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Pullman della legalità Busto Arsizio – Firenze – XVIII Giornata della memoria in ricordo delle vittime delle mafie

In occasione della XVIII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie organizzata da Libera a Firenze per il giorno 16 marzo 2013, il Coordinamento provinciale di Ammazzateci Tutti Varese ha organizzato anche quest’anno il Pullman della legalità con tratta Busto Arsizio – Firenze.

PARTENZA:
ore 5:00 – Liceo Scientifico “Arturo Tosi” di Busto Arsizio (VA)
RITORNO:
ore 18:00 da Firenze ed arrivo al Liceo Scientifico “Arturo Tosi” di Busto Arsizio (VA)

COSTO: 20€ andata e ritorno!

PER ISCRIVERSI basta compilare il modulo di iscrizione al link seguente:
https://docs.google.com/spreadsheet/viewform?formkey=dGxoV1FsMFI2MGdIb0VyelZGWEc4T0E6MQ#gid=0

Locandina16marzo2013

Festa Pd all’insegna della legalità

Fonte: La Prealpina – Domenica 8 Luglio 2012

Le proposte di Marantelli: rivedere il meccanismo d’aggiudicazione degli appalti

CASORATE SEMPIONE – (g.c.) Rivedere i tempi della pubblica amministrazione e stroncare le modalità del massimo ribasso negli appalti. Sono queste soltanto due delle proposte per contrastare la corruzione e le infiltrazioni della criminalità organizzata avanzate ieri da Daniele Marantelli, intervenuto al dibattito “Legalità e istituzioni” organizzato come evento d’apertura della Festa democratica di via Roma. Nel suo lungo e accalorato discorso, il parlamentare varesino ha voluto condividere alcune delle idee che sta cercando di portare avanti nell’aula di Montecitorio. «Bisogna allentare – ha detto – il patto di stabilità per i beni confiscati alla mafia che passano ai Comuni. Anziché attività assistenziali, è necessario imbastire attività economiche, se no va a finire che ci sono persone che la mafia finiscono pure per rimpiangerla. E poi bisogna intervenire chirurgicamente sul gioco, tumore maligno del nostro Paese». Tra un’azione concreta e l’altra, Marantelli non ha esitato a portare il discorso anche sul piano politico: «A chi diceva che la mafia qui non esiste, sono arrivate le sentenze a dimostrare il contrario. Sull’asse Gemonio-Arcore si è avuta una visione troppo difensiva del Nord, mentre in Regione Lombardia da anni la corruzione sta di Casa. Altro che gli ultimi tempi». Infine, ai tanti giovani seduti in platea, l’onorevole democratico ha voluto dare lo stesso consiglio che alcuni militanti, ex partigiani, suggerirono a lui quanto a ventitré anni cominciò ad assumere i primi ruoli di responsabilità all’interno del partito: «Non fatevi corrompere dai soldi e dalle donne, perché non sarete mai ricattabili».

Tra i relatori dell’incontro anche il portavoce del circolo casoratese Antonio Sparacino, il segretario provinciale dello Spi Cgil Umberto ColomboMassimo Brugnone, coordinatore regionale dell’associazione antimafia “Ammazzateci tutti”. Brugnone ha fatto notare che «oggi c’è più di un problema nel comportamento dei politici, dei cittadini e persino nelle leggi». Anche quelli locali.

 

Ordinanza Fire Off: Atti PM parte 1

Si iniziano qui le osservazioni del giudice in merito all’applicazione dell’ordinanza di custodia cautelare, a partire dai fatti risultanti dagli atti trasmessi dal Pubblico Ministero:

L’indagine trae origine nell’attentato incendiario avvenuto la sera del 30.12.2009 […] ad Induno Olona (VA) ai danni del pregiudicato BELLINATO Albano Bruno: ignoti appiccavano l’incendio di due autovetture parcheggiate, provocando tra l’altro l’esplosione di una terza con il conseguente ferimento di quattro Vigili del Fuoco intervenuti per domare le fiamme (cfr l’annotazione conclusiva della Squadra Mobile di Varese del 15.12.2010 n. 1109, e relativi allegati [..]).

Gli operanti danno atto che nell’immediatezza BELLINATO Albano Bruno veniva sentito affermare: “questo era per me!” [..].

Successivamente il Bellinato riferiva informalmente a personale dell’Arma dei Carabinieri e a personale della Polizia di Stato, di avere avuto dei contrasti con NICASTRO Fabio il quale aveva manifestato l’intenzione di attirarlo in una trappola per ucciderlo, così come gli era stato riferito da un amico di nome B. V.

Il proseguo delle indagini che da subito si appuntavano sulla figura di NICASTRO Fabio, soggetto noto alle forze dell’ordine in quanto pluripregiudicato, permetteva di chiarire i contorni della vicenda sottesa all’attentato incendiario ai danni del Bellinato e ricondurlo ad un episodio estorsivo ai suoi danni; permetteva altresì di accertare ulteriori fatti estorsivi perpetrati per lo più in danno di soggetti provenienti della medesima aerea geografica del Nicastro che è originario di Gela, e identificare gli altri componenti del gruppo criminale in VIZZINI Rosario, NICASTRO Dario fratello di Fabio, NAPOLITANO Emanuele, BONVISSUTO Rosario, INCORVAIA Crocifisso Massimo e D’ALEO Salvatore, quest’ultimo scomparso nel corso dell’anno 2006 e presumibile vittima di omicidio e occultamento di cadavere.

Il contesto criminale delineato risultava connotato da elementi tipicamente mafiosi, sia nei metodi che nelle finalità, come emergeva sia dalle conversazioni telefoniche ed ambientali nel frattempo intercettate che dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia MENDOLIA Carmelo e dall’ex collaboratore BERNASCONE Angelo.

Entrambi infatti sono stati sentiti e hanno riferito con dovizia di particolari notizie relative alle vicende criminali della zona di Busto Arsizio, ed in particolare dei legami dei malavitosi locali di origine gelese con le cosche siciliane di cosa nostra ormai radicate in tale territorio, specie con la famiglia Rinzivillo i cui esponenti di spicco sono stati ripetutamente condannati per art. 416 bis ed è stata svelata la loro appartenenza al suddetto clan mafioso.

Ordinanza Fire Off: Capo 11

Rosario VIZZINI, Fabio NICASTRO, Emanuele NAPOLITANO
Capo 11)

delitto p. e p. dagli artt. 81 cpv. c.p., 629 comma 2 c.p., 110-629 comma 2 c.p., 7 l. 203/1991, perché, agendo in concorso tra loro, in tempi diversi ed in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p., ed al fine di agevolare le finalità dell’associazione per delinquere contestata al capo 1), tramite violenza e minaccia, approfittando del timore ingenerato dai loro precedenti penali e dalla notorietà dei loro legami con gruppi mafiosi siciliani (quale quello dei RINZIVILLO di Gela), dopo aver pattuito (Rosario VIZZINI), con contratto preliminare, con K. S. l’acquisto di una villa in ristrutturazione da questa acquistata ed a lei intestata (da cedere a B. N., convivente di VIZZINI), per il prezzo di 250.000 euro, consegnando, per il pagamento dell’immobile, assegni dell’importo di 5.000 euro da incassare ogni mese, ma successivamente intimando a G. S., marito della S., di non mettere all’incasso i titoli perché privi di copertura, costringeva (Rosario VIZZINI) K. S. e G. S. a non pretendere il pagamento del valore corrispondente agli assegni scoperti;

presentandosi reiteratamente presso il ristorante [..] gestito da G. G., madre di K. S., e pranzandovi anche in compagnia di molte persone, costringevano (tutti) G. S. e K. S. a consegnare somme di denaro (all’incirca 1.000 euro per volta, quale prezzo per garantire protezione alle loro attività economiche);

dopo aver chiesto (Fabio NICASTRO) in prestito a G. S. e K. S. l’autovettura [..] della S., omettendo di restituirla, inculcando timori di rappresaglie in G. S. e K. S., costringeva questi a non pretendere la restituzione del mezzo;

dopo aver chiesto in prestito (Emanuele NAPOLITANO) a G. S. e K. S. dapprima l’autovettura [..] e promettendo di pagarne le rate di mutuo, non adempiendo a tale promessa e successivamente una [..], omettendo di restituire i due mezzi, inculcando timori di rappresaglie in G. S. e K. S., costringeva questi a non pretendere la restituzione del mezzo, nonché, chiedendo per quattro volte in prestito somme di denaro per un ammontare pari a 500 euro, approfittando del timore ingenerato dai suoi precedenti penali, costringeva (Emanuele NAPOLITANO) K. S. e G. S. a non chiederne la restituzione;

chiedendo (Fabio NICASTRO e Emanuele NAPOLITANO) a K. S. e G. S. buoni pasto per sostenere economicamente la famiglia di Rosario VIZZINI dopo l’arresto di questi, costringevano K. S. e G. S. a consegnare loro buoni pasto per un valore di 800 euro.

In Busto Arsizio (VA) tra il giugno 2009 e l’ottobre 2010.

L’omicidio Scopelliti nelle parole della figlia

L’incontro con Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino ucciso nel 1991, e Aldo Pecora, autore del libro sulla vicenda è avvenuto all’Università dell’Insubria

fone: VareseNews

Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti all'università dell'Insubria«Un’importante luce su una vicenda che non può rimanere inascoltata». Questo il commento degli studenti presenti all’incontro tenutosi ieri pomeriggio presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Insubria di Varese, e invideoconferenza con Como, che ha visto la presentazione del libro “Primo Sangue” diAldo Pecora.

Un grintoso e determinato Aldo Pecora, fondatore del movimento “Ammazzateci Tutti”, ha saputo catturare l’attenzione dei futuri giuristi, unendo abilmente diritto e ricostruzione storica. Puntuale è stata l’analisi del contesto storico – ambientale che ha portato all’omicidio del giudiceAntonino Scopelliti il 9 agosto 1991 per mano della mafia, e delle vicende giudiziarie che hanno portato all’assoluzione confermata in Cassazione degli imputati, condannati in primo grado all’ergastolo come mandanti dell’eccellente omicidio.

Culmine della giornata è stata l’emozionante testimonianza di Rosanna Scopelliti, unica figlia del giudice Scopelliti e Presidente della omonima Fondazione, che ha ricostruito quello che gli occhi di una bambina di 8 anni hanno visto e vissuto in quel 1991 che ha cambiato per sempre la sua vita. Toccante la ricostruzione delle tecniche utilizzate dal padre per proteggere la figlia da un nemico che ha confermato di essere spietato, riuscendo a farle vivere quelle esperienza come se fossero un semplice gioco avente come premio una serata di serenità con i propri genitori.

L’incontro di ieri pomeriggio – 4 maggio 2012 –  in Università, unito alla recente manifestazione che ha visto scendere in piazza a Busto Arsizio migliaia di giovanissimi intenti a gridare il loro no alla mafia, è una chiara dimostrazione di come Ammazzateci Tutti stia riuscendo a fare breccia nelle coscienze dei giovani lombardi.

Il ciclo “Criminalità organizzata tra Nord e Sud Italia” proposto dalla cattedra di Diritto Penale Progredito della Professoressa Perini e da Giuseppe D’Aquaro, rappresentante degli Studenti e membro di Varese Studenti, proseguirà venerdì prossimo alle 14.30 presso il Padiglione Seppilli di via Ottorino Rossi con ospiti il Procuratore della Repubblica Maurizio Grigo e il dirigente della Squadra Mobile Sebastiano Bartolotta.

5/05/2012

L’Insubria contro la mafia con Scopelliti e Pecora

fonte: La Provincia di Varese del 3 maggio 2012

 

VARESE Due incontri per riflettere sulla criminalità organizzata. Per capire i motivi dell’espansione di un modello ancora troppo vincente, e quali sono i punti deboli su cui far leva per sconfiggerlo.

È il senso dell’iniziativa che l’associazione “Varese Studenti” ha organizzato insieme al corso di diritto penale progredito: due incontri, venerdì 4 e venerdì 11 maggio, con vittime e protagonisti della lotta alle mafie. Alle 14.30 di venerdì 4, nel Padiglione Seppilli di via Rossi, ci saranno Aldo Pecora, fondatore dell’associazione “Ammazzateci Tutti”, e Rosanna Scopelliti, figlia del giudice Antonino Scopelliti, assassinato dalla mafia il 9 agosto 1991.
Presenteranno il libro di Pecora, “Primo Sangue”, che prende le mosse dall’omicidio Scopelliti per raccontare la ‘ndrangheta. Venerdì 11 maggio, sempre alle 14.30 in via Rossi, interverranno il procuratore Maurizio Grigo e il dirigente della squadra mobile di Varese Sebastiano Bartolotta. Il loro sarà un focus sulla situazione varesina, sugli sviluppi più recenti delle mafie nascoste ma attive anche da noi.
«Una panoramica necessaria, soprattutto per degli studenti di giurisprudenza – ha detto la professoressa Chiara Perini, tra i promotori dell’iniziativa e docente di diritto penale progredito a Varese – anche per capire quello che il legislatore può ancora fare per combattere il fenomeno mafioso. Lo ha dimostrato il caso Dell’Utri: la strada è ancora lunga».

Ordinanza Fire Off: Capo 1

Iniziamo oggi una nuova rubrica, quella dedicata alle pagine di documenti giudiziari: ordinanze, sentenze, motivazioni.
Pensiamo che l’informazione passi non solo attraverso gli articoli di giornale, ma anche da quelle carte che la magistratura produce e su cui ci sono riscontri oggettivi. Carte pubbliche, ma che a causa del loro linguaggio complesso e della loro dimensione, quasi mai vengono riportate, se non a volte forse riprodotte in quelli che diventano “libri-inchiesta antimafia”.

Ed iniziamo dal territorio di Busto Arsizio (VA), dove nell’indagine “Fire Off” vennero arrestati gli affiliati ad un clan mafioso collegato alla cosca gelese dei Rinzivillo e nei confronti dei quali il 2 marzo 2012 è stata emessa dal Tribunale di Milano la sentenza di condanna di primo grado.

Nelle pagine dell’ordinanza che oggi iniziamo a pubblicare sono stati ridotti ad iniziali i nomi delle vittime per non mettere ancora più in pericolo chi già ha subito atti di intimidazione e di violenza. Pubblicheremo inoltre solo i capi di imputazione per cui effettivamente l’ordinanza ha portato all’arresto dell’indagato.

Massimo Brugnone

Informazioni utili:

Le misure cautelari (artt.272-325 c.p.p. Legge 8 agosto 1995 n. 332) sono misure di vario tipo e genere adottate dalla autorità giudiziaria, sia nel corso delle indagini preliminari che nella fase processuale che hanno effetti limitativi della libertà personale o della disponibilità di beni al fine di evitare che il tempo, più o meno lungo, necessario alla conclusione del processo comprometta l’esplicazione della attività giudiziaria penale, pregiudicandone lo svolgimento ed il risultato. (Fonte Wikipedia).

Art. 416 bis codice penale – Associazione di tipo mafioso (Fonte Altalex)
1- Chiunque fa parte di un’associazione di tipo mafioso formata da tre o più persone, è punito con la reclusione da sette a dodici anni.
2- Coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da nove a quattordici anni.
3- L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgano della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.
4- Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da nove a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da dodici a ventiquattro anni nei casi previsti dal secondo comma.
5- L’associazione si considera armata quando i partecipanti hanno la disponibilità, per il conseguimento della finalità dell’associazione, di armi o materie esplodenti, anche se occultate o tenute in luogo di deposito.
6- Se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti sono aumentate da un terzo alla metà.
7- Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.
8- Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alla camorra, alla ‘ndrangheta e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, anche straniere, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.

Il giorno 23.03.2011, il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Milano disponeva l’esecuzione dell’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere per le persone e i reati di seguito indicati:

BONVISSUTO Rosario, capi 1-7-7ter-8bis;

NAPOLITANO Emanuele, capi 1-7bis-11-12-12bis-12ter;

NICASTRO Fabio, capi 1, 3, 4, 6bis, 7, 7bis, 7ter, 8, 8bis, 11, 12, 12bis, 12 quater;

NICASTRO Dario, capi 1, 7, 7ter, 8bis;

VIZZINI Rosario, capi 1, 2, 3, 6, 8bis, 11. 

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n. 20666\10 R.G.N.R.
n. 1938\10 R.G. G.I.P.

 

IL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI 

ORDINANZA APPLICAZIONE DELLA MISURA COERCITIVA DELLA CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE
-artt. 272 e seg. c.p.p.-

nel procedimento penale contro

BONVISSUTO Rosario, nato a Busto Arsizio (VA), residente in Samarate (VA);
NAPOLITANO Emanuele, nato a Gela, residente a Busto Arsizio (VA);
NICASTRO Fabio, nato a Gela, domiciliato a Busto Arsizio (VA), già agli arresti domiciliari;
NICASTRO Dario, nato a Gela, residente a Busto Arsizio (VA), già detenuto presso il carcere di Opera (MI);
VIZZINI Rosario, nato a Gela, residente a Busto Arsizio (VA), già agli arresti domiciliari. 

Sulla richiesta del P.M. d’applicazione della misura coercitiva della custodia cautelare in carcere così come modificata e integrata, da ultimo in data 9.3.2011, in relazione ai seguenti reati:

Rosario BONVISSUTO, Fabio NICASTRO, Dario NICASTRO, Emanuele NAPOLITANO, Rosario VIZZINI
Capo 1)
del delitto p. e p. dall’art. 416 bis commi 1, 3, 4, 5 c.p. per aver fatto tutti parte unitamente a Salvatore D’ALEO (verosimilmente vittima di omicidio ed occultamento di cadavere) ed altri da identificare di una associazione per delinquere di stampo mafioso armata, diretta da Rosario VIZZINI e Fabio NICASTRO, finalizzata alla perpetrazione di una serie indeterminata di estorsioni, attentati incendiari ed azioni intimidatrici ai danni di imprenditori, anche di origini siciliana, operanti per lo più nel settore edile nella zona di Busto Arsizio e di tutta la provincia di Varese, nonché alla acquisizione e controllo anche indiretto di una serie di attività concernenti soprattutto il settore dell’edilizia;

in particolare, avvalendosi tutti della forza di intimidazione proveniente

a) dalla diffusa conoscenza, in particolare presso gli imprenditori di origine siciliana (che a loro volta ne rendevano edotti anche gli altri imprenditori) delle loro pregresse vicende giudiziarie e dei periodi di detenzione sofferti, nonché del collegamento (in particolare di Fabio NICASTRO e Rosario VIZZINI) a famiglie mafiose (quale quella dei RINZIVILLO) di origine gelese, nonché

b) della capacità di incutere timore anche attraverso il ricorso sistematico alle minacce, anche con armi ed agli attentati incendiari, e dalla conoscenza, presso gli ambienti imprenditoriali di Busto Arsizio e della provincia di Varese del ricorso sistematico alla violenza ed alla intimidazione posto in essere dagli indagati

c) dalla generale percezione presso la collettività o comunque presso il ceto imprenditoriale della zona di Busto Arsizio della loro efficienza nell’esercizio della coercizione sia come singoli che come gruppo criminale

costringevano tutti una serie di imprenditori (individuati e contattati in base alle direttive emanate da Fabio NICASTRO e Rosario VIZZINI):

a corrispondere loro periodicamente somme di denaro (anche sotto forma apparente di prestiti o anticipi di denaro, che non venivano mai restituiti, ovvero di compensi per prestazioni mai svolte dagli indagati), destinate ad aiutare le famiglie in difficoltà dei carcerati, a finanziare le loro attività imprenditoriali,
– nonché a mettere a loro disposizione autovetture, buoni pasto,
– ovvero acedere loro rami di azienda, merci ed attrezzature senza che questi ne corrispondessero in tutto o in parte il prezzo, così operandosi tutti per acquisire anche in modo indiretto il controllo di alcune attività economiche, riguardanti soprattutto il settore dell’edilizia. 

In Busto Arsizio ed altri comuni della provincia di Varese, a partire dal 2003, lungo tutto il 2010, con permanenza.

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