ROCKIN’RHO 2009 – 3/4/5 Luglio

Sito ufficiale dell’evento

Ammazzateci Tutti Lombardia sarà presente con un proprio stand nell’ambito del “Rockin’Rho 2009″ nella data di Venerdì 3 luglio.

PROGRAMMA:

Paninoteca, Birreria, Libreria, Spazio Bimbi

Venerdì 3 luglio

Ore 21 Tasso Alcolico

Ore 22 VALLANZASKA

23 maggio (1992 – 2009) – In ricordo di Giovanni Falcone

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<strong><span class=”titolo_pag”>Caselli: «Falcone eroe anche per l’Fbi»</span></strong>
<div style=”margin-right:20px;”>Il procuratore generale di Torino Giancarlo Caselli ricorda l’amico a 17 anni dalla sua scomparsa davanti agli studenti del liceo artistico Candiani di Busto Arsizio.</div>

Settimana contro le mafie a Milano

La settimana contro la criminalità promossa da sette associazioni

La lotta alle mafie passa da Milano
I giudici: «Attenti agli appalti dell’Expo»

Salvatore Borsellino:«È qui che vengono riciclati i capitali sporchi di sangue»

MILANO – «Non c’è più la mafia con la coppola. Adesso ha il colletto bianco, fa affari con le banche e punta agli appalti dell’Expo». È un coro quello di giornalisti, magistrati e volontari di associazioni che per sette giorni hanno sollevato il velo di indifferenza e apatia su uno dei problemi più delicati e drammatici che gravano sul nostro paese: la Mafia e le mafie. A parlare sono gli ospiti e i volontari delle sette associazioni (Ammazzateci tutti, EducaCi, Grilli di Milano, Laboratorio milanese per una nuova politica, Legalità Organizzata, Le Girandole, Saveria Antiochia Omicron). Sette associazioni insieme a partire da domenica scorsa, e per tutta la settimana, a Milano per discutere di ‘ndrangheta, Cosa Nostra, Camorra e Sacra Corona Unita. Con proiezioni, documentari, convegni e incontri organizzati con giornalisti, esperti, magistrati, attori e soprattutto cittadini. E tra questi i tanti, tanti giovani delle scuole della provincia di Milano. Un gran numero di milanesi ha potuto gustare gli assaggi dei prodotti ricavati dai terreni confiscati alla mafia oppure vedere le bellissime foto della mostra fotografica dedicata all’esempio e alla vita di Peppino Impastato, vittima della di Cosa Nostra, o assistere a «La Mattanza», il documentario di Carlo Lucarelli.

GLI APPALTI – «L’Expo? C’è grossa disponibilità di denaro in un periodo di crisi. Bisogna fare grande attenzione ma la magistratura è vigile», assicura Maurizio Romanelli sostituto procuratore del Tribunale di Milano. «In questa città la gente considera la mafia come un problema lontano», testimonia Salvatore Borsellino, fratello del giudice trucidato con la scorta da Cosa Nostra a Palermo. «Invece è qui che la mafia è pericolosa. Proprio a Milano, infatti, vengono riciclati i capitali sporchi di sangue». È stata l’occasione (come mostra il video) ad esempio, per ricordare l’influenza della ‘ndrangheta nel capoluogo lombardo: tra Buccinasco, Corsico e Assago monopolizza il settore del «movimento terra» cioè il trasporto di terra e ghiaia verso i cantieri edili. Si tratta di una «colonizzazione» che in terra lombarda usa metodi meno violenti che al sud. Ma si tratta pur sempre di una capillare infiltrazione nell’economia legale degli appalti edili.

L'immagine simbolo della settimana contro le mafie
L’immagine simbolo della settimana contro le mafie

I PROSSIMI APPUNTAMENTI - La settimana contro le mafie prosegue con altre iniziative: sabato alle 11 Nando Dalla Chiesa terrà una lezione pubblica per i cittadini milanesi, in piazza Sempione, a pochi passi dall’Arco della Pace. Inoltre per chi fosse interessato a unirsi a una breve biciclettata spontanea in partenza alle 10 e diretta proprio in piazza Sempione per seguire, all’aria aperta, la lezione sull’antimafia di Nando Dalla Chiesa, l’appuntamento è alla Loggia dei Mercanti, in centro. Alle 17 commemorazione della strage di Capaci all’albero «Falcone-Borsellino», nei giardinetti davanti al liceo Volta, in via Benedetto Marcello. Sabato sera, nell’aula magna del liceo Beccaria, il teatro di Giulio Cavalli (autore, con Gianni Barbacetto, e interprete) e Gaetano Liguori (musiche): «Mafie al nord» è il loro primo spettacolo, per la prima volta a Milano. A seguire, concerto dei Mondorchestra, accompagnato dall’assaggio dei dolci offerti dalla antica focacceria San Francesco, di Vincenzo Conticello, che si è ribellato al «pizzo» a Palermo. Aprirà la serata un video di Moni Ovadia.

Il programma completo al sito www.settimanacontrolemafie-milano.org

Nino Luca
22 maggio 2009

Settimana contro le mafie a Milano

DOMENICA 17
18.30, Negozio Civico Chiamamilano.

Via! Presentazione ufficiale con apertivo informale.

Aperitivo di presentazione ufficiale della “Settimana contro le mafie a Milano”, con assaggi dei prodotti ricavati dai terreni confiscati alla mafia. Una mostra fotografica, presente durante tutta la settimana a Chiamamilano, omaggia l’esempio e la vita di Peppino Impastato.

LUNEDI’ 18
20.45, Negozio Civico Chiamamilano.

La Leonessa e la Piovra”: cineforum e presentazione libro.

Proiezione cineforum e incontro coi giornalisti Fabio Abati e Igor Greganti, autori del volume “Polo Nord” (Selene Edizioni), indagine sulle mafie in Lombardia. Col documentario “La Leonessa e la Piovra”, che ha guadagnato una menzione speciale all’ultima edizione del premio giornalistico “Ilaria Alpi”, Abati e Greganti svelano la diffusione delle mafie nella città di Brescia.

MARTEDI’ 19
21.00, Aula Magna Liceo Beccaria.

Talk pubblico con Alberto Nobili, magistrato.

La giornalista Antonella Mascali, cronista di Radio Popolare e autrice di “Lotta civile” (Chiarelettere) intervista, con i ragazzi di Ammazzateci tutti, uno dei magistrati simbolo dell’antimafia milanese, Alberto Nobili, padre dell’inchiesta Nord-Sud. E’ previsto un collegamento con Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia.

MERCOLEDI’ 20
21.00, Teatro alle Colonne.

Reading: voci e jazz contro le mafie.

Alcune delle più intense voci del teatro civile protagonista a Milano interpretano scritti, pensieri e parole di personalità che, contro le mafie, hanno speso pagine e vite. Da Leonardo Sciascia a Rita Atria.
Con Daniele
Biacchessi, Marina De Juli, Laura Gamucci, Gianluigi Gherzi, Marta Marangoni, Dijana Pavlovic e altri ancora. Musiche di Luca Dell’Anna Trio.

GIOVEDI 21
20.45, Negozio Civico Chiamamilano.

La Mattanza”: cineforum con Salvatore Borsellino.

Proiezione cineforum e incontro-testimonianza con Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ucciso a Palermo il 19 luglio 1992. Apre la serata un collegamento coi volontari di Addio Pizzo e con Tano Grasso, simbolo dell’antiracket. Il documentario, firmato Carlo Lucarelli, ricostruisce le tappe della tragica “mattanza”, messa in opera dalla criminalità organizzata siciliana dagli anni Settanta a oggi, la lotta e il sacrificio di tanti uomini di legge.

VENERDI’ 22
8.45, sala della Provincia di via Corridoni.

Dibattito in memoria di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli uomini delle scorte, con gli studenti delle scuole superiori.
Con la partecipazione del prof. Giuseppe Teri, responsabile formazione Libera Milano; di Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo; di Silvano Pupella, dirigente d’azienda; di Gianni Barbacetto, giornalista di “Repubblica”; di Livio Pepino, giudice del Consiglio Superiore della Magistratura; di padre Guido Bertagna, direttore del centro culturale San Fedele.
A cura di Libera Milano e del Coordinamento delle scuole per la legalità e la cittadinanza attiva.

20.45, Teatro Officina.

Dalla parte dei cittadini. Convegno sulle mafie a Milano oggi.

Giornalisti e cittadini insieme per raccontare dove è e cosa fa la mafia oggi nella capitale economica del Paese, con un approfondimento sul caso Commissione comunale antimafia. Coi giornalisti Beppe Cremagnani e Mario Portanova, le testimonianze del comitato “No Expo” sul rischio inflitrazioni e quelle di cittadini e autorità dell’hinterland facile preda della criminalità organizzata.
Introduce Daniele Biacchessi, che
narra Giorgio Ambrosoli, quadro teatrale tratto dallo spettacolo “Il paese della vergogna”.

SABATO 23
10.00, Centro città.

Biciclettata antimafie.

Nella giornata di ricordo della strage di Capaci (23 maggio 1992), gli amanti delle due ruote di Milano si uniscono in una critical mass antimafie. Meta finale: piazza Sempione.

11.00, Piazza Sempione (Arco della Pace).

Decalogo dell’antimafioso: lezione pubblica di Nando Dalla Chiesa.

Nando Dalla Chiesa, scrittore, politico e docente universitario, tiene una lezione pubblica sul ruolo dei cittadini nella lotta quotidiana alle mafie. Qual’è il decalogo del milanese antimafioso? Con la partecipazione dell’attore Paolo Rossi.

17.00, albero Falcone – Borsellino di Milano.

Commemorazione della strage di Capaci, presso l’albero Falcone – Borsellino di via Benedetto Marcello 7, presso i giardinetti davanti al Liceo Volta.
A cura di Libera Milano.

21.00, Aula Magna Liceo Beccaria.

Mafia al nord”: a teatro con Giulio Cavalli e Gaetano Liguori.

Prima milanese a firma Giulio Cavalli e Gianni Barbacetto, con le musiche di Gaetano Liguori. A seguire, a conclusione della “Settimana contro le mafie a Milano”, assaggi di dolci e musiche dei Mondorchestra, in concerto. Con un video di Moni Ovadia.

5 per mille 2009

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il tuo 5 per mille ad Ammazzateci Tutti Torna anche quest’anno il 5 per mille dell’Irpef al mondo del no-profit e del volontariato. E da quest’anno puoi devolverlo anche ad Ammazzateci Tutti.

Un modo in più per sostenere le nostre attività. Senza spese, basta indicare il codice fiscale 90018660804 e mettere una firma nello spazio riservato alle associazioni.

Il 5 per mille dell’imposta sul reddito dà la possibilità al singolo cittadino di scegliere di sostenere il mondo delle attività sociali senza fini di lucro (dal volontariato alla ricerca sociale).

È un meccanismo simile all’8 per mille ma non lo va a sostituire, infatti si può decidere di destinare entrambe le quote.

Non c’è nessuna imposta in più da pagare, basta solo esprimere il proprio diritto a destinare in maniera diretta il proprio 5 per mille alle associazioni non lucrative.

Scegliere Ammazzateci Tutti come organizzazione beneficiaria del vostro 5 per mille significa dare una grande possibilità alla nostra associazione per proseguire con sempre maggiore determinazione piccole e grandi battaglie di giustizia, i percorsi di educazione alla legalità, la lotta a tutte le mafie e per il sostegno ai familiari ed alle vittime della criminalità organizzata.

Un gesto simbolico a costo zero che si traduce in un aiuto concreto per un’associazione che fa della cittadinanza attiva la propria bandiera.

Per destinare ad Ammazzateci Tutti il tuo 5 per mille basta firmare nel riquadro dedicato alle associazioni e nello specifico in quello “sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e fondazioni” e indicare il codice Fiscale di Ammazzateci Tutti (vedi fac-simile)

Persone Fisiche 2009

Modello 730

Il codice fiscale di Ammazzateci Tutti è:

90018660804

Anche coloro che non sono tenuti a presentare il 730 o l’Unico 2009 Persone Fisiche possono destinare il 5 per mille delle proprie tasse ad Ammazzateci Tutti. Nel Cud 2009 che riceveranno dalla propria azienda è prevista, infatti, una scheda aggiuntiva per la scelta della destinazione del 5 per mille dell’Irpef. La scheda dovrà essere firmata nel riquadro che riguarda le associazione e nel rigo sottostante dovrà essere indicato il codice fiscale di Legambiente. Infine, dovrà essere firmata anche la dichiarazione posta in fondo alla stessa scheda.

Modello CUD 2009

La scheda così compilata va presentata entro lo stesso termine della dichiarazione dei redditi:

  • in busta chiusa in banca o alle poste; la busta deve recare l’indicazione “SCELTA PER LA DESTINAZIONE DEL CINQUE PER MILLE DELL’IRPEF”, il codice fiscale, il cognome e nome del contribuente;
  • al commercialista, al proprio CAF o a chiunque sia abilitato.

Grazie!

Sparatoria in una ditta di autotrasporti, un morto ed un ferito

fonte: www.varesenews.it

Il titolare della ditta ha perso la vita e un dipendente è stato ferito a sprangate e colpi d’arma da fuoco. Sarebbero stati vittima di un agguato. Indagano i carabinieri

Sparatoria a Cavaria con Premezzo in via Monte Rosa angolo via Pascoli. Dalla prima ricostruzione sembra che l’uomo, Giuseppe Monterosso, marito titolare della ditta di autotrasporti teatro dell’agguato, sia stato ucciso a colpi d’arma da fuoco, mentre un dipendente della ditta sarebbe stato ferito a sprangate e colpi di pistola. Sul posto indagano i carabinieri: sono stati predisposti posti di blocco e gli elicotteri dell’Arma sono in volo per perlustrare la zona alla ricerca dei responsabili. Il morto è un cittadino italiano del 1955, originario di Sommatino in provincia di Caltanissetta, da circa un anno e mezzo titolare della ditta, pluripregiudicato, già noto alle forze dell’ordine per legami con la malavita organizzata nissena e in soggiorno obbligato a Cavaria con Premezzo: è stato ferito mortalmente al collo ed è deceduto in ospedale a Gallarate poco dopo le 17.

L’altra persona, Ernesto Viero, nato nel 1965 e residente a Sesto Calende, è stato ferito a sprangate a mandibola e femore (fratturati entrambi) e ha ricevuto due colpi di pistola a scapola e gluteo: è stato suturato e i medici gli stanno facendo le analisi del caso. Sul luogo dell’agguato si è subito portato il primo cittadino di Cavaria con Premezzo Ruggero Busellato: «Sono cose estranee alla vita del paese – spiega -. Di fatti del genere negli ultimi 15 anni non me ne ricordo. Siamo ovviamente stupiti da una simile violenza senza precedenti». Sono in corso perquisizioni in tutta la provincia.

Milano, sparatoria a Rho – morti due italiani di 40 e 71 anni

fonte: www.repubblica.it

L’agguato avvenuto in via Aldo Moro verso le 9 di questa mattina
Padre e figlio, già noti alle forze dell’ordine, colpiti mentre erano sulla loro auto

Milano, sparatoria a Rho morti due italiani di 40 e 71 anni

MILANO – Due uomini sono morti in un agguato avvenuto verso le 9 di questa mattina a Rho, nell’hinterland milanese. Forse un regolamento di conti all’origine del duplice omicidio avvenuto mentre si trovavano nella loro auto.

I due, padre e figlio di 71 e 40 anni, entrambi italiani, erano già noti alle forze dell’ordine. Proprio i loro precedenti potrebbero essere la molla che ha scatenato la reazione dei sicari. Il più anziano è stato trasportato all’ospedale di Rho dove è stato sottoposto a un intervento d’urgenza ed è morto poco dopo. L’altro è deceduto al suo arrivo all’ospedale di Garbagnate (Milano).

Secondo una prima ricostruzione, i due erano a bordo della loro auto quando lungo via Aldo Moro sono stati avvicinati dai killer che hanno fatto fuoco ed esploso almeno una decina di proiettili. I carabinieri della compagnia di Rho sono al lavoro per cercare di dare un volto ai protagonisti dell’agguato.

(4 maggio 2009)

A fuoco tabaccheria, ritrovata una tanica

fonte: www.varesenews.it

E’ il secondo rogo doloso in città nel giro di dieci giorni dopo le due ruspe di una ditta a Sant’Anna. Massimo riserbo degli investigatori

immagine di separazione
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Continuano i roghi notturni a Busto Arsizio, a danno di esercizi commerciali o di cantieri non fa differenza. Ad accomunarli la matrice dolosa. Qualche giorno fa furono bruciate due ruspe in via Piermarini ma questa volta i piromani non hanno fatto festa il primo maggio ed ecco che a prendere fuoco, questa volta, è una tabaccheria di via Mentana. Le fiamme, divampate all’interno del locale, sono state prontamente domate dai Vigili del Fuoco che hanno anche accertato l’origine dolosa dell’incendio.

Gesti preoccupanti sui quali l’Arma come il commissariato indagano per trovare la mano incendiaria. Il rogo si è sviluppato tra giovedì 30 e venerdì 1 maggio. Difficile non pensare alla vendetta o alla minaccia ma i proprietari dell’esercizio, alle domande dei Carabinieri hanno risposto con “non ci era mai successo prima, non abbiamo mai ricevuto minacce”. Sul posto, però, è stata rinvenuta una tanica di benzina con la quale è stato dato fuoco al locale. Al momento gli investigatori tengono il massimo riserbo su entrambi gli episodi.

3/05/2009

RIFLESSIONI A SANGUE FREDDO

In questi ultimi giorni mi sono limitato a riportare notizie senza voler esprimere giudizi su ciò che sta accadendo nelle nostre città, su ciò che invero da molto tempo accade nelle nostre città, ma, purtroppo, solo ora i tanti segnali di allarme gridati a gran voce sembrano arrivare alle orecchie dei più.

All’alba del 23 aprile sono scattate le manette ai polsi di 39 persone, delle quali 30 residenti fra le province ci Milano e Varese e dei quali 11 arrestati per associazione a delinquere di stampo mafioso. Numeri, questi, che di solito fanno gioire procure come Palermo, Reggio Calabria o Napoli per l’intenso lavoro che, insieme alle forze dell’ordine, ha permesso di sgominare bande di criminali che fanno capo alla malavita organizzata: la mafia. Non basta.
Il
24 mattina vengono arrestate altre due persone, Maurizio Saverio La Rosa e Maurizio Trubia, accusati di associazione mafiosa e di aver imposto il pagamento del pizzo a imprese di Gela che effettuavano lavori pubblici anche a Milano per conto del clan degli Emanuello, quello stesso clan che insieme ai Rinzivillo venne accusato a Busto Arsizio nel dicembre del 2006 di essere il cervello criminale per il riciclaggio del denaro sporco proveniente dai traffici illeciti della famiglia.
Sempre a Busto Arsizio, in periferia, e sempre in questa lunga settimana, nella
notte fra il 20 e il 21, viene dato fuoco a due escavatrice appartenenti all’impresa edile Orceana” di Orzinuovi (Bs) e che da lì a pochi giorni avrebbe dovuto chiudere un piano integrato per la costruzione di alcune palazzine in zona San Michele, pieno centro città. Nessuna prova di appartenenza alla criminalità organizzata della mano che ha compiuto l’atto, certo è che il modus operandi e i successivi fatti di cronaca molto fanno pensare.

Se fossimo in un paese di quell’isola lontana che è la Sicilia nessuno si scandalizzerebbe; se fossimo fra le montagne dell’Aspromonte calabrese ci sarebbe solo da aspettarselo; se fossimo in qualsiasi posto in provincia di Napoli, forse, ci preoccuperemmo di non sentire tali notizie almeno una volta alla settimana. Eppure non siamo in nessuna delle “solite” regioni del sud, non ci troviamo nemmeno nella meno citata Puglia, ma ci troviamo in Lombardia, la regione che vanta il quarto posto per beni confiscati alla mafia.
Forse però questi dati non bastano, perchè forse la gente fra qualche giorno si scorderà di quel boss mafioso arrestato di fianco a casa propria, proprio come già sembra che ci siamo scordati di
Carmelo Novella ucciso l’estate scorsa a San Vittore Olona, e come già ci siamo scordati che un paio di mesi dopo venne ritrovato il corpo inerme di Cataldo Aloisio, genero di un altro boss dell’Ndrangheta.
Pare ci sia scordati di un certo
Salvatore Morabito, “facchino” della Sogemi, società municipalizzata di Milano, che entrava tranquillamente con una ferrari nell’ortomercato del capoluogo lombardo. Stesso Salvatore Morabito che partecipa ad una cena elettorale in onore di Alessandro Colucci, consigliere regionale, indicato come “amico in Regione” nelle intercettazioni telefoniche fra gli uomini del clan.
Dobbiamo esserci dimenticati anche di
Vincenzo Giudice, consigliere comunale di Milano, presidente della Zincar, società mista partecipata dal Comune, che è stato avvicinato da Giovanni Cinque, esponente di spicco della cosca calabrese degli Arena. Stesso Giovanni Cinque che si assume il merito dell’elezione di Massimiliano Carioni alla Provincia di Varese e che partecipa ad altre cene elettorali con Paolo Galli, presidente dell’Aler, l’azienda per l’edilizia popolare di Varese.

Sono molti i nomi e sono molti i fatti: tanti, troppi, e dovrei continuare, ma non è la cronaca di una regione ormai chiaramente invasa dalla criminalità organizzata che voglio fare. A breve ci saranno nuove elezioni comunali: io auspico non si debba arrivare ad una faida di San Luca trasportata al Nord per far capire che il pericolo di infiltrazioni mafiose non è più imminente, ma è tanto attuale quanto, ormai, storia passata. Le sue radici le mafia le ha già piantate e l’albero sta crescendo sempre di più in una connivenza fra Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, mafie straniere e criminalità locale. Dobbiamo metterci bene in testa che non possiamo più guardare con occhio distaccato questo problema e che non possiamo delegare alle sole forze dell’ordine il compito di risolverlo. Dobbiamo, noi cittadini, essere parte attiva in questa lotta e non farci persuadere da quel senso si omertà che, insieme alla mafia, va sempre più dilagando nelle nostre città. Dobbiamo essere consci che del fatto che il nostro silenzio e la nostra indifferenza non fa che aumentare lo strapotere di quella piovra che già ci ha avvolto e continua piano piano sempre più a stritolarci. Oggi dobbiamo prendere in mano le redini del nostro presente per salvaguardare il nostro futuro ed, insieme alla magistratura, la politica, le forze dell’ordine, essere quella società civile che non ha paura di ribellarsi e non si piega al soggettamento di quell’orribile parola che è la mafia.

Massimo Brugnone
Coordinamento Ammazzateci Tutti Lombardia

Adesso il padrino parla milanese

fonte: http://espresso.repubblica.it

di Paolo Biondani e Mario Portanova

Imprenditori del Nord che entrano nelle cosche: non più vittime ma veri mafiosi. Pronti a eliminare la concorrenza e sfruttare la crisi.
È il nuovo volto dei clan dove la violenza è al servizio degli affari

Anche il Nord sta imparando a convivere con la mafia. Dopo decenni di infiltrazione nei traffici illeciti e nel reimpiego dei capitali, le nuove inchieste svelano i sintomi di una malattia più profonda: decine di imprenditori e professionisti scendono a patti con i clan. E ne “strumentalizzano i vantaggi competitivi”: si finanziano con capitali sporchi; ottengono protezione criminale; si prestano a dividere e reinvestire i profitti di droga ed estorsioni; affidano alla violenza dei clan il recupero dei crediti; ordinano attentati contro i concorrenti. Fino a diventare, come avvertono i magistrati più esperti, “imprenditori organici alle più pericolose cosche del sud”. Un’escalation che la crisi economica sta amplificando.

Nell’ultima relazione annuale al Parlamento, il pm Ferdinando Pomarici, capo dell’Antimafia a Milano, ha denunciato “l’occupazione criminosa di interi settori economici caratterizzati da difficoltà finanziarie”. Già negli anni Novanta le società della ‘ndrangheta si erano impadronite di luoghi simbolo come la Torre Velasca e la Galleria Vittorio Emanuele. Ora il procuratore stila un impressionante elenco di “imprese mafiose” che puntano a un “sostanziale monopolio” in mezza Lombardia: le attività a rischio sono, nell’ordine, “edilizia, immobiliare, centri commerciali, alimentari, sicurezza, discoteche, appalti, garage, bar e ristoranti, sale da gioco, distributori, cooperative di servizi, trasporti”.

Nel marzo scorso un’inchiesta ha dimostrato per la prima volta la partecipazione diretta di un cartello di cosche calabresi nelle grandi opere pubbliche come l’alta velocità ferroviaria e l’ampliamento dell’autostrada A4. In cella sono finiti i boss-imprenditori del clan Paparo, che da Cologno Monzese, tra un affare e l’altro, spedivano bazooka in Calabria. Il problema è che le loro aziende in teoria non avrebbero potuto comparire. Per aiutarle si sono mosse, secondo carabinieri e magistrati, imprese del Nord pronte ad affidare “subappalti totalmente in nero”. La Locatelli spa è un’azienda che gestisce 160 cantieri tra Milano e Bergamo. Le Ferrovie dello Stato pretendono il rispetto delle norme antimafia: vietato subappaltare più del 2 per cento dei lavori. A quel punto un manager rigorosamente lombardo suggerisce ai calabresi come nascondere le insegne del clan: “Sui camion schiaffaci due targhette Locatelli, così le Ferrovie non dicono niente”. I colletti bianchi del Nord arrivano a fabbricare “un falso contratto retrodatato” per occultare l’esistenza stessa del subappalto: “Abbiamo superato il 2 per cento, capisci… Sono cose serie, perché qui diventa la famosa legge antimafia, è un casino… Adesso sentirò l’avvocato, io direi che tutte quelle bolle le facciamo sparire”.

Il capo della contabilità di tutte le imprese del clan Paparo si chiama Mirko Sala, ha 36 anni, è nato a Vimercate e abita a Concorezzo, eppure è stato arrestato come presunto “associato alla ‘ndrangheta”. Il pm Mario Venditti aveva chiesto il carcere anche per il manager bergamasco della Locatelli. Il gip Caterina Interlandi lo ha negato con questa illuminante motivazione: l’impresa lombarda falsifica le carte “non per favorire il clan, ma per tutelare se stessa e continuare a lavorare in nero”. Quanto al manager, ha “innegabilmente” aiutato i Paparo a “eludere le norme antimafia”, ma questa “è solo una contravvenzione per cui l’attuale legge non consente l’arresto”.

In attesa che la classe politica rattoppi questo e altri strappi nei codici, le imprese mafiose diventano sempre più competitive. Le banche strozzano il credito? Ci si finanzia con la cocaina. I rifiuti tossici costano? C’è l’imprenditore di Desio che offre una discarica abusiva. Un sindacalista dei facchini disturba le cooperative calabresi alla Sma-Auchan di Segrate? I mafiosi gli fanno “spaccare la testa”.

Al Nord le cosche cominciano a trovare anche complici a pieno titolo. Maurizio Luraghi, nato a Rho 55 anni fa, e sua moglie, Giuliana Persegoni, sono stati arrestati in luglio come ‘teste di legno’ del clan Barbaro-Papalia, il più potente del Nord. Con la sua società Lavori stradali srl, Luraghi acquisiva commesse edilizie e le spartiva tra i membri del clan. Intercettato mentre nomina Domenico Barbaro e Rocco Papalia, l’imprenditore di Rho è commosso: “Tutti questi capannoni li abbiamo fatti noi… Tutto Buccinasco, il centro commerciale, li abbiam fatti io, Domenico e Rocco… Una città, abbiamo fatto”.

Almeno per ora, le voci dei mafiosi continuano a restare incise nelle intercettazioni della Dia. “Facciamo saltare te e il tuo capannone”. Con questa minaccia, seguita dal pestaggio di un agente immobiliare, un imprenditore di Gorgonzola viene costretto a “svendere a costo zero” tutto il suo patrimonio: capannoni, uffici, abitazione, seconda casa e villa all’isola d’Elba. L’estorsione è gestita dagli scagnozzi di Pepè Onorato, boss della ‘ndrangheta a Milano. Ma il vero mandante, secondo l’antimafia, è un lombardo doc: Marino Bonalumi, ricco stampatore con aziende tra Milano e Bergamo. La sua è una storia simbolo di vittima dei mafiosi che ne diventa complice. All’inizio i calabresi gli bruciano un capannone a Gessate. Ma lui non li denuncia, perché sotto c’è una storia inconfessabile di usure ed estorsioni, da cui Bonalumi si emancipa alleandosi ai boss. Un editore di La Spezia, suo debitore, è costretto a caricare tutti i suoi libri su 30 Tir, prima di fallire. Per almeno tre anni, Bonalumi e altri fiduciari lombardi tra cui Gianfranco Montali, ex presidente dell’Imperia calcio, avrebbero reinvestito il fiume di soldi incassati dai calabresi con la cocaina. E il canale più sicuro sono le ‘cartiere’: società-schermo che producono solo fatture false, aiutando decine di imprenditori del Nord a evadere le tasse. In cambio ai boss resta dal 30 al 50 per cento. Chi non paga salta in aria, ma non denuncia, perché il nero capovolge i ruoli: i lombardi “sono costretti all’omertà”, annotano sconsolati i pm, mentre “sono i boss a minacciare di avvisare la Finanza”.

Una storia di ‘cartiere’, secondo l’accusa, spiega anche il massacro dell’imprenditore bresciano Angelo Cottarelli, ucciso con la moglie e il figlio 17enne nell’agosto 2006. Il procuratore di Brescia, Fabio Salamone, da quella e altre indagini ha ricavato una convinzione: “Al Sud c’è omertà per paura, al Nord comincia a esserci omertà per interesse”. Interesse che può valere decine di milioni lungo i canali del grande riciclaggio: a Milano hanno fatto scalpore i recenti arresti di avvocati rispettati come Giuseppe Melzi e Paolo Sciumè.

La droga garantisce capitali enormi. E i colletti bianchi, all’occorrenza, si sporcano le mani. Un solo esempio. Secondo la squadra mobile di Milano, l’ufficio di Ivano Mondini, 48 anni, di Cremona, era diventato la base del narcotraffico dalla Colombia organizzato dal clan Morabito-Palamara, infiltrato nell’Ortomercato di Milano. Una microspia lo ha intercettato mentre spiega come trasportare la droga: “Su una macchina più di 50 chili non puoi mettere, meglio un camper”. Mondini è stato arrestato nel 2007, quando la polizia ha fermato il suddetto camper con 206 chili di coca pura.

Cosa nostra e ‘ndrangheta ormai si spartiscono intere province anche al Nord. “I gelesi controllano estorsioni e spaccio nella zona est, tra Busto e la statale varesina“, scrive il procuratore Pomarici: “Ai calabresi tocca la parte ovest fino a Malpensa. Dalle indagini dei carabinieri sembra che nella zona non vi sia un cantiere edile che non paghi il pizzo, come numerosi esercizi commerciali”. A confermarlo è “un’escalation di attentati incendiari, sparatorie, ferimenti e omicidi” in tutti i paesi attorno all’aeroporto.

In questo nuovo quadro, i fondi miliardari annunciati per l’Expo 2015 stanno già mobilitando la ‘ndrangheta. Nei comuni destinati a ospitare i maxi-cantieri stanno rinascendo le cellule dei clan (in gergo, ‘locali’), favorite anche da scarcerazioni di vecchi boss e matrimoni combinati. I finanzieri dello Scico segnalano già dal novembre 2008 un vero boom di “prestiti a strozzo strumentali all’acquisizione di imprese sane”, facilitata dallo “sfavorevole andamento dell’economia e sovraindebitamento di famiglie e aziende”. Secondo lo Scico, sarebbero “oltre 150 mila i piccoli imprenditori coinvolti in rapporti usurari-estorsivi”, di cui “almeno 50 mila con clan mafiosi”.

Questa “eversione del mercato”, come la definisce il pm Vincenzo Macrì, è “ormai diffusa a livello nazionale”. In Piemonte e Lombardia la ‘ndrangheta ha creato una sorta di ‘cupola del Nord’. Il nuovo modello di mafia economica diffusa sta influenzando anche Cosa Nostra. A Modena, segnalano i pm, “è emersa la presenza di famiglie mafiose siciliane”, che utilizzano “soggetti formalmente estranei come intestari fittizi di beni e imprese anche negli appalti”. In Liguria, dove nel dicembre 2008 risultano attivi 15 clan calabresi, “la ‘ndrangheta di Ventimiglia ha una funzione di regia”. Mentre Cosa Nostra ora punta al controllo del porto di La Spezia: un “ingente riciclaggio” che segue il modello dell’”infiltrazione nei cantieri navali di Palermo”. Una vera tradizione è anche l’infiltrazione nei casinò: un cambiavalute di Sanremo, Luigi Raiteri, è l’ultimo arrestato come presunto riciclatore della ‘ndrangheta.

Anche la camorra ha trovato soci al Nord, in particolare in Emilia. Per misurare pregi e difetti di certe alleanze, è emblematica una telefonata di Aldo Bazzini, immobiliarista di Solignano (Parma) condannato in primo grado per riciclaggio a favore dei casalesi. Una sua figlia acquisita è la moglie di Pasquale Zagaria, fratello del superlatitante Michele. Bazzini lo conferma a un avvocato: “Ha sposato un grosso boss… Fa la vita da ricchissima, da arabi: tutti ai suoi piedi. Certo non può uscire dalla villa, però quando vanno in giro, stanno nei migliori alberghi del mondo…”. Il legale domanda: “Ma lui la rispetta?”. E Bazzini risponde: “Sì, sì. Per la famiglia quelli lì sono meglio di noi!”

(23 aprile 2009)