• Archivi

  • Foto Ammazzatecitutti Lombardia

Da Mora alla Moratti, tutti gli affari del boss Fidanzati, il re della Movida

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

di Mario Portanova

Emergono nomi eccellenti nell’inchiesta che ha portato al sequestro di noti locali milanesi come il Luminal e il Cafè Solaire. I presunti prestanome del trafficante di droga erano in rapporti d’affari anche con Eataly, Amaro Lucano e con un’azienda della Compagnia delle opere

Avevano le mani in pasta in molti grandi affari gli uomini di Guglielmo Fidanzati, trafficante di droga e figlio del boss di Cosa nostra Gaetano, a cui la Guardia di finanza di Milano ha sequestrato oggi beni per 15 milioni di euro, compresi locali di grido della movida cittadina come il Luminol, il Café Solaire, il ristorante Moscati e, fino al 2009, la notissima discoteca Shocking Club. Con Fidanzati, sono indagate cinque persone accusate di associazione per delinquere finalizzata all’intestazione fittizia di beni. Tutti pregiudicati.

Dagli atti dell’indagine emerge il nome di Lele Mora, l’agente televisivo con libero accesso a Villa Berlusconi ad Arcore, indicato da una testimone come “socio occulto” di Guglielmo Fidanzati. Uno degli indagati, Michele Cilla, viene direttamente interessato all’organizzazione di una festa di Letizia Moratti nell’ultima campagna elettorale, alla discoteca Luminal. Una delle società sequestrate, la Witamine srl, è in trattativa d’affari con Oscar Farinetti, il patron di Eataly, il grande emporio della gastronomia italiana aperto di fronte al Lingotto di Torino. E da settembre, gli uomini del boss progettavano di dare in gestione il Luminol a una società della Compagnia delle Opere.

L’inchiesta rivela un giro vorticoso di compravendite, cambi di gestione, società intestate a prestanome: così, secondo l’accusa, Fidanzati junior – classe 1958, attualmente detenuto per traffico di droga – riciclava in modo occulto i proventi della cocaina. Sullo sfondo, i rapporti complicati con la ‘ndrangheta, altro grande gestore delle notti milanesi, come dimostra l’inchiesta del marzo scorso contro il clan capitanato da un altro boss storico, Pepé Flachi.

E’ una delle principali testimoni a tirare in ballo Mora: “Guglielmo Fidanzati è socio occulto in diversi locali tra cui lo Shocking, il Papaya, il Café Solaire, e il Borgo Karma con Lele Mora”, ha messo a verbale. Il “Borgo dei sensi – Il karma” è una sontuosa discoteca in zona Corvetto a Milano. Mora, continua la testimone, “mi è stato presentato da Vittorio Scalmana”. Scalmana, indicato come terzo socio occulto del locale, è un altro imprenditore coinvolto nelle operazioni del gruppo (non indagato). Mora, attualmente detenuto per bancarotta fraudolenta, sarebbe stato anche interessato al café Solaire e allo Shocking, nonché protagonista “di un vorticoso giro di assegni e cambiali” con alcuni degli indagati. Mora viene nominato più volte nelle conversazioni intercettate, e alcuni personaggi del giro sembrano vantare crediti nei suoi confronti

Il 3 maggio 2011, in piena campagna elettorale per la corsa a sindaco di Milano, Cilla riceve una telefonata che chiede “il Luminal dalle 23 in poi, andranno circa cento persone con i candidati e ci sarà anche Letizia Moratti”. Si parla anche di un assegno che l’uomo di Fidanzati dovrebbe pagare “a quello che ha stampato i volantini”. La conversazione, poi, vira su altri affari che il gruppo ha in ballo.

L’ormai ex sindaco di Milano è citato una seconda volta, a proposito di Roberto Manzoni detto Bobo, che non risulta indagato, ma è descritto dagli investigatori come un “socio occulto” del ristorante Moscati finito sotto sequestro. Manzoni gestiva anche il Bar Bianco all’interno del Parco Sempione. Con la sua società Art Living World srl, scrivono i finanzieri “era stato incaricato dal sindaco Letizia Moratti della realizzazione di un edificio a New York che avrebbe avuto spazi espositivi, libreria, bistrot, ristoranti e che sarebbe stato una sede prestigiosa per la Triennale in America”. Un progetto finito in niente “per l’eccessivo costo”.

Negli stessi giorni, il giro finito sotto inchiesta cerca di allargare i propri affari con la società Witamine. E’ sempre Cilla che, conversando con un certo Nando, afferma di aver parlato di un contrratto di promozione e pubblicità con “la proprietà dell’amaro Lucano” e con Oscar Farinetti, all’epoca in vacanza in barca, a propsito di “un mandato di seguire Eataly”, a quanto si capisce sempre dal punto di vista promozionale.

E’ invece Ruggiero Paolillo, secondo l’accusa l’altro pilastro del sistema Fidanzati, a parlare al telefono del futuro del Luminal: da settembre 2011, dice, si chiamerà Super Club e sarà affidato a Dario Sepe dell’agenzia Alon Contract. L’azienda risulta iscritta alla Compagnia delle Opere, il braccio economico di Comunione e Liberazione.

L’inchiesta del Nucleo di polizia tributaria di Milano, coordinata dai pm della Direzione distrettuale antimafia Ester Nocera e Giovanni Narbone, conferma la pesante infiltrazione mafiosa nella vita notturna milanese, con relativo sottofondo di estorsioni, usura, proposte di “protezione” che non si possono rifiutare, tavolate di gente che ordina da bere “con i piedi sul tavolo” e non paga mai. Oltre ai locali sequestrati, emergono tanti altri nomi di ristoranti e discoteche finiti nel mirino dei clan. Le carte citano il ristorante Ricci e il Ricci Light Café, storici ritrovi in zona Stazione centrale a lungo gestiti da Francesco Stretti, caduto in difficoltà economiche e poi deceduto.

Nella ricostruzione degli investigatori, il Ricci Light Café è finito nelle mani di Nunziato Mandalari, arrestato l’anno scorso nell’operazione Infinito con l’accusa di essere un personaggio di spicco del “locale” di ‘ndrangheta di Bollate, alle porte di Milano. Nell’aprile del 2009, Mandalari ha ceduto l’attività per 398 mila euro a Pietro Conversano, indicato come uomo di Fidanzati. Quanto al ristorante, Stretti lo ha passato direttamente a Conversano non riuscendo a saldare i debiti relativi ad alcune forniture alimentari. Ritorna anche il nome del ristorante Malastrana Rossa, vicino all’Arena, dove Guglielmo Fidanzati risultava dipendente fino al momento dell’arresto per droga, il 16 aprile scorso.

Proprio il fatto che gli indagati gestissero di fatto business da decine di migliaia di euro al mese, incompatibili con i loro redditi dichiarati, è l’elemento base che ha fatto scattare le indagini sfociate nel sequestro.

Le mani dei clan di Cosa Nostra su 4 locali delle notti di movida

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

A capo del gruppo mafioso che controllava discoteche, bar e ristoranti, il boss Guglielmo Fidanzati in carcere per traffico di droga. Decisive le rivelazioni della sua compagna

di EMILIO RANDACIO

Quattro locali notturni che animano le serate in città. Ma anche bar alla moda, ristoranti, tabaccherie e perfino la società che fornisce alcolici alle principali discoteche (Milano Beverages). Da ieri, sui locali della movida si allunga la pesante ombra della mafia siciliana. Con il clan dei palermitani Fidanzati, che da dietro le quinte controlla i ‘discepoli’, gli affiliati che fanno da prestanome. Personaggi solo ufficialmente proprietari di discoteche come il Luminal o il Caffè Solaire, che in realtà sono in mano del padrino Guglielmo Fidanzati.

Il business delle notti sarebbe stato controllato proprio da questo palermitano di 62 anni, figlio del più noto e temuto Gaetano, boss del quartiere Arenella e Acquasanta, la cui latitanza per traffico di droga è finita lo scorso anno in un’anonima baita della Bergamasca. Il discendente sembra aver seguito le sue orme. Oggi in carcere (sempre per droga), Guglielmo avrebbe retto le fila del business movida. A raccontarlo non sono solo le intercettazioni telefoniche disposte dalla Dda ed effettuate dal Nucleo regionale di polizia tributaria. Ci sono anche le parole di diversi ‘pentiti’.

La prima a dare un contributo all’inchiesta grazie al suo ruolo nell’organizzazione è stata la compagna del boss, P.T. Era lei, secondo l’accusa, «che si occupava degli aspetti contabili e fiscali delle società del gruppo, nonché di riferire alle persone di volta in volta interessate, le direttive impartite da Fidanzati in ordine alle attività da svolgere». La sintesi è che il boss «e i suoi sodali gestivano numerosi locali di ristorazione (Moscati e il barristorante Ricci) e di intrattenimento in città mediante il ricorso a numerosi prestanome». Era rispettato e temuto, Fidanzati. In un altro verbale P.T., ricorda come il compagno le abbia «spiegato che si avvaleva della collaborazione di Michele Cilla per tutte le operazioni finanziarie e per fare funzionare i locali notturni.

In cambio Cilla aveva chiesto la ‘protezione’ di Fidanzati per tacitare le pretese di un gruppo di calabresi che vivono a Torino ai quali aveva chiesto denaro in prestito». Criminali pesanti, visto che in questo racconto, «i calabresi volevano indietro i soldi e avevano minacciato Cilla. Si erano presentati a maggio 2010 al Cafè Solaire e lo avevano caricato in macchina. Fidanzati, avvisato, era intervenuto per salvarlo». E sempre per un prestito non onorato il boss palermitano sarebbe intervenuto per evitare che l’ex proprietario del locale Ricci continuasse a essere taglieggiato pesantemente da un criminale del calibro di Giancarlo Lombardi.

Non è la prima volta che un’inchiesta della magistratura svela come dietro al business del divertimento si nascondano i clan, e interessi elevati. Non più tardi di un mese fa gli ex soci delle stesse discoteche Luminal, Shocking, Borgo Karma e Cafè Solaire sono finiti in manette per truffa. Nell’estate del 2010, il carcere era toccato anche a funzionari pubblici accusati di aver agevolato le licenze dei locali notturni in cambio di mazzette e favori. L’inchiesta che ieri ha portato al sequestro delle quote societarie delle quattro discoteche fa presagire altri sviluppi. Lo si intuisce dal numero di omissis che accompagna il decreto di sequestro disposto dal gip Fabrizio D’Arcangelo, e dal fatto che tre inchieste si sono incrociate sullo stesso tema (anche polizia, Gico, e carabinieri hanno fornito corposi rapporti investigativi). Insieme a Fidanzati, accusato di associazione a delinquere finalizzata all’intestazione fittizia di beni, c’è lo stesso Michele Cilla, storico gestore del bar Bianco, coinvolto per corruzione anche nell’inchiesta sulle licenze facili del Comune.

La compagna di Fidanzati indica poi anche Rudy Citterio come socio occulto di una serie di società che gestivano i locali notturni. Citterio, arrestato proprio un anno fa, era il rappresentante del Sindacato delle sale da ballo all’interno della commissione comunale addetta alle licenze. L’elenco delle presunte infiltrazioni del clan è corposo. Si va dal ristorante Moscati, al «barristorante Ricci e il Ricci light». E  tra i bar l’Open Plaza, il Fox River e il Cristal.

Nomi e condanne in piazza, Cavalli deride la ‘ndrangheta

Fonte: http://www.varesenews.it

Successo per lo spettacolo in piazza Sant’Ambrogio dell’attore e consigliere regionale lodigiano, invitato in piazza da Ammazzateci Tutti e dal gruppo della legalità. Brugnone: “Presto una sede in paese”

Mentre a Milano fioccano le richieste di condanna da parte dell’accusa nel processo Infinito (1000 anni di carcere in totale), a Lonate Pozzolo si comincia un nuovo corso con Giulio Cavalli in piazza e i ragazzi di Ammazzateci Tutti che provano a portare un po’ di ossigeno della legalità in un paese che stava morendo asfissiato dalla presenza di una locale di ‘ndrangheta tra le più antiche e le più attive in tutta la Lombardia, una locale che è stata certificata da una sentenza del tribunale di Busto Arsizio. E la lunga lista dei condannati ha aperto lo spettacolo di Giulio Cavalli, attore in prima linea contro la mafia al Nord e consigliere regionale di Sinistra Ecologia e Libertà. La lista dei condannati nel processo Bad Boys la legge Massimo Brugnone, voce ferma e sguardo sul pubblico mentre un’imponente apparato di sicurezza, coordinato dal maggiore dei Carabinieri di Busto Arsizio Gianluigi Cirtoli, fa buona guardia nella piazza sant’Ambrogio.

Davanti a circa 200 persone, in prima fila sindaco e giunta al completo, Giulio Cavalli inizia il suo monologo fatto di storie che prendono a schiaffi la ‘ndrangheta, la deridono e lui deride gli uomini che ne fanno parte, il loro atteggiarsi, le loro manie di grandezza, la loro mancanza di cultura. Lo spettacolo parte da Gela (il piano per uccidere l’ex-sindaco Crocetta) e sale fino a Milano (la ‘ndrangheta a 100 passi dal Duomo), poi punta sul Varesotto (con le intercettazioni delle conversazioni tra Nicodemo Filippelli e Fabio Zocchi), poi tocca Desio, Torino (con l’assassinio del magistrato Bruno Caccia) e, infine la lettura di un testo di Giuseppe Fava, scrittore e drammaturgo catanese ucciso nel 1984 dalla mafia per il suo grande impegno sociale e civile contro le organizzazioni criminali che stavano insanguinando la Sicilia: “Ora siete tutti collusi – ha detto in chiusura Cavalli guardando il pubblico – siete collusi con la dignità. Non potrete dire io non sapevo”.

Uno spettacolo che ha fatto nomi e cognomi dei veri infami; quelli che, come ha ricordato Brugnone all’inizio, “hanno fatto mangiare le cambiali a Fabio Lonati”, quelli che spadroneggiavano nei bar di Lonate bevendo e mangiando gratis, quelli che coprivano la fuga di latitanti come Silvio Farao, quelli che picchiavano a sangue chiunque non pagasse quanto dovuto per tempo, quelli che incendiavano auto e cantieri di chi non faceva quello che loro chiedevano. Questi sono gli infami dei quali Lonate Pozzolo vorrebbe liberarsi una volta per sempre anche grazie al lavoro del gruppo della legalità sorto in seno al consiglio comunale e che ha dato a Massimo Brugnone e ai ragazzi di Ammazzateci Tutti le chiavi per aprire il portone del silenzio e irrompere, molto probabilmente, con una sede. L’assessore alla cultura Simontacchi l’ha promessa e a breve potrebbe rendersi disponibile un locale che possa diventare presidio di legalità. Infine il sindaco Piergiulio Gelosa è salito sul palco per stringere la mano all’attore e consegnare il libro su Lonate Pozzolo.

Tra il pubblico, ieri sera, c’erano anche molti calabresi (qui sono quasi tutti di Cirò Marina) onesti che hanno voluto essere presenti per testimoniare la loro appartenenza a questo luogo e il loro contributo alla crescita economica e civile di Lonate. Il resto è solo chiacchericcio di chi ha perso tutto e si trova davanti il muro della legalità, alto e costruito con un buon materiale: i giovani che hanno saputo alzare la testa di fronte all’ingiustizia.

Droga dal sud America, in manette dipendente della Blu Panorama

Fonte: http://www.varesenews.it

L’uomo, che lavorava nel carico e scarico, aveva appena ricevuto 180 mila euro, sequestrati dalla Gdf, a saldo della collaborazione nel traffico internazionale di stupefacenti. L’indagine è della Dda di Torino

Da dipendente della Blu Panorama (compagnia aerea attiva a Malpensa) aveva accesso libero alle stive degli aerei che provenivano dall’aeroporto dominicano de La Romana, per questo si sarebbe messo a collaborare con una grossa organizzazione che importava droga dal sud America formata da 18 persone e sgominata nel marzo scorso dalla Dda di Torino con l’operazione “Giove”. Al suo vertice c’era un 46enne di Bricherasio con diversi contatti con i cartelli della droga d’oltreoceano. L’organizzazione piemontese utilizzava due metodi per importare la cocaina dal sud America: un canale via mare con barche a vela che facevano la spola tra il Brasile e Capo Verde e gli aerei diretti a Malpensa da Santo Domingo nelle cui stive viaggiavano contenitori alimentari imbottiti di polvere bianca. Ogni viaggio erano 20-25 kg di sostanza stupefacente.

Dopo gli arresti di marzo, però, uno dei componenti della banda ha svelato che all’interno dell’aeroporto avevano un basista che intascava mille euro per chilo di coca smistato. In base a queste rivelazioni la Dda ha chiesto l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del soggetto dipendente della compagnia aerea gallaratese che la Procura della Repubblica di Busto ha eseguito sabato scorso, 2 luglio. Il giorno prima, infatti, era stata rinvenuta dalla Guardia di Finanza di Malpensa una borsa contenente 180 mila euro, sequestrata, e che sarebbe il provento dell’attività illecita messa in atto dal dipendente infedele. Se i calcoli non sono sbagliati l’uomo avrebbe ricevuto quei soldi a saldo dell’avvenuta consegna di almeno 180 kg di cocaina. Ora l’uomo è detenuto presso la casa circondariale di Busto Arsizio a disposizione dell’autorità giudiziaria.

‘Ndrangheta, 150 arresti al Nord e in Calabria – Grasso: “Sempre più avvolgente al Settentrione”

Fonte: http://www.repubblica.it

Impegnati 1.300 finanzieri e carabinieri. Sequestrati beni per 70 milioni Le ordinanze di custodia cautelare in carcere firmata del gip di Torino. Tra i reati contestati associazioni di tipo mafioso, traffico di droga ed estorsione

TORINO – Ordinanze di custodia cautelare in carcere per 150 affiliati alla ‘ndrangheta emesse dal gip di Torino ed eseguite nel capoluogo piemontese, a Milano, Modena e Reggio Calabria e sequestri di beni riconducibili alla criminalità organizzata calabrese per un valore di 70 milioni di euro. Questi i numeri dell’operazione “Minotauro” che sotto il coordinamento della procura torinese ha impiegato circa 1.300 finanzieri e carabinieri. Le persone coinvolte sono ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione ed altri reati.

Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ha commentato l’operazione sottolineando che “dopo la Lombardia, ecco che con l’operazione Minotauro in Piemonte si ricostruisce la mappa della struttura della ‘ndrangheta e dei suoi beni per un valore di 10 milioni di euro”, ma anche che “la presenza al Nord sempre più avvolgente non fa perdere di vista, però, la direzione strategica che rimane sempre in Calabria“.

Più di 100 uomini della Guardia di Finanza sono stati impegnati per sequestrare 127 ville, appartamenti, e terreni situati a Torino e provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e Calabria. Cautelate anche dieci aziende, più di 200 conti correnti e diverse cassette di sicurezza.

‘Ndrangheta, 41 arresti in Italia e all’estero in manette il sindaco di una città australiana

Fonte: http://www.repubblica.it

L’operazione “Patriarca 2” è il seguito di quella che a luglio portò in carcere 300 persone. Le indagini della Dda di Reggio hanno incastrato un’altra cinquantina di soggetti. Tra i più importanti c’è Tony Vallelonga, dal 1996 al 2005 primo cittadino di Stirling, città di quasi 200 mila abitanti vicino Perth

di GIUSEPPE BALDESSARRO

REGGIO CALABRIA – A luglio 2009 lo hanno fatto persino cittadino onorario di Stirling, Tony Vallelonga era uno che contava davvero. Era considerato uno dei big della municipalità a ridosso di Perth, capitale dello Stato del Western Australia. Da emigrante, partito ragazzino da Nardodipace in provincia di Vibo Valentia, aveva scalato i vertici della politica locale. Fino a diventare sindaco, dal 1996 al 2005, di una città di quasi 200 mila abitanti, e a ricoprire diversi incarichi pubblici. Tony aveva i voti, certo. Quelli dei calabresi e quelli della ‘ndrangheta. Perché lui era un uomo dei clan a tutti gli effetti. Domenico Antonio Vallelonga, detto Tony, era “uomo di vertice del locale di ‘ndrangheta di Stirling“. Era lui ad assumere le decisioni più importanti, e sempre lui a “battezzare” i giovani picciotti e a decidere le cariche della cosca. Agiva sul modello calabrese, stessi riti e stesse attività. E tutto veniva concordato con la cosca “madre” e con il “Crimine”, il vertice della ‘ndrangheta che ha casa in provincia di Reggio Calabria.

Quello di Vallelonga è solo uno dei nomi che affiorano dall’operazione “Patriarca 2“, condotta oggi dai carabinieri del Ros, del comando provinciale dell’Arma e dalla squadra mobile. Uno dei più importanti, ma non l’unico. L’indagine della Dda della città dello Stretto, è il seguito di Il Crimine”, che a luglio scorso portò all’arresto di 300 tra affiliati e boss 1 delle ‘ndrine di Calabria e Lombardia. Dopo la prima imponente retata su ordine delle Dda di Milano e Reggio, gli inquirenti hanno continuato a lavorare, incastrando un’altra cinquantina di soggetti. Ora il puzzle si è arricchito di nuovi tasselli. Pezzi che completano l’organigramma della ‘ndrangheta nella regione, ma che soprattutto dimostrano ulteriormente il radicamento dei clan nel resto d’Europa e del mondo. Il quadro si va dunque completando. Arrivando a scoprire che la ‘ndrangheta governava una città australiana in maniera diretta, dove esistono almeno nove locali delle cosche, che tradotto significa alcune centinaia di uomini.

Oltremare i boss calabresi hanno diramazioni anche in Canada. L’indagine firmata dal Procuratore Giuseppe Pignatone, dagli aggiunti Michele Prestipino e Nicola Gratteri, e dai pm Antonio De Bernardo, Giovanni Musarò e Maria Luisa Miranda, ha fatto luce su alcune cellule presenti a Thunder Bay e Toronto. Nelle prima città l’organizzazione era guidata dai Bruzzese, dai Minnella e degli Etreni, originari della Locride. A Toronto invece Carmine Verduci è considerato un uomo dei Coluccio di Gioiosa Jonica e Marina di Gioiosa, sempre nel mandamento della Jonica reggina.

Resta solida anche la presenza della ‘ndrangheta in Germania. A Singen Rielasingen ad esempio il capolocale era Bruno Nesci. La polizia tedesca è riuscita a registrare una riunione nella quale si “formava la società” (riunione di persone appartenenti a diversi locali) e si discuteva di affari e strategie. Accordi anche con i clan di Frauenfeld in Svizzera e con Francoforte.

Un’organizzazione internazionale che non rinuncia a tener salde le radici anche in molte città italiane. A Torino, ad esempio, è stato scoperto che il capolocale era Giuseppe Catalano, mentre il capo società era Francesco Tamburi. A Genova poi elementi di vertice dei clan sono Domenico Belcastro e Domenico Gangemi.

In tutti i casi i magistrati reggini hanno certificato che le cosche, in qualsiasi parte del mondo si trovino, tengono rapporti strettissimi con i vertici calabresi dell’organizzazione. Vallelonga è stato intercettato a Siderno, mentre discuteva di equilibri interni con Giuseppe Commisso, alias ‘U mastru”, capo indiscusso di uno dei più ricchi e potenti clan della Jonica. I tedeschi si rivolgevano invece a Domenico Oppedisano, il boss supremo custode delle regole per redimere delle controversie interne. Tutti, passavano per Reggio. E tutti erano “benedetti” dai vertici della ‘ndrangheta. Stanotte gli arresti in Italia e Europa, mentre in Australia e Canada sono scattati i mandati di cattura internazionali.

Chinatown, fermata gang giovanile che terrorizzava i negozianti

Fonte: http://www.milano.corriere.it

Dodici arrestati: negli ultimi mesi avevano chiesto il «pizzo» ai loro connazionali, con minacce e percosse

MILANO – Tutti giovanissimi, due ancora minorenni. Segni particolari, il ciuffo tenuto lungo sulla fronte o «sparato» sopra la testa con il gel, com’è tipico delle gang giovanili cinesi. Questi ragazzi con le facce da cartoni animati, venuti da fuori, da qualche mese erano diventati il terrore di molti negozianti connazionali, del tutto regolari, nel quartiere milanese di Chinatown. Piombavano negli esercizi commerciali a gruppi di sei/sette, a volte anche in dieci, e usavano «argomenti» molto persuasivi. Facevano paura anche a chi aveva attività illecite, come le bische clandestine o l’affitto irregolare di stanze e case. A volte volevano 200 o 300 euro, altre mille, secondo quanto avevano bisogno al momento, e per chi non pagava c’erano minacce verbali e fisiche. La coraggiosa titolare di un locale ha però denunciato la sua situazione, e così la polizia ha arrestato 12 cinesi, mentre per due minorenni della stessa banda è stato adottato il provvedimento restrittivo della comunità protetta.

ARRIVATI DA TORINO E BRESCIA – L’organizzazione criminale, diretta da tre capi, è stata sgominata dalla Squadra Mobile e dalla Sezione criminalità stranieri della Questura che hanno rilevato – è stato spiegato oggi in conferenza stampa – come i malviventi agissero nella logica di «occupazione del territorio». Le indagini sono iniziate lo scorso gennaio: il gruppo era da poco arrivato a Milano da Torino e Brescia, dove si presume fosse già specializzato nelle estorsioni. Proprio in quest’ottica nei mesi scorsi la banda aveva sequestrato e minacciato con una pistola un giovane cinese che voleva inserirsi nei loro affari. Gli investigatori hanno accertato un giro di decine di migliaia di euro di proventi dovuti a estorsioni.

Redazione online
15 ottobre 2010

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: