• Archivi

  • Foto Ammazzatecitutti Lombardia

“Così Penati restituì a Di Caterina due milioni e mezzo di tangenti”

Fonte: www.repubblica.it

La Serravalle nel mirino dei pm: nuova perizia sull’acquisto. Indagato anche un manager del gruppo Percassi. Finanziamento illecito, sotto inchiesta il segretario del comune di Sesto

di SANDRO DE RICCARDIS e WALTER GALBIATI

MILANO – Di “profili palesi e profili riservati” della vendita del 15% di azioni Serravalle, aveva parlato in procura Piero Di Caterina, imprenditore dei trasporti e grande accusatore di Filippo Penati. Sugli aspetti oscuri dell’operazione che nel 2005 consegnò alla Provincia la maggioranza della società, i pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia vogliono vederci chiaro e hanno nominato un commercialista per rileggere l’intero fascicolo dell’operazione Serravalle e capire se qualcosa di illecito si nasconde dietro la supervalutazione delle azioni.

Nel 2005 la Provincia, guidata da Penati, acquistò da Gavio il 15% del capitale della società autostradale, pagando 8,9 euro ciascuna azione che l’imprenditore aveva invece acquistato a 2,9 euro. Su quella vendita che garantì al socio privato una plusvalenza di 179 milioni, la procura di Milano ordinò una perizia che giudicò “congruo” il prezzo, mentre la Corte dei Conti parlò di operazione “priva di qualsiasi utilità”.

Ora la procura di Monza, che indaga sul giro di tangenti del “Sistema Sesto”, ha acquisito la relazione della Corte dei Conti e iscritto nel registro degli indagati il manager di Banca Intesa Maurizio Pagani per aver partecipato agli incontri per definire “il sovrapprezzo da pagare a favore di Penati e Vimercati”. Di Caterina aveva raccontato agli inquirenti di aver saputo direttamente dall’ex presidente della Provincia Penati, che “l’acquisto della partecipazione gli avrebbe consentito di restituire i soldi”, circa 2,5 milioni di euro, che negli anni l’imprenditore aveva prestato al politico. Di “guadagno dall’operazione, ricevuto da Penati a Montecarlo, Dubai e Sudafrica” aveva saputo, sempre Di Caterina, da Giordano Vimercati, il braccio destro dell’ex sindaco di Sesto.

Secondo l’accusa, per essere risarcito del denaro che aveva “prestato” al leader lombardo del Pd, viene redatta una finta compravendita tra Di Caterina e Bruno Binasco, manager del gruppo Gavio, con una clausola che garantiva all’imprenditore due milioni di euro se la vendita non fosse andata in porto. “Binasco ha aggiunto la postilla a mano – ha detto ai pm Di Caterina – ho avuto la sensazione che volesse chiudere il contratto nel senso di pagare la caparra e sganciarsi da altri impegni, altrimenti quella clausola non avrebbe alcun senso”. Per questa operazione, conclusa nello studio dell’architetto Renato Sarno, Binasco è indagato per finanziamento illecito ai partiti, perché i due milioni sarebbero stati pagati dal manager a Di Caterina per conto di Penati.

In un altro filone dell’inchiesta, invece, è indagato Michele Molina, ingegnere del gruppo Percassi, amministratore delegato di Api, società del gruppo che si occupa della progettazione di grandi centri commerciali, come l'”Idroscalo center”, in costruzione a Segrate. Il gruppo Percassi risulta tra i principali finanziatori di Fare Metropoli, la fondazione di Penati, attraverso la quale – è il sospetto della procura – sarebbero arrivati fondi per decine di migliaia di euro per finanziare le campagne elettorali del politico.

Prima di Ferragosto la Finanza ha acquisito la documentazione contabile e statutaria della fondazione nello studio del commercialista dell’associazione, Carlo Angelo Parma, e nella sede della fondazione stessa. Tra i finanziatori, anche Renato Sarno, indagato nell’inchiesta di Monza, indicato da Di Caterina come “collettore e gestori degli affari di Penati e Vimercati”, nonché come l’uomo che avrebbe portato all’estero i fondi neri ottenuti con l’acquisto di Serravalle.

La procura vuole capire se dietro i bonifici alla fondazione Fare Metropoli si nascondano vere e proprie tangenti, dato che molti dei finanziatori – banche, società, persone fisiche – hanno avuto appalti e contratti dalla Provincia e dalle sue società negli anni della gestione di centrosinistra.

Intanto, l’inchiesta va avanti anche sul fronte degli episodi di corruzione per pratiche edilizie in Comune. Nell’inchiesta risulta indagato per finanziamento illecito ai partiti anche il segretario del comune di Sesto, Marco Bertoli, indicato da Di Caterina come “uno dei tre uomini che contano in Comune, insieme al sindaco Giorgio Oldrini e l’assessore all’edilizia Pasqualino Di Leva“, quest’ultimo arrestato. E per chiarire le dinamiche dell’approvazione delle pratiche, oggi tornerà in procura Nicoletta Sostaro, la responsabile dello sportello Edilizia di Sesto.

“Le Coop promisero fondi per l’acquisto poi dissero che non avevano i soldi”

Fonte: www.repubblica.it

Nuove rivelazioni sull’inchiesta che sta travolgendo Filippo Penati. Pasini: “Ho pagato io, loro sono il braccio armato del partito”. Scrivono gli inquirenti: a fronte delle inadempienze delle cooperative, “la necessità di compiacere la controparte politica nazionale è l’unica ragionevole spiegazione” alle azioni del costruttore

di SANDRO DE RICCARDIS e WALTER GALBIATI

MILANO – Imposte dai vertici del partito di Sesto San Giovanni come condizione “per compiacere la controparte politica nazionale”, le cooperative entrano nell’affare della riqualificazione delle ex acciaierie Falck a costo zero. È stato Giuseppe Pasini – il costruttore sestese che ha accusato Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano e fino a nove mesi fa capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani, di aver movimentato oltre 10 milioni di tangenti – a raccontare la trattativa tra il suo gruppo immobiliare, le cooperative bolognesi, Penati, all’epoca sindaco di Sesto, e il suo braccio destro Giordano Vimercati.

Ora i pm della procura di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia, vogliono vederci chiaro e interrogare a breve Omer Degli Esposti, il vicepresidente del Consorzio cooperative costruttori (Ccc), indagato per concussione.

È stato Luca Pasini, figlio di Giuseppe, a ricostruire in procura, il 21 marzo scorso, le fasi della vendita, dalle trattative fino all’accordo finale. “Fu Penati personalmente e insieme a Giordano Vimercati, nel corso dell’iter di approvazione del piano regolatore, a proporci l’opportunità che il nostro gruppo acquisisse l’area”.

Un investimento importante, una superficie quantificata allora in 600mila metri quadrati. I Pasini ritennero “interessante” la proposta. “Soprattutto – continua Luca – quando ci fecero presente che la parte di edilizia residenziale convenzionata poteva essere affidata alle coop con le quali potevamo condividere i costi dell’affare”.

Fu durante la trattative che comparirono Degli Esposti e Giampaolo Salami, il consulente imposto dalla Ccc: “Le coop avrebbero garantito la parte romana del partito”, avrebbe detto Vimercati e Pasini padre spiega come, cioè diventando “cessionarie di 300mila metri quadri dell’area”.

Fu Omer Degli Esposti a promettere a Pasini “che avrebbe costituito un fondo destinato appositamente all’acquisto di tale porzione di area. Una promessa non mantenuta, anche se Pasini ne ha sempre richiesto il pagamento. Le coop fecero intendere che non avevano la disponibilità per pagare” e che tuttavia “il loro ingresso era condizione indispensabile”.

Il passo indietro delle cooperative mette in grossa difficoltà l’immobiliarista sestese. Secondo la ricostruzione della procura, Pasini chiede alla banca un aumento del finanziamento per sopperire al venir meno dei capitali delle coop, un passo indietro che si riverberò anche nei rapporti con Agnello (altro consulente imposto dal Ccc). A lui era destinata una provvigione pari all’1% e incassò “un milione di euro invece che due” per il mancato impegno delle cooperative.

“Mi sono determinato a versare questo denaro – dice Pasini – perché non potevo contraddire le coop se non rischiando di affossare totalmente l’operazione, e questo perché le cooperative emiliane sono il braccio armato del partito”. È così che, secondo l’accusa, vengono liquidate ai due consulenti indicati da Degli Esposti prima le quattro fatture da 620 mila euro l’una, poi un altro milione di euro, per un totale di circa 3,5 milioni.

Una somma erogata per “operazioni inesistenti” insiste la procura, che alla fine sintetizza: “Stupisce come a fronte delle inadempienze del “socio emiliano”, Pasini riconosca loro il diritto a entrare in ogni caso nell’affare, senza chiedere corrispettivi né pretendere indennizzi, anzi pagando mediazioni inesistenti. La necessità di compiacere la controparte politica nazionale è l’unica ragionevole spiegazione”.

Ieri, mentre il gip Anna Magelli interrogava nel carcere di Monza l’ex assessore all’Edilizia Pasqualino Di Leva e l’architetto Marco Magni – entrambi hanno respinto ogni addebito – in procura veniva sentita Nicoletta Sostaro, responsabile dello sportello unico dell’edilizia, indagata per corruzione. La donna ha raccontato di aver preso cinquemila euro dall’imprenditore Piero Di Caterina per una pratica edilizia, ma di aver subito restituito il denaro, respingendo così ogni responsabilità su presunte tangenti.

La funzionaria ha anche riferito di una cena al ristorante A ‘Riccione, a Milano, a cui avrebbero partecipato l’assessore Di Leva, Giovanni Camozzi (gruppo Zunino) e l’imprenditore delle bonifiche Giuseppe Grossi. Una cena “interessante” per la procura, alla luce di altri interrogatori in base ai quali Zunino e Grossi, nei mesi precedenti all’acquisto dell’area Falck, nel 2005, tentavano di accreditarsi con la nuova giunta Oldrini.

Incontri finalizzati – secondo il racconto di Piero Di Caterina – all’aumento delle cubature dell’area Falck: non i circa 600 mila metri quadrati acquistati da Pasini ma un milione e 300mila. Un obiettivo effettivamente raggiunto, secondo la procura, con il pagamento di una tangente da 710mila euro all’assessore Di Leva.

Ex Falck, indagato per corruzione un manager di Intesa Sanpaolo

Fonte: www.milano.corriere.it

Di Caterina ha accusato Maurizio Pagani a proposito del sovrapprezzo delle quote della Serravalle

MILANO – Maurizio Pagani, responsabile del settore infrastrutture e project finance della Banca Infrastrutture Innnovazione e Sviluppo (Biis) del gruppo Intesa Sanpaolo, è indagato per concorso in corruzione nell’ambito dell’indagine della Procura di Monza sulle presunte tangenti relative alle aree ex Falck e Marelli nel comune di Sesto San Giovanni. Nei giorni scorsi, la Guardia di finanza di Milano ha perquisito sia l’ufficio che l’abitazione di Pagani. In particolare, il manager è coinvolto nel filone dell’inchiesta che riguarda il sovrapprezzo delle quote della Milano Serravalle. Nel 2005 la Provincia di Milano acquistò il 15% delle azioni della Milano-Serravalle dal Gruppo Gavio, raggiungendo la maggioranza assoluta delle azioni della società autostradale.

LA RIUNIONE – In un interrogatorio, l’imprenditore Piero Di Caterina – uno degli accusatori di Penati – ha parlato di una riunione alla quale avrebbe partecipato lo stesso Pagani, in cui si discusse anche di un «sovrapprezzo» da pagare a favore appunto di Penati e di Giordano Vimercati. Di Caterina ha riferito ai pm di alcuni colloqui da lui avuti con Antonino Princiotta, all’epoca un dirigente della Provincia di Milano, che aveva parlato di «incontri» a cui avevano partecipato Giordano Vimercati, ex braccio destro di Penati, lo stesso Princiotta, Bruno Binasco, manager del Gruppo Gavio «e un rappresentante di Banca Intesa, tale Pagani». Da quanto si è appreso, Pagani è indagato in concorso con altre persone non identificate.

LE AZIONI SERRAVALLE – «Ci sono gravi indizi sulla base di dichiarazioni de relato sull’illiceità della costruzione dell’operazione finanziaria per l’acquisto a prezzi fuori mercato di azioni comprensivo di un ritorno economico per i partecipanti», scrivono i pm di Monza, Mapelli e Macchia, nel decreto di perquisizione con il quale la Gdf nelle settimane scorse ha «visitato» l’abitazione di Maurizio Pagani. All’epoca dei fatti presidente della Provincia di Milano era Filippo Penati, il cui nome però non risulta iscritto tra gli indagati per questo troncone di inchiesta. Penati com’è noto è indagato per concussione, corruzione e finanziamento illecito dei partiti nel filone relativo alle aree Falck. Ma ci sarebbe un coinvolgimento di Banca Intesa, in base all’inchiesta, anche in relazione alla tangente da 4 miliardi di lire pagata dall’imprenditore Giuseppe Pasini a Penati per entrare nell’affare dell’area Falck: i funzionari dell’istituto, come scrive il gip, avrebbero infatti individuato «le modalità di trasferimento» in Lussemburgo della «provvista».

Redazione online
30 agosto 2011 18:08

Penati si autosospende dal Pd dopo le accuse dei pm su Sesto

Fonte: www.milano.repubblica.it

L’ex vicepresidente del consiglio regionale lombardo lascia anche il gruppo consiliare del partito al Pirellone. “Sono estraneo ai fatti e ho intenzione di difendermi a tutto campo”

Filippo Penati si autosospende dal Partito democratico dopo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta della Procura di Monza sulle presunte tangenti a Sesto San Giovanni. “Ribadisco la mia estraneità ai fatti che mi vengono contestati”, scrive in una nota l’ex presidente della Provincia di Milano e vicepresidente del consiglio regionale lombardo. “Visti però gli sviluppi della vicenda che mi vede coinvolto intendo scindere nettamente la mia vicenda personale dalle questioni politiche per potermi difendere a tutto campo”.

“Per queste ragioni – spiega – ho deciso di autosospendermi dal Pd e di uscire dal gruppo consiliare regionale. Questo per non creare problemi e imbarazzi al Partito democratico”. “Il mio impegno – conclude – come ho detto dall’inizio della vicenda, resta quello di ristabilire la mia onorabilità e ridare serenità alla mia famiglia”.

Penati è indagato per concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti nell’inchiesta su un presunto giro di tangenti relative alle aree ex Falck e Marelli a Sesto San Giovanni. E i pm monzesi Walter Mapelli e Franca Macchia hanno già depositato al tribunale del riesame di Monza il ricorso per chiedere l’arresto in carcere. Il gip Anna Magelli aveva bocciato la richiesta di custodia cautelare in carcere per l’esponente del Pd, riqualificando i reati in corruzione per episodi che a detta del giudice sono prescritti malgrado i gravi indizi di colpevolezza.

L’ordinanza del giudice è del 10 agosto scorso e i pm avevano a disposizione dieci giorni di tempo per fare ricorso al riesame: nei giorni scorsi hanno depositato l’appello al tribunale per chiedere il carcere sia per Penati sia per il suo ex braccio destro Giordano Vimercati, la cui richiesta d’arresto era sempre stata negata dal gip. Si terranno invece lunedì mattina nel carcere di Monza gli interrogatori di garanzia, davanti al gip, di Pasqualino Di Leva, ex assessore all’edilizia al Comune di Sesto, e dell’architetto Marco Magni, entrambi finiti in carcere con l’accusa di corruzione.

Area Falck, il pm duro su Penati “Gravissimi episodi di corruzione”

Fonte: www.milano.repubblica.it

In carcere l’ex assessore Di Leva e l’architetto Magni: entrambi sono indagati a vario titolo per reati di corruzione legati a interventi urbanistici in città. No all’arresto dell’esponente pd

A carico di Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano ed ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani, ci sono “gravi indizi di colpevolezza” ed è dimostrata “l’esistenza di numerosi e gravissimi fatti di corruzione” da lui “posti in essere”, ma poiché gli episodi contestati arrivano “fino al 2004” deve essere  dichiarata “l’intervenuta prescrizione del reato”. E’ questa, in sintesi, la motivazione con cui il gip monzese Anna Magelli ha bocciato la richiesta di arresto in carcere per l’esponente del Pd, che era stata formulata dai pm Franca Macchia e Walter Mapelli, nell’ambito dell’inchiesta su un giro di mazzette relative alle aree ex Falck e Marelli a Sesto San Giovanni. Respinta dal gip, per le stesse ragioni, anche la richiesta di misura cautelare in carcere per Giordano Vimercati, l’ex braccio destro di Penati.

E’ stata invece eseguita dalla guardia di finanza l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per un ex assessore all’Edilizia del Comune di Sesto San Giovanni, Pasqualino Di Leva, e per l’architetto Marco Magni, entrambi accusati di corruzione. Nel provvedimento del gip vengono ricostruiti i numerosi filoni in cui si snoda l’indagine che stanno portando avanti i pm di Monza, i quali lo scorso 20 luglio avevano disposto una serie di perquisizioni notificando l’informazione di garanzia a Penati, che si era poi dimesso dalla vicepresidenza del consiglio regionale lombardo e da tutte le cariche nel Pd. Era emerso il ‘sistema Sesto’ che il gip descrive come un “sistema di corruzioni che ha contraddistinto per lungo tempo” la città. Un sistema, si legge ancora, “nel quale il mercanteggiamento dei pubblici poteri e la pratica della tangente” sono una realtà “costante”.

Secondo il gip, l’assessore Di Leva era uno dei perni della macchina, lui che è stato in grado di incidere “fino al giugno 2011” sui “procedimenti amministrativi” relativi a una serie di “operazioni immobiliari da realizzarsi” a Sesto. Per il giudice, poi, il costruttore Giuseppe Pasini e l’imprenditore Piero Di Caterina, le due gole profonde dell’inchiesta, non sarebbero vittime dell’imposizione delle tangenti da parte dei politici (e dunque del reato di concussione), ma corrotti, perchè “coerentemente alla natura corrutiva dell’accordo preso con il politico” continuano a “muoversi nel quadro di un rapporto paritetico a prestazioni corrispettive”.

Penati ha così commentato: “Oggi si sgretola e va ulteriormente in pezzi la credibilità dei miei accusatori”.
Nei giorni scorsi, ha aggiunto, “dalle notizie di stampa erano già apparse evidenti le contraddizioni e l’infondatezza delle ricostruzioni dei fatti unilaterali e falsi dei due imprenditori inquisiti”. Nell’ordinanza il gip spiega però che “è circostanza che emerge da plurime dichiarazioni convergenti” che “Penati abbia chiesto a Pasini (…) il pagamento di una tangente di 20 miliardi di lire, con l’accordo di versarla in tranche da 4 miliardi di lire l’una, con il conseguente versamento da parte di Pasini della prima tranche”. Il tutto per far entrare l’ imprenditore edile nell’affare della “sistemazione urbanistica dell’area Falck”.

Un testimone, spiega ancora il gip, ha raccontato a verbale che “Vimercati, Penati e il partito erano determinati a convincere e indurre Falck a vendere l’area a soggetti di loro scelta e che Falck a sua volta avrebbe accettato il loro ‘campione’ perché a sua volta interessato ad entrare nella compagine di Aeroporti di Roma e bisognoso di un placet politico”. In più, sono provati, secondo il giudice, i “rapporti di dare/avere tra Di Caterina”, titolare dell’ azienda di trasporti Caronte, “e Penati”, il quale “si sente costantemente in debito con Di Caterina e ne teme le rivelazioni”

In una telefonata del 17 maggio del 2010, all’ imprenditore che chiede un suo “diretto intervento” su due sindaci, l’esponente del Pd risponde: “Fammi muovere capire chi c’è lì dove si può”. Il fatto, però, che Pasini e Di Caterina non siano ‘vittime’ ma corrotti, ha portato il gip a riqualificare il reato di concussione contestato dai pm in quello di corruzione. Perciò i reati sono prescritti perché “sei anni” è il termine, scaduto nel 2010. Infine, riguardo all’accusa di finanziamento illecito ai partiti contestata a Penati, il gip spiega che è “incentrata su un solo elemento obiettivo”, che riguarda il “pagamento della somma di 2 milioni di euro”: un elemento che “non è certo sufficiente a far ritenere che” quei soldi siano “effettivamente” confluiti “nelle casse del Partito democratico”.

Caso Penati, trovati 20mila euro nello studio dell’architetto Magni

Fonte: http://www.repubblica.it

Nuovi sviluppi sul professionista accusato di distribuire le tangenti a Sesto San Giovanni: ad accusarlo anche due giovani architetti. Secondo l’accusa, avrebbe creato fondi all’estero per pagare tangenti

di SANDRO DE RICCARDIS

MILANO – È stato definito “l’architetto degli oneri conglobati”, il professionista che avrebbe nascosto nei suoi preventivi, proprio sotto la voce “oneri conglobati”, le tangenti da pagare all’assessore all’Edilizia Antonino Di Leva. Nello studio di Marco Magni gli uomini della Guardia di finanza, oltre alla documentazione su pratiche urbanistiche, hanno sequestrato anche ventimila euro in banconote di grosso taglio.

Se quei contanti sono parte del denaro necessario per “oliare la macchina comunale” come ha denunciato il grande accusatore del “Sistema Sesto” Piero Di Caterina, ricordando un suo dialogo con Magni, o “soldi nella normale disponibilità di un professionista per pagamenti più che leciti” come assicura l’avvocato di Magni, Bruno Peronetti, lo stabiliranno le indagini.

È un fatto che i pm Walter Mapelli e Franca Macchia hanno proceduto al sequestro delle banconote del professionista, indagato per corruzione e considerato la longa manus dell’assessore Di Leva, la cui figlia lavora proprio nel suo studio.

Ad accusare Magni, anche due giovani architetti sestesi. Finché erano nel team di Magni, hanno lavorato senza problemi. “Poi però – hanno detto ai pm – ci siamo messi in proprio e le pratiche urbanistiche hanno iniziato a subire strani ritardi”. Sono stati loro e Di Caterina a portare la Gdf a due società estere, la svizzera Getraco e l’inglese Shorelake usate da Magni “per strane consulenze”.

Secondo l’accusa, avrebbe creato fondi all’estero per pagare tangenti, spedendo i progetti in Inghilterra e facendoli tornare in Italia come fossero consulenze acquistate dall’estero e poi fatturate dallo studio. Un sistema che gli avrebbe permesso di creare 420mila euro off-shore fino al 2008. Del sistema di tangenti ai politici, consolidato negli anni dell’amministrazione di Filippo Penati e portato avanti anche durante la sua presidenza in Provincia, l’architetto Magni sarebbe uno snodo centrale. “Magni in più occasioni mi ha detto che sugli interventi edilizi da lui progettati venivano pagati corrispettivi all’assessore Di Leva – ha ricordato Di Caterina – . Il denaro veniva mascherato con la formula “oneri conglobati”, lui mi ha detto che servivano per “far girare la macchina”.

La procura sta lavorando anche per decrittare i codici e le sigle consegnate da Di Caterina, che celano i beneficiari delle tangenti. Proprio alcuni di questi – come “Bruno” e “big Bruno” – portano l’attenzione della procura ad appalti nei trasporti pubblici in comuni come Segrate e Cinisello, e ai loro ex amministratori per tangenti pagate dalla fine degli anni ’90.

Intanto ieri il sindaco di Sesto Giorgio Oldrini ha difeso l’immagine della città, ricordando come “abbia vissuto una delle maggiori riqualificazioni della storia d’Italia. Sesto non è la periferia di Katmandu”.

Trovati in casa di Penati undicimila euro in contanti

Fonte: http://www.milano.repubblica.it

Il ritrovamento di 66 banconote di grosso taglio durante una perquisizione della Guardia di finanza nell’appartamento dell’ex vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia. E tra i testi spunta un ex della Margherita

di SANDRO DE RICCARDIS e EMILIO RANDACIO

MILANO – Sessantasei banconote in tutto. Diciassette da 500 euro, una da 100 e 48 da 50 euro, per un conto finale di 11 mila euro. Soldi ritrovati in tre distinte stanze dell’appartamento di Filippo Penati, lo scorso 20 luglio, dalla Guardia di finanza. Una cifra liquida considerevole, o un fatto normale per un esponente politico di primo piano? Al momento, l’unica cosa certa è che gli investigatori hanno etichettato il rinvenimento con la burocratica definizione di “perquisizione con esito positivo”.

Tutte le banconote sono state fotocopiate e ora compaiono nei documenti allegati all’inchiesta dei pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, in cui Penati e altre 18 persone, risultano indagati per reati che, a vario titolo, li accusano di corruzione, concussione, turbativa d’asta, finanziamento illecito ai partiti.

Non solo. Nel corridoio dell’appartamento dell’ex vice presidente regionale del Pd, è stata sequestrata una “cartelletta azzurra” dal titolo “Trasporti Sesto” che, annotano i militari, “conteneva la rassegna stampa e i comunicati stampa inerenti la linea 712 Sesto-Cinisello e il contenzioso della Caronte srl”. I documenti riguarderebbero, in sostanza, le prime denunce presentate nel giugno del 2010 dal direttore generale della Caronte, Piero Di Caterina, divenuto oggi il principale accusatore proprio di Penati.

È proprio da quelle denunce che Di Caterina adombrava, per la prima volta, il “Sistema Sesto” nell’assegnazione degli appalti pubblici. Nel blitz scattato il 20 luglio, nella casa di Penati sono stati annotati anche operazioni molto più normali. I militari hanno annotato come nel garage dell’esponente del Pd, fossero parcheggiate una “Bmw serie 5”, intestata a una società finanziaria di San Donato Milanese, e una “moto di grossa cilindrata”, di cui risulta proprietario lo stesso Penati.

Durante la perquisizione è stata rinvenuta anche una chiave di una cassetta di sicurezza di una banca milanese. I finanzieri, dopo aver ottenuto il via libera dal pm Mapelli, si sono recati nella filiale, ma il controllo “ha dato esito negativo”. Non vi era, insomma, nulla di sospetto.

Tra le carte sequestrate dieci giorni nello studio di un altro indagato, l’architetto Renato Sarno, è spuntato anche un file intitolato “Documento finanziamento sig. Penati”. Tra le altre carte anche cartelline colorate e denominate “287 Penati Rev.1 Rev.2”, “287 Penati Di Martino Rev.1 aggiornamento Asl”, “287 Penati Di Martino”. Sarno, professionista molto quotato, sarebbe stato tra i finanziatori della campagna elettorale di Penati nel 2009.

Vanno intanto avanti le verifiche della Gdf alle dichiarazioni dei due “pentiti” dell’inchiesta che ha travolto il Pd di Sesto San Giovanni. Tra i testimoni convocati nella caserma milanese di via Filzi, ci sono diversi imprenditori che hanno ricostruito il clima in cui, nell’ex Stalingrado d’Italia, venivano assegnati appalti comunali. Tra i più ascoltati, come anticipato ieri dal Tg3, c’è anche Diego Botti, ex esponente locale della Margherita, imparentato con l’altro imprenditore diventato accusatore, Giuseppe Pasini. Il contenuto dei suoi verbali, al momento, è oscuro e non è ancora possibile sapere quanto le sue versioni mettano ulteriormente nei guai gli indagati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: