la Viadana) non ha richiesto il rito abbreviato e andrà a processo dibattimentale per il singolo episodio.

Il pm affonda l’attacco contro l’ndrangheta

Fonte: http://www.varesnews.it

Almeno undici indagati hanno già fatto richiesta di essere ammessi al rito alternativo, gli altri li seguiranno nella prossima udienza. Il pubblico ministero Venditti ha contestato nuove estorsioni, l’aggravante mafiosa per un tentato omicidio e il favoreggiamento di latitanti

Nuove contestazioni direttamente dall’indagine Infinitoper i 25 imputati del processo in corso a Busto Arsizio con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, arrestati nell’ormai famosa operazione Bad Boys contro la locale di ‘ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. 

Il pubblico ministero Mario Venditti (foto a sin.) ha tolto gli omissis alle parti dell’ordinanza Bad Boys, poi rientrate nell’indagine Infinito di Ilda Bocassini, e così agli imputati verranno ora contestate le riunioni dei boss al crossodromo di Cardano al Campo, nuove estorsioni come la compravendita tra la società Ebe e la Crimisa di De Castro Filippelli (ai danni dell’imprenditore, oggi collaboratore, Augusto Agostino), un incendio autovettura contestato a Ernestino Rocca, il tentato omicidio di Barbara Viadana con l’aggravante del favoreggiamento del sodalizio mafioso e, infine, Venditti ha fatto rientrare anche la copertura data alla latitanza di Silvio Farao e Cataldo Marincolal’usura ai danni di Fabio Lonati (al quale fecero letteralmente mangiare le cambiali). Il pm ha anche depositato gli atti del colloquio registrato tra un maggiore dei Carabinieri di Crotone e Aloisio Cataldoucciso e fatto ritrovare nei campi dietro il cimitero di San Vittore Olona. Quel colloquio avvenne a Malpensa: l’Aloisio diceva di sentirsi in pericolo e faceva nomi e cognomi di chi comandava nella ‘ndrangheta lombarda, poco dopo fu ucciso.

Il quadro accusatorio, a questo punto, si fa granitico nei confronti di molti degli imputati e la conseguente riapertura dei termini, richiesta da Venditti al collegio giudicante con a capo il giudice Toni Adet Novik, permette alle difese di richiedere il rito abbreviato secco o condizionato per la maggior parte di loro. La richiesta di abbreviato è stata fatta dai difensori di Vincenzo Rispoli, Pasquale Rienzi, Antonio Esposito, Emanuele De Castro, Francesco Filippelli, Nicodemo Filippelli, Ernestino Rocca, Stefano Giordano, Antonella Leto Russo, Carlo Avallone, Nicola Ciancio. Per gli altri la richiesta dell’abbreviato verrà, probabilmente, inoltrata nella prossima udienza del 21 dicembre. In quell’occasione, infatti, il collegio dovrà decidere se accogliere le richieste di rito abbreviato per gli 11 che hanno già presentato la richiesta. Si profila per gli imputati, dunque, la possibilità di essere processati due volte, una volta qui a Busto e una seconda a Milano in quello che si configurerà come un maxi-processo alla ‘ndrangheta lombarda.

 

Nuove prove contro i “bad boys”, le difese puntano allo sconto di pena

Fonte: http://www.varesenews.it

Udienza del processo alla locale di ‘ndrangheta Legnano-Lonate. Il Pm Venditti chiede di accorpare i nuovi elementi emersi con l’indagine “Il Crimine”. Se i giudici daranno l’ok le difese chiederanno il rito abbreviato

Potrebbe chiudersi molto prima del previsto il processo ai 25 accusati di far parte della locale di Legnano-Lonate Pozzolo, potente organizzazione della ‘ndrangheta che aveva messo radici nella zona tra i due centri e che faceva parte della più ampia organizzazione a livello lombardo. Proprio i nuovi sviluppi dell’indagine di luglio, denominata “il Crimine” e che ha portato all’arresto di 300 persone tra Calabria e Lombardia, è alla base dei nuovi sviluppi processuali che, se da un lato aggravano la posizione degli imputati, dall’altro potrebbero riaprire i termini e permettere agli avvocati di chiedere il rito alternativo abbreviato e ottenere un cospicuo sconto di pena in caso di condanna.

L’udienza di questa mattina davanti al collegio giudicante presieduto dal giudice Toni Adet Novik ha visto il pubblico ministero Mario Venditti annunciare la richiesta di una contestazione che permetterà se il giudice lo riterrà possibile, di far confluire tramite lo stralcio i nuovi elementi emersi a carico degli imputati con la nuova indagine portata avanti dalla Dda di Milano nella persona del pm Ilda Bocassini e dai Carabinieri di Monza con l’indagine “Infinito”. Subito dopo la richiesta da parte del pm è intervenuta la difesa di Rispoli con l’avvocato Michele D’Agostino (foto in alto) che ha espresso la volontà, una volta accorpati i due processi e con la conseguente riapertura dei termini, di chiedere il rito abbreviato per il suo assistito. La sua posizione è stata condivisa da tutti gli avvocati difensori tranne che dal legale di Ciancio, Francesca Cramis, la quale ha sottolineato che per il suo cliente si contesta un solo episodio nel quale ha un ruolo marginale e per questo da oltre un anno e mezzo è in custodia cautelare in carcere: «Chiedo tempi brevi per questa decisione» – ha detto l’avvocato.

Il collegio ha riaggiornato il processo al 23 novembre e in quell’udienza comunicherà la decisione presa. La difficoltà sta nella possibilità di far rientrare tutto il processo (Bad Boys del 2009 più Il Crimine del 2010) nella possibilità di accesso al rito abbreviato: una sentenza della Corte Costituzionale non lo permetterebbe ma è possibile che il collegio decida di considerare il reato continuato dal 2006 al 2010 e, in questo modo, dimostrare che non è possibile slegare i due processi. Se non verrà accolta la richiesta di un rito abbreviato unico si procederà su due binari: uno a velocità normale in sede dibattimentale e uno più veloce con rito abbreviato per i nuovi elementi emersi.

L’avvocato D’Agostino, a fine udienza, spiega anche il perchè della richiesta dell’abbreviato: «Il processo sull’indagine Bad Boys lasciava spazio alle difese per poter dimostrare la completa estraneità degli imputati mentre con i nuovi elementi che entreranno negli atti a disposizione del tribunale questi spazi per le difese si riducono di molto. Per questo chiediamo la possibilità di un rito alternativo» –una resa che poi significa anche sostanziali sconti di pena che ridurranno di un terzo il verdetto finale. Se da una parte c’è un’ammissione del reato associativo mafioso da parte dei legali dall’altra non sono trascurabili i vantaggi per gli imputati. A dibattimento andranno solo i “pesci piccoli” dell’organizzazione, ovvero quelli che non hanno l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, ma che hanno portato acqua al mulino della cosca attraverso, principalmente, le rapine.

12/10/2010

o.m.orlando.mastrillo@varesenews.it

Lontate Pozzolo-Legnano: la cosca della ‘ndrangheta che controlla il territorio

Fonti: www.varesenews.itwww.repubblica.itwww.affaritaliani.it

23 aprile 2009: la conclusione delle prime indagini

Si conclude un’indagine aperta dal 2005 con ben 39 arresti effettuati all’alba di stamattina. Sventrata una compagine criminale di stampo mafioso riconducibile alla ‘ndrangheta, affiliata alla cosca Farao-Marincola della provincia di Crotone, operante nelle province di Varese e Milano, ed in particolare nelle zone di Lonate Pozzolo, Busto Arsizio, Gallarate, Malpensa e Legnano. I protagonisti di questa associazione criminale sono accusati di tentato omicidio, di numerose estorsioni a locali pubblici, commercianti e imprese di Varese e Legnano, rapine, usura, incendi, traffico di armi e di esplosivi, riciclaggio, finalizzati ad un meticoloso accumulo di capitali destinati ad essere riciclati in Italia e all’estero per conto di interessi criminali. La banda che ha agito nel Varesotto è stata denominata “Locale di Legnano – Lonate Pozzolo perché aveva creato una vera e propria “locale”, che nel gergo criminale delle ‘ndrine equivale ad una base operativa, così come ne esistono molte in Calabria.
Capo dell’organizzazione è stato segnalato Vincenzo Rispoli, nato nel 1962 a Cirò Marina e residente a Legnano, nipote di Giuseppe Farao-Marincola, capo della cosca della ‘ndrangheta di Cirò Marina. Il secondo livello dell’organizzazione era invece gestito da Mario Filippelli, classe ’73 residente a Lonate Pozzolo, che aveva il compito di organizzare e coordinare usure e rapine (ben 11 a banche e Poste nel 2007 nel territorio tra Legnano e Lonate).

Undici le ordinanze di custodia cautelare in carcere per l’articolo 416 bis del codice penale (associazione mafiosa), 28 per associazione a delinquere, estorsione, usura, incendio, riciclaggio, rapina, sfruttamento della prostituzione ed altro.


Gli omicidi

A partire dal 2005 sono sette gli omicidi accaduti per conflitti nati all’interno del gruppo:

  • Cataldo Murano, trovato carbonizzato nella sua auto in zona boschiva di Lonate Pozzolo il 6 gennaio 2005;
  • Giuseppe Russo, ucciso il 27 novembre 2005 all’interno di un bar di Lonate Pozzolo;
  • Alfonso Murano, ucciso a Ferno il 27 febbraio 2006;
  • Rocco Cristello, ucciso a Verano Brianza il 27 marzo 2008;
  • Carmelo Novella, ucciso a San Vittore Olona il 14 luglio 2008;
  • Cataldo Aloisio, ucciso a San giorgio sul Legnano il 27 settembre 2008;
  • Giuseppe Monterosso, ucciso a Cavaria con Premezzo il 6 maggio 2009.


La vicenda giudiziaria

Tutto sembrava andare per il verso giusto quando la Cassazione decide di liberare Vincenzo Rispoli, ritenuto capo della locale di ‘ndrangheta Legnano-Lonate Pozzolo e accusato di numerosi episodi di estorsione ai danni di imprenditori del Basso Varesotto, rapine e false fatturazioni.
Il ricorso eseguito dal suo avvocato, Michele D’agostino, per l’annullamento della misura cautelare che effettuata precedentemente. La scarcerazione è stata ordinata su decisione della Corte di Cassazione in quanto, come afferma il legale di Rispoli, “non basta essere parenti di un boss per essere definiti mafiosi”. Dunque l’imputato affronterà il processo da uomo libero.

Per quanto riguarda l’associazione semplice (criminale non di stampo mafioso) il pubblico ministero, Mario Venditti, ha chiesto un pena di 12 anni nei confronti di Mario Filippelli. Sarebbero state delle intercettazioni a compromettere la posizione del Filippelli: in una conversazione Nicodemo Filippelli e Mario Esposito si sarebbero accordati sull’omicidio che sarebbe dovuto avvenire nei boschi di Vanzaghello ai danni di Mario Filippelli, così come ordinato da Vincenzo Rispoli.
Prove certe che Mario Filippelli facesse  parte dell’associazione di stampo mafioso non ve ne sono: gli indizi portano di certo a dedurre che egli sarebbe stato a capo dell’associazione a delinquere semplice, ma l’accusa ha comunque chiesto per lui il reato di cui all’art. 416bis del codice penale.
Il legale del Filipelli si difende disfacendo la tesi del sostituto procuratore Mario Venditti in quanto ci sarebbero troppi pochi elementi per definire questo tipo di associazione e, agguantandosi alle parole dello stesso pm, afferma che non è possibile che egli facesse parte dell’associazione mafiosa in quanto a capo dell’associazione semplice. Punto di forza di Venditti rimane comunque l’intercettazione del tentato omicidio nei confronti di Mario Filippelli che ne fa capire l’importanza della persona.

Mano pesante dei giudici, il 28 maggio 2010, per Mario Filippelli, considerato il capo del braccio armato della cosca che operava nel Basso Varesotto e che è stata spazzata via dall’inchiesta Bad Boys. E’ stato condannato a 13 anni e 4 mesi di reclusione per i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione. Era proprio lui che faceva da tramite tra i capi e i soldati che effettuavano rapine, estorsioni e usura. In più occasioni è stato lo stesso Filippelli a minacciare imprenditori e i commercianti che pagavano il pizzo.

E’ l8 giugno 2010 che nell’aula “Falcone e Borsellino” del Tribunale di Busto Arsizio si è svolta la prima udienza per il caso Bad Boys. A causa dell’assenza totale (se non per il caso del consigliere comunale di Lonate Pozzolo) di denunce da parte delle vittime, il pm ha dovuto trovare un legame tra le varie intercettazioni per portare una tesi abbastanza solida davanti al giudice Toni Adet Novik.
L’accusa è iniziata con l’inchiesta partita da due indagini dei Carabinieri di Varese e di Busto Arsizio denominate “Piromane” e “Dolce Vita”. Nella prima si indagava su episodi incendiari avvenuti in numerosi locali notturni e attività commerciali della zona di Lonate Pozzolo e Ferno, mentre l’altra ha preso le mosse da un presunto giro di estorsioni sempre a danno di locali pubblici.
Da questi due rami si è cominciato a ricostruire storie, profili di personaggi, fatti; fino a identificare i due livelli dell’organizzazione grazie all’uso dello strumento delle intercettazioni. Una volta capito dove si poteva arrivare le due indagini sono passate alla Dda di Milano che ha fatto il resto definendo il braccio armato, già andato a giudizio con i riti alternativi, e il livello che operava nell’ambito economico con una serie di imprese edili e locali intestati a prestanome o agli stessi capi. Venditti in conclusione non esclude la pista di poter fare luce su almeno tre dei cinque omicidi “eseguiti con modalità mafiose”, avvenuti tra Ferno, Lonate Pozzolo e il legnanese.
Durante questa prima udienza sono state esposte da parte delle difese tutta una serie di eccezioni riguardanti le intercettazioni eseguite in remoto, il deposito dei verbali degli interrogatori e l’impossibilità da parte della difesa di poter accedere ad alcuni decreti di proroga delle intercettazioni effettuati dal gip di Busto Arsizio che, sempre secondo gli avvocati, non sarebbero stati trasmessi alle difese.

Un clima che non si era mai visto nel Tribunale di Busto Arsizio, in un’aula gremita di gente (per lo più familiari degli imputati e alcuni curiosi). Durante il processo durato circa 2 ore ci sono stati scambi di baci e affettuosità tra gli imputati e i familiari. Era evidente il fastidio degli imputati per la numerosa partecipazione dei media che con i flash delle loro fotocamere e le riprese delle videocamere, suscitavano proteste dei detenuti. Tra i presenti in aula c’era anche Vincenzo Rispoli, il presunto capo della Locale.

Con la seconda udienza, tenutasi il 22 giugno 2010 ed avvenuta anch’essa nell’aula “Falcone e Borsellino”, si conclude la fase preliminare. Durante la stessa (di nuovo molto affollata di imputati, avvocati e parenti vari) sono una quindicina le richieste di associazione a delinquere di stampo mafioso: secondo l’accusa sarebbero i componenti di spicco di un’organizzazione che ha commesso decine di estorsioni a imprenditori e commercianti della zona, intimidazioni, usura, false fatturazioni ma anche i mandanti di una serie di rapine avvenute in uffici postali per poter finanziare la cosiddetta “bacinella”, ovvero la cassa comune della locale.
Il giudice Toni Adet Novik ha aperto la seduta mantenendo ancora il riserbo sulla decisione di sospendere i termini della custodia cautelare nei confronti degli imputati in carcere, come richiesto in sede di prima udienza dalla pubblica accusa rappresentata dal pm Mario Venditti, e respingendo tutte le eccezioni presentate dalla folta schiera di legali. Non sono state accolte le richieste di inutilizzabilità di alcune intercettazioni così come non è stato riscontrato alcun vizio nel diritto di tutela dell’indagato che, hanno sottolineato i giudici, è sempre stato tutelato nelle varie fasi dell’indagine, comunicando per tempo alle parti ogni passaggio e mettendo a disposizione degli indagati tutto il materiale difensivo. L’incompatibilità dei magistrati è stata respinta e anche gli interrogatori sono stati giudicati regolari. A seguire accusa, parti civili e difese hanno presentato le loro liste di testi che sono state tutte accolte da parte del collegio. Tra i molti testi che sono stati chiamati a deporre sono presenti anche alcuni collaboratori di giustizia che hanno avuto una certa importanza in fase di indagine permettendo alla Dda di definire molti degli scenari poi emersi.


13 luglio 2010: i 300 arresti e la nuova ‘Ndrangheta

Sono oltre 300 le persone arrestate in Calabria e in diverse località dell’Italia settentrionale. Tra i reati associazione di tipo mafioso, traffico di armi e stupefacenti, omicidio, estorsione, usura ed altri gravi reati. Si tratta della più imponente operazione di questo tipo degli ultimi anni. Le indagini sarebbero partite dall’omicidio di Carmelo Novella nominato capo di questo organismo, ma fatto uccidere il 14 luglio del 2008 in un bar di San Vittore Olona dai calabresi per le sue tendenze giudicate eccessivamente autonomiste.
“Si parla di 500 uomini affiliati alla ‘ndrangheta in Lombardia. Lo ha dichiarato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, spiegando la parte lombarda dell’inchiesta delle Procure di Milano e Reggio Calabria che ha portato al blitz di oggi contro la ‘ndrangheta’. Il magistrato ha spiegato di aver individuato circa 160 persone affiliate alle “locali” lombarde. Le locali sono raggruppamenti di ‘ndrine in genere ciascuna autonoma, ma con collegamento con la cosca madre calabrese e con l’organismo di controllo “Provincia Lombardia che regola la convivenza delle varie locali. “Noi abbiamo individuato 15 ‘locali’ che sono a Milano, Pavia, Bollate, Cormano, Bresso, Limbiate, Solaro, Pioltello, Corsico, Desio, Seregno, Rho, Legnano, Mariano Comense, Erba e Canzo, ma sappiamo che sono molte di più, radicate nel nostro territorio”.

Fra gli arrestati finiti dietro le sbarre accusati di essere affiliati alla ‘ndrangheta che operano nel territorio del Varesotto vi è, in oltre, il già noto Vincenzo Rispoli, sospettato di essere il capo della locale “Lonate Pozzolo-Legnano, con contatti stretti con i vertici della cosca Farao Marincola che domina a Cirò Marina, suo paese d’origine (è nipote di Giuseppe Farao, capobastone del clan cirotano). Il vice di Rispoli sarebbe Emanuele De Castro, classe 1968, muratore residente a Lonate Pozzolo ed originario di Cirò Marina, arrestato nell’operazione Bad Boys; come pure Nicodemo Filippelli, il lonatese d’importazione e cirotano d’origine, fratello del Mario Filippelli, condannato in primo grado a 13 anni e 4 mesi di carcere per associazione mafiosa ed estorsione. In manette Luigi Mancuso, classe 1977, commerciante di Busto Arsizio; Antonio Benevento, classe 1974, muratore di Legnano; Fabio Zocchi, classe 1962, immobiliarista residente a Gallarate; Vincenzo Alessio Novella di Legnano.
Affiliati alla locale di Bollate sarebbero invece Ernestino Rocca, Annunziato Vetrano e Orlando Attilio Vetrano, tutti residenti a Saronno.
Dalla nuova indagine si è confermato come gli arrestati di Legnano, Lonate Pozzolo, Gallarate e Busto Arsizio sono tutti appartenenti alla cosca legata ai Farao Marincola: organizzazione molto ricca e altrettanto ben introdotta negli ambienti che contano. I carabinieri solo a marzo avevano sequestrato alla cosca 20 milioni di euro, 17 società, 34 appartamenti, 4 bar e ristoranti, 1 terreno, 20 auto, 70 conti correnti. Gestivano bar e ristoranti e si trovavano per prendere decisioni al crossodromo di Cardano al Campo e in locali di Busto e Legnano.

Ammazzateci Tutti al processo contro la ‘ndrangheta

Sono fissate nei giorni 12, 19 e 26 ottobre, 2 e 23 novembre, 7, 14 e 21 dicembre, 11 e 25 gennaio, 1, 15 e 22 febbraio le udienze per il dibattimento del processo alla ‘ndrangheta di Lonate presso il Tribunale di Busto Arsizio.

Confermiamo oggi il nostro impegno nel portare i giovani del nostro territorio a seguire questo processo così importante nella lotta del fenomeno mafioso. Non vogliamo che le aule di giustizia siano riempite solo da chi quegli imputati li vorrebbe veder di nuovo liberi. Lo scopo che ci prefiggiamo è far sentire la nostra vicinanza a magistrati, forze dell’ordine ed ai, purtroppo pochi, commercianti che hanno deciso di denunciare, per far sentire loro la forza di una generazione che rifiuta “il puzzo del compromesso morale” ed ogni giorno si vuole impegnare per mettere in atto quelle politiche legalitarie che siano strumento di un’Italia libera dalle mafie.
Speriamo che quest’occasione possa anche essere motivo di crescita culturale e sociale per chi già da oggi è chiamato a spazzare via ogni possibile compromesso ed a non piegarsi di fronte alle crudeli pretese di una parte di popolazione minoritaria che vuole, attraverso la violenza, tenere in scacco quella che invece è la gente onesta e coraggiosa che ha il diritto di sentirsi anche libera.

Massimo Brugnone
Coordinatore regionale Ammazzateci Tutti Lombardia

Davide Borsani
Ammazzateci Tutti Busto Arsizio

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