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“Caro Farioli perchè non fare una consulta antimafia?”

fonte: VareseNews del 11 ottobre

Così l’assessore pidiellino alla sicurezza del Comune di Lonate Pozzolo durante la serata organizzata da Ammazzateci Tutti sul tema alla galleria Boragno. Brugnone: “Il regolamento c’è già dal ’95”

«Caro Gigi perchè no?» – a dirlo è Gennaro Portogallo, assessore pidiellino alla Sicurezza di Lonate Pozzolo, dunque compagno di partito del sindaco di Busto Arsizio Gigi Farioli, in merito all’opportunità di creare una consulta antimafia a Busto Arsizio. La frase è stata pronunciata ieri sera, mercoledì, durante la serata organizzata da Ammazzateci Tutti alla Galleria Boragno di via Milano. Proprio Pdl e Lega Nord, infatti, sono i due partiti che in seno al consiglio comunale bustocco si stanno opponendo alla realizzazione di un organo di questo tipo. La serata, moderata dal giornalista di Varesenews Orlando Mastrillo, ha visto come protagonisti il presidente della Commissione Antimafia milanese David Gentili, l’assessore lonatese che fa parte del Gruppo della Legalità nato dopo le inchieste sulla ‘ndrangheta di Legnano-Lonate eMassimo Brugnone, coordinatore regionale dell’associazione.

A MILANO – David Gentili ha spiegato il funzionamento della commissione consiliare milanese dedicata al tema: «Lungi da noi pensare di fare indagini o intralciare il lavoro della magistratura ma, ad esempio, la commissione antimafia ha proposto l’adozione della carta di Pisa come codice etico del Comune di Milano, ha permesso la costituzione di parte civile del Comune in due processi per mafia, lavora a stretto contatto con le associazioni di categoria per far emergere casi di estorsione attraverso questionari anonimi». Gentili ha anche specificato che nel caso di Milano «la politica ha voluto prendersi questa responsabilità di contrastare il fenomeno mafioso» e, in parallelo, «ha creato un comitato scientifico sul fenomeno mafioso, formato da esterni esperti che indirizzano l’azione della commissione antimafia».

A LONATE – Gennaro Portogallo ha, invece, portato l’esempio di Lonate dove «per superare i problemi legati alla creazione di una commissione si è creato un gruppo di lavoro trasversale e misto, formato sia da consiglieri comunali di tutti i partiti (compresi Lega e Pdl)  che da esterni – e poi ha proseguito – abbiamo realizzato tante iniziative importanti e sono orgoglioso di poter dire che la sede di Ammazzateci Tutti Lombardia è a Lonate Pozzolo. Cari colleghi di Busto, chiamatela come volete ma fatela».

Massimo Brugnone, inoltre, ha portato una delibera del Comune di Busto Arsizio, datata 1995, che istituisce le consulte e le regolamenta: «Lo strumento per crearla c’è già – spiega – va solo applicato. Cosa che, credo, non sia mai stata fatta» e indica anche un possibile presidente: «Perchè non coinvolgere Carlo Stelluti, ex-sindaco di Bollate e candidato sindaco a Busto Arsizio. Vorrei ricordare che lui le infiltrazioni della ‘ndrangheta le ha respinte davvero quando era sindaco». Diversi e articolati gli interventi del pubblico presente, composto da cittadini e da alcuni consiglieri del centrosinistra come Walter Picco Bellazzi e Valerio Mariani (Pd), Marco Cirigliano (Sel), Marta Tosi (Manifattura Cittadina) oltre ad alcuni aderenti del Movimento 5 Stelle e Giacomo Buonanno(consigliere Pd a Lonate). Nessun rappresentante, invece, da parte di Lega e Pdl, compreso il sindaco che aveva annunciato la sua presenza, almeno per un saluto.

A BUSTO – Farioli si è giustificato dicendo che «a causa di altri impegni istituzionali non ha potuto partecipare» ma ha rilanciato annunciando che «a breve potrebbe arrivare una controproposta sul tema che dovrebbe fare uscire dall’impasse il lavoro della commissione sicurezza su questo tema». Sempre Farioli ha annunciato che la commissione europea antimafia verrà a Busto nelle prossime settimane, come ampiamente annunciato durante l’edizione 2012 di Legalitàlia in Primavera dell’aprile scorso.
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Consulta Antimafia A Busto Arsizio: Perché No?

Fonte: StampoAntimafioso del 11 ottobore 2012
 
di Roberto Nicolini

Dare un segnale. “Creare una consulta antimafia è un segnale forte, è dire, con un atto pubblico, che Busto Arsizio è contro la mafia”. A parlare è Massimo Brugnone, il giovane rappresentante lombardo dell’associazione Ammazzateci Tutti. Molto attivi sul territorio,  i ragazzi di Ammazzateci Tutti hanno organizzato ieri una serata presso la Cartoleria Centrale Boragno di Busto Arsizio per discutere sulla possibile creazione di un organo comunale che si occupi del fenomeno mafioso nell’area bustocca. La necessità di tale organismo è stata sottolineata dai recenti fatti di cronaca, ricordati dal moderatore della serata, il giornalista di Varesenews Orlando Mastrillo, che hanno visto la città e alcuni suoi cittadini, seppur di origine siciliana come Rosario Vizzini e Fabio Nicastro rispettivamente collegati alle cosche Rinzivillo e Madonia ma anche calabrese, coinvolti nei vari processi come quelli scaturiti dalle inchieste Fire off e Tetragona. Quella di ieri è stata una serata che voleva funzionare da ulteriore stimolo alla politica bustocca ad agire, a schierarsi. Come ha spiegato Brugnone, inizialmente la proposta di una consulta o commissione antimafia è partita dalla politica, in particolare dai gruppi di opposizione, mentre Ammazzateci Tutti ne era rimasta fuori; però, si sono sentiti in dovere di agire dopo l’assenza di reazioni  da parte di quelli alle dichiarazioni del presidente della commissione sicurezza Adriano Unfer, secondo il quale a Busto il fenomeno del pizzo non esiste. La stessa commissione sicurezza attualmente sta tenendo delle audizioni per decidere il da farsi della consulta. Tra coloro che sono stati ascoltati c’è il dott. Franco Novati, primo dirigente del commissariato di Polizia di Busto, che ha messo in luce come la creazione di un organismo istituzionale potrebbe essere di notevole supporto alla Polizia, dato che Busto è una città in cui tendenzialmente non si denuncia in merito al fenomeno mafioso o ai suoi reati spia. Il dott. Novati ha anche sottolineato come sia comunque da tenere presente la questione della riservatezza in seno alla possibile consulta. Proprio per questo Brugnone ha spiegato che se si decidesse di creare una consulta anziché una commissione sarebbe comunque possibile garantire la necessità di riunioni chiuse all’esterno. Un po’ come avviene nella commissione antimafia del comune di Milano, il cui presidente David Gentili era presente ieri sera. Gentili ha fornito l’esempio di un modello funzionante di commissione antimafia, specificando che l’organismo istituito nel capoluogo lombardo prevede la possibilità di effettuare sedute riservate. In sintonia con gli altri interventi, anche Gentili ha ribadito l’importanza della politica nella lotta alla mafia e dunque la significatività di un gesto simbolico come la creazione di una commissione antimafia perché ” è il comune che gestisce gli appalti e la mafia è un problema locale”. Concorde poi il commento dell’ultimo relatore della serata, il quale ha riportato un esempio di organo comunale diverso da una commissione o da una consulta. Gennaro Portogallo è membro del gruppo della Legalità di Lonate Pozzolo, nonché assessore alla sicurezza. Il dibattito in merito alla questione se creare una commissione o una consulta e tutti i cavilli legislativi che questo comporta potrebbe condizionare la riuscita del progetto. A tal proposito l’appello di Brugnone: “quanto meno, fare una consulta che si occupi di educazione alla legalità e trasparenza”. In conclusione, l’annuncio che Ammazzateci tutti presenterà formalmente la richiesta di adesione del comune alla Carta di Pisa, il codice etico delle amministrazioni comunali. Per non lasciare che Busto entri nell’area metropolitana della mafia.

“Fiori d’acciaio” all’Itc Tosi. Sulle orme di Giovanni Falcone

Fonte: La Provincia di Varese – 24 Maggio 2012

Mentre nella grande aula dell’Itc Tosi scorrevano le immagini della strage di Capaci ritagliate dalle cronache dell’epoca, gli studenti guardavano attenti.
«Per noi è storia – dicono i ragazzi – La maggior parte di noi non era nata o era piccolissima quando accaddero questi fatti».

Ed è per loro, soprattutto, che si insiste sul valore del ricordo, sull’importanza delle testimonianza: a 20 anni esatti dalla strage che uccise il giudice Giovanni Falcone, con la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo  e Antonio Montinaro, l’antimafia passa attraverso questi ragazzi.

«Per non dimenticare»
Vale il motto “per non dimenticare”, «altrimenti – dicono gli studenti – l’opera di chi ha davvero combattuto per renderci tutti liberi in democrazia, e la mafia è contro la democrazia, non avrebbe un valore. non sarebbe servita».
L’incontro commemorativo è stato promosso dall’associazione contro tutte le mafie “E adesso ammazzateci tutti“: ieri mattina, come auspicato dall’istituto e dal coordinatore lombardo dell’associazione Massimo Brugnone, si è ufficialmente formato il Comitato Ammazzateci tutti dell’Itc Tosi: il terzo in Lombardia dopo quello fondato al liceo Candiani di Busto e al liceo Agnesi di Milano.
Il clou della commemorazione-confronto- ha visto due donne, due magistrati, due “fiori d’acciaio” verrebbe da dire, protagoniste: il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Busto Nicoletta Guerrero e il sostituto procuratore della Repubblica di Busto Roberta Colangelo.
Il momento, introdotto da Davide Borsani di “E adesso ammazzateci tutti”, e moderato dal giornalista di VareseNews Orlando Mastrillo ha visto i due magistrati raccontare due esperienze forti vissute in Sicilia.
Guerrero lavorò anche con il giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre del ’90.
«Ci chiamavano i giudici ragazzini – racconta – Avevamo 26, 27 anni: ci mandarono in Sicilia in preture e tribunale dove nessuno voleva andare». Fu l’allora presidente del Csm Oscar Luigi Scalfaro a coniare il termine “giudici ragazzini”.

«Paura di parlare»
Guerrero fu destinata a Ravanusa, minuscola pretura tra Caltanissetta e Licata. «Dove – ha raccontato il gip – la gente aveva paura di parlare anche solo per darti un’indicazione stradale. La società negava addirittura l’esistenza della mafia, e lo facevano anche alcuni magistrati». Livatino? «Lavorava sempre, non si staccava dalle carte nemmeno per bere un caffè».
Colangelo, come primo incarico, fu destinata alla procura di Caltanissetta: «Attorno alla quale girava tutta la città – ha detto il pm – La gente ti avvicinava per strada raccontandoti i suoi problemi perché strozzata dal pizzo. Ma poi non denunciava. Ultimamente questo è cambiato e questa è la sola strada per battere la criminalità organizzata di stampo mafioso».

All’Itc Tosi rivive il ricordo di Falcone e dei tanti eroi dell’antimafia

Fonte: www.varesenews.it

Ospiti dell’istituto tecnico il giudice Nicoletta Guerrero che ha ricordato la sua esperienza al fianco di Rosario Livatino, un altro giudice vittima della mafia, e il pm Roberta Colangelo che ha lavorato alla procura di Caltanissetta

E’ stato un momento di riflessione sentito e vibrante quello vissuto dagli studenti dell’Itc Tosi che questa mattina, mercoledì, hanno partecipato all’incontro in ricordo di Giovanni Falcone a 20 anni esatti dalla strage di Capaci nel quale il magistrato siciliano rimase vittima insieme alla moglie Francesca Morvillo e ai tre agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. All’incontro hanno partecipato  il magistrato della Procura della Repubblica di Busto Arsizio Roberta Colangelo e il giudice del tribunale bustocco Nicoletta Guerrero. Prima di loro i ragazzi hanno ascoltato il coordinatore bustocco di Ammazzateci Tutti Davide Borsani e la preside dell’istituto tecnico Nadia Cattaneo. 

L’incontro, moderato dal giornalista di Varesenews Orlando Mastrillo, è stato aperto da un commovente video che ha ripercorso quel terribile giorno di 20 anni fa e il periodo che ne è seguito con il successivo attentato a Paolo Borsellino, collega e amico strettissimo di Falcone, ucciso barbaramente sotto casa della madre in via D’Amelio solo due mesi dopo. Quelle immagini, i ragazzi che questa mattina erano seduti ad ascoltare nell’aula magna, non le hanno nemmeno vissute perchè nati dopo quei fatti e proprio per questo per loro è stato importante ricordare un peiodo ancora gravido di domande alle quali non è stata data risposta.

Roberta Colangelo, dal 2008 magistrato a Busto Arsizio, proviene dalla Procura di Caltanissettadove è stata applicata al suo primo incarico: «Ricordo una città che ruotava intorno alla Procura della Repubblica e al tribunale – ricorda il magistrato – è stata un’esperienza molto forte per me. Non mi sono quasi mai occupata di mafia ma ricordo che una volta feci una passeggiata per il mercato insieme ad un collega e i commercianti mi rappresentavano la loro situazione di difficoltà perchè si sentivano strozzati dal pizzo ma quando poi si trattava di denunciare nessuno si presentava in Procura per formalizzare gli episodi di estorsione». Il magistrato ha fatto un ritratto vivido della realtà siciliana che ha vissuto e ha anche sottolineato alcuni timidi segni di cambiamento: «Da qualche anno a questa parte si sono cominciate a vedere le prime denunce da parte degli imprenditori e dei commercianti – ha raccontato – in particolar modo da quando la società civile ha creato movimenti antimafia come ad esempio Ammazzateci Tutti».

La giudice Nicoletta Guerrero, invece, ha ricordato il periodo dei “giudici ragazzini”, quei magistrati giovanissimi che andarono in Sicilia in preture e procure dove nessuno voleva andare: «Fu l’allora presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Oscar Luigi Scalfaro a definirci giudici ragazzini – ricorda – ci ritrovammo ad andare in Sicilia perchè c’erano un sacco di posti vacanti, nessuno voleva andarci in quegli anni mentre imperversava una guerra di mafia che lasciava a terra decine di cadaveri. Era il 1988 e mi ritrovai nella piccola pretura di Ravanusa, un paese sperduto nel cuore della Sicilia a metà strada tra Caltanissetta e Licata. Ricordo che la gente aveva paura anche a dare indicazioni stradali per la paura». La Guerrero si ritrovò a lavorare con Rosario Livatino, magistrato che venne ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, immortalato in un film per la tv qualche anno dopo con il titolo “Il giudice ragazzino”: «In realtà il ragazzino non era lui ma noi, giovani magistrati di 26 anni al primo incarico, lui ne aveva sei-sette più di noi e ricordo che lavorava tantissimo, non si staccava mai dalle carte, nemmno per bere un caffè al bar con i colleghi». La Guerrero si ritrovò a lavorare in una Sicilia che era ancora sospesa tra la mafia arcaica e quella affaristica e spudorata, la stessa società siciliana non ammetteva nemmeno l’esistenza della mafia: «Anche alcuni giudici lo sostenevano» – ha concluso. 

La mattinata si è conclusa con la formazione ufficiale del comitato di Ammazzateci Tutti dell’Itc Tosi tenuto a battesimo dal coordinatore regionale Massimo Brugnone, il terzo in Lombardia dopo quello nato al liceo Candiani di Busto e quello formatosi al liceo Agnesi di Milano. Durante l’incontro c’è stato anche il tempo di collegarsi con gli studenti dell’Itc Tosi che hanno raggiunto Palermo con la Nave della Legalità per le manifestazioni di commemorazione dei 20 anni della morte di Falcone e per un rapido saluto del sindaco Gigi Farioli, giunto negli ultimi minuti.

23/05/2012
redazione@varesenews.it

Notte d’Epifania

Brugnone: “La consulta? Determinanti poteri e persone”

Fonte: l’Inform@zione

IL PARERE DEL COORDINATORE DI “AMMAZZATECI TUTTI”

BUSTO ARSIZIO –  “Una consulta antimafia a Busto? Ben venga”. La proposta delle forze di centrosinistra (leggi qui) viene accolta positivamente da Massimo Brugnone, coordinatore per la Lombardia del movimento antimafia “Ammazzateci Tutti”. L’importante, però, è che non si tratti di un’istituzione fine a se stessa.

Qual è la sua opinione su un’iniziativa di questo tipo?
“Tutto dipende dalle funzioni che il Consiglio comunale darà alla consulta. Già il fatto di istituirla sarebbe positivo, però occorre ragionare sui poteri e su chi ne farà parte. Servono persone in grado di leggere e interpretare certi fenomeni, di cercare gli atti necessari, sindacalisti esperti. La consulta in sé non basta. Io stesso non mi sentirei sufficiente per un’istituzione del genere”.

Qualcuno le ha già proposto di farne parte, qualora il progetto partisse?
“C’è stato un confronto con i promotori, nel quale ci siamo trovati d’accordo sul fatto che quello della consulta sembra essere lo strumento migliore (mentre all’inizio si parlava di una commissione), perché il Consiglio comunale può stabilire come utilizzarla senza ristrettezze. Poi è partita la raccolta firme, a cui noi di “Ammazzateci Tutti” abbiamo preferito rimanere estranei perché ci faceva piacere che se ne occupasse la politica. Se in futuro dovessero chiederci un contributo, noi saremo disponibili”.

A Busto la politica fa abbastanza a proposito di lotta alla mafia?
“Finalmente si sta facendo qualcosa. In questi giorni abbiamo definito con l’Assessore Crespi un importante progetto educativo che coinvolgerà gli istituti superiori della città. Però il Comune è ancora indietro: le carte giudiziarie parlano chiaro e l’educazione alla legalità non basta”.

Altre città del territorio hanno attivato consulte o organi analoghi?
“A Milano ci sono due commissioni, mentre a Lonate Pozzolo esiste il ‘Gruppo consigliare della Legalità’, composto da due persone per ogni gruppo presente in Consiglio comunale. Organizzano, anche insieme a noi, iniziative di vario tipo. A Lonate sono intervenuti Nando Dalla Chiesa e Giulio Cavalli e lì avremo una nostra sede”.

L’istanza per la creazione della consulta ha ricevuto solo 350 firme. I promotori parlano di disinformazione e timori legati alla mafia. Lei cosa ne pensa?
“Non conosco le modalità esatte con cui sono state raccolte le firme. Certo è che a Busto, ma il discorso vale per tutto il nord, c’è ancora una certa ignoranza. Va però detto che noi di Ammazzateci Tutti lavoriamo molto con i giovani, che si dimostrano particolarmente attenti a questi temi, mentre da parte degli adulti riscontro una maggiore reticenza e ignoranza. Ma non importa se le adesioni raccolte non sono tante; ciò che conta è fare le cose. Noi vogliamo fare crescere consapevolmente le nuove generazioni, che fra dieci anni o più saranno la classe dirigente del Paese. Se quella attuale non dimostra lo stesso interesse, peccato, ma questo non ci deve fermare”.

Riccardo Canetta
pubblicato il: 25/02/2012

Parole che sprigionano: un ponte con il carcere di Opera

Ammazzateci Tutti in visita alla casa circondariale di Milano per la presentazione del libro “Parole che sprigionano, scrittori dal carcere di Opera – Milano”

MILANO – Speranza, sofferenza, cambiamento e riscatto: queste le parole guida dell’incontro di oggi, 6 dicembre, al carcere di Opera. L’occasione d’incontrarsi è dovuta alla presentazione del libro “Parole che sprigionano, scrittori dal carcere di Opera – Milano” che contiene scritti, riflessioni e storie, di detenuti ed ex detenuti, alternati a brani di grandi autori del passato, come Italo Calvino, Giacomo Leopardi e Dostoevskij. Una raccolta che rappresenta il risultato finale di un progetto dell’Associazione Sesta Opera San Fedele: gruppo di volontari operanti nelle carceri milanesi, i quali forniscono ascolto, assistenza materiale e presidi igienico-sanitari ai detenuti, sia nel loro periodo di reclusione che in quello immediatamente successivo.

Come suggerisce il titolo, questo è un libro che contiene parole. Parole, però, cariche di significati, di emozioni, di voglia di riscatto. «La società civile nasconde in carcere la sua spazzatura -dice Silvano, ex detenuto– ma la spazzatura può essere riciclata per produrre qualcosa di bello». Qualcosa che è potenzialmente bello, potenzialmente positivo. «Lo afferma anche la costituzione -sottolinea l’ex magistrato Gherardo Colombo, presente all’evento la pena deve tendere alla rieducazione, una rieducazione che è sinonimo di riconciliazione, di riappacificazione». Termini che “uniscono” le persone, le legano, le mettono in contatto, e di questa comunicazione c’è bisogno sia all’interno del carcere, sia al di fuori. Guido Chiarotti, Presidente dell’Associazione San Fedele, rimarca la vitale importanza dei contatti, dei così detti ponti: «c’è un estremo bisogno di ponti tra il carcere e la società civile, perché al di fuori c’è la necessità di sapere che da qui si può ricominciare, ripartire da zero».

Si trova anche lo spazio per toccare il tema della sofferenza, fisica e mentale. Indubbiamente essa è una componente della vita all’interno della prigione, ma, sottolinea uno dei detenuti, «anche fuori non ve la passate meglio, è una componente della vita». Arricchisce l’incontro anche la testimonianza di Valerio Onida, ex Presidente della Corte Costituzionale: «La sofferenza può essere un’occasione di costruzione e non di distruzione; può essere un’occasione di vita».

L’invito è quello di puntare in alto, ognuno nel proprio campo. Tentare di costruire e non distruggere, innalzare dei ponti e non dei muri, allearsi e non dividersi, soffrire ma non abbattersi, anzi, rialzarsi, se è possibile, più forti e migliori di prima.

Francesco Fontana
Attivista Ammazzateci Tutti

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